La stagione che preferisco in assoluto del genere horror è quella degli anni 70: new wave of horror. Come la chiamavano, o forse...Come la chiamo io. Comunque ci siamo capiti,vero? Sotto la spinta dei movimenti sociali, della crisi economiche e politiche, una giovane generazione cresciuta contestando porta nel genere tutti gli elementi che conosce e vede in prima persona..Non è solo questo, per molti è rielaborare omaggiandolo i vecchi maestri,ma il tutto crea una corrente e degli autori di devastante importanza e pulcretudine.
L'orrore fino a quel momento era affare letterario,di secoli prima,ambientati in lussuosi e lugubri castelli. Robe da aristocratici e nobili perversi ,in contrasto con la classe borghese fiorente e crescente.
La svolta è proprio questa: basta ambientare storie in tempi passati, niente nobili interpretati da validissimi attori teatrali, niente ambientazioni lussuose. Il Realismo entra prepotente anche quando la materia è orrorifica,ma saranno i figli degeneri della nazione a maciullare gli ignari cittadini americani. La famiglia di cannibali nel Texas,e quella che vive selvaggia in quel lurido posto dove le colline hanno gli occhi. Forse è stato Psycho a cambiare le carte in tavola, anche se il discorso inizia con quel capolavoro assoluto di Occhio che Uccide, di Powell
Fatto sta che il mostro classico e il cattivo classico,perde importanza e ruolo nelle nuove storie del macabro. I mostri sono figli di un'America profonda,isolata,che nasconde la follia sotto il velo della moralità,ma che è del tutto indifferente al dolore e alla morte altrui ed è pronta anche a sacrificare i suoi figli ingannandoli,usando patria e famiglia e dio,ma poi lasciandoli soli a farsi massacrare in Vietnam oppure in un qualche motel ,in una qualche sudicia cittadina del sud.
Tra questi giovani c'è ne uno che per me ha un talento naturale nel rappresentare il cuore nero della provincia americana,nel creare atmosfere disturbate e disturbanti, di mostrare il sudicio,sporco,squallido che muove l'orrore,smitizzandolo e rendendolo una cosa davvero abominevole e raccapricciante:parlo del sottostimatissimo e sottovalutatissimo :Tobe Hooper.
Il quale con questa pellicola per me firma il suo manifesto programmatico, la summa della sua "poetica " filmica,mostrando il primitivo e terrificante terrore che si nasconde dietro la mente umana e il desolante abbandono ,la trascuratezza, i rapporti umani logori e deviati,l'astio che si nasconde in una qualsiasi cittadina di quella che si reputa la più grande nazione del mondo.
Non c'è un momento di tenerezza in questa pellicola, non esiste un briciolo di felicità , non ci sono personaggi positivi,ma presenze grigie e quotidiane, o gente che ha da nascondere qualcosa, tenutarie di postriboli,padri arroganti e borghesi, (Mel Ferrer, che tornerà a confrontarsi con i coccodrilli nel film : Il Fiume del Grande Caimano di Martino), o nevrotici e ridicoli, ( William Finley,lo rammentate?Purtroppo ci ha lasciato l'anno scorso,ma è stato il protagonista di quella bellissima e fondamentale pellicola che è:Il Fantasma del Palcoscenico, o per pellicole sempre del grande Brian come :Le due sorelle.),vittime urlanti e isteriche, il tutto girato in una notte nera e cupissima.
La sensazione è quella di cadere in un incubo e non riuscire a svegliarsi, si respira pesante un'aria malsana che ci toglie il respiro,siamo abbandonati in un terra dove solo la violenza e la morte regnano pigramente sovrane.Non c'è bisogno di grossi trucchi,di spendere molto denaro,perchè quello che conta è lì: Il Male. Quello che ha la faccia del vecchio che tutti pensano pazzo,ma non nessuno muove un dito per sistemare la situazione.Persi al bar o nel bordello,oggi rincorrono volutamente alla foto finto sporco,molto chic.
Qui invece quella fotografia è presente con una sua devastante potenza,che da una parte crea atmosfere quasi irreali,ma dall'altra è la vera rappresentazione della morte e della sopraffazione,sciogliendosi e accompagnando la recitazione e la discesa negli inferi dei personaggi.
La storia si ispira a un vero serial killer, d'altronde in America non mancano , Joe Ball. Questo simpatico individuo pare avesse proprio l'abitudine di trucidar le persone e gettarle in pasto agli alligatori
Il caratterista Neville Brond porta sullo schermo uno dei peggiori e oscenamente folli tra gli assassini rappresentati al cinema.
Il vecchio Jud è completamente fuso,reduce di guerra forse,vive in un motel fatiscente e come compagnia ha solo quella di un alligatore,ma lui dice che è un vero coccodrillo africano. Il film a mio avviso è la versione sordida,perversa,malata,bassa di Psycho: il motel come luogo cardine dell'azione,il proprietario folle,ma sopratutto la genialata che la possibile eroina muore subito e muore male.
Il vecchio uccide con una falce,come se fosse davvero il Triste Mietitore che tutti incontreremo.La sorella investiga con il padre,ma diversamente della sorella della povera Marion di Psycho,questa non determina nulla,non agisce su nulla,è quasi un mezzo del destino che ha scelto attraverso di lei,di far fuori quel vecchio demente.
La natura onnivora divora tutti:santi e peccatori,sgualdrine per caso e onesti padri di famiglia,e alla fine porrà conclusione alla tristissima esistenza di Judd. Vittima e carnefice disturbato e disturbante,come nessun altro.
Rammentiamo la pellicola anche per il cast che è davvero pieno di glorie: ho parlato di Mel Ferrer, William Finley,ma non dimentichiamo un giovanissimo Robert Englund,( il violento e schifoso Buck),o la piccola Kyle Richards,protagonista del film La Macchina Nera e anche presente nel cast di Halloween.
Per me è il film horror del 1977 ^_^
