lunedì 17 febbraio 2020

ODIO L'ESTATE di MASSIMO VENIER.

La follia delle persone si palesa in modo inequivocabile quando arriva l'estate.  Dal 21 giugno comincia la noiosissima e ridicola lamentela di gente infelice contro il caldo, contro il fatto che si suda, fino a darle la colpa di annebbiare  la mente delle persone.
Come se in inverno, al freddo, i pirla diventassero tutti premi Nobel.  Citando una persona che mia moglie segue su Instagram: "Non funziona così!!!!!".
Certo da ragazzo anche io mi lamentavo per motivi, che rivisti oggi,  mi sembrano del tutto sciocchi. Con i miei amici si andava a Riccione. Il nostro obiettivo era fare i telecronisti da spiaggia, commentando in diretta i bagnini assai ridicoli, il genere femminile,  e via dicendo. Siamo sempre stati molto comici senza risultare volgari. Erano le persone che controllavamo, ad esserlo.
No, vabbè! Fermi tutti. Queste cose le facevo io, perché mi rompevo i coglioni. La sabbia, il mare, io che non solo non so nuotare, ma ho proprio paura dell'acqua. Sono un uomo di montagna, sia  messo agli atti.
Per cui ho rotto le palle anche io, come voi, poi...Miracolo!
2003 Barcellona. La miglior vacanza della mia vita. Posti caldissimi, ma bellissimi.  Ho capito che potevo resistere a tutto, anche al caldo e alla spiaggia.  Sai quando comprendi che puoi vivere una normale vita da persona decente e che non è scritto da nessuna parta che tu debba fare il bimbominkia ad oltranza? Ecco, successe in quel momento.
Ho incominciato ad amare tantissimo questa stagione con mia moglie. Ogni cambiamento in meglio, ogni scoperta della bellezza che mi appartiene, passa sempre da lei. Ci mancherebbe altro.
Questo per dire che "Odio l'estate" è solo il titolo di una canzone bellissima, ma il film ne celebra la meraviglia e potenza salvifica e rigeneratrice, ultima parentesi di vita e felicità, prima del buio.

Io amo la Toscana. Penso sia una regione meravigliosa sospesa nel tempo, non è frenetica, piegata alla logica del profitto, ha zone ancora incontaminate e il mare qui, lontano da certi luoghi in cui si è una specie di Romagna in miniatura, è stupendo. Selvaggio, libero, non saprei come spiegarlo meglio.
Per cui non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di tornare a vivere in Brianza. Vivrò e sarò sepolto, tra una quarantina d'anni secondo i miei calcoli, qui a Firenze. O forse a Napoli.
Ci sono molte cose che non mi sono mai garbate nel modo di fare e vivere dei brianzoli, non mi sono mai sentito legato a Monza,  e da tempo immaginavo di lasciare la città per andare a stare più a Sud.
Firenze, mi par un buon compromesso. Magari eliminiamo da questa città la sua squallida, ipocrita, idiota borghesia e impediamo ai fiorentini di guidare qualsiasi mezzo a ruote, fatto questo la città sarebbe perfetta.
Il punto della questione è un altro, quanto delle nostre radici ci appartiene anche quando ci sentiamo differenti rispetto alla nostra terra di origine?
Credo che in fondo, nonostante tutto, quando nasci e vivi per tanto tempo in un posto apprendi un modo di approccio alla vita e ai sentimenti,  ben difficile da cambiare.
Per cui mi trovo benissimo in Toscana, amo per molti aspetti il Sud Italia, ma rimarrò sempre un lumbard. O meglio,  comprendo i loro modi di porsi e fare, l'imbarazzo che ci prende quando dobbiamo esporre i nostri sentimenti profondi,  il volersi mantener fuori del tutto da eventuali smancerie o auto celebrazioni ( queste ultime sono ammesse se parli di soldi e lavoro). Quel modo di commuoversi e di commuovere con un certo distacco che nasconde un pozzo di emozioni ribollenti e forti.
Sopratutto quel fare per gli amici con pochi gesti e ancor meno parole.
Cosa volete che vi dica? Mi basta un "taaac" di Pozzetto o un bisticcio di Aldo Giovanni Giacomo e mi sento a casa.  Un altro tipo di casa, però ci sto bene.
Anche perché i miei tentativi di passar per fiorentino si mostrano sempre disastrosi ( scusate ma sono normale e la c la pronuncio scusate eh) e mi piace l'iperbole, il paradosso, le esagerazioni verbali, quando siamo arrabbiati o dobbiamo esporre un fatto per noi importante.

Per questo il film di Massimo Venier ed Aldo, Giovanni, Giacomo, non solo mi è piaciuto, ma l'ho proprio amato.
Il film narra la storia di tre famiglie costrette a convivere in una casa presa in affitto per l'estate.  Al principio le cose non vanno benissimo, ma la condivisione, la coabitazione creano spazi di confronto e sostegno a vicenda.  La sceneggiatura sfrutta molto bene questo elemento e lo mette al servizio dei personaggi e degli attori. Pur essendo una commedia per un pubblico ampio, non ci sono macchiette e semplificazioni imbarazzanti in scena, ma persone comuni, normali.
Aldo è un uomo che ha un'ammirazione sconfinata per Massimo Ranieri, non si sa che mestiere faccia, è allegro, positivo, ha un bellissimo e passionale rapporto con la moglie. Giovanni è preoccupato per il suo negozio aperto dal 1921 e che ora è quasi sempre vuoto, ha una figlia adolescente- che ovviamente si innamorerà del figliolo di Aldo- e una moglie con la quale le cose non vanno benissimo. Va peggio ancora a Giacomo, ma d'altra parte ti sei sposato la commissaria del Bar lume dovevi già sapere dove andavi a parare.
Queste tre famiglie impareranno a conoscersi, stimarsi e a creare un bellissimo rapporto di amicizia.
Fino al finale che non ti aspetti, e che a me ha emozionato e commosso molto. Alla Brianzola, cioè trattenendo le lacrime e la voglia di piangere, per quel bellissimo finale sia in spiaggia, sia in casa di Aldo.
Ecco, questa pellicola mette in scena il meglio della commedia popolare. Schietta, vivace, eppure attenta ai personaggi e non solo ai protagonisti ( bravissime Maria De Biase, Carlotta Natoli e Lucia Mascino ) va pure i ragazzini sono descritti in modo assai reale e non stucchevole. Un inno all'amicizia, alla voglia di vivere e all'importanza di aver qualcuno con cui condividere la vita.
Insomma io questi tre li adoro da una vita. Da quando li vidi in quel programma rivoluzionario, unico e meraviglioso che era " Su la testa". Sanno metter in scena la milanesità schietta, buffa, commossa, come pochissimi altri.
Io credo che di questi tempi un film che sia un inno all'amicizia e ai rapporti profondi, sinceri, sia sempre da supportare, poi se è scritto, interpretato e diretto anche bene, meglio no?

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