sabato 5 novembre 2011

LA GRANDE GUERRA di MARIO MONICELLI

L'immortalità cinematografica è senza dubbio una delle tante aspirazioni che i mestieranti della pellicola coltivano durante tutta la loro carriera.Talora qualcuno ci riesce,molti si avvicinano,tantissimi passano il tempo di donare qualche immagine ,qualche leggerezza e poi spariscono.Persi nel ritenere la vita artistica altro rispetta a quelle dei lavoratori in altri settori,forse non prestiamo importanza alle vite dei singoli lavoratori,ai loro megalomani sogni,alle loro splendide e umane rassegnazioni.Tutti vorrebbero essere Fellini ,molti sono Sergio Garrone o Bruno Mattei.

Nondimeno prima che si autodistrugesse la nostra cinematografia era piena di grandi e grandissimi titoli,la superproduzione in serie per imitare il successo delle pellicole più fortunate,una certa cialtroneria e maldestra improvvisazione hanno devastato quel di buono che avevamo e ancora abbiamo.


Cosa dire della Grande Guerra?Leggendario,memorabile,indimenticabile,forse basterebbe,ma molto probabilmente sarebbe anche poco.Troppo poco.
Mereghetti dice giusto quando sostiene che è un film corale,dove ogni interpretazione anche la più piccole e sfuggevole è di per sè un piccolo classico,un perfetto esempio di umanità su celluloide.Dice sbagliato quando assurdamente vuol mettere in confronto i due grandi mattatori protagonisti della pellicola:Gassman e Sordi.Entrambi sono bravissimi,entrambi sono in stato di grazia e nella sbruffoneria sopra le righe di un Busacca Giovanni c'è tutta l'umanità tagliente del proletariato milanese,un ganassa capace di rapide e forti malinconie che il grandissimo attore genovese rende alla perfezione.
In Jacovacci Oreste invece troviamo una romanità rilassata e furba,ma non cattiva,anzi anche qui risalta prepotente l'umanità sopratutto nel finale dove VERAMENTE muore da vigliacco,(non dice dove stanno gli italiani con il loro ponte di barche perchè non ne conosce l'ubicazione),eppure anche nella codardia c'è qualcosa di toccante e straziante.Non tutti sono eroi e non a tutti è richiesto di morire da uomini o peggio da martiri.Le scene toccanti di grande spessore ,che taluni Marotta,definirono "religiose" mancano:l'arrivo del treno dei feriti che si affianca a quella dei novizi della guerra ,la fucilazione della spia tedesca,l'omicidio dell'austriaco mentre si prepara il caffè,la mano che affiora dal terreno che meglio di ogni altra cosa rappresenta il raccapriccio della morte in battaglia.Eppure i soldati di questo film sono uomini che imprecando,con paura,senza inutile retorica patriottica combattono,perchè non possono fare altro,perchè come animali al macello si fanno condurre verso la morte o forse in quel momento cercano il riscatto,la voglia prepotente di resistere anche all'orrore della mattanza voluta dai politici e dai riccastri del mondo.La plebe ha un coraggio naturale che non ha spiegazioni,esiste e basta.La storia si ispira al racconto di Maupassant Due amici,poi age-scarpelli-luciano vicenzoni l'hanno riadattata alla guerra e alla storia italiana.
Buffa,la bella sequenza della pentola bucata per fare le castagne,commovente,ben fatto come film di guerra e come commedia.Film che anche tra altri cento anni rivedranno,gli anni aridi del tecnicismo iperpirotecnico non potranno oscurare la reale sostanza del cinema :la storia,la grande storia,per immagini

4 commenti:

ilgiornodeglizombi ha detto...

Non so cosa dire...se penso a questo film mi vengono i brividi e i lucciconi.
Poi mi incazzo perché rifletto sulla trista fine del nostro cinema e mi chiudo in un angolo in posizione fetale a dondolarmi e a mugolare.

babordo76 ha detto...

eh già!Pensar che questo era il cinema medio tanto buono che in Italia facevamo benissimo
Commuove,fa riflettere e diverte.Ora il cinema d'impegno è in mano ai democretini insulsi e le commedie sono cazzate sentimentaliste.
Per fortuna il cinema è l'immortalità applicata all'immagine e quindi si possono vedere e rivedere all'infinito questi capolavori.

Atticus76 ha detto...

Un grandissimo film, orgoglio del cinema italiano. Film vero, emozionante, commovente. Per me il migliore in assoluto di Monicelli.
Indimenticabili Gassman e Albertone, ma anche il resto della compagnia recita alla grande. Bella recensione.

Cari saluti,
Francesco

babordo76 ha detto...

questo,un borghese piccolo piccolo,amici miei,no..Ma non posso decidere perchè Monicelli e Scola per me SONO IL CINEMA ITALIANO
Ciao!