"Il potere logora chi non ce l'ha."
Questa frase di quel vecchio volpone della politica italiana, che era Giulio Andreotti, ben rappresenta il tema principale e fondante di questo bellissimo film. Forse andrebbe aggiunta solo una piccola parola, "più".
Perché esser uomini potenti, amati, riveriti, idolatrati, e poi finire come fuggiaschi, abbandonati, dimenticati, superati dai piccoli omuncoli di cui ci piace circondarci, logora e anche tanto.
I giganti di argilla crollano e al loro posto rimangono uomini "piccoli, disperati e nudi" come canta Vecchioni in quel bellissimo brano che è "L'Ultimo Spettacolo."
È dura svegliarsi un giorno e capire che si è mortali, scuote anche le anime più solide la certezza di esser superati, di non poter più gestire la situazione e che se una volta nominar il tuo nome apriva porte e portoni, ora ti evita il carcere, nei casi fortunati, o è deriso, villipeso.
Deve essere angosciante schiacciante della responsabilità che non si vuol prendere, la mancanza di coraggio di ammettere la colpa, sperando che le nostre giustificazioni possano esser prese per vere e diventare da alibi, anche squallidi, una sacrosanta verità.
Per cui l'uomo che prima tutto poteva e di cui ogni desiderio è un ordine, si ritrova in un paese straniero, con la smania di poter ancora intervenire sulla storia e gli eventi, ma scoprirsi tragicamente solo.
La solitudine non è solo una brutta canzone sanremese è anche il rifugio disperato di chi non riesce a confrontarsi col mondo, non vuole sopportare il peso delle proprie azioni, è il ritirarsi dalla scena prima della recita finale, perché temiamo di far una brutta figura col pubblico. O di dimenticare le parole.
Forse in quei momenti di declino pensi agli inizi. La famiglia profondamente anti fascista, l'impegno e la passione politica, che da una parte ti porta ad allontanarti dal socialismo massimalista e dai comunisti ( condanni i fatti avvenuti in Ungheria nel 1956) dall'altra difendi i partiti socialisti e i compagni vittime delle dittature sudamericane, tanto che sei un accanito sostenitore di Allende, per esempio. Sfrutti la tua responsabilità all'interno del partito, ti sono stati affidati i rapporti internazionali, per finanziare i partiti socialisti in un'ottica anti fascista.
Certo, questo fatto del Craxi anti fascista è ribadito più volte dai suoi sostenitori, molti dei quali poi hanno votato per anni un signore che ha governato con i fascisti ripuliti, così come la sua azione contro i Marines.
Tuttavia sfugge la sua colpa, quella più grave e di cui ancora oggi subiamo gli effetti politici. La nascita di un socialismo che rinnega Marx per sostener Proudhon, il modernismo come elemento di rottura con le prassi del passato che alla fine diventa mero esercizio politico e di gestione del potere.
L'avevano chiamata la rivoluzione dei quarantenni, quella nuova versione del Psi, gestita dal capo camera in parlamento, uomo di brillante prospettiva ma che i vecchi del partito consideravano come un semplice segretario di passaggio, poiché all'epoca non riuscivano a mettersi d'accordo.
Ecco, questa cosa dei quarantenni deve essere una vera e propria maledizione politica italiana. Visto che noi abbiamo i Renzi e i Salvini. In particolare il pd renziano si è basato molto sulla retorica di rompere col passato, con le vecchie ideologie, e di riformare il partito. Gli è riuscito tanto bene da fondarne uno nuovo.
Ma torniamo a Craxi. Da segretario di transizione rimane uomo di punta del partito dal 1976 fino al 1993. È anche il primo socialista a diventare Presidente del Consiglio.
Tutto questo ha un prezzo ed è altissimo. Certo il paese va incontro a una presunta modernizzazione ma a discapito delle classi meno abbienti. C'è il famoso scontro con il Pci sul referendum per la scala mobile, che sarà una vittoria per il partito socialista. E una sconfitta feroce per i comunisti.
L'operato politico di Craxi ha segnato la vita politica del paese, ottenendo anche importanti riscontri sulla stampa estera.
Vi invito a leggere i documenti che potete trovare in rete e farvi la vostra idea.
Perché se è innegabile l'acume politico che ha esibito durante la sua presenza sulla scena politica italiana, tutta quella presunta sagacia è stata gestita male.
Craxi e il psi sono la Milano da bere, l'ubriacatura molesta di migliaia e migliaia di piccoli uomini e donne che si sono attaccati come sanguisughe all'uomo forte del momento.
Sotto questa luce quella di Craxi è la solita italica tragedia.
Come sempre i grandi innovatori, anzi quelli che si pensano straordinari innovatori generano il profilarsi di individui gretti, assetati di potere, spinti dall'emulazione e da una feroce invidia travestita da adulazione. Una trappola mortale per chi pensa di avercela fatta, di essere un gigante della politica e di poter gestire partito, nazione, cambiamenti sociali da solo, spinto dalla sua visione delle cose.
A un certo punto l'anti fascismo, certe azioni giuste vengono offuscate dalla rozzezza dei metodi, delle azioni del partito e dal modo in cui la modernizzazione della nazione abbia solo dato libero spazio ai più spregiudicati e feroci avventurieri. Uomini che con le loro televisioni, le loro aziende, il loro stile, hanno radicato nel paese una politica basata sulla indifferenza totale per le leggi, l'individualismo sfrenato, il lusso da esibire, le amanti e i soldi facili.
La corruzione morale e materiale a cuor leggero e sorriso largo. Una massa di coglioni dall'effimero successo, proni al loro dio, ma con i coltelli dietro la schiena, pronti a farlo a pezzi e dimenticarlo.. O usarne il nome per suscitare emozioni facili tra quelle persone che hanno visto da lontanissimo tutto quel potere e luccichio.
La borghesia italiana è craxiana nel dna. Poi è passata con Berlusconi. Non possono esistere senza u uomo forte che crei una vastissima corte di nani, puttanieri, donne di dubbia moralità. Per cui i padroncini e i loro dipendenti del nord e altri pezzi sociali del paese si sono rivisti in questo uomo, l'hanno abbandonato solo quando la sicurezza di un nuovo padrone si è palesata pienamente.
Certo qualcuno avrà pensato che nel 1992 il paese si fosse svegliato, la rabbia contro i politici corrotti, la società civile contro i partiti, i magistrati di Milano.
Un bellissimo sogno, una straordinaria speranza, ma che senza il comunismo - distrutto da un maledetto pelataccio con voglia russo- non rimane che la lamentela, la rabbia, l'indignazione a casaccio, sopratutto il solito malcostume italico di voler cambiare tutto per non cambiare niente.
Buttavano le monetine a Craxi, sono finiti per votar Berlusconi.
Tutto questo nel film è nel non mostrato e detto. fa la sua apparizione fugace nell'incontro con la comitiva di italiani in vacanza. Probabilmente chi pensa che il film rivaluti Craxi, non si accorge invece che in quella scena c'è molto di più. Viene mostrata la ferocia del nostro popolo che attacca uomini ormai finiti, e prima non ha il coraggio di dire nulla. Non sono i militanti del pci, o di chi ha contrastato il potere, sono quelli del " sono tutti uguali", " a me la politica fa schifo", quella massa di mediocri che oggi sono finiti a far i ministri degli esteri.
Sarebbe interessante veder questo film insieme a Loro di Sorrentino. Anzi aggiungendoci anche la visione di 1992. Viene fuori la nostra storia, di glorie passate, di declini e perdita del potere, di vecchi signori incapaci di far i conti con le proprie colpe, ometti che si pensavano come Garibaldi, esuli in esilio e invece erano solo fuggiaschi, uomini spaventati di finir in galera.
Uomini che vanno con le ragazzine, che parlano di presidenti afro americani definendoli abbronzati.. E alle spalle la breve stagione del cambiamento, la fine della prima repubblica rinata in diretta televisiva da Cologno Monzese. Con i vip della tv commerciale, responsabili della deficienza del popolo a leccar il culo al loro padrone. Esattamente come facevano le mezza calzette e mezze seghe nei congressi di partito aspettando un cenno, un sorriso, una stretta di mano, un favore (sopratutto un favore) dal potentissimo segretario.
No, Hammamet non rivaluta nulla e nessuno, non si cerca di ricostruire la figura di Craxi, anche perché è limpidissimo il modo di procedere, c'è un uomo solo che non accetta la fine, che teme di essere dimenticato, superato. Un uomo malato e destinato alla morte che si rende conto di aver creato dei mostri, di come l'abbiano tradito e raccolto la sua eredità senza nominarlo mai. Un uomo che grida alla figlia di far entrare nell'ambulatorio dell'ospedale i fotografi e scopre con amarezza che non c'è nessuno.
Inesorabile arriva il declino, la fine amarissima, e laddove un vero grande statista fa i conti con i suoi errori, il padre di tutta la ciurma di avventurieri della politica nega ogni colpa e responsabilità.
Certo Favino è memorabile, ma non è solo un gioco di imitazione, la sua recitazione è ricca di sfumature ed è lui a render umano e toccante in alcune scene Craxi, non la sceneggiatura che invece procede mostrando la caduta pezzo per pezzo. Fino ala sogno in cui la morte e la mortificazione sono rappresentate da due guitti che fanno battute di pessimo gusto ai livelli del Bagaglino, di fronte a un pubblico feroce e arricchito, quella platea che batteva le mani all'uomo forte e che poi è pronta ad abbandonarlo al suo destino.
Basta questo per farci capire l'importanza di questo ottimo lavoro.
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lunedì 13 gennaio 2020
mercoledì 24 giugno 2015
NOI E LA GIULIA DI EDOARDO LEO
In fin dei conti ogni cinematografia rispecchia il suo popolo. Mica un caso che gli svedesi abbiano Ingmar Bergman, ed è giusto così. Il cinema è un rielaborare, rileggere, la realtà, certo, ma si parte sempre da un vissuto comune. Qualcosa che quel determinato pubblico sappia riconoscere e riconoscersi.
Noi buttiamo tutto in Commedia.
Sicché anche la camorra, il pizzo, le difficoltà economiche, possono farci ridere. Detto tra noi, codesta pellicola fa ridere molto. Tantissimo, in particolare nella prima parte, assai riuscita.

La prima cosa che balza agli occhi, sai cosa è? Che sia un film decisamente scritto. Non una serie di situazioni alla cazzo, che tanto basta aver il comicastro del momento e l'opera è fatta.
Qui c'è cura per i personaggi, le loro motivazioni, le scelte che fanno. Rappresentati con quella ironica umanità e compassione di scuole Virziniana, che io adoro.
Diego, Fausto, Claudio, ai quali si uniscono Sergio ed Elisa, sono esseri umani che hanno dei conti in sospeso con la vita, con i sogni, sono come moltissimi di noi allo sbando. Indecisi sul che far della loro vita.

Uno ha accettato di vender auto di lusso a una clientela di teste di cazzo, talmente abituato ad accettare una vita che non gli piace da deludere pure il padre morente. Cosa brutta assai, non riuscire a far cogliere alla gente che ci ama, che potremmo essere felici, che potremmo realizzare il nostro obiettivo e sogno.Diego comprende troppo tardi che sia venuto il momento di agire e riprendere a vivere. Non solo sognare quel casolare nelle campagne del napoletano.
L'altro è un attore fallito, millantatore e ottuso fascista, che campa vendendo pessimi orologi in una piccola tv locale, e poi c'è Claudio che è riuscito a far fallire l'azienda di casa e perdere la moglie, anche se lui è ancora innamorato di lei.
Questi tre eroi per caso, si ritrovano loro malgrado a metter su società acquistando insieme il casolare. A loro tre si uniscono il leggendario e memorabile compagno Sergio, un Amendola in stato di assoluta grazia, e la dolcissima Elisa. Ragazza dalla vita sentimentale travagliata e alla ricerca di lavoro, ma anche di contatto umano.

Non hanno fatto conto, però, con la camorra. Poteva mai mancare la richiesta di pizzo? No. Infatti si presenta su una Giulia, vecchia macchina italica, un tal Vito. Tra una frase e l'altra fa intendere che si deve pagare,ma l'intervento rivoluzionario del compagno Sergio, fa precipitare la situazione.
Ora, fossi una tizia che scrive recensioni sul Fatto Quotidiano, criticherei il film aspramente dicendo: "Poteva uscire un ottimo action, con loro rinchiusi nel casolare e fuori la camorra. Tipo Distretto 13. Tipo." E invece il film decide di rimaner quello che è: una buonissima commedia italiana.

Si ride, ma in sottofondo passano le disgrazie di questo paese e delle nostre generazioni. I personaggi mostrano tutti un tentativo maldestro di stare a galla, ognuno di loro sognava altro e invece si son ritrovati a vivere il meno peggio. La vita come possono, non come vogliono.
Tutto questo, quindi, nasconde anche un retrogusto molto malinconico, proprio come nei film meravigliosi di Paolo Virzì, ogni personaggio ha il suo lato negativo e debole, ma anche una tale disarmante umanità che è impossibile non amarli.
Merito della buona sceneggiatura, della regia di Leo e del cast davvero ben assortito.
Proprio dovessi trovare un difetto, la seconda parte è decisamente più debole della prima e anche il monologo finale di Claudio non è scritto benissimo, sembra davvero lo spot di una macchina eh! ^_^
Ma sono piccoli difetti, in un film che funziona assai e ci dona personaggi umani, troppo umani. Sopratutto tra una risata e l'altra, ci rammentiamo di che razza di paese sia il nostro. Pieno di cose e persone meravigliose, ma vittima dello squallore, della delinquenza organizzata, altro che rom, del disastro umano ed economico. E a noi non resta che resistere. Viva Marx! Viva Lenin! Come direbbe il compagno Sergio.
Noi buttiamo tutto in Commedia.
Sicché anche la camorra, il pizzo, le difficoltà economiche, possono farci ridere. Detto tra noi, codesta pellicola fa ridere molto. Tantissimo, in particolare nella prima parte, assai riuscita.
La prima cosa che balza agli occhi, sai cosa è? Che sia un film decisamente scritto. Non una serie di situazioni alla cazzo, che tanto basta aver il comicastro del momento e l'opera è fatta.
Qui c'è cura per i personaggi, le loro motivazioni, le scelte che fanno. Rappresentati con quella ironica umanità e compassione di scuole Virziniana, che io adoro.
Diego, Fausto, Claudio, ai quali si uniscono Sergio ed Elisa, sono esseri umani che hanno dei conti in sospeso con la vita, con i sogni, sono come moltissimi di noi allo sbando. Indecisi sul che far della loro vita.
Uno ha accettato di vender auto di lusso a una clientela di teste di cazzo, talmente abituato ad accettare una vita che non gli piace da deludere pure il padre morente. Cosa brutta assai, non riuscire a far cogliere alla gente che ci ama, che potremmo essere felici, che potremmo realizzare il nostro obiettivo e sogno.Diego comprende troppo tardi che sia venuto il momento di agire e riprendere a vivere. Non solo sognare quel casolare nelle campagne del napoletano.
L'altro è un attore fallito, millantatore e ottuso fascista, che campa vendendo pessimi orologi in una piccola tv locale, e poi c'è Claudio che è riuscito a far fallire l'azienda di casa e perdere la moglie, anche se lui è ancora innamorato di lei.
Questi tre eroi per caso, si ritrovano loro malgrado a metter su società acquistando insieme il casolare. A loro tre si uniscono il leggendario e memorabile compagno Sergio, un Amendola in stato di assoluta grazia, e la dolcissima Elisa. Ragazza dalla vita sentimentale travagliata e alla ricerca di lavoro, ma anche di contatto umano.
Non hanno fatto conto, però, con la camorra. Poteva mai mancare la richiesta di pizzo? No. Infatti si presenta su una Giulia, vecchia macchina italica, un tal Vito. Tra una frase e l'altra fa intendere che si deve pagare,ma l'intervento rivoluzionario del compagno Sergio, fa precipitare la situazione.
Ora, fossi una tizia che scrive recensioni sul Fatto Quotidiano, criticherei il film aspramente dicendo: "Poteva uscire un ottimo action, con loro rinchiusi nel casolare e fuori la camorra. Tipo Distretto 13. Tipo." E invece il film decide di rimaner quello che è: una buonissima commedia italiana.
Si ride, ma in sottofondo passano le disgrazie di questo paese e delle nostre generazioni. I personaggi mostrano tutti un tentativo maldestro di stare a galla, ognuno di loro sognava altro e invece si son ritrovati a vivere il meno peggio. La vita come possono, non come vogliono.
Tutto questo, quindi, nasconde anche un retrogusto molto malinconico, proprio come nei film meravigliosi di Paolo Virzì, ogni personaggio ha il suo lato negativo e debole, ma anche una tale disarmante umanità che è impossibile non amarli.
Merito della buona sceneggiatura, della regia di Leo e del cast davvero ben assortito.
Proprio dovessi trovare un difetto, la seconda parte è decisamente più debole della prima e anche il monologo finale di Claudio non è scritto benissimo, sembra davvero lo spot di una macchina eh! ^_^
Ma sono piccoli difetti, in un film che funziona assai e ci dona personaggi umani, troppo umani. Sopratutto tra una risata e l'altra, ci rammentiamo di che razza di paese sia il nostro. Pieno di cose e persone meravigliose, ma vittima dello squallore, della delinquenza organizzata, altro che rom, del disastro umano ed economico. E a noi non resta che resistere. Viva Marx! Viva Lenin! Come direbbe il compagno Sergio.
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martedì 17 giugno 2014
CORPO CELESTE di ALICE ROHRWACHER
Opera prima imperfetta ,ma proprio per questo vera e sincera, esordio di una giovane autrice che questo anno a Cannes , con la sua nuova pellicola : Le Meraviglie, ha portato a casa riconoscimenti importanti. Non sono il classico italiano che grida al miracolo, ma nemmeno un disfattista che a prescindere deve criticare il nostro cinema. Sono felicissimo che vi siano autori più o meno giovani , capaci di girare film che prendono parte,che narrano , ( usando lo stile che più garba alla loro sensibilità), il nostro paese e la vita concreta, reale, pulsante della nazione. Tenendo conto che da noi la nazione non è una patria unita,ma le Regioni e il Nord o il Sud. Il centro serve come scenario di fondo per don matteo.
Segnali che pesano assai anche sulla narrazione e l'epopea, l'epica di un paese. Ognuno così chiusi nel difendere idioti localismi e folklorismi.
Proprio per questo i premi al nostro cinema mi rendono felice: per un attimo siamo italiani. Gli oligofrenici esterofili rimangano della loro provincia , non ne sentiremo la mancanza.
Torniamo alla nostra Alice, di cosa parla codesta pellicola? Di una crescita, dello smarrimento che si prova quando , nella difficile età della pubertà, ti ritrovi tra gente che non conosci e a dover sottostare a leggi e tradizioni che non capisci.
Quindi il primo tema potrebbe essere la religione , anzi la pratica religiosa,come specchio delle difficoltà di integrazione nel mondo di una ragazzina. La giovane Marta, infatti, si ritrova in un contesto alieno e degradato/ degradante. Di gente che usa un credo per mascherare un ambizione smodata e auto distruttiva, il parroco, o per riempire pulsioni sentimentali, difficoltà a vivere , bigottismi stanchi, insane passioni , come la terribile catechista.
Per cui è un film anti religioso,come si potrebbe pensare, o è un film che ci mostra come la religione sia mal interpretata e usata da certa gente?
il confine tra superstizione folkloristica e Fede, tra un nascondersi nei rituali e comprenderli , penso sia un grande tema e molto italiano. Su questa base di partenza ci mettiamo anche la vita e il punto di vista : staccato , talora, dolente a sprazzi, di una giovanissima.
Oggetto sfuggente lei stessa, come ci suggerisce Rohrwacher, inquadrandola spesso di spalle e tenendo una certa distanza, seppure partecipe, dalla sua protagonista.
Forse certi personaggi son troppo caricati , come se la tesi diventasse più importante della rappresentazione, ma per me non è sempre un difetto.
Non in questo caso almeno.
Il film infatti parla del degrado sociale che colpisce sicuramente una zona d'italia,ma che a conti fatti è un problema che si manifesta ovunque . Una grettezza, un senso pesante di sconfitta morale, etica, ideologica, di fede vissuta . Così la religione diventa un tramite per mostrarci anche altro e andare oltre.
La bruttezza della mediocrità, ecco cosa mostra veramente. E che appartenga a un parroco , o a un parente non importa.
Lo stile essenziale, freddo, quasi documentaristico, che potrebbe rimandare ai Dardenne, aiuta a mantenere una certa "giusta distanza", ( per citare il mai troppo compianto Carlo Mazzacurati), dalla materia trattata e questo pudore a me piace assai. In questo caso.
Ci sono imperfezioni, ci si disperde nel finale,ma a conti fatti è un buonissimo film, decisamente riuscito: nel trattare gli scontri tra sorelle, nella descrizione della difficoltà a crescere e nella amarissima rappresentazione del degrado religioso e civile del nostro paese.
domenica 18 maggio 2014
REALITY di MATTEO GARRONE
Te la ricordi " la questione morale"? Ti rammenti che anni fa qualcuno parlo di codesta questione legata alla politica? Ogni tanto , in questo benedetto e assurdo bel paese, ci si ricorda che siamo uomini e che meritiamo una vita migliore. Dignitosa, a testa alta. E la Morale , l'Etica , servono a questo.
Poi vabbè c'è la filosofia del godereccio spicciolo, dell'ostentazione viziosa di una pseudo vita trasgressiva,e so tempi da pazzi,che vuoi farci.
Però ricorda: la questione morale.
Ecco,per me - e pensa un po' quanto sono antiquato e palloso- essa è fondamentale in tutte le cose che facciamo e diciamo. Anche , per esempio, se tu dovessi fare cinema. Anzi,sopratutto quando fai un film, un libro, scrivi una canzone,ecco ..Proprio perchè prodotti per le masse, una visione forte della tua morale ci deve essere.Morale ,anche come ideologia,ma non usare quella parola, che mo suona brutto. Eh,ma brutto assai,allora tu quatto quatto dì: Morale.Che fa tanto Papa Bargoglio, o come si chiama .
Matteo Garrone mette in scena un apologo anche morale,specchio di quello che l'Italia è diventata. Usa un tena popolare per affondare le radici in un malessere profondo, prima di tutto politico e sociale e quindi- giocoforza- umano e individuale. Ma prima di tutto, lo ripeto zucconi miei, politico e sociale.
Ed è una visione tremenda e angosciante,un film doloroso,ma proprio per questo necessario e da vedere,sentire,perdersi dentro

Noi dobbiamo esserci, si si dobbiamo proprio esserci. E dove? Nell'immaginario collettivo,ma facciamo in fretta dottore! Se lo rammenta lei quello slogan...Dai,quello dei frichettoni anni 70? Tutto e subito.Eh,ma quello è bello assai come slogan. Perchè che ci dice? Immediato , ora. Mica che magari devo studiare,applicarmi in qualcosa e poi - casomai avessi talento e anche fortuna, che non guasta mai: la Fama.
No, non è tempo caro mio. Voglio la gloria ora. In questo momento e perchè? Perchè sono IO. Come se bastasse essere te stesso. Individualismo sfrenato e ampliato dalla grancassa del nulla,delle luci,di un popolino mediocre che si sente rassicurato e ti invidia per la tua mediocrità trionfante . Rassicurante per chi vive ai margini,ma anche per quella piccola borghesia in cerca di soldi facili. Mediocre come i loro sogni

Quindi cosa capita nella vita di una persona che si arrangia con qualche piccola truffa,un lavoro come titolare di una pescheria, vita tra centri commerciali . Una vita come tantissime altre in una città come Napoli,ma potrebbe essere altro.
E qui , in un contesto dove ci sono poche difese intellettuali, arriva l'uragano del grande fratello. Basta vedere un pirla qualsiasi che tutti considerano un Mito,solo perché ha partecipato al programma ed è arrivato quasi alla finale. Quasi. Mogira in elicottero,fa la Bella Vita.
Che per me non è così: il massimo dell'effimero, unito a una grande idiozia,ma evidentemente per molti quella è la felicità. L'individualismo della formula: i wanna be somebody.
Così Luciano , per far un piacere al figlio, fa un provino e poi un altro E si auto convince di esser stato scelto per entrare nella casa. Quel luogo mistico, quel paradiso, dove tutti ti amano e ti riconoscono. Non sei più una persona giusta e normale,un lavoratore. Ma un Piccolo Dio.

I conoscenti, gli amici, la famiglia, ti pompa pure questo sogno futile ,questa tua aspirazione bassa . E così Luciano si gasa sempre di più. Fino ad entrare nel cuore di tenebra della febbre moderna: la popolarità senza merito particolare.
Solo perchè sei tu. E quasi sempre sei un pezzente, un poveraccio che suscita al massimo tanta pena un tanto al chilo.
Una discesa agli inferi, un girone dei dannati: quelli che vorrebbero esserci,ma stanno fuori.
L'uomo perde ogni difesa contro la paranoia montante e vede inviati della tv, che lo spiano, che lo giudicano , in ogni parte e la sua vita - fragile- va a rotoli. Esplode.

Garrone si mostra un grandissimo regista proprio in questa parte di lunga e insostenibile paranoia. Perchè lui ti costringe a provare empatia per il suo protagonista. Non è un uomo cattivo e Aniello Arena è bravissimo nel dar vita e luce a questo essere umano che si perde ,perchè non ha più codici morali,ideologie politiche,appartenenze di classe,visione collettiva del mondo.
Come tanti pensa che sia obbligatorio,doveroso,esser qualcuno,esser nella casa, amato e ben voluto da gente come lui. Che a loro volta lo idolatrano e invidiano,giusto il tempo per l'arrivo di un altro. Catena montaggio della bassa macelleria dei corpi e delle vite, di esseri senza storia e senza un briciolo di dignità popolare.
Sai quella cosa che a noi figli del proletariato o della piccola borghesia ci veniva tramandata dai nonni,dai genitori,dalla nostra classe. Testa alta e dignità,quel pochissimo che hai ,è tuo perchè te lo sei guadagnato. Studia,applicati,conosci e migliorerai,altrimenti lavora e goditi quello che puoi.
Non funziona più così e Luciano è il simbolo dello spappolamento di codesta classe politica e sociale. L'individualismo tarocco dei poveracci.

D'altronde intellettuale è una parolaccia,una bruttissima cosa, tutte cose pleonastiche e vetuste,lascia perdere. Tronista,quella si che è una bella cosa,una parola magica,esotica,vita che splende come un diamante. Reality perché è la nostra mediocrità che prende il posto del vero,del reale. Eppure è anche essa vera. Lo sono i fans, le feste, le luci e il rumore assordante della musica techno.Ma tutto quello che ha parvenza di vero, è vita?

Il confine è fragile e Luciano si perde. In una follia senza sosta,di paranoia,insoddisfazione- regala le sue cose a sconosciuti cosi quelli della tv vedono quanto sia buono- e perde il contatto con la grigia ,a fondamentale,realtà.
Noi peniamo con e per lui, non possiamo sottrarci. Lui è un povero diavolo ingannato,anzi auto ingannato come molti
Una vita grigia, di gente mediocre, impreparata, senza qualità, che si brucia cercando il fatuo sogno dell'Essere Famoso, non bastano nemmeno i 15 minuti messi a disposizione da Warhol.
Questo è l'ultimo passo di un pensiero che da anni fa stragi di cervelli, e che vede nella cultura,nell'arte, nel sapere, una disfatta,una sconfitta, un'onta, una cosa inutile
Questo è il senso infimo e distorto della democrazia. Tutti possiamo farcela,diventare qualcuno,non serve niente. Come le opinioni che invadono i social network propagandando idee idiote,ma che vuoi te? Hai studiato?Mo arriva il professorone.
Ed è qui che arrivano i Luciano di questo mondo,ed è qui che arriva la nostra fine.
Poi vabbè c'è la filosofia del godereccio spicciolo, dell'ostentazione viziosa di una pseudo vita trasgressiva,e so tempi da pazzi,che vuoi farci.
Però ricorda: la questione morale.
Ecco,per me - e pensa un po' quanto sono antiquato e palloso- essa è fondamentale in tutte le cose che facciamo e diciamo. Anche , per esempio, se tu dovessi fare cinema. Anzi,sopratutto quando fai un film, un libro, scrivi una canzone,ecco ..Proprio perchè prodotti per le masse, una visione forte della tua morale ci deve essere.Morale ,anche come ideologia,ma non usare quella parola, che mo suona brutto. Eh,ma brutto assai,allora tu quatto quatto dì: Morale.Che fa tanto Papa Bargoglio, o come si chiama .
Matteo Garrone mette in scena un apologo anche morale,specchio di quello che l'Italia è diventata. Usa un tena popolare per affondare le radici in un malessere profondo, prima di tutto politico e sociale e quindi- giocoforza- umano e individuale. Ma prima di tutto, lo ripeto zucconi miei, politico e sociale.
Ed è una visione tremenda e angosciante,un film doloroso,ma proprio per questo necessario e da vedere,sentire,perdersi dentro
Noi dobbiamo esserci, si si dobbiamo proprio esserci. E dove? Nell'immaginario collettivo,ma facciamo in fretta dottore! Se lo rammenta lei quello slogan...Dai,quello dei frichettoni anni 70? Tutto e subito.Eh,ma quello è bello assai come slogan. Perchè che ci dice? Immediato , ora. Mica che magari devo studiare,applicarmi in qualcosa e poi - casomai avessi talento e anche fortuna, che non guasta mai: la Fama.
No, non è tempo caro mio. Voglio la gloria ora. In questo momento e perchè? Perchè sono IO. Come se bastasse essere te stesso. Individualismo sfrenato e ampliato dalla grancassa del nulla,delle luci,di un popolino mediocre che si sente rassicurato e ti invidia per la tua mediocrità trionfante . Rassicurante per chi vive ai margini,ma anche per quella piccola borghesia in cerca di soldi facili. Mediocre come i loro sogni
Quindi cosa capita nella vita di una persona che si arrangia con qualche piccola truffa,un lavoro come titolare di una pescheria, vita tra centri commerciali . Una vita come tantissime altre in una città come Napoli,ma potrebbe essere altro.
E qui , in un contesto dove ci sono poche difese intellettuali, arriva l'uragano del grande fratello. Basta vedere un pirla qualsiasi che tutti considerano un Mito,solo perché ha partecipato al programma ed è arrivato quasi alla finale. Quasi. Mogira in elicottero,fa la Bella Vita.
Che per me non è così: il massimo dell'effimero, unito a una grande idiozia,ma evidentemente per molti quella è la felicità. L'individualismo della formula: i wanna be somebody.
Così Luciano , per far un piacere al figlio, fa un provino e poi un altro E si auto convince di esser stato scelto per entrare nella casa. Quel luogo mistico, quel paradiso, dove tutti ti amano e ti riconoscono. Non sei più una persona giusta e normale,un lavoratore. Ma un Piccolo Dio.
I conoscenti, gli amici, la famiglia, ti pompa pure questo sogno futile ,questa tua aspirazione bassa . E così Luciano si gasa sempre di più. Fino ad entrare nel cuore di tenebra della febbre moderna: la popolarità senza merito particolare.
Solo perchè sei tu. E quasi sempre sei un pezzente, un poveraccio che suscita al massimo tanta pena un tanto al chilo.
Una discesa agli inferi, un girone dei dannati: quelli che vorrebbero esserci,ma stanno fuori.
L'uomo perde ogni difesa contro la paranoia montante e vede inviati della tv, che lo spiano, che lo giudicano , in ogni parte e la sua vita - fragile- va a rotoli. Esplode.
Garrone si mostra un grandissimo regista proprio in questa parte di lunga e insostenibile paranoia. Perchè lui ti costringe a provare empatia per il suo protagonista. Non è un uomo cattivo e Aniello Arena è bravissimo nel dar vita e luce a questo essere umano che si perde ,perchè non ha più codici morali,ideologie politiche,appartenenze di classe,visione collettiva del mondo.
Come tanti pensa che sia obbligatorio,doveroso,esser qualcuno,esser nella casa, amato e ben voluto da gente come lui. Che a loro volta lo idolatrano e invidiano,giusto il tempo per l'arrivo di un altro. Catena montaggio della bassa macelleria dei corpi e delle vite, di esseri senza storia e senza un briciolo di dignità popolare.
Sai quella cosa che a noi figli del proletariato o della piccola borghesia ci veniva tramandata dai nonni,dai genitori,dalla nostra classe. Testa alta e dignità,quel pochissimo che hai ,è tuo perchè te lo sei guadagnato. Studia,applicati,conosci e migliorerai,altrimenti lavora e goditi quello che puoi.
Non funziona più così e Luciano è il simbolo dello spappolamento di codesta classe politica e sociale. L'individualismo tarocco dei poveracci.
D'altronde intellettuale è una parolaccia,una bruttissima cosa, tutte cose pleonastiche e vetuste,lascia perdere. Tronista,quella si che è una bella cosa,una parola magica,esotica,vita che splende come un diamante. Reality perché è la nostra mediocrità che prende il posto del vero,del reale. Eppure è anche essa vera. Lo sono i fans, le feste, le luci e il rumore assordante della musica techno.Ma tutto quello che ha parvenza di vero, è vita?
Il confine è fragile e Luciano si perde. In una follia senza sosta,di paranoia,insoddisfazione- regala le sue cose a sconosciuti cosi quelli della tv vedono quanto sia buono- e perde il contatto con la grigia ,a fondamentale,realtà.
Noi peniamo con e per lui, non possiamo sottrarci. Lui è un povero diavolo ingannato,anzi auto ingannato come molti
Una vita grigia, di gente mediocre, impreparata, senza qualità, che si brucia cercando il fatuo sogno dell'Essere Famoso, non bastano nemmeno i 15 minuti messi a disposizione da Warhol.
Questo è l'ultimo passo di un pensiero che da anni fa stragi di cervelli, e che vede nella cultura,nell'arte, nel sapere, una disfatta,una sconfitta, un'onta, una cosa inutile
Questo è il senso infimo e distorto della democrazia. Tutti possiamo farcela,diventare qualcuno,non serve niente. Come le opinioni che invadono i social network propagandando idee idiote,ma che vuoi te? Hai studiato?Mo arriva il professorone.
Ed è qui che arrivano i Luciano di questo mondo,ed è qui che arriva la nostra fine.
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