La miseria puzza.
È l'odore dei fallimenti, delle sconfitte, dell'emarginazione, dell'esclusione, e quello non va più via, altro che l'odore del sesso! Mi si perdoni la citazione di una delle canzoni più brutte di Ligabue per parlare di questo autentico capolavoro del cinema. E non solo.
Domani sono trenta lunghissimi anni che festeggeremo la vittoria assoluta del sistema capitalistico, vuoi a volte tendente alla liberal-democrazia, altre a una sua versione più conservatrice. Tanti anni in cui ci hanno spiegato che siamo liberi, viviamo nella società in cui ogni tuo desiderio di cliente viene esaudito, puoi manifestare e scriver il tuo dissenso contro il governo, non devi temere la polizia. In poche parole anni che possiamo riassumere in questo patetico e ridicolo hastag : #staisereno.
Solo che questa libertà, serenità, tutta questa armonia è velleitaria, nascosta bene da un uso sapiente della propaganda. Talmente ottimo e ben strutturato che pensiamo di saper tutto del mondo perché ce lo dicono alcuni giornali, vedono in campo nazioni occidentali, e insomma siamo sopravvissuti al nazismo e al comunismo ( che rammentiamo abbiamo deciso esser la stessa cosa) quindi perché dovremmo metter in discussione il nostro stile di vita e sistema.
Tanto casomai le cose dovessero andar male e non ci fosse un partito comunista, socialista, pure socialdemocratico, in grado di poter gestire il malcontento delle masse, potremmo sempre usare lo spauracchio del sovranismo, del populismo, delle destre xenofobe che avanzano. Problemi reali, concreti, che vanno combattuti, ma che non nascono per caso. Non si presentano come ospiti indesiderati in una festa famigliare, rovinando l'atmosfera perfetta di amore e rispetto tra genitori e figli.
Sono le devianze di politiche ben precise che non vogliamo abbandonare o rivedere. I tentativi di protesta, le richieste di sistemi alternativi, pur nel contesto di potere capitalista, vengono snobbate, derise, da un esercito di mediocri mestieranti della politica e della cultura.
Avete mai trovato un articolo di Domenico Losurdo su qualche giornale della borghesia liberale? Quanta discussione è stata fatta intorno a un libro come 23 cose che non ti hanno detto sul capitalismo di Ha- Joon -Chang, un economista con una carriera di tutto rispetto, guarda caso anche lui di origine coreana come il regista di Parsite.
Il film racconta la storia di due famiglie coreane. Una vive in povertà sotterrata in un seminterrato e vive di espedienti, lavoretti, non sono dei buoni selvaggi come piace alla retorica e narrazione delle democrazie occidentali. Cioè non sono quei sottoproletari però intonsi da ogni tentazione quanto meno eticamente criticabile, o dal gran talento nascosto per cui con perseveranza alla fine possono far la scalata sociale. Non sono nemmeno quei poveri che ci piacciono ancor di più rispetto ai " buoni selvaggi", mi riferisco a quelli pieni di timor di dio e del padrone, per cui vengono ad elemosinare un po' di beneficenza, un po' di comprensione, scodinzolando come bravi cagnolini.
No, questi sono il prodotto di fallimenti e sconfitte dovute a condizioni sociali ben chiare e precise, perché per quanto un delle classi inferiori possa farcela ad aver successo economico e prestigio sociale, le grandi masse non si avvicineranno mai. Non solo per demerito loro, ma un peso fortissimo ce l'ha la società sempre più classista e divisa in cui viviamo. Solo che, e questo è bene esserne consci, la lotta di classe l'hanno vinta i ricchi.
La classe media, i piccoli borghesi e i proletari senza coscienza di classe si sono fatti incantare dal discorso dell'invidia di classe, del fatto che più lavori e più ottieni, spesso in buonissima fede.
Dimenticano che l'odore pungente, soffocante, nauseabondo, della provenienza proletaria e sottoproletaria non va via. I ricchi la sentono, ne sono spaventati e disgustati.
Nonostante possano esser come la famiglia benestante di questo film. Di fatto, a livello di relazioni personali, non fanno o dicono nulla di male contro i proletari che si sono infiltrati ( attraverso la menzogna e il furore accecante di poter vivere una vita decente di lusso e tranquillità) nella loro magione, ma il regista attraverso alcuni dialoghi ed espressioni di costoro ci mette in evidenza come non sia mai possibile la convivenza tra chi ha moltissimo e chi è dimenticato e invisibile.
Peraltro il tema dell'invisibilità dei poveri è espresso bene in un altro film molto bello e che consiglio, "Motherless Brooklyn" lo cito per farvi venir la curiosità su questa opera di Edward Norton.
Ritorniamo al nostro film coreano I poveri certamente mentono sulla loro provenienza, sul fatto che non si conoscano, la cosa gli viene permessa dal fatto che l'altra famiglia è talmente distaccata dalla realtà, che nemmeno si pongono domande e non osservano nulla. Sono gentili perché possono permetterselo, la cosa viene spiegata benissimo dalla madre della famiglia "parassitaria". Aggiungo anche la dignità, la morale, sono cose che i ricchi possono permettersi e che vivono come oggetti da indossare con le loro cravatte e i loro abiti da sera. Gli altri non hanno modo e tempo per recitar la parte di quello che non si è.
D'altra parte chi sono questi milionari? Chi sono queste persone perse nel loro lusso, nel gelo di una casa tanto bella e grande quanto vuota di vita ogni volta che mancano dalla scena i nostri cari "parassiti".
L'acume e l'arguzia di Bong Joon-Ho si vede da questa messinscena. Non abbiamo bisogno affatto di veder dei ricchi stronzi o esplicitamente ipocriti. Non lo sono, in questa pellicola. In buonissima fede dicono cose tremende ( come la padrona di casa che parlando col suo autista si mostra felice di un temporale che per lei ha abbassato le torride temperatura ma che di fatto ha distrutto la casa e la vita di centinaia di poveracci.) oppure ostentano fastidio per l'odore dei loro domestici.
Tuttavia questi anni che tanto piacciono a quelli della Repubblica e affini, oltre alle guerre per la libertà e democrazia, oltre alle missioni di pace fatte usando l'esercito, che ci hanno dato di evidente e terribile, anche se noi facciamo finta di niente? Ve lo scrivo? Ma sì! La guerra tra poveri.
Il film infatti non si limita a mostrare l'invasione di una famiglia di esclusi sociali nella casa di pleonastici benestanti. Scava più a fondo e ci mostra come la società indifferente e auto referenziale dei "sciuri" proletarizzi anche fasce di media/ media-bassa borghesia. Gente che magari potrebbe vivere decentemente e invece è travolta dalla corsa all'oro o dai cambiamenti di rotta del capitalismo liberista e selvaggio.
Questa svolta all'interno della narrazione cinematografica porterà a soluzioni vicino alla tragedia, sempre in perfetto equilibrio tra dramma e farsa, e al magnifico, potente pre- finale e a un finale amarissimo e toccante.
Parasite è un film che ha il coraggio di metter in evidenza i rapporti sociali e i rapporti di forza, spesso dimenticati per un umanesimo alla Saverio Tommasi, di comodo spesso e volentieri. Come se l'individuo sia slegato dalle ingiustizie sociali, che di questi tempi non hanno nemmeno bisogno di essere palesi, avendo il totale controllo della politica, cultura, società, per cui delle vite dei singoli cittadini.
La divisione è visibile, ma noi preferiamo dar maggior importanza a problemi secondari o creare dei nemici tanto truci quanto idioti. Vediamo il fascismo nei paesi che meno ci garbano e non in quelli che tutto sommato collaborano con il nostro espansionismo economico e di stile di vita.
Questo film ci ricorda che sono fondamentali e importantissimi i legami e le relazioni sentimentali e umane ( infatti la famiglia di poveri è molto legata e unita non come quella ridicola dei ricchi del tutto incapaci di relazionarsi con i figlioli e tra di loro se non in modo meccanico o per eliminar un problema che non sanno gestire) ma che prima di tutto c'è il rapporto di forza tra classi. Dal 1989 siamo convinti che non esistano più le classi, che siano cose superate, ma in realtà è come la polvere sotto il tappeto. Come la famiglia benestante, noi non vogliamo veder davvero cosa si nasconde sotto la nostra casa, le nostre vite, provare empatia e compassione per gli altri.
La nostra non è gentilezza, non è educazione, non è niente. Solo un modo diverso di esercitar il potere e ci va bene che la retorica pacifista e non violenta di qualche intellettuale, qualche compagno che non ha compreso nulla di ciò che il comunismo è, ci mantenga lontana la rabbia del popolo.
Rabbia che con pacatezza, serenità, civiltà, noi dirigiamo verso gli ultimi. Che i poveri si scannino tra di loro, mentre noi ci concediamo discorsi belli sulla fame nel mondo e l'ambiente, oppure proprio ce ne freghiamo che nemmeno sappiamo quali sono i problemi del mondo e degli altri.
Bong Joon .Ho estremizza il discorso che aveva portato avanti con Okjia, in quella pellicola meravigliosa condannava l'ipocrisia della green economy e del capitalismo dal volto umano, qui ci fa vedere come vivono le persone che comandano, con quanto distacco e noncuranza, con quanta ipocrisia insita nella loro natura umana.
In un tempo in cui il cinema occidentale ed europeo non è più in grado di colpire i nervi scoperti della società, (anche l'ultimo dei Dardenne per quanto buono mi è sembrato un passo indietro nell'analisi politica) la Corea ci fa dono di questo manifesto, di questo film-tesi senza la pesantezza retorica di cui spesso questo tipo di film è farcito, per una lucida e spietata rappresentazione della vita vera e reale che gli esclusi e i benestanti vivono.
Opera imperdibile.
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venerdì 8 novembre 2019
venerdì 30 giugno 2017
OKJA di Bon -Joon- Ho
Io e mia moglie abbiamo risolto il problema Netflix/cinema nel modo più semplice possibile: abbiamo un magnifico telo in salotto, e un proiettore. Così ci vediamo film e telefilm su grande schermo. Cambia tutto. Come cambia veder un film al cinema, in sala. Un bellissimo rito pagano di condivisione di una emozione, paura, rabbia, di risate e lacrime. Detto questo, non possiamo che ringraziare Netflix per le ottime cose che ci offre, facendo - a modo suo- anche un ottimo servizio per il cinema e i cinefili: io ho conosciuto film e registi grazie a loro.
Però se uno ama il cinema, appena possibile va in sala, se ami i film puoi vederli anche sul cellulare eh! Fine polemica, mi auguro di non leggere cazzate atroci come quelle su libri di carta ed ebook. Mi auguro.
Però non sono qui per parlare di questa ennesima sterile polemica, ma per dedicare il giusto tempo a questo bellissimo film.
Non è facile girare una manciata di film e tutti a livelli alti, con almeno un paio di capolavori, nel vero e reale senso del termine. Non è nemmeno facile passare da un genere all'altro, toccare anche il cinema quello più serio o la commedia nera più corrosiva, mantenendo sempre uno stile e una identità riconoscibile.Non è facile per molti, ma non per Bong -Joon- Ho
OKJA è un film che deve essere visto con calma e capito. Perché molto probabilmente una prima visione potrebbe farvi perdere la complessità della trama e dei messaggi, ben presenti nella pellicola del maestro coreano.
Fa parte di quei film che sembrano leggeri, ma in reealtà nascondono una profonda anima e tesi politiche-sociali di grande impatto.
Come vedere un classico film di Spielberg, ma girato da un regista che ha anche una visione politica ben definita e sa benissimo contro chi usare il cinema per denunciare al mondo brutalità, disumanità, e come il potere le nasconda in vari modi: la polizia, in "memories of a murder", la scienza in the host, la famiglia in "Mother" e ora l'idea di un capitalismo ecologico, rispettoso ,biologico. Questa è un'idea davvero ottima e straordinaria per fare cinema che non intrattenga soltanto. Bong Joon-Ho punta il dito sul capitalismo riformato e riformista che piace tanto anche a certuni/e in quella che per pietà umana chiamiamo sinistra, ma che in sostanza è un'accozzaglia di liberali allo sbaraglio
Il capitalismo riformista non esiste. Trattasi di inganno per le masse, perché dietro alle belle parole e idee di Lucy Mirando e della sua azienda, c'è un trattamento orribile delle povere bestie col fine di farne carne da vendere e incassare tanto. Dietro al tizio strambo della tv che fa un programma dove par che ami e si diverta a stare a contatto cogli animali, c'è un alcolizzato che fa male ad essi
Per denaro, profitto, produzione. In nome di questa Sacra Triade possiamo anche sfruttare una ragazzina coreana e la sua Okja. D'altronde cosa potrebbe convincere meglio milioni di spettatori, consumatori, clienti, che la visione di una bella storia d'amore tra una bimba e un animale? Le emozioni, di questi tempi, servono per fare profitti, denaro, produrre.
Per cui anche un sentimento nobile serve al mercato libero, e per questo- solo per questo- che si sopporta una ragazzina straniera e quella bestia buona solo per farci generi alimentari.
Questa cosa viene descritta per ben due volte, prima dal nonno e poi dal veterinario/ stella della tv, come a svelare agli spettatori stessi l'anima del film: non lasciatevi ingannare dalle immagini di amicizia tra Okja e la sua padrona. Non è un film Disney, qui bambini e animali si fanno male.
Gli fanno male.
Perché tutti gli adulti ingannano la piccola e di conseguenza anche la povera scrofa gigante.
Lo fa il nonno, non dicendo che verranno a portare via Okja, lo fanno quelli della Mirando, Lucy in testa, lo fanno anche gli animalisti, in nome della loro sacra missione
Il messaggio è chiaro: solo i bambini nella loro sacra ingenuità, che poi è giustezza e forza di spirito all'ennesima potenza e le bestie, non possono mentire. Solo loro sono capaci di un amore forte e incondizionato, non rovinato dalla rinuncia, dalla rassegnazione,, dalle leggi di mercato che ci schiavizzano tutti. Colla gravissima e imperdonabile colpa di renderci disumani, convinti di provare amore e affetto, ma essi stessi sono prodotti e soluzioni pensate in qualche riunione di una qualche multinazionale.
Un poeta, tanto tempo fa scrisse una bellissima canzone. Una delle strofe si chiudeva con questa frase: " guardami dentro gli occhi / gli occhi che erano bambini" Ecco dovremmo riprendere questa abitudine di dar spazio e giustizia al nostro sguardo. Dovremmo riprendere quella forza naturale dei bambini di guardare le cose in modo netto, limpido, tagliente, sia nel bene che nel male. E guardare gli occhi di chi riteniamo non sia un essere umano, per vedere quanto dolore, paura, "commozione" nascondino . Non parlo solo di animali, ma anche di altri esseri umani che per colpa di non essere nati nelle nostre città, non appartenere alle nostre classi, o esser diversi da noi, consideriamo come spazzatura umana: che crepino, chi se ne fotte.
OKJA è un film a misura di occhi bambini. Ci insegna la meraviglia dell'amore, di un rapporto profondo, forte, sincero. Ci costringe a piangere, perché di fronte al macello, di fronte all'urlo di migliaia di maiali, di fronte a dei genitori che si sanno condannati e ti chiedono: per pietà, salva almeno il nostro cucciolo, non possiamo non piangere. Ognuno a modo suo, ma cazzo se siamo esseri umani normali, lì si piange per forza.
Il mattatoio come il campo di concentramento. Il destino di esser macellati, con quello, certo, di passare per il camino. Si, è un azzardo, forse anche troppo, ma a me il pre finale ha fatto pensare a questo: la meccanizzazione della morte, l'omicidio per finalità che si pensano importanti e inevitabili, l'uso di sottoproletari o persone che obbediscono agli ordini e basta.
Eppure, sono sicuro, che la foto di Okja colla sua padrona, ha toccato il cuore dell'uomo preposto alla eliminazione dei suini, così come anche gli altri lavoratori che dicono alla piccola di non stare lì, o il personaggio di Dano, che si preoccupa di non far vedere una scena forte alla piccola.
Come se per pochissimo tempo, grazie a lei si riscopra il senso della compassione per ogni essere vivente.
Bong Joon-Ho riesce a non farne un film didascalico, almeno non del tutto, a mescolare denuncia e opera sentimentale, perché è un film scandalosamente sentimentale.
Opera che tocca i cuori, e le menti degli spettatori, pellicola che ci fa commuovere, indignare, e che ci dona due personaggi indimenticabili, i quali vivranno per sempre nel nostro cuore di spettatori indisciplinati e occhialuti romantici.
Però se uno ama il cinema, appena possibile va in sala, se ami i film puoi vederli anche sul cellulare eh! Fine polemica, mi auguro di non leggere cazzate atroci come quelle su libri di carta ed ebook. Mi auguro.
Però non sono qui per parlare di questa ennesima sterile polemica, ma per dedicare il giusto tempo a questo bellissimo film.
Non è facile girare una manciata di film e tutti a livelli alti, con almeno un paio di capolavori, nel vero e reale senso del termine. Non è nemmeno facile passare da un genere all'altro, toccare anche il cinema quello più serio o la commedia nera più corrosiva, mantenendo sempre uno stile e una identità riconoscibile.Non è facile per molti, ma non per Bong -Joon- Ho
OKJA è un film che deve essere visto con calma e capito. Perché molto probabilmente una prima visione potrebbe farvi perdere la complessità della trama e dei messaggi, ben presenti nella pellicola del maestro coreano.
Fa parte di quei film che sembrano leggeri, ma in reealtà nascondono una profonda anima e tesi politiche-sociali di grande impatto.
Come vedere un classico film di Spielberg, ma girato da un regista che ha anche una visione politica ben definita e sa benissimo contro chi usare il cinema per denunciare al mondo brutalità, disumanità, e come il potere le nasconda in vari modi: la polizia, in "memories of a murder", la scienza in the host, la famiglia in "Mother" e ora l'idea di un capitalismo ecologico, rispettoso ,biologico. Questa è un'idea davvero ottima e straordinaria per fare cinema che non intrattenga soltanto. Bong Joon-Ho punta il dito sul capitalismo riformato e riformista che piace tanto anche a certuni/e in quella che per pietà umana chiamiamo sinistra, ma che in sostanza è un'accozzaglia di liberali allo sbaraglio
Il capitalismo riformista non esiste. Trattasi di inganno per le masse, perché dietro alle belle parole e idee di Lucy Mirando e della sua azienda, c'è un trattamento orribile delle povere bestie col fine di farne carne da vendere e incassare tanto. Dietro al tizio strambo della tv che fa un programma dove par che ami e si diverta a stare a contatto cogli animali, c'è un alcolizzato che fa male ad essi
Per denaro, profitto, produzione. In nome di questa Sacra Triade possiamo anche sfruttare una ragazzina coreana e la sua Okja. D'altronde cosa potrebbe convincere meglio milioni di spettatori, consumatori, clienti, che la visione di una bella storia d'amore tra una bimba e un animale? Le emozioni, di questi tempi, servono per fare profitti, denaro, produrre.
Per cui anche un sentimento nobile serve al mercato libero, e per questo- solo per questo- che si sopporta una ragazzina straniera e quella bestia buona solo per farci generi alimentari.
Questa cosa viene descritta per ben due volte, prima dal nonno e poi dal veterinario/ stella della tv, come a svelare agli spettatori stessi l'anima del film: non lasciatevi ingannare dalle immagini di amicizia tra Okja e la sua padrona. Non è un film Disney, qui bambini e animali si fanno male.
Gli fanno male.
Perché tutti gli adulti ingannano la piccola e di conseguenza anche la povera scrofa gigante.
Lo fa il nonno, non dicendo che verranno a portare via Okja, lo fanno quelli della Mirando, Lucy in testa, lo fanno anche gli animalisti, in nome della loro sacra missione
Il messaggio è chiaro: solo i bambini nella loro sacra ingenuità, che poi è giustezza e forza di spirito all'ennesima potenza e le bestie, non possono mentire. Solo loro sono capaci di un amore forte e incondizionato, non rovinato dalla rinuncia, dalla rassegnazione,, dalle leggi di mercato che ci schiavizzano tutti. Colla gravissima e imperdonabile colpa di renderci disumani, convinti di provare amore e affetto, ma essi stessi sono prodotti e soluzioni pensate in qualche riunione di una qualche multinazionale.
Un poeta, tanto tempo fa scrisse una bellissima canzone. Una delle strofe si chiudeva con questa frase: " guardami dentro gli occhi / gli occhi che erano bambini" Ecco dovremmo riprendere questa abitudine di dar spazio e giustizia al nostro sguardo. Dovremmo riprendere quella forza naturale dei bambini di guardare le cose in modo netto, limpido, tagliente, sia nel bene che nel male. E guardare gli occhi di chi riteniamo non sia un essere umano, per vedere quanto dolore, paura, "commozione" nascondino . Non parlo solo di animali, ma anche di altri esseri umani che per colpa di non essere nati nelle nostre città, non appartenere alle nostre classi, o esser diversi da noi, consideriamo come spazzatura umana: che crepino, chi se ne fotte.
OKJA è un film a misura di occhi bambini. Ci insegna la meraviglia dell'amore, di un rapporto profondo, forte, sincero. Ci costringe a piangere, perché di fronte al macello, di fronte all'urlo di migliaia di maiali, di fronte a dei genitori che si sanno condannati e ti chiedono: per pietà, salva almeno il nostro cucciolo, non possiamo non piangere. Ognuno a modo suo, ma cazzo se siamo esseri umani normali, lì si piange per forza.
Il mattatoio come il campo di concentramento. Il destino di esser macellati, con quello, certo, di passare per il camino. Si, è un azzardo, forse anche troppo, ma a me il pre finale ha fatto pensare a questo: la meccanizzazione della morte, l'omicidio per finalità che si pensano importanti e inevitabili, l'uso di sottoproletari o persone che obbediscono agli ordini e basta.
Eppure, sono sicuro, che la foto di Okja colla sua padrona, ha toccato il cuore dell'uomo preposto alla eliminazione dei suini, così come anche gli altri lavoratori che dicono alla piccola di non stare lì, o il personaggio di Dano, che si preoccupa di non far vedere una scena forte alla piccola.
Come se per pochissimo tempo, grazie a lei si riscopra il senso della compassione per ogni essere vivente.
Bong Joon-Ho riesce a non farne un film didascalico, almeno non del tutto, a mescolare denuncia e opera sentimentale, perché è un film scandalosamente sentimentale.
Opera che tocca i cuori, e le menti degli spettatori, pellicola che ci fa commuovere, indignare, e che ci dona due personaggi indimenticabili, i quali vivranno per sempre nel nostro cuore di spettatori indisciplinati e occhialuti romantici.
sabato 25 maggio 2013
THE HOST di BONG JOON HO
Talora lo stesso titolo ci ricorda la differenza sostanziale tra un cinema pensato come intrattenimento ,spettacolo,grandi storie e personaggi credibili, (con pure annotazioni socio-politiche non indifferenti), e un cinema pleonastica,che si basa su romanzetti per plebaglie amorfe,con tante belle faccette per adolescenti in calore.
Netta e superiore è la produzione asiatica e non mi riferisco solo a un paese preciso o a un singolo genere. Dal cinema di pure mazzate a quello più autoriale, il continente asiatico impartisce lezioni a manetta a noi sprezzanti ,ottusi,rincoglioniti occidentali.Non è un semplice fatto tecnico,perchè allorquando i nostri decidono di girare un action alla woo ne viene fuori una puttanata colossale.
Proprio gli asiatici sono la differenza,la loro cultura, (divisa e contrastante da nazione a nazione),lo stile di vita eccetera eccetera.
Nella colonia americana per eccellenza,nella roccaforte dell'occidentalismo più becero e alla carlona, tanti ancora sognano e straparlano di "ah i bei tempi dell'action americana" e orgasmano per la Villa Arzilla del cinema tamarro e imperialista. Per carità ..Arnold e Bruce sono meravigliosi e mi son divertito con i loro film, nondimeno il cinema di genere americano,inteso per le masse , è a mio avviso finito da un po'. Riciclare i vecchi miti- per voi che invecchiate male,mica per me eh- non mi dice nulla.
Io ho cominciato a seguire l'action con lo zio Arnold e il buon Bruce,senza dimenticare la serie di Arma Letale. Fa parte di un periodo lontano,ed è una parte di me.Poi ,come ho già detto e scritto, la visione di Paris Texas mi ha illuminato sulla via per Damasco. E per fortuna,oserei dire.
Il ritorno di fiamma per l'action avviene con Better Tomorrow. Grandi coreografie e balletti di morte e violenza,altissima importanza alla morale e all'etica: sacrificio,lealtà fino alla fine ,cameratismo, riscatto del debole usando la violenza a fini educativi,atmosfera malinconica,amara....
Così piano piano mi son avvicinato al cinema orientale, ho ancora tantissimo da vedere e conoscere,ma esattamente come in occidente mi sento rappresentato dal cinema nord europeo,mi rivedo molto nelle tematiche asiatiche.
Prendi questa bellissima pellicola, dai! Guarda sulla carta poteva uscire il solito luna park smargiasso e prevedibilissimo, con tanto casino e poca sostanza. Sono sicuro che se fosse una pellicola americana sarebbe finita così. A furia di semplificare, di dire che la gente è stupida e vuole cose stupide, cresci una e più generazioni di spettatori disciplinati,amorfi. Mentre invece questa straordinaria opera ci insegna come sia fattibile e possibile girare prodotti di intrattenimento intelligente, mi si perdoni il brutto termine,perchè il cinema di genere può,potrebbe,deve,dovrebbe,anche essere una sorta di romanzo popolare dove la gente possa identificarsi e dare oltre a mazzate e mdp impazzita,anche una storia,un'emozione,un personaggio da ricordare, e questo succede in Asia
Io sono per questo modo di intendere il cinema popolare:dammi azione e quello che vuoi,ma non trattarmi da cretino ,voglio e pretendo un minimo di profondità e che mi affezioni ai personaggi.
Uno spettacolo maturo,che torni a raccontarci grandi storie.
Cosa ci propone questo film del 2006 ,( quando io compivo 30 anni), cosa racconta di talmente bello e particolare? L'attacco di un mostro alla popolazione di Seul. Semplice,no? E allora dove sta la bellezza struggente e lacerante di questa opera? Nel disegno dei personaggi e nella costruzione della storia.
Il mostro nasce per colpa dell'insensibilità umana nei confronti della natura e dell'ambiente, attraverso lo scarico di materiale chimico. Nel frattempo conosciamo una famiglia di proletari ,che sulle rive del fiume gestisce un piccolo negozio. Il nonno, tipo paziente e attaccato alla sua famiglia, il figlio scapestrato e bamboccione con la sua figlia,una bella e sveglia ragazzina , la sorella campionessa di tiro all'arco in crisi e un fratello burbero e ad un passo dall'essere alcolizzato.
Non è la classica bella famiglia che in tanti yankee-movie ci viene mostrata , come se la loro felicità plastificata dovrebbe intenerirci,ma una banda di maltrainsema ,come si dice da noi. Non sono eroici, non risultano campioni di nulla,sono gente con difetti evidenti,eppure l'abilità dello sceneggiatore,del regista,e dei magnifici attori , è quella di renderli umani ,come noi. E tifi,ah ..se tifi!Perchè non meritano di soffrire. Perchè come te e la tua famiglia sono quelli che da sempre lavorano,faticano,tentano di stare a galla nonostante tutti i casini e i fallimenti. Sopravvivono,e che cazzo!
Poi ti portano via tua figlia. L'unica cosa che hai,magari lo sapevi anche prima,ma ora ti brucia e ti fa male. Stavi scappando dal mostro,sei inciampato e hai preso la mano sbagliata..La mano sbagliata...E capisci quanto sei stato stupido,come l'unica cosa davvero importante nella tua vita sia lei.
Così quello che potrebbe esser un simpatico e dozzinale monster movie,diventa l'odissea amarissima e pessimista di un uomo qualunque,non particolarmente geniale,mediocre direi,per salvare l'unica e sola cosa che gli rimanga per sentirsi utile e importante.
Mentre la sua ricerca, aiutato dai famigliari, prosegue , noi conosciamo le differenze sociali e repressive in Corea,il ruolo determinante e da padrone degli americani, l'odio per gli emarginati,il crollo dei valori dell'amicizia tra i borghesi e la solidarietà tra pezzenti o deboli. Tutto accennato,certo,ma non in modo superficiale. O retorico.
L'amico che vende il collega perchè così intasca in nero i soldi della taglia, il tassista che disprezza i manifestanti,la presenza ambigua degli americani,il governo distante e repressivo nei confronti del suo popolo,e dall'altra parte? Un barbone che aiuta a sconfiggere il mostro per aiutare un povero disperato.
Questo dice tantissimo.
Ci emozioniamo,partecipiamo,si grida attenta alla tenace ragazzina in fuga,e sentiamo le lacrime che accompagnano la pelle d'oca per il finale,dove se una paternità è fallita miseramente,forse con un altro bambino è possibile ricominciare,accettando anche il vero colore dei capelli.
Non manca lo spettacolo puro durante l'attacco del mostro alla riva del fiume o in altre occasioni,perchè è un horror ,un film fantastico,ma non si ferma solo qui.
Questo in poche parole è grandissimo cinema, non lasciatelo scappare eh!
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