martedì 23 maggio 2017

Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia

Ti sei mai fermato a pensare cosa hai tolto a Giuseppe? Ti è mai venuto in mente, passato lieve nel cuore, un momento di sgomento e schifo per quello che tu e uomini di zero onore avete fatto a un ragazzino?
Quando rapisci e uccidi un ragazzino non togli a lui la vita. O meglio non solo quello. Perché se un uomo ha avuto il tempo di fare errori, vivere amori, ridere e arrabbiarsi, lavorare, comprare casa, innamorarsi, tifare e gioire per una squadra che vince uno scudetto, emozionarsi ricordando i viaggi, aver fatto l'amore,  cambiato vita ed esperienze, un ragazzino che avrà mai fatto? Avrà avuto la percezione di tutte queste cose.
A Giuseppe, dei criminali orribili, disumani, hanno distrutto la felicità di immaginare e vivere una vita. Un doppio atroce delitto. Perché il padre era un pentito. Poi lasciamo stare che il suo assassino si è pentito a sua volta, mi auguro un pentimento vero e sincero.
"Sicilian Ghost Story" è un film che parla di prigionia, di vite sequestrate: Giuseppe, nel senso vero e proprio del termine, passerà due anni nelle mani dei rapitori, Luna - la ragazza che si innamora di lui- è prigioniera della società: quella omertosa, piena di segreti, che vuol far passare per matta una ragazzina che pone domande, che non accetta quella mentalità e modo di vivere.
Lei combatte colla forza ingenua e fragile di chi è ancora giovanissima e non teme quel placido vivere all'insegna del " fatti i cazzi tuoi", non vuole accettare che un ragazzino venga abbandonato e deriso, dimenticato e insultato, per quello che ha fatto il padre
Durante tutta la visione mi son sentito completamente vicino a lei,  soffrendo per ogni ostacolo che gli altri le mettevano di fronte, emozionandomi per quel amore così intenso e puro e forte.  Perché quella è l'età bellissima in cui l'amore è qualcosa che non si perde tempo ad analizzare, regolarizzare, dubitare della sua esistenza: l'amore è.  Il cielo è nel viso del nostro o nostra amato/a. Infinito, potente, ci riempie le vene al posto del sangue.
Questo amore è quello che provano Giuseppe e Luna.
Fino a quando uomini cresciuti malissimo nel mito distorto dell'appartenenza mafiosa, interverranno per distruggere quel loro bel sogno.


Per tutto il film speri che qualcosa o qualcuno possa intervenire per dare giustizia e pace ai due ragazzini.Però sappiamo che la storia non è andata affatto così.Per questo il dolore diventa ancora più straziante, vibrante, feroce. Bastano piccole sequenze ( una farfalla che dalla mano di Giuseppe si mette a volare verso il mare, i due ragazzini che si abbracciano in un sogno/allucinazione/visione di un oltre la vita) per far penetrare nei nostri cuori di spettatori una sofferenza radicata e profonda.
E poi c'è il cinema

Cinema che in questa pellicola c'è, presente, debordante, ricco di possanza e maraviglia, proprio perché i registi ed autori di questa opera mescolano il duro realismo della storia vera, con atmosfere inquietanti, sottilmente horror, decisamente fiabesche.
C'è il bosco maledetto e incantato, le bestie feroci, i cattivi/ quasi orchi, c'è una principessa che deve salvare il suo principe. Ci sono i fantasmi/anime che si incontrano. Il tutto però senza forzature o stonature tra parte Reale e quella Magica.
Come se la mafia fosse una specie di proiezione maligna di una terra infestata. Surreale o realismo magico? Forse niente di tutto questo. Solo un film davvero notevole.

lunedì 8 maggio 2017

SOLE, CUORE, AMORE di DANIELE VICARI

Forse avremmo dovuto saperlo, comprenderlo, almeno farcene una ragione. Non dico un motivo di lotta, che poi oggi per o contro cosa combattiamo? La rivoluzione diventata una roba da risiko. Sposto sta banda de assassini de qui, e anvedi so ribelli, no! Aspetta! Va che si è liberato un posto in Siria! Muoviti che se no te parcheggiano quelli di al qaeda, che mo questi dove li mettiamo!
 Te pensa, tutto sto casino ti capita ai piani alti. Che i padroni, sappilo amica cara, mica son come noi che guardiamo per terra, se per caso: che ne so? Uno ha perso  venti euro. Che paiono pochi, ma un regalo al figliolo, due pizze da trasporto per la moglie, due birre con gli amici. Da quanto tempo, eh? Che qui corri corri, ma dove vai? Dove vogliono farti arrivare? In anticipo: sul posto di lavoro. Ora lascia a casa i guai, i problemi veri e reali, no! Per carità: già ti abbiamo preso e dato questo posto, e tu che fai? Invece di pregare me, tuo unico dio, mi chiedi permessi, che deve fare gli esami! Ma lascia perdere! Ingrate son le lavoratrici.Si permettono di metter al mondo figli, di aver mariti che fanno lavoretti,  e noi poveri padroni che facciamo? Gli diamo di che campare. In nero, che va bene così, tutti i giorni, ma visto che sono buono le lascio anche la domenica pomeriggio libera.
Però che bello essere libere, in un mondo libero, che ti permette di vivere eh?

La libertà è una cosa bella: ti permette di alzarti ogni mattina, fare due ore di viaggio all'andata e due al ritorno. Perché i soldi servono, però lo fai per dar un futuro decente ai figli, e perché tuo marito non trova lavoro fisso. Ci pensi, Eli, ogni tanto a lui? Quello che un giovane uomo disoccupato prova quando passa di lavoro in lavoro, sta a casa e vede la moglie che fatica per mantener la famiglia? Noi siamo liberi, no? Civili, democratici. Eppure un uomo a casa, che si occupa della casa e della famiglia, visto che i suoi continui sforzi lo portano a trovare solo lavoretti o niente, viene visto come un parassita. Un peso sociale. E ti senti così, quando a casa si fanno i conti economici: i progetti brillanti diventano sempre più opachi, lontani. Piano , piano, per la necessità primaria di vivere devi a tutti i costi accettare una vita di ripiego, l'accontentarsi di aver qualcosa di cui accontentarsi. Spesso per tua moglie non sei nemmeno un peso, perché ti ama e conosce il tuo valore di uomo, la tua storia. Sono gli altri che parlano tanto per, sai ad un certo punto si sentono l'autorità di dover manifestare pensieri frettolosi, deduzioni illogiche.
La gente parla e il sistema ti incatena. Però siamo liberi.
Si, tutti quei viaggi in bus, metropolitana, ripetuti ogni giorno, sotto la pioggia e col sole. Tutti i giorni: avanti e indietro, con altra varia umanità nelle tue condizioni. Magari la prima volta che salite sul bus, sul treno, quando incominciate un lavoro, cazzo siete pure felici.
Siamo liberi e facciamo i conti: allora, dai! Si ci metto 4 ore di viaggio, lavoro tutti i giorni, escluso il pomeriggio di domenica, 12 ore al giorno, che fa tanto ottocento no? Il capitale, sapete, sta ai passi coi tempi! Comunque, vabbè è in nero, ma va bene così. Forza, Eli. Che a te è andata bene: pensa alla tua carissima amica: la Vale. Fa la performer in discoteche, gallerie d'arte, ha avuto per un certo periodo un tizio pericoloso come impresario, sua madre pensa sia una puttana. Non è la sola, eh! Lei che ripete le sue danze, che forse ama un'altra donna,  che vive l'illusione della notte, quando i gesti sono sempre gli stessi. Corpi che si muovono, meccanici.
Dicevo, Eli, a un certo punto tu hai anche un lavoro onesto, no?  Poi cosa succede? Avverti anche tu il bisogno forte di scendere dal bus? Di andare avanti e niente lavoro oggi. Niente clienti maleducati, viziati, capricciosi, niente titolare che ti tratta come una schiava, una sua serva, che sai la moglie in negozio non va bene: lei deve dormire, fare palestra, e lui mica vuol fatica un po' fare due capuccini, darti una giornata libera. No, è pure buono! Ti fa l'elemosina di uno stipendio da fame.
Ma ora, visto che siamo qui ad aspettare il prossimo treno della metropolitana, voglio farti una domanda: "Noi siamo liberi, ma dove l'abbiamo messa sta libertà?" Quando abbiamo deciso che il padrone,  è un dio in terra e il lavoro deve esser fatto a tutti i costi, anche quello di perdere la nostra vita? La vita che è un dono prezioso e che brilla quando stai colle persone che ami, quando dal balcone, puoi veder quello che capita sotto i tuoi occhi? Il tempo non è denaro, ma è vita.
La vita è : salute, relazioni, empatia, viaggi, anche piccoli, pure un po' di tempo passato a non far nulla, ma assistere al prodigio del nuovo giorno,  un libro da leggere che ti esalta, una canzone da stonare in compagnia, la vita è libertà
Nei tempi del lavoro sotto la democrazia liberal-capitalista gestita a cazzo di cane da individui sordidi tanto tra i politici, quanto tra la tanto celebrata società civile di padroncini, capetti, e coglioni di ogni sorta, la tua vita è merce, sotto posta alla dittatura di orari, pressata dalla paura di perdere un posto di lavoro che ti toglie l'esistenza.
Delle grandi lotte proletarie, della legge 300, della forza che ci univa cosa è rimasta? La libertà individuale di persone che si lasciano sfruttare, perché il mondo libero va così.