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martedì 18 maggio 2021

Le paludi della morte di Ami Caanan Mann

 Ami Caanan Mann è la figliola del leggendario Micheal. Attiva come sceneggiatrice e regista in televisione, gira nel 2011 codesto ottimo thriller ispirato ad eventi reali.


Memore dello stile ruvido e senza fronzoli di Kathryn Bigelow,  Ami firma un'opera cupa, violenta, opprimente. Filmando un ambiente desolato, povero, misero, in cui gli uomini sono più vicini alle bestie che agli esseri umani. In questo contesto di degrado morale, avvengono dei brutali omicidi che coinvolgono delle ragazze.  A indagare due poliziotti profondamente diversi tra di loro, ma che trovano comunque un modo per lavorare bene insieme,  Brian viene da New York, è un cattolico, ha una bella famiglia, si prende cura di Anne una ragazzina appena uscita dal riformatorio. Costei vive una situazione davvero pesante con la sua famiglia, la madre è una prostituta che scatena sulla ragazzina tutta la sua rabbia e la manda via di casa quando riceve i clienti. Nella loro casa passa il peggio del peggio della fuana maschile locale, e la ragazzina è sola di fronte queste cose, ad aiutarla ci pensa Brian.  Mike invece è un detective nato e cresciuto in Texas, dai modi spicci e violenti, come la ex moglie Pam. La donna chiede all'ex marito e al suo socio di darle una mano su alcuni delitti che sembrano identici a quelli su cui indagano i due uomini.


 Tutti i cadaveri sono abbandonati in una zona paludosa dove nessuno vuole entrarci, perché c'è l'altissimo rischio di perdersi e di morirne affondando nel pantano e nell'acqua putrida


Tuttavia i nostri eroi cominciano a indagare a fondo. Questo li porta a scontrarsi con la feccia criminale del paese. Papponi,  spacciatori, uomini violenti di ogni risma.  La visione d'insieme è quella di un posto dimenticato da dio, ad un passo dall'inferno.  Dove a rimetterci sono gli innocenti.


 Opera che suscita attenzione e coinvolgimento grazie alla ottima ambientazione. Un paese della profonda provincia americana,  brutto e squallido, come sanno essere certi paesini di provincia, abitato da persone tanto disperate quanto crudeli.  Sopra a tutto questo brilla il rapporto tra il poliziotto di New York e la ragazzina. C'è tenerezza, amore paterno, attenzione, il desiderio di salvare una giovane vita dal buio totale. Loro due cercano di uscire e non lasciarsi coinvolgere dal male che li circonda, ma è durissima. Non è detto funzioni.


Il resto riguarda una lotta senza speranza per fermare la follia, per impedire che altre giovani donne trovino una morte orribile.  La regista ci lascia intendere che tanta crudeltà e deviazione siano frutto dell'ambiente sociale, che trasforma le vite degli uomini e delle donne, creando vittime e carnefici. Un film per me assai valido, tra i migliori thriller che mi sia capitato di veder.

martedì 26 gennaio 2021

ANTEBELLUM di Gerard Busk e Christopher Renz.

 Immaginate.

Prendetevi tutto il tempo, rilassatevi. Provate a pensare a un giorno normale, uno dei tanti. I rumori nella sala, probabilmente vostra madre sta preparando la colazione, o per la strada: macchine, uomini e donne indaffarati che camminano veloci lungo il marciapiede. Rumori di sottofondo rassicuranti, quotidiani, vi fanno sentire a casa.

Ecco...  la casa. Niente di che, ma vostra. Sulla parete bianca del corridoio avete attaccato le foto di una vita e i diplomi. A volte vi piace fermarvi e ammirarle; vi soffermate in particolare su quelle che vi ritraggono felici e sorridenti con gli amici e con il vostro amore. Non vi guariscono dalle ansie, dalle nevrosi, dalla paura immotivata, ma in  un certo qual modo vi danno la forza per un sorriso, un ricordo dolce che vi commuove per qualche secondo.

Vivete la vostra vita, avete un nome, 'dei genitori, forse anche voi vi siete costruiti una famiglia. I piccoli sono la vostra vera e unica felicità. L'eredità per far sapere, in un tempo che speriamo lontano, che siete vissuti. C'era un uomo o una donna, con dei nomi, degli affetti, delle speranze.

Ancora non sapete che arriveranno degli uomini e vi porteranno via.  Costoro vi legheranno delle catene ai piedi, vi trascineranno con forza all'interno di barche e vi porteranno lontano. Il viaggio è lungo, molti si ammaleranno e moriranno. Ben presto l'odore della morte, della sporcizia vi entrerà nella testa. Alcuni impazziranno. 

Dove sono finiti i vostri famigliari? Gli amici di una vita? Cosa vogliono questi uomini mai visti prima? Ci hanno tolto ogni possibilità di comunicare. Siamo spariti nel nulla.

Ora, in un piazza durante un giorno di mercato, vi hanno messo su una specie di palco. Non dovete declamare poesie, cantare una canzone, no. State in piedi, fermi. Sentite parlare, ma non potete capire nulla. Cercate con gli occhi visi conosciuti, domandate nelle vostra lingua cosa stia capitando e perché, ma nessuno vi risponde. 

Improvvisamente vi afferrano e vi sbattono su un mezzo di trasporto. Ci sono altri uomini e donne con voi. Qualcuno urla, forse un nome, forse è solo disperazione.

Dopo un lungo viaggio ecco che arrivate a destinazione. C'è una casa di lusso,  indubbiamente più bella della vostra, la magione si trova situata nel mezzo di un vastissimo campo. Vi ricorda un po' quello che vedevate sempre distrattamente a casa vostra, quando correvate a chiamar gli amici per un po' di svago.

Altri, invece, assoceranno quel campo alla fatica del lavoro, la sofferenza paterna, dei fratelli, degli zii. 

Siete arrivati a destinazione. Non siete più uomini e donne con un nome, una storia, una nazione, ma oggetti. Da usare, rompere, gettare, abusare. 

Tutto normale e giusto. Certo, forse a un certo punto qualcuno vi dirà che siete liberi, ma è una cosa che riguarda quegli uomini così diversi da voi.Perché l'economia cambia e l'evoluzione monetaria, di commercio, di produzione, si sposta su altre merci.

Per un po' hai l'illusione di essere libero, ma le statue dei tuoi rapitori e dei tuoi aguzzini, che si ergono sui piedistalli nel centro della città,  ti ricorderanno sempre di non vantarti troppo. Possiamo sempre distruggevi. Lo facciamo e non paghiamo.

Almeno che non ci sia una guerra feroce, spietata, sanguinosa, ma non credo tu possa permettertela. Ti schiavizzo senza catena, basta toglierti la tua storia e la dignità.

Il prologo a questa riflessione indisciplinata serve solo per spiegare per quale motivo una storia di afro americani ci deve interessare. Non piacere, non esser presa come riferimento per la mia vita, basterebbe solo riflettere su una parte importante della nostra storia di bianchi.  O meglio di uomini del capitale, che abbiamo usato come catena per sfruttare altri popoli- colonialismo- e altre persone- la situazione di schiavismo dei proletari nei posti di lavoro- una volta che riusciamo a dire che abbiamo schiavizzato e privato di una vera vita una parte degli esseri umani, poi possiamo e dobbiamo difendere i distinguo.
Per esempio, io da uomo e da etero riconosco che per secoli e secoli le donne e gli omosessuali hanno vissuto in modo diretto e indiretto una certa pressione nei loro confronti. La moglie era come un animale da bestiame, una cosa che ci serve, il gay un depravato da eliminare. Una volte che io ci ragiono su per bene, poi giustamente posso dire ci sono molti maschi etero bianchi cis che sono stati vittime del sistema, morti in guerre volute dai padroni,  e posso anche dire che l'amicizia virile è molto più profonda rispetto a quella cosa descritta dalle donne. Lo posso fare perché credo che molte loro rivendicazioni, questioni spinose, siano serie e vadano recepite, discusse, senza barriere e senza " questi sono panda da difendere a prescindere" come esseri umani, anche litigando. 
Per cui una volta che riesci a far questo passo, capirai molte cose di questo film


Non è contro i bianchi o contro i maschi. Non sta dicendo che basta aver la pelle chiara per esser un nostalgico dello schiavismo. Ma, che vi piaccia o no, un numero di persone bianche continua a sostenere un'immagine romantica di quel periodo. Altri non hanno idea di cosa fosse, alcuni provano nostalgia di quei bei giorni in cui violentare una schiava africana era un fatto normale. Una nazione che campa sull'idea di sogno da imporre ai suoi cittadini e da esportare nel mondo,  non farà mai davvero i conti con il genocidio del popolo dei pellerossa e con lo schiavismo. Non può farlo perché abbiamo ripulito anche il lontano ovest, per illuderci di essere i buoni.  La violenza è talmente efferata, che per forza di cose dobbiamo mitigarla, metterle le redini e condurla nel carrol, dove la teniamo a bada.

Questa cosa non capita solo agli americani, noi italiani la viviamo assai bene con l'eredità del fascismo, del nostro imperialismo colonialista, giustificato sempre e comunque, perché siamo brava gente. Siamo Alberto Sordi e non Roatta. Ci fa comodo pensarlo.


La paura del dolore, della sofferenza, questo ci hanno insegnato. Poi, per carità, siamo sempre in prima fila a lamentarci di quanto stiamo soffrendo e della fatica, del poco tempo, alcuni per queste cose anche si ammalano. Concentrati solo sui nostri piccoli guai, quelli degli altri non vogliamo ascoltarli. Non ci appartengono, non sono come noi.

Invece  il dolore degli altri appartiene. Perché abbiamo in comune il fatto di esseri umani. Non vuoi accettarlo o capirlo? Va bene. Non sei pronto per discuterne, per metterti in discussione. 

 Questo film ci porta a riflettere sullo schiavismo e sulla rappresentazione che noi ne facciamo.  Non è una specie di Radici, in cui si vuol dare/ restituire la storia a chi ne è stato derubato, questo film parla proprio agli americani medi e bianchi, che non trovavano nulla di osceno nel veder delle persone vive intrappolate dietro a dei vetri, mentre rifacevano scene di vita quotidiana in Africa- cito il libro La Ferrovia Sotterranea, da leggere prima della visione di codesto film o insieme, fate voi-  non trovano niente di sbagliato nella rappresentazione di un periodo, perché finzione.  Tutto è finto e siccome mi mostri un fatto storico, anche quello è falsato, pompato dai soliti fanatici.


Per cui della critica cinematografica me ne fotto.  Che l'abbiano respinto, non mi stupisce. E vi dirò: non hanno tutti i torti, non è un film perfetto. Volete sapere quale è il suo difetto più grosso? La seconda parte. Troppo frettolosa, l'eliminazione dei nemici- a quanto ho goduto, ma quanto- è un po' tirata per i capelli, e il discorso della protagonista alla conferenza stampa un po' troppo banale.  Tuttavia è un film davvero buono. Il lunghissimo piano sequenza iniziale,  le immagini potenti al rallenty dell'incendio purificatore, la cavalcata sul fronte di guerra, sono immagini fortissime, stupende, di grande potenza cinematografica. 

Ed ha un'idea assai interessante, efficace,  di collegamento tra passato e presente, non così fantascientifica.  Lo schiavismo non è stato del tutto debellato. Qualora si trovasse un finanziatore serio,  si potrebbe ripetere nel piccolo, in qualche stato sudista,  in qualche piccola cittadina, un'esperienza simile. Perché quello che per alcuni è dolore e sofferenza, una storia che va oltre la tragedia, per altri è un fatto di tantissimi anni fa, "che cazzo vogliono ancora". Lo puoi comprendere anche se sei bianco. Forse non troppo in profondità, ma puoi sforzarti di farlo.

Antebellum ci parla di come filtriamo attraverso la rappresentazione dello spettacolo pagine durissime e reali della storia di una nazione. Si potrebbe farlo in Germania con i lager o da noi con il fascismo. In questo è universale. 

Oltretutto colpisce un punto dolente, questo in modo involontario o forse è solo una mia idea, degli aguzzini che tormentano la protagonista, prima rapendola e poi condannandola a rivivere le violenze quotidiane dello schiavismo, c'è una donna. 

Certo mi si potrà dire che è vittima del patriarcato in un certo senso, ma non ci credo.  La questione di posizione sociale, di razza, ha un peso molto forte anche se ci fosse il matriarcato.  Perché noi disprezziamo il misero, il debole, questa è la dottrina del capitalismo. Per questo lo scontro finale vede protagoniste due donne. È lo scontro di classi, di etnie, di oppressi e oppressori.

Non ho detto molto della trama perché non voglio rovinarla.  C'è un colpo di scena, verso a metà, che riassume tutto quello che vi ho detto sulla rappresentazione della storia, di come è percepita da chi faceva subire certe cose e come viene vissuta di nuovo sulla loro pelle, da chi invece l'ha subita.

Ora sta a voi, qualora vi sentireste in grado di poter analizzare, riflettere, aver voglia di approfondire il  tema del film, guardatelo. Altrimenti non c'è nessun esercito del politicamente corretto che vi impone di vederlo a tutti i costi.  Per me, pur riconoscendo i limiti, va visto.


mercoledì 26 settembre 2018

SHIMMER LAKE di Oren Uziel

Oggi la maestra ci ha dato un compito: fate un film non alla "fratelli coen" ma come se foste voi i fratelli Coen. Senza H.
Ha vinto Oren Uziel con questo Shimmer Lake. Una coproduzione canadese- americana che narra la storia di una rapina finita particolarmente male e dei suoi effetti sui rapinatori.
 L'opera è strutturata in una serie di flashback che a ritroso ci spiegano cosa abbia portato alla morte dei rapinatori, e il motivo di fondo. Alcuni elementi giudicati non importanti in un capitolo, diventano fondamentali in quello successivo . di modo che non abbiamo mai la certezza di come siano avvenute le cose. Il protagonista è Zeke, lo sceriffo della piccola cittadina protagonista della rapina e relativi omicidi, l'uomo conducendo le indagini scopre che tra i rapinatori c'è anche suo fratello Andy, un piccolo e mediocre avvocato di provincia. L'uomo è stato coinvolto in un brutto affare con uno spacciatore locale rimettendoci la carriera. La rapina potrebbe cambiare la sua vita e quella dei suoi complici, tutti legati a una bruttissima storia che vide un bambino di soli cinque anni morire tragicamente.
L'unica persona che non ha superato il lutto è Steph, la giovane madre del bimbo. Ad aggravare la situazione vi è anche il fatto che ella sia sposata con Eddie, lo spacciatore locale e padre del bambino, colpevole della fine prematura dell'infante.
Il film ci mostra un gruppo di uomini stupidi, irrisolti,  mediocri, che cercano di rifarsi una nuova vita grazie ai soldi rubati in banca. Uomini decisamente squallidi che hanno dimenticato di aver negato giustizia a un bambino. Finiranno per ritrovarsi persi e imprigionati in un intrigo che li dividerà e porterà a galla rancori, rabbie,  una desolante rappresentazione del genere umano. Meglio di loro appare sopratutto Zeke, un onesto sceriffo che cerca di portare giustzia. Ma non è detto che sia davvero così.
Il film punta molto su un'ironia caustica, corrosiva ma che non sempre offre spunti interessanti. Come dicevo all'inizio di questa riflessione, Uziel copia lo stile e le tematiche dei Coen, però senza raggiungere quei livelli. Rimane, in ogni caso, un film assolutamente interessante. Perché anche in questa pellicola ritroviamo i temi della colpa, della punizione, di un possibile rimedio per rimettere le cose a posto, che però non passa per immacolate strade di purezza etica. Si vuol mostrare come siano piccoli e meschini, decisamente sciocchi gli uomini che fanno del male, si suggerisce la strada della vendetta come qualcosa di non giusto, ma unica punizione efficace contro la corruzione dei tempi e della società. Il tutto però con un tono ironico che a volte rende la pellicola depotenziata rispetto alla durezza di alcune situazioni. Il lutto per la morte del bambino, ad esempio, mi appare suggerito, ma non così deflagrante e potente come a mio avviso dovrebbe essere.
In ogni caso, una pellicola non brutta o mal riuscita. Pe chi ama il genere.

martedì 16 gennaio 2018

TRE MANIFESTI AD EBBING, MISSOURI di MARTIN MCDONAGH

"La rabbia genera sempre altra rabbia"
Una frase semplice, forse anche banale, pronunciata da un personaggio secondario. Eppure, che ci crediate o no, il cuore pulsante di questo film, sta tutto qui.
Nulla come il dolore ci fa sentire arrabbiati con noi stessi o gli altri. Non importa l'entità della nostra sofferenza, quello che sappiamo è che a un certo punto non abbiamo più il controllo della situazione.
Forse comincia una mattina, magari mentre stai bevendo la tua tazza di caffè. O forse quando sei in fila al supermercato. Senti insinuarsi lentamente in te questa terribile forza, che ci incatena e immobilizza ( una persona arrabbiata o rancorosa è immobilista in tutto e per tutto, teme di spostarsi anche di pochi millimetri, perché la sua sofferenza e rabbia sono le uniche cose che la tengono in vita e che le offrono stabilità) riducendo tutta la vita a una sola missione, un solo valido motivo per vivere.
Questo modo di rovinarsi la vita, credetemi, non è affatto così raro. In moltissimi decidono di lasciarsi travolgere dall'odio, dal dolore rancoroso, da un senso frustrante e crudele di rabbia autolesionista, che rigettano sugli altri. I motivi sono tantissimi e , visti da fuori, a volte anche sciocchi.
Però quando stai male, quando pensi che la tua vita è rovinata, è facile perdersi. Non ci vuole molto che un piccolo caso monti a livelli di furia incontrollabile, contro chi riteniamo colpevole delle nostre sofferenze
Pensa se ti dovessero uccidere qualcuno che ami. Pensa di aver come ultimo ricordo di quella persona ancora in vita, una litigata. Non una semplice, ma di quelle in cui si dicono cose cattive e volgari.
Pensa di vivere col rimorso il resto della tua vita. Come puoi rimediare a tutto questo? Ce ne sono tanti, però penso che mantenere vive le indagini, sia l'idea migliore.

Per questo motivo la protagonista di questo eccellente film, decide di affittare tre cartelloni pubblicitari, dimessi da lungo tempo, per ricordare alla polizia locale di continuare le indagini sull'omicidio della figlia. I toni sono polemici e forti, in più la donna è devastata dalla rabbia, chiusa in un suo soffocante mondo di dolore e rancore.Come non potrebbe esser così, visto la perdita enorme e il senso di totale abbandono che lei avverte, da parte delle forze dell'ordine? Questo scatena dei conflitti che vedranno coinvolti anche altre persone
Perché tutto quello che facciamo o diciamo, ricordiamocelo sempre, scatena delle azioni. Spesso poco piacevoli, dobbiamo subirle e riceverle come segno delle nostre scelte.
Devo dire che quando ho letto in giro, affermazioni tipo: " politicamente scorretto" o "commedia nera", mi son un po' tremate le mani.Credo che il politicamente scorretto sia il rifugio infelice di chi sente il peso di esser troppo "corretto" per inclinazione a subire la vita, o in seconda istanza, il tentativo ridicolo, di intellettuali da quattro soldi per farsi notare. Commedia nera, spesso, mi sa tanto di buttare in caciara cose serissime. Per cui alla fine: tanto scandalo e rumore, ma per conservare e consolare. Non tocchi l'umanità dei personaggi, la durezza di una storia, ti senti figo e un po' un bad boy; torna a casa e a cuccia
Per fortuna questo bellissimo film non fa assolutamente parte di codesta categoria.
Perché l'ottimo Martin McDonagh usa il " il politicamente scorretto" e la commedia nera, in modo assolutamente intelligente, per arrivare a farci ragionare sul bisogno di aprirsi agli altri, aiutarci, solidarizzare e non rimanere prigionieri della propria rabbia.
Questo percorso di stentata, difficile, dolorosa, redenzione è protagonista delle lettere che lo sceriffo del paese, un bravissimo Woody Harrelson, spedisce alle persone più coinvolte da questa storia. Tanto i tre cartelli sono simbolo di sofferenza, rabbia, rivendicazione feroce, tanto le lettere dello sceriffo cercano di portare un po' di sensatezza, empatia, vicinanza. A esser sinceri nella prima c0è tutto un ragionamento su un suo gesto, non ne parlo per non fare spoiler, perà è innegabile che quando il suo poliziotto più ottuso, violento, cretino, insomma più "americano", compie un percorso di cambiamento,  di lavoro su sé stesso, che sicuramente lo porta ad essere un uomo migliore. Non nel senso spielberghiano,  rimane sempre un po' un pirla, ma almeno a fin di bene
Dixon, per me è il miglior personaggio di questo film. Dove si nota un grande lavoro di scrittura, un'attenzione ed empatia verso ogni persona, da parte dell'autore dello script, che ti porta a provar pena e compassione, per uno che fino a qualche minuto prima consideravi un coglione senza speranza.
Invece in questo film esiste, la speranza.
Nascosta dietro la violenza, la morte, le battute acide, i pestaggi ai neri, la bruttezza di vivere in certi paesi di provincia. Eppure esiste e ci mantiene umani
Il finale aperto, ci fa riflettere proprio su questo: siamo davvero costretti ad usare la violenza, la giustizia sommaria, per lenire e superare un dolore troppo forte e insostenibile? O, come nel caso di Dixon, per cambiare vita ed essere una persona migliore?
Non lo sapremo mai. Però una cosa l'abbiamo capita: anche nel profondo Missouri ci sono persone che non si lasciano catturare dall'odio e l'indifferenza. Basterebbe ascoltare le parole dello sceriffo, oppure notare quel nano pieno di dignità e amore.
In fin dei conti siamo liberi di decidere come vivere: nel rancore, cercando vendetta. O convivendo con la rabbia e cercando il sostegno e l'aiuto degli altri
Forse uno potrebbe anche tornare indietro. Forse andare fino all'Idaho, non placherebbe il rancore verso sé stessi e non renderebbe giustizia alla memoria di una figlia
Tutto quello che possiamo fare è decidere. Subendo le conseguenze delle nostre scelte.

giovedì 20 luglio 2017

SCAPPA- GET OUT di JORDAN PEELE

Spesso quando si discute di cinema di genere, almeno in alcuni gruppi o settori della critica sempre giovane e rebelde, ci si perde in nostalgie, intellettualismi post-popolani. difesa dell'opera di un regista o periodo storico, ma si sottovaluta sempre l'importanza del genere nel veicolare messaggi anche importanti verso le masse
Questa cosa è vista come profondamente negativa. Sa di Accademia, di Cultura, tutte cose brutte per chi parla di cinema come se stesse al bar, tra un panino e un bicchiere di vino, cito più o meno a memoria un articolo orribile, scritto dalla gggente contro quel borghese snob di Lynch ( borghese e snob è il giudizio che costoro danno del Maestro non un mio giudizio in merito)
Invece, a ben vedere, tanto ci sono opere di puro genere che vogliono solo intrattenere, ve ne sono anche moltissime che usano degli stereotipi e regole precise per andar oltre e dire altro.
Recentemente ci ha lasciato George A. Romero, ecco lui è l'esempio migliore per questo tipo di discorso. Non dico che uno si debba metter a tavolino e decidere: parlo di questo. Le opere vivono di vita propria rispetto a quelle dei loro creatori. Tanto che è spesso deludente sentir parlare registi o scrittori dei loro lavori, perché non hanno colto la loro potenza e forza suggestiva, si scherniscono dietro a " ma io volevo solo.." e così via.
Get Out, fa parte di questo modo di usare il genere, per farci riflettere sulle devianze e problematiche della nostra società

Il film  è un horror, molto ancorato alle regole del suo genere e procede diritto su questi binari. C'è la vittima che si ritrova coinvolta in una strana situazione, tanti piccoli indizi che sommandosi mostrano l'orrore, la sospensione della lucidità, la paura di dover affrontare da soli certi pericoli.
Cambia quello che cova sotto la cenere e che potrebbe dar una svolta inaspettata alla pellicola.
Qualche giorno fa stavo vedendo un bellissimo documentario sulla vita,  non facile, di Nina Simone. Gran parte di questo ottimo lavoro si basava sulla sua lotta, radicale e violenta, contro il razzismo in America. Quelli erano i tempi di linciaggi, bombe nelle chiese che causarono morti tra i più piccoli e indifesi, dell'assassinio di Martin Luther King e di Malcolm X, di black panther e così via.
In quel periodo un film come " Indovina chi viene a cena", aveva lo scopo di render più tranquilla l'atmosfera rovente che dominava la nazione. Mostrare la possibilità
Perché anni violenti e disperati generavano anche voglia di serenità e speranza.  Le strade della lotta armata e del dialogo sociale, di razza e di classe. Due modi giusti, intendiamoci. Non sono un non violento ad oltranza modello S. Tommasi, però credo anche nei rapporti di forza e la rivoluzione non la puoi fare da solo. Un film come quello di Kramer era fondamentale e utile allo scopo di una possibile pacificazione, attraverso la cosa che tutti abbiamo in comune: L'amore.
Del resto si chiamava, in originale: The Glory Of Love.
Cosa succede ai giorni nostri?
Bè, siamo convinti di aver superato la lotta di classe e anche le altre problematiche dovute al sistema politico liberal-capitalista. Il quale, non funziona benissimo, ma cazzo: meglio una pessima democrazia che un'ottima dittatura, no?
La paura di polizie segrete, di non poter illuminare il mondo col nostro pensiero, ci porta a sostenere una mediocre dittatura economica, prima di tutto, perché almeno non scompariamo dalla mattina alla sera
Il film immagina in un contesto simile, cosa accadrebbe se scomparissero alcuni elementi della società.
Si è deciso di parlare dei neri, perché sotto la presidenza di Obama, non sono mancati- da parte della polizia in principal modo- delitti contro gente appartenente alla stirpe di Kunta Kinte.
Per cui il problema è evidente, come le contraddizioni tra ricchezza assoluta e povertà disarmante nei paesi democratici e occidentali.
Solo che, oggi, pur bruciando la società non vi è spazio per la "gloria dell'amore", in quanto la precarietà non è solo un fatto di lavoro, economico, ma ci riguarda come cittadini. Incapaci di provare amore per chi è altro da noi. Lo rappresentiamo, giusto per lo spazio necessario ad ottenere qualcosa per la nostra gratificazione. Poi passiamo ad altro, un po' come la convincente fidanzata del protagonista.
Oggi certe rabbie appartengono a masse amorfe che virano a destra, oggi invitare a cena un nero verrebbe visto come elemento per darsi il tono da democratico, ma in fondo siamo più distanti verso il nostro ospite, rispetto a un Spencer Tracy di decenni fa.
Mentiamo, non per ipocrisia, ma per naturale gesto civile. Ora, non voglio nemmeno dire, come va di moda oggi, che gli unici sinceri sono le teste di cazzo legaiole e fasciste. No.
Esiste sempre una parte di bontà, amore, dedizione per il prossimo, e non è nemmeno marginale, tuttavia la forza di combattere, incidere, farsi sentire, la scoperta umana militante e non legata alla buona volontà del singolo, bè quella è pressoché scomparsa.
Dopo il 1989 c'è un solo sistema giusto, un solo modo di vivere, e se non funziona: pazienza. Cazzo vuoi ancora il totalitarismo comunista che è identico a quello nazista, secondo i pirla?
La pellicola parla di Chirs, un giovane "fratello" fidanzato con una ragazza bianca. I due partono per il classico fine settimana, al fine di conoscere i genitori di lei. Il ragazzo è un po' turbato, perché la sua amata non ha detto che lui non è un bianco ai suoi . Tuttavia viene rassicurato: suo padre è un ammiratore di Obama,
Così comincia un week end in cui il giovane uomo si sente un po' a disagio perché i suoi suoceri e i loro amici, fanno di tutto per apparire progressisti. Segno dei nostri tempi dove dobbiamo mostrare agli altri che siamo aperti di mentalità, visto anche l'accozzaglia di coglioni che popola la parte conservatrice, per cui tutti dobbiamo avere: un cane e un amico gay o straniero. Fa punti simpatia e ci definisce come un ottimo cittadino. Il tutto gestito colla delicatezza di un elefante in cristalleria.
Per cui il povero Chris sarà sottoposto a cose davvero molto imbarazzanti
Potrebbe funzionare benissimo anche senza la parte horror  questo film, perché mette in scena l'orrore del vivere comune secondo le leggi distorte di un progressismo di facciata.
Anzi ci dice : non sono progressisti e democratici, costoro. Questa parte serve solo per mascherare l'anima nerissima del paese. Ancora legata al kkk e al pensiero che i neri siano come, anzi peggio, di animali, per questo possiamo usarli per i nostri scopi criminali.
Detto questo il film è una pellicola di puro genere, per cui, questi elementi sono lasciati in superficie, per esser colti da chi vuole, ma poi si procede lungo la strada di un horror buono, come molti altri.
Non ha la potenza di Society, non è minimamente paragonabile. Se non che un gruppo di persone alla fine si scopre esser composto da malvagi con piani brutali. Manca la furia del film di Yuzna, l'elemento politico e sociale evidenziato al massimo, qui c'è ma mi par un po' in sordina.
Nondimeno, pur non essendo un capolavoro, e forse nemmeno una di quelle pellicole che tra dieci anni mi ricorderà di aver visto, Get Out è un buon film medio
Offre spazio per considerazioni anche profonde, intrattiene, ha il coraggio di non accontentare quelli che per forza tutto deve finire male. è un prodotto medio con la sua dignità filmica e di messaggio

venerdì 27 gennaio 2017

Hell or high water di David Mackenzie

Ci sono storie che non hanno bisogno di grandi effetti speciali, situazioni originali, colpi di scena su cui basare tutta la struttura
Raccontano un vecchia, dannata, sporca storia e i suoi personaggi non hanno nulla di eroico,  non sono nemmeno tipi che vorremmo frequentare. Fanno cose sbagliate, vivono esistenze randagie. Vittime e carnefici di un sistema economico e sociale che ha messo in ginocchio le fasce meno abbienti, quelli che non sanno stare al passo coi tempi.
Non importa che sia una persona malata, non importa che si metta a repentaglio vite umane. Bisogna far cassa.
Questo non significa che i due fratelli rapinatori di codesta buona pellicola non abbiano colpe pesanti, non siano responsabili delle loro scelte, che rimangono assolutamente criminali e ingiustificabili, Ci viene solo fatto notare che l'ambiente e condizioni sociali, le dinamiche di classe o politiche sono fondamentali. Perché almeno uno dei due fratelli se non fosse costretto dalla "crisi" e dai rapporti di forza sfavorevoli, sarebbe sicuramente una persona onesta
E in fondo, come mostrano alcune scene del film, lo è rimasto.



Perché esser tra i buoni e cattivi non è cosa scontata. Basta poco per trovarsi dalla parte del pericolo pubblico. Ci vuole ancora meno a passar dal difendere la legge alla legge della vendetta.
I personaggi riescono sempre a farci un po' pena,  proviamo compassione per costoro. Sono deboli e fanno scelte sbagliate, ma hanno anche una missione lodevole: i fratelli riprendere il loro ranch e donarlo ai figli di uno di loro due, l il Texas Ranger servire la legge, proteggere i cittadini.
Fra di loro: paesi di rara bruttezza, desolazione, città di cow boy pronti a sparare in ogni occasione, di cameriere che forse meriterebbe altra vita, rapporti famigliari in crisi.
A brillare in questo paesaggio di rabbia e violenza è la figura dell'anziano Texas Ranger, ormai giunto a un passo dalla pensione, e il suo rapporto di lavoro e personale con il suo collega di origine indiane: Alberto.
Per tutto il film l'anziano prenderà in giro,anche pesantemente, il suo collega. il loro rapporto è speculare a quello dei fratelli, in un certo senso è come se essi fossero testimoni della forza dei legami, l'unica cosa che ci salverebbe da un mondo altrimenti spietato.
In fin dei conti non succede nulla di nuovo, in questo film: dei tizi fanno delle rapine e una coppia di tutori della legge li insegue. Conta il come vengono messi in scena e scritti questi personaggi. In ultimo dagli attori.
Jeff Bridges è formidabile: il suo personaggio spicca sul resto del film e devo dire che sposta di gran lunga il giudizio sul terreno del "positivo".
Indolente, sornione, eppure efficiente al massimo. Un uomo che rudemente nasconde la sua profondissima umanità dietro gli sberleffi all'unico amico che ha: un collega. Un uomo solo, ormai sul viale del tramonto, senza gloria, senza passare per la via della leggenda. Un onesto lavoratore.
Certo la storia dei due fratelli ci commuove,  ci interessiamo di loro, ma l'attenzione è tutta sul personaggio dell'uomo di legge.
Perché è quello che ha un brusco cambiamento a un certo punto.
Non c'è pace sulle strade soffocanti del Texas, i peccatori non sono perdonati e non subiscono nessuna redenzione. Rimane l'amarezza, la rabbia, il senso di perdita e sconfitta perché per riprendersi la vita, la casa, e donarla ai figli, si è perso troppo.
"Hell or high water" è una dolente ballata southern,  una triste canzone country di cui conosciamo da generazioni il testo e la melodia
Cinema medio, non eccezionale o imperdibile, ma di grande qualità

martedì 13 ottobre 2015

UN GIORNO DI TERRORE (LADY IN THE CAGE) di WALTER GRAUMAN

Nel loro piccolo, i blogs, svolgono un ruolo importante, oltre che farti conoscere persone le quali diventano quasi come gente di casa o di servizio, tanto per dire... In ogni caso: prendi codesta pellicola. Non la conoscevo, poi un giorno, ho letto sul Bollalmanacco dell'amica Erica una sua recensione. Mi ha subito colpito e così sono andato a cercarlo
Ecco, questo per me è una delle più belle funzioni di un blog: far conoscere i films. Non tanto la voglia del blogger di dire al mondo: ci sono! Ma le sue visioni, i suoi films preferiti. Con tanta vita vissuta del tizio o della tizia, che noi siamo spettatori. Non cinematografari.
Noi, cioè : Io. Ma questa è altra storia.

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L'opera in questione è uno dei film più violenti e crudeli che io abbia mai visto. Forse perché l'ho preso sottogamba, dicendomi: "Vabbè, è del 1964, sai che effetti, sai che violenza! Sicuramente sarà ben girato, ma mica fa paura!" E invece....
Invece non è solo paura, quella schietta e spiccia di chi vede un film di tensione. Cioè, ok sono teso per la tizia protagonista, al massimo chiudo gli occhi quando c'è una scena forte, ma non smetto mai di mangiucchiare. Voi , che siete dei servi degli americani, i pop-corn. Io i taralli. Insomma, quando al secondo tarallo ti passa l'appetito, qualcosa vorrà pur dire. No?

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Vuol dire che sceneggiatore e regista non scherzano per nulla. Non ti hanno invitato a una festa, non sei l'ospite d'onore della serata di Halloween, ma sei una vittima del film. Della sua ferocia, del suo nichilismo violento e irrefrenabile. Non si tratta, giusto per metter le cose in chiaro, di una storia dove ci sono i cattivi - la banda di giovinastri dove spicca un giovane James Caan - e i buoni, la donna in gabbia appunto.
Qui tutti hanno delle colpe, dei peccati grossi, qui tutti sono giudicabili e condannabili, qui c'è la fottuta festa del Dio Vendicatore, senza compassione alcuna.

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Come direbbe Federico Frusciante: "la trama è semplice" Una ricca e affermata donna americana, scrittrice se non erro, rimane chiusa dentro il piccolo ascensore che l'aiuta a evitare di far le scale, visto che ha un problema a un ginocchio.  Per caso il suo allarme viene sentito da un poveraccio senzatetto: Pentiti. L'uomo visto il tesoro ne parla con un ricettatore. Ben presto in quella casa saranno tanti a voler le ricchezze della donna. Dando inizio a una mattanza dove tutti sono vittime e carnefici, perchè.. Non so se lo sai: gli altri siamo noi.
Un mondo dominato dall'indifferenza, dalla violenza gratuita, dal disinteresse nel confronto dell'altro che diviene una vittima da reprimere. Un grande e dolente canto sulla disumanizzazione. Sul lato nero dell'America e quindi nostro.
Terribili sono già le sequenze iniziali che ci fanno intuire dove stiamo andando a parare: tra ragazzine che calpestano con i pattini i senza tetto, clacson suonati con rabbia, il cadavere di un cane abbandonato su una strada. E tanta pattumiera, appena fuori dalle belle villette della borghesia.
In poche parole consiglio codesto film perché parabola amarissima e spietata della deriva umana, per nulla consolatorio, ma non scioccamente cinico e compiaciuto. C'è tanta sofferenza dietro.

lunedì 8 luglio 2013

MOTORPSYCHO di RUSS MEYER

                                                               





                                           


Ho intenzione di occuparmi del cinema di Russ Meyer attraverso le recensioni di tre suoi film che a mio avviso rispettano le tematiche care al celebre film maker,ma ne spostano anche le istanze verso altri territori. Le rotondità esagerate delle starlette non sono il fulcro della vicenda e il mondo coloratissimo,pop,bizzarro, quasi surreale delle pellicole erotiche, lascia spazio al bianco e nero livido,aspro,sporco,realista di film che mostrano il lato oscuro del desiderio,delle leggi morali,del vivere in comunità,della violenza.

Cominciamo con un'opera che reputo decisamente forte e di grande spessore,se possiamo usare questo termine per i film di Meyer.
Tre motociclisti imperversano in una zona desertica e provinciale del sud degli Stati Uniti. Non hanno una meta precisa, non sappiamo da dove vengono, sappiamo solo che sono tre demoni del deserto in cerca di donne da violentare e mariti da sottomettere alla loro cieca violenza.
Fino a quando si imbattono in Maddox, un veterinario il quale per vendicare la violenza ai danni della sua compagna li sterminerà.
Questa la trama? Questo il film? Si, "ma anche no"


                                 
                           


Perchè quello che interessa al buon Russ è mostrare un paese abbandonato,smarrito,vittima e carnefice della propria follia  e desiderio di violenza, di rivalsa. C'è un grande vuoto negli uomini di questo film, lo stesso veterinario, che dovrebbe essere il buono, non è così limpido. Pare costretto alla fedeltà ,e infatti Meyer ce lo mostra mentre cede alle lusinghe di una provocante ninfomane di provincia, per tirarsi indietro solo perchè la moglie lo attende a casa. Peraltro magistrale pezzo di cinema questa scena,perchè il montaggio alterna la seduzione della donna sul nostro "eroe",alla terribile violenza di gruppo sulla moglie di Maddox. Scena in cui i tre si divertono a giocare con la vittima ,durissima oggi,pensate 48 anni fa.
Non hanno morale i protagonisti maschili di Motorpsycho,figli del deserto che ha reso polvere ogni elemento positivo. Meglio le donne con il personaggio della giovane moglie scampata al massacro dei teppisti contro il laido e anziano marito. Il nichilismo è forte anche nella sequenza della morte del vecchio,non ci sono le classiche urla di pietà per salvare la donna,ma l'uomo offre ai ragazzi ella come preda.
No,inutile non esiste salvezza sotto il sole accecante dell'America.
I tre teppisti sono capitanati da Brhaimin un psicopatico,reduce di guerra, (non specifica se vietnam o corea, penso questa ultima), ossessionato dalla violenza che ha visto e procurato al fronte torna a casa come un pazzo disadattato. L'amatissima patria gli ha insegnato ad uccidere e lui fa quello. Gli altri due sono dei maniaci di quarta categoria. Sballati senza sensi di colpa,senza avvenire e causa. Una visione apocalittica della gioventù americana, tanto osannata in tv e in certi film della disney.
Questo non è mondo per Paperino, o per l'american way of  life,la quale non è altro che una truffa per i gonzi e le sprovvedute.

La trama quindi è basilare,ma come ogni grande cinema di genere ,non è solo quello che vedi, non è solo quello che senti. Dipende a che livello di pigrizia tu sia arrivato,ma se noti bene vedrai come Meyer mette in scena un paese a pezzi,disordinato,vuoto,senza regole e allo sbando. Capirai che vuol farti vedere come la guerra trasformi i ragazzi in psicopatici al di là delle baggianate, come salvare il mondo dai "rossi". Ti costringe a scontrarti con la violenza come unico elemento, insieme al sesso, che rende vivi gli esseri umani.
Può un semplice e onesto film che non vuol essere altro,fare tutto questo?No
Credo che in queste pellicole Meyer mostri un suo eccentrico,bizzarro,stralunato,ambiguo,senso del cinema d'autore. Penso che per motivi dovuti all'obliquità del genere e del cinema,questi film , (motorpsycho,Lola, Faster Pussycat Kill!Kill!), possano essere considerati dei film a cavallo tra genere e tentazioni autoriali e che siano assolutamente unici e in anticipo sui tempi.

Percursore del genere Rape and Revenge, del cinema dei motociclisti,di tante cose,è una pellicola che sicuramente vi colpirà e vi entusiasmerà
Violentissimo,crudo,nichilista,cosa pretendete di più?
                                 



mercoledì 12 giugno 2013

IL BUIO OLTRE LA SIEPE di ROBERT MULLIGAN

Amo i film in bianco e nero. Si,lo so il colore offre tante sfumature e la nostra vita è a colori quindi...Però a mio modesto avviso nulla sa creare un 'atmosfera simbolica,emblematica,dare pathos alla recitazione  e al film come un buon uso del bianco e nero. Se fossi un regista farei film senza usare il colore. E poi mi piacciono le storie che parlano di noi,del popolo, di quello che accade nel nostro mondo. Ce ne sono talmente tante di cose da narrare che mica dobbiamo per forza "evadere",va bene anche fermarsi ,guardarsi intorno e notare quanta grande narrativa esiste dietro la vita dei vicini di casa,della gente in metropolitana e così via. Prendi la mdp e sbattila in faccia alla gente,lascia che si abituino e poi vedi che avrai un film a portata di mano:ricordi,emozioni,rancori,amori,odi,dolori,gioie,mica devi fare altro.
No,altro devi farlo..metterci un pizzico di suggestione, un momento in cui il mezzo rimanendo pur tale, si mette al servizio di una storia ordinaria. Il reale filtrato con l'illusione della tecnica,ecco cosa è il cinema per me.
Un grandissimo esempio di tutto questo è questo immenso capolavoro,questo film di assoluta bellezza che è :Il buio oltre la siepe.
Credo che il cinema americano dal dopo guerra fino alla metà degli anni 80 abbia dato grandi pellicole da amare e portare con sè ,come esempi fulgidi di Cinema puro e ricco di sfumature sociali e umani,poi il crollo nel reaganismo e nello stuporismo a buon mercato,ma prima...
Influenzato dalle nuove correnti cinematografiche europee e mondiali,dallo stile in netta rottura con le tradizioni,uscito con rabbia dal maccartismo,ecco che anche Hollywood si sposta verso terreni prima d'ora del tutto inesplorati e a far conto con le problematiche di una società non proprio da sogno,come gli americani avevano sempre creduto,gli omicidi di Kennedy,King,Malcolm X,la guerra in vietnam e altro minarono il placido conservatorismo e la bacata idea di eroe ,stucchevole,manierato,tipico di Hollywood.



L'America si guarda con meno simpatia e giustificazionismo,d'altronde come dicevo, molti di quei registi hanno notato che in Italia un gruppo di leggendari eroi ha praticato una delle più importanti rivoluzioni nel mondo dello spettacolo:il neo realismo.
Sai, vivo in mezzo ad esterofili talora anche ridicoli e quindi ti sentirai rispondere: che palle, dai presunti cinefili italioti, ma lascia stare, lascia perdere.  Il neo realismo è la vera e sana radice italiana, insieme alla commedia. Non ci sono cazzi e mestieranti che tengano.
Questo ha influenzato anche registi e attori americani che sentivano il bisogno di fare e dire altro.
Il buio oltre la siepe è una via di mezzo:è Hollywood ma riletta secondo la sensibilità nuova e urgente del periodo
Perchè il mondo comunque influenza pesantemente il cinema e gli altri mezzi artistici.Non ci sono cazzi,detto alla francese. Il paese era attraversato da contestazioni,movimenti per i diritti civili e altro.

Le origini di questo film meritano di essere ricordate. Un libro meraviglioso come sa essere la grande narrativa americana ,quando vuole , scritto da Harper Lee, la quale era anche lei figlia di un avvocato,ma di idee profondamente reazionarie e razziste, nel romanzo l'autrice ha creato il padre che voleva. Amica di  Truman Capote lo descrive come suo amichetto nel ruolo del bambino che ogni estate va nel paese della protagonista in vacanza di una zia. Il libro mette in evidenza personaggi come  la maestra e le vicine di casa in modo più preciso e irriverente,ed è per me una lettura imperdibile e fondamentale per ciascuno di noi
Vuoi sapere perchè? Il pregiudizio. Ognuno di noi ne ha uno,ognuno di noi deve lottare contro la sua parte reazionaria,quella parte negativa che impedisce al genere umano di progredire

Se la piccola Scout e il suo fratello Jam attraverso la vicenda del padre che difende un nero, Tom Robinson, ingiustamente accusato di stupro, scoprono con orrore la natura razzista, violenta, del loro paese, la vicenda di Boo parla di noi più quanto ci piaccia credere

Non siamo forse stati più o meno tutti portatori di leggende negative su persone che non conosciamo ,ma che abbiamo sentito dire siano strane. Strano...che cosa è strano?Normale per voi è uno che offende chi è dell'altra razza?O chi è gay,lesbica, o crede in altri dei o vuole altri tipi di regimi?Il provincialotto medio americano e  italiano che vive senza sapere , felice della sua enorme ignoranza umana è causa di dolori e sofferenze atroci da parte di chi ha un colore di pelle diverso o vive in altro modo.

C'era in quel tempo un tentativo di migliorarsi e migliorare la società. Oggi va di moda il cinismo, il cattivismo, c'è gente che non ha nulla da far di meglio che rompere i coglioni e insultare attraverso il loro esser troll di merda altra gente.
C'è una bassezza morale,etica,umana clamorosa e viene accettata o criticata blandamente

Il buio oltre la siepe ci ricorda questo:superare la rozza rabbia, il pregiudizio,l'odio insensato e siocco,e scoprire gli altri. Non è perdonismo o giustificazionismo alla cazzo di cane, esistono categorie protette e che non devono esser criticate,ma questo fa parte della vita.

Una pellicola fondamentale, un libro importante, personaggi memorabili e grandi interpretazioni da Gregory Peck a una bravissima Mary Badham, sorella del celebre regista John,fino al debutto di Robert Duvall.

Il cinema che amo:quello che ci mostra la nostra storia e realtà e ci dice che possiamo anche essere meglio di quello che una sorta di maleducata apatia e frustrazione ci rende.