Il titolo originale di questo ottimo film è : Allende e il suo labirinto. Perché il film non è tanto la biografia di un leader politico, ma la cronaca di una morte annunciata, della sconfitta di un metodo di lotta tanto nobile moralmente quanto disastroso nella pratica.
Non è nemmeno, e come potrebbe vista la storia del Cile, un atto di accusa contro un uomo dotato di grandi principi morali, morto per difenderli fino all'ultimo. Ogni cileno o uomo che ripudia il fascismo, non può che provare partecipazione umana per la sorte di Salvador.
Per chi volesse sapere qualcosa in più consiglio l'ottimo documentario di Patricio Gùzman : Salvador Allende. Una visione più ampia, che parte dalle tante lotte fatte per il popolo cileno, fino alla fine. Un documentario che si interroga su cosa sia rimasto al popolo cileno. Che è rimasto? Qualche giovane della media borghesia che inneggia a Pinochet, qualche compagno che fa notare come la rivoluzione non è democratica e pacifica e tantissimi altri che lo rimpiangono.
Il film di Littìn si concentra su quel 11 settembre 1973, quando l'esercito cileno mise in atto il colpo di stato. Voluto dal premio Nobel per la pace Kissinger, dagli americani che non potevano sopportare di perdere il potere economico sul cortile di casa, il Sudamerica, così da bravi democratici e unici sostenitori del mondo libero, decisero di metter in azione una lunga stagione di dittature a busta paga yankee. Lo chiamavano Piano Condor. Ha provocato migliaia di morti. Uomini, donne, bambini, perché comunisti, sindacalisti, o perché poveracci, indio, neri. Un tempo i liberali-conservatori ti dicevano: "Si, ma l'economia con questi governi è migliorata. Il ceto medio ha visto grossi progressi in campo economico" Si prendevano le responsabilità di essere degli stronzi.
Oggi ti tirerebbero in ballo le fake news, i complotti, anzi i "gomblotti". Pure quel minimo di coraggio hanno perso.
Allende e il suo labirinto, è il posto in cui il presidente a furia di sbagliare per troppo spirito democratico ha spinto sé sresso e il paese. Un paese che aveva dato un bruttissimo segnale con lo sciopero di quegli infami dei camionisti. Salvador non ha capito che il ceto medio e parte dei piccoli padroni, sono un flagello per la rivoluzione. Non si deve trattare con essi. Lo impone la sopravvivenza della rivoluzione stessa. I nemici ti fanno fuori se ti dimostri ragionevole e ti dipingono come un assassino sanguinario se reagisci. Non che costoro abbiano fatto affidamento a dei galantuomini, quando hanno preso il potere
Il film narra la scoperta del tradimento totale di generali che avevano giurato fedeltà al governo e al presidente. La solitudine feroce di un uomo troppo nobile e dignitoso, per un paese che si vende al padrone straniero. Seguiamo le ultime ore e scopriamo l'uomo dietro al simbolo. Un rapporto extraconiugale, l'attaccamento ai compagni e la dedizione all'amicizia, il profondissimo amore per le figlie.
Essere superiori, moralmente ed eticamente, rispetto ai nostri nemici, può bastare? Allende perde, ma come uomo è un gigante rispetto a quel figlio di puttana di Pinochet. Eppure uno si è suicidato dopo una lunga e solitaria guerra, l'altro è morto nel suo letto, dopo decenni di dittatura e torture contro il popolo cileno.Avrei trovato giusto e migliore una fucilazione di massa di tutti quelli che hanno preso parte, in tutti i campi, alla dittatura cilena. La pacificazione democratica piace alle brave persone alla Saverio Tommasi, ma non ai parenti delle vittime. Non so come la prenderei il fatto di veder camminare tranquillamente, nella mia via. il torturatore di mia moglie o di mio figlio.
Il Cile è una sconfitta pesante per il socialismo, il comunismo, e in un certo senso anche per la democrazia.
Il film riesce a tenerci bloccati e fermi dentro La Moneda, durante l'assalto delle truppe golpiste. Ha un vago senso peckinpiano nel descrivere questa resistenza inutile, questo massacro orrendo, questa facilissima vittoria. Non mette in scena degli eroi, ma solo delle persone che non possono fare altro che combattere fino alla morte. Quelle che, su consiglio di Allende, si arrenderanno finiranno trucidate negli stadi, nelle galere. Perché il fascista non mantiene mai la parola, e non si tratta o ci si arrende quando abbiamo a che fare con questa deviazione dell'essere umano.
Oggi è facile criticare Allende, come sempre siamo tutti bravi a dire come dovevano andare le cose dopo che sono accadute. Infatti non mancano quelli che insegnano a un morto cosa avrebbe dovuto fare dare l'ordine di armare il popolo.
Allende non voleva scatenare una guerra civile, non voleva che il popolo pagasse duramente uno scontro tra fazioni politiche.
Egli si sbagliava di grosso. Il popolo avrebbe sofferto pur non avendo impugnato le armi. I fascisti al potere avevano già deciso chi doveva morire. Potevi anche essere tanto buono e pacifico, ma il tuo destino era segnato.
Il fascismo è un mezzo di governo in difesa di interessi economici a volte nazionali, a volte per conto di altre potenze, che come unico scopo la distruzione dei diversi, per il predominio di chi è forte, di razza ariana, la violenza fascista si scaglia contro i deboli. Tutto qui.
Questo è successo anche in Cile.
A volte il cinema si ricorda che non è solo intrattenimento. A volte decide di raccontare storie vere, decide di sporcarsi le mani colla storia e la memoria. Io amo questo cinema militante, d'altronde pur senza vantarmi di essere un rivoluzionario, sono orgogliosamente comunista
Mi piace il cinema che fa anche politica, che propaganda una sana idea anti fascista, che mette in discussione le brillanti basi del capitalismo. In questi tempi di grossa sfiducia, di "maremme maiale" che volano a velocità supersonica, per via di scellerate scelte politiche, il cinema ci rammenta ancora chi siamo, quale la nostra storia, i nostri ideali. Forse se la piantassimo di dar retta alle cazzate dei rossobruni, se la piantassimo di litigare tra noi quattro spelacchiati gatti, se decidessimo di non dar retta ai democretini in malafede, magari potremmo anche riprenderci dal grande sonno che ci affligge da decenni.
Nel frattempo non dimentichiamo la storia e gli uomini come Allende.
Lo spettatore bolscevico e indisciplinato, vi consiglia la visione di questo film. Disponibile su Netflix
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mercoledì 7 marzo 2018
venerdì 24 ottobre 2014
DIAZ di DANIELE VICARI
Ci sono eventi che , anche se non vissuti in prima persona, hanno segnato una generazione. Perché talmente enormi, devastanti,aberranti, che risulta impossibile star lontani da essi.
La mia generazione, prima che trovasse rifugio nell'elogio agli anni 80 dei Goonies, è stata battezzata nella violenza e nella morte delle giornate di Genova. Tutti noi rammentiamo benissimo dove eravamo e cosa facevamo quando è morto Carlo Giuliani e quando le forze dell'ordine decisero di trasformarsi in teppisti sadici durante la rappresaglia alla diaz e le torture a Bolzaneto.
Ero in montagna,leggevo il manifesto, con la mia solita lungaggine tra pensiero ed azione ero pronto per fare politica,ma non avevo ancora nessuna tessera di partito. Anzi : Del Partito,che per me , allora, era il Prc.
Lessi la notizia della morte del compagno Carlo e poi della mattanza successiva , contro compagni e compagni inermi, colpevoli solo di esser a portata di mano di un gruppo di fascisti in divisa. Gente repellente, orribile, gente che siccome lo stato mi dà l'autorizzazione di fare male a gente disarmata , si pavoneggia in assurde punizioni e umiliazioni. Più o meno un grande cantautore cantava così: " quante volte le avete colpite?" Decisamente meno,ma voleva dire: non vi basta? Non vi è bastata la carica in piazza, la violenza feroce e brutale nella scuola? No. Ecco,cosa vi passa nelle vostre teste? Vi siete scordati che voi siete difensori dei cittadini? Vi era forse sfuggita dalla vostra testa che non stavate reprimendo dei pericolosi camorristi o mafiosi, gente che scioglie viva altra gente nell'acido, o che eravate fuori di testa perché erano morti due dei vostri. No, quella è stata un'aggressione schifosa,ignobile, e da quel giorno di luglio siete automaticamente fuori dall'umanità.
Avete fabbricato prove false, cercato il pretesto,goduto non come sbirri,ma come uomini e donne , nel fare male a gente che stava dormendo o che era ormai nelle vostre galere.

Io leggevo tutto questo sul giornale, altri molto più in gamba e svegli di me,erano là. Sul treno, mentre tornavo a casa, si discuteva con la gente e tutti erano concordi nel fatto che quell'episodio fosse vergognoso. Lo pensavano anche quelli che non erano dei bolscevichi maledetti, come me.Vi ricordate: " Un altro mondo è possibile!" ? Fa stano, vero? Avevamo grandi ideali. A essere sincero, io ce li ho ancora. Io , seppure con il gravissimo handicap di non avere una tessera di partito, sono rimasto ancora fedele alla mia idea comunista. Non solo come movimentismo,ma come costruzione di società. Sono un pirla o un romantico rottame, e più vado avanti meno sopporto il fallimentare settarismo dei duri e puri da occupazione di cabine telefoniche, visto il numero di militanti,ma sono e rimarrò un comunista. In brianza, per giunta. Merito una medaglia d'oro alla resistenza ! Scherzo.
Non sono mai stato movimentista, non credo affatto nella società civile, nei liberi cittadini, nei cani sciolti, nell'anarchia e nel comunismo libertario,ma che tempi erano quelli. Ti rendi conto, mia cara lettrice e mio amichevole lettore, che avevamo speranze e ideali? Lo so,potranno dire confusi.Ma talmente confusi e infantili che hanno usato la repressione e la mattanza fascista per fermarci. E non ci sono riusciti. Per un po'.
Ci siamo fermati noi: con divisioni,litigi, io sono più rosso di te, compagni basta con la lotta di classe , e altre orribili cazzate.
Ma sapete una cosa? Vi amo lo stesso,compagni e compagne . Perché tutti noi ci abbiamo provato.

Così molti si sono avvicinati alla politica,anche io. Ho militato con passione e sincerità nel prc e poi nel pcl. Ho conosciuto compagni e compagne a dir poco favolosi. Gli anni migliori della mia vita. Certo, dal punto di vista della formazione,poca roba. Ma ho passato nel migliore dei modi la mia gioventù. Io e gli altri eravamo presenti, in quel tempo. E non siamo sconfitti, o perdenti.Non ci hanno piegato alla loro logica. Non sarò mai di destra o un liberal capitalista.
Ma Diaz, inteso come film, come è? Stupendo.

Stupendo perché necessario,fondamentale, perché è il cinema che voglio vedere. Vicari gira un horror sulla nostra società,sulla nostra storia. Ci ricorda che i marescialli rocca, gli agenti che manca solo ti offrano caffè e briosche mentre ti interrogano, sono una bella invenzione televisiva. O meglio: esistono anche loro, esistono uomini di legge democratici e coscienti del loro ruolo,ma una parte di esaltati fascisti, di gente frustrata che non vede l'ora di menare c'è. Lavoro difficilissimo, certo. Pieno di stress,certo. Ma ditemi chi non lo è da oltre venti anni? Da quando viviamo nel paradiso del capitalismo?
E io non sono un garantista dal cuore d'oro. No, non lo sono per nulla,ma riconosco l'orrore disumano di certe azioni vigliacche,ripeto: non stai attaccando dei sanguinari,sadici, assassini. Ma gente che dormiva, inerme.
Non dimentichiamolo,perché poi arrivano i provocatori a sparare minchiate.
Diaz è un film che non perdona, non dimentica e mostra. Attraverso flashback , attraverso la vita di alcune persone che sono rimaste coinvolte. Giustamente non vuol nemmeno fare di ogni erba un fascio. Ci mostra anche la minoranza delle forze dell'ordine che vivono male quanto fatto. Giusto così.Ma non dimentica che i veri offesi e vittime sono i manifestanti.

Impeccabile dal punto di vista tecnico, carico di inaudita tensione, coinvolgente e sconvolgente. Cinema indisciplinato, che ti obbliga a partecipare, a non nasconderti. Perché le violenze inaudite che vediamo,sono verissime. Il ragazzo costretto a fare il cane,la ragazza umiliata -e cosa atroce,quella che gode di più della sua umiliazione è una donna poliziotto- sono cose reali,accadute.
Prima di perderci nei deliri dei debunker e dei complottisti, prima di chiuderci a fare i grandi rivoluzionari su facebook,prima avevamo voglia di credere in mondi diversi possibili. Ognuno con metodi diversi,ma il fine era quello.
Come sempre ci siamo sconfitti da soli,ma non siamo morti. Ricordiamolo e ricordiamocelo
La mia generazione, prima che trovasse rifugio nell'elogio agli anni 80 dei Goonies, è stata battezzata nella violenza e nella morte delle giornate di Genova. Tutti noi rammentiamo benissimo dove eravamo e cosa facevamo quando è morto Carlo Giuliani e quando le forze dell'ordine decisero di trasformarsi in teppisti sadici durante la rappresaglia alla diaz e le torture a Bolzaneto.
Ero in montagna,leggevo il manifesto, con la mia solita lungaggine tra pensiero ed azione ero pronto per fare politica,ma non avevo ancora nessuna tessera di partito. Anzi : Del Partito,che per me , allora, era il Prc.
Lessi la notizia della morte del compagno Carlo e poi della mattanza successiva , contro compagni e compagni inermi, colpevoli solo di esser a portata di mano di un gruppo di fascisti in divisa. Gente repellente, orribile, gente che siccome lo stato mi dà l'autorizzazione di fare male a gente disarmata , si pavoneggia in assurde punizioni e umiliazioni. Più o meno un grande cantautore cantava così: " quante volte le avete colpite?" Decisamente meno,ma voleva dire: non vi basta? Non vi è bastata la carica in piazza, la violenza feroce e brutale nella scuola? No. Ecco,cosa vi passa nelle vostre teste? Vi siete scordati che voi siete difensori dei cittadini? Vi era forse sfuggita dalla vostra testa che non stavate reprimendo dei pericolosi camorristi o mafiosi, gente che scioglie viva altra gente nell'acido, o che eravate fuori di testa perché erano morti due dei vostri. No, quella è stata un'aggressione schifosa,ignobile, e da quel giorno di luglio siete automaticamente fuori dall'umanità.
Avete fabbricato prove false, cercato il pretesto,goduto non come sbirri,ma come uomini e donne , nel fare male a gente che stava dormendo o che era ormai nelle vostre galere.
Io leggevo tutto questo sul giornale, altri molto più in gamba e svegli di me,erano là. Sul treno, mentre tornavo a casa, si discuteva con la gente e tutti erano concordi nel fatto che quell'episodio fosse vergognoso. Lo pensavano anche quelli che non erano dei bolscevichi maledetti, come me.Vi ricordate: " Un altro mondo è possibile!" ? Fa stano, vero? Avevamo grandi ideali. A essere sincero, io ce li ho ancora. Io , seppure con il gravissimo handicap di non avere una tessera di partito, sono rimasto ancora fedele alla mia idea comunista. Non solo come movimentismo,ma come costruzione di società. Sono un pirla o un romantico rottame, e più vado avanti meno sopporto il fallimentare settarismo dei duri e puri da occupazione di cabine telefoniche, visto il numero di militanti,ma sono e rimarrò un comunista. In brianza, per giunta. Merito una medaglia d'oro alla resistenza ! Scherzo.
Non sono mai stato movimentista, non credo affatto nella società civile, nei liberi cittadini, nei cani sciolti, nell'anarchia e nel comunismo libertario,ma che tempi erano quelli. Ti rendi conto, mia cara lettrice e mio amichevole lettore, che avevamo speranze e ideali? Lo so,potranno dire confusi.Ma talmente confusi e infantili che hanno usato la repressione e la mattanza fascista per fermarci. E non ci sono riusciti. Per un po'.
Ci siamo fermati noi: con divisioni,litigi, io sono più rosso di te, compagni basta con la lotta di classe , e altre orribili cazzate.
Ma sapete una cosa? Vi amo lo stesso,compagni e compagne . Perché tutti noi ci abbiamo provato.
Così molti si sono avvicinati alla politica,anche io. Ho militato con passione e sincerità nel prc e poi nel pcl. Ho conosciuto compagni e compagne a dir poco favolosi. Gli anni migliori della mia vita. Certo, dal punto di vista della formazione,poca roba. Ma ho passato nel migliore dei modi la mia gioventù. Io e gli altri eravamo presenti, in quel tempo. E non siamo sconfitti, o perdenti.Non ci hanno piegato alla loro logica. Non sarò mai di destra o un liberal capitalista.
Ma Diaz, inteso come film, come è? Stupendo.
Stupendo perché necessario,fondamentale, perché è il cinema che voglio vedere. Vicari gira un horror sulla nostra società,sulla nostra storia. Ci ricorda che i marescialli rocca, gli agenti che manca solo ti offrano caffè e briosche mentre ti interrogano, sono una bella invenzione televisiva. O meglio: esistono anche loro, esistono uomini di legge democratici e coscienti del loro ruolo,ma una parte di esaltati fascisti, di gente frustrata che non vede l'ora di menare c'è. Lavoro difficilissimo, certo. Pieno di stress,certo. Ma ditemi chi non lo è da oltre venti anni? Da quando viviamo nel paradiso del capitalismo?
E io non sono un garantista dal cuore d'oro. No, non lo sono per nulla,ma riconosco l'orrore disumano di certe azioni vigliacche,ripeto: non stai attaccando dei sanguinari,sadici, assassini. Ma gente che dormiva, inerme.
Non dimentichiamolo,perché poi arrivano i provocatori a sparare minchiate.
Diaz è un film che non perdona, non dimentica e mostra. Attraverso flashback , attraverso la vita di alcune persone che sono rimaste coinvolte. Giustamente non vuol nemmeno fare di ogni erba un fascio. Ci mostra anche la minoranza delle forze dell'ordine che vivono male quanto fatto. Giusto così.Ma non dimentica che i veri offesi e vittime sono i manifestanti.
Impeccabile dal punto di vista tecnico, carico di inaudita tensione, coinvolgente e sconvolgente. Cinema indisciplinato, che ti obbliga a partecipare, a non nasconderti. Perché le violenze inaudite che vediamo,sono verissime. Il ragazzo costretto a fare il cane,la ragazza umiliata -e cosa atroce,quella che gode di più della sua umiliazione è una donna poliziotto- sono cose reali,accadute.
Prima di perderci nei deliri dei debunker e dei complottisti, prima di chiuderci a fare i grandi rivoluzionari su facebook,prima avevamo voglia di credere in mondi diversi possibili. Ognuno con metodi diversi,ma il fine era quello.
Come sempre ci siamo sconfitti da soli,ma non siamo morti. Ricordiamolo e ricordiamocelo
giovedì 3 novembre 2011
MR KLEIN di JOSEPH LOSEY
Nella Parigi occupata dai tedeschi e del governo collaborazionista di vichy, un giovane della buona borghesia parigina :Robert Klein,scopre di avere un "sosia" che ha lo stesso nome e che conduce una vita misteriosa. L'uomo incomincia una lunga ricerca per scoprire chi è l'altro che si chiama come lui,fino a un esito tragico
Un film assai particolare questo di Joseph Losey,sottilmente crudele in bilico tra racconto di impianto realista e trhiller psicologico,sulla perdita di identità e il rischio di possederne una- essere identificati come ebrei,ad esempio.
Alain Delon offre una buona interpretazione ed è capace di portare lo spettatore verso questo lungo,lento,viaggio verso la morte. Da segnalare la sceneggiatura di Franco Solinas uno dei nostri migliori e più impegnati sceneggiatori,uno di quelli che fregandosene della gente -presentissima sopratutto fra i cinefili fanzinari odierni- che reputa il cinema solo sballo o intrattenimento,ha scritto pagine memorabili della nostra cinematografia
Un film assai particolare questo di Joseph Losey,sottilmente crudele in bilico tra racconto di impianto realista e trhiller psicologico,sulla perdita di identità e il rischio di possederne una- essere identificati come ebrei,ad esempio.
Alain Delon offre una buona interpretazione ed è capace di portare lo spettatore verso questo lungo,lento,viaggio verso la morte. Da segnalare la sceneggiatura di Franco Solinas uno dei nostri migliori e più impegnati sceneggiatori,uno di quelli che fregandosene della gente -presentissima sopratutto fra i cinefili fanzinari odierni- che reputa il cinema solo sballo o intrattenimento,ha scritto pagine memorabili della nostra cinematografia
domenica 14 agosto 2011
Un tempo,i bellissimi tempi andati,si poteva persino fare una miniserie in due parti sulla vita di Lenin,in particolare sul suo lungo,travagliato,tormentato,viaggio dalla Svizzera alla Madre Russia.Non solo era possibile farlo,ma si poteva persino trasmettere una miniserie che non revisionava la storia alla cazzo descrivendo come sempre i comunisti delle bestiacce.Anzi,mostrando la loro sagacia,umanità,ragione. 1917 i tedeschi impegnati su più fronti decidono di far rimpatriare il noto rivoluzionario russo Lenin affinchè si possa così disimpegnare il fronte orientale.Operazione gestita da un losco ambiguo personaggio ebreo e milionario Parvus,che chiaramente vorrebbe passare alla storia come grande stratega.Lenin conscio del fatto che la sua adesione potrebbe essergli fatale dal punto di vista dell'immagine politica sfrutta al meglio la situazione ribaltandola totalmente a suo favore.Durante il viaggio conosceremo altri personaggi principali della storica formazione bolscevica della rivoluzione di ottobre:zinoviev,radek,ines ex amante e preziosa collaboratrice,nadjia la fedele e devota moglie. Il film analizza le ragioni politiche,le strategie e anche l'umanità di questi grandi protagonisti della storia,superati solo da un leggendario georgiano e dai suoi mitici collaboratori
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martedì 28 aprile 2009
LA VILLEGGIATURA di MARCO LETO
Ottimo film di Marco Leto,interpretato da Adalberto Maria Merli, Adolfo Celi,Biagio Pelligra,John Steiner,Milena Vukotic.
La storia è quella del professor Rossini,un democratico di fede liberale /giolittiana, che finisce al confino su un'isola nelle vicinanze della Sicilia, in confino.
Qui incontra il commissario Rizzuto,responsabile per il regime della sicurezza e del controllo dei confinati,il fascista è stato allievo del padre di Rossini ,e quindi per il professore ha un occhio di riguardo.
Tanto che gli trova una villa dove abitare con la moglie e la figlia.
L'uccisione di un giovane comunista ,che rossini conosceva bene, lo porta a una completa e totale presa di posizione anti fascista.
Uno dei migliori e completi film sul fascismo e sul confine.Pena che toccava a chi si ribellava anche con un solo pensiero ,all'ideologia fascista.
Mostra chiaramente la diversità di trattamento per i confinati:liberali e popolari con maggiori libertà-seppure sempre in confino sono- mentre per comunisti e anarchici massimo rigore.
Il film analizza benissimo la complessa struttura e le personalità dei personaggi.Offrendo uno spaccato credibile e istruttivo su un periodo della nostra storia.
La storia è quella del professor Rossini,un democratico di fede liberale /giolittiana, che finisce al confino su un'isola nelle vicinanze della Sicilia, in confino.
Qui incontra il commissario Rizzuto,responsabile per il regime della sicurezza e del controllo dei confinati,il fascista è stato allievo del padre di Rossini ,e quindi per il professore ha un occhio di riguardo.
Tanto che gli trova una villa dove abitare con la moglie e la figlia.
L'uccisione di un giovane comunista ,che rossini conosceva bene, lo porta a una completa e totale presa di posizione anti fascista.
Uno dei migliori e completi film sul fascismo e sul confine.Pena che toccava a chi si ribellava anche con un solo pensiero ,all'ideologia fascista.
Mostra chiaramente la diversità di trattamento per i confinati:liberali e popolari con maggiori libertà-seppure sempre in confino sono- mentre per comunisti e anarchici massimo rigore.
Il film analizza benissimo la complessa struttura e le personalità dei personaggi.Offrendo uno spaccato credibile e istruttivo su un periodo della nostra storia.
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lunedì 27 aprile 2009
Fatto Di Sangue Fra Due Uomini Per Causa Di Una Vedova, Si Sospettano Moventi Politici di Lina Wertmuller
Una donna perde marito e figlio che aspettava per colpa di una vendetta ad opera di un sordido individuo al soldo del signorotto locale.
Lei si rinchiude in un ostile rabbia contro tutto e tutti,mentre in Italia nasce e prospera il fascismo.
Ad aiutarla giungono due uomini diversissimi tra loro:un avvocato di incrollabile fede socialista e un gangster,lontano parente del defunto.
Entrabi si innamorano della vedova e avranno rapporti con lei,tanto che quando ella scoprirà di essere incinta non saprà dire con certezza chi sia il padre.
Nel frattempo il fascismo prende in mano il potere in Italia,e l'assassino del marito della protagonista,diventa un gerarchetto odiosisssimo.
Il ganster e l'avvocato socialista faranno di tutto per ammazzarlo.
Un altro bellissimo film della Wertmuller,che coniugando come sempre melodramma e grottesco ci parla del sud,dei problemi che hanno colpito per tantissimo tempo i contadini e i poveri costretti a subire pesanti umiliazioni da ricchi,mafiosi,fascisti.
Un film importante e da vedere,anche grazie al cast:Mastroianni,Loren,Giannini
Lei si rinchiude in un ostile rabbia contro tutto e tutti,mentre in Italia nasce e prospera il fascismo.
Ad aiutarla giungono due uomini diversissimi tra loro:un avvocato di incrollabile fede socialista e un gangster,lontano parente del defunto.
Entrabi si innamorano della vedova e avranno rapporti con lei,tanto che quando ella scoprirà di essere incinta non saprà dire con certezza chi sia il padre.
Nel frattempo il fascismo prende in mano il potere in Italia,e l'assassino del marito della protagonista,diventa un gerarchetto odiosisssimo.
Il ganster e l'avvocato socialista faranno di tutto per ammazzarlo.
Un altro bellissimo film della Wertmuller,che coniugando come sempre melodramma e grottesco ci parla del sud,dei problemi che hanno colpito per tantissimo tempo i contadini e i poveri costretti a subire pesanti umiliazioni da ricchi,mafiosi,fascisti.
Un film importante e da vedere,anche grazie al cast:Mastroianni,Loren,Giannini
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PASQUALINO SETTEBELLEZZE di LINA WERTMULLER
C'era un periodo , un tempo, in cui al cinema si vedevano storie straordinarie. Si,proprio così:straordinarie!E sapete perchè?C'era la voglia di sperimentare linguaggi nuovi, di intrattenere il pubblico in modo intelligente:mischiando tragedia e umorismo.
Uno dei massimi capolavori di questo genere è sicuramente questa pellicola di Lina Wertmuller.
La quale si fa notare subito nel mondo della cinematografia italiana perchè sa gestire con uno stile assai personale, il grottesco e il melodramma. La tragedia esplode feroce nei suoi film,trascinando i suoi personaggi. Come il grottesco costruisce i personaggi e le situazioni.
La pellicola in questione si è fatta apprezzare sopratutto in America,dove ancora oggi è materia di culto tra appassionati. In particolare per l'ottima colonna sonora di Enzo Jannacci.
Pasqualino è un guappo di mezza tacca, il quale per tutta una serie di casi e casini della vita si trova a partire per la guerra. Preso insieme a un suo amico lombardo,finisce in un lager.
Qui a comandare è una ferocissima e fredda donna teutonica,simbolo della morte e della mancanza di sentimenti, forse repressi, Pasqualino cercherà di sedurla per ottenere dei privilegi.
Questa cosa però gli costerà cara,anche se tornerà a casa sconvolto,diverso,ma più cosciente che non si può tirare a campare nel menefreghismo.
Lina Wertmuller,dirige una grande storia che parla di singoli e di Storia. Mescolando generi diversi ,ci dona una delle pellicola migliori sul dramma del fascismo e del nazismo. Senza retorica,senza moralismi,ma con la forza dell'arte e dell'ironia e dell'antifascismo.
Bellissima la colonna sonora di Jannacci,anche essa scanzonata e drammatica.
Un capolavoro,dove funziona pressochè tutto:storia,regia,recitazione-indimenticabile Giancarlo Giannini-fotografia.
Uno dei massimi capolavori di questo genere è sicuramente questa pellicola di Lina Wertmuller.
La quale si fa notare subito nel mondo della cinematografia italiana perchè sa gestire con uno stile assai personale, il grottesco e il melodramma. La tragedia esplode feroce nei suoi film,trascinando i suoi personaggi. Come il grottesco costruisce i personaggi e le situazioni.
La pellicola in questione si è fatta apprezzare sopratutto in America,dove ancora oggi è materia di culto tra appassionati. In particolare per l'ottima colonna sonora di Enzo Jannacci.
Pasqualino è un guappo di mezza tacca, il quale per tutta una serie di casi e casini della vita si trova a partire per la guerra. Preso insieme a un suo amico lombardo,finisce in un lager.
Qui a comandare è una ferocissima e fredda donna teutonica,simbolo della morte e della mancanza di sentimenti, forse repressi, Pasqualino cercherà di sedurla per ottenere dei privilegi.
Questa cosa però gli costerà cara,anche se tornerà a casa sconvolto,diverso,ma più cosciente che non si può tirare a campare nel menefreghismo.
Lina Wertmuller,dirige una grande storia che parla di singoli e di Storia. Mescolando generi diversi ,ci dona una delle pellicola migliori sul dramma del fascismo e del nazismo. Senza retorica,senza moralismi,ma con la forza dell'arte e dell'ironia e dell'antifascismo.
Bellissima la colonna sonora di Jannacci,anche essa scanzonata e drammatica.
Un capolavoro,dove funziona pressochè tutto:storia,regia,recitazione-indimenticabile Giancarlo Giannini-fotografia.
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