Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post

lunedì 17 maggio 2021

Massacro al Central College di Renè Dealder

 Le note di una canzonetta pop intitolata " Crossroads" accompagnano le immagini dei titoli di testa. Mentre il cantante ci canta del bivio che ogni giovane si trova ad affrontare nella vita, con tanto di immagini retoriche e dolci sul crescere ed esser giovani,  noi vediamo scene di morte, violenza, intervallate da qualche breve attimo di tregua.

Un inizio folgorante e geniale, che ci racconta/mostra tutto quello che vedremo nel film.

Un film a modo suo tanto grezzo e selvaggio, quanto illuminante sui pericoli di una società gerarchica. Opera che trasuda pessimismo cosmico e rabbia furiosa e incontrollabile contro un sistema feroce, oppressivo, il quale si cela dietro alla ricchezza, la bellezza, la forza, l'istruzione.

David giunge alla nuova scuola,  qui incontra un amico di vecchia data, Mark. Costui frequenta un terzetto di rampolli dell'alta borghesia locale, costoro hanno come abitudine quella di tormentare i più deboli e indifesi. Li picchiano nei corridoi, distruggono le loro macchine- perché i catorci dei poveracci fanno sfigurare la scuola  e quindi anche loro-  se la prendono con chi non eccelle nello sport, distruggono la biblioteca della scuola, per arrivare infine al tentativo di stupro. David a questo punto interviene, non ha mai amato i metodi di quei farabutti, e li picchia selvaggiamente. Questo atto arriva a minare la credibilità del trio. Come le bestie ferite che possono esser attaccate dal resto del branco, visto che hanno mostrato debolezza, ma sopratutto che qualcuno sia più forte di loro.


Per questo, nonostante un riluttante Mark, decidono di farla pagare a David. Gli causano un incidente che lo rende zoppo a vita. Non hanno fatto i conti però con chi hanno a che fare. La risposta durissime e le morti violente, non mancheranno. Come non mancherà la nostra esultanza per la dipartita di tre figli di puttana senza redenzione. Per cui ci troviamo alle prese con un normale, per quanto ben fatto, revenge movie. No, l'opera non si ferma qui. E ci mostra altro.

Infatti dopo che i padroni della scuola sono morti, le loro vittime cominciamo a bramare di prender loro il posto vacante. Si dimostrano ostili e violenti con altri- nuovi deboli- odiano quelli che vanno in giro con macchine da poveri,  pretendono il controllo su tutto e tutti. David, distrugge anche essi, arrivando a pensare di distruggere l'intera scuola. Istituzione marcia, colpevole di crescere dei futuri tiranni, arroganti, figli di puttana  classisti. 

Tuttavia il nostro David, vuol bene a Teresa e a Mark? Che farà?

Il film dietro il suo aspetto trasandato, feroce, crudo, mette in scena personaggi per nulla banali, anche se  ovviamente accennati, tratteggiati. Il suo protagonista è un serial killer che ha come missione la morte di tutti i bulli, un angelo della morte che crede in un mondo in cui i cattivi non devono vivere. La sua amicizia con Mark  nasce proprio perché David interviene e lo salva da un pestaggio. 

David stesso confessa di aver un grosso problema a gestire la rabbia, vorrebbe fermarla, ma non ci riesce. Poi si vergogna di quello che fa.

L'analisi dei rapporti di forza è perfetta, lo sguardo è duro, ma anche dolente. Si pensa, visto la struttura, che il film abbia anche influenzato Schegge di Follia,  opera indimenticabile degli anni 90, con Christian Slater.

Ed ora il colpo di genio italico.

Come snaturare un'opera? Mah, non saprei...ecco! Inserendo immagini hardcore - interpretate da altri attori- per rendere un durissimo film sui rapporti di forza, opera sovversiva e punk, in un film porno con una storia di omicidi in una scuola.  Gli metti il titolo Sexy Jeans e il gioco è fatto. Ovviamente nel resto del mondo, circola la versione senza sequenze porno, tranne da noi in Italia. Perché il distributore all'epoca ebbe codesta meravigliosa pensata, come se fosse un Malabimba qualsiasi.
Ho visto entrambe le versioni, ed è chiaro che quella intitolata Massacro al Central College, sia la migliore, anche perché capra di un distributore, c'è un tentativo- drammatico e durissimo- di violenza, non cinque che si accoppiano come se non ci fosse un domani. Distrugge l'intera struttura del film. Come se film porno ad ambiente scolastico non ce ne fossero.
Che tristezza.

Su Youtube c'è la versione senza scene hardcore, ve la consiglio.


venerdì 8 maggio 2020

CHI LE HA VISTE MORIRE? di ALDO LADO.

La stagione selvaggia, breve, folgorante del giallo italiano ci ha donato una manciata di pellicole davvero degne di nota.  Film in cui oltre al classico meccanismo noto come "whodunit", cioè la scoperta dell'assassino solo alla fine e dopo una lunga indagine, si sposa magistralmente con elementi più horror, in quanto la violenza è messa al centro dell'azione. Nessuno in questo tipo di film muore in modo che non sia quantomeno doloroso e spettacolare.
C'è una certa urgenza estetica nella ricerca di metodi sempre più efferati di mostrare la crudeltà di cui noi umani siamo capaci.
I padri fondatori di questo genere sono Mario Bava e Dario Argento, anche se come spesso succede vi sono anche altri registi che si adoperavano a costruire le fondamenta del giallo italiano.  Infatti c'è quasi l' imbarazzo della scelta., visto l'alto numero di film che in quel periodo sperimentavano nuovi confini, spostavano sempre oltre l'asticella del dimostrabile e sostenibile.
Tra i tanti ottimi film, c'è anche questo piccolo gioiello di un ottimo artigiano del miglior cinema di genere italico: Chi le ha viste morire?
Il film narra la storia di Franco, uno scultore che vive a Venezia. Un giorno riceve la visita di sua figlia Roberta, che non vede da un po' di tempo. Dopo alcuni giorni passati in totale gioia e allegria la bambina scompare.  L'uomo comincia a cercarla nella speranza che non sia successo nulla di grave, purtroppo non è così. Roberta è stata assassinata.
Sconvolto dalla morte della figlia, lo scultore comincia un'indagine solitaria con lo scopo di trovare l'assassino. Troverà delle analogie con la morte di una bambina in Francia, scoprendo che una sua conoscente lavorava per la famiglia della piccola vittima.  Tuttavia ogni volta che avvicina qualcuno che possa dargli una nano, costoro finiscono uccisi in modi brutali per mano di una donna  vestita di nero, con il viso nascosto da un velo.
La soluzione sarà  a dir poco sconvolgente
Il film si basa su un meccanismo oliato alla perfezione. Ogni elemento è necessario e utile per far un passo in avanti nella trama, infatti non manca mai la tensione, la voglia di scoprire chi sarà mai il colpevole e quali le sue motivazioni.  Lado è straordinario nel metter in scena i vari delitti, tutti abbastanza macabri, ma senza esagerare.  Un perfetto equilibrio tra suspense e violenza.  Oltretutto, prima di far sparire la bambina, la sceneggiatura ( alla quale ha collaborato anche Francesco Barrili  regista di Pensione Paura  tra le altre sue opere) e la regia creano un'atmosfera di grande tenerezza tra il padre e la bimba. Ci affezioniamo a loro, tanto da sperare che Roberta continui a salvarsi dalle mire omicide della misteriosa signora.
I personaggi sono funzionali alla trama, che ben presto punta  a una denuncia esplicita della buona borghesia veneziana, regno di depravazioni sessuali e altro. 
Lado è un  ottimo regista, come abbiamo scritto in precedenza, qui è aiutato anche da una bellissima colonna sonora di Ennio Morricone, e da un cast valido. Protagonista troviamo quel Geroge Lazenby, chce ha interpretato 007 tra un Connery e un Moore,  qui se la cava decentemente nel ruolo di Franco, speriamo sempre che riesca a metter le mani addosso all'assassino. C'è anche un giovane e già molto bravo Alessandro Haber,  nel ruolo di un prete.
Ho trovato vaghi echi di "Non si sevizia un paperino" e altre pellicole analoghe del periodo, ma questo non è un difetto. Anzi.
L'opera la potete trovare su Youtube. Attenzione che c'è una copia in cui manca il prologo, bellissimo, controllate nei commenti che un buon samaritano ha messo una copia intera del film.
Buona visione.


venerdì 6 aprile 2018

A TAXI DRIVER di HUN JANG (Korea film festival)

Ti ricordi cosa diceva quella canzone? Ma sì, la cantavamo spesso e volentieri durante le trasferte dalla nostra Brianza a Roma. Ogni manifestazione era preceduta da questo canto collettivo sul bus, non ricordi? Aspetta ti cito le parole:" Gli eroi sono tutti giovani e belli!" Appena le ripetevi per tre volte consecutive ti pareva quasi di vederlo questo eroe, vero? Alto, biondo, sguardo fiero, nobilissimi ideali e sprezzo del pericolo. Gli eroi non hanno paura, non temono la vita.
Perché non ne hanno una da perdere.Sono un po' dei coglioni gli eroi, sai? L'ho sempre pensato e infatti ho sempre trovato più avvincenti le storie di quelli che, se avessero potuto, col cazzo che avrei perso la vita per la patria, dio, o altre invenzioni umane.
Però la figura dell'eroe e del super eroe, ci serve e non possiamo farne a meno. Deleghiamo a loro le asprezze della lotta, il rumore dell'acciaio e delle pallottole, la presa di posizione. Così possiamo vivere mangiando pop-corn e prendendocela coi "politici".
Eppure la vita a volte ci costringe a non rimanere nascosti,  a vivere premiando la convenienza e non il riscatto, la redenzione, il semplice gesto di umanità che non ci rende complici.

Vincitore del premio della giuria e premiato come miglior film dai voti degli spettatori in sala, del Korea Film Festival, da poco concluso,  A Taxi Driver, è un' opera di grande spessore e potenza. Proprio come il secondo classificato (Ordinary Person) anche qui ci troviamo di fronte a una pellicola che contamina genere e impegno politico. Un giusto equilibrio tra la commedia e la denuncia del massacro di Gwangju, dove una lunga protesta popolare venne soffocata nel sangue ad opera dei soldati.
Casomai vi voleste informare meglio sul massacro, ecco un linkhttps://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Gwangju

Il film ci mostra la vita di Kim. Chi è costui? Un uomo medio, anche mediocre. Non certo una persona informata di quanto accada dopo il colpo di stato del 12 dicembre 1979. Lui pensa a lavorare e mantenere sua figlia. Il tassista è un vedovo e non è facile crescere una bambina da solo.
Kim a inizio film se la prende con un gruppo di studenti che manifestando viene caricato dall'esercito. Per lui, quelli, sono solo dei fannulloni, figli di papà, che non sapendo cosa fare rompono le palle alla brava gente come lui
La brava gente vive bene anche sotto una dittatura militare.
Un giorno attirato dal danaro decide di accompagnare uno straniero, un reporter tedesco- se non ho capito male della D.D.R.-  nella città di Gwangju.

Il viaggio non comincia benissimo.  Il reporter è un po' arrogante e sprezzante nei confronti del tassista e questo ultimo pensa solo ai soldi che guadagna con quel lavoro.
Una volta giunti in città, però, le cose cambieranno. Kim toccherà con mano la ferocia del regime, vedrà molti ragazzi e cittadini trucidati, vivrà sulla sua pelle l'orrore della dittatura fascista. Sopratutto comprenderà che noi non siamo nati per vivere separati dal mondo. Non siamo isole, non possiamo pensare solo ai nostri cari, alla nostra salvezza. L'arrivo di una maturità politica e umana coincide con i momenti più emozionati e drammatici dell'opera. Il ridanciano tassista diventa un uomo che per il bene di gente innocente e per salvare quel cliente abbandonato a far una brutta fine, si mette in gioco.
La cosa bella di questa presa di coscienza è che non si manifesta in modi retorici e da supereroe. No.
Kim rimane un uomo normale, non particolarmente sagace o forte, uno di noi. Perché talora il ruggito di un coniglio può coprire quello del leone.
Kim capisce che in certi momenti non ci si può tirare indietro. Non è una comprensione intellettuale e razionale, ma assolutamente sentimentale. Ha degli amici, ha conosciuto colleghi e cittadini che lo hanno accolto come uno di loro. Per questo decide di aver un minimo di coraggio e di aiutare il giornalista tedesco.
La cosa davvero bella di questo film è che se ne sbatte di apparire retorico, commovente, ricattatorio e tute quelle stronzate tanto care ai fans del cinema trattenuto.
A Taxi Dirver è un film carico di emozioni, scene madri suggestive e sequenze che fanno bene al cuore e agli occhi.  Cinema popolare, per masse, ma che svolge anche il compito preciso di istruire il pubblico attraverso l'uso della memoria.
Difficile trattenere le lacrime nella sequenza in cui Kim, ormai fuori dagli scontri in piazza, a bordo del suo taxi non sa se ritornare indietro o portare in salvo sé stesso e il suo cliente.
Basta inquadrare gli occhi dell'immenso Song Kang-Ho per mettere in scena indignazione, rabbia, impotenza, amarezza.
Il film è tratto da una storia vera. Giusto per ribadire che davvero noi possiamo essere migliori rispetto a quello che siamo costretti ad essere, ogni giorno della nostra vita.
L'opera si chiude con un filmato che riprende il vero reporter tedesco, il quale chiede di aiutarlo a trovare quel tassista, quell'inaspettato amico, che non vede da decenni.
Giusto per dar più amarezza a una pellicola commovente, toccante, che mi ha fatto conoscere una storia quasi dimenticata o mai sentita, sopratutto in  Occidente.

martedì 27 giugno 2017

RAMAN RAGHAV 2.0 di Anurag Kashyap

Raman Raghav è un feroce serial killer che ha svolto la sua attività di ammazza persone in India nei lontani anni sessanta. Questa opera nerissima, crudele e di rara ferocia, riporta sullo schermo le gesta di questo pazzo furioso attraverso gli omicidi di un folle assassino, nella Mumbai odierna.  Una reincarnazione? Un emulo? Non proprio direi, piuttosto il risvegliarsi ed esplodere di tanta rabbia, violenza, disumanizzazione, cinismo, crudeltà, ben rappresentate nella società e nel mondo dove si muovono i protagonisti.
Una specie di cattivo incubo e coscienza sporca collettiva che torna di nuovo a chiedere il suo tributo di sangue, terrore, morte. A combattere contro questo demonio sotto sembianze umane, come sempre, ci dovrebbe essere un eroe.
Tormentato, con grossi problemi, ma alla fine , cazzo : dateci un eroe. La sua figura ci rassicura, ci dona sollievo e voglia di credere nel genere umano.
Ecco; e se l'eroe fosse uno sbirro corrotto, drogato,  potenziale omicida pure lui? Come possiamo respirare se tutta codesta cupezza e tragicità ci trascinano nelle tenebre più profonde del cuore umano?

Film spiazzante che segue le regole del genere, guarda a quello che succede nel cinema americano, i titoli di testa e certe soluzioni più "commerciali",  ma usa il genere per far una critica radicale a una società di assassini, corrotti, devastata dal crimine e dall'impossibilità di provare empatia, amore, verso i prossimi. Il killer uccide convinto di ripulire il mondo, in una visione distorta e che nulla c'entra colla religione, come - al giorno di oggi- fanno molti criminali che si nascondono dietro a dio. Qui, semmai, si avverte la mancanza di una divinità, di una forza collante collettiva, di un vago senso di giustizia. Viviamo e crepiamo, male, in un brutale e sadico inferno, ecco la verità.
Verità che ci stordisce attraverso le immagini, perché Kashyap è un regista che sa come metter per immagini deliri, incubi, violenza. Non eccede nello splatter, nel gusto pacchiano per il morboso e sensazionalistico.  La violenza è implacabile, cruda, possiamo anche tenere fuori campo il martello che rompe una testa, basta il gesto, lo sguardo, la postura del killer, per provare dolore, sofferenza e paura.
Dicevo film spiazzante perché l'assassino lo prendono nei primi minuti. Lui si consegna e spiega per filo e segno quello che ha fatto. Non viene creduto e dopo un po' di sevizie, viene rilasciato.
La polizia: ecco, l'opera ci tiene a specificare che forse è meglio farsi ammazzare dal killer che avere a che fare colle forze dell'ordine. Violenti, inetti, per nulla rassicuranti ci appaiono gli sbirri in questa pellicola, tenendo presente che il poliziotto protagonista è la summa di tutti i peggiori difetti umani, e non solo
Infatti la pellicola punta tantissimo, a volte risultando parecchio forzata come scelta, sul dire che assassino e poliziotto sono uguali. Come se fossero entrambi parte di una stessa orribile persona. Vi è un rapporto non tanto, o solo, di cacciatore e preda, ma quasi di collaboratori, di amici fraterni, anche se non messo in scena in modo così didascalico e - oggi mi piace scriverlo- pacchiano.
Raman Rghav 2.0 è un bellissimo thriller, che usa benissimo anche le canzoni presenti nella colonna sonora per creare immagini di rara ferocia e disturbo
Perfetto come puro intrattenimento, ai livelli dei migliori horror/thriller sui psicopatici dalla nazione che ha il brevetto e copyright in fatto di serial killers: l'America, e opera inquietante che svela l'orrore della società indiana, tanto uguale alla nostra e rispolvera il tema del doppio, della parte mancante, del sottile confine tra bene e male, con gran senso del ritmo, dello spettacolo.
Film che andrebbe visto e rivisto, per lasciarsi travolgere da tanta gioia e amore!

mercoledì 1 febbraio 2017

HOPE di LEE-JOON IK

A volte quando ti chiedono se un film " è bello", "lo posso vedere", ammetto di non saper rispondere. Perché alcune pellicole colpiscono e fanno davvero male.
La domanda semmai è: sono pronto ad affrontare il Dolore e il Male? Non rispondete subito: sì! Magari perché avete visto tanti horror, torture -porn e film splatter. Vero che son pellicole devastanti, che ci fanno stare male, però sappiamo che è sangue finto e spesso storie frutto della fantasia degli autori. Col tempo, a volte anche poco, dimentichiamo
Questo non capita quando affrontiamo film come Hope.



Che ironia aver chiamato vostra figlia Speranza, forse ne avete bisogno. O forse sono quelle cose che si fanno quando siamo innamorati, quando l'amore abita la nostra casa e l'altro è il nostro mondo.
Poi che succede? Si comincia a tener per sé una parola, un gesto, il lavoro ci prende tempo, l'altro in casa ci fa da mangiare o è quella strana creatura che vivacchia sul divano a riveder vecchie partite di baseball.
Fra di voi, c'è lei: vostra figlia. Amata, ma considerata ormai una parte della casa.  Rassicurati che nulla possa distrarvi dalla quotidiana e dolce mediocrità, dalle piccole cose.
Poi un giorno..
Un criminale irrompe nelle vostre vite, tocca l'intimità più profonda e vi costringe a far i confronti col dolore, le cose non dette, l'instabilità del rapporto.
Per cui alla domanda : posso vedere il film? Non lo so. Dipende da quanto tu possa resistere a certe scene, sopratutto a quanto tu sia disposto a pensare, riflettere, scoprire che magari tanto garantista e civile non lo sei. Cosa farei se mi capitasse? Se avessi una figlia?
Il regista mostra il corpo martoriato della bambina, dopo lo stupro. Lo mostra e per me fa benissimo. Si, lo puoi immaginare, lascia allo spettatore. Questa è la nuova difesa di un certo tipo di pubblico, hanno ragione anche loro, ma per me è fondamentale, al cinema, mostrare. Un bambino è malato terminale? Starà in ospedale, attaccato ai macchinari. Non a casa con i due genitori, perché il cinema trattenuto vuol così.
Vedete come riduce un atto violento una bambina, riflettete su quali traumi pesanti essa comporti, a un certo punto vi viene in mente che il primato di turismo sessuale, termine che disprezzo perché abbellisce una pratica disumana e schifosa, chiamatelo stupro internazionale e che si punisca col carcere chi lo pratica,  vuol dire che molti sono i bambini abusati.
Non è il tema del film, che parla di come una famiglia venga travolta dalla violenza.
Qui scatta, però, inatteso e toccante, un miracolo: proprio in virtù del suo titolo, il film non vuole perdere la speranza.
Certo prima siete assaliti frontalmente dal dolore, dall'orrore, vi troverete a piangere di rabbia e a pensare mille e più modi per fare a pezzi quel criminale farabutto.
E poi che succede? Che il direttore della fabbrica e i colleghi facciano colletta per aiutare economicamente il padre, che una madre cerchi di aiutarne un'altra distrutta da quanto le è capitato, che i bambini non offendano o deridano la bambina perché ha una strana macchina per far i bisogni.
Sopratutto che il padre faccia di tutto per riavvicinarsi a quella bambina, forse trascurata, come trascura la moglie.
Le scene che hanno come protagonista questo uomo così comune e normale nei difetti e pregi, che si traveste come il personaggio di un cartone animato, per far sorridere la figlia e farla riavvicinare a lei,  non vuole esser toccata dal padre in quanto uomo, sono di una bellezza e di una commozione davvero assolute
Vi è una delicatezza, purezza, amore e compassione per i personaggi, bilanciata da parti durissime, strazianti, quasi insostenibili.
Un perfetto equilibrio che ci porta a riflettere su temi importanti, su cosa faremmo noi in quelle occasioni, su come gli esseri umani siano fragili eppure portati anche alla solidarietà, che esiste il male, però una nuova vita e un aeroplano di carta forse potranno aprire una finestra su una nuova speranza.
Sì, la risposta alla domanda iniziale è sì. Guardate questo film, fatelo vostro, parlatene con vostro marito o vostra moglie
Perchè questo è il potere del cinema: portare a galla il non detto, o i sentimenti che riteniamo negativi ma sono umani. Farci scoprire la luce in fondo al tunnel.

domenica 28 agosto 2016

IL CLAN di PABLO TRAPERO

La dittatura è nemica dell'umanità, invece la democrazia è la sua unica salvezza, l'amica di ogni essere vivente. Tutti vogliono vivere in un paese democratico. Non ti pare giusto? Anzi nobile e quasi commovente. Niente soldati per le strade, polizia che ti prende nel cuore della notte, ma in Argentina pure nel bel mezzo della giornata. Torni a casa e non ti manca nessun figliolo e nemmeno il marito, ecco la democrazia è tornare a casa ed esser pur felici di ritrovare tuo marito, tua moglie, va esageriamo:  pure tua suocera. E puoi scrivere insulti di tutti i tipi su magistrati, esercito, politici, chiesa, cazzo che bello esser democratici. La stampa è libera di informare, anche attraverso le telefonate fatte dalle vittime dei terremoti, qualche attimo prima di morire. Cazzo come è bella questa libertà di informare, anzi tutti- ma proprio tutti- dobbiamo, altro che possiamo, dobbiamo, esprimere noi stessi.
Insomma come capirai è troppo bella la democrazia, per questo la esportiamo con l'esercito e le missioni di pace, oppure con rivoluzioni colorate, terroristi che si fingono bravi ribelli. Perché, e te lo voglio far ricordare bene: " meglio una pessima democrazia, che un'ottima dittatura"
Perché la dittatura è corpo estraneo che non ci appartiene, non è "umana", vedi che i dittatori sono rettiliani, poiché ogni uomo aspira ad essere libero.
Libero.

Io, invece, sono alquanto sicuro che non sia proprio così.


La dittatura non finisce con la liberazione, con un cambio avvertito e considerato come radicale, non avviene che un giorno ci sono persone che scompaiono e poi improvvisamente sei libero di fare quello che vuoi,  la democrazia non sarà mai qualcosa che riguarda il popolo, ma semmai l'economia, una classe ormai tranquillizzata di aver ben saldo potere economico, sociale, politico, può chiedere ai suoi cani di farsi da parte. Poi ci mettiamo d'accordo. Qualcuno dovrà pagare, ad altri si garantisce un minimo e anche un massimo di sicurezza.
La caduta del fascismo, non ha portato alla fine del fascismo. Tanto che oggi accettiamo che simile feccia sia in mezzo a noi, casa pound e forza nuova, o i discorsi degli italiani al bar.  Non ci sono condizioni politiche ed economiche perché si rifaccia uso di codesti esseri, tanto il capitale ha vinto e l'avversario è diviso, ridotto a gente che beve qualsiasi cazzata complottara, che sogna di esser rivoluzionaria, ma sta ferma in un angolo della stanza piena di bandiere e guuuulag, come gli altri ti urlano : ruuuuspaaa! Non c'è nessun pericolo per affari,  quindi la democrazia, che poi è il capitalismo e niente altro, può far il suo lavoro di prestigiatore: libertà individuali, ma ti portiamo via quelle sociali. Tanto importa sega a ciascuno di noi.
Detto questo: forse è vero che una pessima democrazia vada bene. Non mi sequestrano, torturano, ho abbastanza "merce nei polmoni", per vivacchiare infelice e contento.
Ma torniamo alla dittatura, dopo la dittatura. Prima di tutto: come è possibile che tanti- o comunque un gruppo di persone- si faccia abbindolare da generali dementi e tizi con baaffi ridicoli? ( Parlo dell'imbianchino austriaco).  Fascino del leader? Desiderio di ordine e disciplina? Negazione del sé di fronte allo stato, all'autorità? Certo, ma da dove nasce questa cosa? Ecco, io vedendo questo bellissimo film argentino, pensavo: " Ha ragione Alice Miller" la persecuzione del bambino, soffocare attraverso rigide repressioni spacciate e ritenute educative, distrugge il bimbo gioioso e "autonomo" rendendolo un bravissimo bambino che obbedisce al papà e alla mamma. La teoria della psicoterapeuta tedesca è molto più profonda, ma parte da qui.
Questo ti spiega perché un figliolo debba dar retta a un padre criminale, non solo lui, ma tutta la famiglia.
Perché la dittatura rispecchia la famiglia. Ci sentiamo più sicuri con essa che in una democrazia pronta a farci magnifici regali, ma che è immagine e somiglianza di un potere economico estraneo, di una classe portata a salvarsi sempre, peggio della chiesa, in quanto nemmeno ci promette paradisi o " pulizia"
Moltissime persone con un'infanzia di abbandoni, violenze più o meno pesanti, costrizioni, annullamento di sé, non possono che ritrovarsi in un sistema dittatoriale e tirannico, in più la debolezza delle forze democratiche fa il suo. Il governo Facta, ha aperto al fascismo impedendo di recidere questa erbaccia cattiva dal sano sistema liberale, d'altronde i liberali di destra avevano bisogno di qualcuno che difendesse le loro ricchezze e possedimenti. Poi si fa sempre in tempo a sostenere una parte democratica.

Pablo Trapero ci fa respirare questa atmosfera avvelenata, questa resurrezione della dittatura in questa pellicola, che comincia nel periodo finale delle repressione fascista e si conclude con l'arrivo della democrazia.
La famiglia Puccio sembra una famiglia felice e normale. Sono più o meno benestanti, a tavola chiacchierano tranquillamente, hanno un figlio Alex, che è campione di rugby. Insomma una famiglia come tante. Solo che il padre è un uomo del regime. E come tale continua a vivere sia la fine della dittatura che l'arrivo del nuovo governo, perché non si diventa democratici. Non è una cosa che ti accade, come una chiamata divina, non è una cosa che impari, tipo vai a lezione di democrazia. Le persone coinvolte a tutti i livelli, e per anni, in un sistema repressivo ci stanno perché si sentono libere, perché da bravi figlioli eseguono il volere del padre. Dopotutto spesso i dittatori ci vengono presentati come "padre della nazione". Codeste persone si sentono orfane, e come tali vivono nel ricordo del padre e cercheranno, laddove possibile, di mantenere un certo contatto con quella che era la loro vita. Lo ripeto: la loro vita. La democrazia a queste persone porta la perdita di un famigliare, di una famiglia, della loro identità e posto nella società. In più il sistema democratico ne manterrà molti nel loro nuovo mondo, alcuni si adattano, non perché hanno compreso il loro errore, non per pentimento, ma per necessità e perché "obbediscono agli ordini"

E la famiglia Puccio che fa? Sequestra persone.  Gente ricca, che conoscono grazie al loro inserimento nel sistema, grazie al figlio campione sportivo, o a qualche zelante cittadino che ha un conto in sospeso con qualche ricco o benestante che sia.
Il sequestrato viene tenuto in casa Puccio e questi ci vivono più o meno tranquillamente. Chi all'oscuro, come la figlia minore, chi accettando in silenzio come la madre e l'altra figlia, chi non riuscendo a ribellarsi, come Alex, chi scappando lontano, ma poi tornando a casa e ad obbedire al padre, solo un figliolo riesce a spezzare le catene e a non tornare.
Verrà visto come l'ingrato. Ecco, pensateci bene. Quante volte come genitori, quando vogliamo qualcosa dai figli tiriamo in ballo: "quello che faccio per te, se non ci fossi io," e menate simili. Una cosa normale e naturale, che nella figliola o figliolo porta sensi di colpa profondi e quindi a non disturbare, ad accettare ogni cosa dai genitori, che non si sentiranno mai e poi mai in colpa, se funzioni male è colpa tua e non nostra La maggior parte delle famiglie funziona così
Vuoi che la famiglia Puccio sia diversa? No. La famiglia è il regime seduto intorno a un tavolo e con la tv accesa. Per questo la democrazia non spezza la dittatura, ne prende il posto economicamente e in certe politiche, ma non la distrugge perché il sistema repressivo entra nel nostro profondo, nel vissuto e nella formazione del bimbo. Il sostegno è totale e libero.
Per questo Puccio continuerà nei suoi sequestri e a comportarsi come sempre ha fatto. Non capendo come mai il Commodoro non voglia parlarci, ma avendo da lui un avvertimento sul fatto di fermarsi per un po'.
Ammettiamolo, o almeno lo ammetto io: sono stato ammaliato dall'interpretazione di Guillermo Francella, la possanza del male, ma quello quotidiano, lo zelo da bravo lavoratore, il potere di prendere delle persone, di vita o di morte. Poi arriva il disgusto e la paura di esser cattivi e quindi lo allontaniamo, ma ha un suo perverso e pericoloso fascino il personaggio del capo famiglia. Fa paura, lo odi, gli vorresti rendere raddoppiandole , ogni sofferenza che ha causato, eppure è un personaggio che ti cattura, e ti rimane addosso per tanto.
Tanto è cristallina la sua naturale perfidia quanto vorresti distruggerla per la pace, la democrazia, la giustizia, ma usando i suoi di metodi. Perché sai come è finita. Non tanto o solo per la famiglia Puccio, ma anche per altri casi. Un processo, un po' di indignazione, un po' di galera e poi a casa. Come se uno potesse cambiare, e non parlo di delinquenti comuni che potrebbero redimersi, ma di uomini che sono la dittatura, non vittima di essa. Il torturatore così può abitare libero e felice a pochi passi di una famiglia a cui magari ha ucciso e torturato un figlio o un fratello. D'altronde la democrazia è un sistema complesso e complicato, che garantisce una vita libera più o meno a tutti, sicché è comprensibile anche questa cosa.
Per quanto riguarda i Puccio , che fine hanno fatto? Vi lascio leggere le didascalie alla fine. In alcuni casi è da non crederci
Il problema politico è: dar inizio a una mattanza al contrario lasciando il paese in balìa di violenze e repressioni per altri anni, o cercare un compromesso anche al ribasso, ma evitare una guerra civile? Pensateci.
Nel frattempo andate a veder questo ottimo film

domenica 30 novembre 2014

THE CHASER di NA-HONG JIN

La violenza è violenza. Tragica, brutale, feroce.Non ti permette di sghignazzare, di ironizzare,è una questione morale. Sai cosa significa Morale? Si: che palle! Ecco cosa significa nella tua beata testina di vitello.Non puoi permetterti di far ridere la gente mostrando un uomo che muore, non puoi permetterti di rovinare il peso di una vendetta, lo squallore di una tortura. In occidente dove tutto deve essere una cosa fatta per rilassarti, per intrattenerti, è possibile- per fortuna non tutti fanno questo , basti pensare a un film come Prisoner- ma ti hanno abituato bene. Il cocco venga a vedersi il film, tifi per il torturatore e si ecciti a vedere la tettona di turno fatta a pezzi. Andrà a casa tranquillo. Tanto è un film.
Dal momento che pensi: tanto è un film , quella pellicola non vale un cazzo.



Non ti sporchi per nulla, non rifletti sul male che c'è nel nostro mondo , su quanto sia penoso morire male e da soli, con la sola compagnia delle tue suppliche inascoltate e del tuo pianto. Che te frega, è un film. Una citazione di qualche altro film, ti abitui che in fondo a me che me frega? Dai non farmi la morale.Così masse amorfe si abituano a tutto.
Poi ti capita di vedere un film coreano e là mica la pensano proprio esattamente come noi. La violenza non è per nulla abbellita, non ci sono gente gettata a destra e manca con spruzzi di sangue che manco fosse la fottuta niagara, no. Perché questo ti porterebbe a svelare la magia: è un film!.
Prova a dirlo mentre vedi questo stupendo thriller, diretto dall'autore di Yellow Sea, ti sarà impossibile.

A Seul un maniaco uccide brutalmente delle giovani prostitute. Un ex agente del servizio di sicurezza che si è ridotto a far il magnaccia riesce a fermarlo e a consegnarlo alla polizia. Solo che l'uomo è intenzionato a scoprire dove si trova la giovane prostituta che lui ha costretto ad andar all'appuntamento con il maniaco.



Mentre cerca di trovare la ragazza assistiamo all'incapacità dei servizi di sicurezza,a come funzioni malissimo la legge in quel di Seul ,a come gli agenti e i loro superiori siano più attenti a far dimenticare la loro brutta figura con il sindaco della città,che ad assicurare alla galera un delinquente pericolosissimo.
I temi sono quelli che troviamo anche in altri film coreani : la vendetta che si mischia con la giustizia ,ma non porta nessuna redenzione e riscatto, un paese con una polizia discutibile, il protagonista e antagonista in guerra, ( spietata, feroce,crudele),ma anche uno specchio dell'altro.
La morale scorre leggera sotto traccia,ma è presente e implacabile. La violenza degrada ogni uomo e non è mai la soluzione migliore, è solo quella a portata di mano . Perché altre sono troppo difficili e complesse.
E anche io fatico a vederle.

Quindi non rimane che una caccia solitaria contro un nemico che è il male. Ma noi cosa siamo? D'altronde il "buono", " quello forte", chi è ? Un magnaccia, ex tutore dell'ordine pubblico cacciato per corruzione. Uno che ha spinto una ragazza malata ad andare a un appuntamento con un cliente, per i soldi. Non è un santo, non è uno che potrebbe permettersi di dare lezioni di comportamento o che possa dirsi assetato di giustizia.



Eppure piano piano affiora in lui una certa umanità. Per la bambina della sua protetta. Che farà questa povera bimba se la madre non dovesse tornare? Chi se ne occuperebbe?
Il film segue strade per nulla consolatorie e c'è una scena di delitto particolarmente atroce e insostenibile non tanto per la violenza,ma perché spezza la speranza , l'illusione che qualcosa possa cambiare.
Da quel momento tu diventi il cacciatore.
Non ti si permette di dire: ok,va ora vado un attimo in cucina, poi torno. No,stai lì. Inchiodato allo schermo.
Vedi la sofferenza della vittima, rimbomba il pianto e le urla soffocate. Nessuno muore bene ,se muore assassinato. Nessuno muore da eroe.
Ti monta la rabbia, ti domandi come sia possibile arrivare a tanto.
Un mondo corrotto,indifferente, insensibile, è il teatro di questa caccia. Non c'è interesse nemmeno nelle forze dell'ordine a una vera giustizia, non importa a nessuno . La gente viene uccisa,sotterrata, dimenticata.
Tranne che per questo eroe per caso,che invece farà di tutto per portare a termine la sua missione: fermare il maniaco. Con tutti i mezzi  e a tutti i costi.



The Chaser funziona benissimo come film di genere: teso,disturbante in alcuni momenti, ben scritto,diretto,interpretato. Ma a differenza di altri prodotti cerca sempre di colpire e coinvolgere lo spettatore. Non concedendo a loro il lusso di prendere le distanze,ma facendogli sentire il peso della follia,della vendetta,della morte e della violenza
Ecco,per me questo è cinema . Grande cinema

mercoledì 24 settembre 2014

MISS VIOLENZA di ALEXANDROS AVRANAS

Ci sono film che fanno male. Troppo. Pellicole che non donano un attimo di sollievo, respiro, opere che non strizzano l'occhio allo spettatore, dicendogli:" va che tutta questa violenza e sofferenza che vedi,sono solo effetti speciali. Non ci sono nella vita vera : zombi,lupi mannari, vampiri e altro. Gli orchi stanno solo nelle fiabe"
Ma mentono. A volte, amico mio, gli orchi esistono e sono i tuoi famigliari.



Cosa vediamo in questa foto? Un uomo, forse un padre, un uomo come tanti. Pure vestito abbastanza bene. Sorride e abbraccia le figlie. Potrebbero usarla, codesta foto, le Sentinelle del buon Gesù. Dopotutto quale immagine migliore per difendere la Sana, Tradizionale, Meravigliosa , Famiglia normale? Contro quelle richieste assurde e demoniache di matrimoni gay e pure adozioni.
Solo che....Non è una famiglia felice.  Quello che vedi è un tizio che ha il vizio di fare sesso con le sue figlie e nipotine. Un uomo che ha creato una famiglia imprigionata nel loro appartamento,nella loro dolorosissima vita. Nella paura, nella rabbia soffocata, nello schifo.
Ma tu non puoi saperlo,d'altronde..Oh, sono impegnato a difendere la perfetta famiglia etero. Come questa



Il film ci mostra questo inferno attraverso uno stile gelido,distaccato e per questo ancora più potente. Le cose capitano implacabilmente, l'uomo si soddisferà anche se la vittima protesta, figurati se sta zitta.
E ogni forma di ribellione fallisce. Quello che ci mostra il film è un mondo indifferente e feroce. Il vecchio è uno di quelli vittima della crisi, non sa tenersi un lavoro,il malcontento è condiviso con tanti altri, le sue figlie e il nipotina e la nipotina sono vittime della sua perversione. Che non ci viene quasi mai mostrata, solo nella terrificante scena della figlia adolescente fatta prostituire con la forza e poi abusata,ma tu la percepisci tutta.

Si dicevo che certi film fanno male e questo sta in cima alla hit parade,credimi. Ti senti soffocare da tutta questa violenza,  ( fisica, psicologica, morale), basta una porta chiusa, una bambina che balla per il suo nonno e l'amico del vecchio, ( una delle scene più atroci mai girate,per me, perché sai benissimo che fine orribile farà quella povera bambina); e ti porta a riflettere: che faresti? Ti viene voglia di farli fuori a fucilate, è la soluzione questa?


Il suicidio di una ragazzina non dovrebbe portar il resto della famiglia a denunciare il mostro che hanno in casa? Invece è talmente la pressione psicologica che questo individuo mette nella vita della moglie e delle figlie che non succede nulla. La rappresentazione malata di una famiglia perfetta ,ma ormai del tutto distrutta e sul punto di esplodere/implodere,questo va in scena.

Il cinema per me offre il meglio di sé quando filma la realtà. Perché la vita che viviamo è piena di eventi, cose, storie,tragedie e comicità. C'è tutto. In questo tutto trovi anche le violenze domestiche, la pedofilia, i rapporti umani degradati,umiliati, offesi.  Però Avranas non punta sul morboso, il sensazionalistico, non vuole farci inorridire facilmente.  Il non detto, l'intuito, il sospeso,diventano mezzi di tensione ingovernabile,peggio del mostrato e dell'evidenza. Nondimeno ,. quando vuole, gira una scena come quella della ragazzina costretta a prostituirsi e violata anche dal padre, che fa venire i brividi e monta l'irritazione.



Film sopratutto che non offre consolazione e anche se il finale parrebbe esser in qualche modo riparatorio con i torti e violenze subite, non è così. Si cambia padrone e sottomissione,ma non esiste via di fuga.

Miss Violence è un film che potrà anche non piacere, potrà infastidire o altro,ma per me è una grandissima occasione di vedere il cinema al suo meglio. Quello indisciplinato , che colpisce duro.Quello che amo.

domenica 7 settembre 2014

LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO di GREGORY WILSON

Gli anni 50 sono il miglior prodotto pubblicitario per gli Stati Uniti D'America. Famiglie unite davanti alla tv, in armonia e felicità, frigoriferi piene di cose da mangiare , benessere economico,tante belle colonie mansuete come l'Italia, il rock'n'roll . L'america ha idealizzato quel periodo.E gli altri se lo sono comprati. Lo chiamano : sogno americano
Ogni sogno , però, deve lasciare spazio al risveglio. Sicché ti ritrovi il maccartismo,il cinema di hollywood che grazie a grandissimi come Martin Ritt e altri registi offre uno spaccato realistico e crudo del paese.


La ragazza della porta accanto (film 2007).png

Capita che in una di quelle piccole,deliziose,ordinate, amorevoli cittadine di provincia, si compiano gesti terribili sul corpo di una ragazzina. Nell'indifferenza, nell'abbandono totale,come se fossimo chissà in quale società barbara, in quale posto degradato e incivile,e non nella democratica,libera,civile:America. U.s.a., dove le macchine sono grandi e veloci, la musica è rock, e se vuoi fare qualcosa e ci credi: ci riesci.

Quell'America molto probabilmente esiste, ed è esportabile. L'altra è meglio nasconderla, l'altra è meglio non conoscerla.Perché poi ci viene da pensare : E noi? Quante storie terrificanti capitano nel mondo.Non per questo però penso che il mondo sia un brutto posto e non per questo cedo la mia fiducia nel genere umano.Talora si fallisce e ci si trasforma in esseri orribili,talora non hai la forza necessaria per fermare il male.Talora c'è solo il dolore e la morte. Io non l'accetto né accetterò mai.
Perché come dice Meg: è il finale che conta. E io credo in un finale positivo per me e per voi.



Il film narra la storia del giovane David, un ragazzino come tanti , che nell'estate del 1958, ( si ho scritto estate: ve la ricordavate,vero? Era bella.Purtroppo questo anno abbiamo avuto il sequel dell'inverno. Capita.), conosce una ragazzina di un paio di anni più grande di lui. Si chiama Meg e vive con la sorellina Susan a casa della zia Ruth e dei cugini.
La ragazza e sua sorella sono rimaste orfane in seguito a un incidente nel quale sono spirati i genitori.
Sai i primi amori? La scoperta dell'altro sesso o comunque di una persona che ti faccia tremare e ridere il sangue nelle vene?Ecco,cosa c'è di più bello e sano? Nulla. David prova proprio questo e in un certo senso è ricambiato dalla giovane.
Ti aspetti,vorresti, una bella relazione, una storia d'amore. Mmm..Si. Purtroppo...



C'è questa donna e i suoi figli che attraverso una serie di assurde punizioni, le quali sfoceranno in una vera  e propria tortura, impediranno che i due vivano il loro tenerissimo sentimento.

Ecco: a me questi film fanno malissimo. Non posso sostenere la violenza sadica sul corpo di una donna, ( ma non solo su un cane,un bambino,un uomo),l'accanirsi schifoso da bestie in calore contro una persona che non può difendersi. Mi fa schifo il gruppo contro il singolo. E comincio a innervosirmi, mi sento fisicamente male,e diciamo una cosa: questo film ne offre di occasione dove non basta nemmeno chiudere occhi e tapparsi le orecchie.
Perché ,prima, ci sono le maledette spiegazioni di zia Ruth. A me quella donna mi ha provocato rabbia estrema e una paura assoluta.



Lei che si circonda di ragazzini manipolabili,li strumentalizza, facendo perno sul desiderio sessuale,la punizione, la sua figura comunque di adulta. Va che certe volte dovevo alzarmi e andare via,perché la rabbia e il dolore per la povera Meg mi soffocava.
Come può una donna e una madre di famiglia compiere certe tortura mostruose contro un'altra persona di sesso femminile e che di fatto è ormai sua figlia. Come si può usare certe violenze psicologiche- del tipo se meg rifiuta di mangiare un toast,lei mena di brutto la sorella disabile.

E gli adulti? Non ci sono. David ha due genitori quasi invisibili  e il discorso che suo padre gli fa sul fatto se fosse giusto picchiare una donna,sarebbe da premio nobel per la cretineria- "non è giusto,mai .Ma..."- e quindi questo ragazzino si ritrova testimone inorridito,impaurito, incapace di agire,sulla terribile sorte della ragazzina.Anche se non rimarrà del tutto in disparte,ma..



Inoltre questa storia , ( tratta dal romanzo omonimo di Jack Ketchum, che comprerò), è realmente accaduta e quindi il dolore e la rabbia aumentano.
Perché davvero si è voluto che una ragazzina del tutto innocente,come lo sono tutte le ragazzine, si trovasse coinvolta in fatti così orribili. Perché David non merita quei traumi incancellabili e i sensi di colpa che ti devastano,e Susan non merita di aver vissuto tutto quello schifo.
Io ho preferito scrivere oggi la recensione,perché ieri avrei dato sfogo al peggio di me. Cosa che non voglio fare, mai più. Quindi vi siete evitati i miei farneticanti discorsi vendicativi contro zia Ruth e figli. Che farei volentieri a pezzi.
Quanto male può esserci in una persona e con quanta normalità lo si pratica? Tanto vedendo codesta pellicola.



ma io non voglio cedere. Nel mondo capitano queste cose orribili,ignobili,e tu avresti voglia di prendere una motosega e portare l'apocalisse nelle loro vite. Però ci sono anche tante Meg che vivono i loro amori e zie ruth che crescono bene le loro nipoti
Detto questo non possiamo dimenticare il male che ci circonda e non dobbiamo mai negare che in realtà, l'america degli anni 50 era solo un prodotto e una parte di essa. Il resto è chiuso in una cantina, nel sottoscala dove l'indifferenza lascia massacrare una ragazzina.