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domenica 12 giugno 2016

1992

Ci sono date che entrano nella storia, anni che fanno la Storia. 1848, 1917, 1959, 1968, e infine 1992.  Non so da cosa dipenda, probabilmente rappresentano la classica goccia che fa crollare un vaso, ma in quel periodo succedono dei cambiamenti, più o meno radicali, che travolgono tutti .Perchè la Storia è fatta dalle tante piccolissime storie di uomini quasi invisibili, chi la vive, chi sopravvive ad essa, chi viene sfiorato, ma nessuno ne esce incolume. Da quel momento non sarà più possibile. A volte trionfano le rivoluzioni, e pur portando con esse tragedie immani, è giusto e meglio che sia così.  Il fine giustifica i mezzi, questa cosa non piace per nulla a mia moglie e quindi è sicuramente una cosa brutta, ma io reputo che non si possa cambiare radicalmente un sistema senza farlo crollare, e poi ricostruirlo. Qualcuno sotto le macerie ci rimane. Si spera solo che non  sia troppo o del tutto innocente, ancor di più speriamo di non esser noi o i nostri amici.  Piccole miserie umane. Opportunismi e cinismi a cazzo, vero? Si. C'è anche questa parte.
Però chi se lo dimentica quel 1992? Nessuno. Cosa è stato? Un colpo di stato della magistratura brillantemente superato grazie a un popolo di cazzari che si è affidato a un pessimo guitto e alla sua banda? Un momento totale e assoluto di sanissima voglia di pulizia, etica e morale, che si è scontrato con un popolo di cazzari che si è affidato a un pessimo guitto e alla sua banda? Può la legalità e onestà imposta con la legge e senza che diventi un fenomeno culturale radicato, cambiare un popolo di cazzari che si è affidato a un pessimo guitto e alla sua banda?
Come sempre è difficile dare una risposta chiara e limpida, perché questi eventi cosi grossi e importanti si portano appresso molte contraddizioni, ci sono errori, forzature eppure esiste anche qualcosa di assolutamente buono, di eticamente condivisibile.  Noi per semplificare, cosa d'obbligo nel tempo dei social dove con 4 parole si parla di cose che meriterebbero decenni e decenni di studi approfonditi, dividiamo la storia in vincitori e vinti, eroi e criminali. Va benissimo, ma non è giusto come metodo.
Ricordo la sbornia che ci prese in quell'anno, sembrava che ci dovessimo liberare di una repubblica fatiscente, sostenuta con la repressione delle classi subalterne, collusa con le stragi - dette appunto di stato- gli accordi con la mafia, tante cose orribili. Ci affidammo dunque a Di Pietro e in quel momento facemmo benissimo, assolutamente meno bene sostenerlo come politico,ma è un pensiero personale. Solo che un popolo di cazzari il quale si è affidato a un pessimo guitto e alla sua banda, non pensa alla Rivoluzione. Si accontenta dell'indignazione,  della caciara, di una rivolta ruspante che nasce e muore con il lancio delle monetine. Quelli che urlavano vergogna  a Craxi, più avanti avrebbero scelto Lega e Forza Italia. Tramortiti da quella catastrofe culturale, sociale, politica, morale, che è il berlusconismo
Gli italiani furono contenti di diventare dei clienti e di comprare una serie di prodotti e merce, sotto forma di "programma politico", chiamato senza un pur minimo senso del ridicolo e della misura: miracolo italiano
Sono onesto: in quel periodo ero con Di Pietro e la Lega contro la corruzione della Dc e Psi, poi ho avuto un sussulto di intelligenza e ho compreso che razza di partito fosse quello dei Bossi e affini.
Rimane quel sogno irrealizzabile di un paese diverso, del trionfo della questione morale, di un'alternativa democratica.
Rimane anche la bellissima storiella del complotto americano, inglese, che si affidano al pds e agli ex comunisti per affidargli il paese e toh....non si occupano di Berlusconi, quando nel psi c'erano
uomini in contatto con la cia. Fatela una serie su quelli che credono al Britannia.

Stefano Accorsi ha la brillante idea di trasportare questo periodo così turbolento in una serie televisiva. Il risultato è avvincente e ben riuscito. Non mi interessano le polemiche sterili sulla voce della Falco o quelli che a prescindere "Accorsi fa cagare". Questo è il livello sprezzante di chi con la battuta acida e il commento tagliente pensa di aver un'idea delle cose. A noi non riguarda, non ora.
L'idea di base di mischiare realtà e personaggi romanzati è una via di mezzo efficace perché ci rammenta che in tv e al cinema non si fanno cose "reali", ma si porta la rappresentazione del reale. Soggetta alle idee e alle motivazioni di chi mette in scena il prodotto. Sarebbe interessante anche chiedersi se la Realtà è un fatto oggettivo, che esiste nella vita vera oppure ognuno è soggetto a una visione individuale e massificata allo stesso tempo, frutto delle leggi, della cultura, delle contraddizioni e dinamiche di un dato paese o settore del mondo.
In ogni caso la serie conquista per via dei personaggi. Tutti ben rappresentati dall'ottimo cast. Poliziotti, giudici, politici, legaioli, donne di dubbia moralità, figlie di - in tutti i casi che vi piaccia intendere-tutti travolti dai loro desideri, debolezze, da chi non comprende il cambiamento in atto e da chi come Leonardo Notte, lo mette in pratica quel cambiamento. Tutti vivono in un momento post ideologico, di grande confusione e smarrimento, di rabbia senza organizzazione, mostrando la ferocia di un popolo di cazzari che si è affidato a un pessimo guitto e alla sua banda. Dove riesce bene, dunque, è nella rappresentazione feroce e commossa di questa varia umanità. Dove sicuramente possiamo veder una divisione tra buoni e cattivi, ma è sottile. Sofferta.  La ragazza che vuol fare carriera in tv, come simbolo di un paese che non punta sul talento ma sull'esserci - sempre e comunque- che vive nel sogno come unico senso di vita. Un sogno piccolo, di benessere effimero, che non è quello collettivo degli anni 60/70. O il legaiolo Pietro Bosco: uomo di poca cultura, rozzo, eppure in grado di provare sentimenti forti come l'amore e l'amicizia, ma di non saperli gestir bene.
Sono tanti i personaggi principali o secondari da rammentare a futura memoria, ma proprio andando contro il senso individualista, che ha trionfato in modo esasperato dopo quell'anno, non vorrei tanto soffermarmi sui singoli, quanto sulla scrittura collettiva, che degna ogni personaggio, anche secondario, di una grande dignità. E immensa tragedia.  Si evitano gli eroismi, si evita la polemica sterile.
Certo che illusi eravamo! Non successe per caso la vittoria del pessimo guitto e della sua banda: c'erano stati gli anni 80. E se il crollo, purtroppo non sarà mai rimpianto abbastanza. del blocco socialista e degli sgangherati sogni ribelli occidentali, ha avuto un ruolo rilevante nel secolo passato, è proprio questo: aver aperto le porte all'edonismo massificato, superficiale,  dei sogni e desideri della piccola e feroce borghesia e dei capitalisti ebbri del loro potere economico e quindi politico.
1992 ci ricorda l'importanza dei rapporti di forza, e di come abbiamo scelto noi, il destino della nazione
"continuiamo così, facciamoci del male"

sabato 16 gennaio 2016

La Grande Scommessa di Adam Kay

Ci sono alcune cose che non capirò mai, ma mi interessano e cerco di ascoltare gli esperti del settore, quando per caso ne sento uno.
Uno di questi argomenti è senza ombra di dubbio : l'economia. Mi piace questo senso di impunibilità, di divinizzazione, di terrore e goduria fisica, quando abbiamo a che fare con essa.
Tu parli di problemi che toccano famiglie, persone, nazioni? Ti risponderanno, con alzata di spalle, e con un tono paternalistico: "Decide l'economia"E per economia si intende: capitalismo a manetta.

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Dietro le luci, le libertà di parole ed espressione, l'eccitazione di comprare oggetti, la precarietà dei sentimenti e del lavoro, cosa nasconde il nostro Paradiso in terra? Cosa difende la nostra democrazia liberale? L'assalto alla carovana da parte di banditi ben vestiti e professionisti del far i soldi per i soldi.
Uomini che vivono solo nel loro lavoro, a parte il personaggio di Carrel e quello di Bale, che hanno un minimo aggancio con il "privato", gli altri vivono di numeri, operazioni scellerate, avidità assoluta.
Un mondo senza morale, etica, ma non solo, anche senza un vero e proprio piacere di vivere. Perché il tutto mi par si consumi nell'atto di poter speculare sulla disgrazia che colpirà milioni di americani, spesso gente di classi meno abbienti, illuse da certe proposte, da miraggi di una ricchezza, agiatezza, che pagheranno caro. Carissimo.
Il tutto giustificato, compreso, con la scusa del capitalismo.

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Per cui il film si mostra fondamentale perché da una parte parla a chi comunque qualcosa di economia sa, e lo fa con precisione assoluta. Ci si perde, da ignoranti del sistema, di fronte a così tante parole. Per fortuna,  e questa è una brillante trovata del regista, il tutto ci viene spiegato da popstar, cuochi, e così via.  Dall'altra parte, per chi non capisce nulla di codeste cose, ti mostra in modo chiaro che razza di mondo viviamo. Crollate ogni tipo di ideologia capace di frenare o metter in seria discussione il capitale, ogni forma di umanità rischia l'estinzione. Non ci sono uomini, tranne il grande Carrel, ma esseri divorati dalla voglia di far soldi e fregare gli altri. Il tutto però ci viene narrato mischiando l'epica essenziale di certo film di denuncia tipicamente americano, con la commedia, il "metacinema", rendendo la pellicola assai interessante, portando lo spettatore a sforzarsi di comprendere quanto avvenuto nel 2008. Le radici e ragioni di una crisi economica forse ancora non del tutto superata.
Il cast è fenomenale: Ryan Gosling, Christian Bale, Steve Carrel,  Brad Pitt.  Cavalieri dell'apocalisse loro malgrado o per scelta. Uomini che hanno dimenticato ogni morale, tristi fantasmi di successo di questo tempo e di questo capitalismo.

lunedì 17 novembre 2014

TUTTA LA VITA DAVANTI di PAOLO VIRZI'

La precarietà sul lavoro ha generato , come unico risultato, la precarietà negli affetti, negli obiettivi personali, nelle relazioni, nella vita quotidiana e nei progetti futuri.
Nonostante spesso sul luogo di lavoro si cerchi di creare ambienti dinamici, moderni, allegri,di forte cameratismo,che però celano una gerarchia feroce con in cima le peggio teste di cazzo.
Si, dei miei dieci anni di precarietà rammento colleghi idioti illusi di chissà quale premio di consolazione da parte del padronato e padroni, o meglio datori di lavoro, ( ma quale lavoro per cortesia? Quello che mi date 100 euro dopo tre mesi?), tanto amiconi e diamoci del tu, quanto farabutti  sotto ogni punto di vista.
Se il lavoro fisso annoia,ecco: viva la noia. La noia di avere uno stipendio,comprare casa, sposarsi e metter su famiglia.  Tutto questo seppure in forma di commedia è ben evidente in codesta pellicola .



Sai che ai tempi, visto che io ho debuttato proprio ai tempi bellissimi e pionieristici del Pacchetto Treu,mica ti capivano se dicevi : sono precario.  I più anziani ti invitavano a lavorare in fabbrica, ( che poi sono quelle chiuse dopo pochi anni,alla faccia del lavoro sicuro), i colleghi con il lavoro fisso ti consideravano un simpatico intruso e non è che poi assumono loro e io? I sindacati si arrampicavano, con buona fede, sui vetri. C'era stato un prima, dove le cose erano chiare: da questa parte " noi" gli eroi della classe proletaria. Lavoratori , uniti perché sotto padrone e sotto la dittatura del capitale e dall'altra la ciurma dei padroni e dei suoi collaborazionisti- i sottoproletari e i piccolo borghesi. Tutto chiaro,semplice,ordinato
Poi è arrivata la mia generazione: tanto abile nel dirti i nomi dei personaggi e protagonisti dei Goonies,quanto idiota in fatto di diritti lavorativi. Ognuno perso nella sua illusione di vincere il portachiavi come impiegato del mese, o il famoso viaggio a miami con i capi, ognuno certo di non andare da nessuna parte.



Vedere Wolf of Wall Street e codesta pellicola di Virzì una dopo l'altra mi ha fatto riflettere come il capitalismo turbo,senza regole, basato sulla percezione del guadagno e di una ricchezza senza responsabilità sociale,anche solo di facciata, unita alla deriva individualista e di corsa all'arricchimento alla cazzo di cane da parte delle classi subalterne abbia generato una folle allegria immotivata che nasconde in sostanza la più feroce e tragica delle tristezze. L'uomo che in tempi di fortissima crisi del lavoro diventa sempre più simbiotico con il suo lavoro, ( incerto nel caso della pellicola italiana, pressoché illegale in quella americana),ma non c'è reale indignazione per queste cose.  Anzi: si la gente si arrabbia,si incazza,ma accetta.
E così si ritrova  a vivere malissimo la sua condizione,ma per carità non dirmi di impegnarmi in prima persona .


Io ai tempi ho partecipato a un grande sciopero all'interno di un noto centro commerciale e ho fatto in modo che alcuni precari non si prestassero a lavorare al posto degli scioperanti.
Un momento è stato: poi le tenebre,.come sempre

Parliamo del film! Marta è una giovane che si è appena laureata con lode in filosofia,ma come tantissime non riesce a trovare un lavoro decente. Marta è una ragazza normale,come tante. Ha una madre malata terminale,un ragazzo che è andato a far carriera in america,vorrebbe aver l'occasione di lavorare nel settore in cui ha lavorato,ma nei nostri tempi di prendi i soldi e scappa ,di guadagno immediato e fotti tutti,cosa vuoi che conti la lentezza e profondità del pensiero? La bellezza negli occhi e nell'anima,il sapere, cosa vuoi che conti l'uomo? A parte i vestiti che indossa e il denaro che fa. La cultura che fattura , che fa utili, che fa guadagnare,semplifichiamo tutto: massa di coglioni!
Bè,lei trova casa presso una ragazza un po' svampita e in cerca di stabilità affettiva e lavorativa: Sonia Si affeziona alla sua bambina,crede di innamorarsi di un combattivo ma solitario sindacalista , e si perde nel favoloso mondo del call center. Deve riuscire a piazzare un inutile robottino a casalinghe e pensionate.
All'inizio il lavoro le piace,ma piano piano scopre l'orrore di vite vuote, della feroce competizione individualista e rancorosa di colleghe e colleghi,di vivere una vita che non è tale e nemmeno l'illusione di essa,ma che si basa su enormi cazzate e cameratismi idioti.
Scopre il capitale e la sua essenza.


Voglio dire una cosa: io ho sbagliato e chiedo venia. Si, ho sbagliato perchè accecato dall'idealismo pezzente dei settaristi,di quelli che sono puri e duri e moooooolto fuori dai meccanismi della vita. Così ho criticato questo film con pretesti idioti e campati in aria.
Certo,compagni! Questa è autocritica pubblica, una funzione doverosa per tutti i compagni.
 Facevo paragoni con Petri e Volontè, senza capire che sono altro e oltre rispetto a Virzì, certo,ma che il regista livornese è l'unico in Italia ora come ora a fare bellissime commedie sociali. Dietro a una battuta, a un sorriso,a una risata,c'è sempre la tragedia,l'accusa,l'amarezza. E poi, cosa assolutamente non da poco, c'è l'umanità. Ci ricorda che noi non siamo il nostro lavoro, l'astrattezza di un'idea senza concretezza nel reale,ci ricorda che possiamo anche chiedere scusa alla pensionata derubata, ( e il pianto di Marta è uno straordinario ritrovare la propria condizione umana),certo voi vi nascondete dietro al cinismo,al pessimismo di comodo,al plauso del cattivo che vince, non costa nulla.
Ti dice: il mondo fa schifo accettalo. Non solo non combattendo per le strade,ma accettalo nel tuo intimo,annullando la voglia di amare,comprendere,conoscere gli altri. Tenetevi la merda, tenetevela tutta. Io non smetterò mai di amare e aver fiducia nel genere umano. Perché siamo meglio di quello che molti furbi vogliono farci credere
La bontà nel confronto degli altri oggi viene vista come : 1) cretineria, 2) ipocrisia, comprendi che ti stanno coglionando o no?La bontà è la massima rappresentazione dell'essere vivente,di noi uomini
Per questo il finale di codesta pellicola è stupendo. Ci dice: puoi fare anche tu come Marta, puoi smettere di dire : ma che me frega e dire: si mi interessa e come.
Inoltre la pellicola ha dei personaggi davvero scritti benissimo, cosa che non avevo colto la prima volta, gente disperata e senza equilibrio. Che sbaglia tantissimo,che cerca rifugio da qualche parte,che non conosce l'idea di amare,ma ama e lavora.



Bravissima Isabella Ragonese e il resto del cast da Elio Germano,ormai dopo Leopardi lo sto rivalutando, Micaela Ramazzotti, ( ottima anche come voce in Her), Sabrina Ferilli e Massimo Ghini, per finire con Mastrandrea, sempre in parte.
La commedia italiana deve fare questo: dietro il sorriso mai nascondere l'orrore. E qui si avverte benissimo.

ps: io avevo la tessera Nidl. Io sto con il sindacato,sempre.

domenica 29 giugno 2014

IL CAPITALE UMANO di PAOLO VIRZI'

Spesso ci lamentiamo della mancanza di film capaci di saper rappresentare il nostro Paese. In particolare nei suoi aspetti meno gradevoli, come era usi fare ai tempi d'oro della commedia dei Monicelli o nei film impegnati e militanti dei Petri o Lizzani.
Fra le tante polemiche idiote , codesta era quella con maggior grado di veridicità.  Si è scelto quasi sempre uno sguardo leggero, indulgente, nel narrare le nostre storie. Questo sopratutto in ambito di cinema non legato alla nicchia, alla invisibilità preventiva, a quelli che ancora si ostinano a fare film per gli indisciplinati.
Per questo sono assai felice di aver notato l'arrivo di tre pellicole , ( e anche di un certo successo), le quali a modo loro sono tre grandiose rappresentazione della deriva nazionale . Non tanto in  termini di dinamiche apertamente politiche, ( in nessuna di codeste opere si parla di alternativa, se non quelle fragili del personale,ma anche qui con vaste lacune o assenze), quanto come disgregazione umana, frammentazione del sentir il proprio essere e comprendere il valore dell'altro. Rappresentazioni di  feticci,  rituali, decomposizioni della dignità umana, dell'essere umano. Travolti dall'apparire, dall'esserci, ma per cosa ?
Questi tre capolavori sono : La Grande Bellezza, Reality, Il Capitale Umano.


 


Una parte sonnolenta, bigotta, dedita all'accumulo su accumulo di danaro, di gente che  a 80 anni è in "fabrichètta" perché ul me bagai l'è un pirla, ( il mio ragazzo,inteso come figlio, è un pirla), di vecchie lampadate e ingioiellate fino al buco del culo, di beneficenza che così il prete è contento,di mattine in prima fila a messa, con la panca personale , in prima fila a far mostra dei danè . Gente che poi alla prima crisi e rinnovo del capitale vede i sorci verdi, e non parlo dei legaioli, ma di persone che vanno in panico perché il piccolo nel capitale conta fino a un certo punto.
Questa è la Brianza. Bella terra anche , non mancano spazi verdi, cose da vedere e cibi da mangiare, non manca nemmeno la buona gente con il cuore in mano,ma quella che peso ha nella società? Una società schiettamente capitalista? Poca.

Questo non è il film ,questo è il mio pensiero da brianzolo doc che si è un po' rotto dei rituali e dei personaggi della sua terra. Per questo, al pari del film ,degno di ogni tipo di sconclusionato attacco. Ma la mia morale immacolata, come sempre, sa difendermi dalla deriva materialista per pirla di cui si alimenta la mia gente.
Bigotti, incapaci di esprimere sentimenti, ( si sono inventati la meravigliosa balla che non lo mostriamo,ma li proviamo i sentimenti. Sarebbe come dire: trombo tantissimo,ma mi astengo dal fare sesso),conta il danaro e avere in qualche modo dio dalla propria parte, le vecchie generazione di paolotti, ora penso che anche il discorso religioso sia venuto un po' meno. A parte la rappresentazione più superficiale,ma d'altronde noi siamo così: superficiali.
Il signorotto locale che ha i soldi da venerare, ma ora contano anche poco,a parte quelli intelligenti che sanno seguir il corso del capitale e stare al passo con i tempi.



Esagerazioni le mie? Forse. Sono il punto di vista di uno che per 37, quasi 38 anni ha vissuto in questo ambiente di sconosciuti anche se la carta di identità dice che siamo parenti, in qualche modo. Arrivi a un certo punto che pur amando la tua terra , senti un bisogno fisiologico di abbandonarla, di andar via,anche se hai la tua attività da portare avanti
Oggi si rimane, ma non è un rimanere definitivo.
Vedendo il film non puoi che convincerti della giustezza dei tuoi pensieri.

Il Capitale Umano, ha dato fastidio perché i critici alla cazzo di cane,pieni di idiozia capital-legaiola,si sono visti sullo schermo per quel che sono.
E non tanto il proletariato triste e inerme o la mia ridicola piccola borghesia riverente , no. Noi non contiamo un cazzo e se Virzi avesse fatto il film dedicandolo al personaggio del cameriere morto, non sarebbe successo nulla.
Invece si è parlato dei sciuri, della gente di rispetto, ( ogni parte d'italia ha sta metastasi degli uomini da rispettare e più o  meno d'onore. O d'orrore, fate voi),  di quelli con la grana.
E aver la grana da noi conta moltissimo. Nulla ci fa più paura di una miseria , spesso anche immaginaria e allora più temibile. Perché non compresa in un contesto reale,ma impalpabile,pronta ad attaccarci
Noi brianzoli non vogliamo diventare dei "morti di fame", quella è la peste. Vuol dire che non sei capace di lavorare, non sei in grado di stare in società, hai perso il treno di fare i soldi. Mi sa che sei un poco terrone.
Fare soldi per i soldi, nemmeno esiste quella cosa anche positiva, se vi garba, delle origini: cioè lavorare tanto per garantire un avvenire decente alla famiglia,mandare il figlio a studiare, cose decisamente più importanti. Anche i piccoli rituali piano piano scompaiono.
E rimane questo vuoto crudele da narrare.



Narrato in modo efficace  in questo splendido film. Ottimo perché mostra come Virzì sia un grandissimo regista , capace di cambiare registro e stile per adattarsi a una storia dal sapore amaro e anche universale, ( non per niente è tratto da un libro americano), aiutato in questa sua operazione da un cast memorabile.
Bravissimi e magnifiche tutti e tutte, nel rappresentare sullo schermo personaggi poco piacevoli, codardi, egoisti, incapaci di comunicare e considerare gli altri,anche e sopratutto se sono famigliari.

Lo scontro tra due modi di vivere il capitalismo ai tempi della crisi: quello perdente di chi vuol stare nel giro dei vincenti, rampanti, di chi fa i soldi con spregiudicati giochi di borsa, di amicizie influenti, di affari sul limite del legale. Bentivoglio è bravissimo nel portare sullo schermo questo perdente sgradevole, incapace di stare a galla nel mondo attuale.. Questo personaggio è stato al centro di tante critiche, perché giudicato una macchietta. Datemi retta: esistono! Ce ne sono di persone così. In Brianza, in modo particolare.



La moglie, una brava Valeria Golino, è una psicologa che lavora in una struttura pubblica. Presa dal suo ruolo di salvatrice di giovani disadattati, persa nella sua "bontà",ella ignora del tutto il dramma del marito e della sua figliastra, totalmente concentrata sulla sua gravidanza.
La figlia Serena è il biglietto da visita per entrare nella famiglia della gente che conta. Dei vincenti, invidiati, arrivati.
La ragazza , però, non si sente del tutto parte di quel mondo e così si innamora di un giovane paziente della madre: Luca. Giovane disadattato, rappresenta quelle fasce di persone che sono un po' la vergogna delle nostre zone. Ragazzo che vive una condizione di sudditanza nei confronti di uno zio delinquente , persona debole, non per scelta sua, ma perché la giovane età e la mancanza di un vero educatore lo rende smarrito di fronte alla vita e alle difficoltà
Un po' come Serena, la loro storia potrebbe essere la parte romantica della pellicola. Quella parte di dolcezza di cui si sente, avverte , prepotentemente il bisogno.
Non sarà così, perché arriveranno ad anteporre una loro infatuazione nei confronti di un atto morale e civile fondamentale, importante.



La famiglia composta da Fabrizio Giffuni e Valeria Bruni- Tedeschi , è quanto di peggio si possa vedere sullo schermo. Ricchi sfondati senza altro che l'accumulo del capitale. Lui è un individuo spregevole, il nuovo arrampicatore sociale, oramai arrivato,  che sfrutta il capitalismo finanziario per far soldi, feroce, ipocrita, amorale. Un uomo che non mostra mai un attimo di attenzione nei confronti della moglie e del figlio. Un uomo solo con il suo potere, presunto, e lo spettro del fallimento. La moglie è un'oca giuliva , nevrotica, che non sa nemmeno lei cosa vuole. Incapace di stare al mondo, ha momenti di tenerezza, di umanità, ricerca anche il contatto con figlio e marito,ma invano.
Eppure sono visti come i vincenti da imitare e idolatrare. Invidiare, questo è ammesso.

Un film feroce e crudele, cattivo,ma senza quella aria da pellicola alternativa- cool per i fighetti che si vantano del loro presunto cinismo da quattro soldi.
Qui senti tutto il peso di un'epoca devastata dal capitalismo senza freni, regole, che non siano quello di fare sempre più soldi, anche senza di loro. Gente persa , senza sentimenti e affetti, senza ideali o valori. Vivono , anzi vivacchiano soli. Persi.


E questa cosa ha dato fastidio ai bigotti borghesi e ipocriti della mia terra. Sai una cosa? Noi possiamo criticare tutto e tutti, anche se molti di noi non hanno visto mai un cazzo al di fuori della loro villetta e "fabrichetta" , un tempo. Oggi , magari, vanno pure in giro, ma da ciechi. In posti rinomati e costosi, che sai mai...
Dicevo noi critichiamo tutti: meridionali e stranieri . Quindi ci pare normale che facciano i soliti film sui mariuoli napoletani o i mafiosi siciliani o i lazzaroni romani. Normale.
Facciamo un casino patetico e ridicolo, sui nostri foglietti di sacrestia locale, perché si mette in mostra quella che è una parte di Brianza.
"Ma non siamo così.." e giù ad arrampicarsi sui vetri. Questa cosa, o polentoni miei, vale anche per le altre persone , le altre regioni. Ma voi , manica de bilott, la scordate sempre questa piccola regola.

Così per settimane ho letto inenarrabili cazzate , scritte da gente vergognosamente ipocrita e politicamente nulla.
Vi urta questo bellissimo film? Guardatevi le puttanate di Boldi su canale cinque. Sguazzate nella vostra mediocrità, divertitevi.



In realtà , questo stupendo film, è uno sguardo amarissimo sul mondo attuale e sul capitale. Opera a suo modo militante, radicale, pessimista, che sinceramente non ti aspetteresti da un Virzì e solo per questo vale oro.
Opera talmente brillante da spazzare via anche le note di risposta di una mediocre star letteraria locale o di altri che con il dente avvelenato e il fegato spappolato , hanno cercato di ostacolare la visione di questo film.
O l'hanno criticato da pirla rancorosi.

Non c'e salvezza in questa pellicola. Per nessuno, io da incrollabile romantico difendo i due giovani , Serena e Luca,ma anche loro compiono un gesto amorale che non giustifica il loro amore. Nondimeno nel finale qualcosa volendo si potrebbe sperare,ma vale solo per quelli che come me ci vogliono veder del buono. Alla cazzo di cane.

Per il resto siamo ad un passo dal capolavoro.
Ne prendano atto i brianzalotti incattiviti e inaciditi e tutta quella zavorra di criticon de criticonis i quali devono sempre parlare male del cinema italico. Per manifesta rabbia, invidia, o semplice pirlaggine.
Ai cinefili e agli spettatori , spettatrici , indisciplinati/e, invece rimarrà la meraviglia amarissima e dolente di un grande film importante.


RECENSIONE DEL CAPITALE UMANO X GIOVANNA DEL (STRA) FATTO QUOTIDIANO

Un giornale che ospita Cigadu Cigada Skanzi, non può che esser gentista fino al midollo. Quindi le recensioni sono affidate ai veri gentisti, ai veri portavoce del Popolo: uno si addormenta a veder una pellicola e se ne vanta, ( quindi dormi sul posto di lavoro?Ma bravo), l'altro delira su Macharty lo scrittore e confonde on the road con the road, e l'altra...
Ecco per questa donna meravigliosa, sublime, che dovrebbe esser nostra amica a vita e oltre, sto film non è bello perché il vero protagonista dovrebbe essere il cameriere. Cioè uno che muore sui titoli di testa.
Ma accontentiamola va


Bellissimo film di Virzì , che per una volta lascia la Toscana e dintorni,per avventurarsi a casa mia: Brianza's county. Con il genitivo sassone,che non si sa mai, ( uè ho visto corona's , perchè podi mica metterl anca mi?), pellicola amarissima che narra la povera vita di un eroe del proletariato nella zona più ricca e motore economico d'Italia.
Seguiamo le sue avventure alla ricerca di un lavoro, le file alle agenzie interinali, ( già protagoniste di quel film davvero brutto che è: "tutta la vita davanti"), patiamo con e per lui perché vittima sacrificale del capitale. Bellissime le lunghe sequenze sulla preparazione della festa di beneficenza che rammentano un po'  i Dardenne
Personaggio memorabile,indimenticabile: Il Cameriere.Rimanda a una vecchia e bellissima commedia degli anni 90.Camerieri, appunto.
Qui però non c'è più un collettivo,ma il singolo. Non ha nome, perché gli eroi del popolo, la gente non ha nome , ma un credo: VERGOGNA, A CASA , MAGNAMAGNA, MORTOZOMBI
E questo era anche lui. Uno del popolo che si sfogava così, no comunista che poi si sa : son tutti spinelli e distintivo.
No, lui era un eroe,( certo senza cadere in una rissa tra gentiluomini o mica l'hanno fatto prigioniero in india e nemmeno giocava a pallone. Quindi eroe di panchina,va), ogni mattina leggeva il Fatto e mandava a fanculo la casta
Poi viene ucciso da..vabbè non facciamo spoiler!
Film comunque bellissimo, ripeto. Pensa che cazzata , se Virzì  dimostrandosi un servo di renzie, avesse fatto il film parlando dei ricchi,dai!

CONCLUSIONE

Film importante che non risparmia nessuna classe, nessun personaggio. Forse il miglior Virzì di sempre