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venerdì 13 agosto 2021

La Ferrovia Sotterranea di Benny Jenkins

 L'estate scorsa mi trovavo a Cesenatico in compagnia di mia moglie, come è ormai mia abitudine vado a comprare dei libri nella libreria Pagina 27.  Tra i tanti ottimi volumi acquistati spicca, senza ombra di dubbio, uno splendido romanzo che narra la fuga verso la libertà di una giovane schiava africana. L'opera letteraria in questione è violentissima, epica, colpisce duro al cuore del lettore. Una specie di storia del vecchio West vista dal punto di vista della popolazione afro-americana. Colson Whitehead diventa immediatamente uno dei miei scrittori preferiti, da aggiungere ad altri nomi importanti tra gli scrittori afro americani. Ho una forte passione per le loro storie, in quanto la schiavitù, la discriminazione, le carcerazioni di massa, svelano il lato nascosto degli Stati Uniti. Un lato appena accennato da chi - giustamente dal suo punto di vista- pretende di celebrare una nazione e il suo ridicolo sogno, ma che in sostanza ci dice molto sulla natura oppressiva, violenta, feroce degli U.S.A. 


Quando un libro ti cattura, emoziona, sconvolge, hai sempre paura che l'adattamento cinematografico o televisivo, possa deluderti. Non tanto per via delle libertà che i nuovi autori si prendono, ma perché magari quel sentimento rabbioso e tenero, quella sottolineatura di un momento storico che si vuol dimenticare, l'urgenza di parlar chiaro circa certe cose, possa andar perso in ammiccamenti, strumentalizzazioni o sciatterie.

Per questo quando ho saputo che da uno dei miei libri preferiti, si stava traendo una serie tv, mi son sentito un po' teso. Perché essendo un'opera molto viscerale si potrebbe trarre un film d'azione, che punta a scioccare e un po' superficiale, oppure cadere nell'errore inverso: trattenere ogni cosa, esser glaciali, cerebrali.  Paure che sono svanite appena ho letto il nome del regista.


Benny Jenkins mi era garbato assai con quel film bellissimo- ma che non è piaciuto a molti, di cui tanti di costoro per me hanno i classici gusti da cinefilo medio che si sente un capoccione de sta cippa-  che è Moonlight. Qui ci ritrovo la stessa grazia nel costruire inquadrature di grande intensità. Certo è aiutato da una troupe di ottimi professionisti, vedi ad esempio il modo con cui si usa la luce, le filtrazioni luminose. Tuttavia Jenkins riesce a gestire benissimo la materia d'origine. Violento e brutale in alcuni momenti, quasi insopportabile per la ferocia con cui gli esseri umani seviziano e uccidono con gusto altri esseri umani, profondamente lirico e struggente in altri momenti.  Questi ingredienti sono ben cucinanti insieme e un sapore non predomina mai su un altro.  D'altronde ci viene mostrato un paese feroce, crudele, ma l'obiettivo è il nord. La libertà, la civiltà.



La storia è quella di Cora, giovane schiava che vive in una piantagione di cotone in Georgia. Sua madre anni prima è riuscita a scappare e non è mai stata ripresa. La sua vita cambia quando conosce Ceasar uno schiavo erudito e spirito libero. Dopo una brutale uccisione (uno schiavo fuggiasco ripreso viene scarnificato a frustate e dato alle fiamme quando è ancora vivo) e alcune violenze da parte del nuovo padrone, costei con Ceasar e una loro amica scappano dalla piantagione. Durante la fuga, l'amoca di Cora viene presa e la ragazza per difesa è costretta a uccidere un ragazzino bianco. Cora e il suo collega di fuga usano una ferrovia sotterranea che si muove attraverso gli stati del sud direzione nord, per scappare. Sulle loro tracce c'è un abile e feroce cacciatore di fuggiaschi, il quale si muove sempre in compagnia di un bambino afro americano, suo fidatissimo aiutante e "figlio".

Nell'arco sia della lettura, che della visione, vi saranno tantissime avventure, spesso dolorose e tristissime per Cora. Fino a un finale di possibile, fragile, speranza.


Questa è una di quelle serie che a mio avviso andrebbero viste. Per la sua pulcretudine tecnica, di abbacinante lirismo, per la durezza di alcune situazione, per un meraviglioso monologo in cui il cattivo spiega cosa sia il Destino Manifesto e le origini degli Stati Uniti.  Io ve la consiglio.

giovedì 1 febbraio 2018

The man who would be a polka king/ the polka king

Il cinema può filmare la verità?Gli è concesso il potere di riprendere ciò che è assolutamente reale, oppure è solo mistificazione e falsificazione della vita vera?
Esiste un limite in cui la rappresentazione di una storia accaduta veramente, non dovrebbe essere superato? Attraverso il mezzo cinematografico, possiamo stravolgere i fatti, riderci sopra, sminuire le colpe, di persone che hanno rovinato la loro vita e quella di altri? La fantasia nella ricostruzione dei fatti, deve tener conto di qualche regola precisa, in ambito etico, oppure è tutto show? Quanto è credibile la redenzione tramite un film comico (quando non ci sarebbe nulla da ridere) ?
Sono tutte domande che mi son posto (e che pongo a voi) dopo aver visto il bellissimo documentario di John Mikulak   e  Joshua Brown :The man who would be polka king.



Il documentario è il ritratto amaro di un mediocre con grossi problemi di ambizione. Jan scappa dalla Polonia comunista, per ricominciare una vita nel paese delle meraviglie: L'America. Per realizzare il suo sogno fa mille lavori, zelo e costanza, come a gran parte dei mediocri, non mancano a questo dissidente tanto vivace e col dono della simpatia. La sua vita cambia quando si trasferisce dal Canada, agli Stati Uniti. Egli è venuto a sapere, che in Pennsylvania ,  vi è una grande comunità di polacchi. Perché non cominciare da lì, fra connazionali, la sua scalata verso il Successo?
Fino a qui è una classica storia americana: lo straniero che dopo tante fatiche ed ostacoli, fa i soldi e trova il grande amore.
Un classico, vero?Solo che la narrazione americana non si basa solo sulla rappresentazione fantasiosa di un paese, alla base vi è una vera e propria mistificazione, falsificazione, manipolazione dei fatti. Due cose assolutamente diverse.
Lo notiamo benissimo se mettiamo in confronto questo documentario, col film tratto da questo lavoro. Da una parte ci viene mostrato quello che è Jan e la sua comunità,  nella pellicola si assume Jack Black, la si butta in farsa, si usa la simpatia che suscita l'attore per riabilitare un criminale.

Il documentario ci mostra la sua scalata attraverso una truffa economica ai danni dei suoi ammiratori. Uomini e donne anziane, che si fidano di quel tizio così cordiale, alla mano, disponibile con tutti. Jan inventa un sistema che non sa gestire e governare, viene pure avvisato una prima volta di non vendere cambiali senza autorizzazione statale. Lui invece di fermarsi complica e rovina le cose. Oltre alla musica, apre un tristissimo negozio di souvenir polacchi, finanzia viaggi in tutte le capitali europee ( duranti i quali lascia intendere ai partecipanti di quanti soldi potrebbero guadagnare se investono nella sua società).  In breve ottiene una vasta visibilità.
I due registi dipingono un amarissimo affresco di gente comune, divorata dalla loro mediocrità e peggio ancora, dalle loro smodate ambizioni.
Jan e sua moglie, sono persone davvero piccole, incapaci di gestire le loro azioni criminali. Non vi è un reale pentimento in loro,  al massimo riconoscono di aver esagerato " a un certo punto". Però risultano poco credibili, così come i loro sogni, in fin dei conti, sono davvero penosi.
La mania di grandezza di lui fa sentire la moglie in ombra e che le viene in mente, per trovare un suo spazio? Partecipare a un concorso di bellezza. Perché solo diventando Miss Pennsylvania, ella trova conferma delle sue qualità. Il desiderio di una quindicenne, nel corpo di una donna di trenta e passa anni.
La partecipazione della donna al concorso, porta i primi veri guai all'imbroglione polacco.
Fino al declino totale.

Sicché il documentario decide di seguire non solo un uomo, ma un'intera comunità. Portando a galla tutto lo squallore, la mediocrità, la cattiveria ignobile, i tradimenti e le falsità; da parte di Jan e dei suoi investitori.
Lui non diventa mai un santo, al massimo gli si concede di esser un pirla. Uno ossessionato dal denaro, dal successo, che ha usato un metodo illegale e ne paga le conseguenze. Però nemmeno i truffati risultano delle persone a cui affezionarsi, fosse solo per il senso di giustizia. Davanti alla macchina da presa sfilano i classici vecchi bramosi di soldi facili, di guadagni illimitati, gente non sprovveduta, come molti pensano, ma avida. Talmente ossessionati dal denaro di fidarsi del primo che passa, ma che " parla bene", "è simpatico". Per cui non sono delle persone ingenue, ma classici rappresentanti della piccola borghesia.
Una classe in cui la sete di danaro, da accumulare e non toccare, è la base della loro superflua vita.
Alla fine della visione, l'opera dura solo sessantasette minuti, ti ritrovi colpito e affondato da così tanto squallore. Comprendi di aver visto un lavoro in cui si tenta, cosa non da poco, di lasciar passare un messaggio preciso, una visione forte e dolorosa, sulla bassezza di una certa comunità.
Miseria senza nobiltà che si spande dalla Pennsylvania e colpisce tutto il mondo occidentale.
Quanti biechi truffatori hanno spillato danaro a omuncoli assettati di guadagni vantaggiosi, facili? Quanti hanno affidato il loro danaro a gente disonesta, piuttosto che affidarsi a canali più legittimi?

Evidentemente, questo tipo di messaggio non è apprezzabile nella terra delle opportunità. Un ritratto così amaro, pessimistico, sotto il segno di una miseria morale quotidiana. deve essere corretto
Ma si! Deve essere proprio così. Basti vedere come un'opera cruda e reale, quale è "Detroit", sia stata messa in un angolo, per le nomination degli Oscar
Agli americani non va di guardare in faccia la loro miseria e le loro debolezze. Lo possono fare solo se addolcite, rese meno pesanti, con una spruzzata di buon umore e sentimento a caso
Per questo motivo, si prende il documentario e lo si trasforma in una adorabile e tipica commedia yankee.
Voglio esser sincero: come film funziona. La classica commedia americana, immancabili luoghi comuni e inni all'amicizia, con un buon ritmo e un discreto cast. Certo, non metto in dubbio il carisma di Jack Black, come sempre trascinante e divertente. Io vorrei sottolineare un altro punto.
Lo so che viviamo tempi in cui la morale è meglio bandirla (d'altronde siamo liberi e spensierati viviamo sfogando le nostre soddisfazioni e "che male c'è?") comprendo che il cinema non è trasposizione della realtà e in un certo senso anche gli autori del documentario, hanno optato per una visione più vicina al loro veder le cose.
Io lo capisco, tutto è show ed intrattenimento.
Però quando si arriva a mistificare, falsificare, una storia vera per buttarla sul ridere, mi par che si compiano solo danni. Al di là della bontà del prodotto (ripeto è una buona commedia).

Jan, di proposito, ha cercato di far soldi in modo illegale. Avvisato più volte dalle autorità del suo stato, ha promesso di smettere, ma non l'ha mai fatto. Ha inventato cifre assurde per attirare gli investitori, alle autorità ha sempre dichiarato un numero assai inferiore di clienti ( al fine di ripagar pochissimo per i danni causati), si è comportato da cretino assetato di danaro e potere. Sopratutto ha coinvolto persone che lo stimavano, mentendo e falsificando, piuttosto che chiedere aiuto quando era il momento di farlo. Per non dire del concorso di bellezza truccato, i soldi portati al Vaticano per un'udienza papale.
Di mezzo c'è andata la gente comune. Complice del giro di Jan, ma prima di tutto vittima.

Nel film tutte queste cose sono filtrate dall'umorismo. C'è un tizio un po' naif che rimane vittima di un piano orchestrato male, ma cazzo è un buon americano! In fin dei conti è sbadato, tenta in modo poco onesto la fortuna, ma è simpatico! Arrivano anche a inventare una relazione tra la suocera e un membro della band.
Ripeto : sono persone vere. Storie vere. Ci vorrebbe più tatto, attenzione, inventare particolari secondari, ma non usare una commedia per la riabilitazione di un delinquente. Dando la colpa di tutto agli investitori. I quali, senza ombra di dubbio, sono colpevoli ma non tanto quanto il fautore della truffa.
Il documentario mostra anche la ferocia delle persone truffate, l'idiozia della legge americana che confonde giustizia con vendetta. Tutto questo nel film non c'è.
Giusto che sia così, d'altronde stai vedendo una commedia.
Però a me lascia l'amaro in bocca.
In quanto è giusto rendere cinematografica una vicenda reale, ma la moda di trasformare persone discutibili in eroi di film leggeri, credo sia del tutto fuorviante. Un po' come quando si trasformano i criminali in eroi romantici.  Puoi far un'operazione di rappresentanza del reale, per un pubblico vasto e cercare la battuta e lo spettacolo, questa è l'industria cinematografica! Ma non cancellare le colpe, lo squallore, la miseria, umana e sociale alla base di certe storie.
Questo modo di fare alla lunga ci porta a non prendere sul serio la vita sociale. Siamo deresponsabilizzati, scusati, giustificati, a vivere in modo leggero con il solo scopo di far danaro ed aver successo. Non esistono rapporti umani sinceri - nel documentario questa cosa è palese- ma persone da sfruttare, per un piccolo e mediocre sogno
In più va segnato come i dissidenti dei paesi comunisti, alla fine, si possano etichettare col marchio: Pirla! Drogati di fama di seconda mano, egoisti e mediocri.
L'operazione simpatia attira il pubblico ma sacrifica un senso civile ed etico, fondamentale anche al cinema.

venerdì 27 gennaio 2017

Hell or high water di David Mackenzie

Ci sono storie che non hanno bisogno di grandi effetti speciali, situazioni originali, colpi di scena su cui basare tutta la struttura
Raccontano un vecchia, dannata, sporca storia e i suoi personaggi non hanno nulla di eroico,  non sono nemmeno tipi che vorremmo frequentare. Fanno cose sbagliate, vivono esistenze randagie. Vittime e carnefici di un sistema economico e sociale che ha messo in ginocchio le fasce meno abbienti, quelli che non sanno stare al passo coi tempi.
Non importa che sia una persona malata, non importa che si metta a repentaglio vite umane. Bisogna far cassa.
Questo non significa che i due fratelli rapinatori di codesta buona pellicola non abbiano colpe pesanti, non siano responsabili delle loro scelte, che rimangono assolutamente criminali e ingiustificabili, Ci viene solo fatto notare che l'ambiente e condizioni sociali, le dinamiche di classe o politiche sono fondamentali. Perché almeno uno dei due fratelli se non fosse costretto dalla "crisi" e dai rapporti di forza sfavorevoli, sarebbe sicuramente una persona onesta
E in fondo, come mostrano alcune scene del film, lo è rimasto.



Perché esser tra i buoni e cattivi non è cosa scontata. Basta poco per trovarsi dalla parte del pericolo pubblico. Ci vuole ancora meno a passar dal difendere la legge alla legge della vendetta.
I personaggi riescono sempre a farci un po' pena,  proviamo compassione per costoro. Sono deboli e fanno scelte sbagliate, ma hanno anche una missione lodevole: i fratelli riprendere il loro ranch e donarlo ai figli di uno di loro due, l il Texas Ranger servire la legge, proteggere i cittadini.
Fra di loro: paesi di rara bruttezza, desolazione, città di cow boy pronti a sparare in ogni occasione, di cameriere che forse meriterebbe altra vita, rapporti famigliari in crisi.
A brillare in questo paesaggio di rabbia e violenza è la figura dell'anziano Texas Ranger, ormai giunto a un passo dalla pensione, e il suo rapporto di lavoro e personale con il suo collega di origine indiane: Alberto.
Per tutto il film l'anziano prenderà in giro,anche pesantemente, il suo collega. il loro rapporto è speculare a quello dei fratelli, in un certo senso è come se essi fossero testimoni della forza dei legami, l'unica cosa che ci salverebbe da un mondo altrimenti spietato.
In fin dei conti non succede nulla di nuovo, in questo film: dei tizi fanno delle rapine e una coppia di tutori della legge li insegue. Conta il come vengono messi in scena e scritti questi personaggi. In ultimo dagli attori.
Jeff Bridges è formidabile: il suo personaggio spicca sul resto del film e devo dire che sposta di gran lunga il giudizio sul terreno del "positivo".
Indolente, sornione, eppure efficiente al massimo. Un uomo che rudemente nasconde la sua profondissima umanità dietro gli sberleffi all'unico amico che ha: un collega. Un uomo solo, ormai sul viale del tramonto, senza gloria, senza passare per la via della leggenda. Un onesto lavoratore.
Certo la storia dei due fratelli ci commuove,  ci interessiamo di loro, ma l'attenzione è tutta sul personaggio dell'uomo di legge.
Perché è quello che ha un brusco cambiamento a un certo punto.
Non c'è pace sulle strade soffocanti del Texas, i peccatori non sono perdonati e non subiscono nessuna redenzione. Rimane l'amarezza, la rabbia, il senso di perdita e sconfitta perché per riprendersi la vita, la casa, e donarla ai figli, si è perso troppo.
"Hell or high water" è una dolente ballata southern,  una triste canzone country di cui conosciamo da generazioni il testo e la melodia
Cinema medio, non eccezionale o imperdibile, ma di grande qualità

mercoledì 23 maggio 2012

IL TUNNEL DELL'ORRORE di TOBE HOOPER

I Rolling Stones hanno simpatia per il diavolo?Bene,la mia va tutta a un povero diavolo,anzi a un "povero diavolo,che pena mi fa!!!"come canterebbe il grande Riccardo Cocciante dadada,(come finiva nei 70 le sue canzoni,si come Vasco Rossi,ma perlomeno non ha mai rovinato Creep dei Radiohead.Grande Ricky),insomma questo qui è uno dei fondatori della new wave,questo grande uomo è uno che ha donato alla storia del cinema dell'orrore un capolavoro che quando moriranno gli immortali,sarà ancora lì a vantarsi con altri suoi amichetti zozzi al bar delle leggende cinematografiche,che poi dico ..sto parlando di :Non aprite quella porta.Ed è quello che fra tutti gli altri Maestri reputo il più schiettamente sincero e passionale nel suo fare cinema in un certo senso disturbante e anche sottilmente tradizionale,quasi fiabesco a volte.
Hooper non è un genio mi sa,e son anche pronto a dirvi che non mi pare abbia un talento fortissimo.Tipo che lo vedo come lo zio beone,pecora nera,ma anche dal cuore d'oro okkeio?E che fa?Ti racconta storie. Vedi ,mamma e papà non hanno tempo ?Zio Tobie,che ci metti a letto il pupo e mi raccomando raccontagli qualcosa.Quello che ti combina?Ti racconta una bella storia.Ti piace come titolo :il tunnel dell'orrore,bimba mia?E la vuoi sentire?

Tu immagina una cittadina media e mediocre in qualche parte dispersa nell'America provincialotta.Siccome siamo un po' nostalgici ,cominciamo con la citazione di Halloween,che diventa la citazione di Hitchcock (Psycho), che diventa La moglie di Frankeistein ,trasmesso in tv.Giusto per farti capire che amiamo il genere,come spettatori e non saccenti post citazionisti modaioli che fanno i fighi storpiando e rovinando con la presunzione degli ignoranti i capolavori del passato.Dico,una cittadina americana media,con una famiglia americana media.La figlia maggiore deve uscire con il suo tipo e una coppia di amici,vanno al luna park.Certo daddy ha detto alla sua bambina che ultimamente si son verificati tragici incidenti durante le soste di quel maledetto luogo di divertimento,però alla fanciulla poco interessa.Fa un po' la musona,ma poi cambia idea e via al luna park.Viene seguita dal fratellino minore,che tanto c'è spazio pure per lui.
Sono quattro ragazzi normali in un normale paese,eppure si avverte ben subito la minaccia.Il Luna Park è pieno di gente strana,ambigua,una sottile e malvagia sensazione di pericolo,di sprofondare nell'inferno,proprio dietro l'entrata del tunnel dell'orrore.E per prepararsi al sacrificio i quattro vagano di intrattenimento in intrattenimento sempre più squallido e deforme.Lo sceneggiatore è stato bravo nel scrivere certi personaggi,che hanno spazio minimo ,ma lasciano il loro segno,(dal mago interpretato da William Finneley,quello che più mi inquieta è il tizio del baraccone dedicato agli animali freak:son vive,vive ,vive,brrr...),Hooper ci descrive in pochi movimenti della mdp e in inquadrature precise l'inferno.
Fin qui siamo in attesa,ci sarà senza ombra di dubbio un mostro.No?Cioè,è un film dell'orrore e noi vogliamo un mostro ,un fottutissimo mostro cinico,crudele,ma anche battutaro eh!
Invece no!Cioè:il mostro c'è,ma non è come voi giovinastri cresciuti con le cazzate attuali pensate che sia.L'intuizione dello script e la messa in scena,puntano ad altro.
Il film diventa un piccolo,fragile,normale,poema senza versi e in prosa elementare dello Squallore,ma sopratutto della Pietà e della Pena.Potevano puntare su effettacci,la condanna della mostruosità fisica anche come mostruosità dell'anima,potevano farci odiare i cattivi e invece no.I cattivi sono una coppia:padre e figlio.I padroni del Tunnel dell'orrore.Il ragazzo è nato deforme,con un viso da creatura non umana e vive in totale ,assoluta solitudine.Come tutti i ragazzi sente il bisogno di avere rapporti con l'altro sesso,o anche un po' di affetto.Chiaramente gli è negato e di fronte alla negazione lui ammazza.Il padre lo sa,come sa che dopotutto sarà lui l'unica sua compagnia durante la vecchiaia.Una situazione umanissima,straziante,dolorosa,che però ci viene descritta senza sentimentalismi e ruffianerie.Son pur sempre assassini,ma allo stesso tempo vittime.Le stesse vittime sono 4 ragazzotti normali,un po'stupidi,ma non meritano certo la morte.

Per questo amo profondamente questa pellicola,che senza grosse genialate,ma in modo onesto mette in scena una delle storie più tristi mai portate su schermo.Uno dei mostri più toccanti,umani,disperati mai visti dopo la saga di Frankeinstein,ecco spiegata la citazione iniziale.
Bè,questa è la storia bimba mia,ora zio Tobie ha da fare,ok?Devo andare a cercare quel bastardo di Stevie e invitarlo a un giro nel ....tunnel dell'orrore!!!!

sabato 31 marzo 2012

UN GELIDO INVERNO di DEBRA GRANIK

Sai come si dice dalle nostre parti di cowboy brianzoli?La verità sta sempre nel mezzo.E mi pare un bel modo di dire.
Si,perchè è vero che il cinema ammmmmereggggano sia ormai finito e spacciato.La moda effimera del post citazionismo tarantiniano è chiaramente troppo debole per potere essere definita come la vena d'oro del cinema yankee,dopo il buon inizio si è rinchiusa in se stessa ,ripetendo una formula che ha diviso profondamente gli spettatori,quelli indisciplinati come me non la sopportano affatto.Lo stuporismo yankee e l'insulsaggine delle commediole romantiche ,ha devastato i linguaggi per nulla banali delle commedia,delle pellicole sentimentali e delle opere di fantasia.Il mainstreem e l'indipendente alla moda sono ad un passo dalla fossa.
Purtuttavia vi è una parte del cinema yankee che ha ancora qualcosa da dire,un linguaggio non involutivo e non finto alternativo,una grande attenzione ai personaggi.
Certo a furia di essere essenziali e anti retorici si cade nel difetto di una possibile debolezza rappresentativa,troppo minimale.Di essere un piccolo film.Però la forza di queste pellicole sta nei personaggi,nelle facce degli attori e attrici,nel riprendere vite dure e ambienti ostili come sono.

Un gelido inverno è un piccolo film,certamente,sicuramente gli Oscar-premi che a me non dicono nulla essendo una parata di ammmmereggganate tronfie e pleonastiche- se li è meritati assolutamente quel capolavoro che è Il Discorso del Re,ma non possiamo togliere al film della Granik tutti gli applausi che si merita.
Ree Dolly è una ragazzina di 17 anni che la vita ha reso più dura e matura rispetto alle sue coetanee.Il fatto è che la teenager non se la passa per nulla bene.Vive con la madre,catatonica e assente,un fratellino e una sorellina più piccoli e tanti,ma tanti guai.Il padre è uno spacciatore di metanfetamine.Per uscire dalla prigione ha impegnato la fattoria e quel poco di terreno a loro disposizione.Lo sceriffo avvisa la giovane che qualora il padre non si presentasse in tribunale scatterebbe l'esproprio della famiglia dalla casa.
Ree si mette alla ricerca del padre,ma si imbatte in un muro di omertà.

La regista ci mostra un pezzo di white trash americana,senza giustificazionismi di sorta.Non sono dei poveri cristi che cadono per disperazione nella delinquenza,o anche se lo fossero ,alla regista non importa mostrarci questa parte.Ci mostra un campionario di bestie sconsolate,abbandonate,per questo rabbiose,nate come erba cattiva.Che sanno solo usare la violenza,proteggersi a vicenda,coltivare l'omertà.In mezzo a questi rifiuti, spunta Ree:un fiore selvatico.Un grande personaggio,lontano dalle derive pseudo femministe delle donne risolute che menano,sparano,manco fossero rambo in versione dopo l'operazione,ma nemmeno delle vittime a tutti i costi.La ragazzina cerca di difendersi come può,testarda cerca il padre e si scontra con il muro di gomma delle reticenze,degli inganni,viene anche pestata brutalmente dalle donne della famiglia,ma testarda non demorde.Troverà ad aiutarla,a modo suo, solo lo zio.Un altro splendido personaggio.Uomo tormentato,solo,indurito,che alla fine cerca una sorta di vendetta la quale purtroppo o saggiamente non ci viene mostrata dalla regista-io avrei concluso il film in un bagno di sangue e morte con in sottofondo epitaph dei king crimson,magari usando la mdp in modalità dolly carellato,cioè riprendendo dall'alto per dare l'idea di una vendetta "divina",bella questa idea?No?Vabbè...-non sono da meno nemmeno gli altri personaggi.Tutti sconfitti e rancorosi,in un'america di provincia degradata,disumanizzata,squallida.E lo squallore te lo senti tutto,senza enfasi,senza eccessivi turbamenti.Così come è.
Certo ,come un altro piccolo grande film:Frozen River, l'asciugare le situazioni porta a una certa insoddisfazione per lo spettatore,tuttavia il risultato finale è davvero convincente.Solitudine,abbandono,violenza,disperazione,miseria umana prima ancora che economica,tribalismo che sostituisce uno Stato assente ,la legge debole e asservita al clan,l'esercito che dovrebbe essere il rifugio dei disperati,ma che non li vuole nemmeno illo.Su tutto questo brillano le figure della ragazzina-una bravissima Jennifer Lawrence- e lo zio.A modo loro i personaggi forse migliori.
Opera comunque degna di nota,coinvolgente e sottilmente spietata,ad avercene di film come questo.
Dategli un'occhiata,ok?

lunedì 12 dicembre 2011

BENEDIZIONE MORTALE di WES CRAVEN

Non mancano,nella cinematografia americana, i film sulle minoranze religiose e rurali.Amish in "Witness",altri in "Sabato Tragico",ora gli Ittiti in questo buon film del maestro Craven.
Martha sposa Jim,un ittita.Il matrimonio non è ben visto dalla comunità che si mostra ostile con la povera donna.Il giorno dell'anniversario del primo anno di matrimonio l'uomo muore misteriosamente,travolto dal suo trattore. La giovane vedova riceve la visita di due amiche,le quali vorrebbero sollevarle il morale.Anche perchè Martha è perseguitata dal suocero e da un giovane non troppo sano di mente:William.Il quale continua a parlare di Incubus di qui e Incubus di là,ma ci rimette le penne anche lui.Strani omicidi avvengono infatti nella zona,che oltre alla minoranza rurale e religiosa e a Martha ospita anche una strana coppia di madre e figlia.
Tanto sangue e terrore sembra placarsi quando vengono smascherati i colpevoli umani,ma proprio mentre sembra che tutto sia finito....

Tu capisci che siamo arrivati alla fine del cinema per come oggi non si sia in grado di scrivere storie degne di nota. Non è sempre così,esistono film assai interessanti e degni di nota,tuttavia spesso sono relegati nei meandri del circuito indie.Non è un male,ma è chiaro come a nessuno interessi far circolare in settori più vasti nomi e pellicole di grande interesse per il genere.
Il mainstream americano è in preda alla malattia del prequel,remake,reboot e cazzate immani.Si affidano a giovanotti yankee tamarramente patitanti e provenienti dal mondo dei videoclip.Tanto che fanno categoria a sè:i Videoclippari de noantri.Perchè alla fine un Julian Temple aveva gusto e fantasia,questi son rozzi e scadenti.Idioti.
Ora come si comportavano i grandi nomi del new horror con il genere?Con serietà e spirito critico.Non era solo un film horror che devo spaventare i Pupi,il genere orrore veniva inserito in un preciso contesto reale/sociale. Tanto che la final girl di turno se la doveva vedere anche con un ambiente di per suo malsano e pericoloso, poi aggiungici anche lo strano tipo con la motosega.Figlio e prodotto di quel contesto.
Insomma un uso-uso la parola bandita e proibita?- "politico" del genere.Non ci sono cazzi.Gran parte del cinema di serie b,in mano a veri autori e non a mestieranti,è anche questo:visioni militanti e combattive senza bandiere e slogan,ma usando i generi per parlare alle masse.

Questo film rappresenta anche uno scontro tra civiltà:quella rurale,tradizionalista,fanatica,reazionaria e quella cittadina ,senza radici e tuttosommato debole e presuntuosa nel non voler ascoltare gli avvertimenti dei campagnoli. Girato benissimo con scene oniriche inquietanti-l'incubo di sharon stone- e altre ad alto tasso di tensione:il serpente nella vasca,lo scontro pre-finale contro le due assassine.Mostrando come i registi veri vogliano non fare idiozie per un pubblico di teste di cazzo,ma un buon prodotto per della gente normodotata.
A mio avviso questo film è davvero degno di nota e merita di essere visto.
Il finale è suggestivo e potente,però..Mi sembra una classica fulciata di pessimismo un po'forzato.Però è davvero ben fatto!

Menzione speciale al grande Ernest Borgnine ,un perfido Ittita capo della minoranza.Fanatico e spaventoso,(basti la scena dove mena un ragazzino),e anche a una giovine Sharon Stone.

mercoledì 23 novembre 2011

GIORNO MALEDETTO di JOHN STURGES

Un ottimo film di John Sturges con un cast di prima grandezza;spencer tracy,lee marvin,ernest borgnine,robert ryan.
Un uomo monco a un braccio,arriva nel paese di bad rock-luogo sperduto nella profondissima provincia americana- la sua presenza mette in agitazione i cittadini che lo accolgono male-tranne il medico del paese-l'uomo cerca un cittadino di quel posto di origine giapponese-siamo nel 45 a guerra appena conclusa- subirà pressioni e violenze affinchè se ne vada.Testardo riuscirà a veder sconfitti i cattivi di bad rock

Un bellissimo film che indaga sul lato nerissimo degli yankee-anche se qui siamo dalle parti di dixie- mettendo in luce problemi serissimi della società americana:intolleranza,razzismo,codardia violenta e aggressione per cancellare le diversità-d'altronde hitler si ispirò al valoroso popolo americano e al genocidio dei pellerossa per le radici del nazismo-ottimo cast:tracy,ryan,marvin
Una grande storia lineare,solida,roba che ora sarebbe un evento vedere rappresentata al cinema.

giovedì 10 novembre 2011

SABATO TRAGICO di RICHARD FLEISCHER

Notevole film del grande artigiano Fleischer,il quale in meno di un'ora e mezza gira una solidissima pellicola che mescola dramma,denuncia della ipocrita vita americana,e poliziesco.

Un trio di banditi decide di rapinare una banca di uno sperduto paesello di provincia americana.Nel frattempo un dirigente delle miniere locali viene tradito dalla moglie e lui se ne duole,una giovane infermiere attira le attenzioni morbose del direttore della banca,un uomo anche lui dirigente delle miniere è alle prese con il figlioletto che viene deriso dai compagni perchè il padre non è eroe di guerra.Una famiglia di quaqqueri o una roba simile vuol vivere in pace,ma la violenza la colpirà facendola agire
Che poi è una figata questa cosa della volontà di dio,come per tutto il film o quaqquero che poi non lo sei nemmeno,ce la meni contro la violenza e poi ammazzi a forconate un povero banditello?
Il film ha un ottimo ritmo,i personaggi sono davvero ben descritti e hanno tutti la loro zona buia da nascondere e che però viene a galla.Un sistema ipocrita,dabbenista,di grande squallore,meglio i banditi va!
Ricordatevi:Richard Fleischer è un ottimo regista,recuperatelo

sabato 4 settembre 2010

MISERY NON DEVE MORIRE

Paul Sheldon è uno scrittore di successo.La sua fortuna si basa sulla creazione di un personaggio Misery,eroina di una lunga serie di romanzi polpettoni rosa.Volendo dar sfogo al suo bisogno di scrivere un romanzo che sappia dargli il sostegno anche della critica.
Purtroppo rimane vittima di un incidente stradale ,e per sua massima sfortuna viene salvato da Annie.Un'infermiera sua grandissima,fanatica ammiratrice.
La donna venuta a saper che Misery è morta nell'ultimo romanzo torturerà sadicamente lo scrittore affinchè riporti in vita la sua eroina.

Rob Reiner dirige un buon thriller usando pochissime ambientazioni-la stanza,la casa,qualche squarcio di paesaggio-e avendo a disposizioni due grandissimi attori:James Caan e Kathy Bates
Il film tratto dal romanzo-bellissimo- di stephen king,analizza il rapporto tra scrittore e pubblico
Dove il primo è prigioniero,cannibalizzato e torturato dai desideri e aspettative-bassissime- del popolino,viene anche affrontato il dilemma :letteratura come mezzo di produzione di massa o possibilità di dar sfogo alle proprie ambizioni artistiche?
Film e libro da "leggere e vedere"

mercoledì 8 aprile 2009

LE COLLINE HANNO GLI OCCHI di WES CRAVEN

La famiglia sembra ormai essere diventata l'unico rifugio,l'unico posto,dove un essere umano possa crescere .
In realtà è proprio il contrario,il famigliarismo è un elemento assolutamente reazionario,la creazione di una rappresentanza di rapporti sociali in un microcosmo.Con regole e rapporti di forza come nella società,che poi è una serie di nuclei famigliari in presunta comunicazione tra di loro.
Enfatizzata dai politici della destra spesso,e sopratutto da quelli che ne hanno + di una, come massima rocca di difesa nei confronti dei problemi e rischi che vengono da fuori-mostrando in questo modo quanto la classe politica sia incapace di gestire e superare le problematiche del tessuto sociale-è purtroppo a volte una vera e propria prigione infernale:vuoi per i pessimi rapporti che avvelenano le vite dei singoli componenti,vuoi per violenze spesso tenute nascoste,vuoi per una profonda crisi a cui cerca di reagire chiudendosi in un clan.



Il film di Craven mette in mostra queste dinamiche attraverso lo scontro tra due famiglie :una di mostruosi assassini cannibali e l'altra di cittadini civilizzati e normali.
Finiti fuori strada in una zona desertica la famiglia dei civili verrà massacrata dalla forza brutale dei derelitti sadici e omicidi.Fino alla riscossa,che trasformerà i superstiti in feroci giustizieri ancora più barbari dei loro persecutori,da non sottovalutare la vendetta animalista-come simbolo di ricompensazione di tutte le torture e violenze spesso nemmeno tenute in considerazione dalla gente ,nei confronti dei cani e degli animali in genere-che vede il cane di famiglia trucidare due componenti della famiglia cannibale per vendicare la morte di una cagna.

Craven ci mostra il lato brutale e oscuro della provincia americana,quella dei pionieri,del vero spirito americano.
Una storia brutale e piena di sangue quella che si nasconde tra i paesaggi assolati e desolati della provincia,dove dietro la natura e i metodi franchi e diretti si nascondono follia e massacri.

Un bellissimo film che ha avuto otto anni dopo un seguito di minor fortuna diretto sempre da Craven e poi due remake ad opera di Araja.

Da vedere!

UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA di JOHN BOORMAN

Quattro amici decidono di passare un week -end navigando su un fiume, in una zona che scomparirà presto per lasciare spazio a un lago.
I cittadini si mostrano estranei e un po'arroganti nei confronti dei paesani del luogo,ma questo non sembra sortire nessun problema particolare.
La tragedia scatta quando due cacciatori violentano uno dei cittadini e per difesa Lewis,quello che pare il capo della banda, uccide uno degli aggressori.

Il gruppo si scontra e scioglie sul dilemma se dirlo o no alla polizia,apparte dexter il più razionale e onesto , tutti gli altri decidono di non dire nulla alla polizia e di seppellire il cadavere.

Dexter sopraffatto dalla propria coscienza non resiste e si uccide annegandosi,causa però i ribaltamento della sua canoa contro quella dei compagni. Risultato il ganassa Lewis,quello che dei 4 si sente più vecchio pioniere, si spezza una gamba. Tra paura di vendette da parte dei montanari,natura selvaggia e crudele, o forse solo indifferente, la paranoia aumenta e i baldi cittadini si scoprono essere bugiardi,assassini,primitivi.


Il tema dello scontro tra civilità e natura , è alla base di questo ottimo film che in realtà dice anche altro e di più. La natura reale degli esseri umani,così fragili e vittime/carnefici in balìa della pura istintivita conservatrice sia ad opera degli hillibillies che dei cittadini apparentemente civili. L'indifferenza totale e la profonda solitudine che colpisce l'uomo quando si trova sperduto nella natura,la paranoia che spinge la comitiva a credere di essere al centro di una possibile vendetta e che porta uno di loro ad uccidere uno sconosciuto.

Questo film rappresenta il lato oscuro della america di provincia e la sua anima nera.Esattamente come altri due capolavori del genere:"guerrieri della palude silenziosa", "le colline hanno gli occhi"

Molto valido il cast formato da :burt reynolds,jon voight,ronny cox, ned beatty

Boorman si mostra come un grande regista capace di creare un clima di disperazione e abbandono solo con pochi tocchi di regia