venerdì 8 gennaio 2021

Rocketman di Dexter Fletcher

 Ogni volta che mi viene da ricordare la mia  infanzia o l'anonima, grigia, noiosa, adolescenza, non sono tanto dei fatti reali o rimembranze particolarmente significative per la mia persona, a venirmi in mente. No. Quello che ricordo sono i suoni, le canzoni, le radio che ascoltavo in casa dei miei o- crescendo- da solo. Mi bastava una cuffia, la frequenza giusta e mi perdevo totalmente in un mondo migliore.

Il mondo che vorrei dove non c'è l'ideologia nefasta del lavorare a ogni costo, santificando il mercato e il padrone. Dove non ti devi per forza imbattere in persone nocive, anzi proprio non esistono. Ci sei solo tu, i tuoi eroi del momento e le canzoni.

La canzoni, non chiedo altro alla vita. Mi tengono per mano, fanno brillare la mia anima e battere il mio cuore.  Per tre o quattro minuti posso vivere in un mondo fatto totalmente di emozioni, senza difese, senza paure. Che sia tristezza o gioia, quello che provo quando sento la musica è ricco di possanza e meraviglia. Lascio andare le lacrime, lascio che il mio corpo reagisca muovendosi , non mi interessa di poter apparire ridicolo, tanto ci sono solo io. E le gatte. 

Normalmente sono una persona rigida e goffa, da un punto di vista fisico. Anzi faccio fatica a comprendere o ad accettare che ho un corpo, non amo essere toccato, non amo abbracci e baci. Osservo, a distanza. Tuttavia vuoi l'amore di mia moglie, la terapia, qualcosa si sta sgretolando. E sorge la verità, voler esser abbracciato, amato, sopratutto vorrei abbracciare il bambino asmatico, l'adolescente convinto di non aver nessuna dote e di meritarsi ogni disastro. Sarebbe bello farli danzare, sarebbe bello cantare con loro.

E  zittire la professoressa che da ragazzino, con tono stizzito, ti ha urlato: " ma sei stonato." Da quel momento ti sei vergognato di cantar in pubblico. Rinunciando  all'unica cosa che ti avrebbe fatto sentir sempre bene: cantare. 

Sai quando decidi che chi ti critica ha sempre ragione, hai presente? Quindi ti metti in testa che cantare è una cosa inutile, sei stonato. Vero anche che ho cercato di imparare a suonare qualche strumento, ma è sempre stata fortissima la sensazione di non esser capace, di sprecare tempo.

Tuttavia ho sognato cose bellissime, mi son costruito un meraviglioso mondo fatto di canzoni, musica, balli. Nella mia testa, nella mia anima. Ancora oggi riempio la mia mattina di musica. E continuo a sognare un mondo in cui tutti ballano e cantano. 


Tra le minoranze,  che hanno subito il predominio di un certo immaginario, ci siamo anche noi occhialuti. Non siamo mai i protagonisti di opere d'azione, eroiche. Non salviamo nessuna bellezza in pericolo e non sconfiggiamo nessun impiegato della Spectre. A ben vedere non cavalchiamo nemmeno epici e ottusi, verso ovest. Al massimo fai Bozinsky in Riptide e anche lì si capisce che sei lo sfigato del trio.  Poi, che succede? Ti capita di veder un occhialuto che è ammirato da folle, considerato una rockstar a tutti gli effetti. Certo, hai già scoperto Woody Allen. Ma egli conferma quello che sai già: sei un nevrotico logorroico e sarcastico. Niente che un occhialuto non sappia dal primo giorno di vita.

Ma Elton John..Bè, è diverso. È meglio. È rock'n'roll.

I film biografici, quasi tutti, nascono con l'intento di celebrare un idolo delle masse. Non sono documentari investigativi che hanno come scopo quello di mascherare le magagne dei presunti salvatori e santoni. No. Vogliono esser un regalo ai fans di un dato artista e seguono schemi fissi, regole che non vanno toccate. Da subito il nostro eroe ci appare migliore degli altri. Un tipo speciale, indomabile,  uno destinato a cose meravigliose. Sappiamo che non è così. Ci sono i giorni divorati dalla noia, ci sono le cadute di stile e tutte quelle debolezze  che fanno parte della vita degli esseri umani.
Tuttavia al fan basta veder un buon spettacolo, un prodotto rassicurante che metta in scena le nostre canzoni preferite.
Rocketman non è diverso dagli altri film dedicati ai personaggi famosi. Eppure ha anche dei meriti, che lo rendono migliore di altri prodotti simili.


C'è il Musical, per esempio. Le canzoni di Elton John vengono usate per raccontare gli stati d'animo del protagonista. Un  modo bellissimo, se non innovativo, di girare una biografia. La potenza del cinema dona a questi brani immortali della musica pop una veste nuova. La bellezza della musica si sposa con la forza evocativa delle immagini, con risultati davvero ottimi. Basti vedere la scena dedicata alla canzone Rocketman- che è anche il titolo del film- in cui le parole della canzone fanno da contraltare a delle immagini assai drammatiche.

Mi sono esaltato e commosso. Perché avverti tutto quel dolore che il piccolo Reginald ha provato all'interno della sua famiglia. L'indifferenza paterna, l'acredine della madre, come figura positiva solo la nonna.  Quello che vediamo sullo schermo è un ragazzino spaventato dalla vita,  costretto a nascondere la sua identità sessuale, che nella musica cerca una vita migliore, un riscatto. Ma la fama ha sempre un prezzo altissimo da pagare. 

Per cui gli anni della gloria, del primo vero grande amore, vengono sconvolti dall'abuso di alcol, droghe, dissolutezze e costumi improbabili.  C'è sempre questa malinconia presente in tutto il film. Una presenza grigia che avvolge ogni sogno, ogni istante di gloria e ci consegna un essere umano, certamente molto dotato dal punto di vista musicale,  ma profondamente solo. Tanto da non capire l'aiuto prezioso dell'amico Bernie. 

Rocketman è un film che esalta la forza della musica, ma nello stesso momento ti mostra la solitudine e il dolore che se ne fregano dei tuoi soldi, del tuo successo. Per cui anche una rockstar, una persona che consideriamo fortunata rispetto alla nostra vita ordinaria,  è vittima delle sofferenze dell'anima, della mente, come ciascuno di noi.  Un'opera che ispira molta empatia, tenerezza per il suo protagonista.  Non parliamo di un capolavoro, ma di un film molto interessante. Perché usa elementi del musical in un film dedicato a un musicista- peraltro una delle cose migliori da fare quando si tratta l'argomento- ci dona un personaggio a tutto tondo, non per forza piacevole o perfetto, riporta un po' l'atmosfera degli anni 70. 
Un'opera che vuole solo emozionare, coinvolgere, lasciarsi amare. Da me ha ottenuto tutto questo e anche qualcosa in più.



giovedì 31 dicembre 2020

Classifica 2020

 Ero indeciso se scrivere o meno una classifica sui film visti questo anno.  Le sale chiuse, la distanza, le mascherine, una certa mestizia soffusa e diffusa da ultimi resistenti. Un gruppo di disperati eroi, ancora convinti che la visione in sala abbia una magia difficile da ripetere in altri luoghi e con altri mezzi. La pandemia ha colpito duramente vari settori economici, messo in crisi il lavoro di milioni . Penso sopratutto agli invisibili, i non qualificati, quelli che lavoravano a provvigione. Tutte quelle persone usate e dimenticate in nome di un classismo  supportato e sopportato anche da quelli che si stracciano le camice per i diritti e il progresso. Quindi non solo un problema culturale, ma sociale. Troppo radicale e radicato per non provare rabbia o compassione, pensando a tutti quelli che ne usciranno con le ossa rotte.

Senza ombra di dubbio i lavoratori, già precari in tempi non sospetti, dello spettacolo sono stati colpiti e bistrattati come pochi. C'è l'idea che cinema, teatro, letteratura, musica e i luoghi preposti ad avvicinare opere e persone, siano cose secondarie, capricci di gente ricca e inabile al vero lavoro.Quel "vero lavoro" che ogni anno sacrifica la vita di centinaia di proletari, nell'indifferenza dei liberisti. Il mondo dello spettacolo non è composto da gente milionaria, da tipi che si possono permettere il lusso di far arte, che tanto che ce frega, abbiamo il culo al sicuro.Sono persone che hanno, a parte un gruppo di fortunati, il problema comune di metter insieme il pranzo con la cena.Per cui se è dura per attori e regist. figuriamoci  gestire un'attività come il cinema, Le sale sono in crisi ancora prima dell'arrivo di Netflix o del Covid-19, questo anno c'è stata anche tanta ipocrita retorica su di esse, ma rimane il fatto che in tempi di nocivo individualismo, la sala è l'unico luogo dove si incontrano e si uniscono le emozioni di persone diverse tra di loro. Unite dall'amore per il cinema e non solo i film,

Proprio per ribadire l'importanza fondamentale della sala, qui di seguito troverete i film che hanno segnato positivamente questo 2020. Opere viste rigorosamente nei vari Principe, Flora,Portico. O in festival come il Florence Korea Film Festvival


-Cosa Sarà


Francesco Bruni scrive e dirige un film toccante e in perfetto equilibrio tra ironia e amarezza. Raccontando una storia di malattia, legami famigliari,  relazioni tra esseri umani,  riscatto e condivisione del dolore, con il tatto e l'umanità, che troviamo in tutti i suoi film. Eccellente Kim Rossi Stuart, bravissima Barbara Ronchi.


-Volevo Nascondermi


Un immenso Elio Germano nei panni di uno degli artisti più tormentati nella storia dell'arte. Film del reale, documentaristico, che annulla la sua forza per dar spazio a una splendida interpretazione.


-Padrenostro



Chi ha deciso che si debbano solo premiare i film riusciti?Chi ha deciso che nell'imperfezione, nel non del tutto riuscito ci debba per forza vedere solo il fallimento? Noce porta sullo schermo una storia molto interessante sul tema della paternità, della figura paterna. In particolare l'importanza del rapporto padre e figlio, mostrando il trauma che provoca un'interruzione feroce e inaspettata.  Non tanto quindi un film sugli anni del terrorismo, che tanto non siamo in grado di farli, ma sul distacco forzato, la perdita, il lutto, la paura della morte che si manifesta prepotentemente nella vita di un ragazzino. Il punto di vista è quello del bambino e l'ambiguità su cosa sia reale o no, è la meravigliosa rappresentazione della mente di un essere umano troppo piccolo per sostenere così tanto dolore e violenza.


- Hammamet


Il film meno compreso da quella massa di diversamente intellettuali che sono i cinefili. L'opera di Amelio racconta la deriva di un uomo troppo innamorato di sé stesso e del potere, per accettare la fine e la colpa.  Un leone ferito e vicino alla morte che cerca di sbranare tutto e tutti, in primis: la verità. Su sé stesso, sul mondo che ha creato, sui danni fatti.  Opera sulla perdita del potere, lo smarrimento di una mente egocentrica quando deve confrontarsi con la realtà.

- Gli anni più belli



Muccino torna a metter in scena l'amicizia, l'amore, la famiglia, narrando la storia di tre amici inseparabili. La storia rimane sullo sfondo, mentre i suoi personaggi scoprono la durezza di diventare adulti tra sogni infranti, tradimenti, famiglie disfunzionali. Fino a un dolce ritrovarsi.  Apprezzo lo stile eccessivo, anche ridicolo, di Muccino, Questa opera rimane tra le cose migliori fatte dal regista romano.


- They shall not grow old





La quotidianità della guerra, la sua mancanza di senso, l'orrore indicibile di milioni di morti. Il dolore e la sofferenza prima che la morte ci cancelli dal mondo. Attraverso materiale dell'epoca e la testimonianza di alcuni reduci. Un Peter Jackson da vedere e rivedere. Imperdibile, commovente, umanissimo.

-1917




Ancora la Grande Guerra, ma questa volta è il cinema a trionfare. A piegare i fatti drammatici di quel conflitto mondiale, in un tripudio di bellezza per gli occhi. La corsa finale del protagonista tra i soldati e le bombe,  rimane una delle cose più belle, travolgenti, toccanti, viste al cinema.


- 387

Certo, il documentario è del 2019, ma da noi è stato possibile vederlo una manciata di giorni, in alcune sale italiane solo codesto anno. Straziante, dolente, opera dedicata alle vittime di un naufragio. 387 morti quasi tutti eritrei. Il film parla di quelle persone che attraverso i miseri resti dei morti cercano di dar ad essi nome e cognome.  Una riflessione necessaria sull'immigrazione, la sacralità della vita, l'importanza di rimanere umani.


- Il diritto di opporsi

Un bellissimo film che tratta il tema dell'ingiustizia nei confronti degli afro-americani. Opera solida, robusta, classico film di denuncia, ma che non scade in retorica e stupori. Il movimento Black live Matters, penso sia la cosa più importante, a livello politico, successo in questi anni. Questo film ci ricorda che sono ancora troppe quelle che vengono distrutte per classismo e razzismo.

- I miserabili.

I francesi. gli va riconosciuto, sono bravissimi a far film che indagano sul malessere sociale e politico. Questa opera è uno sguardo rabbioso e clinico sul disagio nelle periferie, nelle piccole città dormitorio, in luoghi in cui la povertà e l'esclusione denudano l'ipocrisia liberista/liberale.  Imperdibile.

- A little princess.

Uno splendido melodramma coreano, sul rapporto tra generazioni e l'accettazione della malattia, della morte. Commovente, toccante, dolcissimo.

- The Battle: a roar to victory


Travolgente, epico, potentissimo film bellico, che narra un episodio fondamentale per la storia della Corea sotto la dominazione giapponese. Ottimo film di genere, maestoso e straordinario nelle sue scene d'azione.


Questi i film che hanno segnato un anno così terribile.  Sperando che il 2021 sia meglio. 

Buon anno a tutti e a tutte.

giovedì 1 ottobre 2020

SPECIALE FLORENCE FILM FEST: PREMI E FILM DI CHIUSURA: BRING ME HOME.

 Siamo giunti, anche questo anno così insolito e complicato, alla conclusione del Festival.  Come sempre io e mia moglie abbiamo assistito a tutte le proiezioni in sala, facendo una vera e propria grande abbuffata di cinema.

Per ragioni ovvie e comuni, avevamo un vero e proprio bisogno fisico di stare in una sala cinematografica, veder i film su grande schermo,  avvertire negli altri spettatori le sensazioni durante la visione. Per questo è stato importante esser presente, dar sostegno all'organizzazione del Festival, esserci.

Che dire? Per alcuni un anno forse in tono minore, con pochissimi film da voti davvero alti.  In parte è vero, tuttavia ho visto dei film buoni, con qualche impennata verso l'ottimo.  D'altronde l'industria cinematografica per funzionare al meglio punta a sfornare film medi, e la nostra società -seppure in parte ossessionata dal capolavoro- punta a una visione da fast -food, usa e getta. Non importa passare alla storia, ma che tu sia sazio durante il periodo che passi a veder quel film o serie tv. Lamentarsi ora, dopo che abbiamo sostenuto... anzi avete, il liberismo in tutte le salse e la sua produzione per il profitto immediato, non ha senso.

Nondimeno il cinema, con buona pace di molti cinefili,  crea prodotti capaci di smuovere in noi emozioni, sensazioni, riflessioni, che vanno al di là del suo reale valore.  Lo stesso discorso vale per tutta l'industria dello spettacolo e della cultura. Per questo motivo, anche in questa edizione, ho trovato pellicole davvero interessanti che mi hanno conquistato. Molto bella e valida la sezione K-story, quest'anno legata in modo particolare alla questione dell'occupazione giapponese. I nipponici ci fanno sempre una bruttissima figura.

Devo dire anche che- a parte Move the grave che non mi è garbato- non c'era nemmeno un film davvero immondo come l'anno scorso con The Uncle o il film di un Kim Ki Duk in discesa libera. Ripeto si è dato spazio e sostanza al buon cinema medio.

Questa edizione è stata vinta da Moonlit Winter. Un bellissimo e profondo film che parla di relazioni e amore, con un tocco leggero ma non trattenuto. 

Menzione speciale e premio del pubblico è andato a un altro film decisamente indipendente e con una forte appartenenza al cinema d'autore: Lights for the youth. Un film amarissimo, che sa analizzare molto bene le contraddizioni e derive in un mondo dominato dal capitale,  da lavori disumani e spersonalizzanti. 



 Il premio del pubblico, da parte degli spettatori online invece ha premiato un bellissimo film, che fa cinema davvero. Cioè un'opera pensata per un vasto pubblico, senza fronzoli fin troppo artistici, con un tema impegnato e fondamentale, parlo di Mal-mo-e. Opera che parlando della difesa della lingua coreana diventa un inno universale alla lotta per la difesa della identità sotto l'occupazione. Bellissimo, davvero.


Questi i premi principali, per il cortometraggi ha vinto un'opera molto divertente su un condizionatore rotto che è situato in un ufficio delle nazioni unite, in un paese che di fatto è il confine tra nord e sud. Una commedia divertente e ben girata, davvero spassosa.

Tuttavia a me preme parlare del bellissimo, magnifico, straordinario, film di chiusura: Bring me home.



Kim Seung-woo è un regista da tenere in assoluta considerazione, perché è riuscito a trasportare su grande schermo , una delle storie più sconcertanti e inquietanti di tutto il Festival, Sono rimasto conquistato e scosso da un'opera così potente, cruda, travolgente dal punto di vista emotivo per lo spettatore. 

L'opera segna il ritorno sullo schermo, dopo 14 anni di assenza, dell'attrice Lee Young-ae, indimenticabile e indimenticata protagonista di Lady Vendetta. Anche in codesta occasione, costei riesce a creare un personaggio memorabile, di assoluto spessore e ricco di sfumature quasi impercettibili.  Certo aiutata da una sceneggiatura di ferro  e una regia impeccabile, ma quanto talento e bravura da parte sua!

Questo è il mio film dell'edizione 2020 ed ha vinto pure la nostra- mia e di mia moglie- personalissima classifica delle opere migliori in concorso.

Quale è il tema affrontato in questa pellicola? La storia di una donna caparbia e testarda che da anni ricerca il figlio scomparso. Un giorno grazie a una soffiate viene a sapere che si trova in un villaggio di pescatori, dove è tenuto prigioniero e costretto non solo a lavori faticosi, ma è soggetto a sevizie di ogni tipo.

La donna parte per riportarlo a casa ed, ineluttabilmente, si scontrerà contro questi squallidi, ignobili, esecrabili, esseri.


Opera che rammenta ai presunti geni cinematografici greci, e ai loro sostenitori, che si pavoneggiano come maestri nel costruire opere deflagranti di dolore e situazioni estreme, di scansarsi quando che passa il cinema coreano. Umiltà cari greci, continuate a impegnarvi sulle olive, ma per carità quando si parla di cinema crudele e del dolore, lassa perde!.

Non c'è attimo di tregua alle sventure che capitano alla protagonista.  Vittima di lutti inaspettati e spiazzanti per lo spettatore, di violenza da parte di un'umanità che davvero tocca il fondo e va oltre, ma di tanto.  Un posto dove non hai altra scelta che la violenza per porre fine a certi incubi.

Però non manca nemmeno una piccola speranza, nel finale,  e non dimentica l'importanza dei legami e dell'aver amato. I ricordi delle persone che significano tanto per noi, ci rammenta che non dobbiamo mai arrenderci e combattere sempre. Senza retorica, ma -miracolo-senza nemmeno il disastroso cinema anti retorico, trattenuto,  asettico e inconsistente. 

 L'opera funziona assai bene anche come thriller e in un certo senso, anche come folk-horror. Visto che c'è una comunità- per quanto piccola- di deviati e una donna che entra in contatto con le loro usanze criminali.

Un finale migliore per questa edizione, non si poteva trovare.

Per questo anno è tutto. Ci risentiamo a marzo 2021, per la nuova edizione.  Pianificherò un modo migliore per scrivere dei film e nel frattempo, guardate tanti film e se potete andate al cinema.


mercoledì 30 settembre 2020

SPECIALE FLORENCE KOREA FILM FEST: SESTO GIORNO . MARTEDI 30 SETTEMBRE 2020

 Il remake di un film di To, un'avvincente thriller/black commedy e un horror sulle possessioni demoniache con alcune soluzioni interessanti.


- The Believer

diretto da Lee Hae-young.

Un festival che offre spazio, giustamente, a remake e affini considerandoli operazioni cinematografiche degne di attenzione. Cosa che non verrà mai compresa da una certa parte dei cinefili, ma che per me non è da considerare affatto come il male assoluto.  The Thing era un remake, per esempio. Come sempre è il chi e il come che contano. Che il prodotto sia originale o meno.  Questo preambolo per dire che anche questa pellicola è un remake. Di un film diretto da uno dei miei registi preferiti: Johnny To. Purtroppo non ho visto Drug War, per cui non posso far confronti. Per questo motivo- gatta  che ha deciso di dormire sulle mie gambe permettendo- scriverò alcune cise sulla pellicola coreana, come se fosse un film a parte.Anche se certe atmosfere alla To si avvertono.

Il film è la storia di un onesto poliziotto della narcotici che è ossessionato dalla caccia al misterioso Mr Lee. Un imprendibile e ferocissimo boss del narcotraffico, colpevole anche della morte di una giovane tossica, a cui il nostro eroe era particolarmente legato. Per prenderlo si affida a un giovane, unico sopravvissuto in un attentato in una fabbrica per la produzione di droghe.

Il film è un buon thriller. Nulla di particolarmente imperdibile, ma ha il senso e il gusto dello spettacolo, sa creare personaggi in grado di sfiorare  un certo senso dell'epica. Le sfumature del personaggio principale creano una sottile atmosfera ambigua, sul confine tra bene e male, ma non c'è quella pigrizia attuale in cui non c'è differenza alcuna tra bene e male. Qui piuttosto si indaga sul mezzo adatto per raggiungere un buon fine.. Certo, diciamo la verità: a metà film già si capisce chi è il vero Mr Lee, ma questo non toglie il fatto che l'opera sia assai interessante. Buon cinema d'intrattenimento.




-Hard Day

diretto da Kim Seong-Hun

Opera che ha partecipato, nel 2014, al Festival di Cannes. Narra le vicende  Go Geon -Soo, non proprio uno stinco di santo, il quale investe un uomo uccidendolo sul colpo. L'uomo cercherà di far sparire il cadavere ed evitare grane, ma subito qualcuno comincia a ricattarlo.

Ho apprezzato molto questo film. Credo abbia tutti gli ingredienti per poter piacere a buona parte del pubblico, ed è un altro esempio di come il cinema, inteso come industria, sia in grado di compiere al meglio la sua missione di donare agli spettatori  storie e personaggi capaci di farci dimenticare le grane quotidiane, le brutture del mondo, per un paio di ore.  Kim Seong -hun crea un meccanismo perfetto tra ironia, tensione,  thriller puro. Basti pensare alla lunga scena in cui  Go Geon decide il posto migliore in cui nascondere il cadavere dell'uomo che ha investito, ma l'ha davvero ucciso lui? O c'è un'altra verità?

Ci si affeziona al nostro eroe, si spera che ce la faccia anche perché ha come antagonista, un personaggio che è l'incarnazione del male. Certo i toni da commedia nera stemperano in parte anche la carica violenta e crudele del villain, come sempre interpretato benissimo da  Jo Jin.hung , attore a cui è dedicata la retrospettiva di questa edizione, davvero un grandissimo artista; tuttavia non manca la violenza e le consuete spettacolari scene d'azione.

Per me uno dei migliori film di questa edizione.




- Metamorphosis

diretto da Kim Hong-sun

Ecco il momento horror, cioè quel bellissimo momento in cui so che non dormirà per tutta la notte, causa lo stremizi, cioè lo spavento, dovuto alle atmosfere inquietanti del cinema dell'orrore coreano.

La pellicola in questione fa parte di una categoria del genere che non mi ha mai entusiasmato più di tanto: le possessioni demoniache. A parte qualche pellicola, lo trovo un sotto genere abbastanza tedioso,

Invece con questo film non ci si annoia,  perché il regista pone dei piccoli, ma assai avvincenti, cambiamenti al filone di riferimento. Prima di tutto specifica bene che il diavolo si fa strada in persone abbandonate alla rabbia, al senso di colpa, all'odio.  Questa spiegazione offre una maggior chiave di interpretazione verso il personaggio del prete protagonista. Uomo segnato dal fallimento di un esorcismo, distrutto da senso di colpa. Inoltre la famiglia protagonista si intuisce esser abbastanza disfunzionale, senza dover per forza entrare nel merito e lasciando allo spettatore la voglia di comprender i loro problemi. Principalmente, come capita in molti nuclei famigliari, dovuta a cattivi rapporti con i parenti, in questo caso lo zio prete che ha gettato la vergogna sulla famiglia del fratello.   Il nostro esorcista, quindi, è il tramite/simbolo del male che si insinua nella famiglia protagonista della pellicola, perché la sua presenza è un non rimosso, un argomento scivoloso e doloroso che scatena colpa e rabbia. Una buonissima intuizione.

 Come si manifesta il demonio? Che volto umano avrà?  Ecco l'altra bellissima idea.  Il male prende le sembianze delle persone che conosciamo,  o dei vicini di casa.  Non rimane sempre bloccato in un corpo legato al letto, ma ci confonde e colpisce trasformando le persone da noi amate, in esseri orribili e crudeli. Spiazzandoci, facendoci sentire insicuri all'interno della nostra casa, famiglia, i luoghi più sicuri per molti di noi.

Anche a livello estetico, di pura immagine cinematografica l'ho trovato davvero riuscito.  Suggestiva tutta la scena in cui il padre di famiglia si trova a vagare per la casa del vicino. I cadaveri degli animali, la sporcizia immonda, sia fisica che morale,  l'orrore che si palesa. 

Inoltre non lesina su un certo effetto gore, in particolare nel make -up delle e degli indemoniate/i. 

 Oltretutto è un film di genere che punta a creare uno spettacolo rutilante, anche rozzo in certi momenti, senza voler per forza voler essere il capolavoro del genere o cambiare del tutto le regole del genere.

Un ottimo film medio. Che non è garbato agli spettatori che si sentono critici cinematografici, e nel peggiore dei casi lo sono, incapaci di godersi un film per quello che è,  ossessionati dal mostrare al mondo la loro intelligenza e il loro buon gusto, per gli altri, gli spettatori normali, invece sarà una pellicola di buon intrattenimento.

ps:  non possiamo nascondere i difetti di questo film. Chiari e limpidi, ad esempio spesso si dimenticano di qualche figliolo/a , anzi un fatto assai tragico praticamente passa quasi del tutto inosservato, Tuttavia, forse non lo sapete, ma i vostri genitori non è vero che vi considerano tutti uguali. Per cui la mancanza di un figlio o una figlia si fa sentire, di altri/e no. Una tragica verità svelata, buttata lì, così de botto.

Io vi suggerisco di vederlo come un film di puro intrattenimento, senza rifletterci sopra, godendo dello spettacolo e ridacchiando per le cose sbagliate. 

A me è piaciuto.






martedì 29 settembre 2020

SPECIALE FLORENCE KOREA FILM FEST: QUINTO GIORNO. LUENDÌ 28 SETTEMBRE

 Un documentario sugli animali in uno zoo coreano,  un delicato e profondo film sul tema dell'amore  e un bellissimo, meraviglioso film bellico legato ad avvenimenti reali.



-GARDEN ZOOLOGICAL

diretto da Mincheol Wang

Opera in precario equilibrio tra delicatezza e fragilità che sfiora temi anche importanti, ma il tutto rimane in superficie, poco approfondito.

Il documentario racconta il lavoro dei guardiani e dei veterinari di uno zoo coreano.  Il loro rapporto con gli animali, basato su rispetto e amore, va a scardinare un po' una certa visione dello zoo. Nondimeno la domanda che scorre sotto traccia per tutta la visione dell'opera è: " Questi animali in via di estinzione causa bracconaggio e cambiamenti climatici, vivono meglio in libertà, ma in balìa di questi pericoli, o accuditi, curati, seguiti, però nello spazio ristretto di una gabbia? Sottoposti anche alla maleducazione di molti visitatori che gettano a loro di tutto?".  Sarebbe stato un bellissimo modo per mostrare la vita, la dinamica del lavoro e dei rapporti tra uomini e animali in uno zoo, con alcuni spunti sulla libertà e la cattività.

Invece questi discorsi vengono solo toccati, sfiorati.  Certo, nonostante non sia un'opera del tutto riuscita a me è garbata perché gli animali mi commuovono e divertono sempre. Ho trovato interessante che nello zoo, trovino rifugio i gatti selvatici. Fa parte di un progetto per riportare il gatto selvaggio ad aumentare la sua presenza sul territorio. Infatti in questo zoo li inseminano artificialmente, con il fine di far nascere nuovi cuccioli. Commovente anche la storia del tigrotto nato e cresciuto dentro lo zoo. Le lacrime sgorgheranno copiose per la sorte di codesto meraviglioso essere vivente.  Una certa tenerezza e dolcezza soffusa è presente in tutto il film, come viene spiegato bene il rapporto tra custodi e animali, ma è tutto troppo inconsistente e fragile, a mio avviso, per essere davvero un film imperdibile.


- Moonlit winter

diretto da Dae Hyung Lim

Opera delicata, ma intensa e profonda, che punta molto su una soffusa, impalpabile, malinconia, per narrare la storia di un viaggio, in un paesino giapponese, intrapreso da una figlia e una mamma. La destinazione gioca un ruolo importante nella vita della donna, legato a un fatto del suo passato. Un fatto assai doloroso.

Il regista e sceneggiatore è bravissimo nel descrivere i personaggi, a renderli completi, mai macchiette stucchevoli - come ad esempio in Move the grave- o a renderli fin troppo schiavi di un messaggio, per quanto giusto e bello.  La complessa semplicità - mi si perdoni l'ossimoro- dei rapporti tra esseri umani è messinscena con una cura ed empatia non comune.  Ogni personaggio è alla ricerca di una sua dimensione, felicità, hanno amarezze e rimpianti,  in equilibrio tra tristezza e voglia di esser sereni.  S'indaga il rapporto madre e figlia, la diversità che accomuna queste due donne. O la relazione quasi genitoriale che una vecchia zia ha con la nipote, per dire che la famiglia non è solo quella in cui sei nata, ma dove cresci.  Ci sono le delicatezze e gli impacci delle relazioni giovanili, persino un ex marito che non è poi così tanto cattivo.

 Amo questi film che non cedono al cinismo d'accatto o pretendono di dover per forza far una guerra tra sessi campata in aria.  C'è un bellissimo sguardo caldo, in punta di piedi, pudico, ma non restio  ad affrontare certi argomenti. Usando le parole di una lettera per parlare di esistenze spezzate dal bigottismo reazionario, E di come, con fatica, sia possibile rimettersi in piedi.


- The Battleship Island

diretto da Ryoo Seung- wan

Mi mancava ancora il film che mi entusiasmasse come un ragazzino. Con quella limpidezza, gioia, partecipazione emotiva totale e stupore per la bellezza delle scene.

In questa edizione le pellicole migliori erano presenti nella categoria K-story. Questo film ci rientra totalmente visto che è ambientata su una vera isola, a forma di nave da guerra,  in cui i coreani erano costretti a far lavori pesantissimi- in miniera, nelle fabbriche- sfruttati senza pietà alcuna dai giapponesi,  sottoposti a torture da parte dei collaborazionisti coreani. Sorte orribile che toccava a uomini, ragazzini, bambini e donne. Queste ultime, anche le bambine, costrette a prostituirsi con le truppe giapponesi.

Battleship è Cinema.   Spettacolare, epico, solenne, avvincente, rutilante.  Una continua gioia per gli occhi, e randellate come se non ci fosse un domani al nostro cuore, per la crudeltà che i protagonisti subiscono per colpa dei nipponici e dei traditori.

Tante storie si uniscono su questa isola, per raccontare le peripezie del popolo coreano. Dal musicista donnaiolo e mascalzone, ma anche ottimo padre, il quale si esibisce con la figlia prima di finire entrambi nell'inferno dell'isola. Questo rapporto è descritto benissimo ed è difficile non commuoversi per la loro sorte. C'è il gangster che alla fine decide di lottare per gli altri, la donna che ha subito troppe violenze e cerca solo un attimo di pace, il giovane soldato in missione speciale. 

Un'opera robusta, non originale, certo, ma chi se ne frega dell'originalità quando si assiste a un ottimo, strepitoso, eccellente spettacolo per due ore e passa?

Quando la musica di Ecstasy of gold, accompagna le scene di battaglia - precise, limpide, nonostante le tantissime comparse e le cose che accadono una a presso all'altra-  il mio cuore è esploso di gioia assoluta.

Per ora, il mio film di questa edizione 2020.


Ps: stasera c'è l'horror. Non dormirò per due settimane, minimo.

lunedì 28 settembre 2020

SPECIALE FLORENCE KOREA FILM FEST: DOMENICA 27 settembre

 Un film che par una rielaborazione coreana di Quasi Amici, l'importanza delle parole per formare un popolo e quindi la nazione e infine, il remake di un ottimo film italiano .


- Man of men

diretto da Yongsu.

Opera prima di un giovane regista coreano, Man of men, è una commedia con momenti drammatici e commoventi.

Narra la storia di due uomini profondamente diversi, per estrazione sociale e carattere, che si ritrovano a doversi frequentare per forza. Dopo le prime incomprensioni nasce una profonda amicizia che arricchirà entrambi.

Trovo molto interessante che in Corea del Sud si affidi un progetto abbastanza costoso e con un cast di attori molto popolari, a un regista che esordisce.  Vuol dire aver fiducia  e seguirne il lavoro con attenzione.  Infatti il film si regge principalmente sulle prove degli attori Jo Jin -ung  in modo particolare. 

Un film medio, che non lascerà forse tracce profonde negli spettatori, ma che dona un buon intrattenimento per tutta la sua durata.  Perché in fin dei conti, le grandi industrie cinematografiche ( coreana, indiana, francese, per dirne alcune) si fondano su tantissimi film che non aspirano alla storia, alla gloria, all'arte, ma sono prodotti di intrattenimento in grado di incassare . 

La cosa importante è non offendere l'intelligenza dello spettatore, evitare di esser troppo grossolani, poco professionali. Poi ben vengano anche pellicole di questo tipo.

- Mal-Mo-E: The secret mission

diretto da Eom  Yu- na.

Film diretto dalla sceneggiatrice di quel capolavoro autentico che è " A taxi driver", pellicola che denunciava le repressioni del regime militare e fascista sud-coreano. Passa dietro la macchina da presa per narrarci una storia assolutamente intensa e meravigliosa, capace di creare momenti di riflessione nello spettatore su un tema poco frequentato dal cinema: la lingua, le parole, la grammatica di un paese.

In questa edizione del Festival ho amato moltissimo la sezione K-Story, perché non si parla, come di consueto, del conflitto nord-sud, ma dell'occupazione giapponese.  Una storia lunga e brutale, fatta di continui soprusi, violenze, massacri, da parte dei nipponici.

Come fatto anche dal nostro esercito durante la seconda guerra mondiale, in Jugoslavia e Grecia, cioè l'italianizzazione dei nomi, la sostituzione della nostra lingua con quella del posto,  i giapponesi costrinsero i coreani a non usare le loro parole, la loro lingua, ma quella del Sol Levante. Arrivando a far cambiare i nomi e cognomi ai cittadini della Corea.

Due uomini, uno colto e l'altro semi analfabeta, lotteranno insieme ad altri resistenti per archiviare, catalogare e salvare i dialetti coreani e la lingua nazionale.

Alternando commedia e dramma, il film ci spinge a riflettere su come noi siamo la lingua che parliamo, sia quella nazionale che i nostri dialetti. Che i nostri nomi e cognomi ci definiscono come uomini e donne, ci danno una identità, ci dicono chi siamo. Cancellare la lingua di un popolo significa distruggerlo per sempre (come hanno fatto con gli schiavi africani in America) . Significa fargli perdere la memoria, le leggende, la storia.

La giovane regista è bravissima a creare una storia interessante su questo argomento. Unendo politica e spettacolo, il film ci fa conoscere una parte della storia coreana che molti non conoscono.

Continueranno a non conoscere visto che anche film validi al botteghino come questo, non vengono minimante distribuiti. Peccato.


- Intimate strangers.

diretto da Lee Jae-gyu

Perfetti Sconosciuti è un film che amo molto. Ero andato a vederlo con la morte nel cuore, perché non mi garbavano i film di Genovese, sono uscito entusiasta.  Una commedia perfetta, con una sceneggiatura di ferro, dialoghi spassosi e scritti assai bene e un cast eccellente.

Il film ha incassato molto, sopratutto ha il record di remake: ben diciotto. Se non dovessi errare, ma sarebbe comunque un numero assai alto.

Il remake coreano è pressoché identico, qualche cambiamento per adattarlo meglio alla loro società, ma per il resto le battute e a volte anche le inquadrature sono identiche.  Certo ho preferito l'originale, ma ci troviamo comunque di fronte a un prodotto che è valido per le sue interpretazioni, anche se il cast italiano mi è garbato di più,  un'opera ormai classica e conosciuta da tutti.

 I cambiamenti-pochi-rispetto all'originale, li ho apprezzati abbastanza. C'è maggior cattiveria nel metter in scena i rapporti tra i personaggi femminili e un finale- per una delle coppie- più "sereno" rispetto alla pellicola originale.  Piacevole, ma anche dimenticabile.



domenica 27 settembre 2020

SPECIALE FLORENCE KOREA FILM FEST: TERZO GIORNO 26/09/2020

 Tre film che affrontano, usando stili e generi diversi, la società coreana. Dalla fine della dittatura, al mondo ferocissimo del mercato, fino all'uso distorto del potere. Tre opere molto interessanti, a mio avviso da vedere.


- 1987 : When the day comes.

diretto da Jang Jun-hwan

Non è che in Corea esista solo il regime del nord.  Per molto tempo, con il sostegno del mondo libero, nel sud c'è stata una feroce dittatura fascista. Miglia di oppositori eliminati, controllo dell'informazioni, tuttavia- come capitava in quei tempi, vedi il Sudamerica del Piano Condor- quelli erano i nostri figli di puttana. Li abbiamo accantonati e condannati, dopo. Quando ormai il sistema economico capitalista era pronto per una democrazia liberale e poi liberista.

1987 affronta l'anno in cui le cose cominciarono a cambiare, il controllo spietato delle squadre anti-comunismo dà i primi segni di cedimento. Tuttavia per arrivare a questa situazioni altre persone moriranno o soffriranno.

Il film è un robusto, solido, dramma politico e storico.  Opera solenne, che narra i metodi repressivi della dittatura senza risparmiare nulla e puntando molto sul coinvolgimento emotivo dello spettatore. Cosa che apprezzo sempre molto, non amando il distacco cerebrale, intellettuale ad ogni costo.  Qui si narra la storia di uno studente ucciso barbaramente dalla polizia politica, di come la sua morte abbia colpito la vita di numerose persone, non solo gli antagonisti o attivisti, ma di procuratori, poliziotti, direttori di carceri, semplici ragazzine.   I legami sentimentali contano anche in questi contesti. Servono per farci capire che nonostante tutto, l'umanità migliore resiste, anche se sepolta sotto tonnellate di paura. 

Un film travolgente dal punto di vista emotivo, in particolare nella parte finale. Certo Ordinary person e A Taxi driver sono migliori, ma è un esempio di cinema rigoroso dal punto di vista del messaggio e dei contenuti, che non ha paura anche di essere spettacolare, retorico, spudoratamente sentimentale e popolare in molti punti.


. Light for the youth.

diretto da Shin Su-won

Una volta liberata dalla dittatura, terribile e feroce dei militari, come si è evoluta la società libera e democratica? Cedendo alla dittatura morbida e per molti piacevole del libero mercato. Sono ormai trenta e passa anni che godiamo dei frutti del liberismo e del capitalismo. Certo, è diventato green, il posto di lavoro è condiviso con la tua "famiglia", mi metti i tavoli da ping pong o mi fai scegliere che musica ascoltare nel tuo magazzino del cazzo.. Ma di fatto è un mondo padronale. Svenduto dai nostri dissidenti democratici, la risposta light che ci serviva per ripulirci e sistemare a nostro vantaggio la storia.

Sul lavoro c'è tantissimo da dire. Mi esprimerò meglio in altri post. Ora il tempo è poco e lo spazio ristretto, ma se anche voi considerate la situazione dei lavorati dipendenti pessima, ecco questo film fa per voi.

La regista è un'affermata scrittrice e una delle poche registe donne attive in Corea del Sud. La sua abilità di narratrice si manifesta totalmente nella costruzione della storia e dei personaggi. Certo la regia è autoreferenziale, intellettuale e da cinema d'autore e indipendente, ma  in questo caso è un valore aggiunto per certe scelte precise.

La disumanizzazione di un paese è rappresentata metaforicamente attraverso la storia di un ragazzo, Jun, che lavora per un call center di recupero crediti.  I ritmi martellanti del lavoro, i turni opprimenti, un ambiente spersonalizzante e alienante, sono ben rappresentati.

Un giorno il ragazzo scompare e questa scomparsa crea problemi professionali e umani alla sua diretta superiore. Una donna che vorrebbe far carriera in un mondo competitivo e maschilista. 

L'opera rappresenta benissimo sia il problema del mondo del lavoro, stravolto da leggi e comportamenti orribili, sia la solitudine umana in un mondo di luci e opportunità, di libertà tenuta al guinzaglio da catene invisibili. Ma pur sempre catene.


-Idol

diretto da Lee Su-jin

Un thriller assai complesso, complicato, al limite del macchinoso, ma di grande forza visiva e suggestivo per quanto riguarda tutto il reparto tecnico.  Un film che funziona anche come rappresentazione dei personaggi, attraverso i quali comprendiamo la deriva della società coreana.  Il lato oscuro e maligno del potere, di come si rigeneri e sorga dalle proprie ceneri. 

La storia è quella di due uomini, un politico in carriera e un un piccolo commerciante.  Ad unirli il fatto che il figlio del politico abbia investito e ucciso il figlio oligofrenico del proletario.  Da questo evento, visto in moltissimi altri film, l'opera prende vie inaspettate e sconcertanti.  

Per cui dobbiamo donar ad essa tutta la nostra attenzione, perché non è un film che vuol spiegare, ma lascia in sospeso, lo spettatore deve arrivarci usando la sua intelligenza. La mia è diesel, per cui lo capirò tra due mesi. Forse.

Tuttavia vale la pena guardarlo. Perché è un film che spiazza, sconcerta, colpisce con la sua violenza e amarezza,