giovedì 3 gennaio 2013

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di MARIO MONICELLI

Negli anni 70 andava di moda il filone truce e populista del giustiziere. Che fosse mascherato da sbirro o da cittadino esemplare,il cinema stuzzicava gli istinti più bassi e beceri dello spettatore con spettacoloni tanto efficaci quanto dozzinali.Visto che la nostra indole è quella del piccolo e mediocre ometto livoroso che si scatena quando indossa una divisa o può delegare agli altri il massacro dei sovversivi e criminali. Categoria vastissima in cui rientrano tanti tipi dal manifestante no tav agli operai in piazza .Questo è spesso quello che disturba e poi chiaramente e giustamente :rapine,furti e altro.In realtà questo filone che poi è stato ripulito dai soliti critici bloghettari che alla cazzo di cane pongono il loro gusto da spettatori al pari di uno studio profondo sul cinema e non solo di aneddoti o balle simili.Insomma con la nascita del movimento revisionista del cinema di serie b si è tolto tutto il discorso di propaganda destrosa o quanto meno volgarmente populista che avevano quel tipo di pellicole.Anche piacevolissime come intrattenimento e sicuramente ai produttori interessava il fatto che incassassero molto.Nondimeno la responsabilità del gesto e delle scelte ci sono,mettetevelo in testa. Io che porto sullo schermo una storia di violenza ,prendo posizione e lo mostro dal punto di vista in cui obbligo lo spettatore a calarsi nei panni di questo o l'altro.Il contesto storico e politico è quindi quello degli anni della rivoluzione brigatista,del riflusso da parte delle masse rebeldi di parolai borghesi libertari,delle crisi economiche e politiche e in tutto questo il cittadino medio vede finita l'epoca del Boom,vive male la situazione,si chiude nel clan famigliare esaltandolo al massimo.Il lavoro come eredità e sistemazione,il figlio come biglietto di visita per avanzare di ruolo nella scala sociale anzi di classe,i piccoli piaceri della vita come elementi sacri,la religione come superstizione e aiuto a superare gli ostacoli senza lottare,la protezione dei forti di qualsiasi colore non importa,il menefreghismo,il qualunquismo,la prepotenza nei rapporti con la consorte,tante piccole cose che facevano bene al borghese piccolo piccolo.
Il quale con Il Giocattolo e a suo modo anche L'arma , (il primo di Montaldo con un grandissimo Manfredi e il secondo opera assai ambigua di Squittieri);analizzano la paranoia da vendetta e la violenza giustizialista come sorella della violenza criminale.
Questo è il punto di partenza.Poi aggiungeremo il discorso su film che pone la pietra tombale sul genere Commedia all'Italiana, già rovinata dalla spazzatura della commedia scollacciata e poi martoriata dall'idiozia degli anni 80,tuttavia anche qui sposterei l'attenzione sul fatto che una sorta di prova generale su questa fine Monicelli l'abbia già esposta con un film precedente Caro Michele,atmosfere plumbee e decadenza /smarrimento semi apocalittico ,malinconia feroce,erano già presenti in quella pellicola. E poi nel 1980 , un altro grandissimo Ettore Scola ,pone la fine assoluta con il capolavoro La Terrazza,dove la fine colpisce quel ceto di intellettuali che di fatto è stato il nostro orgoglio nazionale e poi siamo finiti con i Fabio Strazio e Sioniano eh.Questo è quanto.Certo bellissimo modo di porre fine a una grande stagione,d'altronde il nostro cinema è essenzialmente commedia e neo realismo.Entrambi ampiamente sputtanati successivamente.

Vincenzo Cerami scrisse il libro negli anni 70 e la sua è la narrazione della bestia che si nasconde in un piccolo,gretto,insignificante essere umano.Qui si parla di popolino.Gente che vive ,nasce,muore,da mediocre.E sono la quasi totalità.La cosa che maggiormente infastidisce oltre al becero qualunquismo è anche la mancanza di una reale sensibilità sostituita da un acuto e rancoroso menefreghismo.Però questa massa è anche quella dei lavoratori,della gente che vive nelle zone meno chic,gente che avrebbe bisogno di una sana rieducazione comunista,ma essendo italiani hanno anche quell'ottusità,quell'ignoranza grassa e prepotente che oggi vediamo gestita da alcuni figli della buona borghesia quando vogliono fare i tamarri a tutti i costi che è fashion eh.

Giovanni Vivaldi,tu d'altronde cosa hai?Un posto al ministero ,ti occupi di pensioni. Hai una scrivania e tante pratiche.Hai passato quasi trentanni di vita con i tuoi colleghi,ma chi sono? (Magistrale l'idea di non mostrarli quasi mai,nascosti dietro le cartellette e faldoni ,dietro una mediocrità che viene esposta nei discorsi idioti e superficiali che fanno),hai una bella baracca abusiva,ma che te frega?La farai diventare la tua casetta dove vivrai sereno con la moglie fino alla fine.E sopratutto hai un figlio:Mario.Quanto amore e speranza ci metti in quel ragazzo,che diciamo la verità...Non è per niente brillante.Però, Giovanni, lo so:è il tuo biglietto per il paradiso.Lo dico chiaramente ai tuoi detrattori:è una colpa nascer mediocri?E magari avere anche la certezza matematica di esserlo.Non poveri e non ricchi,non belli non brutti,non emarginati nemmeno accettati.Ci sei,perchè mi vedo allo specchio e se mi tocchi potrai avvertire il mio calore.Vivo,ma come?Nell'ombra. Sempre e comunque. E allora vorresti un riscatto,vorresti prenderlo anche te quel pezzo di successo, la gente che ti stima,ma si odiatemi e invidiatemi,ma eccomi: ora mi vedete!
Schifo e pietà ,questo proviamo per Giovanni.Ometto piccolissimo,senza nulla di importante da dare,ma chi sono gli altri?Un agghiacciante capo, (immenso Romolo Valli che dona alla sua "macchietta" inquietanti sfumature), una moglie ignorante,ottusa,superstiziosa,da maltrattare perchè ti ricorda cosa sei e cosa ti sei meritato, una nazione di giovani delinquenti,di indifferenza,e allora diventi massone.Fai questo per il tuo Mario.
E dimmi Giovanni,te la ricordi ancora?Quella mattina ti svegli presto.Il grande giorno è arrivato. Lui diventerà importante,i tuoi fratelli massoni penseranno a tutto.La mattina il grande anulare o come cazzo si chiama quello stradone de roma ,poche macchine,palazzi popolari assai brutti,piccole vite come la tua.Per alcuni meschine,per me meschine,ma anche comprensibili.
E camminate,chissà che emozioni,mica lo sai che sono gli ultimi passi che farete insieme,mica te lo dicono che  poi alle volte ci si diverte così.Una illusione,la sensazione di cambiare vita e poi:uno ti ammazza il figlio.
Giovanni io non riesco mai a trattenere le lacrime,dura poco.Tu che ridi,uno sparo,un grido e poi tu che urli il nome di tuo figlio.
La televisione darà il colpo finale a tua moglie.Non serve la sua religione popolana,non serve affatto.Niente salva un povero piccolo,gretto,mediocre uomo come te. Lei è paralizzata e i vostri giorni sempre più solitari e cupi, (da antologia e assoluta commozione le scene dell'addio di Giovanni al suo ufficio e quella apocalittica e straziante al cimitero),non ti rimane che vendicarti.
Quanti anni avrà quel ragazzo?Forse quanti ne aveva il tuo Mario.Lo prendi ,lo porti nella tua baracca.E cosa vorresti fare?Non lo sai
Ecco questa lunga parte credo che sia tra le più dolorose,crude,umane scene che siano mai state girate.Niente Bronson che spara da figo,niente Callaghan eroe solitario,ma solo la solitudine cattiva di un uomo alla deriva.E la senti tutta,ma tutta.
Il cinema serve a questo, ti deve sconvolgere,deve porti di fronte a interrogativi e farti dubitare.Vedendo Bedtime ,mettendomi nei panni di Cesar avverti sia lo schifo atroce,ma anche il senso profondo della vendetta contro chi ha ingiustamente e senza merito una vita migliore,ripeto senza merito,con Giovanni è lo stesso.Si,seduti in poltrona,con  i nostri cari che stanno bene,sono contro questo mostro borghese.Però la domanda gira e non si ferma:cosa faresti?E la risposta è un :non lo so,ma non son sicuro che non farei come lui
Che peraltro è anche quello che vediamo:bellissima la scena di Giovanni che piange la morte del delinquente,non è buonismo o altro,ma è:cosa sto facendo?Cosa ho fatto?

E ti viene rappresentata la tragedia di vivere,senza sconti,senza speranze e abbellimenti di sorta.

Il film che chiude -apparentemente- un genere,in realtà chiude con noi.Ci dice quello che noi siamo,e saremo sempre.Come quel moscone ostinato che sbatte contro la finestra fino alla morte.


4 commenti:

Frank ha detto...

Alla fine hai scelto questo. Ottima Scelta ;)

babordo76 ha detto...

Si,sempre ottima. Uno di quei film che ogni volta aggiunge qualcosa in più nella sua critica.
Stasera forse vedo the road,ma siccome sabato sera devo vedere the master..mah...Non vorrei mettere troppo filmoni in un colpo solo eh

Bruno ha detto...

Già, già, già... un vero capolavoro. Quante scene ben girate, quanti dialoghi azzeccati, quante riflessioni serie ed importanti...

babordo76 ha detto...

si, è un feroce ritratto della società italiana dell'epoca e non solo,un film sulla fine dell'umanità,straziante e commovente