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lunedì 8 maggio 2017

SOLE, CUORE, AMORE di DANIELE VICARI

Forse avremmo dovuto saperlo, comprenderlo, almeno farcene una ragione. Non dico un motivo di lotta, che poi oggi per o contro cosa combattiamo? La rivoluzione diventata una roba da risiko. Sposto sta banda de assassini de qui, e anvedi so ribelli, no! Aspetta! Va che si è liberato un posto in Siria! Muoviti che se no te parcheggiano quelli di al qaeda, che mo questi dove li mettiamo!
 Te pensa, tutto sto casino ti capita ai piani alti. Che i padroni, sappilo amica cara, mica son come noi che guardiamo per terra, se per caso: che ne so? Uno ha perso  venti euro. Che paiono pochi, ma un regalo al figliolo, due pizze da trasporto per la moglie, due birre con gli amici. Da quanto tempo, eh? Che qui corri corri, ma dove vai? Dove vogliono farti arrivare? In anticipo: sul posto di lavoro. Ora lascia a casa i guai, i problemi veri e reali, no! Per carità: già ti abbiamo preso e dato questo posto, e tu che fai? Invece di pregare me, tuo unico dio, mi chiedi permessi, che deve fare gli esami! Ma lascia perdere! Ingrate son le lavoratrici.Si permettono di metter al mondo figli, di aver mariti che fanno lavoretti,  e noi poveri padroni che facciamo? Gli diamo di che campare. In nero, che va bene così, tutti i giorni, ma visto che sono buono le lascio anche la domenica pomeriggio libera.
Però che bello essere libere, in un mondo libero, che ti permette di vivere eh?

La libertà è una cosa bella: ti permette di alzarti ogni mattina, fare due ore di viaggio all'andata e due al ritorno. Perché i soldi servono, però lo fai per dar un futuro decente ai figli, e perché tuo marito non trova lavoro fisso. Ci pensi, Eli, ogni tanto a lui? Quello che un giovane uomo disoccupato prova quando passa di lavoro in lavoro, sta a casa e vede la moglie che fatica per mantener la famiglia? Noi siamo liberi, no? Civili, democratici. Eppure un uomo a casa, che si occupa della casa e della famiglia, visto che i suoi continui sforzi lo portano a trovare solo lavoretti o niente, viene visto come un parassita. Un peso sociale. E ti senti così, quando a casa si fanno i conti economici: i progetti brillanti diventano sempre più opachi, lontani. Piano , piano, per la necessità primaria di vivere devi a tutti i costi accettare una vita di ripiego, l'accontentarsi di aver qualcosa di cui accontentarsi. Spesso per tua moglie non sei nemmeno un peso, perché ti ama e conosce il tuo valore di uomo, la tua storia. Sono gli altri che parlano tanto per, sai ad un certo punto si sentono l'autorità di dover manifestare pensieri frettolosi, deduzioni illogiche.
La gente parla e il sistema ti incatena. Però siamo liberi.
Si, tutti quei viaggi in bus, metropolitana, ripetuti ogni giorno, sotto la pioggia e col sole. Tutti i giorni: avanti e indietro, con altra varia umanità nelle tue condizioni. Magari la prima volta che salite sul bus, sul treno, quando incominciate un lavoro, cazzo siete pure felici.
Siamo liberi e facciamo i conti: allora, dai! Si ci metto 4 ore di viaggio, lavoro tutti i giorni, escluso il pomeriggio di domenica, 12 ore al giorno, che fa tanto ottocento no? Il capitale, sapete, sta ai passi coi tempi! Comunque, vabbè è in nero, ma va bene così. Forza, Eli. Che a te è andata bene: pensa alla tua carissima amica: la Vale. Fa la performer in discoteche, gallerie d'arte, ha avuto per un certo periodo un tizio pericoloso come impresario, sua madre pensa sia una puttana. Non è la sola, eh! Lei che ripete le sue danze, che forse ama un'altra donna,  che vive l'illusione della notte, quando i gesti sono sempre gli stessi. Corpi che si muovono, meccanici.
Dicevo, Eli, a un certo punto tu hai anche un lavoro onesto, no?  Poi cosa succede? Avverti anche tu il bisogno forte di scendere dal bus? Di andare avanti e niente lavoro oggi. Niente clienti maleducati, viziati, capricciosi, niente titolare che ti tratta come una schiava, una sua serva, che sai la moglie in negozio non va bene: lei deve dormire, fare palestra, e lui mica vuol fatica un po' fare due capuccini, darti una giornata libera. No, è pure buono! Ti fa l'elemosina di uno stipendio da fame.
Ma ora, visto che siamo qui ad aspettare il prossimo treno della metropolitana, voglio farti una domanda: "Noi siamo liberi, ma dove l'abbiamo messa sta libertà?" Quando abbiamo deciso che il padrone,  è un dio in terra e il lavoro deve esser fatto a tutti i costi, anche quello di perdere la nostra vita? La vita che è un dono prezioso e che brilla quando stai colle persone che ami, quando dal balcone, puoi veder quello che capita sotto i tuoi occhi? Il tempo non è denaro, ma è vita.
La vita è : salute, relazioni, empatia, viaggi, anche piccoli, pure un po' di tempo passato a non far nulla, ma assistere al prodigio del nuovo giorno,  un libro da leggere che ti esalta, una canzone da stonare in compagnia, la vita è libertà
Nei tempi del lavoro sotto la democrazia liberal-capitalista gestita a cazzo di cane da individui sordidi tanto tra i politici, quanto tra la tanto celebrata società civile di padroncini, capetti, e coglioni di ogni sorta, la tua vita è merce, sotto posta alla dittatura di orari, pressata dalla paura di perdere un posto di lavoro che ti toglie l'esistenza.
Delle grandi lotte proletarie, della legge 300, della forza che ci univa cosa è rimasta? La libertà individuale di persone che si lasciano sfruttare, perché il mondo libero va così.


venerdì 24 ottobre 2014

DIAZ di DANIELE VICARI

Ci sono eventi che , anche se non vissuti in prima persona, hanno segnato una generazione. Perché talmente enormi, devastanti,aberranti, che risulta impossibile star lontani da essi.
La mia generazione, prima che trovasse rifugio nell'elogio agli anni 80 dei  Goonies, è stata battezzata nella violenza e nella morte delle giornate di Genova. Tutti noi rammentiamo benissimo dove eravamo e cosa facevamo quando è morto Carlo Giuliani e quando le forze dell'ordine decisero di trasformarsi in teppisti sadici durante la rappresaglia alla diaz e le torture a Bolzaneto.
Ero in montagna,leggevo il manifesto, con la mia solita lungaggine tra pensiero ed azione ero pronto per fare politica,ma non avevo ancora nessuna tessera di partito. Anzi : Del Partito,che per me , allora, era il Prc.
Lessi la notizia della morte del compagno Carlo e poi della mattanza successiva , contro compagni e compagni inermi, colpevoli solo di esser a portata di mano di un gruppo di fascisti in divisa.  Gente repellente, orribile, gente che siccome lo stato mi dà l'autorizzazione di fare male a gente disarmata , si pavoneggia in assurde punizioni e umiliazioni. Più o meno un grande cantautore cantava così: " quante volte le avete colpite?" Decisamente meno,ma voleva dire: non vi basta? Non vi è bastata la carica in piazza, la violenza feroce e brutale nella scuola? No. Ecco,cosa vi passa nelle vostre teste? Vi siete scordati che voi siete difensori dei cittadini? Vi era forse sfuggita dalla vostra testa che non stavate reprimendo dei pericolosi camorristi o mafiosi, gente che scioglie viva altra gente nell'acido,  o che eravate fuori di testa perché erano morti due dei vostri. No, quella è stata un'aggressione schifosa,ignobile, e da quel giorno di luglio siete automaticamente fuori dall'umanità.
Avete fabbricato prove false, cercato il pretesto,goduto non come sbirri,ma come uomini e donne , nel fare male a gente che stava dormendo o che era ormai nelle vostre galere.



Io leggevo tutto questo sul giornale, altri molto più in gamba e svegli di me,erano là. Sul treno, mentre tornavo a casa, si discuteva con la gente e tutti erano concordi nel fatto che quell'episodio fosse vergognoso. Lo pensavano anche quelli che non erano dei bolscevichi maledetti, come me.Vi ricordate: " Un altro mondo è possibile!"  ? Fa stano, vero? Avevamo grandi ideali. A essere sincero, io ce li ho ancora. Io , seppure con il gravissimo handicap di non avere una tessera di partito, sono rimasto ancora fedele alla mia idea comunista. Non solo come movimentismo,ma come  costruzione di società. Sono un pirla o un romantico rottame, e più vado avanti meno sopporto il fallimentare settarismo dei duri e puri da occupazione di cabine telefoniche, visto il numero di militanti,ma sono e rimarrò un comunista. In brianza, per giunta. Merito una medaglia d'oro alla resistenza ! Scherzo.
Non sono mai stato movimentista, non credo affatto nella società civile, nei liberi cittadini, nei cani sciolti, nell'anarchia e nel comunismo libertario,ma che tempi erano quelli. Ti rendi conto, mia cara lettrice e mio amichevole lettore, che avevamo speranze e ideali? Lo so,potranno dire confusi.Ma talmente confusi e infantili che hanno usato la repressione e la mattanza fascista per fermarci. E non ci sono riusciti. Per un po'.
Ci siamo fermati noi: con divisioni,litigi, io sono più rosso di te, compagni basta con la lotta di classe , e altre orribili cazzate.
Ma sapete una cosa? Vi amo lo stesso,compagni e compagne . Perché  tutti noi ci abbiamo provato.



Così molti si sono avvicinati alla politica,anche io. Ho militato con passione e sincerità nel prc e poi nel pcl. Ho conosciuto compagni e compagne a dir poco favolosi. Gli anni migliori della mia vita. Certo, dal punto di vista della formazione,poca roba. Ma ho passato nel migliore dei modi la mia gioventù. Io e gli altri eravamo presenti, in quel tempo. E non siamo sconfitti, o perdenti.Non ci hanno piegato alla loro logica. Non sarò mai di destra o un liberal capitalista.

Ma Diaz, inteso come film, come è? Stupendo.



Stupendo perché necessario,fondamentale, perché è il cinema che voglio vedere.  Vicari gira un horror sulla nostra società,sulla nostra storia. Ci ricorda che i marescialli rocca, gli agenti che manca solo ti offrano caffè e briosche mentre ti interrogano, sono una bella invenzione televisiva. O meglio: esistono anche loro, esistono uomini di legge democratici e coscienti del loro ruolo,ma una parte di esaltati fascisti, di gente frustrata che non vede l'ora di menare c'è. Lavoro difficilissimo, certo. Pieno di stress,certo. Ma ditemi chi non lo è da oltre venti anni? Da quando viviamo nel paradiso del capitalismo?
E io non sono un garantista dal cuore d'oro. No, non lo sono per nulla,ma riconosco l'orrore disumano di certe azioni vigliacche,ripeto: non stai attaccando dei sanguinari,sadici, assassini. Ma gente che dormiva, inerme.
Non dimentichiamolo,perché poi arrivano i provocatori a sparare minchiate.

Diaz è un film che non perdona, non dimentica e mostra. Attraverso flashback , attraverso la vita di alcune persone che sono rimaste coinvolte. Giustamente non vuol nemmeno fare di ogni erba un fascio. Ci mostra anche la minoranza delle forze dell'ordine che vivono male quanto fatto. Giusto così.Ma non dimentica che i veri offesi e vittime sono i manifestanti.



Impeccabile dal punto di vista tecnico, carico di inaudita tensione, coinvolgente e sconvolgente. Cinema indisciplinato, che ti obbliga a partecipare, a non nasconderti. Perché le violenze inaudite che vediamo,sono verissime. Il ragazzo costretto a fare il cane,la ragazza umiliata -e cosa atroce,quella che gode di più della sua umiliazione è una donna poliziotto- sono cose reali,accadute.
Prima di perderci nei deliri dei debunker e dei complottisti, prima di chiuderci a fare i grandi rivoluzionari su facebook,prima avevamo voglia di credere in mondi diversi possibili. Ognuno con metodi diversi,ma il fine era quello.
Come sempre ci siamo sconfitti da soli,ma non siamo morti. Ricordiamolo e ricordiamocelo