Alcuni cantanti o attori, dai retta a un pirla, è naturale criticarli a priori. La critica è pretesa e voluta da quelle forme di vita evolute, le quali possono solo inorridire di fronte a certi che non danno scandalo, non provocano, non arrivano afoni a sessanta e passa anni a furia di " Eh! Ehhhhh!"
Costoro si battono per l'arte, il rock, la vida loca, essendo tutti rinomati e sofisticati libertini, ma con una "capa tanta".
Così si decide che un film sia brutto perché Accorsi non sa recitare e Ligabue...Maremma cangura accecata! No, Ligabue no!
Certo, il titolo mi ha fatto venire in mente un classico del cinema italiano degli anni 60. Nanni Loy dirigeva un cast di primo ordine ( Manfeedi, Sordi, Magnani) in una serie di episodi divisi in quattro o cinque settori, non ricordo bene, per parlare dei nostri vizi. Uno spaccato forse troppo tendente alla macchietta, ma efficace del nostro paese.
Ligabue, in un qualche modo, compie un'operazione simile. Non tanto negli episodi, quanto nel voler raccontare una parte d'Italia. Senza però essere un film politico e d'indagine, il che potrebbe essere un limite, in questo caso è invece un pregio.
Perché attraverso le piccole storie, forse, potremmo comprendere anche la storia colla S maiuscola.
Il film è proprio questo: un piccolo racconto. La storia di un uomo qualsiasi, né integerrimo né farabutto, che vive in provincia e lavora come operaio. Toh, va chi si rivede! Un lavoratore che fa un lavoro non fico e moderno, ma uno di fatica e tedio.
Rico con quel lavoro ci campa. D'altronde che puoi fare in un paese come quello? Una piccola vita, ai margini dell'universo. Per alcuni un paradiso ( tranquillità, amicizia vera e tutte quelle menate lì), per altri un inferno. Io sto nel mezzo. Mi piace quella vita semplice e diretta, però ho bisogno della città: i negozi, cinema, teatri.
Ok, torniamo al film! Non è facile o serena la vita di Rico. Il rapporto con sua moglie è logoro, litigano, c'è qualcosa tra di loro che è andato storto e non è stato superato. Un suo caro amico, Carnevale, è un artista che si incasina la vita, e il posto di lavoro non è sicuro.
Rico non è un uomo felice, anche se cerca di nasconderlo. Ha paura di perdere il posto, è intrappolato in un rapporto che par destinato a finire. L'unica forza che lo sostiene è la famiglia e i suoi amici.
Il film parla di un uomo qualsiasi che perde ogni stabilità e cerca di riconquistarsela. Non è un eroe, non siamo in un film americano. Rico compie tantissimi errori, si perde, cade a terra e non si rialza facilmente.
Tuttavia, questo per me il maggior pregio della pellicola, non assistiamo nemmeno a quei film che ci consolano e coccolano dicendoci: "La vita fa schifo! Siamo soli nella sofferenza!" Per fortuna non c'è traccia di questo nel terzo film del cantante emilano
Il messaggio potrebbe essere: " La vita non è comoda per nessuno, quando vuoi assaporarne tutto il profumo", la citazione di De Gregori, a mio avviso illustra benissimo la morale delfilm
Appunto quella di ricordare a noi stessi che vivendo soffriremo e penseremo di essere arrivati al capolinea, ma che le relazioni umane, vissute fino in fondo, ci possono dare una mano a vivere
Il film descrive benissimo l'amicizia che unisce i personaggi, l'amore alla base della famiglia di Rico, arriva persino a mostrarci come i rapporti di coppia possano anche arrivare a un punto, in cui si auspica la rottura, ma che possono sempre aggiustarsi, maturare, evolversi.
Un'opera semplice, piena di calore, passione, un inno alla nostra quotidiana sopravvivenza. Certo non parliamo di un film che ci colpisce per prodezze tecniche o per una trama avvincente e innovativa, ma di una pellicola media, di buona fattura.
Un film che ci rammenta che solo cogli altri possiamo farcela. In questi tempi di single e di gente chiusa in sé stessa, è un messaggio davvero ottimo
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martedì 30 gennaio 2018
martedì 23 giugno 2015
ANIME NERE di FRANCESCO MUNZI
Il cinema è, a volte, un'arma puntata in faccia allo spettatore. Ti tiene prigioniero, immobilizzato, e ti mostra il lento ed inesorabile declino di una società. Per difesa noi uomini pensiamo che le cose non ci riguardino. Non siamo su un gommone in balia di una sorte spietata, non abbiamo disabilità, non viviamo sotto i ponti, non siamo cittadini in un paese del profondo sud, in mano alla criminalità.
In quel momento di distacco, di indifferenza, ecco che ti arriva un film come questo. Pellicola che non fa prigionieri, che non ti permette nemmeno per un secondo di dire:" Ma si tanto a me"
Tanto a te un beato cazzo!
La mafia è arrivata dritta dritta a casa tua. Ha la cravatta, la macchina sportiva, sono gentili e hanno un sacco di soldi, ma è giusto che tu lo sappia: mentre dai retta a un pirla che parla di ruspe contro i rom, quelli ti hanno preso tutta la città. E gli eroi del territorio sono stati zitti zitti.

Codesta opera ci dice proprio questo: benvenuti nella fine del mondo civile, legalitario, dove l'amore e l'affetto per i nostri simili conta ancora qualcosa
Prima che criminali, gli uomini protagonisti di questo ottimo film sono persone che non provano affetti e sentimenti. Vivono in un rudimentale contesto di sopraffazione, violenza,ma nemmeno epica e drammatica. No, di piccole cose, sguardi, parole dure sussurrate a denti stretti.
L'apatia del male, nemmeno la banalità.
Un male presente, che avvolge. Non siamo nei film folkloristici di Damiano Damiani, dove però si cercava di mostrare qualcuno che si ribelli anche se destinato a esser sconfitto. Munzi , e lo sceneggiatore Gioacchino Criaco, non ci permettono nemmeno di intravedere l'ombra di un possibile "eroe dello stato".
Ci sono solo uomini legati a un destino, mentalità, fato, ma nemmeno questo rende bene l'idea. L'ottima fotografia plumbea, cupa, rende benissimo la mancanza di alternative, la prigionia forzata. L'implacabilità di una amarissima vittoria di tutto ciò che di male possa esistere

In quel momento di distacco, di indifferenza, ecco che ti arriva un film come questo. Pellicola che non fa prigionieri, che non ti permette nemmeno per un secondo di dire:" Ma si tanto a me"
Tanto a te un beato cazzo!
La mafia è arrivata dritta dritta a casa tua. Ha la cravatta, la macchina sportiva, sono gentili e hanno un sacco di soldi, ma è giusto che tu lo sappia: mentre dai retta a un pirla che parla di ruspe contro i rom, quelli ti hanno preso tutta la città. E gli eroi del territorio sono stati zitti zitti.
Codesta opera ci dice proprio questo: benvenuti nella fine del mondo civile, legalitario, dove l'amore e l'affetto per i nostri simili conta ancora qualcosa
Prima che criminali, gli uomini protagonisti di questo ottimo film sono persone che non provano affetti e sentimenti. Vivono in un rudimentale contesto di sopraffazione, violenza,ma nemmeno epica e drammatica. No, di piccole cose, sguardi, parole dure sussurrate a denti stretti.
L'apatia del male, nemmeno la banalità.
Un male presente, che avvolge. Non siamo nei film folkloristici di Damiano Damiani, dove però si cercava di mostrare qualcuno che si ribelli anche se destinato a esser sconfitto. Munzi , e lo sceneggiatore Gioacchino Criaco, non ci permettono nemmeno di intravedere l'ombra di un possibile "eroe dello stato".
Ci sono solo uomini legati a un destino, mentalità, fato, ma nemmeno questo rende bene l'idea. L'ottima fotografia plumbea, cupa, rende benissimo la mancanza di alternative, la prigionia forzata. L'implacabilità di una amarissima vittoria di tutto ciò che di male possa esistere
Munzi gira un grande film, perché qui c'è tanto cinema. Nei volti azzeccatissimi degli attori, nel modo di inquadrare, di togliere quando c'è bisogno. Un racconto, una saga famigliare, girata con il freno a mano, ma per questo ancora più solenne. La gente spara e finisce sparata, senza spettacolarità. I lutti che ci lasciano senza lacrime, viste che ne dovremmo piangere troppo
E il grigiore di brutti posti, chiusi, dispersi, la Bellezza è rivoluzionaria e aiuta gli uomini a vivere bene. Qui nel recinto di una mentalità, società, di una criminalità che ormai occupa ogni spazio della vita del paese, dal paese in calabria a milano, c'è un cielo nero portatore di sventure, morte,desolazione
Noi non possiamo altro che aver paura di tutto questo, paura che nasce dallo sbigottimento: come è stato possibile?
venerdì 24 ottobre 2014
DIAZ di DANIELE VICARI
Ci sono eventi che , anche se non vissuti in prima persona, hanno segnato una generazione. Perché talmente enormi, devastanti,aberranti, che risulta impossibile star lontani da essi.
La mia generazione, prima che trovasse rifugio nell'elogio agli anni 80 dei Goonies, è stata battezzata nella violenza e nella morte delle giornate di Genova. Tutti noi rammentiamo benissimo dove eravamo e cosa facevamo quando è morto Carlo Giuliani e quando le forze dell'ordine decisero di trasformarsi in teppisti sadici durante la rappresaglia alla diaz e le torture a Bolzaneto.
Ero in montagna,leggevo il manifesto, con la mia solita lungaggine tra pensiero ed azione ero pronto per fare politica,ma non avevo ancora nessuna tessera di partito. Anzi : Del Partito,che per me , allora, era il Prc.
Lessi la notizia della morte del compagno Carlo e poi della mattanza successiva , contro compagni e compagni inermi, colpevoli solo di esser a portata di mano di un gruppo di fascisti in divisa. Gente repellente, orribile, gente che siccome lo stato mi dà l'autorizzazione di fare male a gente disarmata , si pavoneggia in assurde punizioni e umiliazioni. Più o meno un grande cantautore cantava così: " quante volte le avete colpite?" Decisamente meno,ma voleva dire: non vi basta? Non vi è bastata la carica in piazza, la violenza feroce e brutale nella scuola? No. Ecco,cosa vi passa nelle vostre teste? Vi siete scordati che voi siete difensori dei cittadini? Vi era forse sfuggita dalla vostra testa che non stavate reprimendo dei pericolosi camorristi o mafiosi, gente che scioglie viva altra gente nell'acido, o che eravate fuori di testa perché erano morti due dei vostri. No, quella è stata un'aggressione schifosa,ignobile, e da quel giorno di luglio siete automaticamente fuori dall'umanità.
Avete fabbricato prove false, cercato il pretesto,goduto non come sbirri,ma come uomini e donne , nel fare male a gente che stava dormendo o che era ormai nelle vostre galere.

Io leggevo tutto questo sul giornale, altri molto più in gamba e svegli di me,erano là. Sul treno, mentre tornavo a casa, si discuteva con la gente e tutti erano concordi nel fatto che quell'episodio fosse vergognoso. Lo pensavano anche quelli che non erano dei bolscevichi maledetti, come me.Vi ricordate: " Un altro mondo è possibile!" ? Fa stano, vero? Avevamo grandi ideali. A essere sincero, io ce li ho ancora. Io , seppure con il gravissimo handicap di non avere una tessera di partito, sono rimasto ancora fedele alla mia idea comunista. Non solo come movimentismo,ma come costruzione di società. Sono un pirla o un romantico rottame, e più vado avanti meno sopporto il fallimentare settarismo dei duri e puri da occupazione di cabine telefoniche, visto il numero di militanti,ma sono e rimarrò un comunista. In brianza, per giunta. Merito una medaglia d'oro alla resistenza ! Scherzo.
Non sono mai stato movimentista, non credo affatto nella società civile, nei liberi cittadini, nei cani sciolti, nell'anarchia e nel comunismo libertario,ma che tempi erano quelli. Ti rendi conto, mia cara lettrice e mio amichevole lettore, che avevamo speranze e ideali? Lo so,potranno dire confusi.Ma talmente confusi e infantili che hanno usato la repressione e la mattanza fascista per fermarci. E non ci sono riusciti. Per un po'.
Ci siamo fermati noi: con divisioni,litigi, io sono più rosso di te, compagni basta con la lotta di classe , e altre orribili cazzate.
Ma sapete una cosa? Vi amo lo stesso,compagni e compagne . Perché tutti noi ci abbiamo provato.

Così molti si sono avvicinati alla politica,anche io. Ho militato con passione e sincerità nel prc e poi nel pcl. Ho conosciuto compagni e compagne a dir poco favolosi. Gli anni migliori della mia vita. Certo, dal punto di vista della formazione,poca roba. Ma ho passato nel migliore dei modi la mia gioventù. Io e gli altri eravamo presenti, in quel tempo. E non siamo sconfitti, o perdenti.Non ci hanno piegato alla loro logica. Non sarò mai di destra o un liberal capitalista.
Ma Diaz, inteso come film, come è? Stupendo.

Stupendo perché necessario,fondamentale, perché è il cinema che voglio vedere. Vicari gira un horror sulla nostra società,sulla nostra storia. Ci ricorda che i marescialli rocca, gli agenti che manca solo ti offrano caffè e briosche mentre ti interrogano, sono una bella invenzione televisiva. O meglio: esistono anche loro, esistono uomini di legge democratici e coscienti del loro ruolo,ma una parte di esaltati fascisti, di gente frustrata che non vede l'ora di menare c'è. Lavoro difficilissimo, certo. Pieno di stress,certo. Ma ditemi chi non lo è da oltre venti anni? Da quando viviamo nel paradiso del capitalismo?
E io non sono un garantista dal cuore d'oro. No, non lo sono per nulla,ma riconosco l'orrore disumano di certe azioni vigliacche,ripeto: non stai attaccando dei sanguinari,sadici, assassini. Ma gente che dormiva, inerme.
Non dimentichiamolo,perché poi arrivano i provocatori a sparare minchiate.
Diaz è un film che non perdona, non dimentica e mostra. Attraverso flashback , attraverso la vita di alcune persone che sono rimaste coinvolte. Giustamente non vuol nemmeno fare di ogni erba un fascio. Ci mostra anche la minoranza delle forze dell'ordine che vivono male quanto fatto. Giusto così.Ma non dimentica che i veri offesi e vittime sono i manifestanti.

Impeccabile dal punto di vista tecnico, carico di inaudita tensione, coinvolgente e sconvolgente. Cinema indisciplinato, che ti obbliga a partecipare, a non nasconderti. Perché le violenze inaudite che vediamo,sono verissime. Il ragazzo costretto a fare il cane,la ragazza umiliata -e cosa atroce,quella che gode di più della sua umiliazione è una donna poliziotto- sono cose reali,accadute.
Prima di perderci nei deliri dei debunker e dei complottisti, prima di chiuderci a fare i grandi rivoluzionari su facebook,prima avevamo voglia di credere in mondi diversi possibili. Ognuno con metodi diversi,ma il fine era quello.
Come sempre ci siamo sconfitti da soli,ma non siamo morti. Ricordiamolo e ricordiamocelo
La mia generazione, prima che trovasse rifugio nell'elogio agli anni 80 dei Goonies, è stata battezzata nella violenza e nella morte delle giornate di Genova. Tutti noi rammentiamo benissimo dove eravamo e cosa facevamo quando è morto Carlo Giuliani e quando le forze dell'ordine decisero di trasformarsi in teppisti sadici durante la rappresaglia alla diaz e le torture a Bolzaneto.
Ero in montagna,leggevo il manifesto, con la mia solita lungaggine tra pensiero ed azione ero pronto per fare politica,ma non avevo ancora nessuna tessera di partito. Anzi : Del Partito,che per me , allora, era il Prc.
Lessi la notizia della morte del compagno Carlo e poi della mattanza successiva , contro compagni e compagni inermi, colpevoli solo di esser a portata di mano di un gruppo di fascisti in divisa. Gente repellente, orribile, gente che siccome lo stato mi dà l'autorizzazione di fare male a gente disarmata , si pavoneggia in assurde punizioni e umiliazioni. Più o meno un grande cantautore cantava così: " quante volte le avete colpite?" Decisamente meno,ma voleva dire: non vi basta? Non vi è bastata la carica in piazza, la violenza feroce e brutale nella scuola? No. Ecco,cosa vi passa nelle vostre teste? Vi siete scordati che voi siete difensori dei cittadini? Vi era forse sfuggita dalla vostra testa che non stavate reprimendo dei pericolosi camorristi o mafiosi, gente che scioglie viva altra gente nell'acido, o che eravate fuori di testa perché erano morti due dei vostri. No, quella è stata un'aggressione schifosa,ignobile, e da quel giorno di luglio siete automaticamente fuori dall'umanità.
Avete fabbricato prove false, cercato il pretesto,goduto non come sbirri,ma come uomini e donne , nel fare male a gente che stava dormendo o che era ormai nelle vostre galere.
Io leggevo tutto questo sul giornale, altri molto più in gamba e svegli di me,erano là. Sul treno, mentre tornavo a casa, si discuteva con la gente e tutti erano concordi nel fatto che quell'episodio fosse vergognoso. Lo pensavano anche quelli che non erano dei bolscevichi maledetti, come me.Vi ricordate: " Un altro mondo è possibile!" ? Fa stano, vero? Avevamo grandi ideali. A essere sincero, io ce li ho ancora. Io , seppure con il gravissimo handicap di non avere una tessera di partito, sono rimasto ancora fedele alla mia idea comunista. Non solo come movimentismo,ma come costruzione di società. Sono un pirla o un romantico rottame, e più vado avanti meno sopporto il fallimentare settarismo dei duri e puri da occupazione di cabine telefoniche, visto il numero di militanti,ma sono e rimarrò un comunista. In brianza, per giunta. Merito una medaglia d'oro alla resistenza ! Scherzo.
Non sono mai stato movimentista, non credo affatto nella società civile, nei liberi cittadini, nei cani sciolti, nell'anarchia e nel comunismo libertario,ma che tempi erano quelli. Ti rendi conto, mia cara lettrice e mio amichevole lettore, che avevamo speranze e ideali? Lo so,potranno dire confusi.Ma talmente confusi e infantili che hanno usato la repressione e la mattanza fascista per fermarci. E non ci sono riusciti. Per un po'.
Ci siamo fermati noi: con divisioni,litigi, io sono più rosso di te, compagni basta con la lotta di classe , e altre orribili cazzate.
Ma sapete una cosa? Vi amo lo stesso,compagni e compagne . Perché tutti noi ci abbiamo provato.
Così molti si sono avvicinati alla politica,anche io. Ho militato con passione e sincerità nel prc e poi nel pcl. Ho conosciuto compagni e compagne a dir poco favolosi. Gli anni migliori della mia vita. Certo, dal punto di vista della formazione,poca roba. Ma ho passato nel migliore dei modi la mia gioventù. Io e gli altri eravamo presenti, in quel tempo. E non siamo sconfitti, o perdenti.Non ci hanno piegato alla loro logica. Non sarò mai di destra o un liberal capitalista.
Ma Diaz, inteso come film, come è? Stupendo.
Stupendo perché necessario,fondamentale, perché è il cinema che voglio vedere. Vicari gira un horror sulla nostra società,sulla nostra storia. Ci ricorda che i marescialli rocca, gli agenti che manca solo ti offrano caffè e briosche mentre ti interrogano, sono una bella invenzione televisiva. O meglio: esistono anche loro, esistono uomini di legge democratici e coscienti del loro ruolo,ma una parte di esaltati fascisti, di gente frustrata che non vede l'ora di menare c'è. Lavoro difficilissimo, certo. Pieno di stress,certo. Ma ditemi chi non lo è da oltre venti anni? Da quando viviamo nel paradiso del capitalismo?
E io non sono un garantista dal cuore d'oro. No, non lo sono per nulla,ma riconosco l'orrore disumano di certe azioni vigliacche,ripeto: non stai attaccando dei sanguinari,sadici, assassini. Ma gente che dormiva, inerme.
Non dimentichiamolo,perché poi arrivano i provocatori a sparare minchiate.
Diaz è un film che non perdona, non dimentica e mostra. Attraverso flashback , attraverso la vita di alcune persone che sono rimaste coinvolte. Giustamente non vuol nemmeno fare di ogni erba un fascio. Ci mostra anche la minoranza delle forze dell'ordine che vivono male quanto fatto. Giusto così.Ma non dimentica che i veri offesi e vittime sono i manifestanti.
Impeccabile dal punto di vista tecnico, carico di inaudita tensione, coinvolgente e sconvolgente. Cinema indisciplinato, che ti obbliga a partecipare, a non nasconderti. Perché le violenze inaudite che vediamo,sono verissime. Il ragazzo costretto a fare il cane,la ragazza umiliata -e cosa atroce,quella che gode di più della sua umiliazione è una donna poliziotto- sono cose reali,accadute.
Prima di perderci nei deliri dei debunker e dei complottisti, prima di chiuderci a fare i grandi rivoluzionari su facebook,prima avevamo voglia di credere in mondi diversi possibili. Ognuno con metodi diversi,ma il fine era quello.
Come sempre ci siamo sconfitti da soli,ma non siamo morti. Ricordiamolo e ricordiamocelo
domenica 18 maggio 2014
REALITY di MATTEO GARRONE
Te la ricordi " la questione morale"? Ti rammenti che anni fa qualcuno parlo di codesta questione legata alla politica? Ogni tanto , in questo benedetto e assurdo bel paese, ci si ricorda che siamo uomini e che meritiamo una vita migliore. Dignitosa, a testa alta. E la Morale , l'Etica , servono a questo.
Poi vabbè c'è la filosofia del godereccio spicciolo, dell'ostentazione viziosa di una pseudo vita trasgressiva,e so tempi da pazzi,che vuoi farci.
Però ricorda: la questione morale.
Ecco,per me - e pensa un po' quanto sono antiquato e palloso- essa è fondamentale in tutte le cose che facciamo e diciamo. Anche , per esempio, se tu dovessi fare cinema. Anzi,sopratutto quando fai un film, un libro, scrivi una canzone,ecco ..Proprio perchè prodotti per le masse, una visione forte della tua morale ci deve essere.Morale ,anche come ideologia,ma non usare quella parola, che mo suona brutto. Eh,ma brutto assai,allora tu quatto quatto dì: Morale.Che fa tanto Papa Bargoglio, o come si chiama .
Matteo Garrone mette in scena un apologo anche morale,specchio di quello che l'Italia è diventata. Usa un tena popolare per affondare le radici in un malessere profondo, prima di tutto politico e sociale e quindi- giocoforza- umano e individuale. Ma prima di tutto, lo ripeto zucconi miei, politico e sociale.
Ed è una visione tremenda e angosciante,un film doloroso,ma proprio per questo necessario e da vedere,sentire,perdersi dentro

Noi dobbiamo esserci, si si dobbiamo proprio esserci. E dove? Nell'immaginario collettivo,ma facciamo in fretta dottore! Se lo rammenta lei quello slogan...Dai,quello dei frichettoni anni 70? Tutto e subito.Eh,ma quello è bello assai come slogan. Perchè che ci dice? Immediato , ora. Mica che magari devo studiare,applicarmi in qualcosa e poi - casomai avessi talento e anche fortuna, che non guasta mai: la Fama.
No, non è tempo caro mio. Voglio la gloria ora. In questo momento e perchè? Perchè sono IO. Come se bastasse essere te stesso. Individualismo sfrenato e ampliato dalla grancassa del nulla,delle luci,di un popolino mediocre che si sente rassicurato e ti invidia per la tua mediocrità trionfante . Rassicurante per chi vive ai margini,ma anche per quella piccola borghesia in cerca di soldi facili. Mediocre come i loro sogni

Quindi cosa capita nella vita di una persona che si arrangia con qualche piccola truffa,un lavoro come titolare di una pescheria, vita tra centri commerciali . Una vita come tantissime altre in una città come Napoli,ma potrebbe essere altro.
E qui , in un contesto dove ci sono poche difese intellettuali, arriva l'uragano del grande fratello. Basta vedere un pirla qualsiasi che tutti considerano un Mito,solo perché ha partecipato al programma ed è arrivato quasi alla finale. Quasi. Mogira in elicottero,fa la Bella Vita.
Che per me non è così: il massimo dell'effimero, unito a una grande idiozia,ma evidentemente per molti quella è la felicità. L'individualismo della formula: i wanna be somebody.
Così Luciano , per far un piacere al figlio, fa un provino e poi un altro E si auto convince di esser stato scelto per entrare nella casa. Quel luogo mistico, quel paradiso, dove tutti ti amano e ti riconoscono. Non sei più una persona giusta e normale,un lavoratore. Ma un Piccolo Dio.

I conoscenti, gli amici, la famiglia, ti pompa pure questo sogno futile ,questa tua aspirazione bassa . E così Luciano si gasa sempre di più. Fino ad entrare nel cuore di tenebra della febbre moderna: la popolarità senza merito particolare.
Solo perchè sei tu. E quasi sempre sei un pezzente, un poveraccio che suscita al massimo tanta pena un tanto al chilo.
Una discesa agli inferi, un girone dei dannati: quelli che vorrebbero esserci,ma stanno fuori.
L'uomo perde ogni difesa contro la paranoia montante e vede inviati della tv, che lo spiano, che lo giudicano , in ogni parte e la sua vita - fragile- va a rotoli. Esplode.

Garrone si mostra un grandissimo regista proprio in questa parte di lunga e insostenibile paranoia. Perchè lui ti costringe a provare empatia per il suo protagonista. Non è un uomo cattivo e Aniello Arena è bravissimo nel dar vita e luce a questo essere umano che si perde ,perchè non ha più codici morali,ideologie politiche,appartenenze di classe,visione collettiva del mondo.
Come tanti pensa che sia obbligatorio,doveroso,esser qualcuno,esser nella casa, amato e ben voluto da gente come lui. Che a loro volta lo idolatrano e invidiano,giusto il tempo per l'arrivo di un altro. Catena montaggio della bassa macelleria dei corpi e delle vite, di esseri senza storia e senza un briciolo di dignità popolare.
Sai quella cosa che a noi figli del proletariato o della piccola borghesia ci veniva tramandata dai nonni,dai genitori,dalla nostra classe. Testa alta e dignità,quel pochissimo che hai ,è tuo perchè te lo sei guadagnato. Studia,applicati,conosci e migliorerai,altrimenti lavora e goditi quello che puoi.
Non funziona più così e Luciano è il simbolo dello spappolamento di codesta classe politica e sociale. L'individualismo tarocco dei poveracci.

D'altronde intellettuale è una parolaccia,una bruttissima cosa, tutte cose pleonastiche e vetuste,lascia perdere. Tronista,quella si che è una bella cosa,una parola magica,esotica,vita che splende come un diamante. Reality perché è la nostra mediocrità che prende il posto del vero,del reale. Eppure è anche essa vera. Lo sono i fans, le feste, le luci e il rumore assordante della musica techno.Ma tutto quello che ha parvenza di vero, è vita?

Il confine è fragile e Luciano si perde. In una follia senza sosta,di paranoia,insoddisfazione- regala le sue cose a sconosciuti cosi quelli della tv vedono quanto sia buono- e perde il contatto con la grigia ,a fondamentale,realtà.
Noi peniamo con e per lui, non possiamo sottrarci. Lui è un povero diavolo ingannato,anzi auto ingannato come molti
Una vita grigia, di gente mediocre, impreparata, senza qualità, che si brucia cercando il fatuo sogno dell'Essere Famoso, non bastano nemmeno i 15 minuti messi a disposizione da Warhol.
Questo è l'ultimo passo di un pensiero che da anni fa stragi di cervelli, e che vede nella cultura,nell'arte, nel sapere, una disfatta,una sconfitta, un'onta, una cosa inutile
Questo è il senso infimo e distorto della democrazia. Tutti possiamo farcela,diventare qualcuno,non serve niente. Come le opinioni che invadono i social network propagandando idee idiote,ma che vuoi te? Hai studiato?Mo arriva il professorone.
Ed è qui che arrivano i Luciano di questo mondo,ed è qui che arriva la nostra fine.
Poi vabbè c'è la filosofia del godereccio spicciolo, dell'ostentazione viziosa di una pseudo vita trasgressiva,e so tempi da pazzi,che vuoi farci.
Però ricorda: la questione morale.
Ecco,per me - e pensa un po' quanto sono antiquato e palloso- essa è fondamentale in tutte le cose che facciamo e diciamo. Anche , per esempio, se tu dovessi fare cinema. Anzi,sopratutto quando fai un film, un libro, scrivi una canzone,ecco ..Proprio perchè prodotti per le masse, una visione forte della tua morale ci deve essere.Morale ,anche come ideologia,ma non usare quella parola, che mo suona brutto. Eh,ma brutto assai,allora tu quatto quatto dì: Morale.Che fa tanto Papa Bargoglio, o come si chiama .
Matteo Garrone mette in scena un apologo anche morale,specchio di quello che l'Italia è diventata. Usa un tena popolare per affondare le radici in un malessere profondo, prima di tutto politico e sociale e quindi- giocoforza- umano e individuale. Ma prima di tutto, lo ripeto zucconi miei, politico e sociale.
Ed è una visione tremenda e angosciante,un film doloroso,ma proprio per questo necessario e da vedere,sentire,perdersi dentro
Noi dobbiamo esserci, si si dobbiamo proprio esserci. E dove? Nell'immaginario collettivo,ma facciamo in fretta dottore! Se lo rammenta lei quello slogan...Dai,quello dei frichettoni anni 70? Tutto e subito.Eh,ma quello è bello assai come slogan. Perchè che ci dice? Immediato , ora. Mica che magari devo studiare,applicarmi in qualcosa e poi - casomai avessi talento e anche fortuna, che non guasta mai: la Fama.
No, non è tempo caro mio. Voglio la gloria ora. In questo momento e perchè? Perchè sono IO. Come se bastasse essere te stesso. Individualismo sfrenato e ampliato dalla grancassa del nulla,delle luci,di un popolino mediocre che si sente rassicurato e ti invidia per la tua mediocrità trionfante . Rassicurante per chi vive ai margini,ma anche per quella piccola borghesia in cerca di soldi facili. Mediocre come i loro sogni
Quindi cosa capita nella vita di una persona che si arrangia con qualche piccola truffa,un lavoro come titolare di una pescheria, vita tra centri commerciali . Una vita come tantissime altre in una città come Napoli,ma potrebbe essere altro.
E qui , in un contesto dove ci sono poche difese intellettuali, arriva l'uragano del grande fratello. Basta vedere un pirla qualsiasi che tutti considerano un Mito,solo perché ha partecipato al programma ed è arrivato quasi alla finale. Quasi. Mogira in elicottero,fa la Bella Vita.
Che per me non è così: il massimo dell'effimero, unito a una grande idiozia,ma evidentemente per molti quella è la felicità. L'individualismo della formula: i wanna be somebody.
Così Luciano , per far un piacere al figlio, fa un provino e poi un altro E si auto convince di esser stato scelto per entrare nella casa. Quel luogo mistico, quel paradiso, dove tutti ti amano e ti riconoscono. Non sei più una persona giusta e normale,un lavoratore. Ma un Piccolo Dio.
I conoscenti, gli amici, la famiglia, ti pompa pure questo sogno futile ,questa tua aspirazione bassa . E così Luciano si gasa sempre di più. Fino ad entrare nel cuore di tenebra della febbre moderna: la popolarità senza merito particolare.
Solo perchè sei tu. E quasi sempre sei un pezzente, un poveraccio che suscita al massimo tanta pena un tanto al chilo.
Una discesa agli inferi, un girone dei dannati: quelli che vorrebbero esserci,ma stanno fuori.
L'uomo perde ogni difesa contro la paranoia montante e vede inviati della tv, che lo spiano, che lo giudicano , in ogni parte e la sua vita - fragile- va a rotoli. Esplode.
Garrone si mostra un grandissimo regista proprio in questa parte di lunga e insostenibile paranoia. Perchè lui ti costringe a provare empatia per il suo protagonista. Non è un uomo cattivo e Aniello Arena è bravissimo nel dar vita e luce a questo essere umano che si perde ,perchè non ha più codici morali,ideologie politiche,appartenenze di classe,visione collettiva del mondo.
Come tanti pensa che sia obbligatorio,doveroso,esser qualcuno,esser nella casa, amato e ben voluto da gente come lui. Che a loro volta lo idolatrano e invidiano,giusto il tempo per l'arrivo di un altro. Catena montaggio della bassa macelleria dei corpi e delle vite, di esseri senza storia e senza un briciolo di dignità popolare.
Sai quella cosa che a noi figli del proletariato o della piccola borghesia ci veniva tramandata dai nonni,dai genitori,dalla nostra classe. Testa alta e dignità,quel pochissimo che hai ,è tuo perchè te lo sei guadagnato. Studia,applicati,conosci e migliorerai,altrimenti lavora e goditi quello che puoi.
Non funziona più così e Luciano è il simbolo dello spappolamento di codesta classe politica e sociale. L'individualismo tarocco dei poveracci.
D'altronde intellettuale è una parolaccia,una bruttissima cosa, tutte cose pleonastiche e vetuste,lascia perdere. Tronista,quella si che è una bella cosa,una parola magica,esotica,vita che splende come un diamante. Reality perché è la nostra mediocrità che prende il posto del vero,del reale. Eppure è anche essa vera. Lo sono i fans, le feste, le luci e il rumore assordante della musica techno.Ma tutto quello che ha parvenza di vero, è vita?
Il confine è fragile e Luciano si perde. In una follia senza sosta,di paranoia,insoddisfazione- regala le sue cose a sconosciuti cosi quelli della tv vedono quanto sia buono- e perde il contatto con la grigia ,a fondamentale,realtà.
Noi peniamo con e per lui, non possiamo sottrarci. Lui è un povero diavolo ingannato,anzi auto ingannato come molti
Una vita grigia, di gente mediocre, impreparata, senza qualità, che si brucia cercando il fatuo sogno dell'Essere Famoso, non bastano nemmeno i 15 minuti messi a disposizione da Warhol.
Questo è l'ultimo passo di un pensiero che da anni fa stragi di cervelli, e che vede nella cultura,nell'arte, nel sapere, una disfatta,una sconfitta, un'onta, una cosa inutile
Questo è il senso infimo e distorto della democrazia. Tutti possiamo farcela,diventare qualcuno,non serve niente. Come le opinioni che invadono i social network propagandando idee idiote,ma che vuoi te? Hai studiato?Mo arriva il professorone.
Ed è qui che arrivano i Luciano di questo mondo,ed è qui che arriva la nostra fine.
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