sabato 25 maggio 2013

THE HOST di BONG JOON HO




Talora lo stesso titolo ci ricorda la differenza sostanziale tra un cinema pensato come intrattenimento ,spettacolo,grandi storie e personaggi credibili, (con pure annotazioni  socio-politiche non indifferenti), e un cinema pleonastica,che si basa su romanzetti per plebaglie amorfe,con tante belle faccette per adolescenti in calore.
Netta e superiore è la produzione asiatica e non mi riferisco solo a un paese preciso o a un singolo genere. Dal cinema di pure mazzate a quello più autoriale, il continente asiatico impartisce lezioni a manetta a noi sprezzanti ,ottusi,rincoglioniti occidentali.Non è un semplice fatto tecnico,perchè allorquando i nostri decidono di girare un action alla woo ne viene fuori una puttanata colossale.
Proprio gli asiatici sono la differenza,la loro cultura, (divisa e contrastante da nazione a nazione),lo stile di vita eccetera eccetera.
Nella colonia americana per eccellenza,nella roccaforte dell'occidentalismo più becero e alla carlona, tanti ancora sognano e straparlano di "ah i bei tempi dell'action americana" e orgasmano per la Villa Arzilla del cinema tamarro e imperialista. Per carità ..Arnold e Bruce sono meravigliosi e mi son divertito con i loro film, nondimeno il cinema di genere americano,inteso per le masse , è a mio avviso finito da un po'. Riciclare i vecchi miti- per voi che invecchiate male,mica per me eh- non mi dice nulla.
Io ho cominciato a seguire l'action con lo zio Arnold e il buon Bruce,senza dimenticare la serie di Arma Letale. Fa parte di un periodo lontano,ed è una parte di me.Poi ,come ho già detto e scritto, la visione di Paris Texas mi ha illuminato sulla via per Damasco. E per fortuna,oserei dire.
Il ritorno di fiamma per l'action avviene con Better Tomorrow. Grandi coreografie e balletti di morte e violenza,altissima importanza alla morale e all'etica: sacrificio,lealtà fino alla fine ,cameratismo, riscatto del debole usando la violenza a fini educativi,atmosfera malinconica,amara....
Così piano piano mi son avvicinato al cinema orientale, ho ancora tantissimo da vedere e conoscere,ma esattamente come in occidente mi sento rappresentato dal cinema nord europeo,mi rivedo molto nelle tematiche asiatiche.


Prendi questa bellissima pellicola, dai! Guarda sulla carta poteva uscire il solito luna park smargiasso e prevedibilissimo, con tanto casino e poca sostanza. Sono sicuro che se fosse una pellicola americana sarebbe finita così. A furia di semplificare, di dire che la gente è stupida e vuole cose stupide, cresci una e più generazioni di spettatori disciplinati,amorfi. Mentre invece questa straordinaria opera ci insegna come sia fattibile e possibile girare  prodotti di intrattenimento intelligente, mi si perdoni il brutto termine,perchè il cinema di genere può,potrebbe,deve,dovrebbe,anche essere una sorta di romanzo popolare dove la gente possa identificarsi e dare oltre a mazzate e mdp impazzita,anche una storia,un'emozione,un personaggio da ricordare, e questo succede in Asia
Io sono per questo modo di intendere il cinema popolare:dammi azione  e quello che vuoi,ma non trattarmi da cretino ,voglio e pretendo un minimo di profondità e che mi affezioni ai personaggi.
Uno spettacolo maturo,che torni a raccontarci grandi storie.

Cosa ci propone questo film del 2006 ,( quando io compivo 30 anni), cosa racconta di talmente bello e particolare? L'attacco di un mostro alla popolazione di Seul. Semplice,no? E allora dove sta la bellezza struggente e lacerante di questa opera? Nel disegno dei personaggi e nella costruzione della storia.
 Il mostro nasce per colpa dell'insensibilità umana nei confronti della natura e dell'ambiente, attraverso lo scarico di materiale chimico. Nel frattempo conosciamo una famiglia di proletari ,che sulle rive del fiume gestisce un piccolo negozio. Il nonno, tipo paziente e attaccato alla sua famiglia, il figlio scapestrato e bamboccione  con la sua figlia,una bella e sveglia ragazzina , la sorella campionessa di tiro all'arco in crisi e un fratello burbero e ad un passo dall'essere alcolizzato.
Non è la classica bella famiglia che in tanti yankee-movie ci viene mostrata , come se la loro felicità plastificata dovrebbe intenerirci,ma una banda di maltrainsema ,come si dice da noi. Non sono eroici, non risultano campioni di nulla,sono gente con difetti evidenti,eppure l'abilità dello sceneggiatore,del regista,e dei magnifici attori , è quella di renderli umani ,come noi. E tifi,ah ..se tifi!Perchè non meritano di soffrire. Perchè come te e la tua famiglia sono quelli che da sempre lavorano,faticano,tentano di stare a galla nonostante tutti i casini e i fallimenti. Sopravvivono,e che cazzo!


Poi ti portano via tua figlia. L'unica cosa che hai,magari lo sapevi anche prima,ma ora ti brucia  e ti fa male. Stavi scappando dal mostro,sei inciampato e hai preso la mano sbagliata..La mano sbagliata...E capisci quanto sei stato stupido,come l'unica cosa davvero importante nella tua vita sia lei.
Così quello che potrebbe esser un simpatico e dozzinale monster movie,diventa l'odissea amarissima e pessimista di un uomo qualunque,non particolarmente geniale,mediocre direi,per salvare l'unica e sola cosa che gli rimanga per sentirsi utile e importante.
Mentre la sua ricerca, aiutato dai famigliari, prosegue , noi conosciamo le differenze sociali e repressive in Corea,il ruolo determinante e da padrone degli americani, l'odio per gli emarginati,il crollo dei valori dell'amicizia tra i borghesi e la solidarietà tra pezzenti o deboli. Tutto accennato,certo,ma non in modo superficiale. O retorico.
L'amico che vende il collega perchè così intasca in nero i soldi della taglia, il tassista che disprezza i manifestanti,la presenza ambigua degli americani,il governo distante e repressivo nei confronti del suo popolo,e dall'altra parte? Un barbone che aiuta a sconfiggere il mostro per aiutare un povero disperato.
Questo dice tantissimo.


Ci emozioniamo,partecipiamo,si grida attenta alla tenace ragazzina in fuga,e sentiamo le lacrime che accompagnano la pelle d'oca per il finale,dove se una paternità è fallita miseramente,forse con un altro bambino è possibile ricominciare,accettando anche il vero colore dei capelli.

Non manca lo spettacolo puro durante l'attacco del mostro alla riva del fiume  o in altre occasioni,perchè è un horror ,un film fantastico,ma non si ferma solo qui.
Questo in poche parole è grandissimo cinema, non lasciatelo scappare eh!


giovedì 23 maggio 2013

WOMB di BENEDEK FLIEGAUF





Irrisolto,imperfetto,puro freddo formalismo che prende un tema importante,ne apre altri ,ma lascia tutto sospeso.Un falso film occhialuto,come suggerito intelligentemente dall'amico Simone,ma in fin dei conti non è così l'esistenza umana?Con vuoti di sceneggiatura incolmabili,sentimenti tanto profondi quanto traballanti,raramente vi è chiarezza ,raramente riusciamo ad approfondire qualcosa. Certo è un film che nelle mani di un Von Trier o di una Bier sarebbe diventato un capolavoro immenso e incancellabile.
Non è così, nondimeno noi che viviamo sulla barricata in difesa del cinema d'autore lo abbiamo trovato non riuscito,ma interessante



Rebecca e Tommy si conoscono da ragazzini. Lei vive con il nonno ,la madre lavora lontana. Il film li mostra ingenui e innamorati , usando tanta delicatezza e pudore , questa scelta mi piace assai Magari fosse tutto così il film,un'opera sull'amore tra bambini,ragazzini .Poi lei deve andare via. Va a vivere in Giappone.
Tornerà anni dopo,quando ormai è una donna e va a cercare il suo amato Tommy. Lo ritrova,ma la felicità insieme dura poco. Lui muore in un incidente.

Così lei decide di sottoporsi a un nuovo trattamento sperimentale,partorirà il suo grande amore.




Così lei dà alla luce il bambino che crescendo diventerà il suo Thomas.Le cose vanno abbastanza bene fino a quando lui è un bambino,anche se son costretti a vivere isolati in una casa sulla spiaggia perchè emarginati dalla collettività che non amano le "copie".
I guai cominciano quando il ragazzo diventato adulto e quindi somigliante al suo bello,si innamora e porta a vivere in casa la sua fidanzata.

Mi piace come vengono descritti i piccoli,grandi , conflitti ,attraverso sguardi e silenzi,però talora si eccede troppo,a furia di non voler essere retorici si finisce con spegnere la potenza simbolica del film.
Ed è la pecca evidente di un film decente,ma che poteva dare di più.
Un conflitto più acceso tra le due donne,maggior intensità nel descrivere la vita delle copie , è tutto accennato e abbandonato alla deriva.
Però vi è in fondo una profonda malinconia,un senso di abbandono al fato,alla solitudine,il personaggio di Rebecca infatti è molto toccante,commovente ed Eva Green si mostra bravissima attrice.




Quindi un buon film che avrebbe potuto osare molto di più,essere radicalmente un film d'autore e invece è una sorta di primo passo per quelli che non conoscono un certo modo di fare cinema.
C'è pure uno dei migliori Dr Who,cioè Matt Smith..che nel ruolo di Tommy si mostra volenteroso e credibile




martedì 21 maggio 2013

L'INFANZIA DI IVAN di ANDREJI TARKOVSKJI

La guerra è una orribile necessità che l'umanità si impone per cambiare in modo netto e radicale con un passato che non è più utile ai nuovi poteri economici nascenti. Trasformata in imprese eroiche dai poeti del disastro e delle macerie,ma non le loro,insegnata con le parole dell'inganno al popolo bambino,utilizzata dai sadici per applicarsi nell'arte della sopraffazione.
Ed è anche il limpido atto di resistenza degli oppressi contro gli oppressori,l'alzare la testa e stringere un fucile contro l'avanzata degli imperialisti.
E poi..e poi è il gioco innocente e crudele dei bimbi,che si rincorrono e fanno esplodere i loro bang bang in qualche vecchio cortile di provincia.
Non la puoi debellare e cancellare,non puoi nemmeno farne a meno.Per quanto sia terrificante e orribile.

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Ivan è un ragazzino,orfano di madre e di padre. Ha vissuto con i partigiani,poi viene adottato dalla gloriosa Armata Rossa.Il film di Tarchovskji,girato nel 1962 e vincitore al Festival di Venezia, ci narra la guerra dal suo punto di vista.
Io amo il cinema sovietico,così come amo la letteratura russa e così come amo profondamente la gente sovietica e russa.Ho visto tantissimi film davvero bellissimi basati sui fatti della grande e meravigliosa Guerra Patriottica,ma questa pellicola devo ammettere è unica,tanto che secondo me è una specie di sguardo altro rispetto a quanto già detto e fatto da altri notevolissimi maestri del cinema dell'Unione Sovietica, certo alcune difficoltà economiche in fase di produzione e altri inconvenienti tipici del fare cinema hanno spinto Tarchovskji a certe scelte più intimiste,ma si nota benissimo la sua poetica ,il suo modo tra realismo e simbolismo di far grande cinema. Inizialmente non avrebbe dovuto girare il film,ma la produzione e la commissione artistica non erano contente del lavoro precedente,così è subentrato lui. La sceneggiatura è stata scritta e riscritta,esiste anche una versione con un finale positivo che però non piacque all'autore del racconto da cui è tratto il film Vladimir Bogomolov,tanto che dovette intervenire di persona per riportare l'opera verso una conclusione decisamente amara.
La storia dell'orfano di guerra,coraggioso,che vuole essere in prima linea nella guerra contro gli odiati tedeschi e la sua amicizia con i soldati sovietici,la storia d'amore tra Masha e due soldati dell'armata rossa,c'è spazio a una forte vena introspettiva,a un intimismo e un modo di affrontare i sentimenti sospesi tra un certo realismo rielaborato e plasmato dal mezzo cinematografico, (inquadrature sghembe,echi di espressionismo tedesco e nouvelle vogue francese),la guerra è presente ,ma mai mostrata del tutto. Questo certamente è dovuto alla mancanza di fondi,ma è anche un modo altissimo per non scivolare nella retorica,nei proclami e mostrare la quotidianità straniante che subiscono i combattenti e combattivi soldati sovietici,ed è anche un modo per renderla diffusa,soffusa,come l'aria e l'acqua elemento naturale dell'esistenza che travolge con ferocia migliaia di vite.



Gli occhi di Ivan hanno visto troppo, cose che a quella età è giusto non vedere nè conoscere. Eppure egli si trova al centro di un durissimo scontro. Venti milioni di morti solo tra i soldati,pensa alla popolazione ,ai dispersi,pensa quanti sono. Però sono comunisti e per loro, voi liberali vigliacchi non chiedete nessun giorno della memoria,come se non fossero stati loro a liberarvi dal nazi -fascismo.Preferite usare vergognosamente la memoria di qualche disgraziato morto nei campi di concentramento,come scusa per dar campo libero a uno staterello artificiale di distruggere la terra palestinese.
Eppure dovremmo ringraziare tutti i valorosi uomini,donne,bambini,il Popolo,dell'Unione Sovietica.
Esempio fulgido di popolo che combatte per la loro e nostra libertà e salvezza.E quanti erano gli Ivan,quanti!
Volevano solo vivere,giocare,stare con le loro madri e crescere,innamorarsi,trovare quella sana e robusta felicità popolare  fatta di piccole cose preziose.
Invece hanno dovuto lottare,soffocare pianto e disperazione,camuffare la loro paura,non esiste crimine peggiore che strappare via la gaia gioventù a un bambino,a un ragazzino.A Ivan succede questo e allora lui cerca di vivere attraverso il sogno,la fuga illusoria in un altro mondo. Dove la mamma è ancora viva,dove si può volare liberi come una farfalla, (il bellissimo inizio del film),dove puoi correre veloce sulla sabbia,come nel finale struggente e straziante,ed è proprio negli incubi e nei sogni di questo testardo ragazzino che vuole combattere,che il regista dona il meglio di sè.
Immagini potenti,evocative,raggelate nel formalismo,eppure calde e commoventi per le anime che sanno capire e i cuori che sanno battere in modo anche più pudico.



E poi c'è l'amore,sussurrato,rubato con innocenza,donato per caso e per tenerezza,dei giovani soldati e soldatesse.Lontani gli echi spaventosi della guerra,i terrificanti rumori dei botti e degli spari,ma in mezzo a quella miseria  e violenza pure l'amore.Che nessun Mussolini,Hitler e loro alleati potranno mai soffocare.

E' un film importante perchè dice e mostra cose bellissime con una cura,un formalismo spesso virtuosistico di grande impatto,perchè commuove facendoci conoscere grandi personaggi umanissimi e toccanti,perchè è tra i migliori ritratti di ragazzini mai fatti al cinema,senza sbavature,scene madri ingombranti,retorica,il film è una bestemmia dei giusti contro la guerra,chi la causa e ne fa pagare le conseguenze peggiori ai bambini,ai vecchi,(stupendo l'incontro con il vecchio vedovo),ai giovani e ai popoli.

Indimenticabile

lunedì 20 maggio 2013

L'IMPERATORE DEL NORD di ROBERT ALDRICH

Robert Aldrich potrebbe esser visto come il fratello bastardo di Peckinpah, i due si assomigliano abbastanza,ma laddove il vecchio Sam punta su una sorta di lirismo della morte e della violenza,Robert preferisce dar sfogo a una vena irriverente,dissacrante,una sorta di amarissimo grottesco libertario,caustico.
Sono due grandissimi ,due leggende alle quali dedicherà due speciali..Se mi ricordo.
Il cinema di Aldrich è bestemmiatore di prima mattina e sa essere anche tragico e implacabile,quando vuole.
In questo caso non troppo,ma la vena ironica e grottesca serve per mascherare un disagio assoluto nei confronti  della società capitalista che esclude e punisce le fasce meno abbienti. La lotta di classe più rudimentale ed eterna tra privilegiati ed esclusi. Tra l'egoismo padronale e la richiesta umanissima di vivere ,da parte della classe operaia allo sbando.



Schack è il controllore-guardia del treno n 19,noto per essere un ferocissimo e crudele assassino di vagabondi. Un uomo senza pietà,implacabile e inflessibile tutore dell'ordine e della protezione dei beni della compagnia delle ferrovie.In realtà un assassino,disumano.Il suo più feroce nemico è un vagabondo detto Numero Uno. Leggenda per tutti i poveri,rispettato anche dai lavoratori delle ferrovie, che invece odiano Schack,l'uomo decide di sfidare la guardia scroccando un lungo viaggio sul suo treno.




Come compagno di viaggio si ritrova un giovanotto sbruffone,millantatore di mille e inverosimili avventure:Cigaret.
Tra i due si instaura un rapporto di solidarietà e rivalità,tra il giovane che scalpita e l'anziano che ha esperienza.

Praticamente tutto il film è girato su un treno, risultando un prodotto epico,potente,che va ad alta velocità.
Grande cinema davvero,di quello che facevano negli anni 70. Infatti è quello il mio modello di formazione e della nostalgia,me ne frego degli anni 80,sopratutto dal 1984 in avanti. Anni e film di merda,per la mia debole  e frignona generazione. Io adoro i duri degli anni 70,i film sovversivi,la polvere da mordere con i denti alla fine di una lunga e ingloriosa lotta.
Questa pellicola è un concentrato di quei tempi,ma diversamente di certe pirlate del decennio successivo che risultano superate,questo film ancora oggi ti promette e mantiene due ore di possente spettacolo
Merito dei grandissimi e mai dimenticati Ernest Borgnine e Lee Marvin. Memorabili e grandi quanto il cinema  nei loro ruoli. L'inflessibile e sadica guardia,(che si diverte un mondo a uccidere i pezzenti ) e l'eroe del popolo,vendicatore dei diseredati.
Non c'è altro in questa immensa pellicola,se non tutta la lezione cinematografica di un Maestro forse dimenticato dai giovani bloggers alla moda,dalla critica sempre più fashion e popolan-chic,invece Aldrich meriterebbe cicli su cicli di conferenze dedicate al suo cinema.



Nobile l'origine del film,quanto pare un racconto di Jack London e in effetti si respira un'atmosfera londoniana fatta di gente che fa fatica,avventura,ingiustizia.
Lo reputo un grande film anche con una sua vena sovversiva,anti autoritaria e anti repressiva,ma non scade nel docile liberalismo delle libertà personali,qui si parla di sopravvivenza di masse rese povere dal capitalismo,di ampi gruppi sociali allo sbando.Ed è evidentissima da che parte stia il regista.
Il film è ironico e ha i ritmi della commedia,ma non lesina in violenza e sangue. Prima dei titoli di testa vediamo Schank uccidere un vagabondo e il cadavere del tizio tagliato a metà,non manca nello scontro finale
Il peso della violenza non viene mitigato dall'assurdo,dal grottesco,come va di moda dagli anni 90, cosa che reputo squallida e intollerabile,ma è cruda e concreta.

Guarda che questo film è imperdibile eh!Non lasciarti scappare nulla di Aldrich !

domenica 19 maggio 2013

KALIFORNIA di DOMENIC SENA

Strano vi sono film che per un certo periodo sono sulla bocca di tutti, diventano dei piccoli casi,magari scomodi pure la parola :classico,e poi il tempo ce li fa dimenticare.
Non credo siano in molti i bimbiminkia e comari di queste nuove generazioni a conoscere questa pellicola,d'altronde c'è gente che nemmeno conosce gli Scorpions e hanno da ridire su "here i am ..rock you like hurricane",capisci?La memoria collettiva svanisce. E non solo per le cose serie,storiche,anche nelle piccole gioie dello spettacolo,dello show. Ci sentiamo vecchi e distanti come se tra me e un ventenne ci fossero secoli e non qualche anno, (si vabbè vado per i 40,ma..No,che dico!A me piace invecchiare. Sono sempre stato old inside eh!),quindi quelle cose che per noi avevano un senso ,per altri non vogliono dire nulla
Non lasceremo una resistenza e nemmeno lotte sociali,lasceremo la nostra stupida nostalgia per i film di merda e i cartoon.
Comunque ,ai tempi questo film era abbastanza importante ,parlo degli anni 90. Forse 91. Era passato in quel del Festival di Venezia e da lì piano piano si era conquistato il suo spazio e la devozione del pubblico.Mica era nato come un grosso successo,anzi..Poi appunto il successo festivaliero gli aveva dato una seconda vita.
Quando ero ragazzo mi piaceva assai, amavo i film con i serial killers e mi piaceva che non fosse tutta azione,ma che cercasse di dar spessore ai personaggi e alla vicenda. Ora spero che tu l'abbia compreso:lo Spettatore Indisciplinato è da sempre fuori dal giro dei grandi numeri e delle masse,è orgoglioso della sua spiccata sensibilità che fin dalla più tenera età lo portava a seguire opere complesse e verbose all'inverosimile , quindi anche in quel periodo ,(avevo 14-16 anni),davo massima importanza alla narrazione e alla costruzione del personaggio.



Il film è la storia di due coppie Early e Adele sono rozzi sottoproletari,vivono borderline tra momenti di breve e suggestiva dolcezza ed esplosione di violenza. Due personaggi difficili perchè ad altissimo rischio di manierismo e di scivoloni nel ridicolo.Penso però che pur risultando talora insopportabile,Juliette Lewis sia anche capace di donarci alcuni momenti davvero toccanti dando spessore e sostanza al suo personaggio di bambina ingenua,fragile,forse un po' stupida,ma assolutamente dotata di una certa purezza. Candida.
Lei non vuol vedere e capire quello che combina Early, c'è una nota drammatica commovente e dolente nel suo modo di intendere l'amore per un outisider crudele e spietato come il suo uomo.
Quindi non ci danno sconti , non li umanizzano troppo,ma non sono nemmeno due macchiette da cinema cattivista da happy hour come va di moda oggi.
Early stesso uccide,rapina,è violento e amorale,ma è anche innamorato della sua donna,ha comportamenti da amico con Brian e Carrie,sono brevissimi perchè il regista e lo sceneggiatore vogliono ricordarci che comunque è il cattivo. Lo è perchè non riesce a controllare la sua rabbia e violenza,perchè non prova rimorsi,perchè è morto,tranne nei velocissimi momenti che si scopre innamorato o di avere un amico.

Si , questa coppia piacerebbe a Rob Zombie,magari avrebbe potuto girarne un remake invece che toccare Halloween eh!



L'altra coppia è di radice borghese. Una fotografa e uno scrittore, lui di idee progressiste,liberali,non crede nella cattiveria dell'individuo,ma nella natura sociale del male. Problemi con la famiglia, vita sprecata nella white trash ,ai margini. Il male quindi come elemento sociale,politico. Tanto ci crede , Brian, che intende scrivere un libro sui serial killers.
Per questo decide di fare un lungo viaggio nelle zone dove hanno colpito alcuni tra i più crudeli assassini,per capire la radice del problema e cosa separino la loro vita dalla nostra. Si nasce serial killer?O è la vita crudele che spinge alcuni a diventare dei mostri?
Carrie la sua ragazza è una fotografa,un po'snob,ma anche pratica e leggermente insoddisfatta. Rappresentano quella fascia di borghesi in disarmo,spesso vittime delle crisi economiche,con buone amicizie e ottime frequentazioni,ma anche tanta incertezza per il futuro.
Hanno ottime idee e una vita troppo complicata per metterle sempre in atto. Sono frustrati perchè il loro lavoro intellettuale non viene compreso,perchè spesso chi scrive  o fa cose artistiche non viene considerato lavoratore,ma uno che non vuole fare un cazzo. Eh,sai la merda popolan-chic è in giro da tanto e troppo tempo,caro Brian.
Così per il loro viaggio di lavoro decidono di dividere la macchina con una coppia..E indovinate chi si presenta?Si i due folli :Early e Adele.




Il viaggio serve per mettere in contatto due mondi apparentemente lontani,ma in realtà abbastanza vicini. Solo che le catene delle loro origini generano lontananze,incomunicabilità,pregiudizi. Si vedono,si specchiano,negli altri,ma non vogliono ammetterlo,perchè significa per la coppia borghese di esser ad un passo dal fallimento.La loro mediocrità non li salverà mai.
Brian è affascinato dal cattivo e rozzo sottoproletario,e questo è uno degli elementi migliori del film che se però fosse stato gestito da un attore più convincente di Fox Mulder,bè...Ne avrebbe guadagnato la pellicola.
L'uomo civile sente il richiamo della foresta,della violenza,del sangue,il tema è esplicito forse non proprio ben gestito,ma è anche affrontato abbastanza bene.

La violenza è in ogni luogo e in ogni persona,ci sono mille modi per applicarla. Taluni tragici ed esteriori sono quelli che ti rendono una star del telegiornale,altri più subdoli,apparentemente innocui e invisibili,e son i peggiori perchè la vittima non sa come difendersi o come spiegarlo agli altri.
Il film vuole dirci questo...Forse.



Una nazione violenta. Nata dal genocidio dei pellerossa,prospera grazie allo schiavismo,ricostruita con la guerra civile,in prima linea quando si tratta di espansionismo imperialista e colonialista.L'America è la nazione dove la violenza si sente in vacanza tutto l'anno.Armi a disposizione di tutti,una ferocia nel discriminare il perdente,nell'esaltare la forza del singolo oltre i limiti consentiti alla morale. Certo bigotta e buonista,ma per ipocrisia.
Kalifornia mostra e dice anche questo. Poi gli americanini e americanine della colonia italia penseranno altro.
Per questo il serial killer ha un suo fascino,un suo potere,una sua leggenda e mito.Diventano personaggi in bilico tra vero e romanzato,tra epopea e brutale cronaca.
Ecco sarebbe un film da riprendere e riscrivere puntando su un livello metaforico e disturbante maggiore
Però è in ogni caso una buona pellicola. Rivista a distanza di 22 anni è ancora interessante .



Gli attori coinvolti se la cavano abbastanza bene. David Duchovny non è mai stato un gran che,cerca di dar spessore a un bel personaggio come Brian, non sempre ci riesce,ma non fa nemmeno grossi danni.Anzi forse proprio la mediocrità dell'attore riesce a donare al suo ruolo una certa credibile normalità/mediocrità nella quale è facile riconoscerci.



Michelle Forbes,per me meritava di più. Per carità, è attivissima in tv,ma il suo personaggio è quello che preferisco e poi ,scusate la parentesi etero,è di una bellezza disarmante eh!
Il suo ruolo è quello di una donna risoluta,pratica,ma non di quelle che poi in due minuti diventano Rambo e son cazzi per tutti. Nel momento più duro ,quando la follia di Eaerly esplode, ha paura. Poi cerca di far ragionare l'altra donna,ma non ha idee originali e vincenti,nonostante tutto è tosta.Ecco,un bel personaggio.Recitato benissimo.





Brad Pitt non mi ha mai convinto più di tanto.Quei suoi stupidi occhietti piccoli e troppo vicini l'un dall'altro mi irritano.Però diamogli atto che se ispirato,ben diretto o altro è anche molto bravo.Raramente,ma lo è.
Qui offre una grandissima prova.Il suo killer è tra quelli che rammento sempre e con piacere. Il male puro,con momenti di breve umanità.
Un rozzo sottoproletario,un emarginato,rifiuto della società che semina morte e terrore.Ottimo



Juliette Lewis ai tempi era in auge,aveva già fatto Cape Fear, e avrebbe poi recitato in quel capolavoro di Strange Days.Non cito quell'altra pellicola,perchè un po' la odio.
Che dire?Sempre in bilico tra gigioneria e insopportabilità,ha tra le mani un personaggio difficile e sempre pronto a scadere nel ridicolo.Eppure vi sono scene davvero coinvolgenti dove lei giganteggia alla grande.
Sicuramente una ottima prova


Kalifornia è anche l'unico film decente di un pessimo regista che poi è finito dritto dritto nella mia lista nera: Domenic Sena. Uno che ha girato cagate immonde come Fuori in 60 secondi o Codice Swordfish.
Però a tutti capita di girare un'opera importante e questo film lo è.

Era una di quelle pellicole che ci teneva compagnia nelle lunghe e noiose giornate dell'adolescenza,ecco..Mi piacerebbe che fosse riscoperto anche dai giovani.Salviamoli dai Soliti Idioti!

giovedì 16 maggio 2013

LA NOTTE DELLA COMETA di THOM EBERHARDT




C'è un prima e dopo il "tarantinismo" secondo la mia umile,ma preziosissima opinione. Prima si scrivevano buone storie ,con personaggi seppur legati a certe regole del genere tutto sommato abbastanza reali, sia nel modo di agire che per quanto riguarda i dialoghi. Avevi una piccola introduzione nella quale in pochi minuti sapevi tutto di quel tizio o di quella tipa,e nel loro modo di porsi potevi identificarti,provare empatia,fare il tifo per loro e dire agli altri:va quello o quella non ti sembra uguale a....
Non voglio fare della nostalgia spicciola e infatti anche in quel periodo si scrivevano cose davvero terrificanti, (spesso in ambito action, il genere che meno amo di quegli anni),ma vi era una certa aderenza a quella che più o meno poteva essere la vita dello spettatore,di modo che aumentasse paura e immedesimazione tra noi e le potenziali vittime. Il tutto appunto stando dentro un recinto di regole ben precise.

Poi è arrivato Tarantino e molti pennivendoli hanno detto:"Fico..(anzi no,come diciamo noi brianzoli:figo!),l'ha fatto lui posso farlo anche io"
Così è cominciata la maledizione del dialogo figo del personaggio figo. I dialoghi che scimmiottano l'immaginario cinematografico,spesso in modo autoreferenziale e con un citazionismo manierato e stucchevole,i personaggi che sono prettamente roba da film. Un disastro, (cose sopportabili solo se fatte da Quentin, anzi io non le tollero nemmeno fatte da lui,ma posso dargli atto e onore di essere comunque un personaggio importante del cinema),anche perchè ora siamo passati al "rothismo" il dialogo imbecille del personaggio imbecille.

Tremo all'idea di qualcuno che volesse rifare questo piccolo,grande film ai giorni nostri. No,in realtà il remake in testa ce l'ho: Neil Marshall alla regia, Rhona Mitra- Regina- Sarah Paxton- Samantha- Jeremy Renner Ector,tipo una cosa così.

Bè,parliamo di questa pellicola. Io penso che sia tra le migliori opere fatte negli anni 80, pur essendo un film che viaggia tranquillamente nella produzione minore,nondimeno credo sia largamente sottovalutato e che rischi di finire nel calderone del film che cazzeggia,intrattiene,e dio santo..è ONESTO.
Penso altresì che molti lo confondino con una pellicola esplicitamente horror o fantascientifica,quando a mio avviso è decisamente di più e altro.
Almeno io ho colto queste cose durante la seconda visione del film,ma già da occhialuto le pensavo prima.
La Notte Della Cometa, è una commedia dolceamara sul legame forte e delicato di due sorelle ,le quali si ritrovano involontariamente a dover fare i conti con la fine del mondo.
Infatti tutte le regole del genere ci sono e il buon regista e sceneggiatore le rispetta,anzi mescola insieme un po' di horror con i suoi zombi, (che in sostanza è gente contaminata,la quale parla ,corre,spara,e  si nutre di altri,ma non sempre),i militari eccetera eccetera,ma se ci fate caso nel film ci sono lunghe scene di dialoghi tra sorelle ,come se si riscoprissero,avessero tempo per farsi forza tra di loro.
E non è da confondere con i film "cazzeggioni" perchè per tutta la pellicola vi è una soffusa e diffusa atmosfera malinconica,come se in punta di piedi e delicatamente ti facessero capire che per le due ragazze è finita per sempre la loro vita spensierata di giovani fanciulle e cominciasse quella piena di incertezze e pericoli di giovani donne. Per questo i momenti alti del film sono proprio certe piccole sequenze ,certe scene che vedono le due dialogare e comportarsi come quelle donne che abbiamo conosciuto.
A me commuove un po' il dialogo che Regina e Samantha hanno mentre sono sedute sul cofano di una macchina della polizia. Parlando del prima la minore si commuove e piange rimembrando un ragazzo che la corteggiava,era un po' goffo,una frana,ma lei in quel momento comprende che lui non ci sarà più e che la sua adolescenza è finita del tutto. Un piccolo gioiello di dialogo dove c'è dentro tutto senza spiegone eh. Tremo all'idea di un Roth o di un tarantinato che voglia mettere la mani a questa sceneggiatura che reputo,per il tipo di prodotto, deliziosa e perfetta.
Altro momento riuscito è il breve litigio sulla terrazza della radio. Sam accusa Reg di rubargli tutti i ragazzi,c'è la gelosia e rabbia della più piccola che si reputa inadeguata rispetto alla sorella grande che trova più sicura e adatta a sopravvivere nella giungla dei sentimenti.Il tutto girato con un uso magistrale dei dialoghi. Senza inutili forzature.
Quindi al centro del racconto ci sono loro due,due personaggi memorabili,che si ritagliano un posto d'onore all'interno del panorama cinematografico di genere.
Un film malinconico che vuol essere però positivo.La tragedia è tangibile ed evidente, (bellissime le sequenze che mostrano un mondo svuotato dalla maggior parte delle persone, vi è una mestizia sottile),ma le ragazze puntando sul loro affetto possono sopravvivere. Ed è una pellicola al femminile,pur essendo scritta da un uomo,tanto che i personaggi maschili sono funzionali alle loro scelte e non hanno gran peso. Hector fa la sua scena,ma non è che sia così fondamentale,mentre ad esempio anche la dottoressa che lavora con i militari cattivi è un personaggio con ampie sfaccettature ,e infatti un po' ci rimaniamo male per il suo sacrificio.
Come film sci-fi horror sa mantenere una certa tensione vedi la scena del doppio incubo con protagonista il poliziotto zombi e non manca anche una lieve,ma precisa denuncia anti militarista ,visto che i nemici dei tre protagonisti sono dei militari,i quali rimasti contaminati possono trasformarsi in mostri e poi morire.
Il regista sa girare molto bene anche queste parti,anche se è sul legame tra le due sorelle che mostra un ottimo talento
Persino il finale positivo non risulta stucchevole o fastidioso. E dice molte cose su cosa sia una famiglia,visto che alla fine Regina e Hector adottano una bambina e un ragazzino scampati alla tragedia e alle grinfie dei militari,mentre Samantha da prima si trova isolata, (e per farti capire questo basta la delicatezza della scena del semaforo,metafora e allegoria delle nostre scelte,perchè attraversando nonostante il rosso Sam incontra un ragazzo che forse diventerà il suo amore),poi grazie al destino le cose cambieranno in meglio anche per lei
E il dolly che mostra la "famiglia" che gioca in mezzo alla strada è una bellissima immagine senza sprofondare nel ridondante,retorico,pesante,insostenibile stuporismo di Spielberg,ma con una delicatezza,un pudore,un rispetto per i personaggi e noi davvero clamoroso
Questo film merita di essere visto,fatto conoscere ,non fosse altro perchè Regina e Samantha, sono due personaggi che non possiamo non amare.

mercoledì 15 maggio 2013

AMOUR di M. HANEKE

Sai una cosa? Mi si può accusare di tante cose,ma sicuramente non di cinismo. Il rifugio dei rancorosi con la vita a prezzo speciale,ecco non fa per me.
Vedo che un certo nichilismo alla buona, un certo cattivismo da happy hour, abbia portato molte persone a rendere il nostro sentimento migliore,parlo dell'amore, come una sorta di passerella per gente che deve riempire il tempo o le trasmissioni televisive,una gara e guerra fra sessi,una ossessione feroce,un modo per distinguersi socialmente, un affare di danaro e corpi da comprare.
E il resto?Sapete che esiste anche il resto?Ed è proprio per questa parte che resisto ai tempi sciatti delle trasgressioni facilone e dell'aridità sentimentale.
Non sono uno di quelli che diventano musoni,brontoloni,incazzosi con gli altri perchè non hanno conosciuto l'amore o si son scontrati con la sua parte negativa. Li vedete no?Zitelle e scapoloni acidissimi , che vivono male e vogliono che anche gli altri siano infelici come loro.
Ecco,non sono e non sarà mai questa specie. Credo nel rapporto di coppia, che si possa mantenere quello che molti chiamano amore anche negli anni, e sai perchè? Per quella vecchia storia del rispetto,della stima,della fiducia e per il bisogno che ognuno di noi ha degli altri.Per parlare,discutere,confrontarsi.
Affrontare la vita insieme,in poche parole. Mi piace vedere in giro le coppie giovani o meno,credo che sian la cosa che più si avvicini all'armonia,altro che la bella vita del single.
Certo non esiste solitudine peggiore di stare in compagnia con una persona che ci è del tutto estranea. In questi ultimi periodi poi la cronaca nera ha sconvolto con il suo carico di idiozia violenta ignobile e ingiustificabile il rapporto fra le persone.
Però noi siamo animali sociali,abbiamo bisogno degli altri,di amicizia e amore
Ed è proprio l'amore al centro di questo straziante,splendido,commovente capolavoro del regista austriaco.




La storia di una coppia della buona  borghesia parigina che si ritrova dopo tanti anni di solido rapporto coniugale a dover affrontare la vecchiaia comune e la malattia della donna.
Non c'è niente di peggio e di più sconvolgente della vecchiaia, inutile menarla con la vita che si allunga e puoi fare questo e puoi fare quello,perchè se quella bastarda della vita decide di abbandonarti , lo fa e son cazzi tuoi.
Così Anne finisce su una sedia a rotelle,perde la memoria,diventa piano piano una larva umana e lui in solitudine,quasi geloso del rapporto esclusivo che li lega ,si prende cura di lei. Con una ostinata devozione, che a molti sembra presunzione.
Certo i figli possono interessarsi,le infermiere possono cercare di curare e prendersi cura della malata,e i vicini dare una mano.Ma l'angoscia ,il senso di sconfitta e annichilimento totale che si prova vedendo una persona che scompare , che si annulla,che perdiamo non per sua scelta,ma per accanimento della vita, non si cancella.
E così ci si perde in due,inesorabilmente



Si può parlare di amore in questo caso?Vi è un lecito e giusto uso dell'egoismo quando ci si ritrova in queste situazioni? Io ho lavorato per un po' con gli anziani,è stato pesante,pesantissimo. Perchè è insostenibile psicologicamente il disfacimento della persona . Per questo reputo a.s.a, badanti,gente fantastica. Perchè moltissimi hanno la forza per sostenere questa tragedia durissima.

E quindi a mio avviso c'è nel rapporto tra questi coniugi il vero e grande senso dell'amore:vivere insieme e non farsi pesare la quotidianità. Ecco la passione  e lo stuporismo ad oltranza sono cose che nulla hanno a che fare con l'amore che vive di piccole cose in comune,normalità,quotidianità.
Così ci viene rappresentata la vita di questi due.Di una disarmante quotidiana armonia.

Poi lei improvvisamente alla mattina a tavola non parla più,non fa nessun cenno di intendere e volere. Lui si preoccupa ed è l'inizio del loro calvario.



Haneke non mostra nulla che non sia necessario,non enfatizza con colonna sonora ruffiana o altri ricatti sentimentali una storia già durissima di suo. C'è solo il vero filtrato dal cinema, l'essenziale cinematografico al servizio di un rigoroso e severissimo verismo.
Lo puoi vedere come un film crudele e amarissimo sulla fine della vita,sulla malattia e la vecchiaia che cancella tutto, sulla sofferenza ineluttabile che colpisce il genere umano.
Si, è anche questo. Non c'è dubbio alcuno,ma è sopratutto una bellissima , per quanto tragica, storia d'amore
Mettere al servizio dell'altra la propria vita, non abbandonare una persona cara quando è ormai perduta,c'è una tenerezza e dolcezza clamorosa nascosta dietro la soffocante e pesante situazione che i due vivono.
Pure il finale è il vertice del dolore e della pietà, non è possibile condannare il gesto dell'uomo perchè ha fatto davvero tutto per la sua moglie.




Un film fondamentale,bellissimo,importante. Freddo e distaccato per alcuni,ma per me di una feroce tenerezza disarmante e commovente. Senza compromessi e sentimentalismi, senza retorica.
Film di regia,di sceneggiatura,ma sopratutto di attori..
Immensi,magnifici,oltre il confine che separa cinema e vita  Trintignant e Riva. Ci si dispera ogni volta che vediamo il viso di lei e la malinconia di lui, siamo con loro in quel appartamento e soffriamo con loro perchè sappiamo che non ci sarà nessun happy end,nessuna scena madre di commozione artificiale, non siamo in america.

E alla fine ci rimane addosso il disagio totale e profondo per quelle due vite perse e un soffuso senso di dolcezza,pietà,perchè nonostante tutto l'amore che muore rinasce in altri posti, in altre storie,dovremmo non temerlo,non scappare da esso,non maltrattarlo con l'indifferenza,il tradimento,la violenza,è l'unica cosa che ci rimane e che dobbiamo a tutti i costi dividere con altri:la compagna,gli amici,i compagni,il cane..Ma non è pensabile o possibile vivere senza di esso.