Visualizzazione post con etichetta personaggi che io vedo come fossero reali e tormenterò nei miei pensieri da occhialuto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta personaggi che io vedo come fossero reali e tormenterò nei miei pensieri da occhialuto. Mostra tutti i post

venerdì 22 gennaio 2021

Non uccidere

 Spesso ci lamentiamo della qualità delle nostre serie tv. Troppo provinciali, girate male, recitate peggio. Tanto che per stroncare un film scriviamo o diciamo: " Sembra una fiction di canale 5 o Rai Uno".  Quasi sempre abbiamo ragione, non possiamo affatto nascondere la mediocrità di molti prodotti televisivi.  Una mediocrità, a mio avviso, voluta, allevata e proposta con convinzione, determinazione, massima attenzione al fatto che il pubblico possa staccarsi dai suoi problemi quotidiani e godersi la rassicurante immagine di un' Italia fatta di campanili, piccoli comuni, solarità. Tutto qui. A ben vedere parte del nostro paese è davvero un posto fatto di piccole comunità, tempo che passa lentamente e così via. Non necessariamente è un difetto.

Tuttavia a volte capita di scontrarsi/incontrarsi, con un oggetto televisivo che non è uguale a niente delle tante cose viste sul piccolo schermo.. Non è così frequente, sono episodi isolati, singoli, ma che non meritano di passare inosservati.


Queste serie tv che seguono altre vie e rappresentano un altro paese, non arrivano per caso. Non sono bestie impazzite scappate dallo zoo. In realtà ci sono sempre state. Oggi osanniamo tanto Gomorra, ma sono convintissimo che senza una serie tv come La Squadra (un prodotto televisivo che puntava a dar spazio ad episodi anche abbastanza duri, personaggi non del tutto risolti,  pur rimanendo ancorata a una retorica pro forze dell'ordine, che talora inficiava la riuscita degli episodi) non avremmo avuto la popolare serie sulla camorrra e nemmeno Romanzo Criminale

 Le cose sono radicalmente cambiate con La Nuova Squadra-Spaccanapoli. Quella che per i soliti criticoni era un remake di The Shield, ma che per me è stata davvero un'esperienza del tutto inedita ed entusiasmante.  Perché non c'erano eroi dell'ordine e della legge, ma poliziotti in bilico tra lecito ed illecito. Storie più dure, un senso di tragedia incombente e la retorica che si scioglie nell'epica del genere.  Claudio Corbucci si è occupato della sceneggiatura di molti episodi di questa serie. Per questo motivo quando ho saputo che aveva scritto una nuova serie poliziesca, l'ho cercata subito per vedermela e gustarmela dall'inizio fino alla fine.

Ne è valsa davvero la pena.


Non Uccidere sulla carta sembra una delle tante serie tv poliziesche che riempiono le piattaforme di streaming come Netflix e affini, ma che hanno anche uno spazio abbastanza importante nelle reti della tv pubblica e privata italiana. Un' ispettrice di polizia che si trova ad investigare su una serie di delitti, in una grande città del nord Italia.Potrebbe essere solo questo, accontentarsi di offrire al proprio pubblico uno spettacolo ampiamente collaudato, al massimo ci aggiungiamo una storia d'amore o un po' di scene piccanti, giusto per allungare il brodo e attirare un po' di massa distratta. 

Potrebbe farlo.

Invece sceglie un altro tipo di racconto, affondando le radici in un terreno del tutto nuovo per lo spettatore medio italico.


Per prima cosa ci offre un personaggio tormentato e ricco di sfumature, cosa rara da vedere in un prodotto di intrattenimento. Valeria Ferro è una giovane ispettrice, professionale, seria, motivata, ma è sopratutto una donna che ha problemi di relazioni con gli altri, una persona che soffre per alcuni demoni interiori risalenti all'omicidio del padre (pare) per mano della madre. Questo fatto ha gettato in una sofferenza senza fine l'esistenza della poliziotta e del fratello. Ma mentre lui si fa una famiglia e trova il modo per liberarsi, almeno parzialmente, da questo peso, lei nutre un odio implacabile nei confronti della madre. Le cose precipitano quando la donna esce di galera.

Tutta la prima stagione, assolutamente meravigliosa e imperdibile,  è un continuo flusso di dolore.Da una parte le vittime dei delitti sui quali  Valeria è chiamata a investigare, dall'altra la sua situazione famigliare, tra l'ispettrice Ferro che non  vuole e può perdonare e la madre in cerca di un riscatto, della possibilità di  rifarsi una vita dopo tanti anni di galera. 

Quello che colpisce, di questa prima entusiasmante stagione, è la perfezione delle sceneggiature di Claudio Corbucci. L'atmosfera cupa, tragica, senza la benché minima traccia di umorismo ( presente anche in quel capolavoro che è Rocco Schiavone con l'intento di smorzare la tensione) . Qui non c'è spazio per l'umorismo. Perché si affronta la morte, la disperazione, in particolare gli effetti del togliere la vita a una persona, che sconvolgeranno l'esistenza dei parenti sopravvissuti e anche degli assassini.

In poche parole non c'è il classico taglio netto, consolatorio e confortevole, che troviamo in quasi tutte le produzioni di questo tipo. D'altronde la scelta del titolo rappresenta in pieno la tematica che attraversa tutte e due le stagioni: uccidere è un atto orribile che non solo cancella la vita della vittima, ma di tutti quelli che in un modo e nell'altro entrano in contatto con essa o con gli assassini. 

C'è un forte senso di condivisione del dolore, che si allarga a macchia d'olio, infettando vite e luoghi. Un senso di malessere perpetuo.

Ecco, secondo voi, gli italiani come l'hanno presa? Male. Tanto che codesta stupenda serie tv è stato un insuccesso. Però a noi dello Spettatore Indisciplinato, queste cose interessano fino a un certo punto. Quel che ci interessa sono le storie e i personaggi, la loro umanità fragile e il forte senso di giustizia, di combattere il male che appartiene alla sua protagonista.


A dir il vero la serie usa tutti i classici elementi del genere. Il trauma che viene dal passato, le dinamiche famigliari, c'è anche una storia d'amore tra il capo di Valeria e la giovane ispettrice, un rapporto passionale, ma sopratutto maestro-allieva/padre e figlia, che si evolve in una vera e propria ossessione per l'uomo. Per cui la forza di questa serie  è la volontà di smontare le regole del genere e avvolgere tutto in un nero perenne; quello della violenza, del lutto, della morte.

Certo non mancano i difetti. Possiamo dire che dopo una bellissima, indimenticabile, imperdibile prima parte, l'ultima stagione a volte stenta un po' a coinvolgere lo spettatore. Tuttavia, a mio parere, rimane sempre un prodotto più che dignitoso. Sopratutto non fa nulla per snaturarsi. Quando pensi che a un certo punto tutto codesto dolore finirà e che le cose si aggiusteranno, questo non capita. Personaggi positivi come Giorgio, il capo di Valeria, con  il procedere delle puntate metterà a fuoco un'anima nera, anche se farà di tutto per portare giustizia nella vita della donna.


La serie si avvale anche di un ottimo cast. Menzione speciale, ovvio, per una bravissima Miriam Leone, capace di dar peso, sostanza, personalità, a un personaggio per nulla semplice da gestire. Indovina sempre i toni,  dosa bene la sua espressività, mostra - di nuovo- di essere una delle nostre attrici migliori. Molto bravi anche Thomas Trabacchi, impegnato in un ruolo per nulla piacevole e facile da trasformare in una macchietta, per fortuna costui invece dona al suo personaggio un'umanità disperata e autodistruttiva, che rende Giorgio Lombardi un personaggio assai complesso. Mentre Matteo Martari ha il ruolo dell'uomo che in teoria, col suo amore, dovrebbe salvare Valeria. Dovrebbe.

Non meno importanti sono le musiche, composte da Corrado Carosio e Pierangelo Fornaro, responsabili anche del sound di Rocco Schiavone. Con poche note, contaminando l'orchestra della Rai e suoni elettronici-acustici minimalisti rendono la visione ancora più commovente e profonda.

Concludendo, Non Uccidere è una bellissima serie, innovativa nel suo genere. Non c'è spazio per la consolazione,  per l'amore che salva, ma un lungo viaggio nella morte, nella sofferenza che uccidere genera a chi rimane. Ha il dono di avere dei personaggi scritti benissimo e un ottimo cast in tutti i ruoli, anche quelli secondari che sono fondamentali per dar peso e sostanza a un prodotto di genere. Qualora ve la foste persa vi consiglio di recuperarla, la trovate su Rai Play.

Ps: piccola curiosità: Trabacchi e Martari sono di nuovo insieme sul piccolo schermo per la serie tv L'Alligatore, tratta dal ciclo di romanzi noir scritti dal Maestro Massimo Carlotto. Ci occuperemo anche di quella!

martedì 15 ottobre 2019

CRAZY EX GIRLFRIEND- 4 STAGIONI.

Spesso ci lamentiamo che nei social media si parli troppo di un certo avvenimento politico, di un libro, di un film. Centinaia di parole che potevamo gestire per parlar o scrivere su qualcosa che per noi vale la pena, vengono sacrificate sull'altare di una delle polemiche più stupide di tutta la stupida storia del genere umano.
Credi che non si parli dello Yemen, scrivi su di esso. C'è un film che per te merita più attenzione rispetto a Joker? Fai la tua recensione.
Ora, per esempio, questo post che sto scrivendo interesserà solo me. Ogni volta che pubblico un post su questa magnifica serie tv, praticamente nessuno commenta o mette un like. A parte, credo, mio padre. Ma lui soffre di likeismo compulsivo, per cui...
Mi piace talmente tanto questa serie da scriverne due parole qui, come sempre mischiando privato e oggetto della recensione,  in un mio articolo disponibile sulla rivista online Il Becco ( per venerdì prossimo in cui analizzo Crazy Ex-Girlfriend con alcune serie tv che danno spazio alle relazioni interpersonali e un punto di vista carico di tenerezza nei confronti dei personaggi) finendo con l'idea di creare un blog dedicato proprio alle avventure di Rebecca Bunch. Una misto tra un saggio e il classico diario pubblico, commentando puntata per puntata e filtrandolo con la mia vita, libri, film, non so che forma prenderà, ma ci lavorerà sicuramente.
Tutte queste cose, so già da ora, non interesseranno quasi nessuno. Ma per me è una gioia profonda parlarne e mi piace molto sia leggermi che ascoltarmi, per cui credo che il mio ego non avrà da lamentarsi ( come fa spesso e volentieri)
La serie parla delle rocambolesche e comiche avventure di Rebecca Bunch, una giovane e promettente avvocatessa di  New York, la quale non ha dimenticato Josh Chan, un suo amore adolescenziale. Un giorno, per caso, incontra l'oggetto del suo desiderio in una strada della Grande Mela, il giovane uomo l'informa che lascia la città per tornare nella sua città natale: West Covina, California.
Rebecca vede in questo incontro il segno inequivocabile che il destino vuole che torni insieme a Josh, sopratutto che potrà esser felice solo se lo avrà tutto per sé. Da qui l'idea di lasciare un prestigiosissimo studio legale newyorkese, dove sarebbe divenuta ben presto socia, per lavorare in uno più piccolo e scalcinato, ma che si trova a West Covina,
Questo è l'inizio del primo episodio e per tutta la prima stagione assisteremo ai tentativi goffi e disastrosi di Rebecca di riprendersi il suo amato, che nel frattempo si è sistemato con Valencia, un' insegnante di Yoga, dal carattere non proprio facile e simpatico.
In questa prima stagione facciamo conoscenza con i personaggi fissi che troveremo per tutta la durata di questa serie. Personaggi molto ben scritti( dalla stessa protagonista della serie, Rachel Bloom e da Aline Brosh Mckenna famosa per lo script de Il Diavolo Veste Prada) ognuno con problemi quotidiani legati all'amore, alla considerazione di se stessi, tra questi spiccano: Paula, la collega di lavoro di Rebecca che tenterà di aiutarla a conquistare Josh, Darryl, il capo dello studio legale dove la protagonista va a lavorare, un uomo dolcissimo, bisessuale, fin troppo aperto nel mostrare i sentimenti, Greg,  barista dell'unico bar del paese. Un giovane uomo sarcastico,  con problemi legati all'alcol, pochissima autostima, vivrà un'intensa avventura con Rebecca.
La serie sembra quindi una classica commedia romantica americana con la particolarità che in ogni puntata Rebecca e i suoi amici cantano una canzone significativa per quell'episodio. Quindi una commedia sentimentale mescolata con il musical. Tuttavia stagione dopo stagione gli argomenti diventano sempre più profondi e ci si distacca dalle regole di entrambi i generi.
L'ex fidanzata pazza, è pazza davvero. Rebecca ha problemi di disturbo della personalità che vengono approfonditi nella terza stagione, allontanandosi dalle due precedenti in modo netto. Se prima al centro di ogni episodio c'erano i tentativi più o meno riusciti di miss Bunch di conquistare Josh, nella terza la personalità da stalker patentata e persona con problemi anche seri diventano il vero nocciolo della questione.
Mentre con la quarta si darà spazio alla rinascita di tutti i personaggi. Ognuno di loro, pur con i propri limiti troverà l'amore e la soddisfazione della propria vita, anche la protagonista ma in un modo del tutto innovativo e inaspettato rispetto alle regole che la commedia romantica impone.
 Poter descrivere un prodotto così  stratificato nello spazio di un singolo post per me è pressoché impossibile, anche perché vivo troppe emozioni ogni volta che voglio razionalizzare il mio amore per la serie, i suoi personaggi ( Rebecca, Greg, Darryl in particolare) senza far la parte del fan o peggio ancora del fan in deliro da cosplay.
Mi rendo conto che tante energie dovrei spenderle per prodotti migliori e più seri, magari anche belli tragici, pessimisti, senza speranza. Perché questo è il mondo e il cinema, o la TV, deve raccontarci la realtà senza farci perdere in illusioni, romanticherie e buonismi.
Tuttavia ho una forte sensibilità verso i personaggi segnati dalla vita, in difficoltà,  per quelli sconfitti e perdenti, che però si sforzano sempre di migliorare, consapevoli dei loro limiti e portati a superarli. Con fatica,  ricadute totali, ma pronti a continuare.
Rebecca è una persona malata, una stalker, una donna che vive in un mondo tutto suo di fantasie amorose a cui da sfogo immaginandosi protagonista di un Musical. Un personaggio memorabile e a cui è difficile non affezionarsi, ma questo lo dico perché sotto alcuni punti di vista la comprendo assai bene e in certi altri mi rivedo.
Esatto, amo questa serie perché mi rivedo un po' in Rebecca- perdersi nei pensieri in un mondo tutto nostro e l'amore per il Musical- e un po' in Greg- innamorarsi di una donna sbagliata, prima che incontrassi la mia amatissima moglie, era un obbligo morale per me, altro elemento che abbiamo in comune la svogliatezza e il sarcasmo.
Aggiungo anche che per capirmi e spiegare al mondo chi sono, ho dovuto sempre far riferimento al cinema o ad altri mezzi artistici di comunicazione.
Da bambino mi rivedevo in Charlie Brown e Lucy, poi da adolescente in Michele Apicella e Don Giulio, protagonisti rispettivamente di Bianca e La messa è finita di Nanni Moretti.
Forse perché anche io ho sempre fatto fatica ad amarmi, accettarmi, avere una buona considerazione di me, e cercavo nell'approvazione degli altri l'amore che sentivo mancarmi, ecco, forse per questo ammiro moltissimo Rebecca Bunch.
Entrambi crediamo nel potere del sogno, dell'arte musicale, abbiamo momenti non richiesti di inarrestabile felicità e a botta fredda ci auto commiseriamo.
Questo mio attaccamento al personaggio principale, e a molti altri, è alla base della mia passione per Crazy Ex- Girlfriend, mi rendo conto che finora a quasi tutti quelli a cui ne ho parlato (in toni entusiastici e psicotici degni di nota) è piaciuta a una piccola parte di essi.
Tuttavia se volete vedere una serie che cresce di stagione in stagione, che ha il coraggio anche di scelte spiazzanti pur restando nel genere comedy e che sopratutto è scritta per ridere con i personaggi e non di essi, quindi anche con una buona dose di empatia e compassione, insisto nel consigliarla.
Su Youtube ci sono tutte le canzoni dell'intera serie, vi consiglio di ascoltarle, perché tanto destabilizza il genere romantico, ma con rispetto per le regole, tanto si prende gioco del Musical, sempre senza una reale cattiveria nei confronti del più bel genere di sempre, attraverso meravigliosi numeri musicali e testi sboccati e divertentissimi.

mercoledì 29 novembre 2017

Riflessione indisciplinata: Personaggi che io reputo persone reali

Eh, una volta qui era tutta campagna, e la gente sapeva distinguere il vero dal falso! Bei tempi quelli, madama cara!
Oggi viviamo tempi molto strani. Il confine tra vero, verosimile, inventato ma basato su fatti veri, e tutta quella miriade di horror tratti da storie vere, come è vera la merce falsa venduta a Napoli, è sempre più incerto e sottile.
Il che mi permette di scrivere un post, che un tempo sarebbe stato classificato come "prova di malattia mentale", ma ora è allegramente weird.
No, magari! Questo post è solo un altro delirio da occhialuto

1
Tutti abbiamo avuto un'infanzia (sai quella cosa del tutto implausibile e campata in aria che alcuni malviventi di Holywood si ostinano a rubarvi)ecco, par strano, ma tutti abbiamo vissuto quel periodo.
Rammento con gioia quando pensavo che ero ormai abbastanza grandicello per potermi gustare un bel Complesso d'Edipo, starmene rinchiuso in un appartamento - altro che le corse di un bambino col suo amico più sincero , un coniglio dal volto bianco e nero. Rubentino maledetto- ed essere istruito dalla versione sadica della signorina Rottenmeier.
Non ero un bimbo particolarmente vivace, prova sia che per tutto il primo anno di scuola non ho parlato quasi mai. No, no, aspetta! Togli il quasi.
Proprio in quei brillanti giorni ho costruito una specie di muro invisibile tra me e il resto del mondo. Osservavo, guardavo, m'incuriosivo. Però a distanza.
Il distacco tra un ambiente famigliare come la cascina, dove stavo coi miei nonni, e quel mondo così grigio, chiuso in sé stesso che era il condominio,  di fatto mi ha  portato a chiudermi in me stesso
Questa è la versione cut, il director's cut lo riservo alla mia psicologa eh!
Dunque a quella età un bambino si riconosce in qualche figura paterna. Meglio se entusiasta ed entusiasmante, meglio se vincente. Quella è l'età in cui i nostri padri, diciamo la verità, se lo prosciugano a manate quel cafone di Acquaman. Così mentre tutti i bambini crescevano inneggiando ed immedesimandosi in eroi e affini, io , a sei anni, ero l'amico del cuore di  

-Charlie Brown
Quel bimbo così sfortunato, che non eccelle in nessun campo,  depresso eppure molto profondo e arguto, mi piacque subito. Lui e Lucy, di quel cartone animato erano i mie personaggi preferiti. In lui però trasferivo tutti i miei giorni di bronchiti, stupidi giochi in cui perdevo sempre o arrivavo ultimo, o cazzo (come nel caso di nascondino) mi scoprivano immediatamente. Tutte quelle delusioni della vita, che un bimbo percepisce, ma non sa come spiegare Sopratutto lo ritenevo, e lo ritengo ancora oggi, un personaggio tenerissimo. Per compensare a volte ero convinto che Lucy fosse mia sorella, o simile. Perché, piano piano, si faceva strada in me il super potere del sarcasmo.

Colpo di culo: l'infanzia finisce! E sai che ti capita? Comincia l'adolescenza! Wow! In quel preciso istante della tua vita, ti ritrovi a vivere le cosiddette "CRISI"
Un piccolissimo momento delle nostre vite che vanno da quando hai 14 anni fino al giorno della tua morte. Casomai ci fosse il paradiso... Niente paura: ti becchi il remake delle tue crisi. Per l'eternità.
Diciamo che un bimbo simile non è che improvvisamente, da adolescente, ti diventa un figo pazzesco, di quelli che lo vedi subito, hanno il destino segnato: Venditore porta a porta di farlocchi contratti Eni. Li noti, questi piccoli imperatori delle scuole e dei bus italici, che sono diretti ad alta velocità verso l'unica frase che impareranno in tutta la loro vita: "Me la fa vedere la bolletta?"
Io, però, avevo imparato una cosa: il tuo ruolo è quello di simpatica macchietta, di straordinaria sagoma.Ho ricordo di quanto m'impegnassi a essere spiritoso e divertente.
Sempre timido, sempre scazzato, sempre colla passione per la musica, il cinema e la letteratura.
Mi fa piacere che molti abbiano avuto un'infanzia e adolescenza di merda, che rivendicano con ostinata felicità anche oggi che siamo in coda verso l'ingorgo della Vecchia e Morte. Quelli che " ti ricordi che belli i film.." e tirano fuori terrificanti titoli di robe brutte brutte in modo assurdo. Io, con coerenza, sono sempre stato un isolato, allontanato, sfollato, daje de idrante aho, occhialuto amante del cinema d'autore.
Eh, mentre voi vi trombavate le più belle della scuola, poracci, io - lo dico con umiltà e tatto, non voglio risvegliare in voi sentimenti di inferiorità che avete fatto fatica a lasciarvi alle spalle-  mi guardavo le opere di Bergman, tanto per dire! E mentre voi (ma veramente, cioè ce le avete tutte ma proprio tutte le sfighe di questo mondo) passavate una meravigliosa infanzia a giocare spensierati e a far le maratone col Vic 20, io alla veneranda età di dieci anni, mi commuovevo per il finale di Paris, Texas.
Giusto per dirvi quanto sia magnifica la vita di un occhialuto, rispetto a il resto del mondo
In questa età, così delicata hai bisogno di trovar qualcuno in cui riconoscerti. Qualcuno che ti sia d'aiuto.
Molti hanno gli amici del gruppo, tantissimi qualche atleta o rockstar.
Io mi rivedevo in questi personaggi:
Michele Apicella e Don Giulio
Michele Apicella, è stato come il fratello maggiore, o una versione più adulta di me. Io capisco ogni sua parola e gesto, comprendo il suo dolore così radicato da esser parte della quotidianità, la voglia di essere felici e la fiducia negli altri che si scontra pesantemente col naturale fallire degli esseri umani. Il disprezzo per le bugie banali, piccole tanto quanto per quelli che non rispettano l'assoluta bellezza e giustezza dell'amore.
Se Dante per il suo viaggio no alpitour nell'Inferno, aveva come guida Virgilio io, in quel inferno mediocre e senza scossoni  che è l'adolescenza degli occhialuti, avevo come  Sommo Maestro lui: Michele Apicella.
Forse, sarebbe stato il caso di chiamare il team di Mindhunter


Don Giulio invece era l'amico fedelissimo  e capace di apprezzare la mia cieca fiducia nella gioia, negli esseri umani, ma che non soccombeva al pessimismo e alla sofferenza come Michele. Rivedevo in lui un maestro di etica e morale, uno che come me ha o ambisce ad aver la coscienza immacolata. Uno che vuol far del bene e il bene degli altri, ma è incapace di cambiare le cose
Incapace, come lo sono io in diversi campi dell'esistenza umana.


Visto che anche l'adolescenza, in un modo o nell'altro, l'abbiamo lasciata alle spalle ( io sono un'enciclopedia di difetti umani alcuni anche marziani vivente, ma non ho la sindrome di Peter Pan) si entra in quella fase della vita in cui sei adulto e maggiorenne ma fondamentalmente sei ancora un ragazzino delle superiori, insomma: i venti anni.
Proprio a quell'età, non so se come penso nel 96 o 97 , vidi un film che mi sconvolse sia come spettatore che come piacente e sbarazzino giovin uomo brianzolo: Le Onde Del Destino
Fulminazione! Illuminazione sulla strada per Damasco: io sono
  Bess
Non vi ho mai detto che ero un campione nella disciplina della " gola bruciata"? No? Ecco, questa disciplina consiste nel trattenere e spegnere dentro di sé ogni emozione che trascini al pianto. E quando questo si presenta, sempre mai invitato e senza portare nemmeno una bottiglia di vino, cancellarlo. La gola brucia, perché il pianto vorrebbe uscire, ma tratteniamo va! Si, anche questo è uno dei classici della mia terapia. 
Vedendo questo film ho fatto fatica a trattenermi. Tanto era l'identificazione con lei, da una parte, quanto era la rabbia contro gli altri. Contro quel mondo che distrugge una persona splendida come Bess. Tutte le volte che vedo questo immenso capolavoro, questo film della mia vita, vorrei salvarla.Questo è il sentimento più forte: la protezione. Perché la comprendo, capisco, so quanto sia giusto sacrificarsi perché la felicità degli altri è più giusta e forte della mia. 
Per anni ho pensato questa cosa, oggi grazie anche a un matrimonio più fortunato di quello rappresentato in questo film, riesco a vivere un rapporto affettivo e sentimentale con maggior equilibrio. 
L'incontro con Bess, però è stato forte e profondo. Mi risulta ancora oggi difficile spiegare in modo chiaro cosa mi colpisse, cosa mi facesse partecipare con tanta forza a quel suo sacrificio.  Commozione e rabbia, totale coinvolgimento empatico e rabbia feroce, incontrollabile contro tutti i responsabili della sua rovina.

Il film che mi ha fatto conoscere Lars. Un legame fortissimo quello col cinema del regista danese, esattamente con la stessa intensità e partecipazione emotiva che ho per le opere di Moretti, che continua anche se ora sono molto più disneyano-buonista-virzianiano .
Sono anni in cui adoro i film tragici e radicali. Perché, si andava costruendo, una mia spiccata predisposizione per le sceneggiate e l'ira iraconda, che trasformavano i litigi in opere degne di una combinazione tra Merola e Von Trier.
A parte l'arte, l'unica cosa che mi dava un senso, mi dava delle regole precise e mi dava anche una identità precisa, era la politica.
In quegli anni mi impegnavo molto politicamente, anche ora, e se dovessi pensare ai momenti in cui davvero mi sentivo vivo e utile, erano proprio quelli delle manifestazioni, delle assemblee, dei direttivi. Gli anni in cui si comprende che per fortuna non sei né fascista né di sinistra giovanile che  peraltro saluto!
Per cui, potete immaginare come mi sia sentito coinvolto, come abbia perso cognizione di cosa sia vero o irreale, quando ho visto :

Rosetta


In un colpo solo, i meravigliosi fratelli Dardenne, mi hanno donato la compagna di tante lotte, di tanti giorni precari. Già nella scena iniziale quando aggredisce il suo datore di lavoro o quando si dice sorpresa: "oggi rosetta ha trovato un amico", ci trovavo tutto il furore per le condizioni di sfruttamento e isolamento praticate dalla precarietà sulla mia generazione, sia lo stupore che mi colpiva, ancora oggi mi colpisce, quando qualcuno manifestava interesse per me. 
Esattamente come  Lucy era la mia alternativa a Charlie Brown , o Don Giulio a Michele Apicella, Rosetta rappresentava benissimo me nei momenti di forza e rabbia, in alternanza a Bess.


Comunque: come arrivano, se ne vanno. Dico : i ventanni.
Mi sono ritrovato a trentanni: impegnato politicamente. tanto da distaccarmi anche da Moretti, perchè troppo borghese; precario nel magnifico mondo della promozione/vendita.  Faccio anche una piccola collezione di diplomi, che francamente, non mi serviranno a un cazzo: uno in "esperto delle politiche attive del lavoro", cioè il selezionatore in qualche agenzie interinale, l'altro come A.s.a. Bello, eh! Questo corso lo concludo con un punteggio altissimo, il più alto del corso. Però io e i lavori manuali non andiamo molto d'accordo e in più : la malattia, più la vecchiaia, più la morte, mi coinvolgono fin troppo.
Compro l'edicola, però!
In poco tempo il negozio diventa un punto d'incontro e io mi affeziono ai miei clienti.
(Si ci vuole poco per far in modo che io mi affezioni a qualcuno).
Grazie al rimandar a domani, quello che puoi far oggi, invece di occuparmi del negozio, un giorno comincio a navigare a cazzo di cane nel mondo dei blog. Finisco su uno in particolare.
Tra i tanti che commentano, c'è anche una donna particolarmente arguta e sagace.
Mia moglie

Non dimenticherò mai, la sala del Capitol, che è un po' il nostro cinema preferito in quel di Monza, quando andammo a veder Alabama Monroe
Eravamo io, lei, una coppia e il loro figliolo di tre anni.

-Didier
C'è una scena in particolare: quando, durante un concerto, lui smette di suonare e piano piano sclera contro il mondo, contro tutti, per via della morte della sua bambina e per la fine del suo matrimonio. Quella mano che cerca nell'altra la forza e non trova nulla. Questo è il classico personaggio che fa scattare il crocerossino in me, si si non è una cosa che fanno solo le donne eh. A esser sinceri, tutti i personaggi in cui mi identifico o verso cui provo una fortissima empatia li vorrei proteggere e salvare. Poi mi identifico anche nelle loro debolezze.
Didier è un peesonaggio fantastico e meraviglioso, una sorta di fratello maggiore che ha bisogno di un po' d'amore 


-George Valantine

Perché lo sapete: tanta tragedia, ma anche tantissimo Musical. Tanto impegno politico e tantissima testa fra le nuvole, perso in romantici sogni e illusioni. Per cui, è ovvio che un film come The Artist mi abbia conquistato. Ed è normale che nella parabola discendente di Valantine,  ci ho visto e provato cose che voi umani.. Forse potremmo vederlo come la faccia positiva di Didier, come sempre mi capita: star in equilibrio tra personaggi tragici e altri più positivi
La danza finale conferma quanto dico da secoli: la vita è un musical!


Una cosa che sanno solo i miei animali: io canticchio sempre. Accenno anche passi di danza, di tanto in tanto. Non posso immaginare un mondo senza musica
Non è un caso quindi che, felicemente fidanzato e con un lavoro che mi rompe le palle, ma mi permette di cazzeggiare tanto, sia nelle condizioni per dire: Addio, Gola Bruciata!
Ribadire il concetto: "Ma che cazzo me ne frega a me se gli uomini non devono mai piangere!"
Ci voleva un musicaal e il suo finale, ma ero già sulla buona strada, quando ascoltando questa canzone, portandola al maschile e alla mia vita, mi sono riconosciuto nel personaggio di

- Eponine




A volte, perché non abbiamo fiducia in noi stessi, o perché non ci riteniamo degni di nota, non so.. Capita di vivere grandi amori, senza confessarli. Per paura di esser rifiutati. Col risultato di chiudersi, di ritenere normale  non esser corrisposti, ma sopratutto affinando una grande arte per il canto  e le canzoni più tragiche e tristi che si possano immaginare. Come quella di Eponine



Succedono cose anche bellissime, sopratutto quando non le cerchi con ostinazione. Par che la vita avendo un grande senso dell'umorismo, voglia dirti: " Tu eri quello che pensava di morire più solo della solitudine? Quello che era  convinto che il suo cadavere lo avrebbero scoperto dopo mesi? Quello che passava notti a immaginarsi il proprio funerale e quante persone avrebbero partecipato?"
Ecco: L'amore! Non solo, ecco: il matrimonio!  Insomma: come sempre non avevo capito un cazzo della mia vita.
Ho fatto cambiamenti notevoli e positivi, certo non posso dire di eserere la persona più equilibrata di questo mondo, che non ho ancora ben capito chi sono e via dicendo, ma dai : mi sto impegnando a ricominciare da capo.

Con mia moglie condivido l'amore per il cinema, con lei sono andato a veder per la prima volta in sala, molte pellicole di autori che piacevano solo a me.
Tra questi Paolo Virzì.

- Donatella


La sequenza del carnevale di Viareggio, ogni volta che la vedo, mi fa pianger lacrime di rabbia. Per quanto facciano schifo gli uomini, per come la vita sia feroce e crudele contro alcune persone. 
Persone come Donatella, così fragile, pronta ad amare chiunque le mostri un po' di attenzione. Una che si racconta la storia del padre tanto amorevole, quando è il contrario.  Ho visto questo film, con mia moglie, ben cinque volte al cinema. Più una tramite dvd. Sempre, rimango colpito da questo personaggio. La vedo e sento, vivo, come una sorella, un'amica, e in quel  sono nata triste"mi si spezza il cuore . Ti capisco e ti voglio tanto bene, Donatella.


Così arriviamo ai giorni nostri. Sono un uomo che vive decentemente la sua età. Non uno che va sempre alle superiori. Ma non sono nemmeno così matusa, come mi piacerebbe.  Anzi, aspetta: sono un uomo sposato. Perché questa cosa mi riempie di gioia e orgoglio: esser sposato, aver testimoniato col matrimonio, davanti a tutti, che io sono felice di appartenere a mia moglie. Che siamo una coppia.
Se fossi meno disastrino, se non rovinassi a volte le cose per mia manifesta cretineria, potrei anche vendervi la storia della coppia più felice del mondo. Lo siamo. Con alti e bassi, ma questo capita a tutti.
Vado in terapia, spesso penso che la mia dottoressa vorrebbe rammentarmi che la terapia non è il "Davide Viganò Show", ma lo spettacolo è avvincente. Così non mi dice nulla.
Abbiate pazienza: uscirà il dvd per Natale !

-Rebecca


Questa folle, incontrollabile, disastrosa stalker è l'ultimo dei personaggi femminili che vedo come se fosse mia sorella o una mia amica. 
Una sorella e amica che comprendo benissimo, visto che abbiamo delle cose in comune, e che vorrei aiutare e sostenere, perché merita di esser amata e felice. Questa cosa dell'esser amati, considerati, ricambiati, che nessuno mi/ci abbandoni, è un tema forte nel mondo tra commedia e musical del sottoscritto.  Per cui appena ho saputo che hanno fatto una serie con queste dinamiche: eccomi!
Ex Crazy Girlfriend è per me la migliore serie tv, per quanto riguarda le "commedie".
E in più hanno composto il mio inno, il modo in cui io vedo e vivo la relazione sentimentale con mia moglie e la mia idea di cosa sia l'amore

Ok, ho davvero concluso. Il potere del cinema e dei personaggi che mette in scena, è davvero forte. Talora uno sconosciuto riesce a capire chi sei e tu (ri)trovi parti di te o persone che, se fossero vere, sarebbero tuoi/ tue ottimi/e amici/che.

E voi? In quali personaggi vi rivedete o vi piacerebbe che fossero vostri amici nella vita reale?





lunedì 12 giugno 2017

TREDICI (13 reasons why)

Le piccole cose ci uccidono. Si, hai presente le battute tanto scorrette quanto divertenti su un compagno di scuola, una vicina, una collega di lavoro. Quelle cose cretine che tutti diciamo e facciamo, pronti a giustificarci con un : " ma stavamo giocando!"
Ed è vero. Stavamo giocando, perché in questa epoca nulla è serio. I moralisti li abbiamo allontanati che i profeti del nulla è vietato sono più fichi, no? Per cui che ci sarà di male a dar del frocio? Nulla, mica lo abbiamo picchiato eh! O a far credere che una ragazza sia una poco di buono? Ma si, dai! Si lamentano, però vanno in giro vestite come puttane. Anzi, ci siamo evoluti: non è il vestito, ma la percezione che colei sia un po' mignotta. E giù a ridere cogli amici, o a togliere pezzi di solidarietà femminile.
Perché, non è cosa che riguarda solo gli uomini. Spesso e volentieri le donne amano scannarsi tra di loro, deridere, offendere, emarginare.  Mica è questione di vagine o peni, no! Ma di un collettivo modo stupido di veder e considerare gli altri.
In questo campo ci è di aiuto la società peggiore tra quelle del mondo occidentale: quella americana. Con i loro rituali di balli, accettazione, gloria sportiva, esser popolari, e tutte quelle straordinarie cazzate che poi noi abbiamo riportato, adattandole alla bisogna ai nostri ideali: la virilità esibita, la donna trofeo, le spacconate al bar.
Non cambia la vittima: sempre uno o una troppo intelligente e sensibile, per poter essere apprezzato/a dalle masse di teste di cazzo.
Hannah, era una di quelle persone. Troppo vulnerabile per non farsi male, circondata da gente che sta male, ma che non vuole accettare i propri limiti e dolori, così con leggerezza alcuni e in modo criminale un bisteccone -coglione tipicamente yankee, fanno tutti molto male alla ragazza. Tutti colpevoli della sua fine.


Lei registra questo suo dolore su delle cassette : 13 atti di un doloroso, moderno, straziante, via crucis. Senza resurrezione finale. Noi conosciamo la sua triste storia attraverso le sue parole e seguendo il co-protagonista: Clay.
Ora, ve l'ho scritto più di una volta: per me il cinema, i racconti, ogni cosa, sono esperienze "sentimentali", se fai in modo che io sullo schermo veda delle persone, hai vinto!
Questo è successo con codesto telefilm, pardon: serie tv.
Il dolore di Hannah era il mio, così come la lotta di Clay per riportare le cose a posto, in qualche modo. Confuso, ingenuo, senza filtri, come i giovani sono.
Vi è una credibile rappresentazione di quel periodo della vita, del sentirsi soli e sconfitti, per cui nascondere il dolore facendo branco e difendendolo ad ogni costo. Anche rimuovendo la verità o cercando di colpire l'isolato di turno.
TREDICI ha dei personaggi scritti benissimo e la cattiveria non è mai ostentata, resa un imbarazzante marchio di " serie tv cinica e cattiva, scorretta che turba i benpensanti con sessso e parolacce a caso", come quella disgrazia ignobile cbe è big little lies. No, qui si mostra un aspetto pesantemente negativo di un certo periodo della vita e di una certa società, ma si è partecipi a tutto questo. Risulta credibile.
Durante la visione, a volte, mi incazzavo con Hannah, vedi che si scriverà Anna, ma a me piace mettere h a caso, perché le dicevo: ma è solo una lista! Ne fanno a migliaia e migliaia, non devi lasciarti travolgere da una simile scemenza. Però, poi, la serie mi portava a rifletter su cosa possa essere per una ragazzina quella cosa. Una ragazza forse anche paranoica, debole, incapace di reggere gli urti della vita, ma anche se lo fosse, che dobbiamo fare? Disprezzarla e abbandonarla? No. Dovremmo capirla.
Però noi viviamo con leggerezza, diciamo che il senso di colpa deve essere superato perché dannoso e inutile,  la punizione cosa legata al passato, una cosa barbara, per cui , ma si! Dai, lasciamo che si rovini la vita di una ragazza. Anche stupida ed egoista perché il suicidio è atto stupido ed egoista, dobbiamo gridarlo forre e con convinzione. Lasci persone distrutte dal dolore, dal non aver fatto abbastanza, quando spesso siamo noi incapaci di chiedere aiuto.
Però, Hannah è giovane. Quel gesto era inevitabile, e non è giusto uccider due volte una persona debole, vinta dal dolore di vivere.
Clay ed Hannah sono bellissimi. Così dolci e arrabbiati, ostinati a non voler far parte di quel carrozzone di apparenze, ipocrisie, falsità, conformismo odioso, che è il mondo a volte. Ma anche gli altri personaggi sono scritti benissimo. Justin è vittima del suo ritenere amico un essere abbietto, vittima della famiglia dove non trova un po' di conforto, Alex dei suoi sensi di colpa del voler esser altro, ma non poter star fuori del gruppo e così via tutti gli altri
Sono come eravamo noi a quell'età, no vabbè io ero già troppo pigro per poter meritare robe melodrammatiche,  non è stata un'adolescenza che valga la pena ricordare e trattenere nel cuore, ma nemmeno ricca di grossi traumi. Mediocre e accettiamola cosi, va.
Comunque TREDICI è anche la storia del dolore della famiglia di Hannah, dell'impossibilità delle scuole di esser presenti sempre e tempestivamente per aiutare tutti gli scolari, però è anche la storia della bellissima amicizia tra Clay e Tony, di una rinascita attraverso il dolore , una storia dove le cose devono andar al proprio posto prima o poi.
Una bellissima storia, per una serie tv che ho amato profondamente

ps: reputo, però, la seconda stagione pleonastica. Almeno in teoria.

lunedì 19 gennaio 2015

HUNGRY HEARTS di SAVERIO COSTANZO

Pur non considerando che esistano leggi eterne sul "come si debba far cinema", poiché la Bellezza ha misteriose e innumerevoli  a sua disposizione per raggiungerci.
E non sempre ci porta doni preziosi,a volte ci prende a bastonate,ci fa stare male, e non ci lascia scappare. Eppure, pur soffrendo , comprendiamo di trovarci di fronte a una pellicola di assoluta importanza.




Una coppia , come tante altre, all'apparenza felice, li conosciamo. Ci sono stati presentati bene ,quindi sappiamo del loro primo incontro, (quanto meno singolare), di alti e bassi comuni in molte coppie. Siamo certi che si amino. Sopratutto lui, che dopo molti maschi coglioni,ci rammenta come nel mondo vi possano essere delle brave persone. Innamorate. Pregio,ma anche profondo limite. In particolare quando hai a che fare con certi disturbi mentali, certe personalità complicate e non propriamente sane. Non è il lato positivo a salvarti e a salvare la persona che ami.
L'amore aiuta tantissimo,ma non sempre risolve. Necessario , assolutamente, che ci sia. Però a un certo punto ci devono essere delle cure mediche.
Io credo nei dottori e nelle medicine, non penso affatto che siano dei folli con il compito di avvelenarci per far arricchire le industrie farmaceutiche. Non lo credo. Certo a livello economico,qualche industria potrà comportarsi illegalmente però non sporca affatto la mia massima fiducia nei dottori e nelle medicine. Il resto potrà servire a livello psicologico su cose di minino conto, ma non guarisci da gravi malattie. Purtroppo su facebook si leggono tante cavolate, che reputo criminali: quelli che sostengono non esistano le malattie, quelli che pretendono di farti guarire attraverso l'uso del respiro,e altre sciocchezze criminali.
E la libertà di pensiero ed espressione? Non mi interessano. Non sono al centro della mia vita e attenzione . Perché? Molto semplice. Non credo affatto nelle libertà, ma nelle responsabilità: sociali,individuali. Quindi tu scrivi che non si debba prendere nessun tipo di medicine, non si devono fare cure,anche per malattie gravi? Ti assumi la responsabilità civile,penale,eccetera eccetera. Non sei libero di..Nessuno lo è. Perché le nostre cazzate possono ispirare comportamenti autolesionisti su persone deboli,fragili, e non possiamo far finta di niente.




Nasce un figlio! Che bella cosa! Ti cambia la vita, ti rende una persona migliore. Un pezzo di eternità, di te nel mondo. Tanti progetti, tante cose. Solo che la donna ha già manifestato segni di squilibrio. Impone al piccolo una dieta alimentare particolare che non va assolutamente bene per il piccolo, ha delle sue credenze basate su teorie da dimostrare,l'individualismo spicciolo di chi vuole sostituire sé stesso ai professionisti. Niente di male se riguardasse due adulti consapevoli,ma che fa malissimo al piccolo.
E qui Costanzo ci fa precipitare nell'abisso. Lei peggiora ,lui cerca di salvare il figlio e di risolvere da solo il problema. Si auto escludono dal mondo, seppure lui cerchi aiuto. Il regista ci mostra questa discesa inesorabile all'inferno,con implacabilità,ma senza elementi morbosi e sensazionalistici. Non ne val la pena, quando la storia e i personaggi funzionano. Da innamorati felici a esseri umani devastati dal dolore,ma uniti ancora da un certo sentimento, che diventa una catena arrugginita.

Hungry Hearts è un film eccellente, importante, necessario, interpretato benissimo da Adam Diver, ( chiedo venia non lo conoscevo affatto, mi auguro di vederlo spesso sul grande schermo), e dalla mia amatissima Alba Rorwacher, ( spero di aver indovinato il cognome), dolenti, straordinari,non capisci che stanno recitando in un film, ti sembra di vedere due persone reali. Giganteschi!



sabato 10 gennaio 2015

SOGNI D'ORO di NANNI MORETTI

Terzo film del mio amatissimo Moretti, opera , ( a mio sindacabile e discutibile giudizio), di passaggio tra un primo periodo di analisi generazionale e politica, ( seppure piegata da un forte e a tratti invadente autobiografismo,ma d'altronde: " io non parlo delle cose che non conosco!" E quindi apprezzabilissimo questo " parlarsi addosso" per parlare a tutti .La forza del cinema di Moretti è questa per me),e un discorso decisamente più maturo, profondo, dove la coscienza immacolata del suo autore-personaggio diventa radicale e assoluta. Il film che segue , dopo Sogni d'oro, è quel capolavoro travolgente,doloroso,monumentale che si chiama: Bianca. Per questo , io stesso, ho sempre bistrattato e trattato come opera minore, una pellicola invece decisamente geniale e assolutamente importante.



Alla sua terza opera, Moretti, decide di prender di petto il mondo del cinema. Partendo dal suo vissuto,dal  fenomeno che era diventato e prendendone lucidamente le distanze. Fino a un certo punto.  Una pellicola che è quasi apocalittica nella sua graffiante ironia sul mondo dello spettacolo, su un paese di bestie affamate di mediocrità, pressapochismo, convinti anche di essere divertenti e provocatori,ma in sostanza tristissimi.
Un paese che dopo l'impegno degli anni 70 andava verso la deriva volgare di un edonismo massificato e incontrollabile, della devastazione non tanto della cultura o dell'arte,ma della capacità di essere persone razionali e dotate di intelletto.
Per questo amo moltissimo la frase di risposta di Michele a uno di quei critici popolan chic, quelli che stravedono per il genere e la serie b, quando egli  - il critico- dice: "io odio gli intellettuali" e allora Michele risponde: " io amo gli intellettuali". Perché con la loro scomparsa non è tanto che scompaia un barone universitario o un non so,ma una persona di grande qualità che è patrimonio culturale proprio per e del popolo.
Ecco, dubitate sempre da chi si dichiara amico o dalla parte del popolo. Perché è uno che ama veder le masse incatenate alle loro miserie,mai elevate .
No,questo è un mio comizio eh! Cioè, mi pareva giusto aggiungere queste riflessioni.


Così Michele si ritrova a presenziare in orribili dibattiti dove è chiaro che non importa di comprendere il film,ma semplicemente esporre le proprie sacrosante opinioni. Spesso fuori luogo . Si ritrova asserragliato da gente che vuole imparare il mestiere da lui, ( " a me piace leggere,ma non per questo scrivo romanzi" ), da improbabili colleghi che pretendono di aver in comune con lui un percorso umano e artistico in comune.
In un certo senso anticipa la deriva che viviamo oggi dove tutti sono scrittori, tutti sono liberi pensatori e per questo ci sentiamo in diritto di affermare, proporre,esternare.
"Loro , chi sono loro? Perchè anche tu devi esprimerti come se fossi al bar?"
Un po' quello che facciamo tutti noi, sentirci personaggi importanti,con idee, liberi,indipendenti, e per questo facciamo soffrire l'umanità con le nostre brillanti disquisizioni e opinioni, io per primo. Autocritica militante, baby! 


Michele vive in un paese assurdo che lui vorrebbe forse amare,come vorrebbe essere felice e trovare un equilibrio, un amore, cerca di trovare qualcuno o qualcosa che possa essere un sano equilibrio. Per questo i sogni dove si ritrova innamorato di una ragazza : Silvia. Simbolo di una non raggiungibile serenità , di una felicità agognata,ma abbandonata. 
" Sono un mostro e ti amo! " 

Questo grido disperato e potente è la rivelazione finale: altro che coscienza immacolata, altro che idolo del nuovo cinema italiano, altro che provocatore ,solo un uomo che soffre,disperato,solo,ma non arreso. Comprende benissimo le sue debolezze e miserie, e cerca l'amore e l'affetto negli e degli altri mostrandosi come il mostro che è.

"Non voglio morire!" E poi Michele scompare all'orizzonte.
La voglia di essere partecipe,vivo,anche se devastato dall'infelicità,dal non saper relazionarsi come vorrebbe,per colpa sua o di altri. Un finale straziante, per un film che dietro il grottesco,l'umorismo, è un apocalittico film sulla nostra tragica fine. L'estinzione dell'essere umano,e la sua rinascita : sapendo che siamo mostri. Ma che negli altri e in noi stessi cerchiamo l'affetto di un amore assoluto.