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martedì 26 gennaio 2021

ANTEBELLUM di Gerard Busk e Christopher Renz.

 Immaginate.

Prendetevi tutto il tempo, rilassatevi. Provate a pensare a un giorno normale, uno dei tanti. I rumori nella sala, probabilmente vostra madre sta preparando la colazione, o per la strada: macchine, uomini e donne indaffarati che camminano veloci lungo il marciapiede. Rumori di sottofondo rassicuranti, quotidiani, vi fanno sentire a casa.

Ecco...  la casa. Niente di che, ma vostra. Sulla parete bianca del corridoio avete attaccato le foto di una vita e i diplomi. A volte vi piace fermarvi e ammirarle; vi soffermate in particolare su quelle che vi ritraggono felici e sorridenti con gli amici e con il vostro amore. Non vi guariscono dalle ansie, dalle nevrosi, dalla paura immotivata, ma in  un certo qual modo vi danno la forza per un sorriso, un ricordo dolce che vi commuove per qualche secondo.

Vivete la vostra vita, avete un nome, 'dei genitori, forse anche voi vi siete costruiti una famiglia. I piccoli sono la vostra vera e unica felicità. L'eredità per far sapere, in un tempo che speriamo lontano, che siete vissuti. C'era un uomo o una donna, con dei nomi, degli affetti, delle speranze.

Ancora non sapete che arriveranno degli uomini e vi porteranno via.  Costoro vi legheranno delle catene ai piedi, vi trascineranno con forza all'interno di barche e vi porteranno lontano. Il viaggio è lungo, molti si ammaleranno e moriranno. Ben presto l'odore della morte, della sporcizia vi entrerà nella testa. Alcuni impazziranno. 

Dove sono finiti i vostri famigliari? Gli amici di una vita? Cosa vogliono questi uomini mai visti prima? Ci hanno tolto ogni possibilità di comunicare. Siamo spariti nel nulla.

Ora, in un piazza durante un giorno di mercato, vi hanno messo su una specie di palco. Non dovete declamare poesie, cantare una canzone, no. State in piedi, fermi. Sentite parlare, ma non potete capire nulla. Cercate con gli occhi visi conosciuti, domandate nelle vostra lingua cosa stia capitando e perché, ma nessuno vi risponde. 

Improvvisamente vi afferrano e vi sbattono su un mezzo di trasporto. Ci sono altri uomini e donne con voi. Qualcuno urla, forse un nome, forse è solo disperazione.

Dopo un lungo viaggio ecco che arrivate a destinazione. C'è una casa di lusso,  indubbiamente più bella della vostra, la magione si trova situata nel mezzo di un vastissimo campo. Vi ricorda un po' quello che vedevate sempre distrattamente a casa vostra, quando correvate a chiamar gli amici per un po' di svago.

Altri, invece, assoceranno quel campo alla fatica del lavoro, la sofferenza paterna, dei fratelli, degli zii. 

Siete arrivati a destinazione. Non siete più uomini e donne con un nome, una storia, una nazione, ma oggetti. Da usare, rompere, gettare, abusare. 

Tutto normale e giusto. Certo, forse a un certo punto qualcuno vi dirà che siete liberi, ma è una cosa che riguarda quegli uomini così diversi da voi.Perché l'economia cambia e l'evoluzione monetaria, di commercio, di produzione, si sposta su altre merci.

Per un po' hai l'illusione di essere libero, ma le statue dei tuoi rapitori e dei tuoi aguzzini, che si ergono sui piedistalli nel centro della città,  ti ricorderanno sempre di non vantarti troppo. Possiamo sempre distruggevi. Lo facciamo e non paghiamo.

Almeno che non ci sia una guerra feroce, spietata, sanguinosa, ma non credo tu possa permettertela. Ti schiavizzo senza catena, basta toglierti la tua storia e la dignità.

Il prologo a questa riflessione indisciplinata serve solo per spiegare per quale motivo una storia di afro americani ci deve interessare. Non piacere, non esser presa come riferimento per la mia vita, basterebbe solo riflettere su una parte importante della nostra storia di bianchi.  O meglio di uomini del capitale, che abbiamo usato come catena per sfruttare altri popoli- colonialismo- e altre persone- la situazione di schiavismo dei proletari nei posti di lavoro- una volta che riusciamo a dire che abbiamo schiavizzato e privato di una vera vita una parte degli esseri umani, poi possiamo e dobbiamo difendere i distinguo.
Per esempio, io da uomo e da etero riconosco che per secoli e secoli le donne e gli omosessuali hanno vissuto in modo diretto e indiretto una certa pressione nei loro confronti. La moglie era come un animale da bestiame, una cosa che ci serve, il gay un depravato da eliminare. Una volte che io ci ragiono su per bene, poi giustamente posso dire ci sono molti maschi etero bianchi cis che sono stati vittime del sistema, morti in guerre volute dai padroni,  e posso anche dire che l'amicizia virile è molto più profonda rispetto a quella cosa descritta dalle donne. Lo posso fare perché credo che molte loro rivendicazioni, questioni spinose, siano serie e vadano recepite, discusse, senza barriere e senza " questi sono panda da difendere a prescindere" come esseri umani, anche litigando. 
Per cui una volta che riesci a far questo passo, capirai molte cose di questo film


Non è contro i bianchi o contro i maschi. Non sta dicendo che basta aver la pelle chiara per esser un nostalgico dello schiavismo. Ma, che vi piaccia o no, un numero di persone bianche continua a sostenere un'immagine romantica di quel periodo. Altri non hanno idea di cosa fosse, alcuni provano nostalgia di quei bei giorni in cui violentare una schiava africana era un fatto normale. Una nazione che campa sull'idea di sogno da imporre ai suoi cittadini e da esportare nel mondo,  non farà mai davvero i conti con il genocidio del popolo dei pellerossa e con lo schiavismo. Non può farlo perché abbiamo ripulito anche il lontano ovest, per illuderci di essere i buoni.  La violenza è talmente efferata, che per forza di cose dobbiamo mitigarla, metterle le redini e condurla nel carrol, dove la teniamo a bada.

Questa cosa non capita solo agli americani, noi italiani la viviamo assai bene con l'eredità del fascismo, del nostro imperialismo colonialista, giustificato sempre e comunque, perché siamo brava gente. Siamo Alberto Sordi e non Roatta. Ci fa comodo pensarlo.


La paura del dolore, della sofferenza, questo ci hanno insegnato. Poi, per carità, siamo sempre in prima fila a lamentarci di quanto stiamo soffrendo e della fatica, del poco tempo, alcuni per queste cose anche si ammalano. Concentrati solo sui nostri piccoli guai, quelli degli altri non vogliamo ascoltarli. Non ci appartengono, non sono come noi.

Invece  il dolore degli altri appartiene. Perché abbiamo in comune il fatto di esseri umani. Non vuoi accettarlo o capirlo? Va bene. Non sei pronto per discuterne, per metterti in discussione. 

 Questo film ci porta a riflettere sullo schiavismo e sulla rappresentazione che noi ne facciamo.  Non è una specie di Radici, in cui si vuol dare/ restituire la storia a chi ne è stato derubato, questo film parla proprio agli americani medi e bianchi, che non trovavano nulla di osceno nel veder delle persone vive intrappolate dietro a dei vetri, mentre rifacevano scene di vita quotidiana in Africa- cito il libro La Ferrovia Sotterranea, da leggere prima della visione di codesto film o insieme, fate voi-  non trovano niente di sbagliato nella rappresentazione di un periodo, perché finzione.  Tutto è finto e siccome mi mostri un fatto storico, anche quello è falsato, pompato dai soliti fanatici.


Per cui della critica cinematografica me ne fotto.  Che l'abbiano respinto, non mi stupisce. E vi dirò: non hanno tutti i torti, non è un film perfetto. Volete sapere quale è il suo difetto più grosso? La seconda parte. Troppo frettolosa, l'eliminazione dei nemici- a quanto ho goduto, ma quanto- è un po' tirata per i capelli, e il discorso della protagonista alla conferenza stampa un po' troppo banale.  Tuttavia è un film davvero buono. Il lunghissimo piano sequenza iniziale,  le immagini potenti al rallenty dell'incendio purificatore, la cavalcata sul fronte di guerra, sono immagini fortissime, stupende, di grande potenza cinematografica. 

Ed ha un'idea assai interessante, efficace,  di collegamento tra passato e presente, non così fantascientifica.  Lo schiavismo non è stato del tutto debellato. Qualora si trovasse un finanziatore serio,  si potrebbe ripetere nel piccolo, in qualche stato sudista,  in qualche piccola cittadina, un'esperienza simile. Perché quello che per alcuni è dolore e sofferenza, una storia che va oltre la tragedia, per altri è un fatto di tantissimi anni fa, "che cazzo vogliono ancora". Lo puoi comprendere anche se sei bianco. Forse non troppo in profondità, ma puoi sforzarti di farlo.

Antebellum ci parla di come filtriamo attraverso la rappresentazione dello spettacolo pagine durissime e reali della storia di una nazione. Si potrebbe farlo in Germania con i lager o da noi con il fascismo. In questo è universale. 

Oltretutto colpisce un punto dolente, questo in modo involontario o forse è solo una mia idea, degli aguzzini che tormentano la protagonista, prima rapendola e poi condannandola a rivivere le violenze quotidiane dello schiavismo, c'è una donna. 

Certo mi si potrà dire che è vittima del patriarcato in un certo senso, ma non ci credo.  La questione di posizione sociale, di razza, ha un peso molto forte anche se ci fosse il matriarcato.  Perché noi disprezziamo il misero, il debole, questa è la dottrina del capitalismo. Per questo lo scontro finale vede protagoniste due donne. È lo scontro di classi, di etnie, di oppressi e oppressori.

Non ho detto molto della trama perché non voglio rovinarla.  C'è un colpo di scena, verso a metà, che riassume tutto quello che vi ho detto sulla rappresentazione della storia, di come è percepita da chi faceva subire certe cose e come viene vissuta di nuovo sulla loro pelle, da chi invece l'ha subita.

Ora sta a voi, qualora vi sentireste in grado di poter analizzare, riflettere, aver voglia di approfondire il  tema del film, guardatelo. Altrimenti non c'è nessun esercito del politicamente corretto che vi impone di vederlo a tutti i costi.  Per me, pur riconoscendo i limiti, va visto.


lunedì 11 novembre 2019

MOTHERLESS BROOKLYN di EDWARD NORTON

Uno dei ricordi più cari che ho della mia infanzia e pre-adolescenza sono senza dubbio i pomeriggi estivi, quando la scuola era finita o stava finendo. Passavo quelle giornate a bere bibite fresche, vabbè latte e menta, a leggere ( lessi per due volte in cinque giorni It) o a veder vecchi film in tv. Tra una replica e l'altra dei programmi invernali, gli inutili best of delle varie sit- com, capitava di imbattersi in visioni che su una persona assai giovane possono risultare sovversive e potenti. Indimenticabili.
Da questi lunghi, caldi, oziosi pomeriggi estivi nasce la mia passione per il cinema americano di fine anni 40 e inizi anni 50, prima che Macharty facesse la sua comparsa sulla scena politica di un paese che si sogna democratico e libero.
Nella mia mente accudisco con cura e affetto le immagini di film come Bacio della morte, per via del personaggio ferocissimo di Richard Widemark, tanto per fare il nome di una pellicola.
Il film di Norton, in un certo senso mi ha fatto ritornare a quelle visioni.
Il film, tratto da un romanzo di Jonathan Lethem autore anche del soggetto, è un progetto a cui Norton pensava da anni e poi rimandato per molto tempo. Mi auguro possa aver un buon riscontro di pubblico perché è un omaggio sincero al genere e a quel periodo del cinema hollywoodiano.  In particolare apprezzo il fatto che non sia un'opera copia e incolla di classici del noir o dell'hard boiled e che faccia capolino anche una certa urgenza politica molto legata al cinema americano degli anni sessanta e settanta, quando la vecchia e pachidermica Hollywood lasciava spazio alle esigenze di narrazione figlie dei mutamenti politici e sociali.
Certo non è un film da seguire pensando ad altro, non c'è nel finale un regolamento di conti a colpi di pistola o altro. Esattamente come nel Grande Sonno, ci troviamo alle prese con un film dalla trama complessa e complicata, la vittoria arriva ma attraverso compromessi, un senso sottile di giustizia, per questo vi invito a prestargli massima attenzione.
Ecco, una cosa che è andata quasi del tutto persa: l'attenzione.  Ci stanchiamo subito, perdiamo la pazienza, vogliamo cose molto semplici e dirette, che al cinema ci siamo venuti per svagarci non per impegnarci e concentrarci su una visione o un racconto.
E non sto parlando di cinema altamente sperimentale, ma di un robustissimo, solido, ottimo film hard boiled/noir a sfondo sociale.
Sopratutto è un film di personaggi, ben legati al genere, ma strutturati in modo davvero notevole. Cioè con quel rispetto per la rappresentazione di persone con le loro paure e voglia di giustizia.  Senza la retorica dell'eroe privo di macchia e paura, o l'eroica portavoce del popolo che sulle barricate inveisce contro il cattivo di turno. I protagonisti sono uomini e donne problematiche, a partire dal protagonista, Lionel. Lui è affetto dalla sindrome diTourette ed è una rielaborazione della classica figura del detective di molte storie noir. Non è forte, un pistolero infallibile, un picchiatore o altro. Semplicemente non vuole che l'omicidio del suo capo e figura paterna di riferimento passi sotto silenzio.
Ecco, ho trovato molto bello il fatto che Lionel e soci fossero tutti orfani, ai quali il personaggio di Bruce Willis fa da padre, offre a loro un lavoro, una sorta di vita più o meno normale.
Le indagini portano a soffermarsi su un potentissimo uomo d'affari che tiene in mano l'intera città.  Ed è qui che entra in gioco l'aspetto politico del film: il problema dei quartieri abbattuti per far spazio a opere pubbliche o per trasformare zone assai popolari e abitate in prevalenza da afro americani, in quartieri per il ceto medio bianco.
Coetes nei suoi libri descrive spesso e volentieri i grossi problemi che la popolazione nera deve affrontare per tenersi case spesso anche malridotte . Il film di Norton affronta questo problema mettendo in luce le disparità sociali, l'indifferenza con cui i milionari gestiscono la vita degli altri, l'ingiustizia di un sistema democratico solo a parole.
Lo fa senza alzare troppo la voce, senza eclatanti scene madri, ma è preciso nella sua denuncia.
L'opera mantiene un giusto equilibrio tra speranza e amarezza, alla fine forse sullo schermo non vediamo trionfare la giustizia in modo spettacolare come ci piacerebbe ma rimane la soddisfazione che persone reiette, escluse, emarginate, possano lottare con fierezza fino a delle vittorie se  non della guerra perlomeno di qualche battaglia importante.
Per cui se doveste amare il cinema americano di fine anni quaranta, il noir/hardboiled, e i bei film classici, solidi, senza sbavature, ecco vi consiglio di andar a veder questo film per me assolutamente riuscito.

lunedì 7 ottobre 2019

Joker di Todd Philips

Da un paio di anni c'è stato un cambiamento di rotta nel far cinema da parte di alcuni registi di commedie, spesso demenziali e con tendenze a una volgarità tanto libertaria quanto infantile, non possiamo definirlo movimento o svolta epocale,  perché riguarda principalmente due o tre registi (ma di Jay Roach dopo l'ottimo film su Trumbo ho perso le tracce per cui non so nemmeno se valga la pena citarlo insieme agli altri due, voi comunque rivedetelo Trumbo che è bello assai) rimane il fatto che l'idea di regista di genere o di commedie, non è un marchio d'infamia  e che partendo da quel tipo di linguaggio, di esperienze si possa poi approdare in un ambito più politico, radicale, di contaminazione di linguaggi e generi.  Penso ai film di Adam Mackay sulla crisi del 2008 o Chenney, penso a quel bellissimo film , che in pochi hanno visto e considerato dal titolo di " Trafficanti", diretto da Todd Phlips. Opera irriverente, dissacrante, tanto grottesca e comica quanto amarissima e pessimista, sulle vicende di due idioti americani che fanno i soldi vendendo armi.
"Trafficanti" rimane una commedia, per i ritmi, i tempi, la costruzione di situazioni e personaggi, ma lascia intendere che questo genere ha un potenziale enorme se ben utilizzato.

Questo prologo serve per spiegare che Philips stava cercando di maturare una visione dei suoi prodotti in cui la commedia non serve più a far ridere e a renderci spensierati, ma è un mezzo che è servito da prima a veicolare un messaggio sull'arrivismo economico americano e i suoi danni, parlo di Trafficanti, e ora è un'illusione salvifica, una debole speranza, per salvarci dalla violenza costituita come regime contro le masse.
Joker potrebbe essere la pietra tombale sulla commedia americana, ad alcuni questa cosa garberebbe assai, nel senso che la risata non è più liberatoria o libertaria. La leggerezza e l'intrattenimento gentile delle battute non può nemmeno illuderci di poter sollevare il nostro morale. 
Ridere non è più un elemento che ci unisce in una sorta di salvifica gioia collettiva, ma è il grido straziante di dolore di un uomo solo, malato, abbandonato.
Il film par dire che in questo mondo  vittima di pochissimi e spietati imbecilli che usano il potere politico con lo stesso spregio per le regole con cui il sistema economico domina le vite delle masse sempre più amorfe e anonime)  l'unica cosa che ci rimane è una follia latente, feroce, pronta ad esplodere per far tabula rasa di ogni cosa.  Vorrei dire agli sceneggiatori che non siamo nel Medioevo dove le masse sapevano che dovevano incendiare il castello del nobile e non la capanna del vicino,  però a ben vedere la folla che dietro una maschera da clown  invade le strade, non ha slogan politici e obiettivi chiari. Essa è pura e totale rabbia individuale, senza causa, che si accompagna a quelli di altri uniti dal fatto di sentirsi dei pagliacci, buffoni, costretti dal direttore del circo a esibirsi nello spettacolo delle loro vite vuote e disperate.
Questa scelta è una rielaborazione moderna del cinema anni 70.
Philps omaggia il cinema della Warner degli anni 70, dedica la sua opera all'immaginario scorsesiano e cita alcuni capolavori del grande regista italo americano. Tuttavia credo che Taxi Driver non sia il vero metro di paragone, seppure è presente nella pellicola il fantasma di Travis.  In Taxi Driver c'era un uomo che tornava a casa a pezzi dopo la guerra. Un evento estraneo alla sua vita e alla sua Nazione, non tanto una malattia psicologica dovuta a una madre folle e continui maltrattamenti.  Travis ha un lavoro "sicuro" che viene giudicato tale dalla società, fa parte di un gruppo di persone ben definite, visibili. Arthur e i suoi colleghi sono l'immagine dei nuovi lavoratori. Non tanto diversi dai promoter nei centri commerciali, sono invisibili, derisi,  senza diritti sindacali o appartenenza a un settore preciso del mondo del lavoro. Travisi vive in una società che sta precipitando a folle velocità verso la follia, Arhtur e quelli come lui, raccolgono i detriti di una guerra persa. Ci sono dei vincitori, i ricchi, quelli che manovrano l'economia, e poi delle bestie impazzite e impotenti, in attesa di assaggiare il sangue, ma per il momento ammaestrate e addestrate a soffrire. In silenzio, in modo anonimo, soli.
Travis cerca in qualche modo il contatto con gli altri, in un qualche modo la sua figura finale è quello di un angelo della vendetta. C'è una sorta di giustizia divina proletaria che colpisce il male nella e della società, anche se in un contesto di totale alienazione.  Arthur non sa che pensare e badare a se stesso, le sue illusioni di riscatto sono debolissime, non può far altro che ridere dei sentimenti, delle aspirazioni che ha.
Certo i personaggi hanno in comune la paranoia, la violenza che esplode e diventa un mezzo per riprendersi la vita e il ruolo nella società, ma sono profondamente diversi perché i contesti in cui si muovono sono lontani l'uno dall'altro.  Si uniscono solo nel gioco sempre più normalizzato e standardizzato della continua citazione per cinefili.
Invece trovo sia più pertinente il paragone con" Re per una notte" con il comico famoso e di successo che è l'ossessione di un fallito che si reputa divertente.  Mi par che l'idea dello spettacolo come ancora di salvezza e riscatto delle vite mediocri e dolorose dei perdenti, perché nel show appari e sei amato,  sia molto simile tra le due pellicole, però anche in questo caso gli autori operano una scelta che parte dall'omaggio a quel cinema per portarla direttamente ai giorni nostri.  Rupert in fin dei conti tentava di costruirsi un personaggio, aveva un canovaccio comico da cui prender spunto,  Arthur non è un comico nemmeno dilettante, è uno che vorrebbe far quel mestiere. Crede di far ridere ma non ha uno straccio di copione, se non gli appunti disordinati sul suo quaderno che però non hanno a che fare con battute o spunti ironici. Sul palco oltre che ridere follemente, racconta la sua vita, il suo dolore.
Non è più tempo di trasformare il malessere in comicità, ma di sprofondare in esso.
Non lotta per "ripulire la società", non vuol diventare davvero un comico di successo, vive in un mondo ormai giunto al capolinea. In cui le contraddizioni, le dinamiche sociali e politiche non influiscono più di tanto sulle scelte egoistiche del capitalismo, anche quello che si spaccia amichevole e green.
Per cui non rimane che la violenza per la violenza, veder bruciare la città, ascoltare il melodico e straordinario canto che sono le suppliche di un vile impiegato di Wall Streete, scena potentissima e meravigliosa che mette a nudo la pochezza e codardia della classe dominante, rimane il fuoco e la ripetizione infinita di una maschera, quella del clown, che dovrebbe esser di sollievo ma in realtà è solo il ritratto più vicino a un povero diavolo, che però non ci fa pena. Perché è respingente, non vuole essere aiutato in verità.
Alcuni si lamentano del semplicismo del messaggio, come se la loro amata Greta dicesse cose complicate o profonde, altri- quelli che hanno prenotato un posto in prima fila nella spazzatura della storia- si lamentano per la solita accusa al capitale, altri parlano di questo film come se fosse un'opera sperimentale, poi ci sono quelli che sono entrati in fissa con Taxi Driver o altre cose.
Io ho apprezzato molto questo film perché rimane comunque un film di genere. Non è la rielaborazione di un Autore, non siamo di fronte a un'opera epocale e d'avanguardia, ma a quel magnifico, meraviglioso, film  artigianale fatto davvero bene.
Non è originale affatto, e allora? Dopotutto mi meraviglia che la spocchia dei cinefili dell'era di internet abbia impedito a costoro di vedere quanto questo film sia debitore con l'idea di cinecomic che ha avuto Nolan ai tempi dei suoi Batman. Tuttavia è un buonissimo prodotto che unisce intrattenimento e discorsi semplificati, certo, ma non avulsi o estranei al contesto storico in cui viviamo. Come Greta parla ai ragazzini, questo film parla a quelle fasce di spettatori che non fanno politica, non fanno quasi nulla ma  si sentono ingabbiati e non capiti dal mondo.
Joker è il simbolo della nostra rabbia distruttrice soffocata dietro una risata che non seppellisce nessuno, ma libera il male che cova in noi. Temo che non basteranno un Cliff Booth e Brandy a fermarlo.,
Perché se Tarantino sogna un mondo possibile grazie al cinema, Joker lo nega e rigetta.
Per essere un film legato al genere è più radicale e pessimista di molte opere decisamente migliori e più profonde.
Per finire Joacquin Phoenix, memorabile e straordinario.

In fine un omaggio al grande Ginger Baker e ai Cream che con la loro White Room fanno da sottofondo alla rivolta finale.

giovedì 1 febbraio 2018

The man who would be a polka king/ the polka king

Il cinema può filmare la verità?Gli è concesso il potere di riprendere ciò che è assolutamente reale, oppure è solo mistificazione e falsificazione della vita vera?
Esiste un limite in cui la rappresentazione di una storia accaduta veramente, non dovrebbe essere superato? Attraverso il mezzo cinematografico, possiamo stravolgere i fatti, riderci sopra, sminuire le colpe, di persone che hanno rovinato la loro vita e quella di altri? La fantasia nella ricostruzione dei fatti, deve tener conto di qualche regola precisa, in ambito etico, oppure è tutto show? Quanto è credibile la redenzione tramite un film comico (quando non ci sarebbe nulla da ridere) ?
Sono tutte domande che mi son posto (e che pongo a voi) dopo aver visto il bellissimo documentario di John Mikulak   e  Joshua Brown :The man who would be polka king.



Il documentario è il ritratto amaro di un mediocre con grossi problemi di ambizione. Jan scappa dalla Polonia comunista, per ricominciare una vita nel paese delle meraviglie: L'America. Per realizzare il suo sogno fa mille lavori, zelo e costanza, come a gran parte dei mediocri, non mancano a questo dissidente tanto vivace e col dono della simpatia. La sua vita cambia quando si trasferisce dal Canada, agli Stati Uniti. Egli è venuto a sapere, che in Pennsylvania ,  vi è una grande comunità di polacchi. Perché non cominciare da lì, fra connazionali, la sua scalata verso il Successo?
Fino a qui è una classica storia americana: lo straniero che dopo tante fatiche ed ostacoli, fa i soldi e trova il grande amore.
Un classico, vero?Solo che la narrazione americana non si basa solo sulla rappresentazione fantasiosa di un paese, alla base vi è una vera e propria mistificazione, falsificazione, manipolazione dei fatti. Due cose assolutamente diverse.
Lo notiamo benissimo se mettiamo in confronto questo documentario, col film tratto da questo lavoro. Da una parte ci viene mostrato quello che è Jan e la sua comunità,  nella pellicola si assume Jack Black, la si butta in farsa, si usa la simpatia che suscita l'attore per riabilitare un criminale.

Il documentario ci mostra la sua scalata attraverso una truffa economica ai danni dei suoi ammiratori. Uomini e donne anziane, che si fidano di quel tizio così cordiale, alla mano, disponibile con tutti. Jan inventa un sistema che non sa gestire e governare, viene pure avvisato una prima volta di non vendere cambiali senza autorizzazione statale. Lui invece di fermarsi complica e rovina le cose. Oltre alla musica, apre un tristissimo negozio di souvenir polacchi, finanzia viaggi in tutte le capitali europee ( duranti i quali lascia intendere ai partecipanti di quanti soldi potrebbero guadagnare se investono nella sua società).  In breve ottiene una vasta visibilità.
I due registi dipingono un amarissimo affresco di gente comune, divorata dalla loro mediocrità e peggio ancora, dalle loro smodate ambizioni.
Jan e sua moglie, sono persone davvero piccole, incapaci di gestire le loro azioni criminali. Non vi è un reale pentimento in loro,  al massimo riconoscono di aver esagerato " a un certo punto". Però risultano poco credibili, così come i loro sogni, in fin dei conti, sono davvero penosi.
La mania di grandezza di lui fa sentire la moglie in ombra e che le viene in mente, per trovare un suo spazio? Partecipare a un concorso di bellezza. Perché solo diventando Miss Pennsylvania, ella trova conferma delle sue qualità. Il desiderio di una quindicenne, nel corpo di una donna di trenta e passa anni.
La partecipazione della donna al concorso, porta i primi veri guai all'imbroglione polacco.
Fino al declino totale.

Sicché il documentario decide di seguire non solo un uomo, ma un'intera comunità. Portando a galla tutto lo squallore, la mediocrità, la cattiveria ignobile, i tradimenti e le falsità; da parte di Jan e dei suoi investitori.
Lui non diventa mai un santo, al massimo gli si concede di esser un pirla. Uno ossessionato dal denaro, dal successo, che ha usato un metodo illegale e ne paga le conseguenze. Però nemmeno i truffati risultano delle persone a cui affezionarsi, fosse solo per il senso di giustizia. Davanti alla macchina da presa sfilano i classici vecchi bramosi di soldi facili, di guadagni illimitati, gente non sprovveduta, come molti pensano, ma avida. Talmente ossessionati dal denaro di fidarsi del primo che passa, ma che " parla bene", "è simpatico". Per cui non sono delle persone ingenue, ma classici rappresentanti della piccola borghesia.
Una classe in cui la sete di danaro, da accumulare e non toccare, è la base della loro superflua vita.
Alla fine della visione, l'opera dura solo sessantasette minuti, ti ritrovi colpito e affondato da così tanto squallore. Comprendi di aver visto un lavoro in cui si tenta, cosa non da poco, di lasciar passare un messaggio preciso, una visione forte e dolorosa, sulla bassezza di una certa comunità.
Miseria senza nobiltà che si spande dalla Pennsylvania e colpisce tutto il mondo occidentale.
Quanti biechi truffatori hanno spillato danaro a omuncoli assettati di guadagni vantaggiosi, facili? Quanti hanno affidato il loro danaro a gente disonesta, piuttosto che affidarsi a canali più legittimi?

Evidentemente, questo tipo di messaggio non è apprezzabile nella terra delle opportunità. Un ritratto così amaro, pessimistico, sotto il segno di una miseria morale quotidiana. deve essere corretto
Ma si! Deve essere proprio così. Basti vedere come un'opera cruda e reale, quale è "Detroit", sia stata messa in un angolo, per le nomination degli Oscar
Agli americani non va di guardare in faccia la loro miseria e le loro debolezze. Lo possono fare solo se addolcite, rese meno pesanti, con una spruzzata di buon umore e sentimento a caso
Per questo motivo, si prende il documentario e lo si trasforma in una adorabile e tipica commedia yankee.
Voglio esser sincero: come film funziona. La classica commedia americana, immancabili luoghi comuni e inni all'amicizia, con un buon ritmo e un discreto cast. Certo, non metto in dubbio il carisma di Jack Black, come sempre trascinante e divertente. Io vorrei sottolineare un altro punto.
Lo so che viviamo tempi in cui la morale è meglio bandirla (d'altronde siamo liberi e spensierati viviamo sfogando le nostre soddisfazioni e "che male c'è?") comprendo che il cinema non è trasposizione della realtà e in un certo senso anche gli autori del documentario, hanno optato per una visione più vicina al loro veder le cose.
Io lo capisco, tutto è show ed intrattenimento.
Però quando si arriva a mistificare, falsificare, una storia vera per buttarla sul ridere, mi par che si compiano solo danni. Al di là della bontà del prodotto (ripeto è una buona commedia).

Jan, di proposito, ha cercato di far soldi in modo illegale. Avvisato più volte dalle autorità del suo stato, ha promesso di smettere, ma non l'ha mai fatto. Ha inventato cifre assurde per attirare gli investitori, alle autorità ha sempre dichiarato un numero assai inferiore di clienti ( al fine di ripagar pochissimo per i danni causati), si è comportato da cretino assetato di danaro e potere. Sopratutto ha coinvolto persone che lo stimavano, mentendo e falsificando, piuttosto che chiedere aiuto quando era il momento di farlo. Per non dire del concorso di bellezza truccato, i soldi portati al Vaticano per un'udienza papale.
Di mezzo c'è andata la gente comune. Complice del giro di Jan, ma prima di tutto vittima.

Nel film tutte queste cose sono filtrate dall'umorismo. C'è un tizio un po' naif che rimane vittima di un piano orchestrato male, ma cazzo è un buon americano! In fin dei conti è sbadato, tenta in modo poco onesto la fortuna, ma è simpatico! Arrivano anche a inventare una relazione tra la suocera e un membro della band.
Ripeto : sono persone vere. Storie vere. Ci vorrebbe più tatto, attenzione, inventare particolari secondari, ma non usare una commedia per la riabilitazione di un delinquente. Dando la colpa di tutto agli investitori. I quali, senza ombra di dubbio, sono colpevoli ma non tanto quanto il fautore della truffa.
Il documentario mostra anche la ferocia delle persone truffate, l'idiozia della legge americana che confonde giustizia con vendetta. Tutto questo nel film non c'è.
Giusto che sia così, d'altronde stai vedendo una commedia.
Però a me lascia l'amaro in bocca.
In quanto è giusto rendere cinematografica una vicenda reale, ma la moda di trasformare persone discutibili in eroi di film leggeri, credo sia del tutto fuorviante. Un po' come quando si trasformano i criminali in eroi romantici.  Puoi far un'operazione di rappresentanza del reale, per un pubblico vasto e cercare la battuta e lo spettacolo, questa è l'industria cinematografica! Ma non cancellare le colpe, lo squallore, la miseria, umana e sociale alla base di certe storie.
Questo modo di fare alla lunga ci porta a non prendere sul serio la vita sociale. Siamo deresponsabilizzati, scusati, giustificati, a vivere in modo leggero con il solo scopo di far danaro ed aver successo. Non esistono rapporti umani sinceri - nel documentario questa cosa è palese- ma persone da sfruttare, per un piccolo e mediocre sogno
In più va segnato come i dissidenti dei paesi comunisti, alla fine, si possano etichettare col marchio: Pirla! Drogati di fama di seconda mano, egoisti e mediocri.
L'operazione simpatia attira il pubblico ma sacrifica un senso civile ed etico, fondamentale anche al cinema.

venerdì 1 dicembre 2017

DETROIT di Kathryn Bigelow

La violenza è alla base degli Stati Uniti d'America. Una nazione nata anche attraverso il genocidio dei pellerossa, che ha prosperato usando lo schiavismo, ed ha costruito una società con regole feroci e rigide, nella quale la distanza e differenza fra popolari ed esclusi è forte e netta.
Domenico Losurdo, in un suo libro assolutamente da leggere intitolato : "Democrazia o Bonapartismo", edizione Bollati Berlinghieri, pone gli U.S.A. nella seconda categoria ( quella del bonapartismo). Il filosofo critica molti aspetti della vita politica americana, soffermandosi in modo particolare sulla dinamica delle elezioni.
Certo l'America, in questo saggio politico, non è la sola nazione a esser criticata svelando la contraddizione tra democrazia e una pratica che devia da essa,; d'altronde il sottotitolo è: trionfo e decadenza del suffragio universale. Per cui è un discorso che riguarda l'Occidente tutto.
Una parte di mondo che si basa su tante libertà ma allo stesso tempo soffoca e reprime minoranze, classi meno abbienti e crea ampi luoghi di isolamento ed esclusione sociale.
Io penso che negli Stati Uniti questo modello sia espresso in modo più spietato e limpido.
Il libro da me citato all'inizio di questo post, prende in considerazione come nella campagna elettorale ogni voce indipendente faccia fatica ad emergere per colpa di un sistema che esclude l'outsider ( pochissimo spazio in tv,  poco danaro da poter spender per la propria visibilità in campagna elettorale) .
Dovrei rileggerlo perché molto interessante sotto vari punti di vista.
Ritornando più specificatamente al tema della violenza nella società americana, si potrebbe citare anche il cinema, come mezzo che veicola certi modi di gestire i conflitti. In quello più classico l'eroe è un perfetto americano che spazza via la marmaglia dei nemici  di turno,  simbolo dei coloni che riuscirono a piegare alle loro esigenze le terre più inospitali. Gran parte del cinema classico (peraltro  pellicole spesso avvincenti e memorabili) propone questa figura dell'Eroe, o per dirla alla maniera di mio padre:  quel fort  ( quello forte).
La forza è l'elemento che distingue un buon americano dal resto del mondo che magari rifiuta il modello yankee.
Tutto cambia colla stagione brevissima ed intensa della New Hollywood.  La figura dell'eroe si trasforma in quello di distruttore e la violenza edulcorata del cinema classico esplode con prepotenza, ferocia, lucida crudeltà. La nazione è stata costruita ed è popolata da mostri.
Questa atroce verità può essere accettata dal Grande Paese? No. Tanto che si è dovuto creare una leggenda da esportazione e che avesse anche il ruolo di educare il proprio popolo: Il sogno americano
L'idea che ognuno fosse libero e avesse pari opportunità, spesso strumentalizzando pochi casi in cui questa convinzione è diventata reale,  è la grande bugia che ci hanno e si sono raccontata.
Tutto questo discorso si basa anche sull'idea bizzarra che una Nazione possa essere innocente, come se si parlasse di un essere umano.
Ovviamente nell'umanizzazione di uno stato e una società come quelle americane,  loro sono sempre il vicino di casa affabile, simpatico, alla mano.
Peccato che questo vicino abbia l'inclinazione a usare in modo eccessivo e disinvolto le armi, che imponga colla scusa della democrazia da esportare il proprio sistema economico-sociale e che non sia bastato un presidente degli Stati Uniti afro americano per impedire alla polizia di sparare a cuor leggero contro ogni nero in circolazione.

Io penso che per comprendere fino in fondo questo bellissimo e meraviglioso film, si debba aver chiaro la situazione della popolazione afro-americana. Per questo motivo potrebbe essere d'aiuto la visione e la lettura di opere che trattino il tema della questione afro-americana. Noi avremmo maggiori informazioni sul tema presente nel film e potremmo comprender meglio cosa abbia scatenato la rivolta e la successiva repressione
Grazie a Netflix ho avuto modo di vedere un ottimo documentario intitolato  XIII Emendamento. 
In questa opera si spiega come dopo la Guerra di Secessione, il Sud degliStati Uniti fosse devastato economicamente e colpito a fondo. La nazione non poteva permettersi questa situazione che minava lo sviluppo economico e la stabilità sociale. Per arginare e risolvere questo aspetto negativo della fine del conflitto si prese una parte del XIII emendamento ( ogni cittadino è libero tranne chi commette atti criminali, questo più o meno il succo)  per far arresti di massa tra i maschi afroamericani. Questi vennero usati per i lavori forzati e adoperati nella ricostruzione del Sud. Queste deportazioni pesarono moltissimo su quella parte della popolazione americana, creando e aumentando i conflitti razziali. Durante tutta la storia degli Stati Uniti si son create emergenze sociali che hanno colpito a fondo , in primis, la popolazione afro americana.
Ho letto un libro molto interessante su questo argomento:  Tra me e il mondo  di Ta- Nehisi Coates .
Questo libro è una lunga lettera scritta dall'autore al figliolo, nella quale egli spiega al suo bambino, cosa voglia dire esser neri in America.
Voi sapete che vuol dire? Principalmente che il tuo corpo non ti appartiene. Esso è di proprietà della polizia, delle bande, di una violenza sempre presente anche nei rapporti famigliari. Perché l'oppressione rende le vittime oppressori di altri esseri umani.  Un padre represso e umiliato da una società razzista e classista tenderà a prendersela col figlio piccolo.
L'autore in un brano di questa lettera spiega benissimo i modi che usa la sbirraglia americana per aver un pretesto, basta uno solo, come scusa per sparare a un nero.
Questa parte del libro la noti benissimo nel film della Bigelow e del suo fidato sceneggiatore Mark Boal. Mi riferisco alla sequenza dove due neri inscenano davanti ai loro amici e a due ragazze bianche quello che di solito succede tra sbirri e afroamericani.
Un modo per spiegare come stanno le cose: veloce e di grande impatto.
Io ho voluto iniziare questo post da lontano e non parlando dettagliatamente del film, perché ci tengo che si sappia e capisca una cosa importante: non è stato un caso.
Detroit non è stato un caso isolato, l'improvvisa esplosione di follia che ha colpito gli abitanti dei quartieri poveri della città Come non sono casi isolati o dettati dalla violenza di pochi criminali, le altre rivolte della popolazione afro americana . Da Detroit a Los Angeles,  ricordiamo il caso Rodney king, fino alle ultime di qualche anno fa. Tutto si basa sulla repressione e oppressione poliziesca abbinata al degrado sociale, in cui spesso sono abbandonati i neri.
Poi dici che Spike Lee esagera...

Detroit è cinema etico e morale alla massima potenza ed è un lucido trattato su cosa sia la guerriglia.
Noi non dovremmo mai scordare che il cinema -tutta l'opera- di  Kathryn Bigelow ha come tema il conflitto e la guerra. Meglio ancora di come gli esseri umani si accostino e subiscano essa, in tutte le forme possibili e immaginabili. La questione del conflitto razziale, in particolare la violenza della polizia bianca contro i neri, era presente seppur in modo marginale, anche in Strange Days
Nelle ultime opere è venuto ad aggiungersi uno stile secco e preciso, da cronaca, conributo del suo sceneggiatore Mark Boal. Lo ripeto perchè ci tengo a precisare che alla base di un buon film vi è sempre una buona sceneggiatura. In questi ultimi tempi ,mi pare che codesta professione sia alquanto dimenticata.
Alcuni criticano il modo in cui la regista ha messo in scena questa tragedia americana.  La colpa sarebbe quella di una certa ambiguità morbosa, nel descrivere la violenza.
A mio avviso è un giudizio fallace, poiché è ben chiaro e preciso il bersaglio delle critiche da parte di regista e sceneggiatore: la polizia di Detroit.
L'opera si svolge per più della metà della sua durata, all'interno di un motel. Anzi in un corridoio di quel motel.
Qui esplode la lucidissima violenza "sbirresca".  La violenza è in primo piano perché non poteva essere altrimenti, visto i continui soprusi messi in atto dalle forze dell'ordine contro gli abitanti afro-americani
Il film, senza troppi peli sulla lingua spiega in modo preciso cosa succede a tirar troppo la corda: si spezza e una volta che accade questo nascono rivolte, sommosse, atti di guerriglia.
Il che non vuol dire condannare chi si ribella, ma semmai il metodo che può esser controproducente.
Questa è un'analisi e riflessione matura. Non c'è bisogno di far apparire i neri come vittime, perché anche se saccheggiano e bruciano le loro case, anche se vi sono dei cecchini che sparano contro la polizia, sono gli afro americani ad essere vittime del sistema. La loro reazione, per quanto scomposta, è legittimata da tutto quello che hanno patito, vissuto, nella più totale esclusione.
Bigelow e Boal non giudicano negativamente nemmeno i ragazzi del motel. Si uno di loro non ha colto da subito la pericolosità della situazione.Il giovane non ha avuto una brillante idea sparando a salve dalla finestra del motel contro gli agenti della polizia..
Però questo gesto è superato dalla reazione degli agenti. Il problema sono questi poliziotti esaltati, questi razzisti in uniforme.
La violenza insostenibile messa in scena dalla regista, non è fine a sé stessa ma al contrario crea una fortissima empatia colle vittime.
Larry Cleveland e amici sono quelli che pagano ad alto prezzo una serata come tante, in una situazione non normale. Però sono giovani e vogliono vivere, divertirsi, questo è il loro unico crimine.
Al contrario i poliziotti sono dei macellai. Forti del fatto che nessuno si metterà contro di loro, semmai se la prenderanno con quei "negri fuori controllo".
Rammento che la polizia americana è intervenuta spesso con maniere forti contro le minoranze etniche, sociali, sessuali. Tanto che , in questo ottimo film, a farne le spese sono pure due ragazze bianche.
La loro colpa? Spassarsela con dei "fratelli".
Opera etica e morale, come scritto all'inizio di questo post, ribadisco il concetto: Detroit è cinema civile, di denuncia, memoria, rabbia e dolore.
Il finale accenna un minimo di umana consolazione ma allo stesso tempo la nega poiché ci spinge a chiederci: " Come si può sopravvivere a una notte simile? Come hanno fatto tutte le vittime della repressione poliziesca?"
Il gospel finale tenta di darci un po' di sollievo ma noi sappiamo che le cose continuano ad andar male per i "dannati della terra".
 Io consiglio di vedere questo film, i motivi li ho spiegati in questo post.
Per chi volesse approfondire il tema della questione razziale, o conoscere meglio le dinamiche all'interno della comunità afro-americana consiglio questi due bellissimi libri:  Ragazzo Negro di Richard Wright edizione Enauidi e Piccola America Negra di Langston Hughes ed Longanesi.

Proprio con una poesia di questo ultimo, vorrei concludere questo post

I, Too


I, too, sing America.

I am the darker brother.
They send me to eat in the kitchen
When company comes,
But I laugh,
And eat well,
And grow strong.

Tomorrow,
I’ll be at the table
When company comes.
Nobody’ll dare
Say to me,
“Eat in the kitchen,"
Then.

Besides, 
They’ll see how beautiful I am
And be ashamed—

I, too, am America.
Io, anche io, canto America

Sono il fratello più scuro
Loro mi mandano a mangiare in cucina
Quando viene gente,
Ma io rido,
e mangio bene
e cresco forte.

Domani
Sarò seduto a tavola
Quando viene gente
Nessuno allora ci proverà
A dirmi
“Vai a mangiare in cucina”

Per giunta
Loro vedranno quanto sono meraviglioso
E dovranno vergognarsi.

Io, anche io, sono America.

giovedì 20 luglio 2017

SCAPPA- GET OUT di JORDAN PEELE

Spesso quando si discute di cinema di genere, almeno in alcuni gruppi o settori della critica sempre giovane e rebelde, ci si perde in nostalgie, intellettualismi post-popolani. difesa dell'opera di un regista o periodo storico, ma si sottovaluta sempre l'importanza del genere nel veicolare messaggi anche importanti verso le masse
Questa cosa è vista come profondamente negativa. Sa di Accademia, di Cultura, tutte cose brutte per chi parla di cinema come se stesse al bar, tra un panino e un bicchiere di vino, cito più o meno a memoria un articolo orribile, scritto dalla gggente contro quel borghese snob di Lynch ( borghese e snob è il giudizio che costoro danno del Maestro non un mio giudizio in merito)
Invece, a ben vedere, tanto ci sono opere di puro genere che vogliono solo intrattenere, ve ne sono anche moltissime che usano degli stereotipi e regole precise per andar oltre e dire altro.
Recentemente ci ha lasciato George A. Romero, ecco lui è l'esempio migliore per questo tipo di discorso. Non dico che uno si debba metter a tavolino e decidere: parlo di questo. Le opere vivono di vita propria rispetto a quelle dei loro creatori. Tanto che è spesso deludente sentir parlare registi o scrittori dei loro lavori, perché non hanno colto la loro potenza e forza suggestiva, si scherniscono dietro a " ma io volevo solo.." e così via.
Get Out, fa parte di questo modo di usare il genere, per farci riflettere sulle devianze e problematiche della nostra società

Il film  è un horror, molto ancorato alle regole del suo genere e procede diritto su questi binari. C'è la vittima che si ritrova coinvolta in una strana situazione, tanti piccoli indizi che sommandosi mostrano l'orrore, la sospensione della lucidità, la paura di dover affrontare da soli certi pericoli.
Cambia quello che cova sotto la cenere e che potrebbe dar una svolta inaspettata alla pellicola.
Qualche giorno fa stavo vedendo un bellissimo documentario sulla vita,  non facile, di Nina Simone. Gran parte di questo ottimo lavoro si basava sulla sua lotta, radicale e violenta, contro il razzismo in America. Quelli erano i tempi di linciaggi, bombe nelle chiese che causarono morti tra i più piccoli e indifesi, dell'assassinio di Martin Luther King e di Malcolm X, di black panther e così via.
In quel periodo un film come " Indovina chi viene a cena", aveva lo scopo di render più tranquilla l'atmosfera rovente che dominava la nazione. Mostrare la possibilità
Perché anni violenti e disperati generavano anche voglia di serenità e speranza.  Le strade della lotta armata e del dialogo sociale, di razza e di classe. Due modi giusti, intendiamoci. Non sono un non violento ad oltranza modello S. Tommasi, però credo anche nei rapporti di forza e la rivoluzione non la puoi fare da solo. Un film come quello di Kramer era fondamentale e utile allo scopo di una possibile pacificazione, attraverso la cosa che tutti abbiamo in comune: L'amore.
Del resto si chiamava, in originale: The Glory Of Love.
Cosa succede ai giorni nostri?
Bè, siamo convinti di aver superato la lotta di classe e anche le altre problematiche dovute al sistema politico liberal-capitalista. Il quale, non funziona benissimo, ma cazzo: meglio una pessima democrazia che un'ottima dittatura, no?
La paura di polizie segrete, di non poter illuminare il mondo col nostro pensiero, ci porta a sostenere una mediocre dittatura economica, prima di tutto, perché almeno non scompariamo dalla mattina alla sera
Il film immagina in un contesto simile, cosa accadrebbe se scomparissero alcuni elementi della società.
Si è deciso di parlare dei neri, perché sotto la presidenza di Obama, non sono mancati- da parte della polizia in principal modo- delitti contro gente appartenente alla stirpe di Kunta Kinte.
Per cui il problema è evidente, come le contraddizioni tra ricchezza assoluta e povertà disarmante nei paesi democratici e occidentali.
Solo che, oggi, pur bruciando la società non vi è spazio per la "gloria dell'amore", in quanto la precarietà non è solo un fatto di lavoro, economico, ma ci riguarda come cittadini. Incapaci di provare amore per chi è altro da noi. Lo rappresentiamo, giusto per lo spazio necessario ad ottenere qualcosa per la nostra gratificazione. Poi passiamo ad altro, un po' come la convincente fidanzata del protagonista.
Oggi certe rabbie appartengono a masse amorfe che virano a destra, oggi invitare a cena un nero verrebbe visto come elemento per darsi il tono da democratico, ma in fondo siamo più distanti verso il nostro ospite, rispetto a un Spencer Tracy di decenni fa.
Mentiamo, non per ipocrisia, ma per naturale gesto civile. Ora, non voglio nemmeno dire, come va di moda oggi, che gli unici sinceri sono le teste di cazzo legaiole e fasciste. No.
Esiste sempre una parte di bontà, amore, dedizione per il prossimo, e non è nemmeno marginale, tuttavia la forza di combattere, incidere, farsi sentire, la scoperta umana militante e non legata alla buona volontà del singolo, bè quella è pressoché scomparsa.
Dopo il 1989 c'è un solo sistema giusto, un solo modo di vivere, e se non funziona: pazienza. Cazzo vuoi ancora il totalitarismo comunista che è identico a quello nazista, secondo i pirla?
La pellicola parla di Chirs, un giovane "fratello" fidanzato con una ragazza bianca. I due partono per il classico fine settimana, al fine di conoscere i genitori di lei. Il ragazzo è un po' turbato, perché la sua amata non ha detto che lui non è un bianco ai suoi . Tuttavia viene rassicurato: suo padre è un ammiratore di Obama,
Così comincia un week end in cui il giovane uomo si sente un po' a disagio perché i suoi suoceri e i loro amici, fanno di tutto per apparire progressisti. Segno dei nostri tempi dove dobbiamo mostrare agli altri che siamo aperti di mentalità, visto anche l'accozzaglia di coglioni che popola la parte conservatrice, per cui tutti dobbiamo avere: un cane e un amico gay o straniero. Fa punti simpatia e ci definisce come un ottimo cittadino. Il tutto gestito colla delicatezza di un elefante in cristalleria.
Per cui il povero Chris sarà sottoposto a cose davvero molto imbarazzanti
Potrebbe funzionare benissimo anche senza la parte horror  questo film, perché mette in scena l'orrore del vivere comune secondo le leggi distorte di un progressismo di facciata.
Anzi ci dice : non sono progressisti e democratici, costoro. Questa parte serve solo per mascherare l'anima nerissima del paese. Ancora legata al kkk e al pensiero che i neri siano come, anzi peggio, di animali, per questo possiamo usarli per i nostri scopi criminali.
Detto questo il film è una pellicola di puro genere, per cui, questi elementi sono lasciati in superficie, per esser colti da chi vuole, ma poi si procede lungo la strada di un horror buono, come molti altri.
Non ha la potenza di Society, non è minimamente paragonabile. Se non che un gruppo di persone alla fine si scopre esser composto da malvagi con piani brutali. Manca la furia del film di Yuzna, l'elemento politico e sociale evidenziato al massimo, qui c'è ma mi par un po' in sordina.
Nondimeno, pur non essendo un capolavoro, e forse nemmeno una di quelle pellicole che tra dieci anni mi ricorderà di aver visto, Get Out è un buon film medio
Offre spazio per considerazioni anche profonde, intrattiene, ha il coraggio di non accontentare quelli che per forza tutto deve finire male. è un prodotto medio con la sua dignità filmica e di messaggio

venerdì 27 gennaio 2017

Hell or high water di David Mackenzie

Ci sono storie che non hanno bisogno di grandi effetti speciali, situazioni originali, colpi di scena su cui basare tutta la struttura
Raccontano un vecchia, dannata, sporca storia e i suoi personaggi non hanno nulla di eroico,  non sono nemmeno tipi che vorremmo frequentare. Fanno cose sbagliate, vivono esistenze randagie. Vittime e carnefici di un sistema economico e sociale che ha messo in ginocchio le fasce meno abbienti, quelli che non sanno stare al passo coi tempi.
Non importa che sia una persona malata, non importa che si metta a repentaglio vite umane. Bisogna far cassa.
Questo non significa che i due fratelli rapinatori di codesta buona pellicola non abbiano colpe pesanti, non siano responsabili delle loro scelte, che rimangono assolutamente criminali e ingiustificabili, Ci viene solo fatto notare che l'ambiente e condizioni sociali, le dinamiche di classe o politiche sono fondamentali. Perché almeno uno dei due fratelli se non fosse costretto dalla "crisi" e dai rapporti di forza sfavorevoli, sarebbe sicuramente una persona onesta
E in fondo, come mostrano alcune scene del film, lo è rimasto.



Perché esser tra i buoni e cattivi non è cosa scontata. Basta poco per trovarsi dalla parte del pericolo pubblico. Ci vuole ancora meno a passar dal difendere la legge alla legge della vendetta.
I personaggi riescono sempre a farci un po' pena,  proviamo compassione per costoro. Sono deboli e fanno scelte sbagliate, ma hanno anche una missione lodevole: i fratelli riprendere il loro ranch e donarlo ai figli di uno di loro due, l il Texas Ranger servire la legge, proteggere i cittadini.
Fra di loro: paesi di rara bruttezza, desolazione, città di cow boy pronti a sparare in ogni occasione, di cameriere che forse meriterebbe altra vita, rapporti famigliari in crisi.
A brillare in questo paesaggio di rabbia e violenza è la figura dell'anziano Texas Ranger, ormai giunto a un passo dalla pensione, e il suo rapporto di lavoro e personale con il suo collega di origine indiane: Alberto.
Per tutto il film l'anziano prenderà in giro,anche pesantemente, il suo collega. il loro rapporto è speculare a quello dei fratelli, in un certo senso è come se essi fossero testimoni della forza dei legami, l'unica cosa che ci salverebbe da un mondo altrimenti spietato.
In fin dei conti non succede nulla di nuovo, in questo film: dei tizi fanno delle rapine e una coppia di tutori della legge li insegue. Conta il come vengono messi in scena e scritti questi personaggi. In ultimo dagli attori.
Jeff Bridges è formidabile: il suo personaggio spicca sul resto del film e devo dire che sposta di gran lunga il giudizio sul terreno del "positivo".
Indolente, sornione, eppure efficiente al massimo. Un uomo che rudemente nasconde la sua profondissima umanità dietro gli sberleffi all'unico amico che ha: un collega. Un uomo solo, ormai sul viale del tramonto, senza gloria, senza passare per la via della leggenda. Un onesto lavoratore.
Certo la storia dei due fratelli ci commuove,  ci interessiamo di loro, ma l'attenzione è tutta sul personaggio dell'uomo di legge.
Perché è quello che ha un brusco cambiamento a un certo punto.
Non c'è pace sulle strade soffocanti del Texas, i peccatori non sono perdonati e non subiscono nessuna redenzione. Rimane l'amarezza, la rabbia, il senso di perdita e sconfitta perché per riprendersi la vita, la casa, e donarla ai figli, si è perso troppo.
"Hell or high water" è una dolente ballata southern,  una triste canzone country di cui conosciamo da generazioni il testo e la melodia
Cinema medio, non eccezionale o imperdibile, ma di grande qualità

lunedì 4 luglio 2016

I CANCELLI DEL CIELO di MICHEAL CIMINO

Quanto è triste, insignificante, arida, una vita che si ferma solo al successo o insuccesso di un'opera cinematografica. Come se bastasse solo un grande incasso a dar il patentino di opera meritevole.Come se non incassare fosse una colpa da dover scontare tutta una vita. Si, ripetiamolo: il cinema è industria, i film sono prodotti e quindi sotto posti alla simpatica legge del mercato, ma d'altronde questo vale per qualsiasi essere umano nel dorato mondo del capitale. Il profitto prima delle persone, delle idee, dei sentimenti, di tutto. Il mondo presentato in questo immenso capolavoro che va oltre al cinema e diventa leggenda, pur ambientato in un 'epoca passata, è attuale anche e ancora oggi.  Le democrazie occidentali, le terre dei sogni e delle libertà, sono fondate sulla tragedia e la morte degli ultimi, dei dannati della terra, degli ingannati.
Tutto questo è spiegato benissimo in questa opera davvero di rara e struggente bellezza.Perchè ecco cosa conta nel cinema, e non solo per me: La Bellezza. Che sia quella che ci incanta nel veder una scena o una sequenza, il violinista sui pattini è per me il vertice artistico di questa pellicola, sia quella dei personaggi.
Quando da personaggio si diventa persona.
Perchè dietro alla macchina economica ci sono persone che "immaginano". E quando immaginiamo, creiamo storie e quando crei storie, crei dei mondi. Con le loro città, i cittadini, i criminali, e gli eroi. Crei la vita.
E quanta vita c'è in questa monumentale, epica, amarissima, disperata, romantica, epopea americana. Americana fino al midollo, ma di quell'America che piace a me. Quella dei Guthrie, piuttosto che di John Wayne, quella orgogliosa della sua storia, ma che sa di aver una storia fatta anche di tantissime, troppe pagine nera.
Film crepuscolare, epitaffio definitivo per un modo e mondo di far e intendere il cinema, canto del cigno struggente dei sogni di gloria di una generazione, di un mondo, dove gli ideali non sono " è una vergogna, fai girare, ruspeeeee", ma fratellanza e democrazia nel senso più puro e profondo. Un mondo dove gli ultimi sono sempre gli ultimi, ma combattono con dignità, dalla parte del giusto. Dove una prostituta è, prima di tutto, una donna che merita amore. Come lo merita anche lo spietato killer,  un memorabile e indimenticabile Christopher Walken, il suo sacrificio è uno dei momenti più commoventi e dolorosi della storia del cinema
Perché qui si fa la storia. Per quelli che hanno cuore e lacrime da spendere, per chi ha la meraviglia negli occhi e si stupisce ogni volta che vede, in un film, la rappresentazione della vita. Con migliori colori e interpreti, ma al e nel cinema va sempre di scena la vita. Che siano uomini o super eroi, che siano avvocati idealisti come l'eccellente Kris Kristofferson, o il dolente, sconfitto, compagno di studi John Hurt.
Cimino in questo suo capolavoro non mette in scena solo dei personaggi che si incontrano di norma in pellicole del genere. Crea degli esseri umani mai così complessi, totali, contraddittori e veri. Tutti.
Da quelli che compaiono per poche scene, fino ai protagonisti. E tu, spettatore indisciplinato, ti lasci travolgere, ti affezioni, lotti e speri con loro.
Perché questa condanna al capitalismo criminale, dove per "progresso" si stilano liste di uomini da uccidere, dove la vita umana non conta nulla, è prima di tutto un atto di resistenza umana, troppo umana . Una grande epopea di Uomini e Donne in fuga dalla miseria, condannati a esser il nemico da abbattere da chi fa denaro nellla terra del Sogno e delle opportunità.
Ieri come oggi.
Questa pellicola è stata anche l'ultima che ho visto in compagnia dei miei genitori, prima di sposarmi e lasciare la Brianza per Firenze. Alla commozione del film si aggiunge quella dei tanti pomeriggi passati a veder opere memorabili.
Ecco, per questi motivi rispettate Cimino, rispettate questo immenso capolavoro.


venerdì 26 febbraio 2016

L'ULTIMA PAROLA - TRUMBO di JAY ROACH

Qualcuno diceva che ripetendo più volte una bugia, alla fine essa diventa verità. Un dannato nazista, uno di quelli che hanno passato la loro vita al servizio della repressione di gente che non era come loro.
Per fortuna, però, che ci sono terre note a tutte per esser democratiche, libere, civili. Prendi l'America, ma si prendila! L'America è una grande democrazia, non si manda in galera la gente perché ha delle idee che non piacciono allo Stato o alla borghesia locale. Una terra piena di opportunità dove un afro americano può diventare presidente. Terra che non si intromette mai negli affari di altri stati, che non invade, non fa guerre, ma porta solo tanta pace e umanità. 
Libertà, opportunità, ricchezze, diritti civili, quanto è bella l'america vista dai filo americani o dai drogati di imbecillità <3 div="" nbsp="">

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Ma l'America non è tanto una nazione, non è la sua storia e la sua cultura. L'America che tanto amiamo e ci piace non è nemmeno una nazione e le sue città, non sono vere città. L'America è un immagine, una folgorazione in 70mm, l'America è un posto bellissimo che sta nella nostra mente. E se ci sta è perché l'abbiamo vista al cinema.
Il cinema è America.
Il cinema in America è principalmente propaganda. Fatto per il popolo delle classi basse affinché pensino di vivere in un bellissimo posto, fatto per le colonie sparse all'estero e in particolare per la sua migliore colonia, la nostra Italia. Noi amiamo un paese che non esiste, ma che crediamo sia vero perché visto nei films di Hollywood
Il luogo dei sogni che ci strappa dalle lande desolate delle nostre brutte province per portarci in California. Solo che nella realtà l'America è piena zeppa di orribili paesini. Ma non ditelo agli americani e americanine di casa nostra eh! 

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Trumbo è stato un grandissimo sceneggiatore. Ma non solo: era un comunista. Uomo di fortissimi ideali socialisti, dalla parte dei lavoratori ( all'inizio del film lo vediamo sostenere lo sciopero degli scenografi con passione e sincera partecipazione), ha scritto quel libro meraviglioso che è  E Johnny prese il fucile, da cui lui stesso diresse la versione cinematografica.
Uomo felice sia nella professione che nella vita privata. Fino a quando vide il suo lavoro e la sua vita rovinata da una campagna d'odio immotivato portato avanti per ragioni reazionarie e patriottiche, sostenuta da alcuni suoi colleghi, rammentiamo codesti squallidi infami:  Sam Wood, Robert Tayolor e quel grande pirla di John Wayne.. Quale la colpa? Essere comunisti. Avere un 'idea diversa dal resto della nazione. Con lui finirono sotto torchio della commissione e della stampa più becera altri suoi colleghi. Dieci che si rifiutarono di testimoniare di fronte alla commissione per attività anti americane. 
Trumbo pagò con la galera. E poi quando uscì scrisse molti film usando i nomi più fantasiosi, coinvolgendo anche altri suoi colleghi. Nel film lo vediamo lavorare per un produttore di bruttissimi film di serie z , il quale rimane sconvolto da come un valido sceneggiatore sappia trasformare un brutto film in qualcosa di meraviglioso. Personaggi, storia...Ve l'ho già detto, vero?
La pellicola mostra bene chi ha ragione e chi no. Potete dire: troppo didascalico. No, signori miei. Questa accusa vale per un argomento che la maggior parte del popolo conosce e sa benissimo chi aveva torto e chi no. Tipo i campi di concentramento nazisti. Ma quando più di un popolo è convintissimo che una data nazione sia il massimo della democrazia, quando vedendo un attore in tv dice : che brava persona, bè allora serve fare un po' di ordine . Il film lo fa e anche bene.
Ci dice questo: la dittatura usa i soldati, la tortura, la morte. La democrazia ti offre libertà effimere che tu bevi e attua la morte bianca di non farti lavorare, di emarginarti dalla società, poi pallottole e altro sono per le classi più deboli e per i neri. L'America è una democrazia per ricchi, bonapartismo moderno. Ha le sue cose magnifiche, i suoi grandi uomini, le sue storie emozionanti, ma è anche altro. Dovete saperlo.
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L'opera ci mostra persone: chi non si arrende, chi continua a battersi per poter scrivere la storia dei suoi ideali, chi per lavorare tradisce i suoi amici, ma rimane segnato da tutto questo. 
Ci mostra che i reazionari si vestiranno bene, avranno i soldi, ma sono quaquaraqua e per questo valga la scena dove Trumbo rammenta che i rossi traditori erano sul fronte della seconda guerra mondiale per combattere contro il nazismo, lui stesso c'era, mentre John Wayne, che aveva appena fatto un discorso in favore della guerra e dell'eroismo dei soldati, era impegnato sul fronte ad Hollywood a fare pessimi film di propaganda.
La cosa che più mi ha colpito del film è il nome del regista, Un mestierante dedito a commedie anche molto divertenti, ma leggere. Non mi sarei aspettato di vederlo dirigere un film che , pur con qualche difetto, non è senz'altro buono con gli Stati Uniti, con Hollywood.
Insomma una pellicola che a me è piaciuta tanto. Perché ci porta a ragionare e dubitare dei miti di seconda o terza mano, come quello che hanno alcuni sull'America.