Visualizzazione post con etichetta film di genere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film di genere. Mostra tutti i post

martedì 15 giugno 2021

la lupa mannara di rino di silvestro

 In pieno medioevo, una donna attraverso un rito satanico si trasforma in una lupa mannara- effetto abbastanza comico a dir il vero- i contadini non prendono benissimo la cosa e la vogliono metter al rogo. Lei riesce ad attaccare un villano e sbranarlo. 

Secoli dopo in quella zona ci abita, con l'anziano padre, la giovane Daniela. La donna è traumatizzata per colpa di una violenza subita da ragazzina che le ha lasciato una profondissima paura e fortissima repulsione per il sesso. Ella è spaventata e furiosa con il genere maschile e vede la sessualità come una cosa pericolosa.  Inoltre- visto che non si fa mancare nulla- è sotto l'influenza maligna di quella sua antenata bruciata secoli prima.

Le cose precipitano quando la sorella torna a casa dall'America con il nuovo marito.  Spinta e posseduta dallo spirito maligno della lupa mannara, Daniele seduce e poi sbrana il cognato. Si sbarazza del cadavere gettandolo in un burrone, ma traumatizzata dal gesto compiuto finisce in una clinica. Ovviamente scapperà anche da lì. Durante la fuga ucciderà un po' di gente, fino a quando le cose sembrano mettersi bene quando trova un bravo uomo. Purtroppo la felicità dura poco,..

Il film per quanto improbabile, ridicolo, assurdo, ha dalla sua un certo ruvido fascino. Merito di una buona fotografia, di una malinconica colonna sonora,  ma non solo. Contestualizziamo, perché penso che oggi verrebbe visto come opera sessista e chissà che altro, in realtà la sessuofobia della protagonista non possiamo negare viene usata per mostrare momenti di insistita sessualità, al limite del softcore e anche oltre.  Tuttavia la sceneggiatura scritta da Di Silvestro e Howard Ross- figura centrale per un certo tipo di cinema di genere e degenere- costruisce Daniela come una vittima, una donna a cui è capitata una cosa terribile e che per questo ne paga le durissime conseguenze.  Costei è vittima della violenza maschile, e reagisce attraverso la maledizione di trasformarsi- non sempre a dir il vero- in una creatura mostruosa.  C'è un'atmosfera cupa, di implacabile condanna, solitudine, che permane l'intera pellicola. Certo è un film di genere che vuol incassare e non prender posizione politiche, ripeto è spesso anche ridicolo al limite dell'imbarazzante, ma è a modo suo suggestivo

In fin dei conti viste le premesse, il trucco, l'isteria esagerata con cui l'attrice protagonista- mi sa che ha fatto solo codesto film- mette in scena gli attacchi del suo personaggio, poteva andare decisamente peggio. Invece abbiamo un film di genere, che esprime totalmente l'epoca in cui è stato girato, ma che dona anche buonissimi momenti. 
Si trova su Youtube.



domenica 13 giugno 2021

un posto ideale per uccidere di umberto lenzi

 Questa pellicola nelle intenzioni di Lenzi doveva essere una sorta di Easy Rider ambientata in Italia. I produttori, per fortuna dico io, hanno spinto affinché si girasse una pellicola tendente al giallo. Tra le opere di questo genere dirette da Lenzi, questo film è tra i miei preferiti.


Il film narra le vicende di due giovani figli dei fiori, due ragazzi liberi e libertari, come ce ne erano tanti in quegli anni. O almeno quello che i vecchi pensavano fossero i giovani di quell'epoca- ora noti come ok boomer- per cui pronti a ogni avventura,  senza il senso della coppia e di un progetto comune ad eccezione di vivere alla giornata, corpi desideranti, come si suol dire, insomma la rivoluzione dei costumi e sessuale.  Infatti la coppia formata da Ray Lovelock e Ornella Muti, vive liberissima da ogni regola o struttura "borghese", vendendo immagini pornografiche, delle quali sono protagonisti assoluti.  Girano per l' Europa, fanno soldi, e li spendono tutti, ricominciando da capo.


Giunti a Firenze vengono intercettati dalla polizia. Scappano, ma si ritrovano senza benzina, così si fermano in una villa. Qui trovano la padrona di casa, la quale dopo un'iniziale momento di terrore, acconsente ad ospitarli nella sua magione.

Le cose vanno bene per un po' fino a quando precipitano del tutto e i due ragazzi sequestrano la padrona di casa.  Perché costei voleva chiamare la polizia? Perché ha fatto in modo che il ragazzo prendesse in mano una rivoltela, trovata all'interno del cruscotto dell'automobile? Cosa c'è nel bagagliaio?


I due ragazzi sottovalutano la situazione o, peggio ancora, sopravvalutano le loro capacità e le reazioni al loro piano. Ben presto finiranno nella tela del ragno. 

In un certo senso, anche se deluso dal suo progetto, Lenzi fa un buonissimo lavoro, mostrando un piccolo mondo chiuso in una villa, che però rappresenta lo scontro generazionale e di classe che scuote l'Italia in quegli anni.  Un gioco al massacro condotto dai giovani spavaldi, figli del nuovo che non si pone problemi di nessun tipo, ma che vuole solo veder esauditi i desideri, vivere una vita elettrizzante e maleducata- come canta il buon vasco- convinti di lasciarsi alle spalle la vecchia borghesia, tanto da legarla, tormentarla, come se fosse un nuovo gioco, dal quale uscirne incolumi. Allo stesso tempo la padrona di casa dietro alle buone maniere, alla gentilezza, al distacco, nasconde un'anima nerissima e criminale.  Su questa ambiguità Lenzi costruisce un film dove tutti sono colpevoli, deformati da obiettivi corrotti.

Il film si distacca anche un po' dal tipo di thriller che andava in voga all'epoca, Più che alla potenza visiva dei delitti, si punta verso un giallo più classico, riletto con lo spirito di quei tempi. Ottima Irene Papas nel ruolo della borghese. Costei gestisce molto bene il suo personaggio, passando da povera vittima a carnefice e viceversa sempre con un buon controllo del personaggio.

Lo trovate su youtube.

mercoledì 26 settembre 2018

SHIMMER LAKE di Oren Uziel

Oggi la maestra ci ha dato un compito: fate un film non alla "fratelli coen" ma come se foste voi i fratelli Coen. Senza H.
Ha vinto Oren Uziel con questo Shimmer Lake. Una coproduzione canadese- americana che narra la storia di una rapina finita particolarmente male e dei suoi effetti sui rapinatori.
 L'opera è strutturata in una serie di flashback che a ritroso ci spiegano cosa abbia portato alla morte dei rapinatori, e il motivo di fondo. Alcuni elementi giudicati non importanti in un capitolo, diventano fondamentali in quello successivo . di modo che non abbiamo mai la certezza di come siano avvenute le cose. Il protagonista è Zeke, lo sceriffo della piccola cittadina protagonista della rapina e relativi omicidi, l'uomo conducendo le indagini scopre che tra i rapinatori c'è anche suo fratello Andy, un piccolo e mediocre avvocato di provincia. L'uomo è stato coinvolto in un brutto affare con uno spacciatore locale rimettendoci la carriera. La rapina potrebbe cambiare la sua vita e quella dei suoi complici, tutti legati a una bruttissima storia che vide un bambino di soli cinque anni morire tragicamente.
L'unica persona che non ha superato il lutto è Steph, la giovane madre del bimbo. Ad aggravare la situazione vi è anche il fatto che ella sia sposata con Eddie, lo spacciatore locale e padre del bambino, colpevole della fine prematura dell'infante.
Il film ci mostra un gruppo di uomini stupidi, irrisolti,  mediocri, che cercano di rifarsi una nuova vita grazie ai soldi rubati in banca. Uomini decisamente squallidi che hanno dimenticato di aver negato giustizia a un bambino. Finiranno per ritrovarsi persi e imprigionati in un intrigo che li dividerà e porterà a galla rancori, rabbie,  una desolante rappresentazione del genere umano. Meglio di loro appare sopratutto Zeke, un onesto sceriffo che cerca di portare giustzia. Ma non è detto che sia davvero così.
Il film punta molto su un'ironia caustica, corrosiva ma che non sempre offre spunti interessanti. Come dicevo all'inizio di questa riflessione, Uziel copia lo stile e le tematiche dei Coen, però senza raggiungere quei livelli. Rimane, in ogni caso, un film assolutamente interessante. Perché anche in questa pellicola ritroviamo i temi della colpa, della punizione, di un possibile rimedio per rimettere le cose a posto, che però non passa per immacolate strade di purezza etica. Si vuol mostrare come siano piccoli e meschini, decisamente sciocchi gli uomini che fanno del male, si suggerisce la strada della vendetta come qualcosa di non giusto, ma unica punizione efficace contro la corruzione dei tempi e della società. Il tutto però con un tono ironico che a volte rende la pellicola depotenziata rispetto alla durezza di alcune situazioni. Il lutto per la morte del bambino, ad esempio, mi appare suggerito, ma non così deflagrante e potente come a mio avviso dovrebbe essere.
In ogni caso, una pellicola non brutta o mal riuscita. Pe chi ama il genere.

giovedì 28 settembre 2017

EL BAR di ALEX DE LA IGLESIAS

Un burlone, un buffone, uno che se la gode e si diverte tantissimo. Un ragazzino nella stanza degli adulti, che come ogni ragazzino vispo e pimpante, si diverte a smontare i loro caratteri e le loro funzioni sociali, ma non tanto perché ha una critica da fare, ma così: per divertimento.
Sono sicuro che costui si faccia matte risate quando legge le critiche dei suoi fans, che in tutti i modi tentano di intellettualizzare le sue pellicole, che lo reputano "cattivo", anarchico", e bla bla bla. Matte e sonore risate, perché Alex ha una sola grande e potente libertà: la gioia di far farse anche nerissime, ma dove la parte principale è un divertimento infantile e fanciullesco, cattivo come possono esser appunto i bimbi, sicché anche limpido e cristallino, ma fragile e scostante, coinvolgente e dispersivo.
Questa la sua forza e questo il suo limite.

Pellicola godibilissima  e divertente, sostenuta da un sano ritmo travolgente per quanto girata in luoghi chiusi ed angusti, sorretta da dialoghi e personaggi funzionali  a tener accesa l'attenzione dello spettatore. Molti hanno parlato di opera che parla delle nostre paure, di gioco al massacro nei confronti dei personaggi, ma fino a un certo punto. Proprio perché al regista non interessa lanciare messaggi precisi, che non mancano ma son gestiti in fretta e si disperdono subito dopo che alcuni dei protagonisti son costretti a rinchiudersi nel magazzino del bar. Servono per creare atmosfera e spiegare le dinamiche che verranno a crearsi, a "portare avanti la storia", non a far riflettere o criticare o altro.
Comunque, in breve, la storia: un gruppo eterogeneo , variegato, di persone si ritrova rinchiuso in un bar. Fuori qualcuno spara a chi esce, cosa starà capitando?
In questi primi minuti di film, si nota come le persone siano vittime di paure e allarmismi condizionati dai media, da notizie leggiucchiate , dal nostro stile di vita che commenta, offre opinioni, ma su cosa? Cosa sappiamo noi di quello che ci capita? Questa pare la domanda su cui basare tutto il film. Questa è la parte migliore. L'opera ha un incipt davvero ottimo
Poi si trasforma ben presto in un onestissimo, buonissimo, film di puro genere, che dimenticherò tra cinque mesi, certo, ma che in questo momento mi ha divertito
I personaggi sono funzionali, dicevo. Non è che vi sia un approfondimento della loro psiche o delle loro ragioni, sono simboli, frantumati con allegra gioia da parte del regista, ma questo sono.
Vi sono anche momenti brevissimi, in cui, si prova anche pena per costoro,  per esempio la scena in cui Trini parla della sua solitudine, di una vita mal spesa davanti alle macchinette nel bar.
Per essere anarchico dovrebbe scompaginare le nostre certezze si chi sopravviverà alla fine, invece risulta chiaro e preciso fin dalle prime battute. Non sorprende assolutamente, a parte il personaggio di Israel, senzatetto fanatico religioso, gran bel personaggio di villain. Per il resto sappiamo più o meno quello che faranno e diranno, ma va benissimo così. Non è un difetto, anzi!
Perché ci concentriamo su codesta pellicola assai gustosa e divertente, versione personale di un  regista culto con una sua invidiabile carriera alla spalle, se poi vuol proprio continuare e rischiare di rovinarsi, non so.. Che intrattiene per quasi due ore.  Certo la partenza a bomba svanisce nel proseguo, tornando di tanto in tanto in qualche scena o sequenza, ma se volete vedere un purissimo film di genere,  una commedia "nera", però anche gestibile,  un film sui virus, ma in cui esso compare pochissimo, insomma un'opera per passare bene una serata: ecco, guardatela.  Ah, si c'è tutta la parte nelle fogne, immersi in escrementi, ma alla fine si è visto anche di peggio.
Per cui non cercate significati o metafore, questo è autentico, dinamico,  turbolento, cinema senza altre contaminazioni.

lunedì 18 settembre 2017

BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT

In questa scena c'è tutta l'anima di un prodotto che rende omaggio al tema del "movimento", non inteso come gruppo di persone che ci hanno il super potere di romper il cazzo alla kasta, ma proprio il movimento fisico di macchine e di quella meravigliosa macchina che è il corpo umano. Vi è sempre una costante tensione, scatti, balli, la macchina da presa è protagonista assoluta, insieme al montaggio e alla colonna sonora.
Come è stato ben scritto in altri luoghi, il cinema del regista inglese è un inno al ritmo, tanto che anche i momenti di maggior rilassatezza, non sono altro che una preparazione per qualcosa di adrenalinico, spettacolare, travolgente, pronto a ed esplodere sullo schermo.
Cinema futurista in un certo senso, visto che la velocità era alla base anche di quel movimento, e rieccoci da capo, del secolo e millennio scorso. Chiaramente questo è un mio tentativo a cazzo di dar maggior spessore artistico alla pellicola, mi diverto così! In ogni caso, rimanendo anche sui terreni più profani di una semplice visione da spettatore indisciplinato, dobbiamo ammettere che Wright ha la statura dei grandi autori del cinema di genere
Apro una piccola parentesi: possiamo definire autore un tizio che gira horror, action, polizieschi ecc..ecc.. Risposta: si. Anzi nel mondo del genere, letterario e cinematografico, certe differenze saltano clamorosamente agli occhi.  Wright ha un carisma, una visione del cinema, un modo di metter in scena le sue idee,  assolutamente riconoscibile , figlio del miglior cinema di genere americano, ma rielaborato con ironia, personaggi, ritmo assolutamente moderno. Non c'è mai quel citame sto cazzo, tipico di molto pessimo cinema post tarantiniano, ma la citazione serve per costruire un passaggio, una trovata, assolutamente originali. Seppure , il suo cinema, sia profondamente legato alle regole  e le segui con rispetto. Non tanto ribaltando o trasgredendo o rimanendo ancorati in un nostalgismo odioso, ma aggiungendo, aggiustando, spostando la regola un po' più avanti, azzardando.
Baby Driver non è, sulla carta, un film innovativo.
La storia l'abbiamo vista diverse volte, ha alle spalle opere imperdibili come : Driver di Walter Hill o Drive   di quel tizio che per aver un po' di notorietà deve prendersela col mansueto e pacifico Lars, per non parlare di tantissimi altri film che bene o male affrontano questo tema: giovane uomo con trauma nel passato o anche senza, fa l'autista per una banda di criminali, fino a quando l'amore lo porterà a ribellarsi al crimine.
Più o meno questo succede anche in questa pellicola: Baby è traumatizzato per via della morte della madre. Un giorno commette uno sgarro nei confronti di un boss della mala, così deve lavorare per lui fino a quando non avrà estinto del tutto il debito. Nel mentre si innamora di una donna e....
Come vedete niente di nuovo o particolare, ma a me non frega un cazzo della novità. Trovo interessante "come" si possa narrare un canovaccio, una storia già sentita e vista. Tutto qui.
Wright compie il miracolo di citare Hill, ma non did voler essere Hill. Per cui rende la colonna sonora parte determinante della storia, il protagonista soffre di un disturbo alle orecchie per cui al fine di non sentire un fastidioso fischio si spara la musica a palla,  spiazza lo spettatore convinto di uno scontro all'ultimo sangue contro il folle Pazzo, un ottimo Jamie Foxx, o contro il suo boss e invece inaspettato è il suo nemico finale, ribalta quindi i rapporti tra i personaggi, portando una piccola novità senza sottolinearlo mille volte. I suoi personaggi, all'apparenza stereotipati e "scontati", sono in sostanza maschere funzionali, ma dotati di caratteristiche precise che li elevano dalla media. C'è cura anche nella scrittura, quindi, certo sottoposta al montaggio, alla musica, ma non manca una storia e personaggi comunque interessanti.
Trovo anche che la love story e la presenza del tenerissimo rapporto tra Baby e il padre adottivo, un vecchio nero sordo e semi paralizzato, sia portato in scena davvero molto bene, tra romanticismo, dolcezza, e tensione sottile.
Insomma: capolavoro o no? Semplicemente grande, grandissimo cinema.

lunedì 22 agosto 2016

10 COVERFIELD LANE di DAN TRACHTENBERG

Partiamo subito con una constatazione, che però è anche una regola, anzi: un consiglio per salvarvi la vita. Non importa che tu stia giocando a bowling,godendoti la palude del sud dialogando con il fantasma di un generale sudista, nemmeno che stia arrivando la fine del mondo, non importa. Tu appena vedi John Goodman, scappa cazzo! E fallo ora, fallo in fretta. Poi è anche vero che sai, talora è persino puccioso, forse questo è il caso? Non te lo dico!
10 Coverfield Lane, è un buon film di quelli che fa sempre piacere citare, di tanto in tanto, di quelli che sanno tener alta la tensione, di quelli che fanno cinema pur usando tre-dicasi- tre attori e poche scenografie, pochi spazi. Perché ? Sceneggiatura, immagino. Poi ottimi attori, o quanto meno in grado di saper gestire la continua presenza in scena, e una regia che usa tutti i mezzi per fare cinema. No, non è inno al pauperismo di quelli che ti dicono: " Con poche lire, noi italiani.." facevamo cazzate, ecco cosa facevamo con tre lire. Prodotti che crollano di fronte alla produzione americana e spesso anche europea.
Codesta pellicola non cerca quindi una strada facile per spaventare, ma ci inchioda in un bunker con tre persone, e cosa succede sopra?



Perché un conto è mostrare l'apocalisse: ci sono i morti viventi, gli alieni, i cinesi, quello che vuoi tu. Li vedi, e poi c'è sempre l'eroe o eroina di turno, uno su cui puoi contare.
Ma se sei chiuso/a, in un posto bloccato e isolato, in compagnia di un tizio che non pare proprio lucido. Ecco? Che fare? A chi credere? Come comportarsi? D'altronde la paura è un ottimo sistema di allarme, ma talora esagera e anche tanto.
Forse quei tizi che tanto prendiamo in giro per le loro sgangherate teorie complottiste, vedi che hanno ragione, ma questo ce li rende meno pericolosi?
Su questa linea si muove il film. Fidarci o no di Howard? Il personaggio di Goodman
Prima ho scritto che il film è dotato di un'ottima sceneggiatura, forse esagero, l'ultima parte nel pre-finale, quando si scopre la natura della minaccia, si sbanda in quel rambismo in salsa femminile un po' alla cavolo. Però non inficia la struttura più di tanto, perché prima c'è stato un signor film in grado di dar vita a tre personaggi non banali, seppur legati al genere. Rimane sottile la malinconia di un biglietto per un bus che forse ti avrebbe dato una vita diversa, che tu hai voluto perdere. Per paura, perchè cambiare fa paura. Meglio la mediocrità, meglio una vita e una morte piccola, senza gloria, senza nulla.
In fin dei conti gli attori qui sono fondamentali. Perchè non hanno effetti speciali, che non siano la loro espressività e capacità di farti sentire in quel bunker, con loro.  La sapienza della scrittura ,invece, si palesa nel dar indizi, piccole cose, ma preziose. Sicché l'opera è anche in parte più raffinata delle altre pellicole del genere.
Cosa c'entra con Coverfield? Quel bellissimo film che tanto mi garba? Diciamo che molti dicono abbia degli agganci, come se fosse un'altra storia, ambientata in un altro contesto, durante lo stesso attacco. Però a me non interessa che sia sequel, reboot, spin off, quel cazzo che è . Dico solo che si tratta di una pellicola riuscita, tesa e avvincente. Con un immenso John Goodman

lunedì 19 ottobre 2015

SUBURRA di STEFANO SOLLIMA

Anno davvero memorabile, codesto 2015. Tantissimi i film degni di nota, da rammentare, portare con sé, visioni che ci hanno commosso, divertito, terrorizzato, ammaliato, davvero molte. Tra queste anche un buon numero di pellicole italiane. Assai diverse tra di loro, che però ci fanno capire quanto di buono siamo ancora in grado di fare. Nonostante rosiconi, parolai a perdere e gente così. Non ascoltiamoli né leggiamoli. Parla la qualità delle pellicole che abbiamo visto. Conta solo quello. 
Credo che i segnali buoni siano quelli che ci mostrano un'industria che diversifica i prodotti in uscita, tenendo sempre conto che ogni nazione, per indole e tradizione, è naturalmente portata a un genere, che poi non è altro che una visione della vita e del modo di viverla. Noi italiani siamo commedianti. Tragici e cialtroni, ma sempre commedianti. Questo non vuol dire che non sia possibile fare altro. Abbiamo avuto e abbiamo ancora oggi grandissimi autori. E artigiani di lusso. Altro che rozzi mestieranti e i loro momenti di gloria postuma, assolutamente ridicoli.
Il cinema di genere richiede una grandissima professionalità messa al servizio di un prodotto di alto spessore tecnico e di grande impatto emotivo. Non è terra per far soldi in fretta e furia, con approssimazione, pressapochismo, truffando e sporcando la visione, quindi l'emozione di uno spettatore. Troppi i furbi che hanno girato pellicole orribili, giusto per incassare i quattrini e scappare. Questo modo di fare uccide il cinema e il cinema di genere è una componente importante per la nostra arte preferita. Per questo non possiamo che esser felici quando in regia non c'è un pirla, ma un grandissimo autore come Sollima.
D'altronde il padre era un ottimo uomo di cinema. Quante pellicole davvero immortali e notevoli, come "Faccia a Faccia", "Revolver" e tante altre ancora, abbiamo visto ed amato.
Non è detto, però, che esser figli di un grande regista aiuti. Non è solo quello. Stefano Sollima è bravissimo di suo. Un ottimo professionista, uno che sa come girare, cosa mettere, quando staccare e quando colpire. Non c'è mai nulla di gratuito o immotivato nelle sue opere. Violente, certo, ma mai ciniche, mai cattiviste da happy hour, c'è dolore e sofferenza. Una visione amarissima della vita. Ma a modo suo anche etica e morale. 

Suburra  è così.

Risultati immagini per suburra film

Tratto da un libro scritto da Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, la pellicola è un canto funebre, un fiume in piena che travolge le persone, le loro vite e la nostra fragile Nazione. Opera nerissima, non soltanto per il bellissimo campionario di fascisti e post fascisti che vediamo agire tra criminalità e politica, ma sopratutto per la visione profondamente amara che offre del paese e dei suoi abitanti. Certo, il rischio di un discorso qualunquista, del " tutto un magna magna", dell'insistere su un solo aspetto e cercare di renderlo universale, c'è. La bravura di Sollima è proprio questa: arrivare al limite e ritirarsi prima di precipitare.
Perché possiamo anche avere un'idea diversa sulla nazione e sugli italiani, possiamo dire che non tutto è Suburra e i suoi personaggi, che esiste anche una nazione più sana, pulita, persone decenti. E nello stesso tempo amare profondamente codesto film. Sia da un punto squisitamente cinematografico, azzardo " tecnico", che per altre ragioni. Tipo farci partecipare emotivamente a certe scene. In particolare, per me, l'ultima che vede in azione un ottimo e superbo Elio Germano.

Risultati immagini per suburra film

L'opera continua il discorso iniziato con quel film eccellente, importante, a suo modo particolarissimo e innovativo che è stato Acab, che forse preferisco un pelino di più o forse no, forse sono talmente belli codesti films che non ha senso dire: meglio uno, meglio l'altro. Meglio sto cazzo, direbbero i protagonisti di Suburra.
Indagine sul Male nella nostra Nazione, che dilaga, si infiltra in ogni posto. Sguardo sghembo, obliquo, tra morale e "tipi" da cinema. Però senza mostrare nessun trucco, senza dirti: va che cito un vecchio film con Merli, no ora ti sto citando la frase di quel poliziesco dei 70, nessuna di codeste cazzate post citazioniste che tanto ci hanno rotto le palle. O, meglio, se ci dovessero essere, ben inserite, senza che distolgano l'interesse sulla trama e i personaggi.
Sollima ama contaminare, mischiare,genere purissimo e potente con argomenti di cronaca. Contaminando e sporcando la realtà con il cinema. Non è come spesso accade: cioè il cinema che deve correre a presso alla realtò, ma è essa a esser manipolata, devastata, scomposta, resa presenza di fondo, per esaltare la violenta discesa negli inferi dei personaggi. Non è cinema di denuncia o politico in senso classico, non ha nulla a che fare con esso. Ma lo usa come pretesto per fare un discorso alto sul modo di fare cinema di genere. Questo modo di concepire il cinema lo rende regista unico a livello nazionale e forse non solo

Risultati immagini per suburra film

Film che funzione come storia, come regia, e come interpretazioni. Ha un cast davvero notevole. Alessandro Borghi, l'abbiamo visto nel bellissimo film testamento di Caligari : Non esser cattivo. Pellicola che qualcuno potrebbe aver la tentazione di paragonare con questa di Sollima, ma farebbe un grosso e grossolano errore di giudizio e comprensione dei due films. Profondamente diversi, entrambi a dir poco meravigliosi. Qui Borghi riveste il ruolo di un boss giovane, rampante, violento, una sorta di Tony Montana di Ostia, con una sua banda di fedelissimi tra i quali spicca la sua donna: una magnifica, memorabile Greta Scarano. Meravigliosa angelo tossico della morte e della vendetta.
Certo, appena vediamo il personaggio di Borghi sappiamo che fine farà. Come la storia dell'onorevole che rimane invischiato in uno scandalo sessuale, è già vista e rivista. Ma sbagliamo se ci dovessimo fermare a questo.Perché sono le regole del genere "noir-poliziesco". Si parte sempre da quei due o tre temi, ma bisogno vedere non tanto il cosa, ma il come si mostra, si narra, si mette in scena. Qui siamo ai livelli di Sicario, non tanto di "un cinico, violento, infame ". Per fortuna, direi.

Film apocalittico? Certo. Dall'onorevole con un passato nell'estrema destra, a Samurai, bravissimo Amendola, fino alla banda di zingari che terrorizzano la città, ai nuovi boss rampanti, all'escort, tutti sono animali braccati dal loro destino. Colpiti e affondati dalle loro responsabilità. Dal loro senso di onnipotenza, dalla loro idiozia e vigliaccheria, in certi casi. Eppure non sento nemmeno un discorso moralistico, pesante, di condanna a priori. Momenti di umanità attraversano quasi tutti. 

Risultati immagini per suburra film

Film che fa male, perché impone anche una riflessione su come siamo finiti. Ma non da ora. Da quando si è permesso che si usassero le maniere forti contro operai e studenti in piazza, ma non contro i signori della droga, della morte. Quando per paura, convenienza, abbiamo taciuto e guardato oltre, quando si è votato a cazzo di cane, che tanto la democrazia è solo una crocetta, non un progetto politico. Anzi, la politica fa schifo,ma se abbiamo bisogno vai a far la fila dal politico, per un favore. Come vai da un boss, o un prete.. Popolo che vede eroici i criminali e coglioni gli onesti. O che rigurgita giustizialismo grossolano, o garantismo opportunista e cretino. Sotto un temporale, che dovrebbe anche evocare un castigo divino. Ma pure dio si è rotto le palle di noi. Dimenticati in eterno.

martedì 13 ottobre 2015

UN GIORNO DI TERRORE (LADY IN THE CAGE) di WALTER GRAUMAN

Nel loro piccolo, i blogs, svolgono un ruolo importante, oltre che farti conoscere persone le quali diventano quasi come gente di casa o di servizio, tanto per dire... In ogni caso: prendi codesta pellicola. Non la conoscevo, poi un giorno, ho letto sul Bollalmanacco dell'amica Erica una sua recensione. Mi ha subito colpito e così sono andato a cercarlo
Ecco, questo per me è una delle più belle funzioni di un blog: far conoscere i films. Non tanto la voglia del blogger di dire al mondo: ci sono! Ma le sue visioni, i suoi films preferiti. Con tanta vita vissuta del tizio o della tizia, che noi siamo spettatori. Non cinematografari.
Noi, cioè : Io. Ma questa è altra storia.

Risultati immagini per lady in the cage

L'opera in questione è uno dei film più violenti e crudeli che io abbia mai visto. Forse perché l'ho preso sottogamba, dicendomi: "Vabbè, è del 1964, sai che effetti, sai che violenza! Sicuramente sarà ben girato, ma mica fa paura!" E invece....
Invece non è solo paura, quella schietta e spiccia di chi vede un film di tensione. Cioè, ok sono teso per la tizia protagonista, al massimo chiudo gli occhi quando c'è una scena forte, ma non smetto mai di mangiucchiare. Voi , che siete dei servi degli americani, i pop-corn. Io i taralli. Insomma, quando al secondo tarallo ti passa l'appetito, qualcosa vorrà pur dire. No?

Risultati immagini per lady in the cage

Vuol dire che sceneggiatore e regista non scherzano per nulla. Non ti hanno invitato a una festa, non sei l'ospite d'onore della serata di Halloween, ma sei una vittima del film. Della sua ferocia, del suo nichilismo violento e irrefrenabile. Non si tratta, giusto per metter le cose in chiaro, di una storia dove ci sono i cattivi - la banda di giovinastri dove spicca un giovane James Caan - e i buoni, la donna in gabbia appunto.
Qui tutti hanno delle colpe, dei peccati grossi, qui tutti sono giudicabili e condannabili, qui c'è la fottuta festa del Dio Vendicatore, senza compassione alcuna.

Risultati immagini per lady in the cage

Come direbbe Federico Frusciante: "la trama è semplice" Una ricca e affermata donna americana, scrittrice se non erro, rimane chiusa dentro il piccolo ascensore che l'aiuta a evitare di far le scale, visto che ha un problema a un ginocchio.  Per caso il suo allarme viene sentito da un poveraccio senzatetto: Pentiti. L'uomo visto il tesoro ne parla con un ricettatore. Ben presto in quella casa saranno tanti a voler le ricchezze della donna. Dando inizio a una mattanza dove tutti sono vittime e carnefici, perchè.. Non so se lo sai: gli altri siamo noi.
Un mondo dominato dall'indifferenza, dalla violenza gratuita, dal disinteresse nel confronto dell'altro che diviene una vittima da reprimere. Un grande e dolente canto sulla disumanizzazione. Sul lato nero dell'America e quindi nostro.
Terribili sono già le sequenze iniziali che ci fanno intuire dove stiamo andando a parare: tra ragazzine che calpestano con i pattini i senza tetto, clacson suonati con rabbia, il cadavere di un cane abbandonato su una strada. E tanta pattumiera, appena fuori dalle belle villette della borghesia.
In poche parole consiglio codesto film perché parabola amarissima e spietata della deriva umana, per nulla consolatorio, ma non scioccamente cinico e compiaciuto. C'è tanta sofferenza dietro.

giovedì 10 settembre 2015

KAAN PRINCIPE GUERRIERO di DON COSCARELLI

Non è proprio il mio genere, quindi evito di fare lo splendido e di declamare tutti i tipi di sottogenere fantasy che potreste trovar in questa eccellente pellicola. Fate voi che conoscete meglio le regole, i personaggi, le tematiche. Io mi sono gustato un buon film, che peraltro ha note di originalità all'interno del genere "piccoli conan crescono". Credo per il fatto che in cabina di regia vi sia un autore come Coscarelli, il quale contribuisce sempre a portare il genere un po' oltre, nonostante rispetti le regole e gli stereotipi. 


Risultati immagini per kaan principe guerriero


Il film narra le vicende di un prode guerriero, sopravvissuto al massacro del suo villaggio, in cerca di vendetta. L'uomo ha come fidati amici una pantera, un'aquila e due furetti. Si, si, fa tanto: ci sono due coccodrilli...Ma è resa benissimo questa unione tra uomo e animali, questo fatto di esser parte integrante di una Natura madre e matrigna che unisce nella lotta e nella sofferenza ( povero furetto) ogni essere umano.
Kaan è figlio di un re, meno male pensa fosse figlio di un dio, e il suo destino è quello di ammazzare il ferocissimo sacerdote a capo di una setta che spadroneggia nel suo villaggio natale. Costui si fa particolarmente odiare per via dei sacrifici umani che compie, donde a rimetterci sono i bimbi del posto.
Salvato da morte certa, il piccolo cresce. E si ritrova a doversi scontrare con il cattivissimo sacerdote.

Risultati immagini per kaan principe guerriero

Volendo possiamo leggerci anche una denuncia contro certa religione, e ad ampliare per ben il discorso : contro la propaganda di qualsiasi fonte. Mi par evidente sopratutto in una scena: quando l'aquila salva la bimba destinata al sacrificio e Maaz, il sacerdote luciferino, dice che quello è un voler del loro dio. Prima aveva rotto il cazzo che il loro dio voleva mangiare bambini arrosto. Queste cose capitano anche nella nostra vita: ribelli che diventano terroristi, dittatori che ammazzano a destra e a manca, ma poi le loro vittime si vedono in giro sane e salve. E noi come quel popolo a farci incantare, per inerzia, debolezza.
Ma questa parte non c'entra nulla, sto allungando il brodo in quanto che ve devo dì? Che è un bellissimo film. Avvincente come opera avventurosa, i personaggi pur essendo dei "tipi" da film di genere, hanno un minimo di credibilità, personalità, niente di troppo complesso, ma quel minimo per farteli piacere anche come "persone". 
Coscarelli comunque è bravo a personalizzare il genere. Prende spunto dal successo di Conan, poi bisognerà che voi andiate a informarvi sui tempi di lavorazione chi è arrivato prima, chi dopo e tutte quelle cose pallose e serie, che lascio ai simpatici nerds. In ogni caso, e questa cosa l'apprezzo moltissimo, Coscarelli non si fa travolgere dal genere, non offre la regia, per quanto solida, di un mestierante, ma sa imporre una visione a tratti horror e leggermente ironica, piuttosto che celebrare il supermachismo dell'eroe di turno. Kaan, ma nella versione originale è Dar, infatti è un personaggio eroico, ma mai portatore di un messaggio di individualismo esasperato . Non è mai l'eroe che fa tutto da solo usando forza bruta e cieca ossessione per la morte e punizione dei nemici. Questa presenza continua degli animali, l'amicizia che lega con altri personaggi, lo rendono eroico in un contesto di unione, fratellanza, rendendo ancor più eroiche e spettacolari le sue gesta.
C'è il dramma del figlio non riconosciuto dal padre, del destino che comunque non tiene conto dei tuoi sforzi per sfuggirgli.
Risultati immagini per kaan principe guerriero

Kaan è il piacere di una visione cinematografica di genere che tal vuol rimanere. Non offende la nostra intelligenza di spettatori indisciplinati, mantiene sempre alta l'attenzione, ci fa tifare per i nostri eroi e poi: voglio un furetto <3 div="">

Esistono due seguiti. Il secondo vede il nostro aggirarsi per le strade di Los Angeles, è diretto da uno dei produttori del primo capitolo, arrivando quasi dieci anni dopo. C'è sempre Mark Singer, ma insomma...
Godetevi questo primo e prezioso capitolo eh!