Mi capita spesso di leggere post o commenti di persone amanti del cinema che si lamentano perennemente della situazione del cinema di genere. Hanno ragione, ne facciamo poco. Si lamentano che vi siano troppe commedie o film d'autore. Ci sta. Nondimeno la commedia è un genere ed è quello in cui è possibile affrontare la nostra storia presente o passata. Con qualche alto e molti bassi, anche se non sono affatto così severo come molti che pensano di vivere negli anni 70 senza esserci mai stati e campando su idee prefabbricate da altri. Ci sta anche questo.
Detto questo in questi ultimi tempi non sono mancati film su super eroi proletari, film di motori e drammi famigliari, horror puri con infetti/ zombi. Sì, potrei anche dire che ci sono i Manetti, autori di quel bellissimo musical-camorristico che è " Ammmore e malavita." Come non sono mancate operazioni revival gangster con film come Romanzo Criminale o Vallanzasca. C'è ancora molto da fare e tutto quello che volete. Ma è un argomento talmente vasto che merita un post a parte. Su un altro blog che a me le discussioni sul cinema di genere in Italia annoiano come poche.
Ora capisco la discussione, la nostalgia per i bei tempi, il revival revisionista e tutto quello che volete ma come è che un regista eccezionale, straordinario, come Stefano Sollima non venga glorificato e portato come esempio di puro uomo di cinema (di genere) in grado di farsi amare dagli americani solo dopo due pellicole ( e tanta tv) tanto da affidar a loro il seguito di quel capolavoro che risponde al nome di "Sicario"?
Figlio d'arte (il padre Sergio è ricordato per Sandokan ma ha diretto robusti e assai interessanti film come Revolver o Faccia a Faccia, due splendidi film di genere poliziesco e western) Stefano Sollima si fa conoscere ed amare girando episodi di serie come La Squadra o Gomorra. La cosa che balza all'occhio vedendo le sue opere è il grande senso di ritmo e di creazione dell'epica sfruttando al massimo quello che il genere offre. Il suo è un cinema titanico, epico, profondamente retorico e ridondante, esagerato ed eccessivo, possiamo imputargli un eccessivo compiacimento nel mischiare temi delicati con il puro intrattenimento, a volte ad un passo dalla strumentalizzazione, ma alla fine quello che rimane dopo la visione è la soddisfazione di aver visto un gran bel film.
Succedeva con il suo debutto A.C.A.B. (qui la recensione acab) dove porta sullo schermo quattro poliziotti della celere senza omettere nulla di quanto di poco edificante ci possa essere o fare in quel tipo di lavoro. Certo l'uso della cronaca e dei fatti veri, come anche nelle sue successive pellicole, non sempre riesce bene. Però è un bellissimo film, un esordio davvero da ricordare. Il successivo è quel grande affresco, quella visione potente ed ammaliante che è Suburra ( qui la recensione Suburra)
Ora con Soldado debutta in America.
Sequel di quel bellissimo, magnifico film che è "Sicario", l'opera narra una nuova missione dei personaggi interpretati da Josh Brolin e Benicio Del Toro. Due giustizieri che lavorano in missioni sporche o segrete per conto del governo americano.
Matt Graver e Alejandro Glick questa volta devono far scoppiare una guerra tra le famiglie del Cartello dei narcotrafficanti messicani. L'operazione è un atto di vendetta da parte degli Stati Uniti contro i boss della droga messicana, in quanto ritenuti colpevoli di infiltrare terroristi islamici coi clandestini per farli entrare in America e compiere attentati. Sì, questa parte iniziale mi par un po' campata in aria e di cose un po' campate in aria non mancano nel cinema di Sollima, tuttavia ha la forza e il potere di saperle rendere necessarie per il film e quindi funzionano. I due da una parte uccidono un avvocato assai potente e amico dei boss dall'altra rapiscono la figlia di un pericoloso trafficante di droga ( mandante del massacro che ha colpito la famiglia di Glick). Le cose ovviamente si complicheranno molto e i due si ritroveranno (quasi) soli contro tutti.
Quello che apprezzo di questo sequel è che ha una identità precisa. Lontanissimo dal film precedente ( Villeneuve è regista assai diverso rispetto al nostro connazionale) eppure rispettoso delle identità dei personaggi, che rimangono quasi identici rispetto al primo capitolo. Forse Taylor Sheridan rimane un po' sacrificato a livello di sceneggiatura ( le sue opere precedenti avevano una diversa e più incisiva forza nella trama) ma non ci possiamo nemmeno lamentare. Le tematiche caee a Sheridan in fin dei conti sono presenti anche se il film punta di più sull'azione che sulla psicologia dei personaggi o l'analisi dell'ambiente.
Tuttavia è un ottimo film di genere, entusiasma, coinvolge, sottotraccia fa pensare anche a come l'idea di bene e male, giustizia e vendetta, giusto e sbagliato possono essere effimere. Però può anche portarci a riflettere su come il fine giustifichi i mezzi e che il male va combattuto superandolo in cattiveria.
Questa seconda considerazione la preferisco alla prima, perché non ci concede la distanza necessaria e giusta sul tema. Ci racconta un mondo brutale, violento, dove si vincono le battaglie ma si perde del tutto l'umanità.
Un grande spettacolo, un film avvincente, spero sia l'inizio di una lunga carriera anche in America per il mio amatissimo Stefano Sollima.
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mercoledì 21 novembre 2018
lunedì 19 ottobre 2015
SUBURRA di STEFANO SOLLIMA
Anno davvero memorabile, codesto 2015. Tantissimi i film degni di nota, da rammentare, portare con sé, visioni che ci hanno commosso, divertito, terrorizzato, ammaliato, davvero molte. Tra queste anche un buon numero di pellicole italiane. Assai diverse tra di loro, che però ci fanno capire quanto di buono siamo ancora in grado di fare. Nonostante rosiconi, parolai a perdere e gente così. Non ascoltiamoli né leggiamoli. Parla la qualità delle pellicole che abbiamo visto. Conta solo quello.
Credo che i segnali buoni siano quelli che ci mostrano un'industria che diversifica i prodotti in uscita, tenendo sempre conto che ogni nazione, per indole e tradizione, è naturalmente portata a un genere, che poi non è altro che una visione della vita e del modo di viverla. Noi italiani siamo commedianti. Tragici e cialtroni, ma sempre commedianti. Questo non vuol dire che non sia possibile fare altro. Abbiamo avuto e abbiamo ancora oggi grandissimi autori. E artigiani di lusso. Altro che rozzi mestieranti e i loro momenti di gloria postuma, assolutamente ridicoli.
Il cinema di genere richiede una grandissima professionalità messa al servizio di un prodotto di alto spessore tecnico e di grande impatto emotivo. Non è terra per far soldi in fretta e furia, con approssimazione, pressapochismo, truffando e sporcando la visione, quindi l'emozione di uno spettatore. Troppi i furbi che hanno girato pellicole orribili, giusto per incassare i quattrini e scappare. Questo modo di fare uccide il cinema e il cinema di genere è una componente importante per la nostra arte preferita. Per questo non possiamo che esser felici quando in regia non c'è un pirla, ma un grandissimo autore come Sollima.
D'altronde il padre era un ottimo uomo di cinema. Quante pellicole davvero immortali e notevoli, come "Faccia a Faccia", "Revolver" e tante altre ancora, abbiamo visto ed amato.
Non è detto, però, che esser figli di un grande regista aiuti. Non è solo quello. Stefano Sollima è bravissimo di suo. Un ottimo professionista, uno che sa come girare, cosa mettere, quando staccare e quando colpire. Non c'è mai nulla di gratuito o immotivato nelle sue opere. Violente, certo, ma mai ciniche, mai cattiviste da happy hour, c'è dolore e sofferenza. Una visione amarissima della vita. Ma a modo suo anche etica e morale.
Suburra è così.
Tratto da un libro scritto da Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, la pellicola è un canto funebre, un fiume in piena che travolge le persone, le loro vite e la nostra fragile Nazione. Opera nerissima, non soltanto per il bellissimo campionario di fascisti e post fascisti che vediamo agire tra criminalità e politica, ma sopratutto per la visione profondamente amara che offre del paese e dei suoi abitanti. Certo, il rischio di un discorso qualunquista, del " tutto un magna magna", dell'insistere su un solo aspetto e cercare di renderlo universale, c'è. La bravura di Sollima è proprio questa: arrivare al limite e ritirarsi prima di precipitare.
Perché possiamo anche avere un'idea diversa sulla nazione e sugli italiani, possiamo dire che non tutto è Suburra e i suoi personaggi, che esiste anche una nazione più sana, pulita, persone decenti. E nello stesso tempo amare profondamente codesto film. Sia da un punto squisitamente cinematografico, azzardo " tecnico", che per altre ragioni. Tipo farci partecipare emotivamente a certe scene. In particolare, per me, l'ultima che vede in azione un ottimo e superbo Elio Germano.
L'opera continua il discorso iniziato con quel film eccellente, importante, a suo modo particolarissimo e innovativo che è stato Acab, che forse preferisco un pelino di più o forse no, forse sono talmente belli codesti films che non ha senso dire: meglio uno, meglio l'altro. Meglio sto cazzo, direbbero i protagonisti di Suburra.
Indagine sul Male nella nostra Nazione, che dilaga, si infiltra in ogni posto. Sguardo sghembo, obliquo, tra morale e "tipi" da cinema. Però senza mostrare nessun trucco, senza dirti: va che cito un vecchio film con Merli, no ora ti sto citando la frase di quel poliziesco dei 70, nessuna di codeste cazzate post citazioniste che tanto ci hanno rotto le palle. O, meglio, se ci dovessero essere, ben inserite, senza che distolgano l'interesse sulla trama e i personaggi.
Sollima ama contaminare, mischiare,genere purissimo e potente con argomenti di cronaca. Contaminando e sporcando la realtà con il cinema. Non è come spesso accade: cioè il cinema che deve correre a presso alla realtò, ma è essa a esser manipolata, devastata, scomposta, resa presenza di fondo, per esaltare la violenta discesa negli inferi dei personaggi. Non è cinema di denuncia o politico in senso classico, non ha nulla a che fare con esso. Ma lo usa come pretesto per fare un discorso alto sul modo di fare cinema di genere. Questo modo di concepire il cinema lo rende regista unico a livello nazionale e forse non solo
Film che funzione come storia, come regia, e come interpretazioni. Ha un cast davvero notevole. Alessandro Borghi, l'abbiamo visto nel bellissimo film testamento di Caligari : Non esser cattivo. Pellicola che qualcuno potrebbe aver la tentazione di paragonare con questa di Sollima, ma farebbe un grosso e grossolano errore di giudizio e comprensione dei due films. Profondamente diversi, entrambi a dir poco meravigliosi. Qui Borghi riveste il ruolo di un boss giovane, rampante, violento, una sorta di Tony Montana di Ostia, con una sua banda di fedelissimi tra i quali spicca la sua donna: una magnifica, memorabile Greta Scarano. Meravigliosa angelo tossico della morte e della vendetta.
Certo, appena vediamo il personaggio di Borghi sappiamo che fine farà. Come la storia dell'onorevole che rimane invischiato in uno scandalo sessuale, è già vista e rivista. Ma sbagliamo se ci dovessimo fermare a questo.Perché sono le regole del genere "noir-poliziesco". Si parte sempre da quei due o tre temi, ma bisogno vedere non tanto il cosa, ma il come si mostra, si narra, si mette in scena. Qui siamo ai livelli di Sicario, non tanto di "un cinico, violento, infame ". Per fortuna, direi.
Film apocalittico? Certo. Dall'onorevole con un passato nell'estrema destra, a Samurai, bravissimo Amendola, fino alla banda di zingari che terrorizzano la città, ai nuovi boss rampanti, all'escort, tutti sono animali braccati dal loro destino. Colpiti e affondati dalle loro responsabilità. Dal loro senso di onnipotenza, dalla loro idiozia e vigliaccheria, in certi casi. Eppure non sento nemmeno un discorso moralistico, pesante, di condanna a priori. Momenti di umanità attraversano quasi tutti.
Film che fa male, perché impone anche una riflessione su come siamo finiti. Ma non da ora. Da quando si è permesso che si usassero le maniere forti contro operai e studenti in piazza, ma non contro i signori della droga, della morte. Quando per paura, convenienza, abbiamo taciuto e guardato oltre, quando si è votato a cazzo di cane, che tanto la democrazia è solo una crocetta, non un progetto politico. Anzi, la politica fa schifo,ma se abbiamo bisogno vai a far la fila dal politico, per un favore. Come vai da un boss, o un prete.. Popolo che vede eroici i criminali e coglioni gli onesti. O che rigurgita giustizialismo grossolano, o garantismo opportunista e cretino. Sotto un temporale, che dovrebbe anche evocare un castigo divino. Ma pure dio si è rotto le palle di noi. Dimenticati in eterno.
sabato 28 gennaio 2012
ACAB di STEFANO SOLLIMA.
Da quanto tempo non andavo più al cinema?Da quando è uscito Rango.L'anno scorso?Bè,si.Ci sono ritornato ieri sera attratto da questo film.Sopratutto dal nome del promettente -ma di quelle che poi diventano certezze eh?-regista:Stefano Sollima.Figlio del celeberrimo Sergio,quello di grandissimi spaghetti western come Faccia A Faccia tanto per dirne uno ,(film che vedeva Volontè e Millian recitare insieme) o Revolver con Oliver Reed e un insolito,convincente Fabio Testi,ma sopratutto del leggendario Sandokan.Non vuol dire nulla che tuo padre sia un artigiano di lusso ,perchè magari non capisci un cazzo e giri minchiate,Stefano per fortuna non ha di questi problemi.
Si è fatto le ossa dirigendo episodi della Squadra e Nuova Squadra e sopratutto le due serie tv legate alla banda della Magliana:Romanzo Criminale.
Su grande schermo porta un film notevolissimo e che mostra un suo carattere ben preciso e concreto:non stiamo a fare un inopportuno revival di poliziottesco,che sarebbe ridicolo visto che quella roba è legata un certo tempo e a certi nomi,e non stiamo girando un documentario nè sulla scia quanto so bboni sti poliziotti,ma nemmeno quanto son carogne.Credo che in questa pellicola conviva il meglio della rappresentazione cinematografica:una regia solida e robusta,grande lavoro sulla psicologia dei personaggi,una storia magari convenzionale ma che sia utile per creare scene di impatto e sostanza.Ci sono state delle polemiche su questa pellicola che a me paiono immotivate.E spiego anche perchè:si i poliziotti possono essere anche bastardi,carogne,criminali.Ci dovremmo stupire?D'altronde ditemi una categoria umana che non sia portata alla violenza se dovesse averne l'occasione Spesso anche immotivata,ma tanto per menare.Questa è la natura umana ,se poi a un pirla metti l'uniforme stai a posto.Nondimeno le forze dell'ordine fanno un lavoro necessario,fondamentale,importante.Purtroppo servono uno Stato debolissimo,devastato dalle leggi capitaliste,dalle classi dominanti più corrotte e criminali che vi siano in giro.Questo in Italia e nel mondo occidentale in genere.Va bene la polizia se torchia le classi meno abbienti,ma diventano antipatici se vanno a toccare i farabutti delle classi alte.Anzi,senza nemmeno scomodare l'alta politica-ma sapete sono un ottimo politologo e storico,mi piace ogni tanto regalarvi delle preziose gemme filosofali-noi vogliamo più polizia contro gli altri e poi appena lo stato viene a casa nostra giù a lagnarsi
Quindi si ci sono degli esaltati spesso fascisti che non sopporto,ma teniamo conto del fatto che senza polizia non ci sarebbe nemmeno un pizzico di società,che fanno comunque un lavoro duro-meno del manovale in nero che rischia di crepare-e importante.Poi da piccolo volevo fare il poliziotto e in generale mi piacciono le formazioni in divisa.
Questo il film lo racconta:non mette in scena nè criminali nè eroi.I cellerini se la prendono con gente che il sistema mette ai margini,ma che comunque è un problema per la sicurezza.E non sempre è facile mantenere la calma.Però sono anche dei picchiatori omertosi,gente che non è proprio stabile,pieni di rabbia repressa.Insomma sono UMANI.Questa è la potenza trascinante del film.Non sono dipinti come sadici fascisti che menano e quindi suscitando odio in chi assiste alla visione dell'opera,ma manco dei santi.
Merito del successo-perchè di successo sto parlando-della pellicola è dovuto a un fantastico trio di meravigliosi attori:Pierfrancesco Favino,Filippo Nigro,Marco Giallini-mittico!A leggenda de roma bbella!.
Infatti sono credibilissimi nella parte,sanno dare esaltazione e introspezione ai personaggi,hanno volti da duri,ma non tamarri.Possiedono il giusto equilibrio:spingo dove è richiesto,ma non gigioneggio alla cazzo di cane.
Questi tre li vedrei bene in uno di quei noir metropolitani tipo The Town o Vivere e morire a los angeles.
Insomma non è il solito film italiano,che ormai siamo ridotti a fare:1)commediola brizziana e company una sorta di versione riveduta e ripulita dei vanzina,per un pubblico medio borghese avezzo alla tv più banale e caciarona.2)i cinepanettoni,3)il maledetto cinema democratico,anzi democretino che affronterebbe le varie crisi individuali e sociali,ma con il tono dabbenista del borghese che pensa sia solo probelama di forma lessicale e comportamentale.Cinema inerte e bigotto.
Qui si fa invece cinema e alla grande.Una via nuova:cruda,reale,diretta.Senza fronzoli e popolare.
La storia è semplice:si segue la vita di Cobra,Mazinga,Negro,i loro problemi personali e il lavoro,i rapporti di cameratismo tra di loro,la formazione ed educazione di un loro collega più giovani,i pestaggi,la difficoltà di vivere in una grande città
E a proposito di grande città:quanto è bella Roma?Io amo moltissimo la nostra capitale e trovo che il romanesco sia purissima poesia popolare.Mi allontaneranno dalla padania per questo?Meglio!
Oh,andate a vedere questo bel film,lo merita!
Si è fatto le ossa dirigendo episodi della Squadra e Nuova Squadra e sopratutto le due serie tv legate alla banda della Magliana:Romanzo Criminale.
Su grande schermo porta un film notevolissimo e che mostra un suo carattere ben preciso e concreto:non stiamo a fare un inopportuno revival di poliziottesco,che sarebbe ridicolo visto che quella roba è legata un certo tempo e a certi nomi,e non stiamo girando un documentario nè sulla scia quanto so bboni sti poliziotti,ma nemmeno quanto son carogne.Credo che in questa pellicola conviva il meglio della rappresentazione cinematografica:una regia solida e robusta,grande lavoro sulla psicologia dei personaggi,una storia magari convenzionale ma che sia utile per creare scene di impatto e sostanza.Ci sono state delle polemiche su questa pellicola che a me paiono immotivate.E spiego anche perchè:si i poliziotti possono essere anche bastardi,carogne,criminali.Ci dovremmo stupire?D'altronde ditemi una categoria umana che non sia portata alla violenza se dovesse averne l'occasione Spesso anche immotivata,ma tanto per menare.Questa è la natura umana ,se poi a un pirla metti l'uniforme stai a posto.Nondimeno le forze dell'ordine fanno un lavoro necessario,fondamentale,importante.Purtroppo servono uno Stato debolissimo,devastato dalle leggi capitaliste,dalle classi dominanti più corrotte e criminali che vi siano in giro.Questo in Italia e nel mondo occidentale in genere.Va bene la polizia se torchia le classi meno abbienti,ma diventano antipatici se vanno a toccare i farabutti delle classi alte.Anzi,senza nemmeno scomodare l'alta politica-ma sapete sono un ottimo politologo e storico,mi piace ogni tanto regalarvi delle preziose gemme filosofali-noi vogliamo più polizia contro gli altri e poi appena lo stato viene a casa nostra giù a lagnarsi
Quindi si ci sono degli esaltati spesso fascisti che non sopporto,ma teniamo conto del fatto che senza polizia non ci sarebbe nemmeno un pizzico di società,che fanno comunque un lavoro duro-meno del manovale in nero che rischia di crepare-e importante.Poi da piccolo volevo fare il poliziotto e in generale mi piacciono le formazioni in divisa.
Questo il film lo racconta:non mette in scena nè criminali nè eroi.I cellerini se la prendono con gente che il sistema mette ai margini,ma che comunque è un problema per la sicurezza.E non sempre è facile mantenere la calma.Però sono anche dei picchiatori omertosi,gente che non è proprio stabile,pieni di rabbia repressa.Insomma sono UMANI.Questa è la potenza trascinante del film.Non sono dipinti come sadici fascisti che menano e quindi suscitando odio in chi assiste alla visione dell'opera,ma manco dei santi.
Merito del successo-perchè di successo sto parlando-della pellicola è dovuto a un fantastico trio di meravigliosi attori:Pierfrancesco Favino,Filippo Nigro,Marco Giallini-mittico!A leggenda de roma bbella!.
Infatti sono credibilissimi nella parte,sanno dare esaltazione e introspezione ai personaggi,hanno volti da duri,ma non tamarri.Possiedono il giusto equilibrio:spingo dove è richiesto,ma non gigioneggio alla cazzo di cane.
Questi tre li vedrei bene in uno di quei noir metropolitani tipo The Town o Vivere e morire a los angeles.
Insomma non è il solito film italiano,che ormai siamo ridotti a fare:1)commediola brizziana e company una sorta di versione riveduta e ripulita dei vanzina,per un pubblico medio borghese avezzo alla tv più banale e caciarona.2)i cinepanettoni,3)il maledetto cinema democratico,anzi democretino che affronterebbe le varie crisi individuali e sociali,ma con il tono dabbenista del borghese che pensa sia solo probelama di forma lessicale e comportamentale.Cinema inerte e bigotto.
Qui si fa invece cinema e alla grande.Una via nuova:cruda,reale,diretta.Senza fronzoli e popolare.
La storia è semplice:si segue la vita di Cobra,Mazinga,Negro,i loro problemi personali e il lavoro,i rapporti di cameratismo tra di loro,la formazione ed educazione di un loro collega più giovani,i pestaggi,la difficoltà di vivere in una grande città
E a proposito di grande città:quanto è bella Roma?Io amo moltissimo la nostra capitale e trovo che il romanesco sia purissima poesia popolare.Mi allontaneranno dalla padania per questo?Meglio!
Oh,andate a vedere questo bel film,lo merita!
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