mercoledì 11 gennaio 2012

W I CRITICI:TULLIO CHE NON CAPISCE UN CAZZO DI CINEMA

AVVERTENZA
questo post è la riscrittura di uno precedente,che è andato cancellato per intervento paterno.Manco c'è bisogno di dire che era uno dei miei migliori scritti,quelle cose che ti capitano una volta ogni 500. Il lavoro intellettuale vive di intuizioni,arguzie,riflessioni e rivelazioni che non possono tornare una volta lasciata scadere l'occasione o qualora fossero perdute.Quindi mi dispiace,ma leggerete qualcosa di differente e insipido,un brutto post.Perchè la particolare fortuna/occasione è andata persa.Sarà comprensibile la mia linea ,la mia idea,ma non spiegata bene e in modo interessante.Questo però mi porta a una considerazione altra e diversa rispetto all'originale-oh vi avverto che sarà probabilmente un post lungo,l'originale lo era,ma poi se non trovo l'ispirazione giusta,magara concludiamo con 4 fregnacce der cazzo e morta lì,peccato perchè era l'apoteosi dell'apoteosi dell'occhialutismo-cioè come sia importante il lavoro intellettuale e come in una certa misura costi anche quella fatica e impegno.Mi direte:e la fabbrica..Lo so,non sono figlio o parente di intellettuali,faccio prima a dire chi non ha lavorato in fabbrica tra me e i miei genitori e parenti vari.Tuttavia creare un articolo,un post,un libro,un film,una canzone,una poesia,un quadro,una scultura,una giusta interpretazione è LAVORO.E mentre un pezzo metallico lo puoi riparare,un'idea che vive ancora meno delle farfalle no.
Vabbè,ora cercando di riprendere l'idea di base apriamo la riflessione sul cinema.Sarà debole e forse non proprio riuscita,non ho l'ispirazione giusta,ma è la traccia,la linea ,l'idea che io ho sul cinema e l'arte.Che poi essendo occhialuto,stalinista,e avendo in forte odio la tamarragine..bè il titolo è ironico ok?



Leggenda narra che fin dall'alba del genere umano,se ne trovano testimonianze di graffiti disegnati sulla parete delle caverne, lo scontro tra critica e pubblico era praticato naturalmente tra una caccia al mammuth e una simpatica clavata in testa alla donzella di turno.Immagini mostrano strani esseri con più occhi presi a sassate da gente lampadata e con tagli di capelli assurdi.
Tuttavia il cinema che cosa è?Qualcuno dice che sia un'industria e come dargli torto.Questo presuppone che il film sia nè più nè meno che un prodotto ,il quale dovrà fare cassa e quindi necessariamente legato ai gusti delle masse amorfe e di facilissima comprensione per tutti.Un prodotto commerciale come tanti altri.Naturalmente vi diranno che grazie a questi film che poi si possono produrre anche quelli per i critici espertoni,intelligentoni,occhialuti.Non è una balla.Però questo riduce il lavoro del fare cinema a seguire le mode,a essere in futuro un curioso prodotto datato,a non dare nulla di più al pubblico che deve solo rilassarsi e trovare prevedibilità e conformismo ben serviti.D'altronde come industria mi interessa che il prodotto funzioni,che vi sia del buon marketing,che raggiunga un numero vasto di persone.Non si vive di nuvole e poesia,quindi è fattibile che una verità -per quanto non piacevole - vi sia. Tuttavia è anche innegabile che il cinema seppure fatto con la fortissima e preziosissima assistenza di operai,elettricisti,manovali,stagisti perennemente tartassati e quindi usando materiale umano da ditta o fabbrica,ha a che fare non con la catena montaggio del ferro e delle automobili,ma con qualcosa di più urgente e importante,ha a che fare-e perdonatemi se uso codesta parola- nonostante tutto con L'ARTE. Si perchè a parte il cinema fatto alla cazzo di cane,con l'intenzione di fare soldi sfruttando mode passeggere,con puppazzoni de gomma fraccica e due lire de pietà cristiana,(che poi è il cinema tanto difeso da certuni ,che la menano con la genialità nostra perchè con due lire abbiamo fatto roba che gli ammmereggani,fatto non sempre veritiero e sopratutto oggettivamente imbarazzante quanno che se 'ffa er cinema de paura o de fantascienza),dicevo il cinema nasce sempre da una sana urgenza di raccontare qualcosa.E il racconto al di là dei risultati ottenuti è sempre una questione che prende in considerazione l'arte.Quindi il cinema è anche fare dell'arte.Spingere oltre ,fare evolvere,costruire strade meno edificanti e tranquille,per porre lo spettatore davanti a qualcosa che lo impegnerà.Massimo esempio di rispetto che qualsiasi "artista" dovrebbe avere per il pubblico.Trattarlo non come un bimbo che va accontentato se no fa i capricci, o abbandonato davanti all'ovvio e alla luce che se no se mette a frignà.No,il cinema come arte vuole prendere lo spettatore e portarlo in terre lontane,forse desolate e desolanti,ma sicuramente è un viaggio che nel suo essere impegnativo è istruttivo per chi lo vive ed appagante per chi lo fa. Giustamente ,si fa per dire,essendo la nostra vita dura e faticosa,resa pesante dalla dittatura dei mercati e dei regimi liberali,si cerca il disimpegno assoluto,l'effimero del momento.Per questo la critica è utilissima e fondamentale.Non ti dice le cose che vuoi sentire per comodità, non ti lascia nel tuo mondo confortante,ma anche con una certa stronzaggine e non essendo immune di difetti clamorosi ,essa cerca di aprire diverse strade.
Per chi vuole mettersi in viaggio e non tutti hanno tempo e voglia per farlo..Però sai una cosa,mo mi è venuto in mente che codesto pezzo veniva dopo un'altra considerazione su cosa sia il cinema:industria di prodotti di consumo,arte o.....Divulgazione.
Esiste un tipo di cinema che io amo particolarmente e prediligo sugli altri due paradigmi ,che è appunto quello di divulgazione. Cioè il mezzo cinematografico cerca di proporre spunti di riflessione nuda e cruda sul mondo che tu vivi.Non è popolato di principesse e milionari da sposare,non ha sottilissime riflessioni esistenziali,è un mondo dominato dal colonialsimo euroatlantista,di ristruttura del capitale che i capitalisti fanno pagare alle classi meno abbienti,è un mondo in cui il lavoratore e il lavoro sono merci di scambio e non basi della produzione,dove i borghesi medio bassi hanno paura della proletarizzazione.Questo tipo di cinema glorioso e necessario ti mostra tutto.Si puoi e devi sognare,ma il tuo è appunto un sogno,guarda cosa cazzo ti circonda.Non zombi,non principesse,non c'è magia.No,caro mio:vivi in questa merda.
Il cinema dei Rosi,Petri,Lizzani,e dei miei amatissimi fratelli Dardenne è tutto e assolutamente qui:divulgazione sociale senza inodorare la pillola di merda e rabbia che devi ingoiare.Un cinema sicuramente non amato da tutti. Chi pensa che esso sia solo industria,troverà questo modo di fare film una menata pallosa dei soliti comunisti,chi invece vive il cinema come arte troverà questo modo di fare cinema un attacco di materialismo gretto che non considere l'individuo e le sue paturnie,ma solo l'aspetto economico e sociale e che comunque quella al massimo è tv e non cinema.
Insomma questo terzo modo di intendere cinema è quello che ha maggiore ostacoli.Purtroppo,almeno per me.
Però come si fa parlare di cinema senza almeno una volta usare il termine magia?Cosa è infatti la prima visione di una pellicola su grande schermo?Ricordate da piccoli l'emozione e il salto nel buio,con relativa mancanza di respiro-vabbè io ero asmatico quindi non c'entra un cazzo la poesia della sala eh?-prima della proiezione.E poi perdersi nella storia e lasciarsi trasportare verso quel mondo,quel piccolo universo che per un dato tempo ci diverte,ci spaventa,ci commuove,ci tiene compagnia. Provi anche affetto e amore per certe pellicole ,manco fossero dei tuoi famigliari o amici di lunghissima data.Eppure ogni volta che ti ricapita di rivederlo,quel film, emozioni e gioia non mancano.Lo sai a memoria,non è sopresa,ma è qualcosa di meglio:è avere qualcuno che ha capito cosa volevi e forse anche chi sei.Il cinema dovrebbe dividersi su questi presupposti:quello che diventa parte della nostra memoria e quello effimero.Potrebbe essere una sorta di spiegazione al mistero su celluloide.Questo chiaramente vale anche per le altre forme di arte o presunta tale.
Il mio primo incontro con esso è stato a sei anni,nel lontano 1982,in quel di Molveno paese di montagna e delle dolomiti. Un ricordo legato al mio primo film:Ricomincio da tre,che mi ha visto cadere nelle braccia di orfeo dopo poco-è un bellissimo film ,ma non per bimbi-poi un pomeriggio a vedere uno dei pochissimi cartoon disney da me visti,cioè Gli Aristogatti.Una piccola gioia,dimenticata con la crescita eppure nascosta nel profondo della memoria. Rammento,e il fatto è assai strano, che alle elementari il sabato si vedeva un film nel "cinemino" interno alla scuola-che poi mi sa era la palestra o roba simile-la cosa strana e buffa è che la maggior parte di queste pellicole erano film per l'infanzia girati nei gloriosi paesi pre Havel e Walesa e Gorbaciov.Spesso cecoslovacchi.Notare che la mia maestra era una ex suora di clausura,potrebbe essere materia di un film- magari il mio Postcards from DDR,prodotto da Von Trier e diretto da Yimou-non credete?
Si,l'educazione cinematografica per noi avveniva grazie alla famiglia.Popolare e schietta,storie con cattivi e buoni,arrivano i nostri,bacia la bella,sposa il giovine di bella presenza,cuore d'oro e tanti soldi.Era la festa dei lavoratori e del popolo senza nessuna ideologia di sorta. Detesto e amo questa cosa, le mie "animacce loro" si scontrano su questo terreno.Non penso che arriverò mai a trovare un equilibrio su questa follia.
Però chi si è davvero occupato di far nascere e crescere quel piccolo spettatore delle classi medio basse?Chi mi ha aperto gli occhi su qualcosa di altro e non sempre comprensibile o amabile,ma senza ombra di dubbio su qualcosa di nuovo e stimolante per il mio pensiero?Chi mi ha fatto si soffrire per la demolizione delle mie certezze e sulla mia idea di bellezza cinematografica,ma in compenso mi ha reso più ricco il mio immaginario?Chi è?Chi sarà?No,non è Goldrake,ma è IL CRITICO.
Da bambino aspettavo come dono natalizio le recensioni di Morando Morandini.Le collezionavo tutte,avevo otto raccoglitori che spesso rileggevo per vedere cosa non avevo capito,quale parte,cosa mi procurava fastidio e se quel fastidio era per il fatto che mi avesse mostrato la mia pochezza in fatto di senso critico o se fosse un attacco sconsiderato di snobbismo da parte sua.E ma erano parole che avevano un fortissimo significato per il piccolo bimbo e poi maldestro giovincello-ma fighissimo quando toglievo gli occhiali-che aveva voglia e desiderio di sapere,conoscere,migliorare il suo pensiero.
Ovviamente non è mai mancata la lotta contro la critica da parte di settori del pubblico e di lavoranti,spesso sconsiderata per me e a volte a ragione invece.Si dice che Tullio Kezic non capisca un cazzo di cinema,talmente nulla che ha lavorato a stretto contatto firmando la sceneggiatura di alcune pellicole con certi grandi maestri della celluloide.Si parla di parrucconi e paludati,anche a ragione a volte,ma si dimentica che sono impegnati nel proporre certi tipi di fare cinema spesso non popolari e che non hanno mezzi per farsi conoscere .Il critico non tratta il pubblico come bambini,questa è una falsificazione indotta anche in buona fede,esso scrive per fare imparare alla massa qualcosa di più.Porre attenzione a un cinema non facile,non ortodosso,significa dare alla gente un grande rispetto e una missione difficile,ma anche fondamentale:la crescita di gusto e aspirazioni,il ruolo di chi non vede passivamente una storiella che lo lega a vivere e rivivere le stesse emozioni.Nel loro spirito settario e aristocratico il critico sta lanciando verso il pubblico una sfida.E di solito le sfide si raccolgono.Viceversa chi parla sempre di popolo,sovranità popolare,il popolo ha deciso, è a parole con noi,ma nei fatti ci è totalmente nemico.Ci obbliga a noi che siamo "semplici" a vivere per sempre in questo modo,a illuderci di avere un potere super figo quando è solo una fregatura.Rimanere immobili nella non crescita,nel volere storie ed emozioni precotte.Disprezzando chi ha la sventura di saperne di più e ingiustamente magari ha atteggiamenti di amarezza e settarismo nei confronti del popolo.Così ci piace dare retta ai falsi amici e ai loro miti di cartone,mentre perdiamo l'occasione di scoprire con difficoltà dei grandi tesori.
Durante la mia gioventù spensierata ho sposato per ribellismo,tipico passaggio dell'età,la scuola revisionista.Aveva un suo senso per un brevissimo periodo.Si diceva che qualcosa-ricordate questo:qualcosa- di buono è stato fatto anche nel cinema di genere.Per un po' di tempo quindi ho aspramente criticato i Morandini e compagnia.Mi credevo portavoce popolare,una sorta di Trockji dei poveri in salsa brianzola.Il movimento però per me è finito ancora prima di quella cazzata del "movimento dei movimenti" di memoria bertinottiana.Perchè come al solito non si è compreso che tutto,ma proprio tutto,è classificabile ,etichettabile,e divisibile. Cari compagne e compagni,il centralismo democratico non è come credono i frichettoni dell'estrema sinistra extraparlamentare,un luogo dove ognuno dice quel cazzo che gli pare,dove tutto è relativo a seconda del momento,dove tutti sono uguali.Ecco,sta storia dell'uguaglianza per me è terreno assai scivoloso . Nel senso che esiste e non possiamo negarlo:un segretario,un direttivo,un'avanguardia e poi la base .Quando che uno è segretario dovrebbe avere conoscenze politiche più approfondite del pischello appena iscritto,(questo effettivamente non è valido nel periodo bertinottiano,ma è altra storia),lo stesso vale per il cinema.Un conto è il gusto soggettivo e relativo altro è la potenza di fare cinema.
Il critico serve per mettere in evidenzia queste cose:che sono da festival,na rottura di coglioni,ma esistono.Il movimento revisionista invece che sbava per il cinema di genere in sè,che si esalta per la trashata che è anni 70,che usa paroloni e fantasie sprecate per trovare il valore in tutte le cinematografie di serie b e anche c è niente altro che il figlio ribelle della critica palludata e parrucona.Come tutti i ribelli appena hanno smesso di urlare per dar fastidio ,troveranno lavoro nella ditta di papi.Ora però non è nemmeno da buttare via tutto quello che è stato un buon movimento di riscoperta popolare e anche loro ,insieme ai morandini,mi sono stati di aiuto all'interno della mia crescita come spettatore.

Infine scriverò qualcosa di breve su Kezic,mi perdonino quelli che l'hanno stimato e conosciuto,qualora dovesse essere un pessimo ricordo.Mi piace però difendere la memoria di un uomo che per quanto si possa anche criticare è stato un grande intellettuale e ha dato al cinema moltissimo e di prezioso,più di certi scribacchini osannati per qualche trashata di passaggio.

Ecco a voi due parole su Tullio Kezic

Nasce a Trieste,d'altronde il cognome non può mentire, il 17 settembre 1928 e muore nel 2009.
Uno tra i critici più conosciuti della nostra nazione ,è stato anche sceneggiatore di alcuni film,commediografo e come "attore" compare nel capolavoro di Olmi :il Posto.
Il suo esordio come critico sai come avviene?Mica per meriti nobiliari o altro,ma perchè lui era come te un grandissimo appassionato di cinema e tenne una lunga corrispondenza con alcune riviste del periodo.Come fai tu con il tuo blog,eh?
Debutta nel mondo radiofonico,su radio trieste nel 1946 come recensore e si occuperà di questo per tutti gli anni 50.Sopratutto del festival di venezia. Sarà direttore negli anni 70 della rivista sipario e poi collaborerà con corsera e repubblica.
Dalle sue recensioni vengono tratti dei libri,tra cui rammento con piacere Cento Film ,edizione Laterza.
Usando un modo di scrivere retorico e forse inopportuno potrei dire che di strada l'ha fatta il ragazzino che cominciò il suo viaggio e la sua professione attraverso la corrispondenza con le riviste Cinema e Film.
Tanto che non a torto è giudicato un nome di grande importanza all'interno della nostra storia cinematografica.
"Non capisce un cazzo di cinema",questa la frase usata da Fulci,quanto pare,parlando di Kezic.
Qui si nota lo scontro che da sempre c'è stato tra la critica della vecchia guardia e il cinema giudicato di serie b e artigianale.Io sinceramente non pendo nè da una parte nè dall'altra.Certamente la critica "accademica" in qualche caso-ripeto e sottoscrivo :qualche caso- non ha compreso l'importanza del cinema popolare più verace e certe sue implicazioni politiche o di ricerca cinematografica.Questo è vero,ma vale per pochi nomi.E tra questi pochi nomi non mancano all'interno della loro cinematografia pellicole a dir poco imbarazzanti.Per cui la critica non ha esagerato,come faranno anni dopo i Giusti e affini,nel mitizzare un certo mondo.Tuttavia questa posizione giusta,ha però in qualche caso-ripeto qualche caso- sbagliato per un certo spirito spocchioso che sicuramente non fa bene.
Tuttavia mostra come l'arrabbiatura dei registi nei confronti dei critici,sia segnale che questi registi volevano comunque un certo riconoscimento e anche con l'odio davano ad essa una certa importanza.Non è pensabile un mondo senza di essa,perchè ci porta anche a riflettere su alcuni errori e sciatterie,poi ci sono i pistola in ogni categoria,ma...Davvero Kezic non capiva il cinema?Oppure è una frase che considerata senza essere un fan,ma uno spettatore qualsiasi ,ha dalla sua una grave lacuna?
Eh,si perchè il critico triestino non è uno di quelli che i film li ha visti solo su uno schermo e magari ha scaricato la sua frustrazione contro chi il cinema lo faceva,/cito una delle più abusate critiche fatte contro i recensori),perchè andiamo bene a vedere cosa ha scritto e per chi Kezic
Lo troviamo come segretario di produzione sul set di Cuore senza frontiere di Luigi Zampa,quindi un ruolo dove un minimo di conoscenza cinematografica si dovrebbe avere o no,dal 61 al 65 si occupa di produzione con la sua 22 dicembre,fra i film prodotti il bellissimo e duro film sulla Resistenza "Il Terrorista" di De Bosio,con un grande Volontè.Analisi durissima e amara della lotta partigiana,tra scontri con i fascisti e divisioni nel cnl
Una delle opere migliori sul tema,senza ombra di dubbio,sul tema della guerra partigiana delle sue glorie e dei suoi errori.Altra pellicola interessante è l'età del ferro di Rossellini,ma non per il grande schermo,bensì per il piccolo
Sempre per il piccolo schermo scrive un classico di Olmi:I Recuperanti.La storia è un'altra volta una profonda analisi sul dopoguerra. Un uomo torna dalla guerra al paese,sopravissuto alla guerra in Russia.Tuttavia l'entusiasmo dura poco perchè manca il lavoro e lui non trova altro da fare che il recuperante delle mine e delle bombe inesplose sui monti.Un film straordinario nel suo rappresentare senza eccessiva faciloneria,indigesta indignazione populista,ma con una radicale e radicata rappresentazione assai veritiera delle difficoltà che incontrano le classi medio basse,la differenza fra una vita anarchica e le regole del lavoro e del progresso.Chiaramente parliamo di un prodotto superiore a molti altri.Tornerà a lavorare con il maestro bergamasco per il classico La leggenda del santo bevitore.Forse l'ultima grande interpretazione di Rutger Hauer.
E poi lo splendido e crudele nel suo essere beffardo Venga a prendere il caffè da noi,di Lattuada con un immenso Tognazzi.
Tullio Kezic è stato il Cinema,ne ha fatto la storia e ha un posto di rilevanza al suo interno.Certo possiam anche non condividere certe cose,ma a mio avviso le persone come lui sono utilissime e vanno tramandati i ricordi e i suoi lavori.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche io da bambina soffrivo d'asma. Il mio primo ricordo al cinema è di quando avevo cinque anni e mia mamma insieme ad una sua cugina mi portarono a vedere Batman. Non lo scorderò mai. Ah, gli Aristogatti è uno dei miei Disney preferiti! Sulla questione, interessantissima, che poni, ancora non riesco ad esprimermi. Perché a volte sono per gli occhialuti, a volte per i revisonisti cazzoni. Della serie che sono talmente onnivora in fatto di cinema, con gusti che vanno dalla schifezza immonda alla Machete al concettualismo estremo di un Tarkovskij, che davvero non saprei che posizione assumere.

Ale55andra

babordo76 ha detto...

ah,bè se mi citi machete e quindi rodriguez sono assolutamente occhialuto estremista.
Tuttavia anche io alla fine guardo di tutto,però credo anche che esista una differenza tra i prodotti e che all'interno di queste differenze si dovrebbe cercare il meglio sia nel cinema d'autore che di genere

Anonimo ha detto...

E su questo siamo assolutamente d'accordo.

Ale55andra

babordo76 ha detto...

anche io concordo...con me stesso!^_^

ciaooooo

ilgiornodeglizombi ha detto...

Mah...
Io credo di essere davvero la tua metà oscura (per dirla alla King/Romero).
Mi piace il cinema di pura immaginazione e il cinema di puro intrattenimento, e credo che entrambe le cose possano esistere senza prendere in giro lo spettatore o senza trattarlo come un coglione. Non credo nell' esistenza di barriere tra cinema alto e basso, non credo neanche nella funzione di cinema come arte o (peggio) educazione delle masse.
Questo non significa che non apprezzi gli autori, ma li apprezzo di più quando si abbassano e non realizzano roba per un pubblico di soli eletti.
La critica poi è tutto un discorso a parte. Non è la critica in sé il problema, è la critica italiana, perché fior fiori di critici francesi esaltavano Bava e Fulci mentre qui li spernacchiavano. E anche il tuo Argento, è stato amato prima all' estero e poi in patria.
E' che qui sono ottusi. E la colpa è della politicizzazione del cinema. So che questa cosa ti farà incazzare a morte. Ma io ce l'ho proprio con gli intellettuali di sinistra che prima che giudicare un film, ne giudicavano la possibile collocazione politica e la possibilità di strumentalizzarlo per una parte o per l' altra. Cosa che all' estero è sempre accaduta in misura minore.
La parola arte mi fa venire il mal di pancia. La parola divulgazione mi terrorizza.
Le masse sono e resteranno amorfe e non sarà il cinema d'autore a cambiarle che tanto non lo vanno a vedere.
E allora la soluzione è, di nuovo, l' intrattenimento intelligente, se proprio è necessario trovarla, una soluzione.
E comunque il cinema costa un fottio di soldi e se è arte (oddio) è l' arte capitalista per eccellenza, c'è poco da fare, è una contraddizione insanabile.

babordo76 ha detto...

non mi fa incazzare se la pensi diversamente da me,sono uno stalinista che su molti temi ha un atteggiamento assai aperto.
Anche perchè appunto di solito il cinema o la lettaratura ha un margine di gusto.
Quindi quello che hai scritto è rispettabile in quanto tua idea
Tuttavia io credo nella divulgazione ed educazione/rieducazione delle masse
Questo avviene attraverso un primo passo che tu giustamente hai posto in luce:l'intrattenimento intelligente.Che è già fare intrattenimento d'autore no?Il basso esiste e nel caso dell'intrattenimento è il Cinepanettone
Ecco questo punto ci vede assai diversi:io credo che vi sia sempre un meglio e un peggio,un alto e un basso.Possiamo amare un certo tipo di cinema o lettaratura o musica,ma non è tutta uguale.Anche nei generi,dove la differenza è evidentissima
Qui poi parlo della mia formazione come spettatore,una storia personale quindi con il primo omaggio verso uno di quelli che leggevo.Magara pure mi faceva incazzare,ma mi portava anche a riflettere e vedere quella pellicola attraverso le sue critiche,mica cambiavo idea,ma intanto ci pensavo su.Quindi per me è stato un modo di essere spettatore non amorfo
Sottolineo che la tua ultima frase sull'arte è sacrosanta e giustissima,detesto infatti gli Artisti,mentre amo la divulgazione e quella la imporrei pure,che son poco democratico,perchè a mio avviso il cinema è ottimo come strumento di propaganda.Politicizzo tutto,ma già lo sai.
Quindi l'attacco al cinema come arte ci sta
Tuttavia è giusto anche fare una divisione tra Intellettuali di sinistra di un certo stampo e le barzellette umane del democretinismo attuale
I primi li adoro e li metterei al posto dei santi nei calendari,i secondi nei gulag a riflettere

Ciao!^_^