sabato 22 settembre 2018

SMALL CRIMES di E.L. KATZ

Colpa.
Punizione.
Redenzione.
Questo è il passaggio obbligatorio per riparare ai tuoi errori, o per purificarti dai tuoi peccati. Lo so, non sono cose belle da sentire. Non ora. Non di questi tempi. Tu vorresti passare alla parte più indolore, subito.Ti capisco amico, davvero. Voglio dire, lo vedi anche da te, qui è pieno di bimbetti e bimbette che sono liberi/e di fare e dire tutto quello che vogliono. La loro soddisfazione e la loro voglia di trasgressioni sempliciotte va alimentata. Non parliamo più di responsabilità, di scelta. Figurati tutta quella storia sulla colpa. Colpa che puoi superare attraverso una punizione e poi sei pronto per essere perdonato. Questo vale per ogni nostro errore. Dal più lieve al più orribile.
Joe crede in questo. Si è preso la colpa, è stato punito con sei anni di galera e la perdita della sua famiglia, ora cerca la sua redenzione. Solo che c'è un piccolo problema: non esiste nessuna redenzione, amico.  Lo so dovremmo dirlo fin dall'inizio ma sai... Così ci divertiamo di meno. Joe tenterà di ritrovare l'amore delle figlie, di farsi accettare dalla madre, stare fuori dai guai. Ed ogni volta che pare farcela, stai pur certo che noi faremo in modo che le cose vadano male. Malissimo.
Penso che l'invenzione del libero arbitrio sia una cosa molto divertente. Ti scarichiamo le colpe dei nostri casini, quando- evidentemente ubriachi- vi abbiamo creato. Così per ridere, una idea brillante dopo una sbronza.
Bè, Joe ce la mette tutta. Non è semplice per un ex poliziotto - drogato e corrotto- riuscire a mettersi sulla strada giusta. Sopratutto se i tuoi ex complici ti trascinano con loro nel fango e gli altri ti vogliono morto.
L'uomo non ha più scelte ma solo illusioni. Trova una donna che l'ama ma quello che potrebbe sembrare una nuova occasione non ha gli effetti desiderati.
Il mondo è un piccolo paese dove tutti si conoscono. Un posto in cui la violenza e la morte non ti danno respiro. Sopratutto se sei un tipo debole , qualunque, se non hai un piano di riserva. 
Il film, tratto dal romanzo di David Zeltserman, narra la via crucis di un povero diavolo. In un mondo pressoché indifferente, dominato dalla violenza. Un mondo incapace di amare, che si abbandona alla vendetta e all'omicidio come rimedio per i danni fatti o subiti.
Come se noi umani fossimo delle pedine in mano al destino e a dio, i quali sghignazzano mentre noi ci illudiamo di trovare una salvezza.
Non c'è nulla di originale in una storia simile, ma c'è una lezione sulla sofferenza, sul dolore, sull'impossibilità di essere padroni delle nostre vite, eppure di come sia importante scegliere e battersi per dar concretezza alla nostra illusione di felicità.
Nel cast troviamo voti noti della tv e del cinema di qualche decennio fa, come ad esempio Gary Cole o Robert Foster ( davvero bravo in questo film). Joe invece è interpretato da Nikolaj Coster-Waldau, noto per la sua partecipazione alla serie Il Trono di Spade, ma che io ho amato moltissimo in quel piccolo e meraviglioso film che è Second Chance di Susan Bier.
In ogni caso, se le storie nere, gli anti eroi, dovessero piacervi... Guardate questo film, merita!

mercoledì 19 settembre 2018

Kedi la città dei gatti di Caayda Torun

Negli ultimi anni i rapporti tra umani e animali domestici sono cambiati di molto. Vi è una maggiore coscienza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, oggi è impossibile vederli solo come oggetti di cui possiamo far a meno in caso di vacanze o altro. Una maggior sensibilità che ha anche risvolti negativi quando l'animale diventa il surrogato di un figlio o un compagno che non siamo in grado di avere nelle nostre vite. Inorridisco sempre di fronte a certi animalisti idioti che sperano nella fine del genere umano, colpevole di ogni cattiveria, in favore di un mondo alla disney pieno di simpatici animaletti.  Io amo il genere umano e ogni essere vivente, lotto affinché il debole possa difendersi dagli attacchi del più prepotente. Ci sono tantissimi esseri umani meravigliosi e prima di augurare l'estinzione di ogni uomo, fate un giro da qualche terapista,
Detto questo, la maggior attenzione, rispetto, amore ed affetto nei confronti dei nostri animali è un passo in avanti del genere umano, che rasenta la perfezione quando abbraccia ogni vita presente sul nostro bellissimo pianeta.

Kedi, è un bellissimo documentario che farà stragi di cuori fra tutti gli amanti di questi magnifici felini. La regista segue la storia di alcuni gatti che vivono a Istanbul e i loro " padroni". In realtà la cosa davvero bella e commovente di questa opera è il fatto che questi gatti non appartengano a nessuno, ma sono liberi. Per i pessimisti, razionali, disillusi e insomma tutto il club dei "gne gne": randagi. Vivono nelle strade del quartiere e hanno alle spalle, alcuni di loro, anche storie di lotte per la sopravvivenza. Ma sono così ben voluti dai cittadini, che ognuno di costoro si occupa di uno o più mici.
Chi preferisce stare accanto alle bancarelle del pesce, chi seduto su una sedia in un bar del centro, chi ha dei gattini da crescere, ognuno di questi animali è una storia. Proprio come gli uomini e le donne che si occupano di loro. I razionalisti, pessimisti, disillusi, insomma tutto il club dei "gne gne" avrà da ridere e ridere sul fatto che la storia di un uomo sia accomunabile a quella di un cane o di un gatto. Forse avranno anche ragione ma al livello narrativo, sentimentale, non vi è tutta questa differenza. C'è il pescatore che deve la sua rinascita all'amicizia con un gatto, c'è il gatto che ha combattuto contro tutto e tutti fin da cucciolo. Entrambe le storie sono importanti e belle da ascoltare e narrare.
Proprio il gusto di narrare e narrarsi (tipico delle culture mediorientali) rende unico e speciale anche storie che di fatto appartengono al quotidiano, non all'epica. Però ogni persona intervistata racconta con sensibilità, tatto, trasporto e senso dell'umorismo. Piccole storie che ci raccontano una verità grande o una grande verità (in merito devo interpellare quel grandissimo poeta che è Jovanotti. Scherzo) come l'apertura del nostro cuore verso altri esseri viventi ci renda persone migliori. Impariamo da loro l'uso forte e senza freni dei sentimenti. La gioia o la paura, la difesa dei piccoli, del nostro spazio, la dedizione e fedeltà. Pure la furbizia di far le moine quando abbiamo bisogno di essere cibati. Sul gatto sono state scritte molte cose, tutte vere. Esso è un animale che affascina e meraviglia ogni volte che entriamo in contatto con loro. Molti dicono che sono indifferenti e meno affettuosi rispetto all'irruenza di un cane. Non è vero. Le nostre gatte ( Mirtilla e Scintilla) sono molto affettuose con noi, a volte anche un po' sprezzanti. Tipo la versione buona e alla mano di cugina Violet. Eppure nulla mi fa sentire tanto tranquillo e sereno, come stare con i miei animali domestici. Quando vivevo coi miei c'era il nostro cane-Achille- ho imparato da lui a non temere di esternare i sentimenti, a esser smielato anche, ma sempre votato alla difesa di un senso alto e nobile dell'amore, e dalle mie gatte? Esse mi cancellano ogni ansia, ogni paura, ogni piccola ma dolorosa depressione. Qualora uno dovesse spiegare cosa sia la felicità, ecco, io direi: una gatta che dorme sulle tue gambe o fa le fusa.

martedì 18 settembre 2018

La Fidèle di Michaël R. Roskam

In tempi emotivamente stitici, nell'impero del cinema trattenuto, resistendo a chi teme di lasciarsi travolgere dalle emozioni e per questo pretende opere distaccate, pulite, rassicuranti (vantandosi di non cedere a una cosa irreale come il ricatto morale),  c'è qualcuno che ha il coraggio di girare ancora dei melodramma.
Certo siamo lontanissimi dai capolavori di un Raffaello Matarazzo o alla grana grossa di un Negulesco. Figuriamoci se raggiungiamo la perfezione di Sirk.
Non sono tempi, cosa possiamo farci? Tuttavia per gli estimatori del genere non mancano una manciata di pellicole che rielaborano il genere, mescolandolo ad altri, donandoci opere a cui si vuol bene proprio perché vanno controcorrente.
La Fidèle è pura manna per chi ama il genere, in virtù del fatto che  Roskam mescola benissimo vari ingredienti e generi senza che si perda il gusto di ognuno di essi.  C'è alla base il meldoramma ( cola sua storia d'amore disperata, sfortunata destinata alla tragedia e a superarla, in un certo senso) ci troviamo il classico polar francese (la banda di rapinatori, i criminali tanto crudeli quanto umanissimi nelle relazioni tra di loro) un pizzico di film sportivo ( la protagonista come seconda professione fa corse automobilistiche).  Come vedete siamo immersi in un universo cinematografico di puro genere.
Tuttavia non è un film citazionista, non si piega su sé stesso attraverso personaggi che vivono in un contesto senza nessun aggancio sociale. Il regista, anche sceneggiatore del film, ci mostra la povertà di Gino, l'adolescenza difficile, la sua voglia di vivere una vita tranquilla che si scontra con la decisione del suo amico fraterno di continuare a far rapine. Non mancano nemmeno zampate contro le grandi famiglie capitaliste, tanto pulite all'esterno quanto marce nei loro rapporti col crimine organizzato.
Gigi e Bibi, i due personaggi principali, sono degli anti eroi che, in nome dell'amore, sfidano il destino, la legge e persino ( in un certo senso) la morte.
In particolare il personaggio di Gino, detto Gigi, è scritto benissimo. Un uomo nato e cresciuto in un mondo di violenza, capace di metter a nudo tutta la sua dolcezza e tenerezza.  Matthias Schoenaerts,  ci dona una grande interpretazione. Molto convincente tanto da essere la forza del film.  Altro punto di forza, a mio avviso, sono le atmosfere che rimandano ai classici degli anni 70 francesi di questi generi, non mi stupirebbe veder spuntare un Lino Ventura, in certi momenti della pellicola.
Purtroppo non ha una buona distribuzione, anche se in certe città potreste vederlo anche al cinema, come abbiamo fatto io e mia moglie a Firenze.
Un peccato perché pellicole del genere sono puro cinema che sa unire in modo equilibrato il genere ad annotazioni sociali. Certo in questi tempi, in cui il romanticismo viene visto come una cosa stupida, un'opera simile ha vita dura.
Insistiamo tanto su piaceri effimeri vissuti in modo meccanico giusto per far veder agli altri quanto siamo trasgressivi, forti, ribelli e poi di fronte alla potenza dei sentimenti crolliamo come giganti d'argilla. No, un film simile ( che ci dice come l'amore superi ogni avversità anche la più implacabile e inevitabile) non lo meritiamo proprio.

lunedì 17 settembre 2018

Mr Long di Sabu

Io non credo che le storie siano infinite e illimitate.  Credo che per ogni genere vi siano non più di tre o cinque possibilità narrative. Su di esse un buon scrittore o un buon regista ci aggiungono delle variazioni o rispettano al massimo le regole. In entrambi i casi possono esser creati dei prodotti quanto meno validi e decenti.
Mr Long è un classico film in cui un killer, dopo il fallimento di una missione, si ritrova solo in un posto sconosciuto in cui, immancabilmente, fa amicizia con un bimbo e la madre tossica dell'infante. Ancora più ovvio che metterà a disposizione del piccolo tutta la sua abilità professionale, quando i cattivi torneranno per sistemare i conti.
Ci sono tantissimi film che girano intorno a questi personaggi. L'uomo silenzioso e letale che riscopre la sua umanità difendendo un bimbo o una bimba. Alcuni sono dei veri e propri capolavori, come ad esempio : Man from nowhere, altri sono dei pasticci reazionari come Man on fire ( pessimo remake di un pessimo film).
Io vado pazzo per queste storie. Il motivo è perché spesso sono molto malinconiche e portano in scena un tipo di giustizia che reputo per nulla sbagliata da un punto di vista etico. Vuoi saper quale è il punto di vista etico? Spesso queste storie sono ambientate in un mondo feroce, crudele, senza umanità, dove dei mascalzoni a tutto tondo distruggono senza un minimo di riflessione sulle loro azioni, le vite di innocenti. In questo contesto non è possibile parlare di legge o giustizia. Infatti mancano del tutto la polizia o degli avvocati, quando ci sono, state sicuri, sono sempre delle canaglie.  Per questo si ricorre a una figura d'Antico Testamento, quello di un Angelo della Morte e della Vendetta. Questi personaggi sono figure bibliche in un certo senso. Vengono dal nulla e spesso ci ritornano, ma quando passano vendicano i deboli e portano all'inferno i cattivi. Una versione profondamente pessimista del mondo, col rischio sempre presente di sfociare nella narrazione reazionaria.
Qui entra in gioco la figura fondamentale del regista. Il come è l'elemento che divide le cialtronate da opere riuscite. Sabu si mostra un ottimo regista con uno sguardo profondo e tagliente sui personaggi e le loro azioni.
Long è un killer di Taiwan. Una vera macchina da guerra: infallibile, veloce, quasi un fantasma. Un giorno ( mentre si trova in missione in quel di Tokyo) le cose si mettono male. L'uomo, ferito e stanco, si rifugia in un quartiere malfamato, composto da case in lamiera, semi abbandonato. Qui viene assistito e curato da un bimbo, immigrato anche lui da Taiwan. Il piccolo è figlio di una tossica che si prostituisce ( toccante il flashback sulla storia d'amore della donna) e ben presto Long si affeziona a loro. Inoltre stringe amicizia con alcuni chiassosi vicini di casa.
Costoro avendo notato l'abilità in cucina di Long, lo aiutano a prender un carretto e tutti i mezzi che gli servono per cucinare all'aperto, all'uscita di un tempio.
Sabu non si limita a narrare una storia già vista tante altre volte. Il regista nipponico allarga le possibilità di redenzione del personaggio attraverso i vicini di casa, inoltre dissemina lungo tutta la pellicola rapide ma precise considerazioni sociali e politiche.
La tratta delle schiave da altri paesi asiatici, il razzismo dei giapponesi nei confronti dei migranti, la divisione in classe, l'abbandono delle zone più povere. Non mancano anche elementi più classici: l'impossibilità di sfuggire al destino e la presenza ineluttabile del Male, che può essere sconfitto solo attraverso una Punizione ancor più feroce nei confronti dei suoi spietati emissari.
Mr Long alterna veloci momenti di violenza, parentesi leggere e comiche e una diffusa malinconia, tristezza di fondo. Che però nel finale diventa quasi un inno alla vita, questo dono prezioso da condividere con gli altri.
Se dovesse capitare di vederlo in qualche cinema andate a vederlo, altrimenti cercate vie diverse. Per me è uno di quei film tanto semplici quanto imperdibili.

martedì 4 settembre 2018

Tallulah di Sian Heder

In fondo non sarebbe male...Lasciarsi trasportare dalla mancanza di gravità e volare in alto. Superare gli alberi, i tetti, far compagnia a qualche uccello e poi perdersi nello spazio, nell'universo.
Sono sicuro che visti dall'alto appariamo tutti piccoli, fragili, goffi. Sono sicurissimo che verrebbe istintivo provare pietà per quei piccoli insetti e per le loro vite.
Se guardassimo attraverso lo sguardo di Dio non potremmo far a meno di provare tenerezza e malinconia per gli esseri umani. Dio è compassione.
E da noi manca. Troppo.

Non è facile vivere, nessuno ci ha assicurato il contrario. Noi cerchiamo di evitare ogni tipo di giudizio, critica,  cullandoci nelle nostre debolezze. Diamo la colpa al destino,  a Dio, a chi vuoi tu. Convinti di poter ballare la canzone dell'eterna giovinezza e di una libertà dissoluta, ubriacandoci di desideri e sogni di seconda mano. E poi ci sono quelli abbandonati a sé stessi, i miserabili che temiamo e disprezziamo perché sono ladri, bugiardi, ok... Ma non è questo. Quello che detestiamo di Tallulah è la sua povertà esibita, la mancanza di regole, una pecora nera in un mondo di lupi.
Tallulah vive alla giornata. Vuole solo sopravvivere. Per questo ruba e vive di espedienti. La sua è una vita per nulla libera ma una vita da outsider senza gloria.
Ce ne sono tante e tanti come lei. Vivono nelle nostre città. Non li vediamo mai, perché facciamo di tutto per evitare di incrociare il loro sguardo e sentire le loro parole. Non ci raccontano mai storie entusiasmanti ma bugie ridicole, sono pessimi attori.
Una come Tallulah nemmeno merita un euro di gentilezza spicciola. Non ha nulla di speciale ed è anche fastidiosa. Lei è convinta che debba per forza vivere una vita senza scopo, ai confini del vivere decentemente.
Chissà che avrà avuto in testa? Quando si presenta dalla madre del ragazzo che l'ha mollata, perché stanco di quella vita balorda. Non c'è nulla di bello nel magiare cibo preso dalla spazzatura.
La donna è una persona istruita che fa parte del mondo intellettuale, liberale, eppure è così sola. Vive in un appartamento che non le dovrebbe appartenere e non riesce a lasciarsi alle spalle la fine del matrimonio.
Anche lei è una di quelle persone che ci capita di incontrare spesso nelle nostra vita. Uomini e donne che hanno una vita di agi borghesi, una buona cultura, idee anche accettabili, eppure sono persi/perse in esistenze grigie, piene di un sottile rancore e troppi rimpianti.
Gente che potrebbe vivere bene e invece è prigioniera della propria tristezza, infelicità.
Il destino o Dio però ha piani misteriosi per ognuno di noi. Noi che siamo così sicuri di aver capito chi siamo, cosa vogliamo e cosa dobbiamo fare per ottenerlo.  Ora tra le tante cose che ci rendono la vita difficile, la maternità sta nei primi posti. Chiedetelo alla donna che affida la sua figliola a una ragazza che non conosce affatto, confondendola per una cameriera dell'albergo.
Una donna che si sente sconfitta dal tempo, di aver perso tutto quello che la gioventù e la bellezza potevano darle. Una donna debole, senza carattere, vuota.
Il mondo è pieno di uomini e donne che stanno male, che hanno problemi perché cresciuti da madri sgangherate. Quando hai un figlio non ci sono più scuse. Devi prenderti cura di lui o lasciare che vada a vivere in altri posti
Non hai più giustificazioni.

Ecco questo piccolo, grande film mette in scena la vita di tre donne imperfette e di un mondo indifferente, senza evitare le sgradevolezze di costoro. Non ci sono ammiccamenti e leggerezze nel tono e questo è un bene.
Lo spettatore, come qualsiasi cittadino, non vuole sporcarsi troppo, non gli va di vedere l'aspetto peggiore delle persone. Per cui, va bene parlare di emarginati o di persone incapaci di vivere, a patto che siano facilmente digeribili. Che non mi ritrovi a imbattermi nella negatività
Questi personaggi sono negativi e hanno tante colpe. Eppure... Qualcuno o qualcosa che ci guarda dall'alto ci porta a focalizzare lo sguardo sui particolari. E qualcosa cambia.
La giovane sbandata e ladra sa amare e prendersi cura di una bimba, una donna che vive chiusa in sé stessa evitando ogni tipo di relazione prova ad aprirsi e una madre degenere capisce cosa voglia dire avere una figlia.
Perché non c'è una persona buona o una cattiva senza qualche peccato inconfessabile o qualche sorprendente virtù.
Siamo noi, sempre più pigri e portati a un giudizio frettoloso che diventa verità assoluta, a non vedere quanto possiamo brillare. Quanto amore sappiamo dare.
Tallulah è tutto qui. Un film sincero, duro, opera che non nasconde mai le debolezze delle sue protagoniste ma non le giustifica. Non sono "puttane sante", ma piccole donne anche mediocri in alcuni momenti.
Però a nessuno è negata la capacità di amare, di donarsi per qualcuno.  Le relazioni sono importanti, più ne hai, più hai modo di conoscere gli altri, aiutarli e meno ti viene da dire, che ne so... Ruspa!

domenica 19 agosto 2018

THE END? L'INFERNO È FUORI di DANIELE MISISCHIA

Prima di parlare di questo film, io reputo importante fare alcune precisazioni.  Partiamo da quella fondamentale e importante : io non sono un fan a prescindere del cinema di genere italiano. Anzi, toglierei anche "a prescindere".
Non ho mai fatto parte ( o meglio ne ho fatto parte per un periodo limitato della mia vita) di quel gruppo di persone che hanno orgasmi multipli appena citi il nome di un vecchio film di genere italiano. Intendiamoci! Reputo che vi siano dei film davvero ottimi, un numero sufficiente di capolavori e dei registi che hanno fatto cose davvero notevoli. Però non mancano nemmeno brutture inguardabili, operazioni discutibili e tanta robaccia.
Ok, altro punto importante: non sono uno di quelli che "con due lire ha fatto un film meglio degli americani". No. Questo è il classico caso di patriottismo a cazzo di cane. Quello dove eccelliamo noi italiani. La nazionale di calcio, la pasta. e il cinema di genere degli anni 70. Che non era fatto con due lire e non era marginale e indipendente, visto che il suo scopo era solo quello di incassare e anche tanto. Spesso incassavano moltissimo.
Un film brutto è un film brutto. Certo quando è italiano, giustamente, si cerca di dargli una mano. Vai di passaparola, blitz e sequestri di persona ( o meglio di gatti) per spingere quanta più gente a vedere l'opera di un giovane autore alle prese con un classico film di genere
Ma se quel film dovesse essere brutto non dovremmo inventare complotti o arrampicarci sui vetri. Il film è brutto. Punto e basta.

Togliamoci subito il dubbio d'intorno: The end? L'inferno è fuori,  non è un film brutto. Anzi! Semmai è un film imperfetto, diseguale, con alcune cose molto belle e altre niente affatto riuscite, però il giudizio finale non può che essere positivo.
La storia narrata dal film è un classico vero e proprio. Un uomo assediato in un luogo "sicuro" durante una presunta apocalisse zombi. Che poi questi sono infetti più che zombi, o forse sono infetti-zombi? Eh, ma Spettatore! Ma l'hai visto il film? Corrono? Infetti. Camminano con lo stesso entusiasmo con cui tu affronti la vita? Zombi.  Si, ma questi diciamo "corricchiano" (perdonatemi questo orribile neologismo. Vi piace petaloso? Fatevi piacere anche corricchiano).
Che poi ci sono anche gli zombi- zombi che corrono! Prendi ad esempio quelli di Sn.. Nooo! Snyder no!
Ora saltiamo queste fisse nerd e arriviamo al punto! Claudio Verona è uno stronzo. Un uomo d'affari egocentrico, arrogante, cinico. Un uomo che è niente ma ha il denaro per potersi costruire un certo potere e quindi identità di capo da leccare e rispettare.
Un giorno, mentre si reca a una riunione importantissima, rimane bloccato in ascensore. Non passerà molto tempo per comprendere che il problema non è tanto la riunione che potrebbe saltare (con i relativi danni economici) ma il comportamento folle e assurdo di molte persone. Le quali incominciano ad aggredire e uccidere altre persone.
Come farà Verona ad uscire e salvarsi?
Ecco, fermiamoci qui. Il resto della storia andatelo a veder al cinema. Perché è un film che merita di esser visto.
Il motivo? Non tanto perché di genere, italiano o peggio ancora in quanto probabile capolavoro. No, non sono questi i motivi. Per quanto mi riguarda è la sua natura di film medio, di opera non del tutto riuscita eppure con trovate e momenti davvero encomiabili, una certa originalità dell'ambiente che rendono questo film degno di attenzione.
Non mancano i difetti. A mio avviso i mostri e le loro apparizioni non sono per nulla spaventosi, anzi assai ridicoli in certi momenti. Come- scusate non conosco il termine esatto e tecnico- quegli zoom velocissimi su oggetti o persone con l'effetto sonoro a rimarcare questa azione, (tipo sulla valigetta in ascensore) sono delle pacchianate tipiche dei Manetti.  E non mi son piaciute nemmeno le scene in cui il protagonista al telefono con altre persone sente queste ultime attaccate dagli zombi/infetti. Troppo meccaniche, ripetitive, recitate come se Claudio parlasse con quello "della cana in abruzzo" di Guzziniana memoria.
Piccoli difetti che si trovano in molte opere. Davvero piccole cose.
Perché poi ci sono i lati positivi, quelli che dovete tener in considerazione, in quanto punti di forza della pellicola.
Leggenda vuole che per far un film di genere non ci si debba impegnare più di tanto in sede di sceneggiatura. Questo perché si fanno due errori madornali. Il primo, tanto di moda oggi, è che la sceneggiatura sia sopravvalutata. Basta un buon montaggio, fotografia, long take a cazzo e taaac: hai un grande film. Il secondo errore è considerare buona sceneggiatura solo quelle originali, particolari, o con uno spessore di contenuti e personaggi complessi.
No, una buona sceneggiatura è la base di un film quantomeno decente e non deve per forza esser originalissima.
Questo film ha una buonissima sceneggiatura. Scritta dal regista con Cristiano Ciccotti. La storia è di molto interessante. Questo uomo bloccato in ascensore, incapace di poter agire sugli eventi, costretto a difendersi e a rivedere tutta la sua vita. Una storia classica che sfrutta un ambiente in parte inedito. Sopratutto tiene dall'inizio fino alla fine. C'è un buon equilibrio tra la resa realistica degli ambienti e la parte horror, irrazionale. Misischia ci fa sentire fisicamente quell'ascensore. Ci sentiamo bloccati col povero Claudio.
Ecco, se la presenza di sti zombi(infetti è una parte debole del film, devo dire che è ottima la tensione che il regista crea filmando gli ambienti, riesce a farci sentire la tensione per ciò che non vediamo e che capiterà chissà quando, chissà come.
Altra cosa davvero ottima è la fotografia e l''uso delle luci. Un lavoro davvero ottimo tanto che la luce, la sua presenza e i toni usati sono quasi dei protagonisti insieme a un eccellente Alessandro Roja.
Egli tiene il film sulle sue spalle ed è bravissimo nel metter in scena i cambiamenti del suo personaggio. Odioso nella prima parte e poi sempre più fragile e umano. Bellissime le telefonate colla moglie, i dialoghi con Marcello, il poliziotto che darà a Verona una mano a resistere contro quei fottuti e maledetti impiegati zombi. O infetti.
Ecco: Marcello. La seconda parte del film è nettamente superiore alla prima grazie anche a questo ottimo personaggio. Bravo Claudio Camilli. Non solo per l'azione, ma anche perché permette l'evoluzione del personaggio di Roja. Quando i due sono in ascensore insieme, i loro dialoghi sono davvero efficaci e pure commoventi.
Questo perché il regista è in grado di dar spessore ai momenti di calma prima della tempesta. Non tutti sono in grado, nota di merito per il regista!
Sicché il film mi è garbato, proprio per la sua natura di opera media con alti e bassi, imperfetta e suggestiva allo stesso tempo.
Auguro a Daniele di continuare su questa strada e di valorizzare i momenti di tensione nel quale non viene mostrato l'orrore in tutto il suo splendore. Perché, a mio modestissimo avviso, in quelle cose è davvero molto bravo. Gli auguro sopratutto di girare le prossime opere con budget di un certo spessore, il genere costa.A noi italiani sta cosa non entra nella capoccia, ma costa.
 The End? L'inferno è fuori usa regole classiche e solide in un ambiente originale, ( l'ascensore) non eccede troppo in citazioni ( e per fortuna evita le odiose bambinate dei Manetti. Anche se nei loro ultimi due ottimi film mi sembrano migliorati pure loro, miracolo!) ed offre uno spettacolo dignitoso senza poracciate o cadute di tono e stile pesanti. Andatelo a vedere che merita assai.

martedì 31 luglio 2018

COLOSSAL di NACHO VIGALONDO.

La debolezza condiziona le nostre vite. Essa è alla base di tutte le nostre dipendenze, relazioni sbagliate, non scelte  e giustificazioni più o meno patetiche. Trova terreno fertile nella nostra società, dove da una parte si nega sempre di aver dei problemi (normalizzando le nostre incapacità di relazione o affettive) dall'altra , sopratutto certo cinema indipendente o legato alla commedia, mette continuamente in scena personaggi con grosse debolezze che però sono anche molto simpatici e divertenti.
Questo modo di mettere in scena i personaggi ci spinge a provar simpatia ed empatia per loro, tanto che si scimmiottano le battute e le azioni auto definendosi da soli " strani", " depressi", quando basterebbe definirci in questo modo: vigliacchi irresponsabili.  E nei peggiori dei casi rancorosi idioti.
In fin dei conti quante volte, di fronte alle critiche di un amico o di una persona che ci ama, abbiamo risposto con cazzate atroci come: " Eh, ma gli esseri umani sono deboli, piene di miserie, è normale.." o l'altro classico " Io sono fatto così.Non posso farci nulla questo sono e se mi ami devi accettare anche i miei difetti". Frasi degne del peggior sceneggiatore delle peggiori fiction di  Canale 5. Ogni volta che le sento sostituisco automaticamente la faccia del debole di turno con quella di un Garko! L'effetto è garantito. C'è anche spazio per gli spot televisivi.
In fin dei conti questo accettare le nostre debolezze è pratico, comodo, sicuro.  Possiamo passare dalla casa in cui viviamo a New York al nostro paesino di origine oppure andare direttamente sulla Luna, non cambierebbe nulla. Altra scelta, che va per la maggiore, è la seguente: odi la tua città, le persone che la popolano, ti fa schifo la tua vita ma non fai nulla per cambiarla o migliorarla, Magari finisci per lavorare nel bar di famiglia, tenti anche di dargli un tono ma alla fine ti rintani nel retro, in quella parte del bar che è rimasta tale e quale a quando eri piccolo e.. Cazzo se la detestavi quella città e quel tuo fottutissimo bar "western".
A furia di non voler accettare critiche e giudizi, a furia di lasciar perdere e insistendo che vada tutto bene tanto la vita è così e non possiamo farci nulla, ci ritroviamo con la debolezza che diventa qualcosa di enorme, potente, colossale.
Mentre guardavo il film pensavo che quasi sicuramente, anche io, sto manovrando un fottuto mostro o un robot da qualche parte nel mondo. Sicuramente i miei anni e anni passati a non far nulla per sistemare la mia vita o rivedere i miei difetti hanno costruito un enorme mostro distruttivo dentro di me. Un mostro che ha calpestato le occasioni, le persone, fatto crollare città e ammazzato diverse vittime innocenti. Solo che nella vita reali questi mostri rimangono dentro di noi e fanno malissimo a quelli che incontriamo nella nostra vita.
È difficilissimo avere la forza di volontà di uscire da una dipendenza come quella dell'alcol o contrastare e distruggere quella rabbia cattiva, rancorosa, che ti porta a voler distruggere tutti e godere delle macerie che provochi. Ancora oggi mi viene spontaneo buttarmi sul divano e lasciare che le cose vadano avanti a cazzo di cane, che tanto non mi importa. Oppure vedere in ogni ordine, ogni richiesta di fare le cose in un certo modo, come un atto di violenza nei miei confronti e quindi far cazzate totali, così vedi che sono un pirla e mi lasci in pace.
Ci ho vissuto per trenta e passa anni in questo modo.  Il mio mostro gigante ha abbattuto tanti di quegli edifici della stima, dell'affetto e così via.
In quei tempi ero pieno di rabbia e ce l'avevo con metà mondo, senza accorgermi che potevo essere felice anche io.
Però la felicità e la forza costano troppa fatica. Poi ti danno del moralista, di quello duro che non ha pietà per l'essere umano ( che è debole e fa tanti errori ma è giusto e naturale che sia così) per cui quando tenti di migliorare ti senti intrappolato da chi non vuole che tu possa cercare una via più consapevole e matura di vivere. Tu devi rimanere quella persona con tanti guai che conosco, così vivo bene.
Gloria  e Oscar  sono due personaggi meravigliosi. Mentre vedevo il film, non potevo far a meno di affezionarmi a loro. Lei è una giovane donna con problemi alcolici e di dar un senso alla sua vita, lui è un classico ragazzo di provincia, di quelli che non lasceranno mai la loro città e invecchieranno con le solite persone, i soliti clienti ascoltando sempre le solite storie.
L'astuzia del regista e sceneggiatore è quello di farci credere che tra questi due possa esserci del tenero o comunque che alla base del loro rapporto vi sia l'amicizia.
In realtà un debole non ha amici. Non può permetterselo. Lui considera amici solo persone in cui rivede le sue difficoltà o che stanno peggio rispetto alla sua situazione quotidiana di fallimenti e rancori.
Gloria è una donna irresponsabile, non è capace di cattiverie ma non si rende conto dei danni che combina agli altri. Ha un fidanzato che l'ama davvero e infatti non è tenero con le sue debolezze ma non sa liberarsi da una vita apatica, da continue notti alcoliche. Lei dimentica tutto, non ha memoria per non far i conti col problema dell'alcol e non prendersi nessuna responsabilità. La capisco e comprendo, molte volte agisco così anche io. Lascio che una serie di eventi si succedano l'un l'altro senza porvi rimedio. Alla fine il piccolo problema diventa un enorme problema composto da tanti problemi minuscoli.
Le cose per lei cambiano quando prende coscienza. Gloria nota che il terribile mostro che sta distruggendo Seul segue meccanicamente ogni suo movimento. Comprende che è lei a comandarlo. Capisce che le persone schiacciate da quel bestione sono morte per colpa sua, magari perché è inciampata e caduta per terra. Ella si rende conto di aver un problema e che per questo motivo ci stanno rimettendo persone innocenti.
Perché funziona proprio così! Non abbiamo il diritto di prender alla leggere il nostro comportamento, le nostre azioni e parole, Non possiamo travolgere la vita degli altri. Ogni nostra azione ha un effetto sull'esistenza altrui e ci vuole davvero poco per creare danni irreparabili.
Un giorno anche Oscar comprende di aver lo stesso potere di Gloria. Tanto che a Seul si materializza dal nulla un Robot che crea panico e morte.
Da questo momento il film cambia registro e atmosfera. Da commedia surreale, quasi romantica, l'opera diventa sempre più cupa, violenta, oscura. Sia ben chiaro sottopelle rimane anche l'elemento di commedia ma ora è il rancore e la posizione di potere nelle relazioni che prende il comando portando alla luce la natura reale di Oscar.
Lui è la classica persona che dietro un'apparente calma cova dolore e rabbia. Uno dei tantissimi che odia la sua vita, la sua città, il suo lavoro e l'unica cosa che lo mantiene in vita è la certezza di aver un minimo di potere su qualcuno che sta peggio di lui.
Oscar ha Gloria e due avventori del suo bar. Su di loro mantiene un grande potere. Sa che costoro non cambieranno mai. Sono troppo deboli per farlo.
Ecco questo è un altro elemento bellissimo del film: non è tanta la gelosia a muovere Oscar ma il fatto che una persona stia facendo qualcosa per migliorare sé stessa. Il che vuol dire portare dei cambiamenti anche minimi nella persona e nelle relazioni che potrà affrontare.
Questa cosa ci terrorizza e infatti non manchiamo mai di evidenziare come negativi i cambiamenti delle persone che- mentendo a noi stessi o non sapendo cosa significhi davvero amare- diciamo di amare. Non manca mai quello che ti ricorda come eri da giovane, quello che ti fa notare quanto ti sei imborghesito perché non passi intere notti alcoliche o a far cazzate. La normalità paralizza e spaventa. Essere come tanti altri e condividere le loro gioie è un peccato.
Per questo (come Oscar) cerchiamo qualcuno da controllare e quando questo qualcuno giustamente decide di prendersi delle responsabilità (anche minime) scatta l'odio e la rabbia.
Colossal  è un film davvero notevole. Sulla carta pensi di assistere a una sgangherata commedia, una pellicola assurda e folle, invece è un 'opera piena di significati e riflessioni per nulla banali e scontate. Ogni recensione che ho letto esplora un lato di questa pellicola perchè - come dovrebbe far il cinema- essa ci porta a riflettere su quelli che sono le nostre debolezze o paure o traumi.  Lo fa divertendoci e regalandoci un bellissimo finale tanto epico quanto beffardo ( strepitosa la smorfia finale di Gloria) che non regala assoluzioni o soluzioni ma nemmeno scade nel facile cinismo.
Il film funziona anche grazie anche a una straordinaria Anne Hataway e un bravissimo Jason Sudeikis, nei ruoli di Gloria e Oscar.
Menzione speciale ai bellissimi e simpaticissimi Mostro gigante e Robot.  Ogni film diventa automaticamente bello quando ci sono costoro tra i protagonisti!