lunedì 2 settembre 2013

UN CUORE IN INVERNO di CLAUDE SAUTET

Notoriamente ho poca simpatia per il pueblo francese, ancora meno per la Francia imperialista e colonialista di questi ultimi tempi.
Nondimeno devo ammettere che il loro cinema d'essai è davvero la famosa manna dal cielo, per me.
Rigoroso,senza concessioni e compromessi, borghese fino al midollo,ma non vacuo come il nostro cinema delle borghesie senza un guizzo di amore per la cultura,i pensieri esistenzialisti,l'analisi e indagine dei sentimenti.
Mi piace questa dote della cinematografia dei nostri maledetti cugini d'oltre alpe, poi tiro le bestemmie per le minchiate action o per i terrificanti film "comici",ma in questo campo che a me piace assai, sono davvero dei grandissimi
Claude Sautet è un regista e sceneggiatore che a me piace assai, e vi consiglio quello che è un mio piccolo piacere personale: asfalto che scotta. Dico: Lino Ventura eh! Un grande polar.

Ci ha lasciati da 13 anni ormai,ma a me piace rammentarlo come uno di quei registi e sceneggiatori che hanno contribuito in modo decisivo per la "gloria" del cinema europeo.

Ma ora parliamo, anzi scriviamo, circa un film che ho sempre amato molto. Si,lo so che procura sonni comatosi a tantissimi,ma a me i tantissimi stanno sui coglioni . Quindi.....


Cuore in inverno.jpg

Ne parlo anche perchè questo film vinse il leone d'argento nel 1992, e io amo profondamente la nostra Mostra del Cinema di Venezia. Un premio e kermesse a mio avviso assai prestigiosi, fossimo meno esterofili lo potremmo comprendere.

La storia è semplice: Maxine e Stephan sono soci da molti anni, si occupano di musica. Il secondo , in particolare, è un abilissimo e bravissimo artigiano. Sa come ridare smalto ai violini ed è ammiratissimo dai musicisti. Nondimeno mentre il suo collega è un uomo che sa godersi la vita, almeno nel modo un po' semplice e svilente che intendiamo noi, il nostro Stephan è un cuore in inverno. Un uomo che non osa amare, che vive solo in funzione del suo lavoro, soffocando i sentimenti. Abitudinario,metodico,non si lascia scomporre dalle emozioni che ogni tanto la vita ci offre, ( ma io ho idea che sia tutto materiale rimasto in magazzino , ste emozioni che la vita ci offre), non ha amici e non lascia che l'amore scomponga la sua esistenza.
Ha solo un buon rapporto con un vecchio maestro , una sorta di suo mentore,ma sempre molto computo,pudico,distaccato.

Un giorno arriva Camille, è la donna - anzi una delle- del suo collega. La giovane signora si intestardisce su di lui. Vuole scuoterlo,redimerlo al gusto della passione ,dell'amore,del sentimento. E fa la fine dell'Inter di Stramaccioni, ( ancora ho gli incubi cazzo), insomma fallisce.

Stephan vede la sua vita affettiva andare a pezzi,ma pare che non lo coinvolga più di tanto.




Uno stupendo film che rende giustizia alla Parola. Si,mo siete tutti fattoni: fatti di qui,fatti di là. Poveracci. Io invece sono uno splendido uomo di parola e pensiero. Ma splendido splendente,mica...
Quindi questa pellicola che parla di paura d'amare,anzi nemmeno:lo stadio dopo. Amare? La reputo un'opera importante e per chi riesce ad entrare in sintonia: toccante. Senza scene madri, (a parte quella di Camille a Stephan), senza spiegoni eccessivi. Un film radicato nel reale e nel vissuto.
Per molti non capiterà nulla,ma per noi succede tutto: succede la vita.



Daniel Auteil è come al solito intenso e memorabile, roba che continui a ripeterti: ma che grandissimo,immenso attore! Il suo Stephan in un certo senso mi assomiglia,perchè come soffoco i miei sentimenti più intimi e le mie "cotte" ...Ma anzi,direi:mi assomigliava. Oggi sento l'urgenza di far conoscere i sentimenti che provo,che sento,perchè è giusto così.
Comunque un grande film di attori,sceneggiatura,atto d'amore per la musica e sottile indagine psicologica .



Uno di quei film che noi indisciplinati e indisciplinate dovremmo amare come se fosse un cucciolo, un amico, una persona cara.

Sottolineare anche la bravura e pulcretudine di Emanuele Bèart, una delle migliori attrici del cinema francese

11 commenti:

Fabrizio Borgio ha detto...

Beh, sui francesi mi sfondi una porta aperta. Non ho mai nascosto il mio filo-gallismo, forse un riflesso condizionato del mio essere piemontese, fatto sta che invidio morbosamente ai cugini d'oltralpe la capacità di raccontare storie affrontando tematiche che alla snobistica e finto-intellighenzia casta di cineasti impegnati nostrani manco passa per l'anticamenra del cervello.

babordo76 ha detto...

si,sono bravi.A esser sincero per me meglio di svezia e danimarca , è impossibile. Ma hanno una loro ostentata cultura,raffinatezza, non si vergognano di esser borghesi "colti".
Qui sono borghesi e basta, chi ha cultura deve per forza dar spago ai popolan chic della sua classe...Che paese!
Questo film , poi, è davvero bellissimo!

Napoleone Wilson ha detto...

Mah. Io sono di famiglia mezzo francese e come tale mi son fieramente sempre sentito. Puoi immaginare come ci son rimasto a leggere questo in un blog che eppure mi piaceva. Meno male che sono io a pensare/scrivere cose generalizzanti e inaccettabili.

babordo76 ha detto...

cosa?ho detto che i francesi quando fanno film borghesi li san fare benissimo

Ma hanno una loro ostentata cultura,raffinatezza, non si vergognano di esser borghesi "colti".

vedi,mi sembra di aver detto che nonostante io sia più portato per la cinematografia danese e svedese,i film d'essai francesi mi piacciono.Mo vado a leggere il post e vediamo cosa ho scritto...

babordo76 ha detto...

ah,certo la politica estera francese , vedi libia e siria, è condannabile. E molti film d'azione fatti dai francesi sono inguardabili,cosi come tanti film comici-popolari,come da noi
Poi hanno questi immensi autori,Ozon oppure Sautet e così via.Che fanno cose bellissime
No, è un pensiero critico anche non condivisibile,ma esente da volgarità o altro .Ognuno di noi ha popoli con cui si sente più in sintonia e altri meno,ma non ho detto nulla di pesante contro i nostri cugini d'oltralpe.
Tutto a posto ^_^

Napoleone Wilson ha detto...

"Notoriamente ho poca simpatia per il pueblo francese, ancora meno per la Francia imperialista e colonialista di questi ultimi tempi."
Il tuo scritto sul lavoro era molto condivisibile. E allora, come si fa ad avere "antipatica" la Francia in cui i disoccupati non sono alla fame come in Italia, grazie ad uno stato sociale ancora oggi e nonostante tutto, ai primi posti in Europa se non nel mondo, mentre in Italia, complice o meno la "scusa" di un'evasione senza pari, lo stato sociale se non per gli immigrati, per i cittadini italiani quasi non esiste? E lo SMIG, il slaario di cittadinanza per ogni francese compiutio i 18 ANNI e che non lavori, pari alla cifra che molti nemmeno percepiscono lavorando, in Italia, paese per cui simili misure sociali sono ancora oggi e lo rimaranno, pura fantascienza? Gli stipendi medi che sono di oltre 2000€ e nessuno nessuno meno di 1200€, quando in Italia persone di quarant'anni vengono pagate 450€ nei calla center? E' antipatica la Francia e i francesi, allora non critichiamo nemmeno mai l'Italia si sta tanto bene qui contuniamo a cullarci nei più beceri nazionalismi e nelle illusioni, che stavolta, dureranno ancora poco, di un'Italia allo sbando come non mai e oltre il punto di non ritorno, altro che Francia, e francesi.

babordo76 ha detto...

ma francia imperialista e colonialista cosa c'entra con le sue politiche interne?
Ho forse detto ma va che paese di bigoli che vivono male ,no.
Ho scritto e ridico:che la politica estera francese , vedi libia e siria, non l'approvo per nulla.Non mi piace il loro spirito colonialista ,come non approvo quello americano e inglese.
E ho specificato che culturalmente alcune cose mi piacciono, altre decisamente meno.
Poi figurati se mi vanto della mia non nazione divisa in campanilismi e reazione. Non è scritto da nessuna parte.

Napoleone Wilson ha detto...

E' anche un dato di fatto lo stato del cinema italiano autoreferenziale e fatto per i salotti buoni dei quartieri della Roma Nord, stile "un tinello e cucina" borghesi, con la Buy o l Rohrwacher indifferenziatamente nevrotiche, dirette dalla Comencini o dalla Archibugi, laddove il cinema di genere e veramente popolare tranne alcuni per lo più patetici tenattivi non esiste più, e lo stato attuale del cinema francese in forma come non mai soprattutto per il polàr, il noir, e il gangsteristico-azione (escludendo solamente le ciofeche filo-americane della EuropaCorp di Besson). Forse i migliori al mondo per i rispettivi generi anche superiori agli americani tranne le dovute eccezioni come Michael Mann, ed al cinema asiatico sudcoreano e indonesiano in particolare. In Francia hanno avuto il record di biglietti staccati in sala dal 1965 e nonostante la pirateria che naturalmente esiste anche da loro. Talmente autosufficienti nei numeri dei loro consumi culturali (per libri venduti e anche per i BR/dvd) da potersi permettere che i loro film non varchino i confini nazionali, stante il perenne boicottaggio italico ai loro titoli anche migliori. Forse adesso le cose per un pò cambieranno dato che i più grandi successi commerciali degli ultimi due anni anche nelle sale italiane sono stati "Quasi amici" e "The Artist". Ma se solo ripensiamo alla distribuzione di titoli eccezionali come il dittico di "L'Ennemì Public N°1/Instinct de mòrt-Jacques Mesrine"(2009) con Vincent Cassel di Jean-Francois Richet, e innumerevoli altri.
Per quanto riguarda la politica estera della Francia sì certo in Libia ha forti responsabilità e ha avito i suoi interessi economico -energetici per l'aver rovesciato Gheddafi, ma l'Italia che ha lasciato il vuoto con il solito attendismo e la solita pessima disorganizzazione nel comando e nella politica estera, per non parlare della ricattabilità del nano ghiacciato anche per i suoi rapporti d'affari anche personali con il Muammar?

babordo76 ha detto...

ma certo il loro cinema ha molte cose che funzionano e poi loro si sentono un popolo e quindi premiano il loro cinema e così via.
Le colpe della colonia italia in politica estera sono evidenti,sono le colpe degli ascari,ma quelle francesi come quelle britanniche sono molto pesanti :colonialismo imperiale

Napoleone Wilson ha detto...

E comunque Stephan sono io. Non c'e mai stata nessuna Camille pero' nè ora nè mai. Perché infatti, come si poteva dire un tempo, questo bel film di Sautet, purtroppo rimane pur sempre un film.

babordo76 ha detto...

un grandissimo film,con un grandissimo personaggio.
Che dire?Purtroppo certe volte si è soli non per scelta. La solitudine poi è sempre cattiva consigliera.Ma avrai degli amici,qualcuno con cui uscire la sera,andar a mangiare una pizza, una cosa simile..su,dai!
ciao e stammi bene