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giovedì 3 gennaio 2013

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di MARIO MONICELLI

Negli anni 70 andava di moda il filone truce e populista del giustiziere. Che fosse mascherato da sbirro o da cittadino esemplare,il cinema stuzzicava gli istinti più bassi e beceri dello spettatore con spettacoloni tanto efficaci quanto dozzinali.Visto che la nostra indole è quella del piccolo e mediocre ometto livoroso che si scatena quando indossa una divisa o può delegare agli altri il massacro dei sovversivi e criminali. Categoria vastissima in cui rientrano tanti tipi dal manifestante no tav agli operai in piazza .Questo è spesso quello che disturba e poi chiaramente e giustamente :rapine,furti e altro.In realtà questo filone che poi è stato ripulito dai soliti critici bloghettari che alla cazzo di cane pongono il loro gusto da spettatori al pari di uno studio profondo sul cinema e non solo di aneddoti o balle simili.Insomma con la nascita del movimento revisionista del cinema di serie b si è tolto tutto il discorso di propaganda destrosa o quanto meno volgarmente populista che avevano quel tipo di pellicole.Anche piacevolissime come intrattenimento e sicuramente ai produttori interessava il fatto che incassassero molto.Nondimeno la responsabilità del gesto e delle scelte ci sono,mettetevelo in testa. Io che porto sullo schermo una storia di violenza ,prendo posizione e lo mostro dal punto di vista in cui obbligo lo spettatore a calarsi nei panni di questo o l'altro.Il contesto storico e politico è quindi quello degli anni della rivoluzione brigatista,del riflusso da parte delle masse rebeldi di parolai borghesi libertari,delle crisi economiche e politiche e in tutto questo il cittadino medio vede finita l'epoca del Boom,vive male la situazione,si chiude nel clan famigliare esaltandolo al massimo.Il lavoro come eredità e sistemazione,il figlio come biglietto di visita per avanzare di ruolo nella scala sociale anzi di classe,i piccoli piaceri della vita come elementi sacri,la religione come superstizione e aiuto a superare gli ostacoli senza lottare,la protezione dei forti di qualsiasi colore non importa,il menefreghismo,il qualunquismo,la prepotenza nei rapporti con la consorte,tante piccole cose che facevano bene al borghese piccolo piccolo.
Il quale con Il Giocattolo e a suo modo anche L'arma , (il primo di Montaldo con un grandissimo Manfredi e il secondo opera assai ambigua di Squittieri);analizzano la paranoia da vendetta e la violenza giustizialista come sorella della violenza criminale.
Questo è il punto di partenza.Poi aggiungeremo il discorso su film che pone la pietra tombale sul genere Commedia all'Italiana, già rovinata dalla spazzatura della commedia scollacciata e poi martoriata dall'idiozia degli anni 80,tuttavia anche qui sposterei l'attenzione sul fatto che una sorta di prova generale su questa fine Monicelli l'abbia già esposta con un film precedente Caro Michele,atmosfere plumbee e decadenza /smarrimento semi apocalittico ,malinconia feroce,erano già presenti in quella pellicola. E poi nel 1980 , un altro grandissimo Ettore Scola ,pone la fine assoluta con il capolavoro La Terrazza,dove la fine colpisce quel ceto di intellettuali che di fatto è stato il nostro orgoglio nazionale e poi siamo finiti con i Fabio Strazio e Sioniano eh.Questo è quanto.Certo bellissimo modo di porre fine a una grande stagione,d'altronde il nostro cinema è essenzialmente commedia e neo realismo.Entrambi ampiamente sputtanati successivamente.

Vincenzo Cerami scrisse il libro negli anni 70 e la sua è la narrazione della bestia che si nasconde in un piccolo,gretto,insignificante essere umano.Qui si parla di popolino.Gente che vive ,nasce,muore,da mediocre.E sono la quasi totalità.La cosa che maggiormente infastidisce oltre al becero qualunquismo è anche la mancanza di una reale sensibilità sostituita da un acuto e rancoroso menefreghismo.Però questa massa è anche quella dei lavoratori,della gente che vive nelle zone meno chic,gente che avrebbe bisogno di una sana rieducazione comunista,ma essendo italiani hanno anche quell'ottusità,quell'ignoranza grassa e prepotente che oggi vediamo gestita da alcuni figli della buona borghesia quando vogliono fare i tamarri a tutti i costi che è fashion eh.

Giovanni Vivaldi,tu d'altronde cosa hai?Un posto al ministero ,ti occupi di pensioni. Hai una scrivania e tante pratiche.Hai passato quasi trentanni di vita con i tuoi colleghi,ma chi sono? (Magistrale l'idea di non mostrarli quasi mai,nascosti dietro le cartellette e faldoni ,dietro una mediocrità che viene esposta nei discorsi idioti e superficiali che fanno),hai una bella baracca abusiva,ma che te frega?La farai diventare la tua casetta dove vivrai sereno con la moglie fino alla fine.E sopratutto hai un figlio:Mario.Quanto amore e speranza ci metti in quel ragazzo,che diciamo la verità...Non è per niente brillante.Però, Giovanni, lo so:è il tuo biglietto per il paradiso.Lo dico chiaramente ai tuoi detrattori:è una colpa nascer mediocri?E magari avere anche la certezza matematica di esserlo.Non poveri e non ricchi,non belli non brutti,non emarginati nemmeno accettati.Ci sei,perchè mi vedo allo specchio e se mi tocchi potrai avvertire il mio calore.Vivo,ma come?Nell'ombra. Sempre e comunque. E allora vorresti un riscatto,vorresti prenderlo anche te quel pezzo di successo, la gente che ti stima,ma si odiatemi e invidiatemi,ma eccomi: ora mi vedete!
Schifo e pietà ,questo proviamo per Giovanni.Ometto piccolissimo,senza nulla di importante da dare,ma chi sono gli altri?Un agghiacciante capo, (immenso Romolo Valli che dona alla sua "macchietta" inquietanti sfumature), una moglie ignorante,ottusa,superstiziosa,da maltrattare perchè ti ricorda cosa sei e cosa ti sei meritato, una nazione di giovani delinquenti,di indifferenza,e allora diventi massone.Fai questo per il tuo Mario.
E dimmi Giovanni,te la ricordi ancora?Quella mattina ti svegli presto.Il grande giorno è arrivato. Lui diventerà importante,i tuoi fratelli massoni penseranno a tutto.La mattina il grande anulare o come cazzo si chiama quello stradone de roma ,poche macchine,palazzi popolari assai brutti,piccole vite come la tua.Per alcuni meschine,per me meschine,ma anche comprensibili.
E camminate,chissà che emozioni,mica lo sai che sono gli ultimi passi che farete insieme,mica te lo dicono che  poi alle volte ci si diverte così.Una illusione,la sensazione di cambiare vita e poi:uno ti ammazza il figlio.
Giovanni io non riesco mai a trattenere le lacrime,dura poco.Tu che ridi,uno sparo,un grido e poi tu che urli il nome di tuo figlio.
La televisione darà il colpo finale a tua moglie.Non serve la sua religione popolana,non serve affatto.Niente salva un povero piccolo,gretto,mediocre uomo come te. Lei è paralizzata e i vostri giorni sempre più solitari e cupi, (da antologia e assoluta commozione le scene dell'addio di Giovanni al suo ufficio e quella apocalittica e straziante al cimitero),non ti rimane che vendicarti.
Quanti anni avrà quel ragazzo?Forse quanti ne aveva il tuo Mario.Lo prendi ,lo porti nella tua baracca.E cosa vorresti fare?Non lo sai
Ecco questa lunga parte credo che sia tra le più dolorose,crude,umane scene che siano mai state girate.Niente Bronson che spara da figo,niente Callaghan eroe solitario,ma solo la solitudine cattiva di un uomo alla deriva.E la senti tutta,ma tutta.
Il cinema serve a questo, ti deve sconvolgere,deve porti di fronte a interrogativi e farti dubitare.Vedendo Bedtime ,mettendomi nei panni di Cesar avverti sia lo schifo atroce,ma anche il senso profondo della vendetta contro chi ha ingiustamente e senza merito una vita migliore,ripeto senza merito,con Giovanni è lo stesso.Si,seduti in poltrona,con  i nostri cari che stanno bene,sono contro questo mostro borghese.Però la domanda gira e non si ferma:cosa faresti?E la risposta è un :non lo so,ma non son sicuro che non farei come lui
Che peraltro è anche quello che vediamo:bellissima la scena di Giovanni che piange la morte del delinquente,non è buonismo o altro,ma è:cosa sto facendo?Cosa ho fatto?

E ti viene rappresentata la tragedia di vivere,senza sconti,senza speranze e abbellimenti di sorta.

Il film che chiude -apparentemente- un genere,in realtà chiude con noi.Ci dice quello che noi siamo,e saremo sempre.Come quel moscone ostinato che sbatte contro la finestra fino alla morte.


martedì 18 dicembre 2012

ATTO D'AMORE: MARIO MONICELLI



‎"Storie vere, vissute. Non come quelle inventate, non come quella mascalzonata di Benigni in La vita è bella, quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo di Europa lo liberarono i russi, ma... l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà."
(Mario Monicelli ,l'immenso Mario )


Dove lo troveremo un altro grande cineasta e uomo come te?Quel giorno , nel volo libero verso la morte ,non ci hai lasciato solo tu, ma è morto il nostro cinema. Perlomeno quello migliore e rappresentativo della nazione.
Ogni terra ha la sua narrazione e il suo immaginario, noi siam quelli della commedia e del neo realismo. Siamo quelli, poi anche altro..ma è altro. La commedia , come la intendevate te e i tuoi colleghi, era qualcosa di epico, intenso, non facevate film..Portavate un universo sullo schermo. Fatto di anti eroi cialtroni eppure a loro modo "dignitosi" ,di ferocie critica al sistema e alla società, di paternalista constatazione dei nostri mali, di battute epocali, di leggende dello schermo . Il realismo non è MAI  un male,quando sappiamo gestirlo bene e il grottesco malinconico del nostro migliore cinema ci riusciva.
Ero in trincea con  i due disgraziati della Grande Guerra, il miglior film anti militarista e militante contro il patriottismo becero e polveroso ancora sporcato dalle sozzerie fasciste. E quanti schiaffi alla stazione, quante supercazzole con gli Amici Miei?Ho rivisto la mia classe e la mia natura settentrionale proletaria in Romanzo Popolare. E tante storie, tanti viaggi, tanti personaggi che diventano quasi amici, persone che ti piacerebbe incontrare.

Erano belli quei tempi, vero Mario? Penso proprio di sì. Troppo belli e troppo importante la tua vita per donarla alla mediocrità imperante, al democretinismo oltranzista, ai Benigni in salsa euroatlantista.

Il modo migliore per ricordare le persone come te è continuare ad amarlo,questo cinema ! Anche se umiliato, devastato, distrutto,da qualche parte c'è sempre un film da guardare, un nuovo nome da sostenere e le grandi leggende come te da tramandare



E mo partiamo con la biografia va....

il 16 maggio del 1915 nasce , in piena guerra mondiale, a Viareggio da una famiglia però di origini mantovane. Il padre è un noto giornalista e direttore di giornali come Avanti e Resto del Carlino. La sua famiglia è una di quelle che potremmo definire borghese e intellettuale,vanta tra gli altri anche parentele con i Mondadori,per parte di una sorella del padre.
Per il lavoro del padre gira un po' l'Italia .Roma,Viareggio e sopratutto fondamentale :Milano. Perchè fondamentale?Perchè qui insieme a Riccardo Freda,Remo Cantoni,Alberto Lattuada,Alberto Mondadori,Vittorio Sereni. fondarono il giornale Camminare. Monicelli era il responsabile della critica cinematografica.Il giornale però viene chiuso dal Ministero della Cultura Popolare,perchè troppo di sinistra.
Cultura Popolare,quante volte abusate di questo termine cari colleghi bloghettari? Troppe. Perchè mentre voi  riempite di orgoglio nerd le pagine non vi soffermate mai su cosa abbia significato e significhi in Italia questa "cultura popolare" non filtrata da una sana e robusta ideologia comunista.. I risultati si vedono ben presto:la vostra ammirazione per lo stuporismo becero e di propaganda yankee-sionista,e il sostegno ai peggiori assassini dell'immaginario pubblico.. Quale gioia per me non farne parte,ma davvero tanta.

Come è la vita per  Monicelli a Milano?Frequenta , beato lui , la trattoria dei fratelli Menghi. Erano tempi seppure sotto dittatura, belli perchè c'erano questi locali dove si incontravano e discutevano intellettuali e artisti, tra fiumi di vino,parole, cibo e pensieri. Cosa è rimasto oggi? Locali fashion per gente elegantemente mediocre. Si è perso tutto,odio la mia generazione e il mio tempo.
Torna a Viareggio,frequenta l'università di Pisa- lettere e filosofia- ma la vera passione è il cinema..Nel frattempo fa il servizio militare e al ritorno si laurea 
"Bastava presentarsi vestiti da militare e si prendeva la laurea.Così ..Senza tesi,senza niente. Non so nemmeno se sia valida",diceva lui stesso.

Nel 1934 gira il primo cortometraggio,insieme ad Alberto Mondadori e Alberto Lattuada,il quale si occuperà principalmente di scenografia essendo laureando in architettura. L'opera però viene bollato come cinema paranoico,in tempi di telefoni bianchi...Geni! L'opera si chiama Il Cuore Rivelatore,Poe..Troppo per le teste di cazzo "popolari" in camicia nera
Meglio va con il primo lungometraggio I Ragazzi della via Paal Ha più fortuna e riesce a trovar lavoro come "ciacchista" sul set di Ballerine.Film dimenticato,no?
Sono anni di gavetta fa da assistente,lavora in molte produzioni dell'epoca ,vuoi un nome ?Toh,"Lo Squadrone  Bianco",ad esempio.

Il vero banco di prova però è con il film amatoriale del 37 "Pioggia d'estate".Monicelli dirà che è proprio quel set quasi improvvisato che gli farà capire a pieno il mestiere di scrivere per il cinema,dirigere,trattare gli attori.

Un incontro molto importante a livello umano e artistico è senza ombra di dubbio quello avvenuto con Pietro Germi,allora debuttante anche lui.Parliamo del 1945
Nascerà un 'amicizia vera e profonda tra i due,tanto che Germi chiamerà Monicelli a dirigere Signori e Signore,ma il regista "toscano" farà di tutto per convincere l'amico a tornare sul set, (Germi ha da poco perso la moglie e non ha forze per fare qualcosa), e poi gravemente malato il regista di Divorzio all'Italiana chiamerà Monicelli per girare Amici Miei.
 L'amico Riccardo Freda lo chiama a sceneggiare L'Aquila Nera,insieme a Steno. Grandissimo successo..Inizia in questo periodo per concludersi nel 52 ,53 la collaborazione con Steno. Tanti film spesso interpretati da Totò. I suoi migliori per me, basti rammentare il premiato a Cannes, mi pare proprio a Totò assegnarono un premio, "Guardie e Ladri", bellissimo film tra dramma e commedia,con una meravigliosa fotografia di Mario Bava. Minchia,quanti grandi nomi !Quanti!

La coppia si rompe perchè Monicelli è stanco di girare film "solamente comici".

Dopo Padri e Figli , arriva il primo capolavoro di Monicelli. Film amatissimo in tutto il mondo,spartiacque della sua carriera,anticipatore sul boom della cosi detta "commedia all'italiana",parliamo di quel mito in celluloide che è:I Soliti Ignoti.
In questo periodo scrive- insieme a numerosi e grandissimi sceneggiatori- film epocali ,memorabili,come La Grande Guerra ,che vince a Venezia e ottiene la nomination agli Oscar, e I Compagni..Questo film politico,militante,realista,potentissimo inno al socialismo è da vedere e rivedere cari miei. Un tonfo clamoroso al botteghino,e allora?Rimane un 'opera clamorosa,dovrebbero imparare da questo film devono imparare come girare un film realista e possente,altro che le loro seghe mentali borghesi.
Da rammentare un film come Totò e Carolina,splendida commedia dolce e amara, con una interpretazione  magistrale.Censurato e ostacolato per via dell'immagine delle forze dell'ordine,dimostrando l'ottusità della nostra censura
Partecipa alla stagione dei film ad episodi e poi gira un'altra pellicola amatissima dal pubblico ed entrata nell'immaginario di tutti noi:L'armata brancaleone. La visione di un medioevo tragicomico,il lavoro preciso e singolare sul linguaggio, (un maccheronico latino e italiano "volgare"),Gassman, tutto questo ha contribuito alla riuscita della pellicola. Il seguito ebbe meno fortuna,ma è un signor film di grande spessore,con il duello tra Brancaleone e La Morte ,davvero memorabile,.

Arriva la satira politica di Vogliamo i Colonelli,in un tempo in cui l'estrema destra con i soldi americani- su da brave e bravi americanine e americanini italioti..ripetete:soldi americani-si facevano stragi,tentativi di colpi di stato,ma queste cose son dimenticate oggi,meglio prendersela con le br.
Finisce gli anni 70 con il film che di fatto ha messo una pietra tombale sulla nostra commedia:Un Borghese Piccolo Piccolo.Terrificante e commovente ritratto di un cittadino qualsiasi,della violenza primordiale che si nasconde dietro l'apparente normalità del vicino .

Il Marchese del Grillo,la commedia femminista :Speriamo che sia femmina, (vista al cinema con i miei genitori,oh da bambino al cine vedevo cose mica da bimbiminkia eh),il sottovalutato ma bellissimo Parenti Serpenti,sono film che segnano gli anni 80 e 90.

Monicelli oltre che grande regista e figura fondamentale della Commedia Italiana,quello che a mio avviso ha vissuto davvero intensamente e con gioia il mestiere di Commediante , è stato anche un uomo  degno di rispetto.Lucidissimo,irriverente,amaro,ma non portato al patetismo  ha dato il suo contributo al contatto tra "artista", ma lui considerava il cinema come industria senza abbellimenti artistici,e politica,società. Ha partecipato a manifestazioni della sinistra italiana,esprimendo punti di vista condivisibili,ha difeso l'esperimento politico e umano chiamato Urss,e insomma mentre oggi gli intelletualini deboli fan del penoso moralismo borghese-femmin-sionista, lui ha sempre portato avanti un'idea popolare,smitizzante,del Far Politica.Anche filmando Genova nel 2001,ad esempio

Come tutti sanno la sua vita è stata segnata dal suicidio del padre.Si è sposato,ha avuto una figlia,nipoti,ma ha preferito ,poi, vivere da solo.Per non arrendersi alla vecchiaia.

Il 29 novembre un salto dalla finestra di un ospedale romano.Per ribadire che la vita è nostra,che è umano e dignitoso capire quando non c'è più nulla da dire o fare,meglio lasciarlo questo mondo.Un gesto che condivido.
Grazie Mario,vivrai sempre nei ricordi di noi che nonostante tutto amiamo il cinema.

martedì 29 novembre 2011

MARIO MONICELLI,REGISTA

"La Rivoluzione d'Ottobre ha rappresentato uno straordinario sogno di riscatto. Oggi si liquida quell'esperienza storica con troppo semplicismo. Fu un'esperienza grande e terribile. Furono commessi errori, furono consumate tragedie, ma dietro c'era un'idea di umanità nuova che certo non meritava una fine così ingloriosa, per mano di due cialtroni, due piccoli borghesi come Gorbaciov e sua moglie. Hanno distrutto una cosa seria per lasciarci un cumulo di macerie."

Ecco cosa pensava Mario Monicelli della rivoluzione d'ottobre e della SSSR.In poche frasi ha saputo descrivere tutto:l'entusiasmo,le conquiste,la gioia,la caduta,la disperazione,i ricordi distrutti e svenduti dai piccoli uomini e donnette a seguito.Questo ovviamente non vale solo per quello che noi ostinatamente consideriamo la migliore invenzione dell'umanità,il comunismo,ma anche per il cinema.Cosa ci ha donato in tanti anni di lavoro Monicelli?La grande tragicommedia popolare.E non roba da poco,da guardare con sufficenza.Era cattivo senza urlare ogni due secondi:"ehi ,mamma guarda come sono cattivo!",ma con quel cinismo figlio disperato di una certa malinconia,di uno sguardo sarcastico e dolceamaro sul mondo e sulla nostra Italia.Tra i maestri della nostra commedia è quello che io reputo il migliore.Certo non ha i momenti sublimi e surreali di Scola e nemmeno la zampata e il graffio di un Risi,ma ha una sua "misura" il saper dosare bene tanti elementi che poi narrano l'epopea di un universo,un'epica che non è quella pachidermica e patetica di un Tornatore,ma quella a bersaglio uomo.Nel mirino ci siamo noi,poveri cristi mediocri che non vogliamo accettare la vita che ci hanno dato.Non abbiamo i mezzi,non siamo quelli nati sotto la stella del se po 'ffa.Gente con progetti,sogni,imprese,che sia il colpo della vita come i SOLITI IGNOTI,o impresa di cavallieri erranti come L'ARMATA BRANCALEONE.
Monicelli ha raccontato la Grande Guerra mostrando la vita in trincea,facendo antiretorica vera,urgente,necessaria,con l'eroismo che non si presenta in pompa magna con la fanfara e le autorità religiose,militari,civili.No,un eroismo umanissimo che nasce dalla codardia sana di chi vuole salvarsi.Non cercano scioccamente la bella morte delle barricate e del monumento per i posteri,col cazzo!Eppure sono questi due uomini così mediocri e normali,così semplici,ma mai dicasi MAI semplicistici,che riscattano tutti i davide viganò der monno 'nfame-come dice il poeta antonello-perchè quella sarebbe la nostra fine reale,l'ultimo capitolo del romanzetto in offerta speciale che è la nostra vita.Però che bella!E che gioia quel :"mi te disi nient facia de merda",il ruspante dialetto milanese strappato dai fighetti del terzo sesso della moda e ai maneggioni del troiame reale.
Monicelli parla di noi.Ha raccontato quello che è la mia classe,quella operaia con una partecipazione straziante,severa,dignitosa,e disperatamente allegra che ancora oggi non posso che commuovermi guardando il film capolavoro sempiterno che si chiama I COMPAGNI.Esattamente come lo stesso sentimento lo devo a Petri e al suo La Classe operaia va in paradiso.
In questa pellicola ambientata a Torino sul finire del 1800,il regista ci racconta l'epopea eterna della lotta delle classi meno abbienti per ottenere quello che è il suo diritto:produrre per loro e per lo stato,e non per poche famiglie di parassiti del cazzo.E in più ,siccome Monicelli non bleffa,ti racconta anche il collaborazionismo dei proletari ,disperati e impauriti,di chi si vergogna delle origini operaie della famiglia,delle contraddizioni e illusioni,ma non per dire:state a casa,cazzo c'è Fiorello va tutto bene!No,ma per una sorta di pudico amore nei confronti del popolo,un continua,ritenta,anche se hai sbagliato.
Monicelli ha narrato benissimo anche la vecchiaia con il suo Amici miei,struggente parabole grottesca e amarissima sulla vita che se ne va e la paura di trovarsi anziani a contatto con la morte.
Era questo e tanto altro ancora,almeno questo è il mio pensiero su di lui:Grande Narratore del Popolo.Senza essere volgarmente sciatto,squallido,stupido,come gli eroi della merda cinepanottesca e nemmeno senza eccessivi intellettualismi utopistici sul popolo che comanda,lotta,eccetera eccetera.
Ha lavorato per noi,e ci ha reso -per lo spazio di un film-coscienti e migliori
GRAZIE MARIO!

Intervista a Monicelli
http://www.youtube.com/watch?v=Vh6ofHiA8uQ&feature=fvst

la grande guerra

http://www.youtube.com/watch?v=-tavJaJMtU8

i compagni

http://www.youtube.com/watch?v=W3fc5LhHWos

un borghese piccolo piccolo

http://www.youtube.com/watch?v=Zz_l4c_qEs4

i soliti ignoti

http://www.youtube.com/watch?v=Vh4Oxnos_yw

totò e carolina
http://www.youtube.com/watch?v=m9KhUkXx-tI

questo è CINEMA

sabato 5 novembre 2011

LA GRANDE GUERRA di MARIO MONICELLI

L'immortalità cinematografica è senza dubbio una delle tante aspirazioni che i mestieranti della pellicola coltivano durante tutta la loro carriera.Talora qualcuno ci riesce,molti si avvicinano,tantissimi passano il tempo di donare qualche immagine ,qualche leggerezza e poi spariscono.Persi nel ritenere la vita artistica altro rispetta a quelle dei lavoratori in altri settori,forse non prestiamo importanza alle vite dei singoli lavoratori,ai loro megalomani sogni,alle loro splendide e umane rassegnazioni.Tutti vorrebbero essere Fellini ,molti sono Sergio Garrone o Bruno Mattei.

Nondimeno prima che si autodistrugesse la nostra cinematografia era piena di grandi e grandissimi titoli,la superproduzione in serie per imitare il successo delle pellicole più fortunate,una certa cialtroneria e maldestra improvvisazione hanno devastato quel di buono che avevamo e ancora abbiamo.


Cosa dire della Grande Guerra?Leggendario,memorabile,indimenticabile,forse basterebbe,ma molto probabilmente sarebbe anche poco.Troppo poco.
Mereghetti dice giusto quando sostiene che è un film corale,dove ogni interpretazione anche la più piccole e sfuggevole è di per sè un piccolo classico,un perfetto esempio di umanità su celluloide.Dice sbagliato quando assurdamente vuol mettere in confronto i due grandi mattatori protagonisti della pellicola:Gassman e Sordi.Entrambi sono bravissimi,entrambi sono in stato di grazia e nella sbruffoneria sopra le righe di un Busacca Giovanni c'è tutta l'umanità tagliente del proletariato milanese,un ganassa capace di rapide e forti malinconie che il grandissimo attore genovese rende alla perfezione.
In Jacovacci Oreste invece troviamo una romanità rilassata e furba,ma non cattiva,anzi anche qui risalta prepotente l'umanità sopratutto nel finale dove VERAMENTE muore da vigliacco,(non dice dove stanno gli italiani con il loro ponte di barche perchè non ne conosce l'ubicazione),eppure anche nella codardia c'è qualcosa di toccante e straziante.Non tutti sono eroi e non a tutti è richiesto di morire da uomini o peggio da martiri.Le scene toccanti di grande spessore ,che taluni Marotta,definirono "religiose" mancano:l'arrivo del treno dei feriti che si affianca a quella dei novizi della guerra ,la fucilazione della spia tedesca,l'omicidio dell'austriaco mentre si prepara il caffè,la mano che affiora dal terreno che meglio di ogni altra cosa rappresenta il raccapriccio della morte in battaglia.Eppure i soldati di questo film sono uomini che imprecando,con paura,senza inutile retorica patriottica combattono,perchè non possono fare altro,perchè come animali al macello si fanno condurre verso la morte o forse in quel momento cercano il riscatto,la voglia prepotente di resistere anche all'orrore della mattanza voluta dai politici e dai riccastri del mondo.La plebe ha un coraggio naturale che non ha spiegazioni,esiste e basta.La storia si ispira al racconto di Maupassant Due amici,poi age-scarpelli-luciano vicenzoni l'hanno riadattata alla guerra e alla storia italiana.
Buffa,la bella sequenza della pentola bucata per fare le castagne,commovente,ben fatto come film di guerra e come commedia.Film che anche tra altri cento anni rivedranno,gli anni aridi del tecnicismo iperpirotecnico non potranno oscurare la reale sostanza del cinema :la storia,la grande storia,per immagini

giovedì 16 dicembre 2010

ROMANZO POPOLARE di MARIO MONICELLI

La commedia per un paese come il nostro è davvero il genere di rappresentanza. Attraverso ad essa si è descritto la nostra quasi Nazione e il suo non popolo meglio di tanti altri sperimenti narrativi e visivi.
Non è facile scrivere una commedia e nemmeno dirigerla, si scivola nel macchiettismo,nel consolatorio,nei bozzetti fragili.Per concludere magari con basse volgarità e sciatteria.Cosa che avvenne con la tragica commedia scollacciata tanto amata da critici snob e finto popolari autori di plaetali scemenze.
Noi però vogliamo rammentare la stagione migliore,quella che sapeva unire tragedia quotidiana delle classi meno abbienti a momenti di sano umorismo.
Romanzo Popolare è un capolavoro incontrastabile del genere. Monicelli descrive benissimo e con lucidissima realtà e concretezza la natura vera e profonda della classe Operaia Lombarda,fiore all'occhiello delle grandi lotte e resistenze di classe.Insuperabile e inimitabile.Questo film esattamente come l'altro capolavoro imperdibile,la classe operaia va in paradiso,rappresenta la quotidianità delle tute blu,il tentativo di seguire le ambigue strade di un progressismo sociale nel rapporto con l'altro sesso e con i mille aspetti di una società che sbagliando o a ragione,perlomeno sperimentava e si poneva come traguardo il cambiamento rivoluzionario.
Tognazzi è un anziano operaio che sposa Vicenzina,una giovanissima ragazza del sud.Arriva il terzo incomodo che è Placido.Un dramma della gelosia,meno intellettuale-riferimento al bellissimo film di Scola-più ruspante e malinconico.L'ambiente operaio è credibilissimo,lo dico perchè lo conosco benissimo avendo la famiglia piena di lavoratori nelle fabbriche della nostra terra, con tutte le contraddizioni e slanci.Diretto benissimo da Monicelli- è uno dei suoi imperdibili-ha un trio di attori in stato di grazia:Tognazzi,Muti-una delle sue poche interpretazioni credibili- Placido.
Bellissima la colonna sonora di Enzo Jannacci,immortale Vincenzina e la fabbrica

giovedì 9 dicembre 2010

PROIBITO di MARIO MONICELLI

Dopo 8 film con Steno,Monicelli dirige da solo questa opera tratta dal romanzo La Madre di Grazia Deledda.Pellicola assai particolare perchè quasi unica nel vasto panorama di commedie tendenti al dramma genere riconosciuto come terreno fertile della "poetica" monicelliana.
Infatti il film è un robusto melodramma ambientato in Sardegna.Un prete vi arriva per occuparsi della locale parrocchia abbandonata,subito si trova coinvolto nello scontro tra due famiglie rivali che dura da moltissimo tempo e che rende insicure le vita dei paesani
Il lavoro contamina oltre al classico melò anche momenti di cinema della denuncia poi ampiati da Damiano Damiani con film quali Giorno della civetta e simili,ma filtra anche una certa spettacolarità rurale del genere western-questo elemento è stato notato anche da Morando Morandini-rendendo molto interessante questa pellicola seppure non molto conosciuta.
Punto debole Mel Ferrer attore americano di poco spessore,ma rimane comunque un'opera interessante che vale la pena di guardare

lunedì 29 novembre 2010

IL MEDICO E LO STREGONE di MARIO MONICELLI

Un giovane medico condotto arriva in un paesino del profondo sud italia.Dovrà scontrarsi con un sedicente guaritore ,il quale è ben visto dai cafoni e bifolchi locali.Nel frattempo assistiamo ad alcuni problemi sentimentali dei paesani:la giovane infermiera che si innamora del dottore e cerca di averlo per sè usando un filtro d'amore che cagionerà problemi di salute all'uomo di medicina,la sorella, Mafalda, del sindaco che vive nell'attesa spasmodica di rivedere il fidanzato disperso in Russia,la nipote del mago che si innamora di un soldato settentrionale.
Gustosissima commedia scritta da Age e Scarpelli,diretta da un grande maestro del nostro cinema Mario Monicelli,affronta in modo divertente,(ma non banale), lo scontro tra scienza e superstizione,tra medicina ufficiale e rimedi della tradizione popolare,la ferrea logica della razionalità e la speranza inopprtuna nei filtri.Interpretata da Marcello Mastroianni,(perfetto nella parte del dottore che viene da fuori e che non entra mai in sintonia con il paese),e da un favoloso Vittorio De Sica, (il mago truffatore tanto ben voluto dagli abitanti),la pellicola è senza ombra di dubbio una di quelle preziose opere della nostra commedia ,ormai ridotta a una serie di cazzatelle di romanticume indigesto.
Piccola parte per Alberto Sordi,alle prese con un altro italiano mascalzone piccolo piccolo

mercoledì 8 aprile 2009

I COMPAGNI di MARIO MONICELLI

Nonostante qualcuno dica che si debba modernizzare la sinistra e le sue istanze ,portandola sul terreno di un'indignazione populista o facendola disperdere all'interno di un blando riformismo centrista, nella sostanza delle cose il rapporto di forza tra padronato e manodopera non è cambiato. Certo la società per scardinare la sovversione delle classi meno abbienti , ha dovuto dare una virata all'interno del metodo di applicazione del capitalismo,per scoordinare le direzioni di resistenza del proletariato. La disgregazione e dislocazione delle classi lavoratrici è il punto di partenza e di arrivo della fase di aggressione capitalista .
Quindi nascono nuove figure di marginali, che però hanno gli stessi problemi delle vecchie figure lavorative,peggiorate dalla dispersione di unità e soggetti.

Cosa potremmo mai capire di questa situazione ,se non abbiamo bene in mente la nostra storia di classe e di azione politica/sociale. La storia non ha scadenza e il presente , nonche il futuro sono frutti delle esperienze passate che passano attraverso una modificazione,ma non un vero e sostanziale cambiamento: il capitalismo che sfrutta la classe proletaria,oggi diventata precaria e perlopiù composta da stranieri. Cambia il quadro,ma non la cornice.O viceversa.


Per questo il film di Monicelli è assolutamente da vedere,perchè spiega e analizza come nasce,cresce e muore , una lotta di classe che vede nello sciopero uno dei suoi strumenti.

A Torino verso la fine del 1800, alcuni operai stanchi delle ore di lavoro- 14- e degli incidenti che colpiscono molti di loro,perchè stravolti dalla stanchezza, pensano di organizzarsi per far sentire le loro ragioni. Dopo un primo tentativo fallimentare,gli operai legano amicizia con un professore socialista ricercato dalla polizia,che si è rifugiato nel capoluogo piemontese.
L'uomo organizzerà uno sciopero lungo e faticoso da sostenere sia per i lavoratori,che per il padronato.

La pellicola analizza bene i pro e i contro delle lotte,l'importanza della figura carismatica e organizzativa,ma che non è nulla senza l'unione e la coscienza di classe. La debolezza di un popolo abituato a subire e a chiedere elemosina ai ricchi e potenti,che mina la riuscita delle lotte,la paura del padrone e il servilismo delle forze dell'ordine.Tutte cose che si notano anche ai giorni nostri.


Gli operai sacrificati alla produzione-1200 morti- e i migliaia di feriti,il caporalato mafioso e infame che fa parte delle impresi edili e per la raccolta di pomodori o altro,i contratti a tempo determinato e la paura di non vederli confermati,la ricerca ossessiva di stabilità nel lavoro e per averla una lotta tra poveri spietata e ridicola.
Questa è la magnifica società occidentale e questa la ridicola e falsa democrazia solo nella forma e vagamente.

Cosa è cambiato dalla Torino del 1800 , molte cose..Ma non sempre in meglio


Un film insomma da vedere assolutamente,perchè una bellissima riflessione politica,un trattato preciso sulla lotta e su come condurla.

Bravissimo Mastroianni.

martedì 10 marzo 2009

RISATE DI GIOIA di MARIO MONICELLI

Il mondo dello spettacolo è da sempre nel mirino del cinema che spesso lo descrive come una giungla di persone senza scrupoli.
Monicelli in questo film descrive le vicissitudini di due poveri cristi:Tortorella e Umberto. Due emarginati e perdenti che vivacchiano ai margini del cinema. Una notte di capodanna movimentata e piena di insidie li unisce a un giovane malavitoso,del quale Tortorella si innamorerà,subendo una grossa delusione

Un mondo cinico e crudele con gli ultimi, dove nemmeno l'amore è un dono di sincerità e onestà, un ritratto al vetriolo dell'Italia del Boom,devastata dal consumismo e dalla superficialità e cafoneria dei nuovi ricchi e vecchi fascisti.
In tutto questo brillano,seppure da presunti perdenti,i due protagonisti:dimenticati attori del varietà,gente che non avrà mai una seconda possibilità per riuscire a ottenere un minimo di riconoscimento.

Bravissimi,struggenti ANNA MAGNANI E TOTO', per un film sfortunato al botteghino,ma validissimo come testimonianza di un'epoca e di un modo di vivere che forse anche oggi vede molti protagonisti cercare un'occasione che non arriverà mai.