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domenica 19 aprile 2015

MIA MADRE di NANNI MORETTI

Sai cosa? Un tempo ero più coraggioso. Prendi, ad esempio: la morte. Non la temevo, mi sembrava fosse una cosa giusta e normale, d'altronde cosa era la vita se non una vuota e tragicamente buffa aspettativa verso la chiamata finale? Mi sembrava tutto così ipocrita. L'uomo inventava l'amore, le ambizioni, tutto per non arrivare nudo alla tragica verità: non esiste la vita, ma solo la morte. Tanto naturale e giusta, che non ho mai pianto alle notizie della morte di persone a me particolarmente care. E l'oblio? Perché sono ateo. Si questa cosa che poi scompari nel nulla, spengi la luce e poi : stop. Niente di te rimane. Mi garbava codesta idea, tanto che dovrebbe rimanere di me? Chi se ne frega di me.
Poi (perché tu voglia o no c'è sempre un poi ) cosa è successo? Da quando hai cambiato idea? Da quando mi sono innamorato e sono stato ricambiato. Di un amore forte, profondo, con gli alti e i bassi, ma cristallino e limpido. Da quando ho Achille. Da quando accetto la vita e i suoi cambiamenti naturali.
Ecco da allora, sta cosa della morte come elemento naturale, vero, concreto, si insomma....Non è che mi garbi più di tanto. Perché per quanto imperfette, per quanto piene anche di auto inganni e solenni cazzate, ci sono sempre delle vite. Vissute da persone che hanno amato, sperato, uomini e donne che avrei voluto conoscere meglio. Sopratutto se avessi la macchina del tempo e potrei tornare indietro... Ecco, io le piangerei tutte le lacrime che non versai . Per i miei nonni, e non solo. Perché la morte fa piangere e disperare, ci allontana definitivamente un nostro simile e per sempre. L'oblio, il fatto che spariremo dalla memoria collettiva, perché sostituiti da altre persone, altre generazioni, mi terrorizza. Questo un punto che gli atei dovrebbero sviluppare meglio.Non mi basta: si è vissuto. Io voglio vivere anche da morto, perché avrei ancora un po' d'amore da dare.
E voglio piangere ai funerali! Ah, questa terribile bestemmia! Questa onta per i brianzoli
Ok, ora dovrei fare una recensione dell'ultima opera di Moretti. Dovrei, perché a proposito di morte, anche la critica è morta. Uccisa dal pensiero debole del relativismo, dell'opinionismo, dalla rivalutazione alla cazzo di cane. Sono pensieri e riflessioni. Tutto quello che sinceramente posso darvi

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Un film sul lutto, la perdita di una figura fondamentale come la madre. Questo il tema portante,ma a mio avviso è solo un aspetto di una pellicola ancor più complessa, sfaccettata, ricca di simbolismi concreti e di sfuggente e straniante realtà.
Moretti mette in scena in questo suo dodicesimo film, tanto la morte materna quanto un'amara e tagliente riflessione su sé stesso e il suo cinema. Lascia che sia una straordinaria (come sempre) Margherita Buy a rivestire i panni consueti del "Michele Apicella" di turno, per raccontarsi con pudore e massima sincerità. Cosa che ai più attenti e appassionati sostenitori del regista romano, è sempre parso il cinema morettiano.
Come se di fronte alla morte non ci sentiamo autorizzati a smascherarci,a denunciare la nostra naturale essenza, a cercare un rimedio , qualche cambiamento, per poter dire: sono vivo. E sono vivo proprio perché il mio destino lo posso modellare. Quanto è vero tutto questo?

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Così se da un lato, Margherita, non accetta la inevitabile fine del genitore, dall'altra (attraverso sogni e pensieri) si ritrova a rivedere la sua posizione nei confronti del mondo.
Naturale fine anche del percorso artistico di Moretti: tutti i suoi film hanno questo tema di fondo, lo dico ai suoi detrattori superficiali e presuntuosi: la ricerca di una felicità idealizzata, assoluta. Proprio per questo dolorosissima e proprio per questo non resta che divenire: lupi mannari, assassini, o abbandonare tutti e rifugiarsi in un isolamento forzato. Questo era il nostro Michele Apicella e il nostro Don Giulio. Le due anime del cinema morettiano e del suo autore: amore e odio per l'umanità,ma sopratutto per l'incapacità di amare in modo così potente e incondizionato. Come (quasi) sempre ci ama una madre.
In questa pellicola, infatti, si mette in discussione Michele, e quindi Nanni. Questa sua evoluzione, questo sua riflessione sul suo cinema, è parallela alla scomparsa imminente della madre. Ci vuole suggerire che tutto cambia nella nostra vita. Tutto muore e tutto continua.

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Ci svela come le persone siano le proiezioni della loro leggenda (il grande John Torturro elemento comico e anche dolcemente tragico del film) ci dice che non possiamo pretendere il controllo delle vite e della nostra vita. Ma che forse possiamo amare. E abbandonarci al dolore. La gente ha l'alibi del ricatto morale, del buonismo,di tantissime cazzate,perché egocentricamente vuol stare chiusa nei propri alibi. Teme di aprirsi di "rompere almeno uno degli schemi che hai", tanti vivono così tutta la vita.
Questo film ci dice altro e la bellissima battuta finale è quanto di più umano, pacificato, struggente si sia mai sentito al cinema in questi ultimi anni.
Poi se volete continuare a guardare il dito delle vostre scemenze un tanto al chilo,perché non avete mai compreso il cinema di Moretti,ma cazzo voglio esprimere il mio futile e cretino pensiero, fatelo.Vi siete solo persi un grande esempio etico e morale di cinema e di assoluta sincerità umana. Lo avete perso per dodici volte e chissà,magari...Domani.

domenica 27 ottobre 2013

LA STANZA DEL FIGLIO di NANNI MORETTI

Il lutto è un tema universale, perchè tutti prima o poi dovremmo far conto con quello che si definisce " il brusco risveglio", come nella sostanza la vita fosse un sogno ricco di illusioni,speranze, desideri, che un giorno vengono stroncati dalla realtà totale e totalitaria,assoluta, della morte.
Per quanto dura noi accettiamo essa perchè riteniamo sia affare che riguardi i vecchi , oppure i malati e i deboli. In fin dei conti elimina gente che è da un po' non è "utile" alla comunità. La disumanizzazione dei rapporti e delle relazioni porta a considerare gli altri in base delle necessità del momento. In realtà noi viviamo già in tempi di morte, precarietà, dopotutto se i rapporti tra persone sono fragili e si rompono per cose minime, se il lavoro non pone certezze economiche per il futuro, se la nostra mente è sottoposta a infiniti stress e paranoie, non credo che si possa parlare nemmeno di Vita,ma di corridoio della morte.
Ok,è domenica mattina e mi piace cazzeggiare, filosofeggiare, da bravo e convinto radical chic occhialuto. Però il tema della morte ,del lutto, dell'elaborazione di esso , del come sopravvivere dopo, sono assai sentiti da me. Anzi,credo che dopo l'amore sia l'unico vero tema importante e fondamentale da trattare,il resto conta poco.

La stanza del figlio.JPG

Talora la morte ci mostra le realtà che abbiamo taciuto, l'ingiustizia dell'evento spezza una tranquillità e coesione famigliare che era solo idealizzata, ci mostra come non sia stato tutto così perfetto,ci condanna al : se non avessi detto,se fossi stato", la morte è quella rabbia che non sappiamo come gestire, ( qualcuno avrà una colpa? Non è possibile che sia successo?), sono le lacrime che ci prendono di forza e sorpresa perchè ci capita di sentire un pezzo di canzone che si cantava insieme o che piaceva al defunto.Sono le tantissime parole che dovremmo dire agli altri, le carezze che tratteniamo, le gite fuori porta che rimandiamo,la morte non è altro che questo.
Noi viviamo in un tempo in cui pensiamo che avendo un po' di tecnologia ,tutto sia riparabile. "Ma si tanto",è un po' il nostro slogan. Sentiamo notizie di guerra, di nazioni devastate dal nostro imperialismo capitalista,ma sono numeri. La morte ama il gioco del lotto e dare i numeri, noi li giochiamo sulla ruota del cazzo ce frega!

Poi, capita che nella tua vita fortunata arrivi una tremenda notizia: la morte di tuo figlio.




Giovanni è uno psichiatra che vive una vita all'apparenza stabile: una casa, un lavoro,due figli e una moglie . Certo il suo amato figlio è sotto accusa da parte del preside della scuola che frequenta. Dicono che abbia rubato un fossile. Lui lo nega, d'altronde chi lo accusa non è credibile. Eppure,il fatto che quel furto sia vero e taciuto,confessato dopo e alla madre, mostra come in sostanza quella famiglia reciti il ruolo di perfetto nucleo famigliare e che il padre , pur amando moltissimo il figlio , non lo conosca, Tanto che si stupisce quando vede che il suo ragazzo non è "competitivo" come secondo lui dovrebbero essere i figli di quella età.
Il rapporto con i genitori , d'altronde è pieno di mezze verità e bugie che confessano stati d'animo pieni di contraddizioni. Sono i nostri genitori,ma a volte quasi stranieri perchè appartengono ad altre generazioni o hanno altre aspirazioni. Un fatto naturale, che non capita solo nelle falsissime famiglie della barilla,ma questa è altra storia
Non possiamo mai dire di conoscere qualcuno benissimo,nemmeno anzi a maggior ragione i nostri famigliari più stretti
Così la nostra vita è frutto della percezione, esattamente come funziona la nostra società fallita e fallimentare che avanza di allarmismi in allarmismi e di percezioni del nemico o del benessere. Senza avere nulla di tutto questo, nè in positivo  nè in negativo.





Così un giorno tuo figlio muore.Una domenica mattina qualsiasi, si doveva andare al cinema, doveva fare una corsa con te. D'altronde non lavoravi, ricordi? Giorno di riposo! Senza quei pazienti che si rovinano l'esistenza con le loro malattie,nevrosi,tristezze. Invece il telefono aveva suonato e tu non eri riuscito a dire no a quel paziente.
Se....Quando incominci a dire o pensare una frase con un "if" son dolori. Arrivano le "possibilità che la vita ti dona" , si uniscono i " ma perchè non ho detto" e questo è quello che capita a Giovanni.
Il ragazzo muore per un incidente, faceva immersioni e l'ossigeno nella bombola non bastava per farlo tornare indietro in quanto il giovane si era perso seguendo un pesce in una grotta,e se ne va anche la tua idea di famiglia,di sicurezza, il tuo amore per il lavoro.




Sono pochissime le concessioni al melodramma, che sono ben evidenti,ma il tutto è raggelato da un senso altissimo del pudore. L'uomo che all'ospedale non riesce a terminare una telefonata, la mamma che si allontana dalla bara perchè non vuole vedere suo figlio rinchiuso la dentro, il trapano che avvita le viti chiudendo quel corpo che apparteneva alla quotidianità,alla vita, al futuro che chissà cosa avrebbe mai donato ,e niente: finisce tutto lì.
 Giovanni si allontana dalla moglie, il loro modo di gestire il lutto è diverso. Lui continua ad immaginare un ritorno indietro impossibile, sul lavoro avverte odio per Oscar, il paziente che reputa responsabile della fine del figlio - se non gli avesse telefonato, sarebbe vivo!-,la figlia cerca di far da collante,ma soffre e si lascia andare a una rissa durante una partita di pallacanestro- la scena dove lei capisce della morte del fratello, è stupenda. Con il pallone di basket ,che un momento prima palleggiava sul pavimento del palazzetto dello sport , che perde colpi fino a fermarsi. Segno della presa di coscienza di una bruttissima notizia.



Nonostante questo noi non accettiamo l'evidenza e cerchiamo sempre di attaccarci a qualcosa. Quindi una letterina spedita da una ragazzina alle prese con una labile cotta estiva,diventa un punto fermo. La svolta che potrebbe spezzare tutto quel dolore.

Ma sarà così?



La stanza del figlio è un classico film di Moretti,ma non lo è.  Nei suoi film, per quanto dolorosi, vi  è sempre una certa ironia pungente e sarcastica- tipica di noi intellettuali del segno del leone,sapevatelo- e frasi che sono diventati cult per generazioni e generazioni. Modi di dire e luoghi comuni sviscerati, una polemica che non si ferma alle solite cose- potere,istituzioni, la kasta- ma coinvolge tutti noi.  Si, un moralista e un fustigatore, quanto ne abbiamo bisogno noi italiani. Ben vengano le prediche, ben vengano,ne avete  bisogno e anche tante.
Questo suo film diventa più intimo in un certo senso. Persone comuni, borghesi,ma senza un particolare peso politico e sociale,e il tutto portato decisamente sul dramma
Ma non un dramma ostentato e ricattatorio,il dolore è presentissimo e la commozione alta,perchè si punta su cose piccole, gesti che potremmo fare e che si fanno.
Il finale è possibilista, per me invece la famiglia è definitivamente andata,ma son bergmaniano e pessimista per quanto riguarda il cinema.
Vincitore a Cannes dopo tanti anni, ha un ottimo cast che riesce davvero bene a rappresentare un'umanità dolente e perduta, eppure dignitosa a  modo loro. Tutto scorre ,diceva Eraclito e forse è proprio così



Forse

martedì 20 agosto 2013

IL CAMMINO PER SANTIAGO di EMILIO ESTEVEZ

Io, come ben saprai, non è che sia una persona equilibrata . Si, ho sbalzi di umori, talora sono sarcastico e pungente,qualche volta intollerabile. Ma sono sopratutto uno, che nei suoi momenti migliori, ama la gente e vuole conoscerla. Non mi servono grandi storie di calzamagliati e mutandari, non mi servono imprese epiche ed eroiche,mi piacciono le storie che parlano di noi, delle nostre vite. Perchè ci trovi di tutto,assolutamente di tutto: è melodramma,tragedia, commedia dell'arte, tutto. E siamo noi. Conoscere una persona ,vuol dire comprendere anche i suoi difetti, non perdonarli, ma non usare termini a caso che possano ferirla o altro. Conoscere bene una persona, vuol dire aver a che fare con un mondo immenso di emozioni, debolezze,splendori e miserie. Siamo questo e non altro. Io credo che nonostante il brutto, le cose squallide,il dolore, noi non siamo nati per soffrire e per concludere con rabbia e tristezza la nostra vita, noi siamo qui per conoscerci e fare questa strada insieme.
Litigheremo, ci ameremo, tutto è possibile, ma noi viviamo negli e per gli altri. Per le amiche e gli amici, che diventano come sorelle e fratelli, anche se non ci incontriamo di persona.
Non è naturale essere soli, e non dico tanto essere scapoli o zitelle,ma soli ..Senza amicizie, senza perdersi e confrontarsi con la gente e tutto quello che consegue.
Mi piacciono i film che mi commuovono, e mi piacciono tantissimi film perchè io mi commuovo spesso. Non so dovrei vergognarmene, ma non me ne frega nulla. Non voglio sprecare il tempo a dar spazio al cinismo e allo stuporismo, mi piacciono questi film fatti di Sentimenti. Sai sono cose un po' sputtanate in questi tempi.





                          


Tom è un oculista che vive una vita agiata fatta di lavoro, partite di golf con gli amici,una vita ordinata e inserita nel sistema. Suo figlio Daniel è all'opposto vuole conoscere il mondo, irrequieto, non trova pace nello stile del padre. Un giorno , durante una partita di golf, Tom viene chiamato da un poliziotto francese: suo figlio è morto.
Una tempesta l'ha sorpreso mentre voleva andare in Spagna nella famosa cattedrale di Santiago . Un pellegrinaggio di 800 km fatto ogni anno da persone di nazionalità diverse.
L'uomo capisce di non aver mai avuto un reale rapporto con il figlio, di non aver mai accettato la sua vita e per questo decide di partire per concludere il viaggio che il ragazzo stava compiendo. Con le ceneri del defunto da lasciare nei punti importanti del pellegrinaggio.


            

All'inizio vuole fare la cosa da solo, ma sarà la strada e il viaggio a fargli capire che non possiamo e non dobbiamo rimanere mai soli. Non è umano, non è accettabile. Così scoprirà che il destino o la vita gli ha dato la possibilità di incontrare alte persone e diventare una sorta di famiglia, di unità, chiamala come cazzo vuoi,ma il nostro dolore terrà compagna a quello degli altri, come le nostre gioie e i passi che faremo.

Non è un film che vuole regalare ottimismo a tutti i costi, non cerca il facile ricatto emotivo, non tenta la strada della scena madre, anche quando potrebbe.

Si tratta solo di un grandissimo film su noi, su noi come esseri umani, come abbiamo bisogno di relazionarci, di vivere intensamente il dolore e come possiamo sopravvivere.

Io non sono pessimista, non credo che dobbiamo per forza stare male e fare del male. Mi piace pensare di essere come Tom e i suoi amici, lungo una strada infinita e vorrei percorrerla tutta con i miei amici e le mie amiche



                   


Un film che affronta anche il tema del lutto, della scomparsa di una persona cara, di rapporti conflittuali tra padri e figli, che dona spazio alla figura paterna descrivendola come è nella normalità.

Ecco io li premierei codesti film. Vale la pena. Così come sono da applauso l'intero cast, tra questi spicca un emozionante Martin Sheen