domenica 1 dicembre 2019

Gli uomini d'oro di Vincenzo Alfieri

Forse ho una visione distorta della realtà, ma ultimamente noto che qualcosa si stia muovendo all'interno del cinema italiano. In particolare mi par di percepire una certa voglia di tornare al genere, a pellicole che si allontanano dalla commedia o dal rigoroso cinema d'autore, per scoprire il piacere di far cinema per masse, proponendo horror, melodrammi sportivi, film di super eroi, opere storiche. La cosa che apprezzo è sopratutto la grande professionalità con cui queste opere vengono fatte e presentate. Il problema è sempre quello di trovar persone ossessionate dal cinema di genere italico degli anni 70, fin troppo sopravvalutato e santificato in blocco, per cui non capendo la lezione di Tarantino, si pensa che bastino le citazioni, le frasi ad effetto e personaggi stravaganti per far cinema di genere. Come sempre gli alternativi e ribelli a cazzo di cane fanno danno al cinema, pensando per di più al genere come un tipo di cinema tanto popolare ma chissà perché anche di nicchia. La loro passione è assolutamente borghese, il loro ribellismo stesso è solo scontro generazionale e un vago esser contro il sistema.
Queste nuovi film invece non hanno paura di esser prodotti fatti anche per incassare, ma sopratutto sono fatti bene, senza quella cialtroneria che ha rovinato il cinema di genere italico, Cioè produzioni indecenti,  proposte fatte passar per cose che non erano,  sciatteria generale.
Oggi abbiamo ottimi film come questo "Gli uomini d'oro" che sono veri e propri prodotti di genere senza nessuna sciocca nostalgia per il passato e con una loro precisa anima, dimensione, identità.
Il film sfrutta un cast rinomato e molto amato dal pubblico generalista italiano, il che ci porta a credere che sia una commedia magari con robuste incursioni nell'azione ( e la paura che sia una cosa orrenda come Ma che ti dice il cervello?) legata comunque a tempi comici, uno sguardo affettuoso verso i perdenti,.
Invece questo film di Alfieri ci spiazza proprio per la grande amarezza, durezza del racconto.  Tratto da una storia vera che fece scalpore negli anni 90, tanto da esser alla base di un altra ottima pellicola : Qui non è il paradiso di Gian Maria Tavarelli, ci viene narrata il furto da parte di alcuni  trasportatori delle Poste del denaro che ogni giorno prelevano e depongono in un giro alienante e senza un momento avulso dalla noia di ripetere sempre gli stessi percorsi, gesti, mentre tutto quel denaro potrebbe cambiare per sempre la vita di ognuno di loro.
Luigi è un napoletano che proprio non riesce a vivere nel tetro nord sempre plumbeo e freddo. Torino è una trappola, vorrebbe solo partire per il Costa Rica e vivere alla grande. Avise è il suo collega, nordico, taciturno, scontroso, chiuso, L'uomo soffre di gravi problemi cardiaci, ha una famiglia a cui vorrebbe dar di più, tanto che fa tre lavori pur di mantenere un livello di vita decente. Infine c'è Il Lupo, un pugile di scarsa fortuna, titolare di un pub, in cui lavora Avise, costretto a picchiare la gente per conto di uno strozzino ( uno straordinario Gian Marco Tognazzi attore che di film in film sta davvero crescendo molto).
Il loro desiderio di uscire da una vita mediocre, la paura di non lasciar traccia alcuna, la voglia di far la bella vita piena di beni materiali e di consumo, li spinge a organizzare una rapina. Luigi e Avise ruberanno il denaro che ogni giorno trasportano.
Hanno obiettivi e motivazioni radicalmente diverse, li unisce solo la rabbia e la scontentezza per come campano  e tirano avanti.
 Tutta la parte dela rapina è girata benissimo: ritmo serrato, tensione crescente, ottima prova del cast.  Però la cosa che a me piace assai è la totale mestizia con cui si narra la loro storia, Nessuna redenzione, nessuna vita meravigliosa, niente che possa dar soddisfazione. Come se l'uomo non avesse altro conforto che nell'accettazione di quello che ha e di quello che può fare, non "vuole" fare o peggio ancora essere.
Il sogno non appartiene a questo mondo.
Gli attori sono molto affiatati e convincenti, ma è sopratutto Fabio De Luigi la sorpresa. E che meravigliosa sorpresa.
Siamo abituati a conoscerlo come comico ( io lo adoro fin dai tempi di Mai dire goal) ma al cinema ha interpretato opere perlopiù dimenticabili - anche " Metti la nonna nel frigo" era una commedia notevole- qui dimostra di esser bravissimo in un ruolo serissimo, doloroso, capace di lucida rabbia. Un perdente privo di quel glamour che tante volte troviamo nei nostri film. Avise è un uomo chiuso in una disperazione totale, che ama la sua famiglia ma è ossessionato, in modo distorto come succede con le ossessioni, dalla paura di non esser abbastanza per la famiglia, di non dar una vita ricca e sicura.
De Luigi riesce con poche espressione, parole trattenute a stento, rabbia esplosiva a commuoverci e provare anche avversione per esso.
 Non sono da meno gli altri interpreti, da Giampaolo Morelli, che ci commuove per la bontà e allegria del suo Luigi, un uomo che ama la vita, le donne, non vuole impegnarsi in niente, ma è buono e vuole solo divertirsi esser padrone del suo tempo. Edoardo Leo dipinge il suo Lupo come un uomo che vive di violenza ma è anche debole, incapace di gestire una relazione con una donna troppo libera, vive con pochi sogni ed è costretto a lavorare per uno strozzino. Leo riesce a farci percepire la tristezza e la mancanza di prospettive di questo personaggio.
Alfieri dal canto suo è un ottimo regista. Riempie il film di inquadrature non banali, raffinate e molto estetizzanti, ha un grande senso del ritmo e sa come scrivere dei personaggi che non sono mai macchiette ma persone vere.
 Lodevole l'uso delle musiche legate alle immagini. In poche parole questo è un validissimo, meraviglioso film che non dovreste lasciarvi scappare se amate le opere di puro genere.

2 commenti:

Giampaolo ha detto...

Si ma quali sono i film brutti anni 70? Fai degli esempi così capisco cosa vuoi dire .. COMUNQUE LA recensione è scritta con passione e potrei farci un pensierino . Ciao.

babordo76 ha detto...

Guardati Diabolicamente Letizia, Provincia Violenta,i film di Grieco,Polselli o i Laureandi. Per far un esempio. Gli stessi autori di punta hanno diretto cose bruttissime tipo i nuovi barbari . C’è tanta roba buona nel genere ma anche molte cazzate. Chi fa film di genere oggi è un professionista e non un Alfonso Brescia allo sbaraglio