L'immortalità cinematografica è senza dubbio una delle tante aspirazioni che i mestieranti della pellicola coltivano durante tutta la loro carriera.Talora qualcuno ci riesce,molti si avvicinano,tantissimi passano il tempo di donare qualche immagine ,qualche leggerezza e poi spariscono.Persi nel ritenere la vita artistica altro rispetta a quelle dei lavoratori in altri settori,forse non prestiamo importanza alle vite dei singoli lavoratori,ai loro megalomani sogni,alle loro splendide e umane rassegnazioni.Tutti vorrebbero essere Fellini ,molti sono Sergio Garrone o Bruno Mattei.
Nondimeno prima che si autodistrugesse la nostra cinematografia era piena di grandi e grandissimi titoli,la superproduzione in serie per imitare il successo delle pellicole più fortunate,una certa cialtroneria e maldestra improvvisazione hanno devastato quel di buono che avevamo e ancora abbiamo.
Cosa dire della Grande Guerra?Leggendario,memorabile,indimenticabile,forse basterebbe,ma molto probabilmente sarebbe anche poco.Troppo poco.
Mereghetti dice giusto quando sostiene che è un film corale,dove ogni interpretazione anche la più piccole e sfuggevole è di per sè un piccolo classico,un perfetto esempio di umanità su celluloide.Dice sbagliato quando assurdamente vuol mettere in confronto i due grandi mattatori protagonisti della pellicola:Gassman e Sordi.Entrambi sono bravissimi,entrambi sono in stato di grazia e nella sbruffoneria sopra le righe di un Busacca Giovanni c'è tutta l'umanità tagliente del proletariato milanese,un ganassa capace di rapide e forti malinconie che il grandissimo attore genovese rende alla perfezione.
In Jacovacci Oreste invece troviamo una romanità rilassata e furba,ma non cattiva,anzi anche qui risalta prepotente l'umanità sopratutto nel finale dove VERAMENTE muore da vigliacco,(non dice dove stanno gli italiani con il loro ponte di barche perchè non ne conosce l'ubicazione),eppure anche nella codardia c'è qualcosa di toccante e straziante.Non tutti sono eroi e non a tutti è richiesto di morire da uomini o peggio da martiri.Le scene toccanti di grande spessore ,che taluni Marotta,definirono "religiose" mancano:l'arrivo del treno dei feriti che si affianca a quella dei novizi della guerra ,la fucilazione della spia tedesca,l'omicidio dell'austriaco mentre si prepara il caffè,la mano che affiora dal terreno che meglio di ogni altra cosa rappresenta il raccapriccio della morte in battaglia.Eppure i soldati di questo film sono uomini che imprecando,con paura,senza inutile retorica patriottica combattono,perchè non possono fare altro,perchè come animali al macello si fanno condurre verso la morte o forse in quel momento cercano il riscatto,la voglia prepotente di resistere anche all'orrore della mattanza voluta dai politici e dai riccastri del mondo.La plebe ha un coraggio naturale che non ha spiegazioni,esiste e basta.La storia si ispira al racconto di Maupassant Due amici,poi age-scarpelli-luciano vicenzoni l'hanno riadattata alla guerra e alla storia italiana.
Buffa,la bella sequenza della pentola bucata per fare le castagne,commovente,ben fatto come film di guerra e come commedia.Film che anche tra altri cento anni rivedranno,gli anni aridi del tecnicismo iperpirotecnico non potranno oscurare la reale sostanza del cinema :la storia,la grande storia,per immagini
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sabato 5 novembre 2011
lunedì 20 dicembre 2010
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO di DINO RISI
Pellicola storica e tra le mie preferite.Ritratto spietato e rigoroso dell'italietta corrotta e cialtrona,cosa che par non passare mai di moda.
Un severo giudice indagando sulla morte di una ragazza,di professione accompagnatrice,si imbatte nel nome di un industriale.Tanto l'uomo di legge è inflessibile,spinto da un'idea profondamente etica e morale della vita politica,quanto l'industrialotto è un essere abietto,amorale,seppure dotato di grande carisma
La legge riuscirà a trionfare oppure verrà fatta giustizia?
Un esempio perfetto di quella che era la commedia all'italiana ,della sua forza di unire immane tragedia a momenti più leggeri-ma non consolatori o banali,questo lo vede solo Moretti il piccolo borghese moretti- per dare una visione realistica nella deformazione grottesca della nostra nazione.Mai rinnovato e scosso da un'azione politica e culturale che lo rendesse meno cialtrone,anzi sostenendo a spada tratta la cafonaggine e la furbizia singolare a discapito del benessere plurale.
Per questo il finale nella sua crudeltà giustizialista è da applausi
Magnifici Ugo Tognazzi-il giudice- e Vittorio Gassman,l'industriale.
Un severo giudice indagando sulla morte di una ragazza,di professione accompagnatrice,si imbatte nel nome di un industriale.Tanto l'uomo di legge è inflessibile,spinto da un'idea profondamente etica e morale della vita politica,quanto l'industrialotto è un essere abietto,amorale,seppure dotato di grande carisma
La legge riuscirà a trionfare oppure verrà fatta giustizia?
Un esempio perfetto di quella che era la commedia all'italiana ,della sua forza di unire immane tragedia a momenti più leggeri-ma non consolatori o banali,questo lo vede solo Moretti il piccolo borghese moretti- per dare una visione realistica nella deformazione grottesca della nostra nazione.Mai rinnovato e scosso da un'azione politica e culturale che lo rendesse meno cialtrone,anzi sostenendo a spada tratta la cafonaggine e la furbizia singolare a discapito del benessere plurale.
Per questo il finale nella sua crudeltà giustizialista è da applausi
Magnifici Ugo Tognazzi-il giudice- e Vittorio Gassman,l'industriale.
domenica 5 dicembre 2010
TELEFONI BIANCHI di DINO RISI
Non è il miglior film di Dino Risi,con diverse cadute di tono e scivolate nel macchiettistico,eppure mantiene pur sempre quella sottile malinconia,quella amarezza e sornione cinismo che è la cifra artistica della nostra commedia migliore. La quale quando riesce è purissima descrizione dei nostri vizi e mali,altrimenti è indicatrice perlomeno di un dato periodo,di un passaggio della nostra civiltà.La storia di questo film è basata sulla figura di una giovane cameriera venziana eternamente fidanzata con un buon ragazzo,l'unico che non riesce mai a portarsela a letto.Marcella,questo il nome della protagonista,passa da cameriere a prostituta in un bordello-dove la conduce un fanatico fascista- fino a diventare una celebre attricetta di filmetti dell'epoca.La sua storia è anche quella dei numerosi amanti che ha da un Maurizio Arena che si spaccia per pezzo importante del cinema,a un Pozzetto fascista,a un Toffolo musicista morbosamente attaccato alla madre,a Gassman attorucolo tossicodipendente e Tognazzi con un ruolo di gobbo assai spregevole.A parte c'è il povero Roberto -cochi ponzoni- il quale per colpa della gelosia e della sfiga si fa tutte le guerre fasciste .Insomma un film diseguale,ma sicuramente che merita la visione.Molto brava Agostina Belli
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