domenica 25 gennaio 2015

ALWAYS di STEVEN SPIELBERG

In teorie i rapporti relazionali dovrebbero basarsi sul sostegno dei cambiamenti,dell'evoluzione, dei nostri amici . In pratica , talora, è solo un condividere le frustrazioni. Così appena uno trova l'amore, o cambia idea radicalmente su qualcosa, gli altri invece di prender questo come pretesto per migliorarsi,cominciano a lamentare la perdita di una purezza, di un grande uomo , del tempo andato. Tutte cazzate , perché codeste persone non accettano la base della vita: i cambiamenti ,sopratutto quando non sono pianificati. Meglio lamentarsi, meglio procedere una vita al caldo del cinismo povero ,da discount, meglio rimanere sempre adolescenti, sempre irresponsabili.
Invece dovremmo imparare ad accettare la differenza di idee, obiettivi, pensieri,sulla vita , che crescere comporta in ciascuno di noi.
Cambiamenti che possono avvenire anche in modo drammatico nei migliori rapporti possibili. Come facciamo a sopravvivere a un amore finito?Si, puoi inventarmi tutte le battute migliori ,  quelle solitamente cretine che fanno passare i fessi per geni in quel di Facebook,ma non puoi mentire al tuo cuore . Il dolore esiste, fa parte della nostra vita, non è che allontanandolo in fretta e furia con rimedi raffazzonati e mal gestiti possa aiutare più di tanto. Infatti ti rimarrà sempre un giudizio negativo e una pigrizia sentimentale clamorosa,perché credi che l'amore sia una cosa brutta e cattiva e poi i tuoi giudizi da perdente sulle donne, gli uomini. . Si deve soffrire, si deve fare i conti con la mancanza di una persona che , se rammenti bene, è stata fondamentale per te. Non sono le ultime crisi,che dovrebbero rimanere,ma i momenti belli, piacevoli, ogni relazione ci insegna qualcosa di buono. E tra i suoi insegnamenti ce ne è uno prezioso: devi vivere. Dopo un certo periodo di lutto, devi vivere. Cambiamenti,come vedi. E anche qui ci saranno quelli che non accettano di uscire dalla loro condizione. Perché quella condizione è l'unica che conosciamo,e non vediamo altro.



In questa opera ci ho visto questo: dobbiamo aver il coraggio di sostenere e accettare di perdere una persona e di voler la sua felicità. Per quanto uscire dalla sua vita,lasciarla libera, superare il lutto sia difficilissimo.
Film minore , ( e assai criticato), all'interno della filmografia spielberghiana è per me un buonissimo film proprio quando si sposta sul tema del lasciare andare incontro a  una nuova vita , una persona che amiamo moltissimo,quando si dice che non possiamo rimanere schiavi a lungo del lutto e della disperazione,perché non facciamo giustizia per nessuno.
Certo vi è anche la parte degli incendi,e tutto il resto. Gradevole,assolutamente. Ma è nei dialoghi-monologhi tra Richard Dreyfuss, ( molto bravo e convincente, attore fin troppo sottovalutato), e Holly Hunter , o quelli tra costui e la mai fin troppo compianta Audrey Hepburn , ( alla sua ultima, sofferta, apparizione cinematografica), nel ruolo del suo angelo guida,che per me affiora la natura di codesta bistrattata opera. Cioè il discorso scritto qualche paragrafo sopra.



Vero che Spielberg stesso ha ammesso di non esser in grado di girare commedie come vorrebbe lui, ( cioè alla Wilder, Capra ), e che il film a volte sembra un po' sotto tono,ma son descritti cosi bene i personaggi principali, ( parlo di Hunters e Dreyfuss), che a mio avviso molte critiche sembrano figlie di pregiudizi e basta.
E dico questo perché li avevo anche io. In quel periodo della mia vita,era giusto che io scrivessi o dicessi certe cose. Non le cambierei, non mi vergogno, proprio per il discorso sul cambiamento che facevo prima.
Non vedo tutta codesta melassa, il sentimentalismo, non lo vedo proprio. Se dovessi perdere la persona che amo profondamente, penso che mi comporterei come la protagonista del film, se dovessi rimanere sulla terra come spirito mi comporterei come lui. Arrivando alle loro conclusioni.
Mi fa pensare che la scusa del ricatto morale, del buonismo, del sentimentalismo,sia un patetico alibi per non fare i conti con la nostra incapacità di gestire e vivere i sentimenti. Non date la colpa a Spielberg per vostri limiti eh.
Semmai bestemmiateli a dietro per Jurassic Park,La guerra dei mondi, Et va !




Quindi un film forse non del tutto riuscito,ma che dice cose fondamentali e  importanti sui sentimenti, sul vivere una relazione. E che vuoi farci: siamo buonisti ,sentimentalisti!

giovedì 22 gennaio 2015

COLAZIONE DA TIFFANY di BLAKE EDWARDS

Di fronte ai classici,a film leggendari, cosa possiamo inventarci ? Cosa possiamo scrivere di talmente interessante o nuovo che non sia già stato detto o fatto? Penso nulla. Questi post sui classici servono , più che altro, come una sorta di pausa- rimpatriata- momento di condivisione delle nostre emozioni e ricordi.
La prima volta che vidi "Colazione da Tiffany" ero un cucciolo di occhialuto in piena pubertà. Rammento che apprezzai il film, sopratutto le parti più leggere, non fu uno schock di quelli che ti cambiano la vita, ( quello è successo con Bianca e con Paris, Texas),ma mi piacque assai ed ebbi per moltissimo tempo un lieto ricordo di codesta opera.
Avvertivo una certa fragilità e malinconia nel personaggio di Holly e sopratutto adoravo che lui fosse uno scrittore. Che bella professione,che bella vita! Pensavo all'epoca.

Audrey Hepburn esmorza al Tiffany's.bmp.jpg

Così per molto tempo ho pensato a questo film, ogni tanto leggevo qualche recensione, se cazzeggiavo su youtube,magari mi cercavo qualche scena. I capolavori e i classici fanno questo: sconfiggono il tempo, le mode, i facili entusiasmi. Questi tre elementi per i marrani di ogni risma che pretendono di far "critica", ( popolare,post citazionista, pulp pure troppo),invece sono fondamentali ma in senso contrario: il capolavoro è tale dopo l'accensione delle luci in sala. Tutto è immediato, spontaneo,veloce. La morte della riflessione, della pacata analisi,del vedere e rivedere per consolidare o riscrivere un giudizio,è pressoché scomparsa . Sono i tempi, va bene così . Pazienza.

Colazione da Tiffany è chiaramente un capolavoro.  Dovremmo scrivere pagine su pagine circa il lavoro di un Blake Edwards, uno di quei grandissimi autori- artigiani di lusso, che hanno fatto la storia di Hollywood e del cinema non solo americano. Mi viene nostalgia di quel periodo! Anche le produzioni dedicate al grande pubblico si basavano sui personaggi e le storie. Tutti i films erano costruiti secondo codesta regola: una bella storia girata più che bene. Uscivi dalla sala con la voglia di innamorarti o di conquistare il mondo. Oppure angosciato per le derive esistenzialiste, esaltato dalle battaglie di algeri e cosi via.
Dopo il bacio sotto la pioggia , presente in questa pellicola, sfido chiunque non senta il bisogno di innamorarsi o di baciare la propria dolce metà. Oppure in mancanza di altro: svegliarsi alle 6 di mattina e cantare " Mooon riveeer"



Secondo Wiki, ( non prendo idee da altri e le spaccio per mie oh!), ci furono dissapori tra Truman Capote , autore del libro da cui è tratto il film, e la casa di produzione. Lui voleva a tutti i costi Marylin Monroe e invece scelsero Audrey Hepburn, ( facendo benissimo benissimo in modo assurdo,direi. Vero anche che a me la Monroe non mi piace più di tanto),portarono sostanziali modifiche alla storia e in particolare il finale: da una parte un finale pessimista e dall'altro un capolavoro di romanticismo e bellezza abbacinante.
Cose che capitano spesso tra autori, giustamente gelosi della loro opera , e cinematografari , i quali sanno che devono vendere un prodotto a un pubblico vasto e quindi rassicuriamolo,ma va bene anche questo. Oltretutto se il risultato finale fosse un'opera memorabile e amatissima come questa, che ci sarebbe di male?



La storia la conosciamo bene: Holly e Paul si incontrano per caso, in quanto abitano nello stesso palazzo , nasce un'amicizia basata su due caratteri opposti in alcune cose,ma tanto uniti da una vita che dietro alla luce delle feste e del "far l'artista",nasconde una tragica malinconia e insoddisfazione. Lei fa la modella e la escort di lusso, gioiosa e allegra,per difesa e distacco, alla ricerca di un milionario che la sposi. Carattere indipendente, amante del lusso, ( trova la pace solo andando a far visita alla gioielleria Tiffany),è in realtà una povera ragazza di provincia che ha tagliato con il passato , una donna sola . Lui dice di fare lo scrittore,ma in sostanza è un mantenuto. Molto più posato di lei, si difende con un labile cinismo di facciata,perde tempo vivendo alla giornata, fingendo di scrivere il nuovo libro. Dietro la loro esuberanza, i loro discorsi,entrambi nascondono un vuoto esistenziale pauroso, un bisogno assoluto di avere una persona accanto,di condividere amore e vita insieme.
Ci metteranno quasi due ore per scoprirlo e a me questo happy end piace assai. E che cazzo! Io lo pretendo il lieto fine, pretendo che trionfi l'amore , che ci sia un minimo di giustizia e umana pietà per certi personaggi. E in questo caso ci sta e anche tanto.
E ora tutti a cantare Mooon Riveeer

mercoledì 21 gennaio 2015

MIRACOLO A LE HAVRE di AKI KAURISMAKI

Non ho mai creduto che esser appassionato di cinema , letteratura, musica, sia una scappatoia dalla propria vita, dalla società, dai drammi e dolori. Uno spettatore indisciplinato sa benissimo che dovrà anche affrontare prove dure, mettersi in gioco, essere coccolato, disturbato, rasserenato, colpito e affondato. Non ha una sola missione il cinema o un solo messaggio. Serve però a farci "riscoprire" quel Io sepolto dalle convenzioni sociali, dalla debolezza di saper vivere in modo limpido all'interno di una società in decomposizione. Così , mentre su Facebook ci vantiamo del nostro cinismo, ci commuoviamo per un orsetto del Perù emigrato in quel di Londra , o per la sorte triste di un Cammello Bianco.
Oppure, noi che parliamo sempre di sacralità della vita, esultiamo per la morte dolorosa di un personaggio particolarmente antipatico. Il rapporto cinema-spettatore è questo.

Parlare della nostra vita e del nostro tempo attraverso finzione, gusto,stile, e tanti altri trucchi. Pure quando è documentaristico, c'è sempre una parte di rappresentazione e di costruzione. Perché , a mio avviso, la vita è cinema. Tutti noi siamo dei film in carne ed ossa. Io tendo per la commedia borghese -nevrotica alla Allen -Moretti,ma ultimamente tendo per i Musical- commedie romantiche. E mi piace così.




In questi tempi duri,cattivi, di odio e paura, di guerra al diverso,a chi è di altra razza e religione, il cinema ha il compito di non lasciarci trasformare in Salvini Marrani. Ma di farci riflettere,comprendere, non giustificare nulla,ma dirci: il fatto è questo. Queste sono persone . Come te.
Quando ce la prendiamo con i diversi e gli stranieri dimentichiamo sempre codesta cosa: sono come noi. Esseri umani, pieni di difetti e pregi . Inoltre, non dimentichiamolo, non è che arrivino da noi perché non hanno un cazzo da fare,ma per le guerre che spesso hanno anche il nostro sostegno indiretto o diretto che sia.



Così il grande Maestro finlandese ci descrive la vita di un lustra scarpe francese , che vive a La Havre in normandia, e della sua amicizia con un ragazzino africano, immigrato clandestinamente, che vuole raggiungere la madre in quel di Londra. Intorno a loro tanti personaggi, leggermente stralunati,ma umanissimi. Dal commissario di polizia, agli abitanti del suo quartiere. L'uomo vive anche una drammatica situazione famigliare in quanto la sua compagna è malata gravemente. Servirebbe un miracolo...Ma non chiamate né Brosio né Siani,please!



Una commedia sociale che dietro l'apparenza freddezza nasconde un cuore che batte per le disavventure degli emarginati, del popolo minuto, di chi affronta viaggi della speranza e finisce per sbatter il muso contro la repressione e l'ignoranza. Un inno a noi, che siamo migliori di quanto si possa credere e pensare,al nostro indomabile istinto per la solidarietà. Di questi tempi rimanere umani, distanziarsi da tutte le bocche rigurgitanti cattiverie,volgarità,odio represso e frustrato, è l'unico modo per salvarsi.
Questo bellissimo film ci rammenta tutto questo.

martedì 20 gennaio 2015

LA STORIA DEL CAMMELLO CHE PIANGE di L. FALOMI e B.DAVAA

Oggetto filmico affascinante e misterioso, che trae forza dalla sua natura ambigua di fondo. Un documentario che ci mostra, qualora vi fosse bisogno, che la vita è uno spettacolo suggestivo e ricco di emozioni, oppure è un film che ci mostra come la realtà possa essere suggerita,percepita,rappresentata,pur rimanendo in un contesto di pura finzione? Si pone quindi sul confine labile del vero,verosimile, reale?


Cammello bactrianus.jpg

L'opera in questione ci narra le vicissitudini di una famiglia di pastori mongoli sperduti, ( a quanto pare anche abbastanza felicemente), nel deserto dei Gobi. Qui allevano animali da pastorizia e hanno numerosi cammelli,usati anche come mezzo di trasporto. Conosciamo la loro vita fatta di rituali, tradizioni, viene mostrato un nucleo famigliare solidale,lontano anni luce dalla nostra vita e cultura. I registi lasciano parlare le immagini, e ci portano a provare empatia per codeste persone.
Tutto procede bene,fino a quando capita un fatto straordinario: una cammella partorisce un cucciolo dalla lana bianca. La madre lo rifiuta. Non lo riconosce, non lo vuole allattare. La stessa natura che spesso ci meraviglia con gesti di dolcezza tra specie diverse,ora ci mostra un volto duro e crudele. Perché dolcezza e crudeltà girano insieme da sempre: non è tutto sempre cattivo o tutto sempre buono,nella oggettività dei fatti. Poi io tendo a ricercare la bontà e il lieto fine,altri no. Ma sono cose da uomini. Che svaniranno con noi, la Natura ha altre vie. E non sono catalogabili con la nostra morale.



Eppure non mancano i sentimenti e le emozioni. Perché di queste cose si vive . Ci mostra come siamo tutti esseri viventi e che alla base il dolore,la gioia,la voglia di esser accettati e amati è uguale per gli uomini che per le bestie. Pur essendo diversissimi tra di noi.
Ma è innegabile che il film ci porti a interrogarci sulla sacralità della vita. Essa è solo una fissa per credenti oppure è la base ,la radice, di ogni esistenza. Basata su cose concrete,sentimenti profondissimi? E quanto ci costa un materialismo arido,supponente, di gente impaurita che non vuole conoscere e conoscersi? Gente che sposa cause ridicole di fragili libertà individuali,ma che non riconosce il suo ruolo e quello degli altri nel mondo . Anzi gli altri esistono solo in virtù del fatto che siano tra i miei contatti e amicizie ,di quelle che servono alla gratificazione continua del mio ego. Non al confronto.




Questo è un film che del sacro fa la sua bandiera. Ogni gesto e parole degli uomini legati anche per motivi assai spicci e materiali alle loro bestie, il lamento del cucciolo,la vita delle bestie, i viaggi in gobba ai cammelli per trovare un suonatore di violino. Vite che seguono gesti antichi, tempi dilatati dove ogni essere vivente ha la sua importanza e fa parte di un unico disegno.
Non fosse che da noi scade tutto in sterili polemiche e in scontri tra tifosi imbecilli, si potrebbe anche parlare del valore della vita delle bestie. Riconoscere a loro un'esistenza dignitosa e che abbiano sentimenti. Primari,rudimentali,ma con quello che talora offre la vita degli uomini, c'è da tenerne conto.



Un film commovente,toccante, dai tempi vasti,dilatati,solenni, che la vita in certi posti mantiene ancora. Una favola, per alcuni,ma sopratutto una piccola lezione sulla sacralità di ogni esistenza. I primi piani dei cammelli, della madre e del figlio, in modo particolare sono tra le cose più dolci e anche dolorose che mi siano capitate di vedere. Come il finale con la soluzione del problema. L'importanza della musica, dell'arte quindi percepita anche dalle bestie
E quelle lacrime che superano per un secondo gli steccati e si sciolgono diventando anche le nostre.
Opera imperdibile ,per chi vuole conoscere mondi diversi,lontani,ma veri , reali.
Chiaramente , però, la tecnologia- giustamente-arriva anche da loro. La televisione colpisce l'immaginario dei più piccoli, la radio, non possono mancare.Su questo labile confine, sul discorso dell'importanza di ogni vita al di là del nostro modo di alimentarsi, insomma un film prezioso,che ci regala suggestioni e riflessioni.

lunedì 19 gennaio 2015

HUNGRY HEARTS di SAVERIO COSTANZO

Pur non considerando che esistano leggi eterne sul "come si debba far cinema", poiché la Bellezza ha misteriose e innumerevoli  a sua disposizione per raggiungerci.
E non sempre ci porta doni preziosi,a volte ci prende a bastonate,ci fa stare male, e non ci lascia scappare. Eppure, pur soffrendo , comprendiamo di trovarci di fronte a una pellicola di assoluta importanza.




Una coppia , come tante altre, all'apparenza felice, li conosciamo. Ci sono stati presentati bene ,quindi sappiamo del loro primo incontro, (quanto meno singolare), di alti e bassi comuni in molte coppie. Siamo certi che si amino. Sopratutto lui, che dopo molti maschi coglioni,ci rammenta come nel mondo vi possano essere delle brave persone. Innamorate. Pregio,ma anche profondo limite. In particolare quando hai a che fare con certi disturbi mentali, certe personalità complicate e non propriamente sane. Non è il lato positivo a salvarti e a salvare la persona che ami.
L'amore aiuta tantissimo,ma non sempre risolve. Necessario , assolutamente, che ci sia. Però a un certo punto ci devono essere delle cure mediche.
Io credo nei dottori e nelle medicine, non penso affatto che siano dei folli con il compito di avvelenarci per far arricchire le industrie farmaceutiche. Non lo credo. Certo a livello economico,qualche industria potrà comportarsi illegalmente però non sporca affatto la mia massima fiducia nei dottori e nelle medicine. Il resto potrà servire a livello psicologico su cose di minino conto, ma non guarisci da gravi malattie. Purtroppo su facebook si leggono tante cavolate, che reputo criminali: quelli che sostengono non esistano le malattie, quelli che pretendono di farti guarire attraverso l'uso del respiro,e altre sciocchezze criminali.
E la libertà di pensiero ed espressione? Non mi interessano. Non sono al centro della mia vita e attenzione . Perché? Molto semplice. Non credo affatto nelle libertà, ma nelle responsabilità: sociali,individuali. Quindi tu scrivi che non si debba prendere nessun tipo di medicine, non si devono fare cure,anche per malattie gravi? Ti assumi la responsabilità civile,penale,eccetera eccetera. Non sei libero di..Nessuno lo è. Perché le nostre cazzate possono ispirare comportamenti autolesionisti su persone deboli,fragili, e non possiamo far finta di niente.




Nasce un figlio! Che bella cosa! Ti cambia la vita, ti rende una persona migliore. Un pezzo di eternità, di te nel mondo. Tanti progetti, tante cose. Solo che la donna ha già manifestato segni di squilibrio. Impone al piccolo una dieta alimentare particolare che non va assolutamente bene per il piccolo, ha delle sue credenze basate su teorie da dimostrare,l'individualismo spicciolo di chi vuole sostituire sé stesso ai professionisti. Niente di male se riguardasse due adulti consapevoli,ma che fa malissimo al piccolo.
E qui Costanzo ci fa precipitare nell'abisso. Lei peggiora ,lui cerca di salvare il figlio e di risolvere da solo il problema. Si auto escludono dal mondo, seppure lui cerchi aiuto. Il regista ci mostra questa discesa inesorabile all'inferno,con implacabilità,ma senza elementi morbosi e sensazionalistici. Non ne val la pena, quando la storia e i personaggi funzionano. Da innamorati felici a esseri umani devastati dal dolore,ma uniti ancora da un certo sentimento, che diventa una catena arrugginita.

Hungry Hearts è un film eccellente, importante, necessario, interpretato benissimo da Adam Diver, ( chiedo venia non lo conoscevo affatto, mi auguro di vederlo spesso sul grande schermo), e dalla mia amatissima Alba Rorwacher, ( spero di aver indovinato il cognome), dolenti, straordinari,non capisci che stanno recitando in un film, ti sembra di vedere due persone reali. Giganteschi!