mercoledì 7 marzo 2018

ALLENDE di MIGUEL LITTÌN

Il titolo originale di questo ottimo film è : Allende e il suo labirinto. Perché il film non è tanto la biografia di un leader politico, ma la cronaca di una morte annunciata, della sconfitta di un metodo di lotta tanto nobile moralmente quanto disastroso nella pratica.
Non è nemmeno, e come potrebbe vista la storia del Cile, un atto di accusa contro un uomo dotato di grandi principi morali, morto per difenderli fino all'ultimo. Ogni cileno o uomo che ripudia il fascismo, non può che provare partecipazione umana per la sorte di Salvador.
Per chi volesse sapere qualcosa in più consiglio l'ottimo documentario di Patricio Gùzman : Salvador Allende. Una visione più ampia, che parte dalle tante lotte fatte per il popolo cileno, fino alla fine. Un documentario che si interroga su cosa sia rimasto al popolo cileno. Che è rimasto? Qualche giovane della media borghesia che inneggia a Pinochet, qualche compagno che fa notare come la rivoluzione non è democratica e pacifica e tantissimi altri che lo rimpiangono.
Il film di Littìn si concentra su quel 11 settembre 1973, quando l'esercito cileno mise in atto il colpo di stato. Voluto dal premio Nobel per la pace Kissinger, dagli americani che non potevano sopportare di perdere il potere economico sul cortile di casa, il Sudamerica, così da bravi democratici e unici sostenitori del mondo libero, decisero di metter in azione una lunga stagione di dittature a busta paga yankee. Lo chiamavano Piano Condor. Ha provocato migliaia di morti. Uomini, donne, bambini, perché comunisti, sindacalisti, o perché poveracci, indio, neri. Un tempo i liberali-conservatori ti dicevano: "Si, ma l'economia con questi governi è migliorata. Il ceto medio ha visto grossi progressi in campo economico" Si prendevano le responsabilità di essere degli stronzi.
Oggi ti tirerebbero in ballo le fake news, i complotti, anzi i "gomblotti". Pure quel minimo di coraggio hanno perso.
Allende e il suo labirinto, è il posto in cui il presidente a furia di sbagliare per troppo spirito democratico ha spinto sé sresso e il paese. Un paese che aveva dato un bruttissimo segnale con lo sciopero di quegli infami dei camionisti. Salvador non ha capito che il ceto medio e parte dei piccoli padroni, sono un flagello per la rivoluzione. Non si deve trattare con essi. Lo impone la sopravvivenza della rivoluzione stessa. I nemici ti fanno fuori se ti dimostri ragionevole e ti dipingono come un assassino sanguinario se reagisci. Non che costoro abbiano fatto affidamento a dei galantuomini, quando hanno preso il potere
Il film narra la scoperta del tradimento totale di generali che avevano giurato fedeltà al governo e al presidente. La solitudine feroce di un uomo troppo nobile e dignitoso, per un paese che si vende al padrone straniero. Seguiamo le ultime ore e scopriamo l'uomo dietro al simbolo. Un rapporto extraconiugale,  l'attaccamento ai compagni e la dedizione all'amicizia, il profondissimo amore per le figlie.
Essere superiori, moralmente ed eticamente, rispetto ai nostri nemici, può bastare? Allende perde, ma come uomo è un gigante rispetto a quel figlio di puttana di Pinochet. Eppure uno si è suicidato dopo una lunga e solitaria guerra, l'altro è morto nel suo letto, dopo decenni di dittatura e torture contro il popolo cileno.Avrei trovato giusto e migliore una fucilazione di massa di tutti quelli che hanno preso parte, in tutti i campi, alla dittatura cilena. La pacificazione democratica piace alle brave persone alla Saverio Tommasi, ma non ai parenti delle vittime. Non so come la prenderei il fatto di veder camminare tranquillamente, nella mia via. il torturatore di mia moglie o di mio figlio.
Il Cile è una sconfitta pesante per il socialismo, il comunismo, e in un certo senso anche per la democrazia.
Il film riesce a tenerci bloccati e fermi dentro La Moneda, durante l'assalto delle truppe golpiste. Ha un vago senso peckinpiano nel descrivere questa resistenza inutile, questo massacro orrendo, questa facilissima vittoria. Non mette in scena degli eroi, ma solo delle persone che non possono fare altro che combattere fino alla morte. Quelle che, su consiglio di Allende, si arrenderanno finiranno trucidate negli stadi, nelle galere. Perché il fascista non mantiene mai la parola, e non si tratta o ci si arrende quando abbiamo a che fare con questa deviazione dell'essere umano.
Oggi è facile criticare Allende, come sempre siamo tutti bravi a dire come dovevano andare le cose dopo che sono accadute. Infatti non mancano quelli che insegnano a un morto cosa avrebbe dovuto fare dare l'ordine di armare il popolo.
Allende non voleva scatenare una guerra civile, non voleva che il popolo pagasse duramente uno scontro tra fazioni politiche.
Egli si sbagliava di grosso. Il popolo avrebbe sofferto pur non avendo impugnato le armi. I fascisti al potere avevano già deciso chi doveva morire. Potevi anche essere tanto buono e pacifico, ma il tuo destino era segnato.
Il fascismo è un mezzo di governo in difesa di interessi economici a volte nazionali, a volte per conto di altre potenze, che come unico scopo la distruzione dei diversi, per il predominio di chi è forte, di razza ariana, la violenza fascista si scaglia contro i deboli. Tutto qui.
Questo è successo anche in Cile.
A volte il cinema si ricorda che non è solo intrattenimento. A volte decide di raccontare storie vere, decide di sporcarsi le mani colla storia e la memoria. Io amo questo cinema militante, d'altronde pur senza vantarmi di essere un rivoluzionario, sono orgogliosamente comunista
Mi piace il cinema che fa anche politica, che propaganda una sana idea anti fascista, che mette in discussione le brillanti basi del capitalismo. In questi tempi di grossa sfiducia, di "maremme maiale" che volano a velocità supersonica, per via di scellerate scelte politiche, il cinema ci rammenta ancora chi siamo, quale la nostra storia, i nostri ideali. Forse se la piantassimo di dar retta alle cazzate dei rossobruni, se la piantassimo di litigare tra noi quattro spelacchiati gatti, se decidessimo di non dar retta ai democretini in malafede, magari potremmo anche riprenderci dal grande sonno che ci affligge da decenni.
Nel frattempo non dimentichiamo la storia e gli uomini come Allende.
 Lo spettatore bolscevico e indisciplinato, vi consiglia la visione di questo film. Disponibile su Netflix

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