martedì 22 giugno 2021

Night Game- Partita con la morte di Peter Masterson

 Se dovessi dire quale è il mio genere preferito, forse ed esclusivamente per oggi, direi il thriller. Quei film in cui c'è un pazzo scatenato che macella senza pietà a destra e a mancina, ma che viene spedito all'inferno dal classico poliziotto che fa giustizia da solo.  Ci sono tantissimi modi per portare sullo schermo una storia così semplice e poco propensa a profonde riflessioni.

Night Game è una di quelle opere fatte davvero bene e perse nel dimenticatoio. Per fortuna potete vederlo su Youtube.


Ci troviamo di fronte a un purissimo film di genere, senza alcuna ambizione se non quella di donarci un ottimo spettacolo, creando momenti di mistero e altri più ironici per alleggerire la tensione. Sicuramente non ci sono trovate di regia o presenti nella sceneggiatura, capaci di donare originalità alla storia. Ma sinceramente non ne sentiamo proprio il bisogno. Perché pur nella sua classicità. basicità, linearità,  la storia regge bene e i personaggi sono scritti benissimo.

Prima di tutto perché c'è un buon cast, capitanato da un sempre ottimo Roy Scheider,. Inoltre la regia di Masterson è solida, robusta, sa creare buoni momenti di tensione e violenza quando deve mostrare i delitti e mantenere l'attenzione dello spettatore anche nei momenti di raccordo, o nelle parentesi sentimentali.  Il film narra le indagini del detective Mike Seaver di Galveston, Texas, alle prese con un crudele e feroce serial killer che scanna le sue vittime con un uncino. Seaver è un uomo dal passato tormentato (figlio di un boss della malavita locale) non ben visto da alcuni colleghi, tuttavia è un buon poliziotto e farà di tutto per prender l'assassino.


Mentre i delitti aumentano e la pressione tra gli investigatori sale, all'improvviso pare aprirsi una strada che possa portare alla cattura del feroce killer.  Qualcosa legato alle partite di baseball giocate da una promettente squadra locale.

La pellicola è diretta dal regista, attore, sceneggiatore Peter Masterson, padre di Mary Stuart Masterson nota per Pomodori verdi fritti alla fermata,  come attore costui ha interpretato il ruolo dello psichiatra in quel capolavoro senza tempo che è l'Esorcista. Non ha diretto molti film e questo è l'unico che ho visto. Per quanto mi riguarda un ottimo thriller con un buon cast e una trama solida. Merita una riscoperta

lunedì 21 giugno 2021

il mistero del castello.di don sharp

 Una coppia di sposini in viaggio di nozze in Baviera ha un problema con la loro macchina, per cui sono costretti a cercar rifugio in una locanda. L'atmosfera di abbandono, trascuratezza, del locale in cui decidono di stazionare aspettando il momento propizio per andarsene, non turba minimamente la giovane coppia. I proprietari dell'albergo mostrano un comportamento strano nei loro confronti. Da una parte l'uomo fa di tutto per intrattenere gli ospiti, mentre la donna sembra persa in un mondo lontano. Passa poco tempo e ai due giovani sposi giunge, tramite lettera, la richiesta di recarsi al castello di un conte, una specie di signorotto locale, che vorrebbe conoscerli di persona.


Un b-movie della Hammer ha sempre un suo fascino personale che lo contraddistingue da tutto il resto delle produzioni horror.Anche quando ci troviamo a veder l'opera di un buon mestierante, ma di sicuro non un maestro come Fisher o Freddie Francis, giusto per far solo due nomi. Sharp dirige una pellicola che osa creando un'atmosfera di perversione e violenza trattenuta, puntando sulla seduzione come trappola del male, creando un forte contrasto tra bene e male, che nella sua pratica in realtà mette in luce la ferocia, anche ottusa, di chi combatte contro il maligno. Non mancano anche elementi macabri, paurosi, che all'epoca, a mio avviso, avranno senza ombra di dubbio spaventato molti spettatori.

Dal sangue che esce copioso da una bara, fino al finale (tra i più feroci ed originali)  l'opera non tralascia quasi nulla, per disturbare lo spettatore. Certo, oggi siamo abituati a cose ben peggiori, tuttavia mi piace ricordare che proprio il genere horror è quello che da sempre si batte per contrastare la censura e spostare l'immaginazione, la potenza di mostrare l'immostrabile un passo più in avanti.  Questa lunga tradizione è stata portata avanti anche da registi di serie b, non eccellenti, ma che con il loro duro e onesto lavoro, sovente bistrattato, hanno scritto la storia del cinema horror e in parte anche quella della nostra società.

giovedì 17 giugno 2021

Spiaggia di sangue di Jeffrey Bloom

 Appena il tempo accenna a migliorare e le dannatissime nuvole dense di pioggia spariscano dalla circolazione, mia moglie è già pronta per andar al mare. 

Ella di solito è una persona pacata, tranquilla, riflessiva, eppure la vicinanza della possibilità di trascorrere un torrido e afoso giorno al mare, la trasforma. È talmente piena d'amore per la spiaggia, l'acqua, le sue nuotate, che alla fine mi convince sempre ad andar con una strana allegria verso un luogo che non ho mai amato per trenta e passa anni. Miracolo dell'amore.

Ora Jeffrey Bloom con codesta pellicola mi ha offerto una buona scusa per evitare le spiagge e il mare

Santa Monica, California.  Alcune persone (e un povero cane) scompaiono misteriosamente mentre si trovavano sulla spiaggia.  Un agente della guardia costiera inizia ad indagare insieme alla sua ex(si torneranno insieme non temete)  per comprendere che succede.  Anche la polizia è sulle tracce del misterioso e ferocissimo assassino, quasi sicuramente non umano- anche se si dispongono di pochi elementi concreti per poter capire chi o cosa stia provocando quei macelli-  e tanto fa, tanto dice che l'intervento delle forze dell'ordine darà una bella svolta al finale della storia.


Ricordo che questa pellicola passava spesso su TMC, ma all'epoca non le diedi mai nemmeno una visione. Per mille ragioni, sicuramente la più convincente era che tenevamo TMC per far numero. Guardavo spesso Odeon e Telecity, vabbè ma mo entro nel fantastico mondo delle tv private lombarde, cosa di cui a voi non frega nulla.  Volevo solo scrivere che queste reti più o meno grandi, o di alterne fortune hanno, di fatto, creato il gusto per il cinema popolare più spinto, meno raffinato, ma non meno efficace o appassionante, in diverse generazioni di cinefili. Quando non c'era ancora Tarantino e si poteva divertirsi con delle grandi cazzate per un'ora e mezzo della propria vita, poi si tornava alla propria esistenza, che negli anni 80 faceva schifo come oggi. 

In fin dei conti quei film, come Blood Beach, sono opere grezze e violente che si basano su una buona intuizione, qualche effetto truculento- che rivisti anni dopo sono anche pietosi- e tantissimo mestiere.  Questi film sono la classe operaia del cinema e averli trasformati in oggetti di battute, sproloqui, citazioni che fa tanto figo, significa non averli capiti. Peggio ancora averli trasformati in passatempi borghesi.

Bloom gira un film rozzo, che si affida a effetti speciali artigianali, qualche buona intuizione, personaggi anche sgradevoli- come il detective interpretato da un bravissimo Burt Young, cinico e sarcastico- eppure si tifa per loro.  Un prodotto capace di creare paura, tensione, solo con dei mucchi di sabbia che si muovono, qualche sequenza violenta, e nel finale una certa amarissima vena dissacrante e polemica.

Sono film che mi piacciono perché non vogliono passare alla storia, ma se possibile a incassare e poi via. Però c'è professionalità, non si fanno cose a cazzo di cane. Almeno che non se la sia davvero pensata. 

Penso che andrebbe recuperata questa piccola chicca. La trovate su Youtube.

martedì 15 giugno 2021

aenigma di lucio fulci.

 Ci sono tanti motivi per cui un film ci piace. Non sempre perché ci troviamo di fronte a un ottimo prodotto o quanto meno decenti. Mi rendo conto perfettamente dei mille problemi che ha codesta pellicola: pessima recitazione, sceneggiatura non proprio perfetta, alcune parti tediose che non aggiungono nulla.

Però è la prima pellicola di Fulci che ho visto, da qui mi sono interessato ad altre opere del noto regista romano. Non sono un suo fanatico ammiratore, ma reputo molti suoi film davvero notevoli e che meriti il massimo rispetto da parte degli amanti del genere horror e non solo.


L'opera prende spunto da Carrie- lo sguardo di Satana, come ammesso dallo stesso Fulci, e a mio avviso cita ampiamente e prende spunti anche dal film Il tocco della medusa. Narra di una giovane ragazza che non brilla per bellezza ed è di umili origini- la madre è una specie di oligofrenica che fa le pulizie nel prestigioso college femminile frequentato dalla nostra sfortunata protagonista-  che a seguito di uno scherzo feroce cade in coma.


L'incidente passa sotto silenzio e la vita nel college e per le ragazze protagoniste dell'incidente procede regolarmente.  Fino quando giunge una nuova studentessa, di nome Eva.  Il suo arrivo dopo pochi giorni dell'incidente non fa nascere nessun sospetto, e perché mai? Mica che hanno visto il film e sanno che costei è una rappresentazione della rabbia feroce della povera ragazza in coma.  Dal momento del suo arrivo, tutti quelli che hanno avuto un ruolo nell'incidente muoiono in modi raccapriccianti.


Sono proprio questi delitti il punto di forza del film. Dalla ragazza ricoperta dalle lumache, alla giovane strozzata da una statua, fino all'incubo del protagonista maschile che sogna di esser divorato da Eva durante un rapporto sessuale.  Nonostante il basso budget, e l'ambientazione che si comprende benissimo non aver nulla di americano- il film è girato in quel di Sarajevo-  la mano del Maestro del brivido, del terrorista dei generi, si vede proprio nella cura con cui queste scene memorabili sono state girate.  In questa pellicola manca quasi del tutto lo splatter e il gore, ma le scene di orrore sono davvero impressionanti e girate benissimo. In fondo, basta solo questo per accontentarci.

Certo non è il miglior Fulci, l'opera risulta debole, colpita da una recitazione pessima e da altri problemi, sopratutto di budget, ma ha un suo fascino, ci regala scene memorabili e indimenticabili. 
Lo trovate su Youtube.
Ps: mi sa che è l'unico film di Fulci con un finale positivo!


la lupa mannara di rino di silvestro

 In pieno medioevo, una donna attraverso un rito satanico si trasforma in una lupa mannara- effetto abbastanza comico a dir il vero- i contadini non prendono benissimo la cosa e la vogliono metter al rogo. Lei riesce ad attaccare un villano e sbranarlo. 

Secoli dopo in quella zona ci abita, con l'anziano padre, la giovane Daniela. La donna è traumatizzata per colpa di una violenza subita da ragazzina che le ha lasciato una profondissima paura e fortissima repulsione per il sesso. Ella è spaventata e furiosa con il genere maschile e vede la sessualità come una cosa pericolosa.  Inoltre- visto che non si fa mancare nulla- è sotto l'influenza maligna di quella sua antenata bruciata secoli prima.

Le cose precipitano quando la sorella torna a casa dall'America con il nuovo marito.  Spinta e posseduta dallo spirito maligno della lupa mannara, Daniele seduce e poi sbrana il cognato. Si sbarazza del cadavere gettandolo in un burrone, ma traumatizzata dal gesto compiuto finisce in una clinica. Ovviamente scapperà anche da lì. Durante la fuga ucciderà un po' di gente, fino a quando le cose sembrano mettersi bene quando trova un bravo uomo. Purtroppo la felicità dura poco,..

Il film per quanto improbabile, ridicolo, assurdo, ha dalla sua un certo ruvido fascino. Merito di una buona fotografia, di una malinconica colonna sonora,  ma non solo. Contestualizziamo, perché penso che oggi verrebbe visto come opera sessista e chissà che altro, in realtà la sessuofobia della protagonista non possiamo negare viene usata per mostrare momenti di insistita sessualità, al limite del softcore e anche oltre.  Tuttavia la sceneggiatura scritta da Di Silvestro e Howard Ross- figura centrale per un certo tipo di cinema di genere e degenere- costruisce Daniela come una vittima, una donna a cui è capitata una cosa terribile e che per questo ne paga le durissime conseguenze.  Costei è vittima della violenza maschile, e reagisce attraverso la maledizione di trasformarsi- non sempre a dir il vero- in una creatura mostruosa.  C'è un'atmosfera cupa, di implacabile condanna, solitudine, che permane l'intera pellicola. Certo è un film di genere che vuol incassare e non prender posizione politiche, ripeto è spesso anche ridicolo al limite dell'imbarazzante, ma è a modo suo suggestivo

In fin dei conti viste le premesse, il trucco, l'isteria esagerata con cui l'attrice protagonista- mi sa che ha fatto solo codesto film- mette in scena gli attacchi del suo personaggio, poteva andare decisamente peggio. Invece abbiamo un film di genere, che esprime totalmente l'epoca in cui è stato girato, ma che dona anche buonissimi momenti. 
Si trova su Youtube.



domenica 13 giugno 2021

un posto ideale per uccidere di umberto lenzi

 Questa pellicola nelle intenzioni di Lenzi doveva essere una sorta di Easy Rider ambientata in Italia. I produttori, per fortuna dico io, hanno spinto affinché si girasse una pellicola tendente al giallo. Tra le opere di questo genere dirette da Lenzi, questo film è tra i miei preferiti.


Il film narra le vicende di due giovani figli dei fiori, due ragazzi liberi e libertari, come ce ne erano tanti in quegli anni. O almeno quello che i vecchi pensavano fossero i giovani di quell'epoca- ora noti come ok boomer- per cui pronti a ogni avventura,  senza il senso della coppia e di un progetto comune ad eccezione di vivere alla giornata, corpi desideranti, come si suol dire, insomma la rivoluzione dei costumi e sessuale.  Infatti la coppia formata da Ray Lovelock e Ornella Muti, vive liberissima da ogni regola o struttura "borghese", vendendo immagini pornografiche, delle quali sono protagonisti assoluti.  Girano per l' Europa, fanno soldi, e li spendono tutti, ricominciando da capo.


Giunti a Firenze vengono intercettati dalla polizia. Scappano, ma si ritrovano senza benzina, così si fermano in una villa. Qui trovano la padrona di casa, la quale dopo un'iniziale momento di terrore, acconsente ad ospitarli nella sua magione.

Le cose vanno bene per un po' fino a quando precipitano del tutto e i due ragazzi sequestrano la padrona di casa.  Perché costei voleva chiamare la polizia? Perché ha fatto in modo che il ragazzo prendesse in mano una rivoltela, trovata all'interno del cruscotto dell'automobile? Cosa c'è nel bagagliaio?


I due ragazzi sottovalutano la situazione o, peggio ancora, sopravvalutano le loro capacità e le reazioni al loro piano. Ben presto finiranno nella tela del ragno. 

In un certo senso, anche se deluso dal suo progetto, Lenzi fa un buonissimo lavoro, mostrando un piccolo mondo chiuso in una villa, che però rappresenta lo scontro generazionale e di classe che scuote l'Italia in quegli anni.  Un gioco al massacro condotto dai giovani spavaldi, figli del nuovo che non si pone problemi di nessun tipo, ma che vuole solo veder esauditi i desideri, vivere una vita elettrizzante e maleducata- come canta il buon vasco- convinti di lasciarsi alle spalle la vecchia borghesia, tanto da legarla, tormentarla, come se fosse un nuovo gioco, dal quale uscirne incolumi. Allo stesso tempo la padrona di casa dietro alle buone maniere, alla gentilezza, al distacco, nasconde un'anima nerissima e criminale.  Su questa ambiguità Lenzi costruisce un film dove tutti sono colpevoli, deformati da obiettivi corrotti.

Il film si distacca anche un po' dal tipo di thriller che andava in voga all'epoca, Più che alla potenza visiva dei delitti, si punta verso un giallo più classico, riletto con lo spirito di quei tempi. Ottima Irene Papas nel ruolo della borghese. Costei gestisce molto bene il suo personaggio, passando da povera vittima a carnefice e viceversa sempre con un buon controllo del personaggio.

Lo trovate su youtube.

venerdì 11 giugno 2021

il prato macchiato di rosso di riccardo ghione.

 Il cinema di genere, da sempre, offre l'opportunità di rappresentare conflitti latenti nella società attraverso linguaggi di grande presa sulle masse.  Ha la forza di saper indagare e metter in scena non solo le mode e i fragili sogni delle generazioni precedenti (o attuale) ma anche di descrivere le forze oscure, reazionarie, che si celano dietro ai modi distaccati e garbati della borghesia.


Riccardo Ghione è uno sceneggiatore, regista, produttore che vanta alcuni progetti fallimentari ma straordinari dal punto di vista della cultura cinematografica, basti pensare al progetto Documento Mensile che fonda con Marco Ferreri, ma che fallisce dopo poco tempo. Si comprende, o si immagina che costui sia stato un uomo da molte idee e non tutte riuscite, ma come molti uomini di cultura e spettacolo del tempo, capaci di suggestionare e affascinare con film come questo horror, sicuramente bislacco, sconclusionato, con momenti anche un po' naif, ma che conquista l'attenzione dello spettatore.

 Horror che conferma come l'Emilia, così soleggiata e piena di campi, sia un posto ideale per girare dei film ricchi di brividi, folk horror in cui rappresentare una società chiusa, staccata dal mondo, feroce.
Il film narra le gesta di questi tre individui, che vedete nella foto qui sopra, che non hanno nulla di meglio da fare nella vita che rapire persone emarginate, esclusi,  gente giudicata dalla morale borghese come rifiuti umani, per ucciderli barbaramente dissanguandoli. Con il sangue, queste sbarazzine birbe, ci fanno il vino.


Il film conquista per una sua atmosfera figlia degli anni settanta, così eroticamente perversa e in cui i comportamenti liberi e libertari vengono schiacciati dalla morbosità folle e omicida delle persone dabbene.  In un certo senso è un horror padano figlio della contestazione generale.  Ghione, autore anche della sceneggiatura, porta in scena la lotta di classe, lo scontro tra gruppi sociali, dando corpo e sostanza a una vera e propria denuncia sociale e politica. 

Non tutto funziona, qualche attore davvero cane e alcuni passaggi un po' campati in aria, ma da film di questo tipo noi chiediamo e vogliamo solo l'intrattenimento, l'arroganza e la sincerità di mostrare quello che ci pare, senza fronzoli e bigottismo.  Io credo che questo film riesca nella sua missione.

Il ritratto è quella di una borghesia corrotta, divisa al suo interno da odio implacabile, ma che collabora per annientare le classi sociali svantaggiate, per affari e decoro. Certo, non essendo un libertario, devo dire che queste vittime si gettano tra le braccia dei loro carnefici, ma l'attacco e il nostro disprezzo vanno tutti per questi assassini ossessionati dal denaro, dall'accumulare ricchezze, e con nostaglia pensiamo, oggi si potrebbe far un film simile? O trovi il solito liberale da strapazzo che inorridito ti dà del fascista o del bolscevico fuori tempo massimo, perché fai quello che vuoi, ma non attaccare mai il padronato.

Lo trovate su youtube.

mercoledì 19 maggio 2021

Love and Monsters di Micheal Matthews

 La regola d'oro dei cinefili è la seguente: film decisamente ben fatto, ma con tendenze a rappresentare gli esseri umani come animali sociali, che traggono forza dalle relazioni e dal sostenersi a vicenda, cazzata buonista. Come tutti i film che, orrore degli orrori, mettono in scena i temutissimi buoni sentimenti. Opera demmerda ma che fa tanto cinema della crudeltà, con tanto di conformistico "fa tutto schito", capolavoro.

Già mi immagino cosa possano mai dire o pensare di codesto buonissimo film. 

Per quanto mi riguarda amo il genere post apocalittico. Offre la possibilità di creare un nuovo mondo, una nuova società, e hai a disposizione un numero infinito di nemici da inventare. Che siano zombi, bande di punk cannibali,  o semplicemente l'aria radioattiva dopo lo scoppio della bomba. Tante storie, che si assomigliano come capita quando affronti il genere. Ritorniamo di nuovo al discorso del come. Io non credo nell'originalità a tutti i costi, ancor meno a dover sovvertire le regole  solo per far veder a tutti quanto siamo ribelli. Puoi fare pessimi film anche con un ottimo messaggio o con idee innovative. Credo e sostengo il caro, vecchio cinema fatto di personaggi, storia, atte anche a farti passare un buon pomeriggio domenicale. senza per forza dichiarare guerre al mondo.
Anche perché molte pellicole, apparentemente facili  e di poca sostanza, riescono a dire o mostrare cose che in altri lidi mancano del tutto. E non per un discorso estetico/artistico, ma per inerzia, perché fa figo e non impegna far il poser del cinismo un tanto al chilo.  Love and Monsters racconta di uno sparuto gruppo di sopravvissuti, noi esseri umani, dopo che la distruzione di un asteroide, per mano degli eserciti, ha causato mutazioni a diversi animali, sopratutto a sangue freddo, creando insetti giganti e altre simpatiche bestiole modificate e tanto affamate.

Tuttavia anche nel buio e nella disperazione dell'apocalisse, l'uomo ama e pensa all'amore della sua vita.

Come fa il giovane e un po' goffo, Joel Dawson. Il ragazzo è l'unico a non aver con sé la propria amata, nella colonia in cui vive, intrappolato sotto terra (perché insetti e bestie varie si sono impadronite delle zone all'aria aperta), si sente sottovalutato e non apprezzato da tutti, perché non è affatto portato per combattere. Da un po' di tempo ha ripreso a sentirsi tramite  messaggi via radio, con il suo primo e unico amore, Ameee. Sono passati sette anni, ma lui l'ama ancora tantissimo. Convinto di essere ricambiato dalla fanciulla.


Per questo, nonostante gli altri gli dicano di non farlo, egli parte per un lungo viaggio da costa a costa per rivedere il suo amore.

Possiamo considerare Love and Monsters, un film sentimentale perché affronta il tema dell'amore in tutte le sue varianti. O quasi. Il cane che non vuole separarsi dal brandello di vestito appartenente  alla sua padrona,  l'uomo che ha perso un figlio e prende con sé una giovanissima orfana, persino un androide,  compassionevole nei confronti degli umani. Non è strillato, non ha bisogno del crescendo orchestrale o di rallenty. Perché non ha nulla di epico, eroico, siamo solo noi.

Noi esseri umani che abbiamo il coraggio e la forza di essere umani. Nonostante la nostra sia una società che celebra l'infelicità, la discordia, l'odio verso il debole, non possiamo far a meno di pensare all'amore della nostra vita, ai nostri animali domestici e al loro affetto, alle relazioni famigliari. Si potrà dire che sia banale e scontato, ma certo! Nondimeno anche i discorsi cinici, spesso accompagnati da un uso improprio dell'ironia - la pretesa di far ridere è la scappatoia dei vigliacchi. Così io butto il sasso e nascondo la mano- o una visione a tutti costi negativa, perché ci fa comodo pensare che noi esseri umani facciamo pena e schifo, e non fidarti di nessuno, bla bla bla.

 In realtà penso che siamo sinceri sia quando ci lasciamo travolgere da rabbia e odio, sia quando invece diamo libero sfogo alla nostra gentilezza, generosità.  bontà. Ecco questo film ha fatto una scelta per nulla scontata. Molti sono i post apocalittici che mostrano il peggio delle persone, con la scusa che non ci sono regole diamo sfogo al peggio del peggio, ma qui si va controtendenza.  L'umanità vuole vivere e per farlo deve convivere, cooperare, sostenersi. Non manca il cattivo fetente di turno, ma appunto è una parte minoritaria, il vero problema è la paura, la diffidenza, l'abbandonarsi alla solitudine. 

Inoltre fa un bellissimo discorso sulla differenza tra ciò che ricordiamo e la vita che scorre, che va avanti. Sono proprio le piccole cose sparse lungo una pellicola di puro intrattenimento, che la rendono piacevole e a tratti anche commovente.  Le frasi di supporto che non ti aspetti, il coraggio di agire, la voglia di vivere che batte ogni ostacolo. Che ci sono, non sono bazzecole, ma non devono essere il pretesto per arrendersi. Ed è questo perfetto equilibrio tra malinconia, dolore,  e ricerca di una possibile, futura felicità, che rende la pellicola assolutamente apprezzabile e da vedere.


Anche solo per gli occhi dolci del granchio gigante!

martedì 18 maggio 2021

Le paludi della morte di Ami Caanan Mann

 Ami Caanan Mann è la figliola del leggendario Micheal. Attiva come sceneggiatrice e regista in televisione, gira nel 2011 codesto ottimo thriller ispirato ad eventi reali.


Memore dello stile ruvido e senza fronzoli di Kathryn Bigelow,  Ami firma un'opera cupa, violenta, opprimente. Filmando un ambiente desolato, povero, misero, in cui gli uomini sono più vicini alle bestie che agli esseri umani. In questo contesto di degrado morale, avvengono dei brutali omicidi che coinvolgono delle ragazze.  A indagare due poliziotti profondamente diversi tra di loro, ma che trovano comunque un modo per lavorare bene insieme,  Brian viene da New York, è un cattolico, ha una bella famiglia, si prende cura di Anne una ragazzina appena uscita dal riformatorio. Costei vive una situazione davvero pesante con la sua famiglia, la madre è una prostituta che scatena sulla ragazzina tutta la sua rabbia e la manda via di casa quando riceve i clienti. Nella loro casa passa il peggio del peggio della fuana maschile locale, e la ragazzina è sola di fronte queste cose, ad aiutarla ci pensa Brian.  Mike invece è un detective nato e cresciuto in Texas, dai modi spicci e violenti, come la ex moglie Pam. La donna chiede all'ex marito e al suo socio di darle una mano su alcuni delitti che sembrano identici a quelli su cui indagano i due uomini.


 Tutti i cadaveri sono abbandonati in una zona paludosa dove nessuno vuole entrarci, perché c'è l'altissimo rischio di perdersi e di morirne affondando nel pantano e nell'acqua putrida


Tuttavia i nostri eroi cominciano a indagare a fondo. Questo li porta a scontrarsi con la feccia criminale del paese. Papponi,  spacciatori, uomini violenti di ogni risma.  La visione d'insieme è quella di un posto dimenticato da dio, ad un passo dall'inferno.  Dove a rimetterci sono gli innocenti.


 Opera che suscita attenzione e coinvolgimento grazie alla ottima ambientazione. Un paese della profonda provincia americana,  brutto e squallido, come sanno essere certi paesini di provincia, abitato da persone tanto disperate quanto crudeli.  Sopra a tutto questo brilla il rapporto tra il poliziotto di New York e la ragazzina. C'è tenerezza, amore paterno, attenzione, il desiderio di salvare una giovane vita dal buio totale. Loro due cercano di uscire e non lasciarsi coinvolgere dal male che li circonda, ma è durissima. Non è detto funzioni.


Il resto riguarda una lotta senza speranza per fermare la follia, per impedire che altre giovani donne trovino una morte orribile.  La regista ci lascia intendere che tanta crudeltà e deviazione siano frutto dell'ambiente sociale, che trasforma le vite degli uomini e delle donne, creando vittime e carnefici. Un film per me assai valido, tra i migliori thriller che mi sia capitato di veder.

lunedì 17 maggio 2021

Massacro al Central College di Renè Dealder

 Le note di una canzonetta pop intitolata " Crossroads" accompagnano le immagini dei titoli di testa. Mentre il cantante ci canta del bivio che ogni giovane si trova ad affrontare nella vita, con tanto di immagini retoriche e dolci sul crescere ed esser giovani,  noi vediamo scene di morte, violenza, intervallate da qualche breve attimo di tregua.

Un inizio folgorante e geniale, che ci racconta/mostra tutto quello che vedremo nel film.

Un film a modo suo tanto grezzo e selvaggio, quanto illuminante sui pericoli di una società gerarchica. Opera che trasuda pessimismo cosmico e rabbia furiosa e incontrollabile contro un sistema feroce, oppressivo, il quale si cela dietro alla ricchezza, la bellezza, la forza, l'istruzione.

David giunge alla nuova scuola,  qui incontra un amico di vecchia data, Mark. Costui frequenta un terzetto di rampolli dell'alta borghesia locale, costoro hanno come abitudine quella di tormentare i più deboli e indifesi. Li picchiano nei corridoi, distruggono le loro macchine- perché i catorci dei poveracci fanno sfigurare la scuola  e quindi anche loro-  se la prendono con chi non eccelle nello sport, distruggono la biblioteca della scuola, per arrivare infine al tentativo di stupro. David a questo punto interviene, non ha mai amato i metodi di quei farabutti, e li picchia selvaggiamente. Questo atto arriva a minare la credibilità del trio. Come le bestie ferite che possono esser attaccate dal resto del branco, visto che hanno mostrato debolezza, ma sopratutto che qualcuno sia più forte di loro.


Per questo, nonostante un riluttante Mark, decidono di farla pagare a David. Gli causano un incidente che lo rende zoppo a vita. Non hanno fatto i conti però con chi hanno a che fare. La risposta durissime e le morti violente, non mancheranno. Come non mancherà la nostra esultanza per la dipartita di tre figli di puttana senza redenzione. Per cui ci troviamo alle prese con un normale, per quanto ben fatto, revenge movie. No, l'opera non si ferma qui. E ci mostra altro.

Infatti dopo che i padroni della scuola sono morti, le loro vittime cominciamo a bramare di prender loro il posto vacante. Si dimostrano ostili e violenti con altri- nuovi deboli- odiano quelli che vanno in giro con macchine da poveri,  pretendono il controllo su tutto e tutti. David, distrugge anche essi, arrivando a pensare di distruggere l'intera scuola. Istituzione marcia, colpevole di crescere dei futuri tiranni, arroganti, figli di puttana  classisti. 

Tuttavia il nostro David, vuol bene a Teresa e a Mark? Che farà?

Il film dietro il suo aspetto trasandato, feroce, crudo, mette in scena personaggi per nulla banali, anche se  ovviamente accennati, tratteggiati. Il suo protagonista è un serial killer che ha come missione la morte di tutti i bulli, un angelo della morte che crede in un mondo in cui i cattivi non devono vivere. La sua amicizia con Mark  nasce proprio perché David interviene e lo salva da un pestaggio. 

David stesso confessa di aver un grosso problema a gestire la rabbia, vorrebbe fermarla, ma non ci riesce. Poi si vergogna di quello che fa.

L'analisi dei rapporti di forza è perfetta, lo sguardo è duro, ma anche dolente. Si pensa, visto la struttura, che il film abbia anche influenzato Schegge di Follia,  opera indimenticabile degli anni 90, con Christian Slater.

Ed ora il colpo di genio italico.

Come snaturare un'opera? Mah, non saprei...ecco! Inserendo immagini hardcore - interpretate da altri attori- per rendere un durissimo film sui rapporti di forza, opera sovversiva e punk, in un film porno con una storia di omicidi in una scuola.  Gli metti il titolo Sexy Jeans e il gioco è fatto. Ovviamente nel resto del mondo, circola la versione senza sequenze porno, tranne da noi in Italia. Perché il distributore all'epoca ebbe codesta meravigliosa pensata, come se fosse un Malabimba qualsiasi.
Ho visto entrambe le versioni, ed è chiaro che quella intitolata Massacro al Central College, sia la migliore, anche perché capra di un distributore, c'è un tentativo- drammatico e durissimo- di violenza, non cinque che si accoppiano come se non ci fosse un domani. Distrugge l'intera struttura del film. Come se film porno ad ambiente scolastico non ce ne fossero.
Che tristezza.

Su Youtube c'è la versione senza scene hardcore, ve la consiglio.


venerdì 14 maggio 2021

TRAGCA NOTTE AL BOWLING di David DeCoteau

 Un purissimo, cafonissimo esempio di horror/b movie anni 80. Non vi è traccia alcuna di critica sociale, vietato prendersi sul serio, la pellicola avanza in bilico tra la commedia vagamente erotica di ambiente scolastico, i tanti nipotini arrapati e sfigati di Porky's,  e l'horror, portando sullo schermo lo spassosissimo personaggio di The Imp, un logorroico demone che ha il potere di esaudire i desideri delle persone, ma a carissimo prezzo.

Vi è da dire che a un certo punto si abbandona per strada la storia dei desideri e si punta su alcune ragazze trasformate in demoni a caccia di vittime. 

Il film narra la storia di tre giovani amici che trascorrono una serata noiosa a casa di uno di loro. Bevono birra, leggono riviste porno, guardano scadenti horror. Dopo una raffinata chiacchierata sulle ragazze decidono di recarsi nella casa di una confraternita femminile, al fin di spiare le ragazze sottoposte ai sadici giochi inflitti per poter far parte delle Triple D.  Ovviamente vengono scoperti e costretti a intrufolarsi nel bowling e rubare un trofeo. I tre ragazzi e le due ragazze arrivati a destinazione fanno la conoscenza con Spider, una giovane ladra dai modi spicci. Per caso si lasceranno cascare dalle mani un trofeo, liberando un demone di nome The Imp. Costui, come si vanta egli stesso, è un demone di bassa lega, loquace, ironico, ma bastardo come pochi. Da quel momento per i poveri ragazzi le cose si metteranno malissimo.

David DeCoteau è uno dei tanti registi lanciati da Roger Corman. Ha diretto moltissimi film,  un paio di serie tv e tanti film per la televisione. Le sue opere sono quasi tutte uscite direttamente per il video. Erotismo, un po' di violenza, umorismo non proprio raffinato, questi sono gli elementi delle sue opere. Non un cinema di qualità, che rivendica ad alta voce, come un Renè Ferretti qualsiasi, che "la qualità ha rotto i coglioni", per cui donnine discinte, maschi eccitati e cretini, il tutto in sospeso tra commedia di grana grossa e omaggi al cinema horror da drive in.  Regista, produttore, sceneggiatore, direttore della fotografia e, occasionalmente, attore.   Potremmo definire i suoi film spazzatura? Certo, di quelli visti non ho ricordi piacevoli, ma devo ammettere che questo non è affatto male.
Il tono leggero non è fastidioso, anzi sembra- senza volerlo- come una sorta di riflessione ironica sul genere. Basti pensare, ad esempio, come i ragazzi non siano per nulla spaventati durante il primo incontro con il loquace demone. Non mancano momenti di puro orrore, di impatto violento anche se non si vede nulla, per via di un budget ridicolo.  Tuttavia il film è simpatico, cattura l'attenzione dello spettatore e la brevissima durata, poco meno di un'ora, lo rende sostenibile. 

L'opera si avvale della presenza della celeberrima Scream Queen, Linnea Quigley, una leggenda vivente per il genere horror e affini.  Attrice, musicista e cantante- ha fondato due band punk rock al femminile-  è una vera e propria icona per tutti gli amanti del cinema di mostri e demoni.  In questa pellicola interpreta l'eroina che darà filo da torcere al demone. Spider è un bel personaggio. Una ladruncola, scaltra, capace di uscire da qualsiasi guaio. È lei a difendere e prendersi cura del povero occhialuto Calvin, the final occhialuto, e ad innamorarsene. Al tempo penso che molti ragazzini con occhiali e complessi di varia natura, abbiano pensato di recarsi di notte nei bowling, sai mai chi potresti incontrare.


In realtà questa pellicola riunisce tre celebri reginette del genere horror, e all'occasione pellicole softcore o commedie demenziali, tra queste anche Michelle Bauer. Dopo un inizio carriera nel mondo del cinema a luci rosse, costei passa a interpretare diversi horror  e pellicole softcore.  Tra questi Evil Toons, la Tomba, non quella di Mattei, e Hollywood Chainsaw Hookers,  A completare questa pellicola troviamo anche Brinkie Stevens, anche lei nota per aver girato diversi horror a basso budget. Rispetto alle sue colleghe prima di far cinema era una biologa marina, oltre che come attrice è anche una scrittrice.


Un film che punta, quindi, sul cast femminile, abbastanza noto al pubblico di appassionati, che saranno accorsi a vedersi il film in casa degli amici per godere della presenza delle loro beniamine.  In ogni caso, la pellicola è divertente, spigliata, ci regala dei personaggi comunque non proprio scritti coi piedi, in modo particolare il cattivissimo The Imp e Spider.. Un tuffo nel cinema più povero, disastroso, rozzo, orgogliosamente sciocco, eppure non ci si sente presi in giro e non si piange sangue dagli occhi per l'eccessiva bruttezza o stupidità dell'opera.

Lo trovate su Youtube.


giovedì 13 maggio 2021

FINO ALL'ULTIMO INDIZIO di JOH LEE HANCOCK

 John Lee Hancock è uno sceneggiatore e regista  che vanta due straordinarie collaborazioni con Clint Eastwood. Per costui ha scritto quelle due formidabili opere che rispondono al nome di : Un mondo perfetto e Mezzanotte nel giardino del bene e del male. Come regista ha debuttato nel 2002 con la pellicola "Un sogno, una vittoria", già in questo debutto getta le basi per quelle che sono le tematiche affrontate nelle sue opere: biografie di personaggi più o meno importanti nella storia americana. Come se volesse scrivere una narrazione per immagini dedicata alla sua nazione. Film con un impianto classico, robusto, solido, scevro da ogni virtuosismo che sia di ostacolo alla storia. In questo si vede la sua provenienza, più che ai giochi di regia, egli bada sopratutto alla storia, al suo sviluppo e ai personaggi.

Io ho amato molto alcuni suoi film: Saving Mr Banks, The Founder, The Highwaymen. Opere trascinanti, emozionanti, come si facevano una volta, almeno così si dice. Mi piacciono le cose di una volta. Certo ci sono registi formidabili e con una regia estetizzante, barocca, che mi garbano parecchio, ma a un certo punto sento il bisogno di rifugiarmi nel mondo dei poliziotti contro i criminali, dei cowboy, personaggi poco inclini a nevrosi borghesi, diretti e forti.

Trenta lunghi anni ci ha messo codesto ottimo thriller, prima di giungere sui nostri schermi.  La sceneggiatura è passata tra le mani di diversi registi ( Spielberg non l'ha voluto fare perché la storia è troppo cupa) prima che Hancock si decidesse di far da solo.  Meglio così, perché anche in un'opera di pura finzione se la cava benissimo.

 Il film è ambientato durante gli anni 90,  narra la caccia a un pericoloso e sadico serial killer. Un uomo che gode ad uccidere giovani donne. Sul caso torna per caso l'ex detective Joe Deacon. L'uomo ha avuto la carriera e vita distrutta da un oscuro fatto capitatogli proprio mentre indagava sull'assassino, che continua a terrorizzare la cittadinanza. A dargli una mano c'è il giovane e ambizioso Jim Baxter. I due uomini sono assolutamente diversi, ma si ritrovano ben presto a collaborare e a stringere una sorta di amicizia, un legame padre- figlio, allievo- maestro, vabbè una cosa tipicamente maschile E bella,
Joe è un uomo che non riesce a liberarsi dalla colpa, non ha fede in nulla, ma non è cinico; Jimmy è un credente,  ha una bella famiglia e fiducia nella giustizia. Il bene e il male, la più classica delle lotte. Dove ogni cosa è messa nel punto giusto, senza incidenti di percorso, dubbi. Alla fine si prende il cattivo e lo si sbatte in galera. Tutto qui.


Le cose sembrano mettersi davvero molto bene quando i due mettono le mani su Albert Sparma. Un tizio sospetto, che si diverte a deridere i poliziotti, decisamente non impressionato dalle fotografie dei corpi delle povere ragazze, anzi eccitato.  Un tizio che vive da solo, appassionato di crimini. Ci sono molti indizi a suo carico, ma non abbastanza. Sarà davvero lui l'assassino?


The Little Things, le piccole cose, questo il titolo originale del film.  Lo ripete spesso Deacon, sono le piccole cose che ti condannano. Ma non sempre ad esser condannato è il cattivo ragazzo, a volte sono le nostre certezze, le nostre verità.  Ed è questo il punto di forza di un film assolutamente debitore ai thriller di quel periodo (anzi è proprio un thriller degli anni 90 portato sullo schermo oggi) con un elemento di amarezza, incertezza, che non è abituale trovare nelle pellicole americane di questo genere. Anche le più inquietanti come Seven, giungono a una chiarezza totale ne finale. 

Hancock ci arriva attraverso altre vie, perché in realtà non è interessato a un classico scontro tra sbirro tormentato,  giovane idealista e folle maniaco. Questo è il mezzo che usa per portarci verso il suo fine: una amarissima indagine sulla colpa e su come superarla.

Uno dei due poliziotti farà un gesto di puro amore per il collega, evitandogli una inesorabile discesa verso gli inferi, dove i fantasmi delle vittime non ti lasciano in pace.  Alla fine ti ritrovi a pensare, riflettere, qualcuno a dubitare- sia mai prendere una posizione decisa- dando spazio a discussioni che porteranno anche a uno scontro/dibattito, dipende con quale punto di vista guarderete codesto buonissimo film.

Io sono della scuola Dirty Harry e Paul Kersey, per cui ho una mia idea a riguardo. Che non è detto sia quella del regista, anzi mi sa che proprio il film voglia dir cose più profonde e sottili.

Sicuramente ci sono dei piccoli spostamenti, degli interrogativi senza risposta, che rendono la pellicola degna di esser vista. Inoltre abbiamo un terzetto di ottimi attori. Denzel Washington dona sottigliezze al suo personaggio solo con la sua iconica presenza.  Rami Malek, è un credibile giovane uomo che smania per far carriera, ma sopratutto uno che crede davvero possibile dividere il mondo in bene e male, infine Jared Leto, perfetto nel ruolo del viscido, sarcastico, odioso, Albert Sparma, una prova davvero eccellente la sua.

Per cui se amate i thriller robusti, solidi, classici, ecco questa opera vi garberà sicuramente.


mercoledì 12 maggio 2021

DETOUR di Edgar G. Ulmer

 Ulmer è uno di quelli che ci piace definire "uomini di cinema", non solo perché ci hanno lavorato a lungo, ma per via della sua capacità di ricoprire moltissimi ruoli. Regista, scenografo, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, costumista e altro. Non c'è ruolo, o quasi, che non lo abbia visto all'opera. Denota un amore totale per il cinema e un modo di lavorare tipico degli artigiani, in particolare quelli legati a Hollywood, anche quando di fatto, sono relegati ai margini; nel mondo della serie B.  Infatti il nostro è uno dei tanti che hanno avuto una rivalutazione del proprio lavoro postuma.  Tanto che oggi molti suoi film sono considerati dei classici, in particolare codesto capolavoro che in poco più di un'ora scrive il manifesto del cinema noir. Per carità ci sono state altre pellicole prima di questa che trattavano esistenze ai margini, crimini, destino fatale, ma a mio avviso in questa pellicola la forza espressiva/espressionistica, del film dona una luce oscura e malata. Tra discesa agli inferi e malinconia dolente.

L'opera è tratta dall'omonimo romanzo scritto dallo sceneggiatore del film, Martin Goldsmith. Narra la vicenda (raccontata in un lungo e tormentato flashback) di Al Roberts, un pianista che si esibisce con la propria compagna Sue. I due, in particolare la giovane donna, aspirano a un futuro d'oro nel meraviglioso del mondo di Hollywood, per questo Sue lascia New York, Al dovrebbe raggiungerla più tardi. L'uomo per mettersi in moto decide di far autostop. Da questo momento cominciano una serie di guai che non lo lasceranno mai. Fino all'inevitabile finale.


Angoscia, ecco cosa si prova assistendo alla condanna di un uomo, che non voleva far nulla di male.  In questa opera, più che la trama complessa, conta la inesorabile discesa agli inferi di un gruppo di perdenti. L'uomo che offre il passaggio al povero Al è un piccolo e disgraziato criminale.  La donna di costui, Vera, una persona assetata di denaro, impossessata dal sogno americano nella sua variante criminale. Tuttavia si prova pena e compassione per questi criminali. Proprio perché la loro amoralità non li premia in nessun modo e non li rende personaggi epici o straordinari, ma piccoli, scontenti, in un continuo mentire e mentirsi. In mezzo Al Roberts, inetto, mediocre, che sbaglia mossa dopo mossa cercando di lasciarsi alle spalle incidenti causati senza volerlo. 

In fin dei conti è quello che gli uomini non accettano: il senso di colpa, la punizione, la condanna. Come se non esistesse qualcosa di superiore, implacabile, che spinge per farci crollare.  Meglio continuare a mentire, delinquere, dar la colpa al fato, quando ci stiamo scavando da soli la nostra tomba.


Il film ha uno stile particolarmente crudo, che sporca anche i suoi protagonisti. La dark lady non ha il sex apeal tipico del ruolo, è una donna normale che pretende di far il colpo grosso, si lascia suggestionare dal denaro, dalla ricchezza.. In un mondo in cui gli ambienti circostanti sono polverosi, deserti, lugubri. I personaggi sono già all'inferno senza saperlo. Si danno da fare per scappare alla propria fine, ma inutilmente. Al Roberts in questo senso è un angelo della morte del tutto casuale, vittima lui stesso delle scelte errate che fa per tutto il film.

Tuttavia se in altre pellicole di fronte a questi personaggi, il moralista forcaiolo, degno del Texas, che c'è in me esulta per la condanna mortale che si attirano, in questa opera ho provato una potente e radicata pietà per il povero Al Roberts. Un uomo innamorato profondamente della propria donna, che la perde definitivamente senza smetterla non solo di amarla, ma anche di esserle fedele. Vederlo tremante, sporco, sfinito, al bancone di un'anonima tavola calda, mette davvero un enorme tristezza addosso.

martedì 11 maggio 2021

C.H.U.D. di Douglas Cheek

A New York alcune persone scompaiono. Creature deformi escono dai tombini delle fogne rapendo ignari cittadini, per poi divorarli vivi . Un fotografo, che è attento a immortalare la vita dei senzatetto, la sua fidanzata, uniti a un detective- che per colpa dei misteriosi cannibali ha perso la moglie- e uno strano individuo, chiamato Il Reverendo, che si occupa di sfamare i clochard, indagano per scoprire la causa di questi delitti.


Film che è diventato ben presto un cult per gli amanti del genere, C.H.U.D. è diretto da un tizio che ha lavorato principalmente come montatore di documentari, dirigendo tre film- questo è il secondo- vincendo premi importanti del settore, grazie a una ottima sceneggiatura ad opera dello scrittore Parnell Hall (uno che ha scritto molti libri nessuno tradotto da noi, quanto pare)e a un buon cast, in cui mi piace segnalare Daniel Stern per via del personaggio del Reverendo, un ex delinquente che ora si occupa di sfamare i poveri e i dimenticati. 

L'opera riesce in pieno clima reaganiano, a creare una narrativa sovversiva e critica sul sistema economico e capitalista americano. In fin dei conti fino a quando scompaiono gli ultimi, non interessa a nessuno, le cose cambiano quando vengono aggrediti cittadini rispettabili. Seppure le autorità fanno di tutto per evitare che la notizia trapeli e mettono i bastoni fra le ruote al rude, ma sagace, detective Bosch. Colpevoli di questi omicidi sono dei mutanti cannibali, mostri una volta forse umani, prodotti per via di una grossa quantità di rifiuti radioattivi versati nelle fogne, per risparmiare.

Lo scontro dei nostri eroi è proprio contro questi uomini d'affari, che non ci pensano troppo a inquinare la città e a metter in pericolo la vita delle persone. Basta risparmiare o guadagnare. Tutto qui.


Il film ha anche alcuni brevi momenti abbastanza gore, ma si regge sopratutto sulla tensione dei possibili attacchi da parte dei mostri e grazie a dei personaggi scritti davvero bene, in quanto- anche se ripetono degli stereotipi e non rivoluzionano quasi nulla- sono scritti con partecipazione umana, ci affezioniamo a loro, per via anche del fatto che le relazioni d'amore (il fotografo e la modella) o di amicizia ( Bosch e il Reverendo) sono ben descritte. Sincere, concrete, vere.  Inoltre l'opera mescola bene una certa denuncia allora anche di moda (la paura di una guerra nucleare ha generato diverse pellicole durante gli anni ottanta) con momenti puramente horror (il sangue che spruzza dalla doccia e il lungo assedio in casa da parte dei mostri ai danni della modella) che reggono ancora oggi. 

Ve lo consiglio. Si trova completo- con parti recitate in lingua originale- su youtube.

lunedì 10 maggio 2021

DUE di Filippo Meneghetti.

 7 anni di gestione, tra scrittura e ricerca di finanziamenti,  per portare sullo schermo uno dei migliori esordi cinematografici degli ultimi tempi.

L'idea nasce per caso.  Un giorno il regista e co-sceneggiatore del film, si trova a casa di un amico. Dal pianerottolo del pieno superiore arrivano le voci di due donne anziane. Chiedendo informazioni all'amico che lo stava ospitando venne fuori che erano due vedove, le quali erano solite tenersi compagnia tenendo aperte le porte dei loro appartamenti per parlarsi e tenersi compagnia. Questa è una delle idee alla base del film. L'altra l'ho trovata assai commovente e sposa la mia idea di cinema .

Non compreso bene in che modo, ma Meneghetti durante l'incontro con il pubblico al cinema Stensen di Firenze (dove ci siamo recati ieri pomeriggio io e mia moglie) ha spiegato che l'opera voleva in un qualche modo porre rimedio ad alcune cose successe a persone a cui lui era  particolarmente affezionato

Ecco, il cinema serve a questo :riparare i torti della realtà. Dare agli sconfitti non solo la vittoria, ma la gloria. Distruggere i figli di puttana che ci comandano da decenni, far fare una bruttissima fine ai criminali che vivono indisturbati la loro esistenza. Questo per me dovrebbe fare il cinema e la letteratura. Non metter in scena il vero, la realtà, ma andare oltre. Potremmo definir questa cosa una consolazione, un atto di pietà umana, sia mai! Andrebbe contro a tutti quegli esseri aridi che amano il pessimismo e peggio ancora il cinismo comodo e da poco, perché così si illudono che ogni cosa faccia schifo, non solo loro.


Un amore lungo venti anni. 

Venti anni in cui una persona è divisa tra una vita di moglie, madre, per convenzione, mentre il suo corpo, l'anima, i ricordi, appartengono a un'altra donna.

Quest'ulima  decide di vivere in un appartamento vicino, aspettando il momento in cui potranno ritornare nella città che è stata testimone del loro primo incontro.  La libertà prepotente e arrogante, animata dalla passione, che pretende da una persona incapace di gestire a pieno una confessione che sa potrebbe far male a qualcuno, non può che generare una rottura. Rabbiosa, dura, feroce.  Come sono i litigi a volte tra persone che si amano.

Persone che si amano, sia chiaro. L'amore è un linguaggio universale, quando è sincero, vero, voluto a ogni costo.  Che siano una coppia etero o una di lesbiche. Come in questo caso.

Due donne anziane, legate da un fortissimo sentimento. Profondo, eterno, che  è alimentato anche da sensi di colpa, di lunghissime attese, programmando un futuro che forse non ci sarà mai

Due, racconta non tanto dello sguardo degli altri, ma del nostro. Di come non si possa scappare a quello che siamo, proviamo, pur passando attraverso paure e colpe, o combattendo con forza anche eccessiva, pur di far trionfare il nostro amore.

Perché in un mondo che ci abitua ad essere soli, ad essere degli "uno" scontenti, infelici, arroganti nel volere che gli altri accettino i nostri capricci da bimbi troppo cresciuti; questo film ci ricorda quanto sia importante essere in due. Quanto la coppia, più anche della famiglia, sia fondamentale. Come sia ingiusto, penoso, squallido che una persona dopo aver amato così tanto, per una orribile convenzione sociale, a un certo punto non conti più nulla. Proprio mentre l'altra ha così bisogno della nostra presenza. Mi chiedo quelli che non accettano l'omosessualità, se conoscono essa solo per i film porno che vedono, oppure si siano mai sforzati di cogliere la bellezza, la purezza in ogni relazione sentimentale. Perché il dolore che provi quando hai paura di perdere l'amore della tua vita è uguale per tutti.

Per cui un film che parla di coppia, di legami fortissimi che a un certo punto si frantumano. Un film sul coraggio di vivere con forza l'amore, che dona a tutti i personaggi sullo schermo una loro piccola verità. In realtà anche certi comportamenti vissuti come negativi, a mio avviso, non lo sono per nulla. Perché un amore clandestino va a toccare anche i punti delicati di persone che hanno ricordi, affetti, momenti di puro amore. Per cui significa che in nome del nostro amore, con egoismo, rechiamo dolore agli altri. Il figlio di una delle due, in questo caso non è affatto negativo.
In ogni caso se il film fosse solo questo, sarebbe poca cosa. Nel senso che ci troveremmo di fronte a un dramma sentimentale portato sullo schermo tantissime volte. Una di quelle opere che permette alla sciura fiorentina di sentirsi tanto buona, progressista, mentre evade tasse, parcheggia a cazzo di cane, o non paga la sua collaboratrice domestica.  Però il film è ben altro e ben oltre, rispetto a un consolidato modo di far cinema civile senza troppe difficoltà.
Meneghetti gira un film che usa il cinema per raccontare una storia che si rivela davvero sorprendente. I suoni distorti, potenti, accennati, per narrare la relazione tra le due donne e il mondo esterno. Le inquadrature delle porte, che diventano barriere atte a nascondere altri mondi, creano una sottile inquietudine.
Perché Due è una storia d'amore girata come se fosse un thriller.  Il suono, le inquadrature, le sospensioni, guarda al genere in cui la suspense e i legami che generano caos sono la regola.  Per cui  invece di vedere una donna che si strugge di dolore perché non può stare insieme alla sua amata, troviamo una persona che agisce come un classico villain del cinema di genere. Negli anni 90, sono sicuro, non sarebbe mancata la componente violenta con tanto di morte violenta del cattivo di turno. 
Il film tocca anche l'home invasion, visto che la donna in pena per amore si introduce nell'appartamento della sua amata, di notte o rubando momenti di distrazione alla badante.
Non gioca tanto con  l'immagine di due povere vittime, ma ci presenta l'aspetto anche respingente, fastidioso, odioso, della sua protagonista. Che manipola, usa la menzogna, per poter vivere con il suo amore.
Un film coraggioso che a mio avviso darà fastidio anche ai paladini del progresso liberale, perché non ci sono dei panda umani da difendere con il loro paternalismo, ma due donne che hanno troppo amato, atteso, sperato, vissuto, per lasciarsi separare senza dichiarare guerra al mondo. Cosa che hanno fatto molte coppie, anche etero, quando- per vari motivi- sono costrette a separarsi.
Questo furore, questa violenza, questo scontro frontale tra due e il resto del mondo, descritto in modo così aspro eppure toccante, rende l'opera assolutamente imperdibile.
Per quanto mi riguarda non vedo l'ora di poter vedere la seconda opera di questo ottimo regista. Magari questa volta un horror/thriller puro, visto che a mio avviso in quel campo ha ottime possibilità di crearsi una solida carriera.