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lunedì 5 febbraio 2018

THE POST di STEVEN SPIELBERG

Credo che si possa far qualsiasi tipo di critica al cinema di Spielberg; più o meno, da quaranta e passa anni, sono sempre le stesse.
Il cinema mette in gioco la nostra sensibilità e visione del mondo, per cui è naturale che un modo di filmare ci piaccia e un altro no.
Non mancheranno quindi le accuse di retorica, uso sdolcinato dei bambini, dai! Le solite cose, appunto.
Eppure, c'è bisogno assoluto delle opere di Spielberg. Lo dovrebbero comprendere anche i suoi detrattori, di cui una volta - mi piace vantarmi- facevo parte. Perché il suo sguardo così limpido, cristallino,  sulla vita delle persone normali, è un dono che , in questi tempi, sarebbe meglio non lasciarsi sfuggire.
Ora, lasciatemi spiegare una cosa: non c'è nulla di male, offensivo, oscurantista, nel definirsi o voler rappresentare su schermo, delle persone normali. Oggi pensiamo che costoro siano uomini o donne grigi, noiosi, un po' bigotti e un tantino ammuffiti. Dobbiamo eccedere in stramberie varie, in originalità light e trasgressioni di seconda mano.
Tutti noi abbiamo un amico che abita in un posto dimenticato dalla amnesia, in cui al massimo si beve uno spritz di origine sospetta, che si fa un selfie come se fosse Mick Jagger degli anni che furono. Tutti amiamo apparire selvaggi, irriverenti, e sopratutto: interessanti. Per cui è una gara a chi è il più strano e originale della compa. Creando un curioso caso di conformismo dell'anti-conformismo.
Ci sono anche tanti registi che ci tengono ad apparire sempre provocatori, innovativi e chi cazzo siete voi, ecc.. Spielberg e la sua opera è altra cosa e si occupa di ben altro.
Nei suoi film è sempre presente il Male, ma noi non ne subiamo mai il suo fascino. Non ci sono strizzatine d'occhio al cinismo da happy hour, perché a lui sta a cuore un'altra cosa: la forza del singolo. Il cittadino medio, il quale si prende le sue responsabilità di fronte a qualcosa che minaccia la collettività.   Nei suoi film è fondamentale la difesa delle relazioni umane, di un mondo non perfetto o sempre giusto, ma sicuramente migliore. O migliorabile
Che siano sceriffi timorosi dell'acqua, ragazzi  divisi del loro cavallo, robot alla ricerca della mamma, o industriali che si oppongono al nazismo, tutti questi personaggi hanno una cosa in comune: lo straordinario che nasce dall'ordinario.  Vite che possono essere le nostre. Uomini e donne che possono essere nostri amici o parenti. Perché quando il gioco si fa duro, i duri vanno a farsi una birretta, le persone normali rimangono al loro posto. Non possono andare da nessuna altra parte.

Per cui ti senti riscattato da tutte le giornate noiose, dal fatto di guardarsi allo specchio e chiedersi: "Ma io cosa faccio? Non ho nulla di speciale"
Poi capita che fai la storia, così ..Nello spazio di una telefonata.

Una persona normale è l'impiegato della difesa, che fotocopia i dossier segreti, nei quali è descritto il gioco sporco della politica estera americana in Asia. In particolare  nel Vietnam.  Una donna normale è anche la proprietaria del Washington Post. Certo, ella è ricchissima, presenzia a feste dove sono ospitate le personalità più influenti della politica e cultura americana. Però, alla fin dei conti, è esattamente come molte altre donne, in particolare di quel periodo. Una moglie, una madre, una persona piacevole per una conservazione, ma che poi si faccia da parte! Ci pensano i ragazzi!
La bellezza del film sta tutto nel personaggio di Kay Graham.  Per la sua crescita costante, la trasformazione da donna impaurita, timida, quasi naif, a persona che prende il destino e la sua vita nelle proprie mani e si mette in gioco. Non è un'eroina, non è una donna "colle palle" - bruttissimo modo per definire delle docili rompicoglioni, no scherzo!- è una persona che sente di poter combinar qualcosa, ma è anche insicura e spaventata da ciò che la circonda.
La scena della telefonata ( dove deciderà di fare la storia e di farsi sentire da tutti) non è magnifica solo per la bravura di Meryl Streep, o per i dialoghi,  o la regia. Quella scena è magnifica perché parla a noi. Sì, a noi. Anche se dubito che io possa salvare il mondo o far uno scoop clamoroso. Mi fa riflettere sul fatto che si debba sempre tentare, lottare, azzardare; sopratutto quando il mondo ti intimorisce o sei costretto/a dentro un ruolo scelto da altri, con l'unico scopo di svilire le tue potenzialità.
The post è anche un grande film politico, che omaggia le indimenticabili pellicole liberal degli anni 70. C'è tanto "Tutti gli uomini del presidente  "ma anche "Diritto di cronaca". Certo Lumet, da noi mai abbastanza glorificato, non ci riempiva i suoi film di bimbette che fanno la limonata e successiva scena in cui conta quanti dollari ha fatto. Ma è altro cinema, altro regista. Semmai, ancora una volta, si nota il profondissimo amore che Spielberg ha per il cinema. Tutto il cinema. Per questo, "The post", non sembra mai una pellicola derivativa, un omaggio forzato. Perché c'è tanta conoscenza e passione del e per il cinema, che non si deve stupire nessuno. Basta la storia, i personaggi, il messaggio.
C'è anche molta amarezza in questa pellicola. Forse questo è il tratto di distinzione rispetto alle pellicole civili del passato. Allora si pensava a un cambiamento sociale, etico, fra sessi e etnie, di classe. che non si è avverato. Sono arrivati gli anni 80 e ci siamo giocati gusto e cervello. La restaurazione alla lunga ha vinto. Chi faceva film d'impegno sociale, all'epoca aveva una rabbia sconosciuta oggi.
Spielberg gira un film malinconico, nonostante la frenesia e la forza dei personaggi, perché sappiamo che a volte si vincono delle battaglie ( che passeranno alla storia ma sono battaglie) mentre la guerra continua. Sopratutto ci viene mostrato come in certi ambienti l'amicizia non significhi molto. Il bellissimo dialogo, dove il direttore del Post descrive la natura della sua amicizia con J. F. Kennedy (alla luce dei documenti che inchiodano anche l'amatissimo presidente a colpe infamanti) è un esempio di come non esistano eroi o stagioni dell'innocenza. L'abilità di Spielberg è nel non calcare troppo la mano, ma nemmeno omettere questo grande disagio e profonda delusione.
Però anche questa volta il suo cinema morale, etico, profondo, ci insegna a non lasciarci andare. Non desistere e combattere con costanza e  fiducia nei propri mezzi. Portavoce di questo pensiero "spielberghiano", quasi il suo alter-ego nella pellicola, è Ben Bradlee. Un uomo che dirige un giornale importante, ma non ai livelli del blasonato New York Times, che ha successo nel suo ambiente, ma non è nemmeno il giornalista più idolatrato o apprezzato. Eppure, fiutando il caso dei dossier, si butta con determinazione e spirito. Vincendo una battaglia.
Non da solo, e anche questo è un buon messaggio da lanciare in tempi di individualismo esasperato.
The post è un film sul ruolo fondamentale dell'informazione. Ci ricorda quanto sia importante  pubblicare la verità- qualsiasi sia e a qualsiasi costo-e  battersi per una causa giusta. Io non credo che la stampa sia del tutto libera. Ci sono finanziatori e gruppi economici che detengono la proprietà dei giornali. Non credo che si pubblichino notizie contro i propri padroni. Puoi usarla anche malissimo questa libertà. Ad esempio scegliendo di raccontare frottole sulle armi chimiche, inventare nemici della nostra civiltà. Puoi farlo dalle pagine on line della tua oscura rivista o sulle colonne del Times. Però, quando delle persone libere e giuste, si incontrano e decidono di iniziare una giusta battaglia, l'informazione è un'arma  forte e potente come nessun altra. Succede pochissimo, ma succede.
Grazie a uomini e donne normali, che accettano la sfida in nome del potere al pop.. Ooops, sto facendo propaganda elettorale!
Noi abbiamo bisogno di questi uomini e queste donne. Noi abbiamo bisogno del cinema umano e sentimentale di Steven Spielberg.

giovedì 12 gennaio 2017

FLORENCE di STEPHEN FREARS

Il genere biografico è tra i più difficili da realizzare. Si cede spesso alla santificazione non autorizzata del soggetto, si rende più romantica la storia, tutto diventa perfetto, si lascia libera la retorica di farw casini.
D'altronde al cinema chiediamo la "leggenda", non la "verità". Per questo motivo è difficilissimo trovare dei film davvero notevoli e imperdibili in questo campo. Perché a volte si eccede forse in un discorso altro rispetto a quello descritto poco prima: una anti retorica posticcia, che non ci fa conoscere una persona, ma un simbolo.
Come si pone questa pellicola? Come una commedia biografica. La quale cerca un linguaggio popolare, di massa, per far conoscere al grosso pubblico un personaggio davvero esistito e la sua singolare storia.
Florence Foster Jenkins era una ricchissima ereditaria americana, sposata in seconde nozze- dopo la dipartita del primo marito- con un "attore " inglese, che l'ha supportata e sostenuta per tutta la vita.
In cosa consisteva questo "supportare" (cosa ben diversa da sopportare eh) ? La signora aveva una singolare pretesa: cantare arie tratte da celebri liriche, pur essendo stonatissima in modo davvero estremo e totale. Priva di tecnica, di intonazione, nonostante le lezioni di canto e altro.
Lei però non è solo un'appassionata di musica e importante mecenate per moltissimi artisti, i quali quanto pare talora approfittavano della sua manica larga in fatto di elargire danaro a destra e mancina, costei "amava" la musica. Non c'era nulla al mondo, insieme all'adorato consorte, che fosse più importante per ella.
Così ha tenuto alcuni concerti, partendo dal suo locale , il Verdi Club, fino all'esibizione in un posto sacro per la grande musica operistica e classica.

Nonostante sia formalmente una classica e media, pur riuscita e buona, commedia su un personaggio reale ed eccentrico, pur cercando sempre di piacere al grande pubblico, codesta pellicola pone degli interrogativi assai alti e su cui è bene riflettere
Basta la passione, un grande sogno, per supplire alla mancanza di tecnica e talento? Cosa sarebbe stato di Florence se non avesse avuto tutto quei soldi, quel peso come mecenate e la solidarietà vera, sincera, toccante, del marito- che pagava gli spettatori e critica per aver riscontri positivi-?
In fin dei conti vediamo in scena un personaggio dolente, immerso totalmente nel suo folle sogno, e come l'amore e per amore si possa alimentare illusioni pericolose.D'altronde perché negare la felicità a una persona? Perché distruggerle quel suo sogno? La vita è dura per tutti, Florence sente il peso di una malattia, la sifilide, contratta per mezzo del marito a soli 18 anni. Il suo primo marito. Questa malattia le impedisce rapporti con l'attuale consorte e quindi la creazione di una famiglia. Tutto l'amore che potrebbe donare ai suoi figli, li dona a quei bambini capricciosi che sono gli artisti. Che male c'è a darle qualche piccola soddisfazione? Forse c'è. Forse l'arte è cosa seria. Per difenderla si può anche distruggere i sogni degli illusi, sopratutto se apportano solo danni immensi.
Però, ella è stata anche la madre di tutti gli improvvisati e improvvisate che grazie ai reality si son creduti buoni a far qualcosa, a chi si improvvisa politica, ha aperto la strada al fai da te artistico, dove conta solo esserci in quel preciso momento, perché cazzo sto sognando e non mi devi svegliare.
Per cui se un discorso di amore per l'arte ci spinge a esser severi con costei, ecco interviene la nostra natura di esseri umani.
C'è tanto dolore, tanto amore per la musica, Florence ci appare candida, naif, e tanto dolce che le perdoniamo il fatto di rendersi ridicola, di assassinare la musica.

Cosa rimane di questa piacevole pellicola? Sicuramente non un capolavoro, certamente Frears è più portato per pellicole di denuncia sociale, più aspre, ma non se la cava malissimo. Ecco, quello che porteremo con noi è il rapporto tra Florence e St Clair Bayfield, suo marito.
Un legame forte che ha profonde amarezze, lui ha altre relazioni con altre donne d'accordo con Florence che accetta suo malgrado codesta situazione, ma anche una vera e assoluta dedizione.
 Meryl Streep e Hugh Grant sono meravigliosi nel metter in scena i loro personaggi, dietro a certi momenti forse un po' gigioni, c'è un attaccamento totale alla storia e all'essenza dei loro personaggi, di due persone che si sono amate tutta una vita
Ecco, questo rende Florence un personaggio/persona indimenticabile e unico.
Perché ci ricorda una cosa semplice, che nulla ha a che fare con l'arte, questo: in amore è fondamentale difendere, ad ogni costo, la felicità di chi abbiamo accanto.
Spesso lo dimentichiamo



domenica 1 settembre 2013

THE HOURS di STEPHEN DALDRY

Ho avuto modo di scrivere su Virginia Woolf a lungo, sul mio blog dedicato ai libri. D'altronde è stato un incontro letterario devastante,profondissimo,dirompente,scuotente. Non so se si possa parlare di amore e innamoramento per una scrittrice peraltro defunta da tantissimo tempo, non ne ho idea. Ma senza ombra di dubbio,da quando mi hanno fatto scoprire i libri di Virginia, la mia vita è decisamente cambiata e arricchita.
Orlando è stata la rivelazione, Onde la consacrazione,Signora Dalloway,la conferma totale e totalitaria. Nessuna altra sa descrivere la vita  e le sue amarezze, illusioni fragili, nessuna descrive il dolore e l'impossibile felicità come lei.


The Hours (film).jpg


Ci si perde nelle sue pagine, ( una mia carissima amica si perde perchè non riesce a stare a presso il flusso di pensieri e parole di Virgy), si naufraga nel senso profondo delle frasi e della scelta della parola.
The Hours è un film di notevole successo di critica e pubblico, vanta un cast che solo a leggere i nomi capisci che grandi attori e attrici ce ne sono ancora. Racconta la storia di tre donne in tre luoghi diversi,in epoche diverse con un finale che unisce le storie.
C'è la storia di Virginia Woolf, la sua fragilità ,il suicidio, il rapporto con il "marito" Leonard, che cerca disperatamente di trarla in salvo,ma è impotente di fronte a un mal di vivere che ha radici lontane, (il film non lo dice ,ma Virginia è stata molestata a lungo da un suo cugino, George), e qui si toccano livelli davvero altissimi. Il dialogo tra loro due alla stazione è di una bellezza clamorosa. Un uomo confuso che non riesce ad accettare che la sua donna si disperda,che tenta di salvarla usando la razionalità, con  un'impotenza disarmante perchè colma d'amore. E lei.
Persa,incapace di relazionarsi,di salvarsi. Non è commozione perchè la scena è girata bene o perchè è una storia vera,ma perchè per un momento tocchiamo la realtà. Scompare il cinema e vediamo un uomo e una donna che si amano,ma incapaci di salvarsi ,di trovare un happy end per loro.
Nicole Kidman è bravissima  e credo che con questa prova abbia quasi raggiunto il suo apice , che rimane sempre Dogville. Da applausi anche Stephen Dillane, cioè lo Stanis de Il Trono di spade.



La seconda storia è quella di Laura , classica casalinga americana dei splendenti e fasulli anni 50. Sposata con un uomo ordinario, reduce della guerra, madre di un bambino Richard. La donna è in attesa di un altro figlio,ma vive con disagio la sua vita. Infatti è innamorata di una sua vicina di casa,la bacerà con la scusa di consolarla in quanto ella dovrà sostenere un delicato intervento clinico.
Anche qui una donna come Virginia, disperata e fragile, in un contesto che rimane indifferente ed estraneo, un mondo dove una donna deve tacere e nascondere il suo profondo amore per un'altra. Alla faccia della tanto declamata democrazia.




Toni Collette e Juliane Moore danno una grande prova durante il loro faccia a faccia, fragilità e tentativi di simulare allegria,sicurezza. Dialoghi che scivolano naturali e catturano l'attenzione. John Realy è forse un po' sprecato,essendo un grandissimo attore,ma se la cava bene.
Soffocante e castrante l'atmosfera,forse un po' forzata,ma rende l'ipocrita felicità ,bandiera dell'america  e del suo  e quindi nostro stile di vita.



Il terzo episodio , ma in realtà le tre storie sono messe in scena all'unisono con un montaggio che alterna passato e presente e collega le varie storie, è quello che mette in scena l'anima letteraria dell'operazione.
Clarissa e Sally sono una coppia che vive insieme da anni, la prima sta organizzando una festa per la premiazione di un suo amico scrittore: Richard. L'uomo è uno scrittore di scarso successo, (d'altronde i libri oggi sono prodotti di consumo, che devono solo intrattenere con qualche vaga aspirazione allo scandalo facile), malato di aids. Solo Clarissa è rimasta vicino a questo uomo travagliato,di grande sensibilità e profondo dolore.
Qui si cita chiaramente il capolavoro della Woolf: La signora Dalloway. Con tanto di  suicidio preso dalla fine di Septimius l'altro protagonista del romanzo.
Infatti il film è un omaggio all'universo e alle tematiche woolfiane e alla creazione del romanzo citato sopra.



Infatti questa ultima visione l'ho sentita e vissuta con intensità, la prima volta non mi aveva colpito così tanto.
Sicuramente andrò a cercare il libro,sicuramente. Nel frattempo non posso fare altro che abbandonarmi a così tanta bravura e bellezza artistica

domenica 30 giugno 2013

I PONTI DI MADISON COUNTY di CLINT EASTWOOD

                                                     



                                                 




Non è il cosa  scrivi o filmi o dici,ma il come. Credo sia quello alla fine a fare la differenza sostanziale per l'esito finale di un lavoro
Perchè in fin dei conti scrivere un libro che parla di una relazione amorosa o girare un film che parli di una breve ed intensa passione tra due estranei , non è altro che la base , la radice , di un progetto. Poi ci sono tante ,ma davvero tante , cose che possono trasformare quelle parole e quelle immagini in pura delizia ed emozione per il nostro cuore e la nostra intelligenza, o farci morire soffocati dal sentimentalismo,da parole svuotate da ogni significato e ipocrite da tanto son smielate.
Ecco esiste la responsabilità dell'autore, sue le scelte decisive,sua la strada che intende far prendere alla storia che vuol narrarci. Puoi puntare sul melodramma,sulla commedia leggera,oppure sul realismo delle piccole cose,dei personaggi ben scritti,dei dialoghi comuni,ma soffusi di delicata malinconia.


Così quando seppi che il mio mito: Clint Eastwood aveva deciso di girare un film sentimentale,per poco non passai a migliore vita!

"No Clint! Non puoi!Tu sei l'ispettore Callaghan! Mi hai cresciuto con questo mito per te giustiziere laconico e cazzuto" Insomma sai? Le classiche menate da ragazzo che si sente troppo inadatto e a disagio quando si parla d'amore,di quelli che arrossiscono e abbassano la testa se si menziona il nome della ragazza che amiamo. Sono sempre stato quel tipo,quindi ho sempre preferito altre visioni.Meno imbarazzanti per me.
Cioè questo è quello che pensavo fino a un dieci e passa anni fa.

Scrivo questo perchè per un po' di tempo non ho amato questo film. Lo trovavo privo di spunti,poco interessante e insomma un passo falso di Eastwood.
Oggi è moda e pensiero comune che noi del pubblico siamo tutti in grado di giudicare un film , un'artista e che il nostro giudizio sia giusto. Il film non ci piace? Si fa schifo.Non è colpa nostra ,dei nostri limiti,e cose simili..No! Non lo è mai.

Bè,io invece sono qui per dirvi che ho sbagliato clamorosamente per anni e anni. Sbagliavo perchè non ero pronto e maturo abbastanza per capire questo piccolo,grande film.


                                                        


Il film racconta l'incontro tra una casalinga di origine italiana , Francesca, e un fotografo americano Robert, il quale si trova nel piccolo paesino dell'Iowa per fotografare alcuni ponti coperti. Sono due mondi diversi che si incontrano, si conoscono, si scoprono, si comprendono e poi come è giusto che sia si innamorano e finiscono a letto. E poi le differenze esplodono, la paura di perdere il controllo, di non sapere come finirà quella cosa meravigliosa che per un po' ha cambiato il nostro grigio universo

C'è questa bella scena di litigio dei due amanti dopo aver fatto sesso,che è una piccola lezione di cinema e di scrittura, che a mio avviso dovrebbe essere studiato da molti sceneggiatori e registi. Due persone che hanno paura della cosa che hanno cominciato e avvertono pesante la nostalgia per qualcosa che non potranno ripetere , (lei perchè sposata, lui perchè incapace di fermarsi in un posto),che scoprono quanto siano sole e quanto il tempo,la società,la vita con le sue piccole ipocrisie quotidiane,siano contro la loro felicità

Sai a volte la gente fa così, per paura distrugge quel poco di buono che hanno fatto prima. Tanto ci pensano gli altri che giudicano ogni tua debolezza,ogni tuo disperato e umanissimo desiderio di amore e soddisfazione personale.  E si, talora ci sono anche io a giudicare alla cazzo di cane, lo so e te lo dico. Non credere che io sia meglio degli altri pirla che hai conosciuto o conoscerai.

Perchè l'amore terrorizza le persona, il perdere ogni tipo di controllo e staccarsi dall'individualismo , (agente della borghesia per impedire al popolo la collettivizzazione di ogni aspetto della nostra vita), per donarci e perderci in un'altra persona, ci spaventa.

La gente oggi ha paura di perdere qualcuno,di stare male, di pensare a questa evenienza. Temo a volte che abbia dimenticato che significhi amare, non essere spaventati dai nostri sentimenti e comprendere le esigenze degli altri

L'amore è una questione di dialogo e infatti in questo film parlano tanto. Si amano,conoscono e si scontrano e litigano ,parlando. Indagando e incappando nell'altra e altro.

E son dialoghi scritti benissimo, cinematografici certo...Ma anche umanissimi. La sofferenza è concreta, come  soffre una persona normale in una situazione simile e anche la gioia delle serate passate insieme.

Qui c'è commozione vera e profonda, non ci sono i trucchi del mestiere, (la musica ruffiana,l'esagerazione della recitazione e delle parole), vedi due straordinari personaggi , due grandissimi artisti, (una sempre meravigliosa e struggente Meryl Streep e un inedito Clint), e ti affezioni a loro. Ti interessa quello che vivono, perchè sono cose che capitano.

C'è un bellissimo discorso sullo scontro tra quello che profondamente desideriamo possa essere la nostra vita e quello che invece è.

Credo sia difficile scrivere e girare una scena più bella,complessa,nella sua apparente semplicità come la scena girata sotto la pioggia,con i due amanti che si rivedono. Lui è tornato per riprenderla,ma lei tentenna e alla fine si perdono per sempre. Ci sono particolari, (la mano di lei che si aggrappa alla serratura dello sportello),che dicono molte cose e fanno piangere gli occhialuti sensibili della brianza eh!

Quanta bellezza c'è in questo film! Empatia, nessuno qui è un bastardo che merita di soffrire,anche la figura del marito ad esempio ha un suo perchè. La scena della sua morte è semplice e toccante. Un uomo medio,mediocre che si scusa per non aver dato tanto alla moglie,ma non come risarcimento finale della sua pigrizia,ma come doloroso atto di autocritica.

L'umanità vale la pena di essere raccontata e filmata, io non credo nella palle dei cinici e delle ciniche, io sono convintissimo che sia l'amore e la comprensione a farci vivere. Quello schietto e diretto, quello che teniamo per noi perchè sappiamo che è troppo puro e delicato e potrebbe disperdersi.

Ecco,io per esempio sono contento che si facciano film come questo.Ogni tanto fa bene ricordarci che sappiamo commuoverci,senza inventare nessuna giustificazione

mercoledì 10 aprile 2013

IL DUBBIO di J.P. SHANNLEY

Perché il cinema, senza questi film, sarebbe una cosa molto più triste ;)



Questo sopra è il mio motto, lo troverete ogni volta che affronterò il cinema migliore e che amo profondamente :quello d'Autore, "serio", "impegnato". Non che io disprezzi il cinema d'intrattenimento  e genere , nondimeno potrei vivere tranquillamente senza film di mazzate e astronavi,ma se dovesse sparire una pellicola come Il Dubbio,bè non vivrei sereno. Non metto in dubbio l'importanza basilare e la natura prettamente industriale del cinema, il cinema di serie b come scuola vera e reale per chi fa cinema e il fatto che tantissimi autori abbiano debuttato girando horror,ma il motto che trovate là sopra esprime il mio pensiero e il mio stato d'animo da spettatore. Indisciplinato,quindi non un Popolan-chic che è la nuova piaga della critica da blogghe. E nemmeno uno snob in tutto e per tutto. Credo che un elemento buono questo piccolo spazio personale l'abbia: è assolutamente al servizio del Cinema,senza guardare genere o altro. Non ci sono recinti se non l'ottimo gusto di chi scrive, (e vantiamoci ,dio bonino,ogni tanto),ora a mio avviso questo film , tratto da un'opera teatrale dello stesso regista ,è un esempio alto e importante di cinema.
Quello che ti porta al centro di una storia non solo ben scritta,ma che ti faccia anche ragionare e riflettere: il confine tra giusto e sbagliato,la parola che diventa pettegolezzo e pericolo per la reputazione altrui, una vita auto negata e votata alla crociata personale contro il male
Sorella Aloysiuous Beuvier, Sorella James, Padre Flyn , sono un po' come la rappresentazione perfetta dell'imperfezione umana. Metafora di super io,io,es, se vogliamo leggerli secondo un percorso psicoanalitico. In fin dei conti sarebbero come un essere umano diviso in tre parti difettose che si trovano a scontrarsi.

Sorella James è una giovane suora che insegna storia in un collegio americano , (anno 1963, un anno dopo la morte di Kennedy),è giovane e ingenua ma anche molto volenterosa. Un giorno il comportamento di Padre Flyn , uno dei capi dell'istituto,la porta a credere che l'uomo abbia abusato di Donald Miller , l'unico ragazzino di colore presente in quella scuola.
Comincia così una durissima crociata contro il prete da parte della preside Sorella Beuvier.
Il tutto però si basa su sospetti,voci,dicerie,percezioni,nondimeno non bastano già queste cose?Un sospetto su una persona non è già indicazione di un problema. Io non sospetto a caso di un uomo o una donna se questi con il loro comportamento non ci lasciano aperta la strada per mettere in dubbio la loro onestà,moralità,reputazione. Sorella Beuvier si sente in pericolo : i tempi cambiano, una nuova idea di libertà tra persone  e nella società,  che a mio avviso si rivelerà fragilissima e inadeguata a reggere con il contesto politico e storico futuro,ha paura di essere dimenticata,trascinata via da un vento che non comprende e conosce.
Lei ha ragione,lei conduce una battaglia giusta,ma è giusta in quel caso?Tutti noi di fronte a certe accuse ci sentiamo in dovere di attaccare l'accusato,io sarei per togliere la vita a stupratori e pedofili, senza nessun problema,tuttavia sono veramente tutti stupratori e pedofili quelli che dovrebbero passare sotto il mio giudizio?Potrei dire:combatto una piaga oscena dell'umanità.la battaglia è talmente alta e importante che non mi interessa se ci rimane qualche innocente,poi innocente...Se qualcuno lo accusa di quello,anche se non ci dovessero essere prove concrete potrebbe bastare?D'altronde uno non si alza la mattina e dice:ehi ho visto Tizio che molestava un bambino, o si?

Il film è impreziosito da duelli tra attori assolutamente di altissimo livello. Giganteschi e titanici Streep e Hoffman,ma bravissima e da tenere in considerazione Amy Adams, (splendida in The Master al fianco di Hoffman ),questo cinema è quello urgente,necessario,quello che se dovesse mai sparire mi renderebbe triste e solitario,perchè la fantasia è una bella deviazione,ma la realtà è la sostanza della nostra vita e azioni







lunedì 2 febbraio 2009

LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE di KAROL REISZ

Un profondo film sull'amore,la sua rappresentazione,ma non solo:si parla anche di finzione/realtà che si contaminano,del confine labile tra queste due dimensioni e la confusione che ne deriva
La storia ambientata nell'inghilterra del 1800,narra le vicende sentimentali di passione e colpa tra uno scienziato legato alla figlia di un potente capitalista e una donna,malvista da tutti perchè si narra amante di un tenente francese.Quella che vediamo ,però, è solo la lavorazione di un film,infatti assistiamo alla relazione extraconiugale tra l'attrice e l'attore protagonista.

Una raffinatissima altalena tra ricostruzione e rielaborazione scenica e caos calmo quotidiano della vita amorosa e delle sue regole.
Il senso di colpa per il tradimento,che scompare di fronte a un sentimento tanto forte quanto pericoloso perchè può fare molto male,la fine che si può decidere nella finzione e la fine che ci capita nella vita.Insomma un film importante e da vedere, non fosse altro che per Meryl Streep e Jeremy Irons.