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giovedì 8 gennaio 2015

L ' ECLISSE DI MICHELANGELO ANTONIONI

Quale è il potere dell'arte e degli artisti? Di saper vedere lucidamente il mondo che li circonda. E spiegare in largo anticipo ciò che , ( partendo da un fenomeno ristretto), diventerà una piaga sociale e di masse.
Prendiamo questa opera , a dir poco immortale,memorabile,leggendaria, di Antonioni: L'eclisse.
Girato durante il boom economico, in un paese euforico,fiducioso,ottimista,eppure questi film ci mostrano cosa sarebbe diventato l'uomo . Un discorso interclassista,certo,eppure per me molto politico. Forse ancora di più di certi volantini irrigiditi in uno schematismo vittima degli eventi e del tempo.

L'eclisse (1962) - 1.jpg

I personaggi del film sono dei corpi che si muovono meccanicamente da un posto all'altro, ( spesso ambienti asettici anche quando sono case. Esiste a ben vedere solo un posto dove l'essere umano si mostra combattivo e attento: il palazzo della Borsa. Come a rappresentare il fatto che da esseri umani siamo diventati fabbricatori e compratori di carta,di danaro),non vivono nessun sentimento ,ma una vana rappresentazione di esso. Si parlando d'amore, hanno rapporti di coppia,ma come se fossero cose che appartengono ad altri, o una storia raccontata tediosamente da altri.




Una divisione netta ,anche se impalpabile, che avvolge cose  e persone. Per cui è normale lasciarsi come si lasciano all'inizio del film Vittoria e il suo compagno Riccardo. Silenzio,apatia,piccoli gesti, tentativi maldestri impacciati di cercare di mantenere in vita un rapporto. Ma di cosa parlano i due? Di una recita pessima chiamata amore. Così la vivono,anzi nemmeno hanno più la forza di recitare,mentirsi e mentire all'altro..
Vittoria vorrebbe forse vivere una relazione, un'amicizia, un rapporto madre e figlia completo,forte, ma non ha la minima forza. Si lascia trascinare malvolentieri dagli eventi,dalle circostanze,dalla vita stessa. Cosa aliena,respingente,amorfa.
 L'incontro con il belloccio e mediocremente cinico Piero,pare una nuova strada. Una possibilità. Ma l'uomo è solo un agente di cambio. Il lavoro è anche l'essere umano,almeno vale per lui. Visto che non ha nessuna qualità, né difetto , né particolarità. I due tentano una relazione,ma per loro stessa natura sono destinati a perdersi.
In senso letterale.


Visto il finale apocalittico,pessimista,radicale, che è una fuga stessa dal film dal suo essere oggetto filmico e dalle regole dell'industria cinematografica. Gesto di assoluta,potentissima, fortissima e devastante anarchia,quei dieci minuti anti narrativi conclusivi,che in realtà narrano ben più di tutte le più belle parole inventate dagli scrittori.
Come se Il Nulla della Storia Infinita avesse ingoiato i protagonisti, come se il film stesso si fosse annoiato di dover dar peso a questi due e alle strutture narrative classiche. Vediamo e sentiamo i luoghi attraversati dai protagonisti e facce anonime in una giornata anonima, grigia, senza nulla.
Il vuoto che riempie lo schermo,roba da sindrome di Stendahl.

venerdì 14 novembre 2014

LA NOTTE di MICHELANGELO ANTONIONI

Esistono film che sono talmente importanti,fondamentali,ricchi di significati,che intimoriscono e spiazzano gli spettatori. Anche quelli indisciplinati,anzi sopratutto loro. Perché, sinceramente, ora ..che posso scrivere? Questo film , secondo capitolo delle celeberrima trilogia sulla incomunicabilità, è talmente perfetto sia come mero oggetto filmico,che a livello di indagine sociale attraverso un privato che diventa politico e pubblico, ( e questa cosa a mio avviso è sempre stata ignorata dai detrattori del cinema  " borghese" di Antonioni, questi miopi ideologicamente che reputano film politici solo quelli girati in ambienti proletari,senza notare le contraddizioni che esplodono ogni volta che l'intellettuale Giovanni si trova a confrontarsi con i cumenda, c'è la lotta di classe tra l'intellettuale che sa riconoscere la vita e la sua fallibilità,le incertezze, le debolezze e il pensiero pragmatico del "quanto vuole,quanto cosa,ghe pensi mi". In questo un borghese mette in tavola le contraddizioni totali in seno alla sua classe). da togliere ogni mia parola da blogger che scrive di cinema.




La crisi di una coppia è inserita in un contesto di crisi sociale e morale che colpisce ogni persona  . Le città stesse sembrano luoghi di chiusura agli altri, di paranoia, non vissute , quasi come la natura leopardiana , esse sono indifferenti e distaccate dal destino anonimo dei suoi cittadini. Un malessere che esplode-ironicamente- nel pieno del Boom economico e che non riusciamo mai a comprendere, ma solo ad intuire.
Perché Giovanni e la sua dolce metà - si non rammento più il nome del personaggio della Moreau..ah Lidia!- sono in crisi? A cosa è dovuta questa malinconia che uccide ogni reazione? L'abitudine,la vita quotidiana, si è l'incomunicabilità,ma questa da cosa nasce?



In questo riconosco , ( ora dopo anni di attacchi virulenti e feroci contro il suo cinema), la grandezza di Antonioni. L'essere umano non soffre tanto per cose legate a un suo benessere materiale, comprare,avanzare nella classe sociale, sono tutte cose effimere. Certo ti appagano materialmente,ma non colmano il disagio di una persona industrializzata,massificata,divisa in classi e sottomessa ad esse. E poi l'amore. Non conta? Non ha una sua importanza fondamentale? E quanto sappiamo amare? Cosa conosciamo circa l'amare,a parte che esso sia un verbo?

 

Pensavo a questo, ieri sera, mentre vedevo il film. Perché il cinema non è solo il piano sequenza da 15 minuti o il 3d usato da dio, disprezzo quel modo di pensare e fare cinema,esso deve parlare al nostro cervello,cuore,anima e non a sola una parte di questi. Sopratutto deve avere personaggi, storia, messaggio e la Notte ha tutto : Giovanni, Lidia, Valentina, ( figlia in crisi dell'industriale interpretata benissimo da una bravissima Monica Vitti, prima delle commedie), sono persone che sento in qualche modo vicine. Certo le vedo come se fossero dietro un vetro,ma percepisco il loro dolore .
La festa dei sciuri,così piena di gente e vuota di esseri umani,è una potentissima e ancora attualissima metafora dell'occidente liberal-capitalista e delle sue cittadinanze.



Si accusa di fare cinema borghese,noioso, lo dicevo anche io,invece Antonioni è un grande umanista amareggiato che guarda con partecipe e freddo distacco l'umanità,mai odiata o giudicata,ma mostrata nel suo essere così mendace nel voler essere felice e così sola.
Anche se la scena finale , bellissima e commovente, della lettera letta da Lidia e il rapporto sessuale che ultima il film dà spazio a una maggior speranza,una svolta. Forse attraverso i sensi,attraverso un contatto umano, è possibile che abbiano trovato un modo per comprendere quanto male si siano fatti e ricominciare? Non lo so.
So solo che questo film mi ha conquistato e che dovrò approfondire il cinema di Antonioni.