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lunedì 16 agosto 2021

Senza Distanza di Andrea Di Iorio

 Consumiamo oggetti e persone. Sprechiamo cibo e relazioni. Crediamo che "stare insieme" significhi "essere una coppia" e che l'innamoramento sia l'amore. Se la vita fosse un albero , la classe proletaria sarebbe la radice. Sottoterra, coperta dalla vita , dagli impegni, dalla sofferenza, eppure ben ferma, solida, con idee chiare, attaccate a quell'acqua- poca o tanta- che è fonte di sopravvivenza. Non c'è tempo per divagazioni, alibi, fantasie. Si vive e si combatte. E ti godi pure le tue meravigliose serate sul divano, in pantofole, a guardar cose sceme. Tu e la donna con cui hai scelto di vivere. 

Le foglie, invece, sono gli intellettuali- borghesi. Illuminati dalla luce del sole delle loro idee, mosse dal vento impetuoso delle loro passioni razionali, destinate a cadere perché deboli. Ossessionati dal dover essere alternativi, intelligenti, diversi da quel popolo ignorante, reazionario, fascista. Intellettualizzano tutto per aver ogni cosa sotto controllo, si creano alternative tanto acute quanto comiche.  Tutto questo perché sono terrorizzati dalla vita.  Adattano alle loro esigenze di ragazzini l'esistenza. Parlano di libertà perché forse l'han sentita cantare da De Andrè, o perchè fa figo e non impegna. Ma non sono né liberi, né felici,  men che meno un fulgido esempio di stile alternativo. Bimbi disperati, carichi di supponenza intellettuale e faciloneria. 

Sconfitti ancora prima di combattere, ma convinti di essere una straordinaria congrega di persone che vivono in un paese che non li merita, e dal quale non se ne vanno mai,  incapaci di provare qualsiasi cose che non riguardi i loro alibi e giustificazioni.

Tutto questo cosa ha che fare con questo buonissimo film? Nulla, o forse qualcosa..


Nel cinema è fondamentale il come e il chi, non il cosa. Perché anche il messaggio più giusto e importante, inserito all'interno di un prodotto scadente, non basta per render degno di nota e attenzione una pellicola. Tuttavia non basta. C'è un elemento decisivo (spesso ignorato) cioè che un buon film è quel prodotto che si lascia seguire e apprezzare anche da persone che non concordano affatto con quello che stanno vedendo. Perché quello che lo spettatore vede o sente, lo spinge a riflettere su sé stesso, le sue idee- le mie sono meraviglio...ah,no! Dubbi e umiltà che se no non mi danno la tessera bravo progressista. Mi scuso-  aprono dibattiti e discussioni. Cosa che è successo in casa nostra (parlo di me e mia moglie) dopo la visione di questa notevole e interessante opera prima. 



Andrea Di Iorio produce, scrive, compone ed esegue le musiche, e si occupa della regia, un vero ganassa come piace a noi proletari brianzoli. Uno che nel suo progetto ci crede tanto e si mette in prima fila, a viso aperto.  Ed è bello vedere questa passione nel volere filmare una tesi. Certo, un altro pregio del film è che è un'opera costruita per dar spazio, luce e importanza a una visione precisa di cosa sia la vita e sopratutto i legami di coppia, anche se qui non ci sono coppie, ma persone che stanno insieme-prendi nota Andrea ^_^ - e si vuol quindi rappresentare un'alternativa possibile e sicuramente migliore- per l'autore non per me me spettatore- quindi balza all'occhio il coraggio di questa opera prima, la quale pur facendo parte del filone ( che ha rotto i coglioni da tantissimo tempo) dei poveri trentenni/quarantenni precari nella vita e nel lavoro, sempre petulanti e frignoni, sposta in avanti e rielabora con un grande lavoro cerebrale e intellettuale, queste crisi per proporre- forse- una via d'uscita.  Che poi è la stessa che cantava Massimo Riva in " nuovo tipo d'amore", ma senza droga, alcol e rok'n'roll. 



Quello che colpisce e spicca, in questa opera prima, è la regia eccellente di Andrea, Incisiva, lirica, ma mai stucchevole, al servizio della tesi e dei personaggi, ma non trattenuta. Anzi, partecipe. Di Iorio ha personalità, idee, presenza . Tutte cose che rendono un regista davvero importante.  Per cui il chi e il come, sono ben che sistemati. Costui è ottimo in entrambi i casi. Altro punto di forza i bravissimi e bravissime. Lucrezia Guidone e Marco Cassini, Giovanni Anzaldo e Giulia Rupi, danno ai loro personaggi (sulla carta funzionali e anche un bel po' antipatici) mille sfumature, tonalità. li rendono non solo dei mezzi per esprimere un'idea, ma persone.   Ho apprezzato molto Enzo e Catia, ma tutti sono stati davvero molto bravi.

Chiedo invece venia a Elena Arvigp. bravissima come i suoi colleghi, ma ci tengo a dire e a far metter a verbale che volevo sopprimere il personaggio di Gaia, non l'attrice! Peraltro gestisce benissimo forse il personaggio più debole, troppo esplicito e con delle idee a dir poco assurde. Eppure anche codesto personaggio per me odioso ( #teamcatia) è stato spunto anche di riflessioni personali, di auto analisi, messa in discussione. Poi ho ragione e morta lì. Ma quando anche un personaggio che non sopporti per nulla ti spinge a un pensiero non banale, ecco vuol dire che il prodotto è buono.

Ah, dimenticavo: validissimo, seppur si vede poco,  Paolo Perinelli.  Al suo personaggio è legato il mio desiderio che il film diventasse un horror, tipo Midsommar, ma nel Molise. 


Ricapitolando: una regia eccellente e un cast di attori e attrici che fanno la differenza. La capacità di portare avanti un'idea, quasi una risposta filosofica a questioni legate alla vite delle persone che stanno insieme, ma non sono una coppia, e alcuni interessanti e stimolanti dialoghi che meriterebbero di essere approfonditi.

Mi riferisco a quando Marco dice che il lavoro ci ruba tempo e vita e la spiegazione del perché le camere rappresentino capitali del mondo. Per un discorso di esterofilia sciocca, di lamentarsi costantemente dell'Italia, con fare spocchioso e poi per vigliaccheria, rimanere .

Ecco, basta queste due riflessioni decisamente poco banali, per far in modo che io vi consigli codesto film. Come ho già detto non concordo con l'idea, ma sono sicuro che a molti piacerà. Per questo vi invito a veder il film e a farlo vedere.

Merita.

venerdì 11 giugno 2021

il prato macchiato di rosso di riccardo ghione.

 Il cinema di genere, da sempre, offre l'opportunità di rappresentare conflitti latenti nella società attraverso linguaggi di grande presa sulle masse.  Ha la forza di saper indagare e metter in scena non solo le mode e i fragili sogni delle generazioni precedenti (o attuale) ma anche di descrivere le forze oscure, reazionarie, che si celano dietro ai modi distaccati e garbati della borghesia.


Riccardo Ghione è uno sceneggiatore, regista, produttore che vanta alcuni progetti fallimentari ma straordinari dal punto di vista della cultura cinematografica, basti pensare al progetto Documento Mensile che fonda con Marco Ferreri, ma che fallisce dopo poco tempo. Si comprende, o si immagina che costui sia stato un uomo da molte idee e non tutte riuscite, ma come molti uomini di cultura e spettacolo del tempo, capaci di suggestionare e affascinare con film come questo horror, sicuramente bislacco, sconclusionato, con momenti anche un po' naif, ma che conquista l'attenzione dello spettatore.

 Horror che conferma come l'Emilia, così soleggiata e piena di campi, sia un posto ideale per girare dei film ricchi di brividi, folk horror in cui rappresentare una società chiusa, staccata dal mondo, feroce.
Il film narra le gesta di questi tre individui, che vedete nella foto qui sopra, che non hanno nulla di meglio da fare nella vita che rapire persone emarginate, esclusi,  gente giudicata dalla morale borghese come rifiuti umani, per ucciderli barbaramente dissanguandoli. Con il sangue, queste sbarazzine birbe, ci fanno il vino.


Il film conquista per una sua atmosfera figlia degli anni settanta, così eroticamente perversa e in cui i comportamenti liberi e libertari vengono schiacciati dalla morbosità folle e omicida delle persone dabbene.  In un certo senso è un horror padano figlio della contestazione generale.  Ghione, autore anche della sceneggiatura, porta in scena la lotta di classe, lo scontro tra gruppi sociali, dando corpo e sostanza a una vera e propria denuncia sociale e politica. 

Non tutto funziona, qualche attore davvero cane e alcuni passaggi un po' campati in aria, ma da film di questo tipo noi chiediamo e vogliamo solo l'intrattenimento, l'arroganza e la sincerità di mostrare quello che ci pare, senza fronzoli e bigottismo.  Io credo che questo film riesca nella sua missione.

Il ritratto è quella di una borghesia corrotta, divisa al suo interno da odio implacabile, ma che collabora per annientare le classi sociali svantaggiate, per affari e decoro. Certo, non essendo un libertario, devo dire che queste vittime si gettano tra le braccia dei loro carnefici, ma l'attacco e il nostro disprezzo vanno tutti per questi assassini ossessionati dal denaro, dall'accumulare ricchezze, e con nostaglia pensiamo, oggi si potrebbe far un film simile? O trovi il solito liberale da strapazzo che inorridito ti dà del fascista o del bolscevico fuori tempo massimo, perché fai quello che vuoi, ma non attaccare mai il padronato.

Lo trovate su youtube.

sabato 17 novembre 2018

Notti magiche di Paolo Virzì.

1990.
Avevo quattordici anni. Mi apprestavo a cominciare le superiori (povero ragazzino se solo avesti potuto immaginare che decennio del menga sarebbe stato) il mio Paese, come capita ogni quattro anni, riscopriva l'amor patrio grazie al giuoco del calcio. Masse del tutto ignare della nostra storia, senza memoria, i primi gruppi di legaioli, tutti diventarono patrioti fieri della loro terra.
D'altronde i Momdiali li giocavamo proprio a casa nostra. Un grande evento di mazzette, due gocce di corruzione e tanta simpatia. L'anno di Schillaci, di una nazione ignara che tra un paio di anni moltissimi volti noti della politica italiana sarebbero stati spazzati via dalle indagini di Mani Pulite. Berlusconi era ancora quello che con la sua televisione ci rincretiniva con i giochini, la pubblicità, il sogno di una vita da consumatori. Nessuno si immaginava che avrebbe contribuito per venti e passa anni alla devastazione sociale, culturale, morale, politica, del paese.  Gli Italiani sognavano guardando Colpo Grosso. E sperando nella vittoria della Nazionale Italiana.
Il 1990 è l'anno di quiete prima della tempesta. Purtroppo il Muro era crollato e cominciava la narrazione del libero mercato, della libertà sotto il capitalismo. Gli Anni 80 (il decennio più volgare e cretino del 900) ci aveva predisposti a un edonismo leggero e sciocco, al riflusso causa di amnesie tra molti ex contestatori. La marcia dei 40.000  piccoli borghesi aveva messo fine a ogni ribellione e sconfitto la classe operaia.
Quando togli la contestazione, la lotta di classe, la coscienza politica alle masse non ti rimane che una nazione di beoti, cialtroni, arrampicatori sociali, misere macchiette, Non ti rimane altro che sognatori di provincia di seconda mano, tristissime ribellioni infantili contro la famiglia e tanto vuoto, tanta amarezza che non sapendola riconoscere cerchi di nascondere dietro a un'esuberanza triviale, squallida che ti porta a diventare uno stereotipo vivente: quello del toscano malato di sesso (non per niente questo personaggio dell'ultimo film di Virzì diventerà amico di Andrea Roncato). Oppure ti fai forza irrigidendoti dietro a una cultura esibita, un'indipendenza che fai fatica a gestire, una ingenuità non accettabile in quegli anni, in quel periodo storico. Tutto il tuo sapere non è arma di ribellione e contestazione,  come il personaggio di Stefano Satta Flores, in quel capolavoro che è " C'eravamo tanto amati". In quegli anni un intellettuale tutto di un pezzo, autolesionista, anche un po' egoista  poteva lottare contro le istituzioni locali o l'intero mondo per difendere un'Idea alta di arte, cultura e spettacolo.  Quei personaggi di Scola uscivano dalla guerra, avevano ancora moltissimi ideali, tantissima voglia di contribuire al cambiamento del mondo. Non erano ancora diventati figure tristi, piegate su sé stesse, con un'idea artistica e culturale debole, provinciale, tutta concentrata su una possibile gloria personale da svendere al primo cialtrone che ci offre un contratto.
In quegli anni cominciammo a perdere e a non ritrovare mai più (sia nel cinema che nella società) cose che fino a qualche anno prima erano fondamentali.  Mi riferisco alla condivisione, la voglia di narrare la vita delle persone, di una classe, lo sguardo amarissimo eppure umanissimo che i grandi sceneggiatori e registi sapevano dare alle loro opere. E la rivolta, la riscossa contro il bigottismo, contro i padroni, la voglia di cambiare in modo radicale la società; il movimento operaio che diventava simbolo del lavoro e dei lavoratori. Tutto questo contesto non permetteva a cialtroni e affini di poter far più danni del consentito.
Notti Magiche ci mostra la fine di quel periodo. Una fine per nulla tragica, epica, semmai ridicola e mediocre. Proprio come stava succedendo nel mondo. La fine del socialismo reale attraverso azioni di rara mediocrità, squallore, tristezza.  I giornali e le tv ad applaudire chi stava distruggendo per manifesta incapacità L'Unione Sovietica. La falsità dei liberali, che a parole parlavano di una nuova era basata su libertà effimere (le stesse che difendono ora non potendo dar al popolo quelle vere)e di morte della società o fine della storia. In tv si cominciava ad urlare e litigare. E la gente amava tutto questo. Passava l'idea che un mediocre rozzo, volgare, che diceva cose cattive era sincero. Chi difendeva la cortesia, il dialogo, la voglia di comprendere, un ipocrita.
Un mondo volgare e cretino cosa può fare? Dar vita a macchiette tristi.
Questo si nota benissimo in codesta pellicola.



Dei ragazzi sui venti anni negli anni 90 con cosa sono cresciuti? Col nulla.
Assimilando e facendosi scudo con  un edonismo cialtrone, l'individualismo narcisista, l'ossessione del sesso, l'idea che se il mondo non mi piace allora posso sballare, perché cosa altro potremmo mai fare?
Quello che balza agli occhi seguendo questi personaggi-simbolo è la totale mancanza di allegria, di desiderio, di vita.  Semmai vi è la presenza fissa di un ego chiassoso, il parlarsi addosso, l'ostentare qualcosa ( il toscano una virilità e potenza sessuale pacchiana , il siciliano il suo sapere fine a sé stesso la giovane romana una ribellione patetica nel salotto di casa) e la voglia matta di trovare un oasi felice, magica, dove le nostre capacità vere o presunte possano essere apprezzate.
Per questi tre la retorica che da sempre accompagna il mondo dello spettacolo (popolato da gente leggendaria, mitica, che passa la vita a scrivere e pensare cose meravigliose, lontano dalla mediocre quotidianità della provincia) è una via di fuga dalle loro vite inutili.
Non è il ritratto di tre sceneggiatori, non si parla di gente di cinema, ma di gente che pensa di sapere cosa sia il cinema.  Tre individui che come tutti noi non brillano per  grandi doti ma cercano qualcosa che possa farli sentire importanti, grandi. Scappano dal loro destino come facciamo anche noi.
Certo forse questa cosa non viene colta dai critici e cinefili de internet, da quelli che sparano giudizi sentendosi Bergman perché hanno fatto due corti applauditi dagli amici di Facebook,  dai nipotini di Ghezzi con i loro post ridondanti e inutili. Ecco, tutta questa ciurma che stronca l'ultima pellicola di Virzì non si è nemmeno accorta di quanto siano uguali ai tre protagonisti.
Non gente di cinema, ma gente che parla, scrive a volte fa cinema. Ma con la prospettiva sbagliata di essere artisti, intellettuali, diversi dagli altri.
In realtà sono solo i nipoti o i figlioli di queste tre, a tratti imbarazzanti, macchiette.
Imbarazzanti come siamo noi nella nostra vita quando sogniamo e ci illudiamo di poter far chissà cosa in ambienti mitizzati, ma da tempo decaduti.
Perché in fin dei conti dietro all'illusione e alla bellezza di un lavoro che ti promette gloria, celebrità e danaro che rimane? Un produttore fallito e cialtrone, dei vecchi che passano il loro tempo al ristorante tentando di fermare la fine in lunghe cene e prendendo in giro i giovani,  la solitudine di un maestro del cinema che vede in una giovane provinciale un momento di purissima gioia ( come Pessoa la trova nella gente che frequenta una tabaccheria della sua città). C'è una soffusa noia, tristezza, l'arrendersi con cinismo alla decadenza. Tanto dei grandi nomi quanto di quelli che fanno cinema indipendente, contro, di sani principi morali ma alla fine sono dei disgraziati che cercano di rimediare una cena da un gruppo di sprovveduti. Una delle scene più belle di questo film è quando il giovane toscano crede alle parole del regista impegnato e per questo caduto in miseria (per colpa dei cattivissimi produttori e dei venduti mai per la loro pochezza) e si reca a casa di un divetto televisivo il quale cerca il riscatto facendo un film di uno certo spessore. La storia di un operaio che si uccide diventa una sorta di terribile cazzata che però in due frasi del personaggio riescono a identificare tutto un periodo ( che peraltro stiamo vivendo ancora) cioè quello della negazione della sconfitta, o la rappresentazione di personaggi votati alla disperazione. In poche parole attraverso le parole del divetto televisivo ci viene detto che il cinema non può e non vuole rappresentare il vero, il reale, non tanto perché operazione impossibile ma perché rompe le scatole alle masse vedere la loro triste sorte anche sullo schermo. In quel momento, breve e unico, il triviale toscano si perde nel ricordo doloroso e vero del padre. Troppo dolore da sopportare quindi da allontanare a tutti i costi con la recita della macchietta che si è costruito.
Anche i suoi compagni di sventura fanno la stessa cosa. Il messinese è pronto a farsi prendere in giro, sfruttare, pur di non tornare a casa. Pur di non dover vivere una vita con una donna che non ama ma frequenta per abitudine. Sopratutto perché quel produttore cialtrone e quella vita sguaiata a lui piace. Anche se è costretto a difendere il suo stereotipo di intellettuale.
Questi tre non sanno cosa vogliono, ostentano la loro mediocrità urlata al mondo, e si fanno trascinare, sconvolgere da un ambiente incapace di creare miti e leggende, ormai ridotto a parcheggio per vecchie glorie, attricette, marpioni, specchio di un'Italia che balla in discoteca come un suo ministro mentre fuori si sta preparando la loro fine.
Forse questi tre ci danno fastidio perché in parte parlano di noi. Di quanto siamo deboli, stereotipati, mediocri, incapaci di sostenere la pesantezza e brutalità della vita,
Quindi questo film anche imperfetto, non del tutto riuscito ma che a me è piaciuto assai proprio per quella sua amarezza senza riscatto che nel finale diventa un piccolo tributo alla quotidianità, a una possibile serenità nata dalla consapevolezza di essere stati dei cretini con sogni cretini..cosa vuol comunicarci? Cosa vorrebbe essere?  Quali i suoi punti di riferimento? Di sicuro non è la Grande Bellezza di Virzì. Tra tutte le critiche questa è proprio la più imbarazzante e fuori contesto. Non hanno nulla in comune. Non parlano delle stesse persone, dello stesso periodo, non basta esser ambientato a roma , mostrare una certa classe "culturale" per diventare un'opera affine a quella di Sorrentino. Per cui questa cosa leviamola proprio dalla testa e dai nostri articoli. Come altro paragone che non vuol dire nulla, quello che tira in ballo "8 e mezzo", Virzì non è regista da fellinismi. Non lo è mai stato. Qui Fellini viene citato ma fuori dal mito, dalla leggenda, anche lui quasi in decadenza. Ultimo a cercar di far poesia in un tempo che non la voleva per nulla.
Semmai i riferimenti vanno cercati sicuramente nella commedia italiana classica ma sopratutto in due opere di Virzì: Ferie d'Agosto e Caterina va in città. Cioè quei film in cui il regista e sceneggiatore livornese vuol descrivere non tanto dei personaggi ma il contesto che li genera e per questo sullo schermo non avremo due persone come Beatrice e Donatella, non ci imbatteremo in personaggi scritti con attenzione e umanità,  ricchi di sfumature, ma dei personaggi-simbolo prodotti del loro tempo e della loro società. Personaggi disumanizzati, svuotati,  pacchiani, e che ragionano e agiscono per stereotipi, perché non possono fare altro. Che siano italiani in vacanza, rappresentazione della nuova destra e della sinistra borghese e pacifista o descrizione degli illusi e della decadenza nel mondo del cinema, in queste pellicole i personaggi sono schiacciati, ridotti a figurine senza spessore, volutamente
 Operazione che potrebbe anche non essere gradita( io dopo Caterina va in città avevo rotto col cinema di Virzì ma all'epoca ero un invasato pseudo rivoluzionario non capivo quanto fossi una macchietta stereotipata come non lo capiscono i personaggi di Notti magiche e alcuni dei suoi detrattori)  e apprezzata per tante buone ragioni. 
Io reputo codesta pellicola un amarissimo, malinconico, omaggio al cinema e alla vita. Un omaggio non agiografico, senza mitizzare niente e nessuno ma carico di quella umanissima pietà e compassione per quelle creature imperfette. cialtrone, deboli eppure importanti che sono gli esseri umani. 
Virzì e Archibugi potevano far un film sulla bellezza di far cinema. Su come quel tipo di ambiente abbia una sua magia, ritrarre le persone importanti con cui hanno collaborato con abbondanti dosi di retorica su quanto siano stati grandi e illuminati, invece hanno rappresentato una cruda e banale realtà. Avendo anche la forza di non fare dei tre protagonisti le loro rappresentazioni filmiche, Avendo anche il buon gusto di non dipingerli come tre moschettieri pieni di grazia, intelligenza, sensibilità e spessore contro i soliti cattivi dell'industria, ma come spesso siamo nella realtà: rincretiniti dentro sogni vaghi, persi nel recitare pessimi ruoli, mediocri. Questo può anche dar fastidio se siamo ossessionati dall'anti retorica cerebrale, dal pretendere che nella vita non siamo mai delle macchiette stereotipate in cerca d'autore, ma persone dolcemente complicate e piene di genialità.
Un mondo mediocre non può che generare arte e spettacolo mediocre, fatto e gestito da mediocri.
Non si tratta di sputare nel piatto in cui mangio ( che poi faccio notare... a te che frega se sputo nel mio piatto. Ci mangio io) ma di una rappresentazione verosimile ad opera di persone che quel mondo ( al contrario dei critici e cinefili de internet e di chi ha fatto un video con gli amici) lo conoscono benissimo e possono rappresentarlo come meglio garba a loro.
Inoltre questo film  omaggia con tenerezza e senza svenevolezza alcuna, il grande Furio Scarpelli. In quei momenti l'omaggio si inchina a un commosso ricordo e nelle parole, negli insegnamenti sempre molto crudi e per nulla campati in aria di questo straordinario sceneggiatore, forse, per pochi secondi, ci viene svelato cosa è il cinema: " Guarda fuori dalla finestra."

lunedì 18 dicembre 2017

Classifica 2017 : ITALIA OH DOLCE ITALIA

Se dovessi esser sincero dovrei ammettere che fino a qualche mese fa, ero convinto che non avrei trovato materiale per una classifica dedicata a un mio grande amore cinematografico: il cinema italiano.
Non è iniziata benissimo questa stagione cinematografica, per un certo periodo ho faticato a trovar dei titoli. Per fortuna le cose sono nettamente migliorate in seguito e così abbiamo la lista!
Eccola!

 A Ciambra


Opera meravigliosa sospesa tra indagine sociale e formazione personale. Il passaggio di un ragazzino, appartenente alla comunità degli zingari, da un'adolescenza fatta di piccoli furti al diventare "uomo" e partecipare alle azioni degli adulti
Qui la recensione che scrissi quando andai a vederlo
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/09/a-ciamabra-di-jonas-carpignano.html

-Una Famiglia


Opera controversa che ha il grossissimo merito di aver fatto infuriare i moralisti dell'anti moralismo. Melodramma spinto, feroce, crudo che parla di bambini venduti, gente disposta a tutto pur di aver un figlio- quasi fosse un oggetto da mostrare agli altri- . Ho amato tantissimo questo film sia per la cura con cui è girato, che per i personaggi .

Cuori Puri
Questo anno, al cinema, sono usciti diversi film piccoli e coraggiosi. L'indagine sociale, la rappresentazione di realtà difficili, pur filtrate da un alto senso del cinema  e della personalità dei suoi giovani autori. Chi come me ama i film che affrontano la realtà e i personaggi presi dal vivere quotidiano, non potrà che gioire per questi film
"Cuori Puri" è tra i migliori di questa categoria. Assolutamente da non perdere e recitato benissimo da tutto il cast.
In particolare i due giovanissimi protagonisti
Qui la recensione 
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/07/cuori-puri-di-roberto-de-paolis.html


- Orecchie

Commedia originale e divertentissima, la quale si distacca dal solito metodo di intendere il genere e proporre i personaggi. Azzardando potremmo definirlo un incrocio tra i primissimi film di Moretti e certe opere "leggere" di Woody Allen.  Per quanto mi riguarda la commedia "alternativa" dell'anno.
Qui la recensione
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/08/orecchie-di-alessandro-aronadio.html

-Sicilian Ghost Story


Una favola macabra e vera, lo scontro tra la scoperta dell'amore e un mondo criminale e squallido. Una terra tanto magica, quanto oppressa dalla mafia. Surreale, commovente, durissimo. Un grande e necessario film
Qui la recensione
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/05/sicilian-ghost-story-di-antonio-piazza.html

-Sole Cuore Amore
Per quanto mi riguarda il miglior film italiano di questo 2017. Ma come? L'hai messo a metà classifica? Si.  Per ribadire che a me non frega dire il numero uno o dieci, ma far conoscere pellicole che magari sono passate inosservate. Questo film narra la vita vera di migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici nel mondo dorato di chi si occupa delle fake news su facebook ad opera di quattro cretini, ma non ha nulla da dire sulla situazione del lavoro e dei lavoratori.
Un mondo disgustoso il nostro, che consideriamo bello perché compriamo, scriviamo quello che ci pare, siamo liberi
Senza comprendere che se il lavoro ti porta via tutto il giorno e ti incatena ai suoi ritmi, per una paga risibile, non sei per nulla libero.
Qui la recensione
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/05/sole-cuore-amore-di-daniele-vicari.html


Ammore e malavita


Il vero e unico Musical di codesto anno cinematografico. Opera di grande bellezza che usa benissimo i classici difetti del cinema dei fratelli Manetti- per me assai sopravvalutati-  creando un film decisamente riuscito e interessante. Ottimo il cast, in particolare  Raiz.

Qui la recensione
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/10/ammore-e-malavita-de-manetti-bros.html

- L'intrusa
Le colpe dei criminali devono cadere su mogli e figlie? La difesa delle vite oneste è più importante dell'accoglienza di qualsiasi persona in difficoltà? Il film facendo leva sui personaggi, le loro azioni  e relazioni, ci induce in riflessioni non banali e schematiche. 




-Gli sdraiati


Alcuni film non hanno la forza visionaria o il tema scottante da proporre agli spettatori. Alcune opere descrivono cose normalissime, forse scontate e banali, come il rapporto padre e figli. Qualcuno di questi film possiedono un tocco lieve e preciso e una descrizione della gioventù partecipata e attenta, da meritarsi un plauso 
Ottimo ritorno alla regia di Francesca Archibugi

http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/12/gli-sdraiati-di-francesca-archibugi.html

-Tutto quello che vuoi


Questa opera di Bruni andrebbe vista insieme al film della Archibugi. Entrambe parlano di rapporti generazionali, portano in scena giovani credibili con un tocco leggero ma non paternalista. Il protagonista di questo film è un ragazzo che spreca le sue giornate al bar con i suoi amici. Giovani un po' coatti, un po' tamarri. Costoro sono facilissimi da condannare e indicare come classico esempio di gioventù senza valori e ideali.
Alessandro, questo il nome del protagonista, per punizione è costretto a lavorare a stretto contatto con un uomo anziano, malato di alzheimer. Il vecchio è un poeta che da giovane ha partecipato alla resistenza e che quanto pare nasconde un tesoro da qualche parte in Toscana. I giovani pensano bene di partire per impossessarsi di quel ricco bottino e sistemarsi per bene
Torneranno maturati,  cambiati, perché a questo servono gli altri: farci crescere
 Film molto amato in casa Viganò (l'abbiamo visto due volte al cinema) ha la sua forza nell'interpretazione diretta ed entusiasta di tutto il cast. Bravissimi i ragazzi, splendido e memorabile Giuliano Montaldo




-The Place


Paolo Genovese ha preso la strada del cambiamento e ci sta riuscendo. Dopo il bellissimo " Perfetti Sconosciuti", con questa pellicola- tratta da una serie tv- riscrive e rielabora il suo cinema offrendo una visione del tutto inedita e decisamente drammatica.

Qui la recensione
http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2017/11/the-place-di-paolo-genovese.html

- Il colore nascosto delle cose


Silvio Soldini torna alla fiction con un film toccante per quanto sobrio ed equilibrato. Opera che può esser vista come "romanzo di formazione" di un eterno giovane, il quale maturerà grazie all'amore, o come classico film sentimentale rivelatore di una verità spesso dimenticata:  quando amiamo possiamo superare ostacoli e barriere.
Adriano Giannini è bravissimo nel ruolo del classico uomo immaturo ma Valeria Golino è davvero eccezionale per intensità ed equilibrio nel dar vita al suo personaggio : una non vedente che non si arrende e vive con forza ogni giorno.



- Fortunata
Un melodramma sottoproletario di grandissima forza e potenza. Cinema popolare nel senso alto del termine, che non teme neppure di essere ridicolo. Opera potente, forte, estremamente passionale, usa la periferia e i suoi abitanti, ma non vuol essere realistico o documentaristico. Attenzione! Attenzione! Si possono far film ambientati nelle periferie e non essere pasoliniani, ma dover tanto a quel grande genio di Raffaele Matarazzo.
Bravissima Jasmine Trinca, straordinaria protagonista di questo ottimo film assolutamente ed orgogliosamente imperfetto.