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venerdì 14 novembre 2014

LA NOTTE di MICHELANGELO ANTONIONI

Esistono film che sono talmente importanti,fondamentali,ricchi di significati,che intimoriscono e spiazzano gli spettatori. Anche quelli indisciplinati,anzi sopratutto loro. Perché, sinceramente, ora ..che posso scrivere? Questo film , secondo capitolo delle celeberrima trilogia sulla incomunicabilità, è talmente perfetto sia come mero oggetto filmico,che a livello di indagine sociale attraverso un privato che diventa politico e pubblico, ( e questa cosa a mio avviso è sempre stata ignorata dai detrattori del cinema  " borghese" di Antonioni, questi miopi ideologicamente che reputano film politici solo quelli girati in ambienti proletari,senza notare le contraddizioni che esplodono ogni volta che l'intellettuale Giovanni si trova a confrontarsi con i cumenda, c'è la lotta di classe tra l'intellettuale che sa riconoscere la vita e la sua fallibilità,le incertezze, le debolezze e il pensiero pragmatico del "quanto vuole,quanto cosa,ghe pensi mi". In questo un borghese mette in tavola le contraddizioni totali in seno alla sua classe). da togliere ogni mia parola da blogger che scrive di cinema.




La crisi di una coppia è inserita in un contesto di crisi sociale e morale che colpisce ogni persona  . Le città stesse sembrano luoghi di chiusura agli altri, di paranoia, non vissute , quasi come la natura leopardiana , esse sono indifferenti e distaccate dal destino anonimo dei suoi cittadini. Un malessere che esplode-ironicamente- nel pieno del Boom economico e che non riusciamo mai a comprendere, ma solo ad intuire.
Perché Giovanni e la sua dolce metà - si non rammento più il nome del personaggio della Moreau..ah Lidia!- sono in crisi? A cosa è dovuta questa malinconia che uccide ogni reazione? L'abitudine,la vita quotidiana, si è l'incomunicabilità,ma questa da cosa nasce?



In questo riconosco , ( ora dopo anni di attacchi virulenti e feroci contro il suo cinema), la grandezza di Antonioni. L'essere umano non soffre tanto per cose legate a un suo benessere materiale, comprare,avanzare nella classe sociale, sono tutte cose effimere. Certo ti appagano materialmente,ma non colmano il disagio di una persona industrializzata,massificata,divisa in classi e sottomessa ad esse. E poi l'amore. Non conta? Non ha una sua importanza fondamentale? E quanto sappiamo amare? Cosa conosciamo circa l'amare,a parte che esso sia un verbo?

 

Pensavo a questo, ieri sera, mentre vedevo il film. Perché il cinema non è solo il piano sequenza da 15 minuti o il 3d usato da dio, disprezzo quel modo di pensare e fare cinema,esso deve parlare al nostro cervello,cuore,anima e non a sola una parte di questi. Sopratutto deve avere personaggi, storia, messaggio e la Notte ha tutto : Giovanni, Lidia, Valentina, ( figlia in crisi dell'industriale interpretata benissimo da una bravissima Monica Vitti, prima delle commedie), sono persone che sento in qualche modo vicine. Certo le vedo come se fossero dietro un vetro,ma percepisco il loro dolore .
La festa dei sciuri,così piena di gente e vuota di esseri umani,è una potentissima e ancora attualissima metafora dell'occidente liberal-capitalista e delle sue cittadinanze.



Si accusa di fare cinema borghese,noioso, lo dicevo anche io,invece Antonioni è un grande umanista amareggiato che guarda con partecipe e freddo distacco l'umanità,mai odiata o giudicata,ma mostrata nel suo essere così mendace nel voler essere felice e così sola.
Anche se la scena finale , bellissima e commovente, della lettera letta da Lidia e il rapporto sessuale che ultima il film dà spazio a una maggior speranza,una svolta. Forse attraverso i sensi,attraverso un contatto umano, è possibile che abbiano trovato un modo per comprendere quanto male si siano fatti e ricominciare? Non lo so.
So solo che questo film mi ha conquistato e che dovrò approfondire il cinema di Antonioni.

venerdì 3 gennaio 2014

NEW YORK ORE 3 : L'ORA DEI VIGLIACCHI di LARRY PEERCE

C'è stato un periodo, nella storia del cinema americano, che va dalla seconda metà degli anni 50 fino ai primissimi anni 80,  prima del 1984, dove i registi e sceneggiatori  sperimentavano un modello cinematografico libero dalle regole assolutiste del prodotto carino e per tutti ad ogni fottutissimo costo. Anni in cui gli americani stessi si chiedevano che razza di posto fosse la loro nazione e indagavano le contraddizioni della borghesia, il malessere di vivere, la discriminazione e tanto altro.  Poi la crisi del vietnam e di Watergate hanno alzato il tiro. Fino a quando non si ritorna nell'ovile,per colpa principalmente di due..che va nun me ce fa penzà eh!
Figlio di quei tempi tumultuosi e formidabili , è anche codesta pellicola: The Incident. Nota dalle nostre parti con il titolo New York ore tre: l'ora dei vigliacchi.
Piccolo classico dimenticato, opera destabilizzante e perturbante, avo nobile dei torture porn, cosa è questa stupenda pellicola? Un 'analisi spietata e senza compassione del peggio che gli uomini possano tirare fuori sotto pericolo.



Il film narra di un gruppo di persone che una domenica notte si ritrova riunita all'interno di un vagone di un treno della metropolitana, che rimangono vittime delle violenze da parte di un duo di sbandati. Ostaggi di pressioni psichiche, violenza fisica, praticata dai due come fosse una sorta di macabro divertimento, pura cattiveria da bassa manovalanza,ma che in sostanza smaschera le ipocrisie,vigliaccherie,lontananze dei bravi cittadini coinvolti




Genitori anziani che si sentono abbandonati dai figli, una coppia di neri alle prese con la discriminazione, un omosessuale , un ex alcolizzato, una coppia con problemi economici, un bulletto alle prese con la sua ragazzina,un insegnante mediocre con la moglie ambiziosa,due soldati amici,e un vagabondo forse morto. Questa è l'umanità rinchiusa nel vagone e queste sono le vittime del dinamico duo di teppisti interpretati divinamente e impeccabilmente da Tony Musante e Martin Sheen, al loro esordio si presume.
La gente chiusa nella paura, nell'indifferenza, nella speranza di non esser toccata, rimane invece coinvolta dalla furia spietata dei due.
Lo stile documentaristico, profondamente ancorato al realismo più aspro e militante , aumenta il senso di claustrofobia , di annientamento delle personalità, di devastazione umana



Sono durissime le pressioni psicologiche che i delinquenti operano sui cittadini. Molto dure,e si avverte tutta l'impotenza, la codardia, e la tensione che aumenta pronta ad esplodere. Così anche quando gli aguzzini verranno sistemati, non c'è trionfo assoluto. Non c'è nessun lieto fine. Solo l'amarezza di aver toccato il fondo come essere umani, di ritrovarsi stranieri anche nella coppia oltre che in società

Temi ancora attuali, perchè la società nel frattempo ha dimenticato le istanze rivoluzionarie e si è adagiata su una nervosa  e diffusa alienazione dei rapporti tra persone e all'interno del Paese.  Il modernismo ci rende tecnologici,ma talora anche poco propensi allo scambio,condivisione,solidarietà umana.

Io non sono  un disfattista o un cinico,credo nell'Umanità. Sono convinto che il collettivismo e la solidarietà umana poi alla fine trionfino sempre, non so con che metodo - violento o ultra violento- ma alla fine siamo divisi in gruppi,classi,tribù.  L'unica nota assolutamente stonata è l'individualismo e gli individualisti,ecco li rinchiuderei su un vagone con questi due va!

Opera di assoluta bellezza, dimenticata ingiustamente,va rivista. Assolutamente

venerdì 18 gennaio 2013

IL MAESTRO DI VIGEVANO di ELIO PETRI

Ci sono libri e scrittori che andrebbero recuperati perchè testimoni di un periodo storico del nostro tempo assai importante,di svolta economica e politica. Tutto è politica ,lo sapete? Il mio motto. Quindi che tu scriva direttamente di un fatto reale o che tu faccia puro intrattenimento, stai facendo politica. La nostra commedia ai tempi gloriosi , pur mascherandolo con il sorriso o la risata cattiva, descriveva spesso con arguzia il nostro paese. I suoi vizi, manie, debolezze e piccoli anti eroi di grande spessore umano o disumano, a seconda.
Il Maestro Di Vigevano è un film particolare, un oggetto filmico curioso e a sè stante nel panorama del genere commedia. Ne prende tutti gli elementi, le regole ,i luoghi comuni, ma li contamina con un uso surreale e feroce del grottesco,una sorta di fellinismo graffiante,crudele che esplode nei pensieri e sogni del maestro Antonio Mombelli.

Libro da riscoprire,perchè di rara bellezza e cosi anche il suo  autore Lucio Mastronardi. Maestro elementare,morto suicida. Tanto bello il libro quanto bello è il film. Per le sue unicità che ho descritto poc'anzi  per la perfetta indagine del luogo e delle sue tradizioni. Quale è il tema affrontato da questa ottima pellicola?
Il boom economico . Anzi a essere preciso:il boom economico che è esploso in provincia. Un luogo chiuso,reazionario,soffocante,di gente gretta,maneggiona. Il film e il libro riescono anche ad analizzare benissimo tra gli intrallazzatori con grosse fabbriche e gli improvvisati delle piccole.
Un film sullo Squallore,visto che non esistono personaggi gradevoli,positivi. Vigliaccheria e grettezza colpiscono duro e lasciano il segno.
Il maestro vessato dal borioso direttore scolastico,i colleghi meschini ,(piccoli borghesi mediocri e invidiosi), la moglie Ada vittima della sbornia per il successo facile,i soldi,la bella vita, non son sicuramente personaggi per cui provare immediata e resistente simpatia. Mi piace questo cinema, perchè ci mette in contatto con la sgradevolezza delle persone e la loro sostanziale verità oltre la finzione.
La storia della caduta nella polvere e nella disillusione,solitudine, di un uomo incapace di sostenere e inserirsi nei cambiamenti e di capire ,domare , il suo tempo. Un mediocre,circondato da mediocri con i danè, (i soldi), una provincia ricca di materiale e povera del resto.

Petri se la cava benissimo anche in questo ambito, i suoi voli onirici donano alla commedia qualcosa di più e sopratutto non sono mai fini a sè stessi,neppure la lunga scena del delirio di Mombelli influenzato.
Alberto Sordi è perfetto , una delle sue interpretazioni migliori, qui gioca molto con la mimica del viso e riesce a dar spessore a questo uomo da poco,questa vittima sacrificale senza nerbo,commuove a tratti.
Claire Bloom è stupenda come al solito e bravissima nel ruolo della moglie. Ada non è un personaggio positivo,anzi,ma lei dona la sufficiente umanità .
Una pellicola e un libro da recuperare

sabato 20 novembre 2010

demoni del fuoco di terence fisher

Giustamente riconosciuto come nome fondamentale del genere Horror della perfida albione durante gli anni 50 e 60, Fisher ci delizia ancora con questo buon prodotto di sci-fi,che ha tra le sue carti migliori la caratterizzazione dei personaggi e le location.

Su un'isola al largo dell'inghilettara alcuni strani fenomeni mettono in allarme la popolazione.
Un caldo infernale del tutto fuori posto e alcune strani morti.Uno scrittore, con l'aiuto di uno strano individuo suo ospite alla locanda che gestisce con la moglie, scopre che si tratta di creature arrivate dallo spazio per una invasione letale
Il film è interessante anche per le dinamiche tra soggetti sopratutto la segretaria -amante ricattatrice e lo scrittore.Fisher ha da sempre dato spazio alla sessualità come motore delle situazioni nei suoi film,qui in modo anche esplicito.

Un film che non delude

martedì 10 marzo 2009

RISATE DI GIOIA di MARIO MONICELLI

Il mondo dello spettacolo è da sempre nel mirino del cinema che spesso lo descrive come una giungla di persone senza scrupoli.
Monicelli in questo film descrive le vicissitudini di due poveri cristi:Tortorella e Umberto. Due emarginati e perdenti che vivacchiano ai margini del cinema. Una notte di capodanna movimentata e piena di insidie li unisce a un giovane malavitoso,del quale Tortorella si innamorerà,subendo una grossa delusione

Un mondo cinico e crudele con gli ultimi, dove nemmeno l'amore è un dono di sincerità e onestà, un ritratto al vetriolo dell'Italia del Boom,devastata dal consumismo e dalla superficialità e cafoneria dei nuovi ricchi e vecchi fascisti.
In tutto questo brillano,seppure da presunti perdenti,i due protagonisti:dimenticati attori del varietà,gente che non avrà mai una seconda possibilità per riuscire a ottenere un minimo di riconoscimento.

Bravissimi,struggenti ANNA MAGNANI E TOTO', per un film sfortunato al botteghino,ma validissimo come testimonianza di un'epoca e di un modo di vivere che forse anche oggi vede molti protagonisti cercare un'occasione che non arriverà mai.