Negli ultimi anni i rapporti tra umani e animali domestici sono cambiati di molto. Vi è una maggiore coscienza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, oggi è impossibile vederli solo come oggetti di cui possiamo far a meno in caso di vacanze o altro. Una maggior sensibilità che ha anche risvolti negativi quando l'animale diventa il surrogato di un figlio o un compagno che non siamo in grado di avere nelle nostre vite. Inorridisco sempre di fronte a certi animalisti idioti che sperano nella fine del genere umano, colpevole di ogni cattiveria, in favore di un mondo alla disney pieno di simpatici animaletti. Io amo il genere umano e ogni essere vivente, lotto affinché il debole possa difendersi dagli attacchi del più prepotente. Ci sono tantissimi esseri umani meravigliosi e prima di augurare l'estinzione di ogni uomo, fate un giro da qualche terapista,
Detto questo, la maggior attenzione, rispetto, amore ed affetto nei confronti dei nostri animali è un passo in avanti del genere umano, che rasenta la perfezione quando abbraccia ogni vita presente sul nostro bellissimo pianeta.
Kedi, è un bellissimo documentario che farà stragi di cuori fra tutti gli amanti di questi magnifici felini. La regista segue la storia di alcuni gatti che vivono a Istanbul e i loro " padroni". In realtà la cosa davvero bella e commovente di questa opera è il fatto che questi gatti non appartengano a nessuno, ma sono liberi. Per i pessimisti, razionali, disillusi e insomma tutto il club dei "gne gne": randagi. Vivono nelle strade del quartiere e hanno alle spalle, alcuni di loro, anche storie di lotte per la sopravvivenza. Ma sono così ben voluti dai cittadini, che ognuno di costoro si occupa di uno o più mici.
Chi preferisce stare accanto alle bancarelle del pesce, chi seduto su una sedia in un bar del centro, chi ha dei gattini da crescere, ognuno di questi animali è una storia. Proprio come gli uomini e le donne che si occupano di loro. I razionalisti, pessimisti, disillusi, insomma tutto il club dei "gne gne" avrà da ridere e ridere sul fatto che la storia di un uomo sia accomunabile a quella di un cane o di un gatto. Forse avranno anche ragione ma al livello narrativo, sentimentale, non vi è tutta questa differenza. C'è il pescatore che deve la sua rinascita all'amicizia con un gatto, c'è il gatto che ha combattuto contro tutto e tutti fin da cucciolo. Entrambe le storie sono importanti e belle da ascoltare e narrare.
Proprio il gusto di narrare e narrarsi (tipico delle culture mediorientali) rende unico e speciale anche storie che di fatto appartengono al quotidiano, non all'epica. Però ogni persona intervistata racconta con sensibilità, tatto, trasporto e senso dell'umorismo. Piccole storie che ci raccontano una verità grande o una grande verità (in merito devo interpellare quel grandissimo poeta che è Jovanotti. Scherzo) come l'apertura del nostro cuore verso altri esseri viventi ci renda persone migliori. Impariamo da loro l'uso forte e senza freni dei sentimenti. La gioia o la paura, la difesa dei piccoli, del nostro spazio, la dedizione e fedeltà. Pure la furbizia di far le moine quando abbiamo bisogno di essere cibati. Sul gatto sono state scritte molte cose, tutte vere. Esso è un animale che affascina e meraviglia ogni volte che entriamo in contatto con loro. Molti dicono che sono indifferenti e meno affettuosi rispetto all'irruenza di un cane. Non è vero. Le nostre gatte ( Mirtilla e Scintilla) sono molto affettuose con noi, a volte anche un po' sprezzanti. Tipo la versione buona e alla mano di cugina Violet. Eppure nulla mi fa sentire tanto tranquillo e sereno, come stare con i miei animali domestici. Quando vivevo coi miei c'era il nostro cane-Achille- ho imparato da lui a non temere di esternare i sentimenti, a esser smielato anche, ma sempre votato alla difesa di un senso alto e nobile dell'amore, e dalle mie gatte? Esse mi cancellano ogni ansia, ogni paura, ogni piccola ma dolorosa depressione. Qualora uno dovesse spiegare cosa sia la felicità, ecco, io direi: una gatta che dorme sulle tue gambe o fa le fusa.
Visualizzazione post con etichetta animali pucciosi oltre ogni decenza. Mostra tutti i post
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mercoledì 19 settembre 2018
martedì 21 novembre 2017
PADDINGTON 2 di PAUL KING
A volte si avverte il bisogno di tornare un po' bambini. Non tanto per aver di nuovo sei anni, no! Dio ce ne scampi! Io a quell'età andavo a scuola e la mia maestra era di una severità..Ok, non sono qui per scrivere la mia vita! Voglio dire: arrivati a una certa età tutti pretendono che tu sia adulto e ti comporti come tale. Niente di male, ma esser adulti per molti significa non stupirsi più, o commuoversi, o gioire per un piccolo film.
Un piccolo film dove la maraviglia è di casa in ogni inquadratura. Certo, la parte adulta avrà da ridire, ma lasciamola a far i conti, pagare le bollette, cercare di essere un tossico all'ultimo stadio in fatto di " mission" da concludere per la propria azienda.
I bambini e gli orsi parlanti, col cazzo che hanno di questi problemi! A loro è permesso ancora credere in qualcosa di buono; anche di magico.
A loro è permessa una purezza assoluta nello sguardo e nel cuore. Bastano a volte solo queste cose per far un ottimo film dedicato a tutti i bambini
Anche quelli un po' cresciuti
Il film comincia raccontandoci dell'incontro tra Paddington e sua zia " Lucy" Lei lo salva dal pericolo di annegamento, poiché il cucciolo è attaccato a un ramo di albero in balìa delle correnti di un fiume nei pressi di una cascata.
Questo gesto instaura un rapporto profondissimo fra i due orsi. La pellicola, in sostanza, parla di questo
Paddington ora vive in quel di Londra. Ha trovato una famiglia che lo ama e lui ricambia totalmente questo sentimento. L'orsetto è ben voluto da tutti i vicini, a parte uno.
I problemi per il nostro eroe cominciano quando decide di comprare un pop-up book dedicato a Londra , per spedirlo a sua zia Lucy.
Quel libro infatti nasconde la mappa di un ricco tesoro e fa gola a un ex stella del teatro, ormai finito a recitare in ridicoli spot pubblicitari.
A causa di questo vil fellone, Paddington finisce nei guai.
La sua nuova famiglia però non l'abbandona e farà di tutto per smascherare il vero colpevole. Nel frattempo, contro ogni previsione, l'orsetto in carcere trova nuovi amici ed è ben voluto da tutti.
In fin dei conti, cosa vuol insegnarci questo film per bambini? Che le persone buone, le quali fan del bene per il piacere di farlo, senza pretendere nulla, se non amicizia e affetto, riusciranno sempre ad aver la meglio su qualsiasi situazione brutta capiti a loro. Non esiste un luogo che sia talmente brutto, da non avere o trattenere in sé del buono.
Ai piccoli insegna che i detenuti sono esseri umani, bisognosi anche loro di sognare o esser amati. Di aver amici e ritornare un po' innocenti.
Certo, so già cosa direte: " Ma la vita è durissima! I buoni sono i primi ad essere eliminati!"Sì? Ok, allora tenete questo mondo e lo schifo che ne deriva.
La forza assoluta del cinema sta nel suo sovvertire la realtà. Anche attraverso un linguaggio antico, ma sempre utile, che è quello della fiaba.
Ci insegnano a esser cinici , a credere che ogni manifestazione di bontà sia ipocrita, facciamo battaglie ridicole contro falsi nemici come il "buonismo"
Perché questo per molti vuol dire essere adulti: dei pirla.
Io credo invece che film come Paddington 2 facciano solo bene agli spettatori. Coscienti di vedere una fiaba, di assistere a uno spettacolo con intenti anche morali, ma per piccini.
Il cinema può aiutare i bambini a comprendere i sentimenti, a far lavorare l'immaginazione e sviluppare la fantasia
Per questo vi invito a riscoprire anche il libro da cui è tratto il film: Paddington di Micheal Bond.
L'ho letto due anni fa. Un piccolo, meraviglioso classico, che Paul King ha saputo portare sullo schermo, rielaborando e inventando molte situazioni, ma tenendo intatto e riconoscibile lo spirito alla base dell'operazione letteraria.
In Inghilterra "Paddington" è un classico
Non so quanto sia noto e famoso da noi, ma avvicinandosi Natale, direi che sarebbe un regalo davvero ottimo per i piccini.
Libro e dvd del primo film, poi di corsa a veder questo alto gioiellino
Si, un gioiellino: per la recitazione divertita e divertente di tutto il cast, in particolare un ottimo e strepitoso Hugh Grant, nel ruolo del villain. Questo personaggio è una garbata presa in giro dei vecchi attori tromboni, in bilico tra buffoneria ed egocentrismo sfrenato.
Grant ha le giuste doti di auto ironia ed ironia, ed è perfetto nel ruolo. Un giorno dovrò scrivere un lungo post di auto critica su costui.
Il resto del cast è funzionale alla trama e alle esigenze del film, ma sono tutti impeccabili. A me sta particolarmente a cuore Hugh Boneville per il fatto che sono un grande fan di Downton Abbey.
Quello che stupisce, a mio avviso, è l'uso della tecnologia, della c.g.i per dar vita all'orsetto.
Una vera meraviglia per gli occhi, quello che son riusciti a fare anche in questo film. Paddington sembra vero: le sue espressioni, i dettagli anatomici, come si incastra a perfezione nelle scene con attori in carne ed ossa. Dovrebbero insegnare come si usa bene la c.g.i al buon Muschietti, visto che in It è particolarmente mal fatta.
In poche parole: un ottimo seguito, forse anche meglio del pur brillante capitolo uno. Opera che saprà deliziare gli adulti che san tenere in sé ancora un briciolo di meraviglia per le fiabe, un po' di cuore puro e resistenza al cattivismo un tanto al chilo che domina la nostra società
A volte è davvero utile tornare bambini
Un piccolo film dove la maraviglia è di casa in ogni inquadratura. Certo, la parte adulta avrà da ridire, ma lasciamola a far i conti, pagare le bollette, cercare di essere un tossico all'ultimo stadio in fatto di " mission" da concludere per la propria azienda.
I bambini e gli orsi parlanti, col cazzo che hanno di questi problemi! A loro è permesso ancora credere in qualcosa di buono; anche di magico.
A loro è permessa una purezza assoluta nello sguardo e nel cuore. Bastano a volte solo queste cose per far un ottimo film dedicato a tutti i bambini
Anche quelli un po' cresciuti
Il film comincia raccontandoci dell'incontro tra Paddington e sua zia " Lucy" Lei lo salva dal pericolo di annegamento, poiché il cucciolo è attaccato a un ramo di albero in balìa delle correnti di un fiume nei pressi di una cascata.
Questo gesto instaura un rapporto profondissimo fra i due orsi. La pellicola, in sostanza, parla di questo
Paddington ora vive in quel di Londra. Ha trovato una famiglia che lo ama e lui ricambia totalmente questo sentimento. L'orsetto è ben voluto da tutti i vicini, a parte uno.
I problemi per il nostro eroe cominciano quando decide di comprare un pop-up book dedicato a Londra , per spedirlo a sua zia Lucy.
Quel libro infatti nasconde la mappa di un ricco tesoro e fa gola a un ex stella del teatro, ormai finito a recitare in ridicoli spot pubblicitari.
A causa di questo vil fellone, Paddington finisce nei guai.
La sua nuova famiglia però non l'abbandona e farà di tutto per smascherare il vero colpevole. Nel frattempo, contro ogni previsione, l'orsetto in carcere trova nuovi amici ed è ben voluto da tutti.
In fin dei conti, cosa vuol insegnarci questo film per bambini? Che le persone buone, le quali fan del bene per il piacere di farlo, senza pretendere nulla, se non amicizia e affetto, riusciranno sempre ad aver la meglio su qualsiasi situazione brutta capiti a loro. Non esiste un luogo che sia talmente brutto, da non avere o trattenere in sé del buono.
Ai piccoli insegna che i detenuti sono esseri umani, bisognosi anche loro di sognare o esser amati. Di aver amici e ritornare un po' innocenti.
Certo, so già cosa direte: " Ma la vita è durissima! I buoni sono i primi ad essere eliminati!"Sì? Ok, allora tenete questo mondo e lo schifo che ne deriva.
La forza assoluta del cinema sta nel suo sovvertire la realtà. Anche attraverso un linguaggio antico, ma sempre utile, che è quello della fiaba.
Ci insegnano a esser cinici , a credere che ogni manifestazione di bontà sia ipocrita, facciamo battaglie ridicole contro falsi nemici come il "buonismo"
Perché questo per molti vuol dire essere adulti: dei pirla.
Io credo invece che film come Paddington 2 facciano solo bene agli spettatori. Coscienti di vedere una fiaba, di assistere a uno spettacolo con intenti anche morali, ma per piccini.
Il cinema può aiutare i bambini a comprendere i sentimenti, a far lavorare l'immaginazione e sviluppare la fantasia
Per questo vi invito a riscoprire anche il libro da cui è tratto il film: Paddington di Micheal Bond.
L'ho letto due anni fa. Un piccolo, meraviglioso classico, che Paul King ha saputo portare sullo schermo, rielaborando e inventando molte situazioni, ma tenendo intatto e riconoscibile lo spirito alla base dell'operazione letteraria.
In Inghilterra "Paddington" è un classico
Non so quanto sia noto e famoso da noi, ma avvicinandosi Natale, direi che sarebbe un regalo davvero ottimo per i piccini.
Libro e dvd del primo film, poi di corsa a veder questo alto gioiellino
Si, un gioiellino: per la recitazione divertita e divertente di tutto il cast, in particolare un ottimo e strepitoso Hugh Grant, nel ruolo del villain. Questo personaggio è una garbata presa in giro dei vecchi attori tromboni, in bilico tra buffoneria ed egocentrismo sfrenato.
Grant ha le giuste doti di auto ironia ed ironia, ed è perfetto nel ruolo. Un giorno dovrò scrivere un lungo post di auto critica su costui.
Il resto del cast è funzionale alla trama e alle esigenze del film, ma sono tutti impeccabili. A me sta particolarmente a cuore Hugh Boneville per il fatto che sono un grande fan di Downton Abbey.
Quello che stupisce, a mio avviso, è l'uso della tecnologia, della c.g.i per dar vita all'orsetto.
Una vera meraviglia per gli occhi, quello che son riusciti a fare anche in questo film. Paddington sembra vero: le sue espressioni, i dettagli anatomici, come si incastra a perfezione nelle scene con attori in carne ed ossa. Dovrebbero insegnare come si usa bene la c.g.i al buon Muschietti, visto che in It è particolarmente mal fatta.
In poche parole: un ottimo seguito, forse anche meglio del pur brillante capitolo uno. Opera che saprà deliziare gli adulti che san tenere in sé ancora un briciolo di meraviglia per le fiabe, un po' di cuore puro e resistenza al cattivismo un tanto al chilo che domina la nostra società
A volte è davvero utile tornare bambini
mercoledì 5 aprile 2017
WAR HORSE di STEVEN SPIELBERG
Dipende da quanto tu credi nell'umanità: se ci credi, ti viene naturale mostrare quanto di buono o giusto, gli esseri umani possano fare per sé stessi e gli altri, altrimenti ti fermi "alla realtà", che nel felice mondo occidentale equivale a un "che schifo"
Tutto qui. Non c'è giusto o sbagliato, il desiderio di fare continuamente il punto su un'idea. Ora, un artista potrà mentire al pubblico, a sé stesso, alla critica, il mondo è pieno di film "falsi" e fatti male, ma quando è da più di trenta anni che sei un grosso e importante nome all'interno dell'industria e tra milioni di cinefili, ecco, dovremmo farcene una ragione: non è più, o solo, l'uomo che mira all'incasso e alla gloria con trucchi facili, ma un Autore che film dopo film mette in scena la sua poetica.
Potrà anche darci fastidio, ma a questo punto è un problema nostro. Non suo.
Sicuramente non è un mio problema: visto che ho amato profondamente questo bellissimo film
War horse è un film che parla di un legame profondo e indistruttibile, quello tra un ragazzo e il cavallo che lui ha addestrato per farlo lavorare nella fattoria, dove lavora col padre e la madre. Il rapporto speciale, difficile da spiegare a chi non ha un minimo di empatia cogli altri, che si instaura tra un umano e un animale "domestico", è qualcosa di forte e totale. Pur rimanendo ognuno quello che è: noi esseri umani e loro animali. Ma ti ritrovi a pensare a loro, gioire e soffrire per e con essi. Dubito che una persona, la quale rimane indifferente alle sofferenze di una bestia, possa provare pietà per una persona. Forse potrebbe accadere, ma dubito.
Però il film non parla di questo, o almeno non solo. La pellicola si e ci pone una semplice domanda: "Possibile trovare, nella guerra, un barlume di umanità? Possibile in un simile contesto, non perdere del tutto gli aspetti positivi di essere umani?"
Questa domanda ci porta a una risposta che molti non ameranno affatto, perché semplificano la vita e le persone, comunque essa è : "Sì" Possiamo trovare della bellezza, gentilezza, grandezza, ad opera di piccoli esseri umani, anche mentre stiamo combattendo. L'uomo che stermina senza pietà i nemici, ha tempo anche per solidarizzare con essi, riflettere nell'altro quello che siamo e saremo dopo la battaglia: persone che lavorano, amano, piccole vite, ma che sono la base di ogni cosa.
Così il cavallo diventa testimone di tutto questo dolore e bellezza mischiati insieme. Perché l'umanità, per Spielberg, è più forte di ogni conflitto. Tema cardine della sua filmografia, qui esposto in modo lucido e totale.
Il giovane ufficiale inglese, i due soldati disertori tedeschi, la ragazzina francese, il soldato tedesco e infine di nuovo col padrone. Questo viaggio per ritrovarsi è denso di personaggi indimenticabili, che anche se appaiono poco, lasciano il segno e traccia. Come indimenticabile è la scena del soldato inglese e quello tedesco che lavorano insieme per salvare il cavallo.
Siamo uomini, simili. Anche se i nostri potenti ci mandano al macello, alla fine abbiamo più cose in comune di quanto si possa pensare.
Forse non siamo più abituati a credere e pensare che il cinema abbia il compito di mostrarci la parte migliore di noi, delle nostre vite. Forse crediamo che solo una sofferenza senza uscita sia la realtà , quella perlomeno degna di essere filmata. Non sappiamo quasi più gioire di fronte a una bellissima storia di pace, amore, amicizia, una storia che parla di gente umile, meraviglioso Peter Mullan come tutto il cast, non so cosa ci sia successo. Però mi dispiace
Io, insieme a Spielberg, Virzì, non so quanti altri, crediamo negli esseri umani, che hanno il coraggio di essere umani. Toh, cito Mengoni e ora posso andar a dormire
Tutto qui. Non c'è giusto o sbagliato, il desiderio di fare continuamente il punto su un'idea. Ora, un artista potrà mentire al pubblico, a sé stesso, alla critica, il mondo è pieno di film "falsi" e fatti male, ma quando è da più di trenta anni che sei un grosso e importante nome all'interno dell'industria e tra milioni di cinefili, ecco, dovremmo farcene una ragione: non è più, o solo, l'uomo che mira all'incasso e alla gloria con trucchi facili, ma un Autore che film dopo film mette in scena la sua poetica.
Potrà anche darci fastidio, ma a questo punto è un problema nostro. Non suo.
Sicuramente non è un mio problema: visto che ho amato profondamente questo bellissimo film
War horse è un film che parla di un legame profondo e indistruttibile, quello tra un ragazzo e il cavallo che lui ha addestrato per farlo lavorare nella fattoria, dove lavora col padre e la madre. Il rapporto speciale, difficile da spiegare a chi non ha un minimo di empatia cogli altri, che si instaura tra un umano e un animale "domestico", è qualcosa di forte e totale. Pur rimanendo ognuno quello che è: noi esseri umani e loro animali. Ma ti ritrovi a pensare a loro, gioire e soffrire per e con essi. Dubito che una persona, la quale rimane indifferente alle sofferenze di una bestia, possa provare pietà per una persona. Forse potrebbe accadere, ma dubito.
Però il film non parla di questo, o almeno non solo. La pellicola si e ci pone una semplice domanda: "Possibile trovare, nella guerra, un barlume di umanità? Possibile in un simile contesto, non perdere del tutto gli aspetti positivi di essere umani?"
Questa domanda ci porta a una risposta che molti non ameranno affatto, perché semplificano la vita e le persone, comunque essa è : "Sì" Possiamo trovare della bellezza, gentilezza, grandezza, ad opera di piccoli esseri umani, anche mentre stiamo combattendo. L'uomo che stermina senza pietà i nemici, ha tempo anche per solidarizzare con essi, riflettere nell'altro quello che siamo e saremo dopo la battaglia: persone che lavorano, amano, piccole vite, ma che sono la base di ogni cosa.
Così il cavallo diventa testimone di tutto questo dolore e bellezza mischiati insieme. Perché l'umanità, per Spielberg, è più forte di ogni conflitto. Tema cardine della sua filmografia, qui esposto in modo lucido e totale.
Il giovane ufficiale inglese, i due soldati disertori tedeschi, la ragazzina francese, il soldato tedesco e infine di nuovo col padrone. Questo viaggio per ritrovarsi è denso di personaggi indimenticabili, che anche se appaiono poco, lasciano il segno e traccia. Come indimenticabile è la scena del soldato inglese e quello tedesco che lavorano insieme per salvare il cavallo.
Siamo uomini, simili. Anche se i nostri potenti ci mandano al macello, alla fine abbiamo più cose in comune di quanto si possa pensare.
Forse non siamo più abituati a credere e pensare che il cinema abbia il compito di mostrarci la parte migliore di noi, delle nostre vite. Forse crediamo che solo una sofferenza senza uscita sia la realtà , quella perlomeno degna di essere filmata. Non sappiamo quasi più gioire di fronte a una bellissima storia di pace, amore, amicizia, una storia che parla di gente umile, meraviglioso Peter Mullan come tutto il cast, non so cosa ci sia successo. Però mi dispiace
Io, insieme a Spielberg, Virzì, non so quanti altri, crediamo negli esseri umani, che hanno il coraggio di essere umani. Toh, cito Mengoni e ora posso andar a dormire
mercoledì 27 luglio 2016
Red e Toby nemiciamici di Art Stevens Ted Berman Richard Rich
Tralasciamo che da un romanzo fortemente tragico e drammatico, si siano levati ogni elementi di disturbo per le "famiglie", d'altronde è un film Disney, sicché ci può stare. Quindi occupiamoci solo della pellicola, un vecchio classico, secondo quello che alcuni considerano il canone ufficiale della Disney,che narra le vicissitudini di Red , in originale Tod, e Toby, in originale Copper, sono rispettivamente un cucciolo di volpe e uno di cane, precisamente da caccia. Nemici naturali, poiché, una volta adulto, il destino del cane è quello di cacciare la volpe. Eppure , i due , da cuccioli stringono una bella e forte amicizia.
Amicizia che sarà ostacolata in tutti i modi da Amos, il padrone zoticone di Toby. Perché i rapporti umani sono soggetti alle regole sociali e civili. Che talora non hanno nulla di civile. Non stupisce quindi che siano due cuccioli a fregarsene di queste cose che si apprendono solo crescendo. Negli occhi dei cuccioli, e dei nostri cuccioli d'uomo non c'è il diverso contro natura, non c'è lo straniero, non c'è il disabile che ti rovina, con la sua sola presenza, la tua vacanza del cazzo. No, c'è un'altra persona, con cui si passa il tempo a giocare.
Il gioco ha una funzione educativa spesso sotto stimata, poco compresa, forse perché dopo una certa età non giochiamo più. Non tanto smettiamo di far attività ludiche, molti passano giorni interi con i videogiochi ad esempio, ma quella profonda e commovente spensieratezza, quella gioia purissima di correre e nascondersi e ridere con un altro, è scomparsa.
Ben presto anche Red e Toby scopriranno che è finito il tempo libero e felice dell'amicizia, ora sono adulti e per volere degli uomini e degli dei, devono esser nemici.
Così per gran parte del film Toby darà la caccia al volpacchiotto. Costui, invece, dovrà lasciare la casa dove è stato allevato da un'adorabile vecchietta per addentrarsi nel bosco. Luogo di misteri e poco simpatici incontri.
Quello che mi colpisce è una malinconia soffusa e diffusa che diventa palese e profonda nel finale. Il ricordo lontano di un'amicizia pura, di una stagione dove tutto è nuovo e meraviglioso, sopratutto se vissuto accanto a un amico. Ma le amicizie resistono anche da lontano, anche se non sono vissute nel concreto per mille ragioni. Esistono perché abbiamo cuore, anima, sentimenti, così la volpe ammira da lontano la sua vecchia casa e il suo vecchio amico, perché l'amore non ha padroni, come cantava il buon Venditti, e ci rimane dentro come ricordo amaro e dolce di un tempo dove tutto era possibile
Amicizia che sarà ostacolata in tutti i modi da Amos, il padrone zoticone di Toby. Perché i rapporti umani sono soggetti alle regole sociali e civili. Che talora non hanno nulla di civile. Non stupisce quindi che siano due cuccioli a fregarsene di queste cose che si apprendono solo crescendo. Negli occhi dei cuccioli, e dei nostri cuccioli d'uomo non c'è il diverso contro natura, non c'è lo straniero, non c'è il disabile che ti rovina, con la sua sola presenza, la tua vacanza del cazzo. No, c'è un'altra persona, con cui si passa il tempo a giocare.
Il gioco ha una funzione educativa spesso sotto stimata, poco compresa, forse perché dopo una certa età non giochiamo più. Non tanto smettiamo di far attività ludiche, molti passano giorni interi con i videogiochi ad esempio, ma quella profonda e commovente spensieratezza, quella gioia purissima di correre e nascondersi e ridere con un altro, è scomparsa.
Ben presto anche Red e Toby scopriranno che è finito il tempo libero e felice dell'amicizia, ora sono adulti e per volere degli uomini e degli dei, devono esser nemici.
Così per gran parte del film Toby darà la caccia al volpacchiotto. Costui, invece, dovrà lasciare la casa dove è stato allevato da un'adorabile vecchietta per addentrarsi nel bosco. Luogo di misteri e poco simpatici incontri.
Quello che mi colpisce è una malinconia soffusa e diffusa che diventa palese e profonda nel finale. Il ricordo lontano di un'amicizia pura, di una stagione dove tutto è nuovo e meraviglioso, sopratutto se vissuto accanto a un amico. Ma le amicizie resistono anche da lontano, anche se non sono vissute nel concreto per mille ragioni. Esistono perché abbiamo cuore, anima, sentimenti, così la volpe ammira da lontano la sua vecchia casa e il suo vecchio amico, perché l'amore non ha padroni, come cantava il buon Venditti, e ci rimane dentro come ricordo amaro e dolce di un tempo dove tutto era possibile
mercoledì 7 gennaio 2015
PADDINGTON di PAUL KING
Il nuovo anno , qui dalle parti dello Spettatore, comincia assai bene con codesta buona pellicola britannica: Paddington.
Il film è tratto da un libro per l'infanzia di enorme successo, almeno così pare visto che io ne ignoravo l'esistenza. Si, pecco di egocentrismo! In fallo sono io, non le folle di lettori delle avventure di questo orsetto che è l'apoteosi del " Bello lui!" " Puccioso!" " Coccoloso!" e insomma , ci siamo capiti? Questa è una pellicola che tiene lontani cinici e rompi coglioni di ogni età e classe sociale, ( obiettivo non da poco, eh!),e dona l'allegria di essere in una sala cinematografica, godendosi non solo un buon prodotto cinematografico,ma sopratutto la Gioia assoluta e totalitaria dei bimbi , quando sono alle prese con la loro prima visione. O una delle prime.

Non mi capitava da tantissimo tempo di assistere a una proiezione cinematografica , in una sala completamente piena. Tanto che ero seduto in primissima fila, allo Space di Firenze, e la mia dolce metà sui gradini ! Ripeto : la magia del cinema è anche questa. La partecipazione emotiva da parte del pubblico, l'abbandonarsi alla visione , l'allegria , che i bambini in sala avevano mi ha conquistato. Un modo di porsi che poi con l'età perdiamo, non è sbagliato anzi,ma fa piacere ritrovarsi ancora nei panni di cuccioli che si divertono con una certa purezza nel cuore e negli occhi.

Il film è la storia di un orsacchiotto che per una serie di motivi , si ritrova ad abbandonare il Misterioso Perù, donde vive con i nonni, per recarsi nella tanto sognata Londra. Qui incontra una famiglia che lo prenderà sotto la propria cura ,ma dovrà stare attento di non cader vittima di una cattivissima direttrice di un museo di storia naturale.
Tutto qui? Si. D'altronde è un film per masse, famiglie, bambini e bambine di ogni età. Quindi , casomai vi drogaste male o foste giunti all'ultima spiaggia della devoluzione della specie umana: il cinico da quattro soldi che vuol lasciar traccia di sé attraverso facebook, avrete da ridire sicuramente: buonista, conformista, consolatorio. Tutta la fuffa tipica della critica giovanil-alternative dei cattivisti da happy hour. Però non saranno sicuramente loro a non farci apprezzare la bontà di codesto prodotto.
Una storia tutto sommato accattivante, un uso delle moderne tecnologie al servizio del personaggio e della storia, ( L'orso Paddington è meraviglioso: molto espressivo, credibile, una volta tanto la tecnologia dona vita ed espressività in modo quasi commovente),un buon cast, ( forse un po' sopra le righe la Kidman nel ruolo della cattiva,ma ci sta),dove spicca per me Hugh Bonville, ( il mitico conte della serie Downton Abbey,e motivo principale della mia presenza in sala), e poi tanti volti noti del cinema britannico in piccoli ruoli.

Un modo di concepire e fare cinema per rammentarci la gioia, la bellezza, dell'infanzia,quando tutto è meraviglioso e possibile. Ho voglia di vivere con il cuore leggero, a volte. E quindi tra le tante opere alla Daisy Diamond, che vi consiglio di vedere e rivedere, c'è spazio anche per questo cinema : famigliare, gentile, puccioso.
Che dona molte soddisfazioni.
Colonna sonora dei Sigur Ròs, motivo in più per andarlo a veder.
Il film è tratto da un libro per l'infanzia di enorme successo, almeno così pare visto che io ne ignoravo l'esistenza. Si, pecco di egocentrismo! In fallo sono io, non le folle di lettori delle avventure di questo orsetto che è l'apoteosi del " Bello lui!" " Puccioso!" " Coccoloso!" e insomma , ci siamo capiti? Questa è una pellicola che tiene lontani cinici e rompi coglioni di ogni età e classe sociale, ( obiettivo non da poco, eh!),e dona l'allegria di essere in una sala cinematografica, godendosi non solo un buon prodotto cinematografico,ma sopratutto la Gioia assoluta e totalitaria dei bimbi , quando sono alle prese con la loro prima visione. O una delle prime.
Non mi capitava da tantissimo tempo di assistere a una proiezione cinematografica , in una sala completamente piena. Tanto che ero seduto in primissima fila, allo Space di Firenze, e la mia dolce metà sui gradini ! Ripeto : la magia del cinema è anche questa. La partecipazione emotiva da parte del pubblico, l'abbandonarsi alla visione , l'allegria , che i bambini in sala avevano mi ha conquistato. Un modo di porsi che poi con l'età perdiamo, non è sbagliato anzi,ma fa piacere ritrovarsi ancora nei panni di cuccioli che si divertono con una certa purezza nel cuore e negli occhi.
Il film è la storia di un orsacchiotto che per una serie di motivi , si ritrova ad abbandonare il Misterioso Perù, donde vive con i nonni, per recarsi nella tanto sognata Londra. Qui incontra una famiglia che lo prenderà sotto la propria cura ,ma dovrà stare attento di non cader vittima di una cattivissima direttrice di un museo di storia naturale.
Tutto qui? Si. D'altronde è un film per masse, famiglie, bambini e bambine di ogni età. Quindi , casomai vi drogaste male o foste giunti all'ultima spiaggia della devoluzione della specie umana: il cinico da quattro soldi che vuol lasciar traccia di sé attraverso facebook, avrete da ridire sicuramente: buonista, conformista, consolatorio. Tutta la fuffa tipica della critica giovanil-alternative dei cattivisti da happy hour. Però non saranno sicuramente loro a non farci apprezzare la bontà di codesto prodotto.
Una storia tutto sommato accattivante, un uso delle moderne tecnologie al servizio del personaggio e della storia, ( L'orso Paddington è meraviglioso: molto espressivo, credibile, una volta tanto la tecnologia dona vita ed espressività in modo quasi commovente),un buon cast, ( forse un po' sopra le righe la Kidman nel ruolo della cattiva,ma ci sta),dove spicca per me Hugh Bonville, ( il mitico conte della serie Downton Abbey,e motivo principale della mia presenza in sala), e poi tanti volti noti del cinema britannico in piccoli ruoli.
Un modo di concepire e fare cinema per rammentarci la gioia, la bellezza, dell'infanzia,quando tutto è meraviglioso e possibile. Ho voglia di vivere con il cuore leggero, a volte. E quindi tra le tante opere alla Daisy Diamond, che vi consiglio di vedere e rivedere, c'è spazio anche per questo cinema : famigliare, gentile, puccioso.
Che dona molte soddisfazioni.
Colonna sonora dei Sigur Ròs, motivo in più per andarlo a veder.
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