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martedì 12 ottobre 2021

SquidGame di hwang Dong-hyuk

 Venti e passa anni fa durante un'intervista televisiva , Verdone disse che uno dei problemi del cinema italiano era che la gente amasse andare a veder film coreani.  Leggenda?Mito? L'ho davvero vista e sentita o me la sono immaginata?E se così fosse perché proprio Verdone? Lasciamo stare e andiamo avanti. Come ben sapete in casa Viganò- Nencini il cinema asiatico è molto apprezzato e considerato, come tutto il cinema di ogni continente che ci emozioni, faccia riflettere o semplicemente sia in grado di intrattenere.

Per questo l'enorme successo di codesta serie ci riempie di gioia e felicità, anche perché è un prodotto totalmente diverso rispetto alle serie occidentali ( quando diciamo occidente ci riferiamo agli Stati Uniti).

Diversa nella struttura non lineare, nei personaggi e nelle loro motivazioni, nel mescolare melodramma e comicità, horror e sentimenti. Ci sono delle zone grigie e sfumature che non sono mai un modo vigliacco per non prender parte e far della filosofia a cazzo come in alcuni prodotti americani. Le sfumature, in questo caso e nel cinema coreano in generale, impreziosiscono i personaggi e li dirigono verso scelte decisive poco dopo.  Sono il momento di ragionamento personale, di paura e coraggio, non un modo per lavarsi le mani dalla responsabilità di scegliere una strada.


Quindi sarebbe interessante analizzare i motivi del successo di una serie così lontana dal gusto occidentale, ma molti preferiscono farci sapere che non la vedranno perché va di moda.  Il conformismo degli anti conformisti, codesto bisogno di stare sempre ai margini, a differenziarsi in ogni caso, a mio avviso meriterebbe una bella serie tv o, meglio ancora, un documentario carico di dramma. Ovvio che siano scelte dei singoli e fanno bene a veder altre cose, migliori e preziose.  A me questa serie è garbata assai. Per quale motivo? Più di uno. 

Partiamo dai personaggi. L'eroe è un classico esempio dell'immaginario cinematografico coreano, un inetto, pigro, indolente parassita che vive sulle spalle dell'anziana madre e spende tutti i soldi nelle scommesse.  Uno di quelli che vive ai margini ma non è del tutto sprofondato nella miseria.  Uno scansafatiche, immaturo, che però ama moltissimo la figlia.  A modo suo cerca di esser un padre, ma non ne ha le capacità volute dalla società. 


Gli altri personaggi sono persone che non hanno avuto successo nella vita. Perché hanno truffato i clienti che si sono affidati a loro per aumentare la loro ricchezza, perché sono nord coreane che al sud si arrangiano anche rubando pur di mantenere il fratello minore o sono pakistani sfruttati sul lavoro e invisibili agli occhi dei più. Per non parlare di chi ha la colpa di essere anziano e malato. Un peso. Da eliminare. Infatti in questo gioco si ritrovano tutti gli indesiderati da parte della opulenta e spietata società coreana. Il cinema di quel paese rappresenta sempre le tensioni sociali tra classi, la violenza come unico mezzo di comunicazione tra persone, non è che se lo siano inventati con Parassite, ma è proprio un modo ben radicato di far cinema, ampiamente bilanciato attraverso ottime commedie romantiche. 

Per cui Squid Game è una serie che intrattiene, ma allo stesso tempo è critica sociale e politica chiara, tagliente, forte. Peraltro mescolando una certa propensione al taglio con l'accetta e la rappresentazione stereotipata dei ricchi malvagi, con sottigliezze e anomalie inserite con delicatezza per rendere più potente il messaggio.  

Quindi personaggi, messaggio politico semplice e diretto ma non banale, inoltre trovo che usi assai bene i richiami ad altri prodotti, contaminando la storia con citazioni prese anche dal cinema occidentale. Non male nemmeno l'idea dei giochi da bambini riletti in modo a dir poco micidiale.  L'infanzia come terreno incontaminato, di giochi con  gli amici, che rivela il suo   volto oscuro (d'altra parte la violenza è quasi sempre presente nei giochi da bimbi ma riletta attraverso la giocosità dei bambini che non conoscono ancora la violenza triste e squallida degli adulti)  perché inquinato dalla noia di chi ha troppo.  Ci sono due riflessioni legate al concetto di aver troppo e aver nulla, il secondo è strettamente collegato al primo. Un gruppo sociale ha fin troppo potere (tanto da decidere anche le lotte delle opposizioni o cosa sia eticamente giusto) e l'altro non ha nulla.Quindi a costoro venga data la possibilità di trionfare e farsi una posizione giocando; in fin dei conti lo fanno sempre scommettendo alle corse, acquistando gratta e vinci, indebitandosi alle slot machine dei bar.  Il danaro e la mera sopravvivenza sono le cose che contraddistingue il genere umano. Per essi sono disposti a tutto. Così la noia di gente troppo ricca e disumana, lascia spazio a un infantilismo legato alla scommessa, al tifo per un giocatore o alla crudeltà più pura e incontaminata, proprio come i bambini nei loro giochi.

Eppure esiste una forza legata alla morale, all'etica, al provar sentimenti di affetto e amore per gli altri, così come esistono persone soccorrevoli, altruiste e generose. Saranno quelle che decideranno di non diventare un servo del potere derivato da avere molti soldi? O qualcuno che serve la legge? O forse solo un uomo troppo arrabbiato e solo? Si prevede una seconda stagione e io vorrei tanto che non si ripetesse la stessa cosa che è capitata con La Casa di Carta, cioè una prima stagione assai piacevole e le cazzate più atroci fin dai primi minuti della seconda.


Ps: il regista ha diretto un ottimo dramma storico The Fortress, visto anni fa al Florence Korea Film Fest. Se lo doveste trovare guardatelo, vale la pena.

venerdì 22 gennaio 2021

Non uccidere

 Spesso ci lamentiamo della qualità delle nostre serie tv. Troppo provinciali, girate male, recitate peggio. Tanto che per stroncare un film scriviamo o diciamo: " Sembra una fiction di canale 5 o Rai Uno".  Quasi sempre abbiamo ragione, non possiamo affatto nascondere la mediocrità di molti prodotti televisivi.  Una mediocrità, a mio avviso, voluta, allevata e proposta con convinzione, determinazione, massima attenzione al fatto che il pubblico possa staccarsi dai suoi problemi quotidiani e godersi la rassicurante immagine di un' Italia fatta di campanili, piccoli comuni, solarità. Tutto qui. A ben vedere parte del nostro paese è davvero un posto fatto di piccole comunità, tempo che passa lentamente e così via. Non necessariamente è un difetto.

Tuttavia a volte capita di scontrarsi/incontrarsi, con un oggetto televisivo che non è uguale a niente delle tante cose viste sul piccolo schermo.. Non è così frequente, sono episodi isolati, singoli, ma che non meritano di passare inosservati.


Queste serie tv che seguono altre vie e rappresentano un altro paese, non arrivano per caso. Non sono bestie impazzite scappate dallo zoo. In realtà ci sono sempre state. Oggi osanniamo tanto Gomorra, ma sono convintissimo che senza una serie tv come La Squadra (un prodotto televisivo che puntava a dar spazio ad episodi anche abbastanza duri, personaggi non del tutto risolti,  pur rimanendo ancorata a una retorica pro forze dell'ordine, che talora inficiava la riuscita degli episodi) non avremmo avuto la popolare serie sulla camorrra e nemmeno Romanzo Criminale

 Le cose sono radicalmente cambiate con La Nuova Squadra-Spaccanapoli. Quella che per i soliti criticoni era un remake di The Shield, ma che per me è stata davvero un'esperienza del tutto inedita ed entusiasmante.  Perché non c'erano eroi dell'ordine e della legge, ma poliziotti in bilico tra lecito ed illecito. Storie più dure, un senso di tragedia incombente e la retorica che si scioglie nell'epica del genere.  Claudio Corbucci si è occupato della sceneggiatura di molti episodi di questa serie. Per questo motivo quando ho saputo che aveva scritto una nuova serie poliziesca, l'ho cercata subito per vedermela e gustarmela dall'inizio fino alla fine.

Ne è valsa davvero la pena.


Non Uccidere sulla carta sembra una delle tante serie tv poliziesche che riempiono le piattaforme di streaming come Netflix e affini, ma che hanno anche uno spazio abbastanza importante nelle reti della tv pubblica e privata italiana. Un' ispettrice di polizia che si trova ad investigare su una serie di delitti, in una grande città del nord Italia.Potrebbe essere solo questo, accontentarsi di offrire al proprio pubblico uno spettacolo ampiamente collaudato, al massimo ci aggiungiamo una storia d'amore o un po' di scene piccanti, giusto per allungare il brodo e attirare un po' di massa distratta. 

Potrebbe farlo.

Invece sceglie un altro tipo di racconto, affondando le radici in un terreno del tutto nuovo per lo spettatore medio italico.


Per prima cosa ci offre un personaggio tormentato e ricco di sfumature, cosa rara da vedere in un prodotto di intrattenimento. Valeria Ferro è una giovane ispettrice, professionale, seria, motivata, ma è sopratutto una donna che ha problemi di relazioni con gli altri, una persona che soffre per alcuni demoni interiori risalenti all'omicidio del padre (pare) per mano della madre. Questo fatto ha gettato in una sofferenza senza fine l'esistenza della poliziotta e del fratello. Ma mentre lui si fa una famiglia e trova il modo per liberarsi, almeno parzialmente, da questo peso, lei nutre un odio implacabile nei confronti della madre. Le cose precipitano quando la donna esce di galera.

Tutta la prima stagione, assolutamente meravigliosa e imperdibile,  è un continuo flusso di dolore.Da una parte le vittime dei delitti sui quali  Valeria è chiamata a investigare, dall'altra la sua situazione famigliare, tra l'ispettrice Ferro che non  vuole e può perdonare e la madre in cerca di un riscatto, della possibilità di  rifarsi una vita dopo tanti anni di galera. 

Quello che colpisce, di questa prima entusiasmante stagione, è la perfezione delle sceneggiature di Claudio Corbucci. L'atmosfera cupa, tragica, senza la benché minima traccia di umorismo ( presente anche in quel capolavoro che è Rocco Schiavone con l'intento di smorzare la tensione) . Qui non c'è spazio per l'umorismo. Perché si affronta la morte, la disperazione, in particolare gli effetti del togliere la vita a una persona, che sconvolgeranno l'esistenza dei parenti sopravvissuti e anche degli assassini.

In poche parole non c'è il classico taglio netto, consolatorio e confortevole, che troviamo in quasi tutte le produzioni di questo tipo. D'altronde la scelta del titolo rappresenta in pieno la tematica che attraversa tutte e due le stagioni: uccidere è un atto orribile che non solo cancella la vita della vittima, ma di tutti quelli che in un modo e nell'altro entrano in contatto con essa o con gli assassini. 

C'è un forte senso di condivisione del dolore, che si allarga a macchia d'olio, infettando vite e luoghi. Un senso di malessere perpetuo.

Ecco, secondo voi, gli italiani come l'hanno presa? Male. Tanto che codesta stupenda serie tv è stato un insuccesso. Però a noi dello Spettatore Indisciplinato, queste cose interessano fino a un certo punto. Quel che ci interessa sono le storie e i personaggi, la loro umanità fragile e il forte senso di giustizia, di combattere il male che appartiene alla sua protagonista.


A dir il vero la serie usa tutti i classici elementi del genere. Il trauma che viene dal passato, le dinamiche famigliari, c'è anche una storia d'amore tra il capo di Valeria e la giovane ispettrice, un rapporto passionale, ma sopratutto maestro-allieva/padre e figlia, che si evolve in una vera e propria ossessione per l'uomo. Per cui la forza di questa serie  è la volontà di smontare le regole del genere e avvolgere tutto in un nero perenne; quello della violenza, del lutto, della morte.

Certo non mancano i difetti. Possiamo dire che dopo una bellissima, indimenticabile, imperdibile prima parte, l'ultima stagione a volte stenta un po' a coinvolgere lo spettatore. Tuttavia, a mio parere, rimane sempre un prodotto più che dignitoso. Sopratutto non fa nulla per snaturarsi. Quando pensi che a un certo punto tutto codesto dolore finirà e che le cose si aggiusteranno, questo non capita. Personaggi positivi come Giorgio, il capo di Valeria, con  il procedere delle puntate metterà a fuoco un'anima nera, anche se farà di tutto per portare giustizia nella vita della donna.


La serie si avvale anche di un ottimo cast. Menzione speciale, ovvio, per una bravissima Miriam Leone, capace di dar peso, sostanza, personalità, a un personaggio per nulla semplice da gestire. Indovina sempre i toni,  dosa bene la sua espressività, mostra - di nuovo- di essere una delle nostre attrici migliori. Molto bravi anche Thomas Trabacchi, impegnato in un ruolo per nulla piacevole e facile da trasformare in una macchietta, per fortuna costui invece dona al suo personaggio un'umanità disperata e autodistruttiva, che rende Giorgio Lombardi un personaggio assai complesso. Mentre Matteo Martari ha il ruolo dell'uomo che in teoria, col suo amore, dovrebbe salvare Valeria. Dovrebbe.

Non meno importanti sono le musiche, composte da Corrado Carosio e Pierangelo Fornaro, responsabili anche del sound di Rocco Schiavone. Con poche note, contaminando l'orchestra della Rai e suoni elettronici-acustici minimalisti rendono la visione ancora più commovente e profonda.

Concludendo, Non Uccidere è una bellissima serie, innovativa nel suo genere. Non c'è spazio per la consolazione,  per l'amore che salva, ma un lungo viaggio nella morte, nella sofferenza che uccidere genera a chi rimane. Ha il dono di avere dei personaggi scritti benissimo e un ottimo cast in tutti i ruoli, anche quelli secondari che sono fondamentali per dar peso e sostanza a un prodotto di genere. Qualora ve la foste persa vi consiglio di recuperarla, la trovate su Rai Play.

Ps: piccola curiosità: Trabacchi e Martari sono di nuovo insieme sul piccolo schermo per la serie tv L'Alligatore, tratta dal ciclo di romanzi noir scritti dal Maestro Massimo Carlotto. Ci occuperemo anche di quella!

venerdì 25 ottobre 2019

IL NUOVO UMANESIMO PASSA DALLE SERIE TV?

Qui di seguito metto il link a un mio articolo, che attraverso l'analisi di tre serie tv affronta il tema di un timido, ma risoluto, ritorno a una riflessione  su quanto sia fondamentale la relazione con gli altri. Partendo da dinamiche di coppia e famigliari per espandersi a tutti i settori. Sono prodotti che ci ricordano come altruismo, gentilezza, generosità, empatia, compassione, pietà - nel senso di provar tenerezza per l'altro- siano cose molto umane. Tentativi di rivedere un certo cinismo imperante e di mediocre fattura,  di uscire dall'idea che siamo isole e altre scemenze.
Mi auguro vi possa piacere, per carità farò solo dei piccoli riti voodoo contro chi ha da ridire ( scherzo)  buona lettura e fatemi sapere
Ciao.

https://www.ilbecco.it/ripensare-i-rapporti-umani-a-partire-da-alcune-serie-tv/?fbclid=IwAR07rCmP3UnJhrr5CMp4yzYmTPltu_GgxvVaZbEkPsxvWNydyDk0UO2VGSY


martedì 15 ottobre 2019

CRAZY EX GIRLFRIEND- 4 STAGIONI.

Spesso ci lamentiamo che nei social media si parli troppo di un certo avvenimento politico, di un libro, di un film. Centinaia di parole che potevamo gestire per parlar o scrivere su qualcosa che per noi vale la pena, vengono sacrificate sull'altare di una delle polemiche più stupide di tutta la stupida storia del genere umano.
Credi che non si parli dello Yemen, scrivi su di esso. C'è un film che per te merita più attenzione rispetto a Joker? Fai la tua recensione.
Ora, per esempio, questo post che sto scrivendo interesserà solo me. Ogni volta che pubblico un post su questa magnifica serie tv, praticamente nessuno commenta o mette un like. A parte, credo, mio padre. Ma lui soffre di likeismo compulsivo, per cui...
Mi piace talmente tanto questa serie da scriverne due parole qui, come sempre mischiando privato e oggetto della recensione,  in un mio articolo disponibile sulla rivista online Il Becco ( per venerdì prossimo in cui analizzo Crazy Ex-Girlfriend con alcune serie tv che danno spazio alle relazioni interpersonali e un punto di vista carico di tenerezza nei confronti dei personaggi) finendo con l'idea di creare un blog dedicato proprio alle avventure di Rebecca Bunch. Una misto tra un saggio e il classico diario pubblico, commentando puntata per puntata e filtrandolo con la mia vita, libri, film, non so che forma prenderà, ma ci lavorerà sicuramente.
Tutte queste cose, so già da ora, non interesseranno quasi nessuno. Ma per me è una gioia profonda parlarne e mi piace molto sia leggermi che ascoltarmi, per cui credo che il mio ego non avrà da lamentarsi ( come fa spesso e volentieri)
La serie parla delle rocambolesche e comiche avventure di Rebecca Bunch, una giovane e promettente avvocatessa di  New York, la quale non ha dimenticato Josh Chan, un suo amore adolescenziale. Un giorno, per caso, incontra l'oggetto del suo desiderio in una strada della Grande Mela, il giovane uomo l'informa che lascia la città per tornare nella sua città natale: West Covina, California.
Rebecca vede in questo incontro il segno inequivocabile che il destino vuole che torni insieme a Josh, sopratutto che potrà esser felice solo se lo avrà tutto per sé. Da qui l'idea di lasciare un prestigiosissimo studio legale newyorkese, dove sarebbe divenuta ben presto socia, per lavorare in uno più piccolo e scalcinato, ma che si trova a West Covina,
Questo è l'inizio del primo episodio e per tutta la prima stagione assisteremo ai tentativi goffi e disastrosi di Rebecca di riprendersi il suo amato, che nel frattempo si è sistemato con Valencia, un' insegnante di Yoga, dal carattere non proprio facile e simpatico.
In questa prima stagione facciamo conoscenza con i personaggi fissi che troveremo per tutta la durata di questa serie. Personaggi molto ben scritti( dalla stessa protagonista della serie, Rachel Bloom e da Aline Brosh Mckenna famosa per lo script de Il Diavolo Veste Prada) ognuno con problemi quotidiani legati all'amore, alla considerazione di se stessi, tra questi spiccano: Paula, la collega di lavoro di Rebecca che tenterà di aiutarla a conquistare Josh, Darryl, il capo dello studio legale dove la protagonista va a lavorare, un uomo dolcissimo, bisessuale, fin troppo aperto nel mostrare i sentimenti, Greg,  barista dell'unico bar del paese. Un giovane uomo sarcastico,  con problemi legati all'alcol, pochissima autostima, vivrà un'intensa avventura con Rebecca.
La serie sembra quindi una classica commedia romantica americana con la particolarità che in ogni puntata Rebecca e i suoi amici cantano una canzone significativa per quell'episodio. Quindi una commedia sentimentale mescolata con il musical. Tuttavia stagione dopo stagione gli argomenti diventano sempre più profondi e ci si distacca dalle regole di entrambi i generi.
L'ex fidanzata pazza, è pazza davvero. Rebecca ha problemi di disturbo della personalità che vengono approfonditi nella terza stagione, allontanandosi dalle due precedenti in modo netto. Se prima al centro di ogni episodio c'erano i tentativi più o meno riusciti di miss Bunch di conquistare Josh, nella terza la personalità da stalker patentata e persona con problemi anche seri diventano il vero nocciolo della questione.
Mentre con la quarta si darà spazio alla rinascita di tutti i personaggi. Ognuno di loro, pur con i propri limiti troverà l'amore e la soddisfazione della propria vita, anche la protagonista ma in un modo del tutto innovativo e inaspettato rispetto alle regole che la commedia romantica impone.
 Poter descrivere un prodotto così  stratificato nello spazio di un singolo post per me è pressoché impossibile, anche perché vivo troppe emozioni ogni volta che voglio razionalizzare il mio amore per la serie, i suoi personaggi ( Rebecca, Greg, Darryl in particolare) senza far la parte del fan o peggio ancora del fan in deliro da cosplay.
Mi rendo conto che tante energie dovrei spenderle per prodotti migliori e più seri, magari anche belli tragici, pessimisti, senza speranza. Perché questo è il mondo e il cinema, o la TV, deve raccontarci la realtà senza farci perdere in illusioni, romanticherie e buonismi.
Tuttavia ho una forte sensibilità verso i personaggi segnati dalla vita, in difficoltà,  per quelli sconfitti e perdenti, che però si sforzano sempre di migliorare, consapevoli dei loro limiti e portati a superarli. Con fatica,  ricadute totali, ma pronti a continuare.
Rebecca è una persona malata, una stalker, una donna che vive in un mondo tutto suo di fantasie amorose a cui da sfogo immaginandosi protagonista di un Musical. Un personaggio memorabile e a cui è difficile non affezionarsi, ma questo lo dico perché sotto alcuni punti di vista la comprendo assai bene e in certi altri mi rivedo.
Esatto, amo questa serie perché mi rivedo un po' in Rebecca- perdersi nei pensieri in un mondo tutto nostro e l'amore per il Musical- e un po' in Greg- innamorarsi di una donna sbagliata, prima che incontrassi la mia amatissima moglie, era un obbligo morale per me, altro elemento che abbiamo in comune la svogliatezza e il sarcasmo.
Aggiungo anche che per capirmi e spiegare al mondo chi sono, ho dovuto sempre far riferimento al cinema o ad altri mezzi artistici di comunicazione.
Da bambino mi rivedevo in Charlie Brown e Lucy, poi da adolescente in Michele Apicella e Don Giulio, protagonisti rispettivamente di Bianca e La messa è finita di Nanni Moretti.
Forse perché anche io ho sempre fatto fatica ad amarmi, accettarmi, avere una buona considerazione di me, e cercavo nell'approvazione degli altri l'amore che sentivo mancarmi, ecco, forse per questo ammiro moltissimo Rebecca Bunch.
Entrambi crediamo nel potere del sogno, dell'arte musicale, abbiamo momenti non richiesti di inarrestabile felicità e a botta fredda ci auto commiseriamo.
Questo mio attaccamento al personaggio principale, e a molti altri, è alla base della mia passione per Crazy Ex- Girlfriend, mi rendo conto che finora a quasi tutti quelli a cui ne ho parlato (in toni entusiastici e psicotici degni di nota) è piaciuta a una piccola parte di essi.
Tuttavia se volete vedere una serie che cresce di stagione in stagione, che ha il coraggio anche di scelte spiazzanti pur restando nel genere comedy e che sopratutto è scritta per ridere con i personaggi e non di essi, quindi anche con una buona dose di empatia e compassione, insisto nel consigliarla.
Su Youtube ci sono tutte le canzoni dell'intera serie, vi consiglio di ascoltarle, perché tanto destabilizza il genere romantico, ma con rispetto per le regole, tanto si prende gioco del Musical, sempre senza una reale cattiveria nei confronti del più bel genere di sempre, attraverso meravigliosi numeri musicali e testi sboccati e divertentissimi.

giovedì 12 luglio 2018

RIFLESSIONE INDISCIPLINATA: SIX FEET UNDER.

Io da ragazzo pensavo spesso alla morte.
 Ero convinto che avrei vissuto una vita solitaria - perché nessuno avrebbe voluto vivere insieme a me-  e del tutto inutile. Immaginavo che avrebbero scoperto il mio cadavere dopo un paio di mesi e solo per via dell'odore proveniente dal mio appartamento.
Al funerale sarebbero venute poche persone. Qualcuno avrebbe dato un'occhiata veloce all'orologio (sicuramente avrebbe avuto appuntamenti ben più importanti rispetto ad assistere al mio funerale)   altri si sarebbero persi nei loro pensieri, fino alla conclusione della cerimonia.
La gente avrebbe mormorato stancamente un amen di circostanza -giusto per rispetto verso la funzione religiosa e per il morto- poi tutti a casa. Altri pensieri, altri problemi e io sarei svanito nel giro di poco tempo dalla testa dei presenti. I quali, magari, si sarebbero anche ripromessi di rivedersi e  avrebbero speso due parole per il povero Davide, ma sapendo che dopo il funerale si sarebbero persi di nuovo di vista.
Per anni la morte è stata la certezza dell'inutilità della vita. Perché alla fine cosa c'è di certo e sicuro? Nulla.  Certo, noi ci iilludiamo di lasciare una traccia, un segno, nella vita degli altri, ma la morte cancella tutto.
Ripetevo a me stesso che saremmo appartenuti soltanto all'oblio, dimenticati da tutti.
Convito di essere alternativo e superiore alla media delle persone mediocri, non capivo di far parte del gregge dei codardi, di chi ha paura di amare perché l'amore richiede un prezzo. E allora è meglio essere cinici, battere i piedi come bimbi capricciosi ogni volta che le nostre soddisfazioni superficiali non vengono rispettate, pensare di bastarsi da soli. La cultura della solitudine. che genera una felicità di seconda mano, certo, ma apprezzabile perché non implica nessun dolore.  Rimaniamo ragazzini, sballiamoci, fermiamoci al sesso senza amore, e teniamo ogni nostro sentimento ben chiuso a chiave.
Viviamo comodamente scomodi in un mondo in cui è visto come debolezza chiedere agli altri un abbraccio, una spalla su cui piangere, un compagno per la vita, ma è fico vomitare odio e rancore contro i diversi, contro le persone buone e quindi ipocrite.
Un mondo che si offende per un pensiero commosso alle vittime del capitale e della nostra indifferenza, ma non per gli auguri di stupri, la felicità per qualche migrante annegato (che tanto sono solo bambolotti) o contro un ragazzo che vive una sessualità diversa dalla nostra.
Tu capisci che un mondo simile è un mondo in cui la morte regna. Un mondo di vivi morti, dove la difesa della vita- della sua bellezza e importanza- è lasciata in mano ai reazionari bigotti. Perché è meglio eliminare il problema senza affrontarlo, meglio sfuggire al dolore e alla sua rielaborazione, costantemente anestetizzati alle sofferenze.
Per anni ho voluto negarmi la gioia di amare, di dichiarare il mio amore. Ho passato anni a controllare i miei sentimenti e a negarli. Io volevo solo prendere le distanze dalla vita. Ero una persona sola in mezzo alla folla. Uno che temeva la vicinanza, le parole che scavano nel cuore, la confessione di una debolezza e la richiesta di un aiuto.
Perché teniamo per noi i nostri sentimenti. E non piangiamo i nostri morti.
Poi cosa è successo? Che ho incontrato una persona speciale e per la prima volta in vita mia mi son detto: "Non posso lasciarla andare." Non ho pensato affatto ai problemi che sarebbero sorti, o perlomeno non mi sono lasciato di nuovo ostacolare da loro. La morte non è diventata più l'unica cosa reale e vera nella mia vita. I sentimenti hanno spezzato la catena del quieto vivere e così mi sono ritrovato innamorato e poi sposato.
Mia moglie mi ha fatto capire che la morte non vince su nulla e nessuno. Non può vincere se hai amato e sei stato amato. Perché i giorni passati insieme non sono persi, non sono inutili, ogni secondo ha la sua importanza e rimarrà nella memoria delle altre persone.
Rimarranno le risate e i pianti, i momenti in cui abbiamo toccato il cielo e quelli in cui siamo sprofondati, ma non abbiamo ceduto al " basta è finita". Certo, è vero, il mio nome scomparirà dalla memoria delle persone e nessuno tra cento anni ricorderà quanta fatica e amore mi sia costato vivere la mia vita. Eppure sono convinto che qualcosa di noi ce la farà a superare il tempo e l'oblio.  L'esempio della nostra vita rimane come eredità ai nostri figli e loro la daranno ai loro. Noi siamo il prodotto di quelli che ci hanno preceduto e delle loro scelte.
 Per cui il Davide del 2018 che ha visto questa magnifica serie, non è il Davide del 2001. Siamo due persone diverse, ma io amo quel ragazzo. So che ha solo paura di aprirsi, di piangere ogni volta che si commuove. Così come voglio bene al bambino che stava in silenzio nel suo banco, sognando di correre sul prato della sua cascina, o che aspettava ( seduto sui gradini di pietra che portavano alle camere da letto) l'arrivo dei genitori che lo avrebbero portato a casa per il fine settimana. Oggi sono stanco di difendermi, di pensare che tanto dietro ogni felicità arriva la tristezza.
La morte è sempre la nostra unica certezza, ma prima c'è questa cosa bellissima che è vivere. Anzi amare e voler dividere questo viaggio spesso difficile e che ci spezza il cuore, con qualcuno che ci sostenga. Qualcuno che sia la croce e la delizia della nostra presenza su questo pianeta.
Non ho visto Six feet under difendendomi dal dolore che avvolge ogni episodio di questa serie, dicendo a me stesso: " Eh, vedi? Alla fine muori. Tutto qui" Io ho trovato che questa serie in realtà celebri la vita. La sua importanza.
Ogni episodio si apre con qualcuno che muore, certo, ma poi c'è sempre una persona che lo ricorda. Con amore, astio, tristezza, non sapendo come gestire la situazione. E i fratelli FIsher, insieme al grande Federico Diaz (uno dei miei personaggi preferiti) sono lì per aiutarli a vivere intensamente quel momento. Non tanto l'addio e la fine, ma il ricordo. Ecco a cosa serve un funerale: a farci ricordare chi era quella persona e celebrarla. Piangendo e stando male, perché giusto e umano, ma è un momento di assoluto tributo alla vita. Come non possiamo essere felici se non conosciamo anche il dolore ( e il suo valore)  come pretendiamo di vivere se teniamo la morte lontana da noi? O la vediamo come un modo per evitare di prenderci una responsabilità e affrontare le cose terribili che la vita offre.
Non è una serie fichetta e cinica, una di quelle in cui basta un po' di sesso, personaggi che sparano battute acide e cazzo! Capolavoro! In realtà quel tipo di spettacolo, che tanto piace ai deboli che si sentono scorretti e irriverenti, è consolatorio e convenzionale. Non ti permette di sbattere la faccia contro la vita, non ti permette di affrontare la complessità dei sentimenti. Il politicamente scorretto è l'arma di difesa per non sentirsi mai coinvolti e non metterci nulla di personale, non sporcarsi mai le mani con la gioia e l'amore, perché non voglio soffrire, così se dico che niente è importante e gli esseri umani sono brutti e cattivi, in un certo senso, vivo meglio. Vivo..
Invece una serie come Six Feet Under ti spinge a riflettere sul comportamento degli altri.  Ti spinge ad uscire dal tuo pensiero rassicurante, comodo, perché ti mostra come gli esseri umani siano deboli e meschini, ma capaci anche di grandi gesti d'amore.  Prendiamo Nate e Brenda, il loro prendersi e lasciarsi, perdersi e ritrovarsi. Io sarei portato a condannare una persona come Brenda ( sopratutto quando spara a raffica le sue cazzate durante la prima stagione, quando era amica della sua cliente che di professione faceva la prostituta), ma durante le cinque stagioni ella evolve, prende coscienza dei suoi limiti e sul finire della quinta, mi son scoperto a volerle bene. Non giustificarla, ma comprenderla e apprezzare la fatica che fa per vivere al meglio la sua relazione travagliata con Nate e con sé stessa. Nate lo adoro perché, come me, cerca di fare sempre del proprio meglio e cade. Penso che sia il personaggio più tragico della serie. La vita si accanisce duramente contro di lui, ma egli non scappa dal dolore. Il rapporto magnifico che ha colla figlia, ci fa capire che un personaggio destinato, in altri lidi, a esser il cazzone di turno, qui è un uomo straordinario perché imperfetto, ma capace di grandi slanci d'amore verso la sua piccola.
Così personaggi che nella vita io potrei condannare con superficialità, attraverso una serie tv, mi spingono a pormi domande e a perdonare.
Una serie tv fa quello che nella vita normale ci dimentichiamo di mettere in pratica: provare compassione, pietà, tenerezza per chi è diverso da noi.
Non è stato facile per me apprezzare Brenda o Claire e i suoi "amici artisti". Non lo è perché la mia educazione ed etica mi portano da altre parti. Eppure alla fine ho pianto per loro. Come se fossero mie sorelle.
I cretini ti parlano di persone contronatura.  Vedono come uno scandalo da nascondere e negare, per il decoro e la pacifica convivenza, l'amore tra due persone dello stesso sesso. I cretini ti parlano di famiglie tradizionali in pericolo di estinzione. Di lobby gay. Io vedo solo delle persone che si amano. Persone che per secoli si sono dovute nascondere, negare la loro natura, vivere vite false, per compiacere genitori e società. La colpa non è di chi ama una persona dello stesso sesso, ma di chi si rifiuta di vedere quel sentimento. Vuol dire che non si è mai amato nessuno.
Certo, sia ben chiaro, io non penso che i gay siano a prova di errore, o che siano sempre persone fantastiche. Ci saranno dei grandissimi stronzi, come ce ne sono tra gli etero. Però quanto ho patito, tifato, pianto e gioito per David e Keitrh. Quante volte ho riconosciuto nelle dinamiche di coppia di questi due, le stesse che vivo con mia moglie. Io sono come David, quello che ha maggior bisogno di essere confortato, di sapere che le cose vanno bene, forse a volte un po' distaccato, chiuso, ma con grande bisogno di affetto e amore. In un mondo che si scandalizza per i gay pride e pensa che queste cose siano nocive per le sorti meravigliose e progressive della sinistra o della società, questa serie ci mostra una coppia di innamorati. Ci fa toccare la profondità del loro sentimento. Non viene tralasciato nessuno ostacolo o problema, non sono santi. Ma d'altronde chi lo è? Noi non possiamo che emozionarci per loro. Amarli.
L'amore è il vero protagonista di questa serie. Amore che Federico mette nella sua professione. Trovo commovente quanto impegno e delicatezza metta al servizio dei parenti dei morti. Il cadavere, nelle sue mani, non è un pezzo di carne fredda. Federico crede nella vita e la celebra facendo del suo meglio col suo lavoro. Costui è uno dei miei personaggi preferiti. Complesso e sfaccettato, capace di grande affetto e chiuso in posizioni reazionarie.  Lui riveste bene i panni di un angelo custode che accompagna i morti nell'ultimo viaggio.
Perché in questa serie tutti sono importanti. Anche i personaggi minori, o quelli che compaiono per poche puntate. Sono tutti veri, concreti e ognuno di loro ci lascia un suo indelebile ricordo. Una riflessione, una sensazione, qualcosa che scioglie il nostro cuore e ci spinge a confrontarci con il fatto che la vita e gli esseri umani sono assai complessi. Anche chi come Federico o Ruth, ci sembrano bigotti, reazionari, incapaci di aprirsi agli altri, eppure tanto il giovane imbalsamatore quanto la matura Ruth, sono capaci di slanci, mettere l'esigenza di sentirsi amati al centro delle loro storie.
Ruth è una donna che ha sacrificato la sua vita per gli altri: la famiglia di origine, il marito, i figli.  Cerca una sua autonomia e una relazione seria. Ma andrà incontro a diversi guai e delusioni. È una donna all'antica che però rimane affascinata dalla vita libera e alternativa che vivono le altra. Ma non è debole, non è lei fuori posto, è il mondo che non ha spazio per le persone come lei.
Six Feet Under non offre ai suoi personaggi e a noi soluzioni di comodo. Non c'è la gloria finale, i sogni che diventano realtà, non tutto va come dovrebbe andare.
La vita è testarda e decide per noi, ma quello che possiamo fare è cogliere la felicità nei dettagli, nelle relazioni, nel comprendere gli altri.
Ecco, visti i tempi, questa è una grandissima e importantissima lezione.

Ps: la mia amica Lucia, anni fa, aveva scritto una bellissima recensione su questa serie.
Ecco, se volete leggere qualcosa di più oggettivo e serio, questo è l'articolo.https://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2011/12/21/six-feet-under/

Ps 2: dedico questo post a tutti i buonisti, petalosi, che sanno amare.

venerdì 15 dicembre 2017

Classifica 2017 : serie tv viste 2016-2017

Lo so, per medici, dotti e sapienti le classifiche sono stupidi passatempi, una terribile perdita di tempo e sopratutto il monumento al " E che cazzo ce ne frega".
Scegliete o classifiche o il domandone finale: " Cosa fai per capodanno?".
A me esse divertono assai.  Le faccio più che volentieri e le leggo con attenzione, Perchè è da questi piccoli particolari che puoi farti un'idea delle persone.
Non sottovalutare le conseguenze delle classifiche di fine anno. Questo lo diceva il mio amico Titta.
Fare classifiche non salva il mondo. Nemmeno ci rende più intelligenti o migliorI, però ci aiuta a conoscere opere che magari abbiamo tralasciato e a sentirci meno soli quando un film che tanto abbiamo amato, piace anche ad altri. Piccole cose ma per me assai importanti.
Per cui diamo il via alle nostre indisciplinate opinioni su le serie tv e i film migliori di questo 2017. Non credo parlerò dei prodotti brutti  . In fin dei conti cazzo frega a me di dar spazio a cose che non mi sono piaciute affatto.
Meglio spender parole per serie tv e  film che ci hanno commosso, emozionato, divertito,  Io penso che una persona tu la possa conoscere meglio quando mette in scena i suoi sentimenti positivi verso gli altri o l'arte.
Un pensiero buonista che ho voluto scrivere solo per una mia lotta personale contro il buonismo borghese di Gramellini. Sì; vorrei tanto aver una mia rubrica sul Corriere Della Sera.
"Pucciosità d'Italia. "Ho già il titolo della rubrica e molti articoli svenevoli e sdolcinati, proprio come piacciono a me.
Vabbè...

Si comincia!
ps: alcune serie sono di fine 2016, le ho messe in questa classifica perché l'anno scorso ne ho viste poche e non avevo voglia di scrivere su di esse.

- Crazy  Ex Girlfriend





Volete che non apra una classifica colla serie televisiva  dell'anno? Cioè una serial tv dove l'elemento  Musical è parte fondamentale nel descrivere i sentimenti, sogni, sopratutto follie dei personaggi? Commedia di grana grossa alla Apatow,ma con elementi di malinconia nel descrivere il bisogno d'amore dei vari esseri umani coinvolti. La forza di questa serie è quella di metter in scena dei personaggi ben scritti, ricchi di difetti tanto comuni. A parte la protagonista che è una splendida stalker.
Attendiamo la terza stagione.
Le prime due potete vederle su Netflix.




- Young Pope


Una nuova riflessione sul potere da parte di Sorrentino, questa volta si tocca il Vaticano . Opera di assoluta bellezza visiva e con un pugno di personaggi memorabili. Su tutti regna e domina il Papa conservatore e titanico Pio XIII, un memorabile Jude Law
Serie Sky.-The Crown
Gli inglesi sono bravissimi nel romanzare e portare tanto sul piccolo quanto sul grande schermo, la loro storia. In particolare le biografie di re e regine.
Questa serie è tra le migliori in assoluto per precisione storica e interpretazione del cast. La prima stagione verte quasi tutta sulla giovane Elisabetta alle prese colla responsabilità di governare un grande paese scontando il fatto della giovane età. Memorabili gli incontri/scontri tra la giovane regnante e quella vecchia volpe di Churchill.  La seconda stagione è appena cominciata, ma promette molto bene. Mi garba in modo particolare l'equilibrio nel mettere in scena la vita pubblica e privata della regina, umanizzandola ma senza troppa agiografia. Bravissima  Claire Foy
Serie Netflix.

- Broadchurch





Un paese della costa inglese è sconvolto per l'omicidio di un ragazzino. Sul caso indagano una poliziotta locale e il suo superiore: un poliziotto dal carattere non facile, finito in quel paese dopo aver fallito le indagini su un caso a Londra
I due investigando portano a galla tutto il male e le debolezze dei concittadini.  Queste miserie e relativi segreti avranno conseguenze tragiche - il suicidio di un uomo tormentato ingiustamente come pedofilo- e pesanti per tutti. In particolare per la poliziotta.
Tre ottime stagioni, la seconda è forse la migliore. Essa si collega direttamente colla prima e analizza meglio le conseguenze della morte del ragazzino, non tanto sul paese, quanto sui  nuclei  famigliari coinvolti dal delitto Scomparsa che frantumerà queste famiglie, rovinerà per un lungo periodo l'amicizia tra due donne molto legate fra loro, il tutto descritto con grande cura per la psicologia dei personaggi e attenzione alle loro azioni. Non serve render spettacolare il dolore o condannare un singolo personaggio. Tutti hanno delle grandi debolezze e in qualche modo cercano di sopravvivere. La terza stagione affronta il tema della violenza sessuale, senza mai apparire morbosi neppure quando la violenza ci viene mostrata.
Sono tanti i personaggi a cui ci si affeziona, ma la coppia di poliziotti protagonista è senza ombra di dubbio tra le migliori portate in scena. Torneremo a parlare di questa serie in un post di confronto/scontro con un'altra ottima serie.Ma questa volta americana.
Serie Netflix.

-  The Bridge

Ancora una coppia di poliziotti composti da una donna e un uomo, questa volta però sono una svedese e un danese.  Sembra un particolare da poco ma fidatevi: non è così.
Lei è una donna con grossi problemi a relazionarsi col mondo e gli altri,.Ella vive solo di lavoro e fugaci avventure sessuali. Nella seconda stagione tenterà di instaurare una relazione seria ma diciamo che non andrà benissimo. Lui è decisamente l'opposto: più gioviale e umano. Egli ha un grosso difetto: non riesce ad essere fedele in una relazione amorosa. Sembra un piccolo particolare, una cosa da poco, invece è fondamentale per il finale sia della prima che, sconvolgente e di grande impatto, della seconda.
Nella prima stagione indagano sui crimini di un criminale che sconvolge la Svezia e la Danimarca, per questo i due collaborano insieme  L' indagine mette in luce un mondo freddo, privo di sentimenti e soffocato dall'indifferenza e dalla ferocia. Una società in cui gli esclusi sono messi ai margini. Infatti i crimini del cattivo evidenziano aspetti negativi della vita pubblica nei paesi nordici.
Il finale è una bella mazzata per quanto sia amarissimo e doloroso, sopratutto per il povero Martin.
La seconda stagione ha una trama più complessa. Parte indagando su un gruppo di fanatici eco-terroristi e si conclude con un complotto che in quanto tale rimane nell'ombra.
Visto che ci hanno rallegrato con le puntate di queste due meravigliose stagioni, come finire? Con un epilogo in cui il dovere ha la meglio sull'amicizia, dove la vendetta acceca e conduce alla fine, in un mondo perennemente grigio.
Serie Netflix.

- Mindhunter
Come funziona la mente di un serial killer? Ci sono elementi in comune tra i vari assassini? Per proteggere la società da costoro, basta il solo arresto o dovremmo prevenire (se fosse possibile) il male che fanno attraverso l'uso della psicologia e delle scienze ad essa collegate?
Basata su una storia vera, ovviamente romanzata per le esigenze di una serie tv, cioè la creazione di un reparto che cataloga, archivia e studia la follia degli assassini seriali.
Costoro ci vengono presentati durante gli interrogatori che i due agenti dell' F.B. I.  fanno per comprender le motivazioni di tanta violenza e crudeltà.
Gli interrogatori sono la parte migliore della serie, perché ci mostrano assassini sadici e disprezzabili, vittime a loro volta di rapporti pessimi colle madri., Bambini cresciuti in ambienti in cui l'affetto è bandito e vige la regola della sopraffazione sul più debole
Tuttavia la serie tv non vuol giustificare le azioni dei serial killers . Loro sono criminali ed è giusto che stiano in galera.  Per cui non c'è confusione tra bene e male, giusto e sbagliato, come va di moda di questi tempi dove se ti azzardi a dire: "Egli è malvagio, condanniamolo! "Viene visto come "moralismo"
Guardando questo telefilm (etichetta desueta e vetusta ma usiamola va) non ho provato pena per gli assassini, ma dolore e strazio per le loro vittime: seviziate, trucidate, massacrate. Per loro e le loro famiglie.
E per quei bimbi che se qualcuno avesse amato di più non si sarebbero trasformati in mostri.

Serie Netflix.

- In Treatment
Cosa succede durante una seduta di psicoanalisi? Come lavora un psicologo, in questo caso mi par un psichiatra addirittura,  con i suoi pazienti? Come li aiuta? Queste sono alcune delle domande alle quali questa serie tv cerca di rispondere. Versione italiana di una notissima serie israeliana venduta in metà mondo, In Treatment è assai utile per comprendere l'importanza di andare in terapia.
Lo so, per molti è quasi un'onta dire : " Vado dal psicologo". Non ci sono remore a dir a tutti che tradisci la moglie, sei andato colle ragazzine durante l'ultimo viaggio all'estero ma per carità: zitti se per caso dovessimo andar da un psicologo o affine.
Per questo credo che questa serie compia un gesto etico e sociale fondamentale e importante: mostrare il lavoro e l'aspetto umano dietro ogni terapia.
La seconda stagione per me è la migliore. I casi sono più interessanti e i personaggi scritti benissimo. Si perde un po' nella terza e conclusiva . Però rimane un prodotto davvero ottimo, forse non di facile visione per molti , visto che non si esce mai dallo studio del psichiatra,  in quanto è tutto basato sulla parola. Questa cosa mi piace assai: come le parole e il parlare possano sia aver funzione salvifica che generare dolore . I pazienti sono interclassisti e di ogni età, per evidenziare come tutti abbiamo bisogno di un aiuto psicologico, anche lo stesso terapeuta.
Il quale infatti va a farsi analizzare da una sua ex professoressa.  Ho amato molto questa serie tv, anche per il fatto che stimo parecchio chi dedica la sua vita e professione alla cura dei piccoli o grandi problemi dell'anima e della mente degli altri.

Serie Sky.

- 1993
"Ogni rivoluzione ha un prezzo" Figuriamoci quando è borghese e pretende di cambiare il sistema mantenendo il regime economico-sociale pressoché intatto.
"1992" parlava di Tangetopoli e della fine della Prima Repubblica. Un anno in cui pareva davvero che ci fossimo liberati dei ladri di stato e dei capitalisti.  Anno in cui la Lega faceva la parte che oggi compete ai grillini: il partito nuovo e della gente. Visti i risultati penso che vi siano problemi con i partiti nuovi e colla gente.
Comunque c'era euforia, rabbia e desiderio di cambiamento.
1993  spegne ogni entusiasmo e ti ricorda una vecchia lezione: Il Potere si sbarazza dei suoi vecchi complici e ne trova di nuovi. O lo distruggi ,come saggiamente hanno fatto i bolscevichi, o fai la fine della rivoluzione francese e di quelle che hanno subito/dato origine alla Restaurazione
D'altronde un ottimo professore "catto fascista" per alcuni, di destra per me, come Franco Cardini ha ribadito più volte di essere favorevole alle rivoluzioni perché instaurano il conservatorismo .
Per cui la serie abbandona ogni elemento di sana rabbia popolare per dar luce a quanto di nefasto si sta delineando all'orizzonte: il berlusconismo. Cioè quel ventennio che ha distrutto il paese dal punto di vista etico, morale, intellettuale. Venti anni che hanno avuto anche una forte opposizione, soffocata in alcuni anni di governo del centro sinistra.
1993 racconta la nascita di Forza Italia, gli scontri nella Lega, i suicidi eccellenti, come se tutto fosse avvolto da una nerissima notte senza fine.  Qualche cattivo pagherà duramente per i crimini fatti ma la sua scomparsa verrà sommersa dalle risate e dalla felicità degli sciacalli che ci troveremo a governare il paese.
Serie  Sky.

-   Stranger Things
 La mania nostalgica per i pleonastici anni 80  è il marchio indelebile e di fabbrica dei nostri tempi. Uomini e donne che si lamentano perché gli rubano l'infanzia causa qualche remake di un film del periodo.
Che i miei coetanei considerino la loro infanzia solo una serie di film e prodotti assolutamente discutibili e non una giornata coi genitori, gli amici, corse e giochi coi coetanei, insomma la vita reale di ogni bambino, è un dato assai preoccupante. Tuttavia non mi interessa più di tanto. Non amo la mia generazione.
Ovvio che tutta questa voglia di anni 80 porti cinema e tv a sfornare prodotti per quel vasto pubblico d tristi peter pan.
Tra i vari prodotti questa serie è tra le cose migliori. Perché sembra un vero film anni 80 senza gridartelo in faccia ogni due secondi, è ricco di citazioni ma non si ferma alla lista della spesa dei film citati, li rielabora per il buon proseguimento della trama. Sopratutto è un prodotto Kinghiano dall'inizio alla fine, con una piccola spruzzata di Spielberg.
La forza reale di questa serie è nella rappresentazione del mondo dei ragazzini. Vi è rispetto per essi, sono descritti come amici che insieme cercano un loro spazio nel mondo. Il quale non par voglia accettarli con gioia e calore.
Nel cast anche una rediviva e ottima Winona Ryder. Non aggiunge nulla di nuovo, non fa nessuna rivoluzione ma si lascia seguire con immenso piacere.
Devo ancora veder le seconda stagione, speriamo bene!

Serie Netflix.

-Tredici




Ancora adolescenti protagonisti ma questa volta la serie è ambientata ai giorni nostri. Una ragazza si toglie la vita,  prima di farlo regista tredici cassette nelle quali accusa i suoi compagni di averla portata all'insano gesto. L'ascolto di queste audiocassette genera scontri e porta alla luce un mondo a dir poco orribile.
Ne parlo più approfonditamente qui
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/06/tredici-13-reasons-why.html


Serie netflix.

- Sense 8
Opera più unica che rara nella storia delle serie tv, si perde un po' nel mettere in scena i cattivi e tutti i complotti pseudoscientifici ma ha un grande punto di forza: i personaggi.  Ognuno è descritto al meglio delle proprie potenzialità pur restando nel terreno del genere. C'è tanta umanità, tenerezza, e in un mondo sempre più arido ci ricorda quanto siano fondamentali i rapporti e le relazioni con gli altri esseri viventi.
Aspettando il puntatone finale, girato anche a Napoli, il quale sicuramente donerà gioia infinita ai nostri occhi.

Serie Netflix.

- Downton Abbey 
Questo anno io e mia moglie abbiamo ripreso a veder questo classico della tv inglese. Lo avevamo lasciato alla terza stagione e complice Netflix abbiamo deciso di riprendere da capo la visione.
Pur con tutti i limiti di un prodotto liberal-conservatore rimane sempre tra le migliori serie tv mai fatte da quando c'è la televisione .
Serie Netflix.

Colle serie tv abbiamo finito. Le prossime riguarderanno come sempre il cinema italiano e quello straniero.

venerdì 17 novembre 2017

DOWNTON ABBEY

Risulta pressoché impossibile scrivere un "articolo" per un blog di cinema,  dedicato a una serie tv così piena di personaggi e fatti.
Tanto che già una volta riposi nel cassetto delle cose che dovevo fare o dire, ed invece ho abbandonato all'oblio,  l'idea di scrivere su di essa
Rivedere dal principio tutta la serie, mi ha dato la forza per riprendere in mano il progetto. Dopotutto questo è il blog di un appassionato spettatore di cinema, non di un raffinatissimo studioso, per cui possiamo procedere senza l'ansia accademica di dover scrivere cose profonde, intelligenti, documentate al 100%.
Sì, come sempre ha trionfato il mio motto: Caa me ne fotte (in realtà ripreso da Ciro dei The Jackel)

Downton Abbey basa gran parte del suo interesse nella costruzione della storia. Il lavoro di scrittura è molto forte e preciso sia sper quanto riguarda le  ambientazioni storiche e sociali del periodo in cui è ambientato, sia nell'evoluzione dei personaggi lungo tutte le stagioni. Non mancano nemmeno sapienti colpi di scena, in particolare nella terza stagione, dove scompaiono due personaggi fondamentali.  Proprio come nella vita vera c'è un continuo via e vai di uomini e donne, ma ognuna, anche se appare per pochi episodi e solo in una stagione, pensiamo ad esempio al signor Lang , valletto che sostituisce per poco lo storico aiutante del conte, parlo di quel bellissimo personaggio che è Bates, rimane impresso per bene nella nostra memoria.
Lang, ad esempio è il simbolo degli orrori della guerra, dei traumi, non possiamo che provar pena per lui, proprio mentre si celebra il glorioso sacrificio di una generazione di giovani e proletari.
Perché l'astuzia e furbizia in sede di sceneggiatura sta proprio  nel miscelare bene la Storia, colla fiaba malinconica e romantica di una famiglia di nobili dello Yorkshire, che si ritrovano a vivere un passaggio storico, il quale prevede grandi cambiamenti per la classe aristocratica, mentre - purtroppo- si fa largo quella dei borghesi. Che sciagura! Vero Cugina Violet ?
Artefice del successo di questa serie, per me sono due elementi essenziali per ogni film, serie, rappresentazione teatrale: "sceneggiatura" e cast.
Concentrandoci sul primo elemento, quello dello script, dobbiamo rendere onore al creatore della serie:  Julian Fellowes.
Attore, scrittore, sceneggiatore, premio Oscar nel 2002 per la sceneggiatura di quel capolavoro che è  Gosford Park,  si è occupato anche di scrivere per il cinema opere come  Il falò delle vanità, Young Victoria, la serie di Downton Abbey e del Titanic, facciamo finta che The Tourist l'abbia firmato il suo maldestro cugino, attualmente al cinema vi è un'altra sua opera: Mistero a Croocked House.
Nato a Il Cairo,  il 17 agosto 1949, ha natali nobili, essendo Barone Fellowes di West Stafford.
Questo titolo gli è servito per trovare la dimora adatta dove ambientare la serie, visto che è amico di lunga data della famiglia proprietaria.
Inizialmente costui era stato contattato per portare sul piccolo schermo il suo celebre romanzo: Snob,  opera in cui si diverte a svelare e prender in giro i rituali della nobiltà, o di quello che rimane, durante il periodo che va dalla Thatcher a Blair, almeno questo mi è parso di comprendere, cercando notizie in giro.
Poi si è deciso di far altro: una nuova storia che prenda in considerazione il periodo che va dal naufragio del Titanic fino a metà anni 20.
Diciamo che ha avuto una buona idea!
La serie infatti si apre colla notizia del tragico naufragio del Titanic, a bordo del quale vi era il promesso marito della prima figlia del conte Robert e di sua moglie, la ricca americana Cora, l'accomodante e sempre serena : Mary ( scherzo ovviamente).
Tutta la serie si basa su questo cercare marito, poi lo trovi, poi lo perdi, poi arrivano degli spasimanti per allungare il brodo, poi toh va sposati questo e abbiamo finito. A mio avviso, per quanto basilare e fondamentale per la serie stessa, tutta questa parte non è molto interessante.
Le parti interessanti sono i dialoghi, i personaggi, mischiare elementi di romanzo popolare, le disavventure dei miei amatissimi Anna e Mr Bates colla prigionia di lui, la violenza che a un certo punto subisce lei, e il trionfo dell'amore, echi di nostalgica narrazione vittoriana,  e una visione politica ben precisa: mantenere equilibrio tra tradizione e progresso, accettazione di certi diritti individuali, le figlie sono portate a confrontarsi colla società, ma la più piccola, la nostra amatissima Sybil, unica ad avere un'idea forte di adesione allo sviluppo sociale del popolo, tanto da aiutare una cameriera a diventare segretaria e sposare l'autista socialista e irlandese, Tom, andando contro alla famiglia, pagherà colla vita. Mentre le altre due vivranno grandi drammi, rimanendo a metà strada tra mondo moderno, occuparsi dell'amministrazione della terra o dirigere una rivista femminile, e appartenenza all'aristocrazia. Forse dalla quarta stagione in avanti vi è un tentativo rafforzato di mostrare i benefici della borghesia coi suoi diritti civili un tanto al chilo, e persino una piccola incursione nel mondo jazz, che mi par davvero messa lì un po' a caso
Non dimentichiamoci che parliamo di una serie assolutamente Liberal-Conservatrice, lo si nota nell'evoluzione del personaggio di Tom, autista di idee socialiste, ma queste idee rimangono espresse più a parole che manifestate realmente, o della lunga presenza dei "poveri rifugiati russi" cioè quelle mer..quelle persone, nobili parassitari che avevano sostenuto le truppe zariste e le potenze nemiche durante la guerra civile dopo la Rivoluzione.
Da questo punto di vista è un frullato dove ci capita dentro di tutto e di più.
Sbagliamo, però, se la giudichiamo da un punto di vista storico e politico.
E qui dobbiamo ripetere quanto detto all'inizio

Dwonton Abbey è una fiaba che narra la fine di un'epoca, avendo cura di evidenziare le storie, ora tragiche ora buffe, ora commoventi, dei suoi personahggi


Che siano simbolici come i nostri amati, da me e mia moglie, Anna e Bates, i quali per tutta la serie dovranno vedersela colla cattiveria del fetente Thomas, e con svariate disavventure, molto pesanti. Però la loro forza, unione, serve, per un messaggio preciso e forte: l'amore può e deve superare le difficoltà della vita, Anna non è "troppo buona", ma è una donna forte anche senza manifestarlo attraverso le classiche cretinate borghesi, perché si fa forza grazie all'amore che prova per il suo uomo e viceversa, perché la stessa cosa vale anche per lui. Ci ricordano che pur essendo dei "servi", sono persone in carne ed ossa, ma anche personaggi che riprendono le regole dei romanzi più popolari e di consumo.
Il filo conduttore della bontà che viene premiata, è evidente sopratutto nella descrizione della classe lavoratrice al servizio dei nobili. Basti pensare a un altro personaggio cristallino, limpido, vittima anche lui di circostanze non proprio favorevoli, ma che alla fine riuscirà a conquistare un posto degno di nota: parlo di Mosley


Da valletto/ maggiordomo del futuro erede di casa  Crawley , a disoccupato dopo la morte del suo padrone, fino a una lenta risalita, che lo vedrà alla fine realizzare il suo sogno.
Costui è un po' l'anima buffa della serie, si ubriaca durante un ricevimento dandosi a sfrenate danze, si tinge malamente i capelli di nero, un uomo buono nel senso più alto e nobile del termine.

Funzionale al discorso tanto caro al creatore di Downton Abbey: puoi essere un servitore, ma se ti impegni potrai dar una svolta alla tua vita. Un discorso morale e paternalista, tanto caro ai liberali e estremizzato dagli americani, ben presente durante tutte le stagioni. Ma non dimentichiamo, mette nero su bianco le righe scritte in piccolissimo nel contratto, che tutto quello ottenuto, è si frutto del vostro impegno, ma è voluto e accettato dal buon Conte Robert e famiglia. Per cui bravi proletari, ma ringraziate sopratutto i padroni che ve lo consentono
Questo elemento è chiaramente indulgente e frutto di fantasia, la vita dei domestici non è esattamente quella vista in questa, peraltro, bellissima serie.

Perché essendo romanzo, fiaba, quasi - cito l'amico  Fausto di Cinefatti- una soap opera, visto gli intrighi di cuore di Mary e di Edith, colle disavventure segnate dalla morte degli amati, figli da nascondere per evitare lo scandalo, e  tutte quelle cose che servono per un racconto di massa; questa magnifica serie punta a commuovere, far partecipare emotivamente, lo spettatore.
La morte di alcuni personaggi che abbiamo tanto amato, riesplode ogni volta che ci capita di rivederle, anche se sappiamo benissimo cosa accadrà. Eppure è un durissimo colpo.
L'emozione per personaggi come Anna, Mosley, o Daisy, che sfidano la sorte per costruirsi una vita, così ben definiti da ritenerli quasi dei parenti o amici.

Sopratutto Downton Abbey, è un fiume in piena che trascina con sé la storia, la letteratura alta e bassa, la bellezza dei vestiti e quindi l'omaggio all'eleganza, la nostalgia di un tempo forse mai davvero esistito.
Downton sono le maniere e manie dell'indimenticabile maggiordomo  Carson, uomo dal passato di guitto teatrale, che dopo una delusione sentimentale decide di irrigidirsi nel ruolo impeccabile del maggiordomo.
Fino a una svolta sentimentale e un'uscita di scena che celebra, nell'ultima puntata, la fine totale di un mondo e l'inizio di un altro, peraltro nelle mani di un personaggio che detesto ma che evidentemente andava premiato!
Sono tantissimi i personaggi, le cose da scrivere e dire su questa magnifica serie. Davvero troppe. Potreste aggiungere voi qualcosa nei commenti, ne sarei felice, davvero!
Rimane il fatto che una serie di questo tipo segna il netto miglioramento avvenuto in questi ultimi tempi, per quanto riguarda il mondo delle serie televisive. Le quali, mi par banale scriverlo ma io sono banale per cui lo scrivo, non saranno mai il Cinema, o la nuova strada di esso, però hanno fatto un enorme balzo in avanti sotto tutti i punti di vista e questo va premiato!

Detto questo salutiamo i padroni di casa il fantastico conte Robert e consorte, Cora.
E torniamo alle nostre vite precarie, piccolo borghesi, ma ricche d'amore e travagli, come quelle dei personaggi di questa serie

Un saluto in particolare alla bellissima Iside <3 p="">

lunedì 12 giugno 2017

TREDICI (13 reasons why)

Le piccole cose ci uccidono. Si, hai presente le battute tanto scorrette quanto divertenti su un compagno di scuola, una vicina, una collega di lavoro. Quelle cose cretine che tutti diciamo e facciamo, pronti a giustificarci con un : " ma stavamo giocando!"
Ed è vero. Stavamo giocando, perché in questa epoca nulla è serio. I moralisti li abbiamo allontanati che i profeti del nulla è vietato sono più fichi, no? Per cui che ci sarà di male a dar del frocio? Nulla, mica lo abbiamo picchiato eh! O a far credere che una ragazza sia una poco di buono? Ma si, dai! Si lamentano, però vanno in giro vestite come puttane. Anzi, ci siamo evoluti: non è il vestito, ma la percezione che colei sia un po' mignotta. E giù a ridere cogli amici, o a togliere pezzi di solidarietà femminile.
Perché, non è cosa che riguarda solo gli uomini. Spesso e volentieri le donne amano scannarsi tra di loro, deridere, offendere, emarginare.  Mica è questione di vagine o peni, no! Ma di un collettivo modo stupido di veder e considerare gli altri.
In questo campo ci è di aiuto la società peggiore tra quelle del mondo occidentale: quella americana. Con i loro rituali di balli, accettazione, gloria sportiva, esser popolari, e tutte quelle straordinarie cazzate che poi noi abbiamo riportato, adattandole alla bisogna ai nostri ideali: la virilità esibita, la donna trofeo, le spacconate al bar.
Non cambia la vittima: sempre uno o una troppo intelligente e sensibile, per poter essere apprezzato/a dalle masse di teste di cazzo.
Hannah, era una di quelle persone. Troppo vulnerabile per non farsi male, circondata da gente che sta male, ma che non vuole accettare i propri limiti e dolori, così con leggerezza alcuni e in modo criminale un bisteccone -coglione tipicamente yankee, fanno tutti molto male alla ragazza. Tutti colpevoli della sua fine.


Lei registra questo suo dolore su delle cassette : 13 atti di un doloroso, moderno, straziante, via crucis. Senza resurrezione finale. Noi conosciamo la sua triste storia attraverso le sue parole e seguendo il co-protagonista: Clay.
Ora, ve l'ho scritto più di una volta: per me il cinema, i racconti, ogni cosa, sono esperienze "sentimentali", se fai in modo che io sullo schermo veda delle persone, hai vinto!
Questo è successo con codesto telefilm, pardon: serie tv.
Il dolore di Hannah era il mio, così come la lotta di Clay per riportare le cose a posto, in qualche modo. Confuso, ingenuo, senza filtri, come i giovani sono.
Vi è una credibile rappresentazione di quel periodo della vita, del sentirsi soli e sconfitti, per cui nascondere il dolore facendo branco e difendendolo ad ogni costo. Anche rimuovendo la verità o cercando di colpire l'isolato di turno.
TREDICI ha dei personaggi scritti benissimo e la cattiveria non è mai ostentata, resa un imbarazzante marchio di " serie tv cinica e cattiva, scorretta che turba i benpensanti con sessso e parolacce a caso", come quella disgrazia ignobile cbe è big little lies. No, qui si mostra un aspetto pesantemente negativo di un certo periodo della vita e di una certa società, ma si è partecipi a tutto questo. Risulta credibile.
Durante la visione, a volte, mi incazzavo con Hannah, vedi che si scriverà Anna, ma a me piace mettere h a caso, perché le dicevo: ma è solo una lista! Ne fanno a migliaia e migliaia, non devi lasciarti travolgere da una simile scemenza. Però, poi, la serie mi portava a rifletter su cosa possa essere per una ragazzina quella cosa. Una ragazza forse anche paranoica, debole, incapace di reggere gli urti della vita, ma anche se lo fosse, che dobbiamo fare? Disprezzarla e abbandonarla? No. Dovremmo capirla.
Però noi viviamo con leggerezza, diciamo che il senso di colpa deve essere superato perché dannoso e inutile,  la punizione cosa legata al passato, una cosa barbara, per cui , ma si! Dai, lasciamo che si rovini la vita di una ragazza. Anche stupida ed egoista perché il suicidio è atto stupido ed egoista, dobbiamo gridarlo forre e con convinzione. Lasci persone distrutte dal dolore, dal non aver fatto abbastanza, quando spesso siamo noi incapaci di chiedere aiuto.
Però, Hannah è giovane. Quel gesto era inevitabile, e non è giusto uccider due volte una persona debole, vinta dal dolore di vivere.
Clay ed Hannah sono bellissimi. Così dolci e arrabbiati, ostinati a non voler far parte di quel carrozzone di apparenze, ipocrisie, falsità, conformismo odioso, che è il mondo a volte. Ma anche gli altri personaggi sono scritti benissimo. Justin è vittima del suo ritenere amico un essere abbietto, vittima della famiglia dove non trova un po' di conforto, Alex dei suoi sensi di colpa del voler esser altro, ma non poter star fuori del gruppo e così via tutti gli altri
Sono come eravamo noi a quell'età, no vabbè io ero già troppo pigro per poter meritare robe melodrammatiche,  non è stata un'adolescenza che valga la pena ricordare e trattenere nel cuore, ma nemmeno ricca di grossi traumi. Mediocre e accettiamola cosi, va.
Comunque TREDICI è anche la storia del dolore della famiglia di Hannah, dell'impossibilità delle scuole di esser presenti sempre e tempestivamente per aiutare tutti gli scolari, però è anche la storia della bellissima amicizia tra Clay e Tony, di una rinascita attraverso il dolore , una storia dove le cose devono andar al proprio posto prima o poi.
Una bellissima storia, per una serie tv che ho amato profondamente

ps: reputo, però, la seconda stagione pleonastica. Almeno in teoria.