Ci sono film che diventano un oggetto di ossessivo culto da parte di spettatori e spettatrici. Spesso a ragione, qualche volta no. Perché un film è pur sempre opera che parla al nostro vissuto, ai sentimenti, alla psiche, non è solo un fatto tecnico, ma è sempre legato tanti altri fattori.
The witch è senza ombra di dubbio, il film del momento. Tutti ne parlano, scrivono, ma è davvero un film così importante, "bello", oppure è un caso di auto suggestione collettiva?
La verità per me sta nel mezzo, diciamo che è un film notevole e davvero buono, ma forse nemmeno un vero e proprio capolavoro. Perché a mio avviso vi è una prima parte che descrive l'ambiente e i personaggi, girata bene, che però rimane fin quasi troppo legata a un qualcosa che dovrà succedere. Non è affatto brutta o pleonastica, ha le sue suggestioni, nondimeno- forse anche caricato dalle tante recensioni positivissime- mi mancava quell'elemento che fa la differenza con altri prodotti.
Tutto però cambia nella seconda parte: i piccoli segnali di inquietudine, l'angoscia, esplodono in un secondo tempo assolutamente avvincente e memorabile. Noi sentiamo tutto il dolore e la paura che una famiglia del 1600, i primi a raggiungere il territorio americano, provavano nei lunghissimi e cupi inverni, o nelle loro vite fatte di preghiere e solitudini. Quando l'uomo non comprendeva la natura e gli altri e affidava tutto all'irrazionalità religiosa, vissuta male, non come aiuto spirituale, ma come arma di difesa e accusa.
In questa seconda parte i rapporti famigliari si inclinano e il Male, assoluto e irrefrenabile, compie il suo lavoro di distruzione. Non solo fisica, ma sopratutto dei legami, degli affetti, portando divisione e rabbia, fino al gesto estremo dell'odio e della violenza, all'interno di una famiglia composta da gente che all'epoca non era così tanto difficile da incontrare.
Si, c'è una strega, ma poteva esser un lupo, una tormenta di neve, un'epidemia, Perché la natura reale dell'opera non è tanto nel "mostro e mostruoso", ma nell'impossibilità e piccolezza umana di fronte a un pericolo sconosciuto, all'ignoto, al mistero. E quando l'uomo non capisce o ha paura, che fa? Prega o cerca un capro espiatorio. Oppure fa tutte e due le cose insieme.
Questo è ben descritto nella seconda parte del film e devo dire che la paura, il terrore, l'angoscia che vivono i personaggi, si avverte benissimo anche in sala.
Proprio per quel senso di minaccia assoluta e totale che ci avvolge, Eggers è bravissimo a trasformare con poche inquadrature un bosco, in un personaggio reale e vivo, in un labirinto di perdizione. In questo mi ha rammentato Von Trier e il suo Antichrist, da qualche parte qualcuno l'ha fatto notare prima di me e non posso che condividere questa affermazione.
Dal ritrovamento del figlio che torna dopo essersi perso nei boschi, è un crescendo di pena per la famiglia sottoposta a una disgregazione, divisione, lenta distruzione, al loro attaccarsi speranzosi e impauriti alle preghiere, a un dio del tutto assente, come se l'unica e reale forza potesse esser solo il Male.
Implacabile, capace di infiltrarsi ovunque, irrefrenabile, avvolgente e seducente.
A mio avviso in questa seconda parte Eggers mette in luce delle ottime qualità e il film da opera decente, ma non così "bella", come la si dipinge, diventa una pellicola che impressione, coinvolge, affascina
Certo, a pensarci il primo tempo è costruito apposta per arrivare al crescendo finale, ha una sua funzione e un suo motivo di essere.
Rimango dell'idea che forse capolavoro no, ma opera di assoluto interesse, suggestiva, avvolgente, inquietante, disturbante, tragica, assolutamente si.
Sicuramente, visto la cura nella ricostruzione storica, la capacità di fonder terrore con pochissimi effettacci e trucchetti, la buona costruzione dei personaggi,sentiremo ancora parlare di Eggers.
Mi piacciono quei registi che usano il cinema di genere anche per parlare di altro, come mezzi espressivi mai fine a sé stessi, ma rivolti a riflessioni e analisi che ci riguardano da vicino. Non è forse ancora oggi l'uomo diviso, tormentato, incapace di comprendere ciò che lo circonda, in balìa di tragedie assurde o create da sé stesso.Non c'è ancora, mascherato da ideologie politiche, razionalità mal comprese, speranza in un progresso tecnologico e scientifico quasi mai capito, un tentativo di sopravvivenza contro la morte e la perdizione, come succede a questa famiglie nella lontana epoca dei padri pellegrini, delle cacce alle streghe, dove perirono parecchie donne innocenti, di un cupo e disperato modo di vivere, relazionarsi con la natura?Certo. In fin dei conti sono cambiati i nostri mezzi di trasporto e i vestiti, ma l'animo umano - a volte- nel suo profondo, rimane lo stesso.
L'opera in seconda istanza, riguarda anche la condizione femminile, sopratutto l'adolescenza. Quel passaggio da bambina a ragazza, che è vissuto con disagio da parte degli adulti, quel potere del femminile che spiazza, e che a volte viene soffocato dall'educazione, dalla religione, da una società che si vanta di esser libera e progressista ma lascia le ragazze pressoché sole di fronte a libertà effimere e scellerate o ad oscurantismi bigotti. La stregoneria è vista come mezzo di ribellione e rottura con una vita soffocante, sotto il dominio di un'educazione piena di dogma che non hanno riscontro nella realtà e una nuova vita di potente libertà individuale, come ci fa notare il bel finale, ma ci avverte anche di un'altra cosa: quella libertà, quello spezzar catene, quell'atto di violenza forse necessario per salvar la nostra vita, si paga a carissimo prezzo.
Non c'è modo di esser libere in questo mondo.
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mercoledì 24 agosto 2016
mercoledì 21 maggio 2014
PADRE PADRONE di PAOLO E VITTORIO TAVIANI
Rapporti di forza. E lotta di classe. Lo so,sono anni che ci spiegano che viviamo nella società liquida, interclassista, che abbiamo superato quel tipo di scontro,ma nella realtà c'è sempre qualcuno o qualcosa che schiaccia sotto il peso del suo potere d'azione o economico fasce di popolazione.
Il rapporto di forza regola la nostra vita da sempre e così anche il giusto istinto a scardinarlo,ribaltarlo. Si potrebbe quindi parlare anche di lotta di classe fra le mura domestiche?
Credo di si. E si ha quando la giusta autorevolezza,la disciplina e l'organizzazione collettivista e condivisa , diventa bieco strumento di repressione del singolo più debole in quel dato momento.
Padre Padrone , prima di esser quel capolavoro di film che è, prima di vincere la palma d'oro a Cannes nel 1977, è sopratutto la vera storia di Gavino Ledda. Una storia durissima , di violenza ed umiliazioni subite prima di tutto in casa e in montagna ad opera dal padre, poi da una società che si maschera e giustifica dietro le "tradizioni", il fato che ci impedisce di cambiare,la rassegnazione al peggio.
Libro davvero bellissimo,che consiglio di leggere . Lo rileggerò perché è passato tanto,troppo tempo. Il film amplia il messaggio e diventa rappresentazione di un sistema patriarcale,della condizione disumana e di prevaricazione che si apre all'interno delle classi meno abbienti,togliendo quel fastidioso romanticismo populista che ha preso piede anche e purtroppo in certa ultrasinistra poi quasi tutta finita tra grillismi e minchiate .Cioè l'idea di un Popolo sfruttato e unito che dal basso si ribellerà al padrone di turno.Non è affatto così, perchè - e lo mostra bene il film e anche il libro- l'isolamento e il radicamento di vecchie regole reazionarie e oscurantiste,mantengono il povero in uno stato di solitudine rabbiosa verso l'esterno e di angherie per scaricare frustrazione e incapacità di comunicare sentimenti negativi all'interno.
Gavino viene strappato dal padre alla scuola. All'età di sei anni si ritrova a dover badare alle bestie. E a subire una serie di violenze da parte paterna.tra l'indifferenza più o meno velata dei famigliari. I Taviani girano il film con uno stile che prende molto dal documentario ,ma piegandolo a un visione del cinema decisamente raffinata- la sequenza della bandiera italiana che dalla caserma vola sulle terre natie di Gavino, simbolo di uno stato presente solo come simbolo e nulla più- usano il suono per creare smarrimento allo spettatore durante le giornate in montagna del bimbo Gavino.
Opera quindi glaciale,anti retorica, di apparente distacco,in realtà racchiude un furore forte contro tutto ciò che è reazione, che opprime non solo il singolo,ma una intera classe,intere fasce di popolazione . Perchè non è solo la storia di un individuo,ma di un Popolo. Questo è molto chiaro nel film
Ed è anche la storia di come non si possa chiuder fuori il mondo,che arriva in forma di musicisti girovaghi e quindi l'amor per la musica, o per il servizio militare dove Gavino incontrerà un amico che lo aiuterà a studiare, ad uscire dall'analfabetismo, a prender prima la licenza elementare,poi a diplomarsi,fino a che riuscirà a laurearsi,ad affermarsi diventando anche professore nella vita reale.
Ma non è una storia di riscatto all'americana,dove il singolo ce la fa nonostante tutto,qui c'è l'intervento del mondo esterno,di un amico sincero,oltre che la volontà del singolo.
Gavino lascerà quindi l'isola scriverà libri,girerà anche un film Ybris,ma non avrà vita facile La sua infanzia lo tormenterà anche dopo,ma l'affermazione di se come individuo al di fuori della reazione secolare,si sarà definitivamente affermata.
Infine una menzione speciale per la partecipazione di Nanni Moretti, un piccolo ruolo quello del soldato che farà amicizia con Gavino e lo aiuterà ad uscire dall'analfabetismo.
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sabato 18 agosto 2012
IL DEMONIO di BRUNELLO RONDI
Esiste un cinema andato disperso,scomparso,dimenticato,che nessuno comunque cerca.Ora che gli spettatori vivacchiano di allucinazioni nostalgiche,di mediocrità para televisiva,di pochezza intellettuale.Persi tra il nulla del democretinismo civile ,le commediole di stantìo romanticismo,e tante cazzate su quanto fossero belli i film di genere di una volta.Dimenticando i nomi e le opere che invece meriterebbero una riscoperta e difesa assoluta.
Come questo bellissimo,straziante,inquietante,horror sociale di Rondi.Lo definisco horror non solo perchè primissimo film a descrivere la possessione e l'esorcismo,che è l'elemento più visibile ed esteriore,ma sopratutto perchè è l'orrore il genere a cui appartengono i bifolchi,i i villani,i villici,da sempre.Creature dell'orrore perchè sprofondate nell'oscurantismo,nelle superstizioni e credenze di bassissimo valore umano.
Il fatto è una storia vera:in lucania una ragazza,abbastanza particolare di suo,per poter vivere con l'uomo che ama usa metodi "magici",lui però sposa lo stesso un'altra.La ragazza cerca di dividerli,ma sprofonda nella follia.Il paese la reputa una strega e decide di punirla.Aizzati dall'ignoranza,dalla miseria,decidono che lei sia l'incarnazione del male e la perseguitano.Inevitabile un finale tragico e amarissimo
Rondi è stato co-sceneggiatore di 8 e mezzo di Fellini e poi ha preso la strada della regia.A essere sinceri ha diretto parecchi film erotici,ma questa sua pellicola del 1963 è una vera perla di folgorante pulcretudine.I personaggi della ragazza e del "zio giuseppe" un santone e guaritore sono perfette anticipazioni del film di Fulci "Non si sevizia un paperino",il capolavoro del regista romano,parlo dei personaggi della Bolkan-l'attrice del film di Rondi interpreta un personaggio assai simile-e le scene di possessione sono potenti e a mio avviso possono anche aver influenzato il film l'esorcista,visto che la ragazza cammina come un ragno esattamente come dieci anni dopo farà Linda Blair.Il bianco e nero delinea zone d'ombra minacciose,lo stile è rigoroso,severo,senza sbavature,documentaristico,militante,radicale,pessimista.
Io dico che scaricate tante cazzatone e dovreste invece cercare questo piccolo e grandissimo film
Come questo bellissimo,straziante,inquietante,horror sociale di Rondi.Lo definisco horror non solo perchè primissimo film a descrivere la possessione e l'esorcismo,che è l'elemento più visibile ed esteriore,ma sopratutto perchè è l'orrore il genere a cui appartengono i bifolchi,i i villani,i villici,da sempre.Creature dell'orrore perchè sprofondate nell'oscurantismo,nelle superstizioni e credenze di bassissimo valore umano.
Il fatto è una storia vera:in lucania una ragazza,abbastanza particolare di suo,per poter vivere con l'uomo che ama usa metodi "magici",lui però sposa lo stesso un'altra.La ragazza cerca di dividerli,ma sprofonda nella follia.Il paese la reputa una strega e decide di punirla.Aizzati dall'ignoranza,dalla miseria,decidono che lei sia l'incarnazione del male e la perseguitano.Inevitabile un finale tragico e amarissimo
Rondi è stato co-sceneggiatore di 8 e mezzo di Fellini e poi ha preso la strada della regia.A essere sinceri ha diretto parecchi film erotici,ma questa sua pellicola del 1963 è una vera perla di folgorante pulcretudine.I personaggi della ragazza e del "zio giuseppe" un santone e guaritore sono perfette anticipazioni del film di Fulci "Non si sevizia un paperino",il capolavoro del regista romano,parlo dei personaggi della Bolkan-l'attrice del film di Rondi interpreta un personaggio assai simile-e le scene di possessione sono potenti e a mio avviso possono anche aver influenzato il film l'esorcista,visto che la ragazza cammina come un ragno esattamente come dieci anni dopo farà Linda Blair.Il bianco e nero delinea zone d'ombra minacciose,lo stile è rigoroso,severo,senza sbavature,documentaristico,militante,radicale,pessimista.
Io dico che scaricate tante cazzatone e dovreste invece cercare questo piccolo e grandissimo film
lunedì 30 aprile 2012
CHI E' L'ALTRO?di ROBERT MULLIGAN
Questa preziosissima perla l'ho riscoperta grazie all'ottimo blog :http://bollalmanacco.blogspot.com
incursione nei territori del paranormale e dell'orrorifico da parte di un onesto e solido artigiano del cinema americano,peraltro autore di quel bellissimo film che è Il buio oltre la siepe.Del quale vi consiglio anche di leggere lo splendido romanzo .
La storia è ambientata durante il periodo della grande depressione,nell'america più profonda e rurale.Un mondo chiuso e isolato,un universo che dietro all'apparenza di piccola comunità dedita al lavoro e ai sani rapporti umani nasconde segreti terrificanti e macabri.
Niles vive con la famiglia in questo posto.Bambino che seppure sia orfano di padre e con una madre malata,cerca di gustarsi come può la sua infanzia.Legatissimo alla nonna,una anziana di origine russe,la quale gli ha insegnato un Gioco.Quello di penetrare nella mente delle persone e degli animali,(in quella di Giovanardi non ancora),altro compagno di giochi è il gemello Holland.Proprio alla sua figura sono legate misteriose scomparse,terribili e raccapriccianti morti che colpiscono la minuscola comunità.
Mulligan riprende il tema classico del rapporto ambiguo tra fratelli,dei fantasmi,dei bambini satanici,ma gira il tutto con un vigore realistico che dona una nuova luce a una vicenda,che per quanto sia gustosissima,non è è nuova.Proprio il suo stile asciutto,stringato,eppure decisamente crudele ,rende la pellicola una piccola gemma del genere,una preziosa testimonianza su come girare un film anche crudele non significhi sprecare frattaglie e sangue,ma creare L'Atmosfera.Il finale è decisamente spietato e viene girato senza spargimenti di emoglobina,ma con una tensione snervante e distaccata.
Altro punto di forza è l'ambiguità della pellicola:esiste il fantasma o Niles è malato?Ambiguità che rimane anche nel finale dopo l'incendio del granaio.
L'orrore esplode poco la volta,prima il regista ci porta a conoscere i personaggi.Ce li descrive nella loro quotidianità,così abbiamo il tempo di comprenderli.Poi la morte arriva :implacabile e invincibile.Il film può anche essere questo:l'elaborazione del lutto in una mente incontaminata e giovane.Un mondo decadente,putrido,una comunità di morti,e la fantasia di un bimbo che non vuole cedere ad essa.
In ogni caso :gran bel film!
incursione nei territori del paranormale e dell'orrorifico da parte di un onesto e solido artigiano del cinema americano,peraltro autore di quel bellissimo film che è Il buio oltre la siepe.Del quale vi consiglio anche di leggere lo splendido romanzo .
La storia è ambientata durante il periodo della grande depressione,nell'america più profonda e rurale.Un mondo chiuso e isolato,un universo che dietro all'apparenza di piccola comunità dedita al lavoro e ai sani rapporti umani nasconde segreti terrificanti e macabri.
Niles vive con la famiglia in questo posto.Bambino che seppure sia orfano di padre e con una madre malata,cerca di gustarsi come può la sua infanzia.Legatissimo alla nonna,una anziana di origine russe,la quale gli ha insegnato un Gioco.Quello di penetrare nella mente delle persone e degli animali,(in quella di Giovanardi non ancora),altro compagno di giochi è il gemello Holland.Proprio alla sua figura sono legate misteriose scomparse,terribili e raccapriccianti morti che colpiscono la minuscola comunità.
Mulligan riprende il tema classico del rapporto ambiguo tra fratelli,dei fantasmi,dei bambini satanici,ma gira il tutto con un vigore realistico che dona una nuova luce a una vicenda,che per quanto sia gustosissima,non è è nuova.Proprio il suo stile asciutto,stringato,eppure decisamente crudele ,rende la pellicola una piccola gemma del genere,una preziosa testimonianza su come girare un film anche crudele non significhi sprecare frattaglie e sangue,ma creare L'Atmosfera.Il finale è decisamente spietato e viene girato senza spargimenti di emoglobina,ma con una tensione snervante e distaccata.
Altro punto di forza è l'ambiguità della pellicola:esiste il fantasma o Niles è malato?Ambiguità che rimane anche nel finale dopo l'incendio del granaio.
L'orrore esplode poco la volta,prima il regista ci porta a conoscere i personaggi.Ce li descrive nella loro quotidianità,così abbiamo il tempo di comprenderli.Poi la morte arriva :implacabile e invincibile.Il film può anche essere questo:l'elaborazione del lutto in una mente incontaminata e giovane.Un mondo decadente,putrido,una comunità di morti,e la fantasia di un bimbo che non vuole cedere ad essa.
In ogni caso :gran bel film!
mercoledì 4 gennaio 2012
GLI ULTIMI di VITO PANDOLFI
Pellicola del 1963,scritta dal regista Vito Pandolfi con la collaborazione di David Maria Turoldo,è un piccolo classico e capolavoro sommerso del cinema impegnato nella denuncia sociale e politica.
Cioè quel modo di fare cinema che io amo moltissimo e che per decreto legge costringerei a fare almeno una volta nella vita a tutti i cineasti di cielo,terra,mare,italici e non.^_^
Cosa racconta codesta pellicola?La storia dei contadini friulani durante il fascismo.Però la pellicola non è interessata alla propaganda del regime e al funzionamento della dittatura-non è Novecento-tanto che a parte un discorso e qualche scritta gigante sui muri non è per nulla evidenziata la presenza dei fasci.
La pellicola narra invece la realtà nuda e cruda,la miseria,le sconfitte,il dolore delle classi meno abbienti legate alla terra. Una storia contadina che riprende totalmente la lezione speciale e straordinaria del neorealismo,usandola al massimo delle possibilità.
Veniamo quindi a conoscere Checco,sensibilissimo decenne, pastorello di tre -dicasi tre-pecore dall'animo artistico e delicato che vive la miseria della sua condizione sociale,lo scherno degli altri bimbi,lo smarrimento di fronte alle disavventure dei grandi.Intorno a lui ci sono gli ultimi,quelli che hanno solo la loro povertà e la polenta come sostentamento delle loro esistenze.
Il film è assimilabile ai capolavori dei fratelli Dardenne,poichè Pandolfi firma la pellicola affidandosi a quella che è la realtà spogliata e cruda. Una grandissima lezione di cinema,una pellicola da recuparare assolutamente
Cioè quel modo di fare cinema che io amo moltissimo e che per decreto legge costringerei a fare almeno una volta nella vita a tutti i cineasti di cielo,terra,mare,italici e non.^_^
Cosa racconta codesta pellicola?La storia dei contadini friulani durante il fascismo.Però la pellicola non è interessata alla propaganda del regime e al funzionamento della dittatura-non è Novecento-tanto che a parte un discorso e qualche scritta gigante sui muri non è per nulla evidenziata la presenza dei fasci.
La pellicola narra invece la realtà nuda e cruda,la miseria,le sconfitte,il dolore delle classi meno abbienti legate alla terra. Una storia contadina che riprende totalmente la lezione speciale e straordinaria del neorealismo,usandola al massimo delle possibilità.
Veniamo quindi a conoscere Checco,sensibilissimo decenne, pastorello di tre -dicasi tre-pecore dall'animo artistico e delicato che vive la miseria della sua condizione sociale,lo scherno degli altri bimbi,lo smarrimento di fronte alle disavventure dei grandi.Intorno a lui ci sono gli ultimi,quelli che hanno solo la loro povertà e la polenta come sostentamento delle loro esistenze.
Il film è assimilabile ai capolavori dei fratelli Dardenne,poichè Pandolfi firma la pellicola affidandosi a quella che è la realtà spogliata e cruda. Una grandissima lezione di cinema,una pellicola da recuparare assolutamente
lunedì 29 novembre 2010
IL MEDICO E LO STREGONE di MARIO MONICELLI
Un giovane medico condotto arriva in un paesino del profondo sud italia.Dovrà scontrarsi con un sedicente guaritore ,il quale è ben visto dai cafoni e bifolchi locali.Nel frattempo assistiamo ad alcuni problemi sentimentali dei paesani:la giovane infermiera che si innamora del dottore e cerca di averlo per sè usando un filtro d'amore che cagionerà problemi di salute all'uomo di medicina,la sorella, Mafalda, del sindaco che vive nell'attesa spasmodica di rivedere il fidanzato disperso in Russia,la nipote del mago che si innamora di un soldato settentrionale.
Gustosissima commedia scritta da Age e Scarpelli,diretta da un grande maestro del nostro cinema Mario Monicelli,affronta in modo divertente,(ma non banale), lo scontro tra scienza e superstizione,tra medicina ufficiale e rimedi della tradizione popolare,la ferrea logica della razionalità e la speranza inopprtuna nei filtri.Interpretata da Marcello Mastroianni,(perfetto nella parte del dottore che viene da fuori e che non entra mai in sintonia con il paese),e da un favoloso Vittorio De Sica, (il mago truffatore tanto ben voluto dagli abitanti),la pellicola è senza ombra di dubbio una di quelle preziose opere della nostra commedia ,ormai ridotta a una serie di cazzatelle di romanticume indigesto.
Piccola parte per Alberto Sordi,alle prese con un altro italiano mascalzone piccolo piccolo
Gustosissima commedia scritta da Age e Scarpelli,diretta da un grande maestro del nostro cinema Mario Monicelli,affronta in modo divertente,(ma non banale), lo scontro tra scienza e superstizione,tra medicina ufficiale e rimedi della tradizione popolare,la ferrea logica della razionalità e la speranza inopprtuna nei filtri.Interpretata da Marcello Mastroianni,(perfetto nella parte del dottore che viene da fuori e che non entra mai in sintonia con il paese),e da un favoloso Vittorio De Sica, (il mago truffatore tanto ben voluto dagli abitanti),la pellicola è senza ombra di dubbio una di quelle preziose opere della nostra commedia ,ormai ridotta a una serie di cazzatelle di romanticume indigesto.
Piccola parte per Alberto Sordi,alle prese con un altro italiano mascalzone piccolo piccolo
sabato 20 novembre 2010
LA VIA DEGLI ANGELI di PUPI AVATI
Avati ha una carriera ricca e interessante,certo sfornando un film all'anno è anche assai discontinua,ma è lo stesso identico caso di Woody Allen.Partendo dai suoi primissimi film surreali,grotteschi,folli,passando per il genere horror,il racconto storico medioevale,fino alla narrazione "magica" del passato emiliano.Quasi sempre circondato da collaboratori fissi,che creano una sana atmosfera di Famiglia,Continuità,Insieme.Questo film segue due strade che dovrebbero sfociare in un unico grande affresco.Cioè una tradizione degli anni 30 ,sulle montagne emiliane.Infatti una volta all'anno si tiene una festa danezereccia dove i maschi e le femmine della specie umana si cercano,forse si trovano,ma spesso non succede nulla.Una dattilografa in vacanza presso la famiglia trova lavoro da una donna ricca che vive con la cognata-la campagnola farà da dattilografa per questa ultima e scoprirà che ella cova una profonda gelosia e forte rancore contro la cognata per via del fratello.-questa parte è forse la più debole con colpi di scena tirati via e una recitazione rovinata da Libero De Rienzo,ma questo è un classico.La seconda ,che è decisamente migliore,parla dell'uomo che si occupa di girare per trovare i "ballerini" della manifestazione.Un racconto tenero e dolente sul viaggio verso la morta,senza nessun tipo di retorica e consolazione.Grandissimi come sempre Gianni Cavina e Carlo Delle Piane,due straordinari attori,che regalano ai loro personaggi e alla loro storia una grande atmosfera da buon cinemaUn film quindi diseguale,ma buonissimo
martedì 2 dicembre 2008
LA NEVE NEL BICCHIERE di FLORESTANO VANCINI
Florestano Vancini è stato un regista assai prezioso e importante- almeno a mio modesto avviso-per il cinema di indagine sociale e politica nazionale.
Con questa opera televisiva,lontanissima da tante fiction odierne. racconta il canto del cigno della cultura contadina-mondo e cultura narrati benissimo in film quali NOVECENTO o L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI-attraverso le vicissitudini di una famiglia di contadini del ferrarese.
Mestieri e professioni scomparsi ormai da tanto tempo,tradizioni e valori modificati e in peggio dai decenni e dalla dittatura fascista ,la nascita delle leghe contadine e del socialismo,la rivolta proletaria e i conflitti dentro il movimento-che rimangono tali e quali ancora oggi-seguiti con un metodo assai legato alla realtà e alla sua rappresentazione,con concessioni romanzesche nei lutti e negli amori-ma anche questi assai credibili perchè ben contestualizzati,
Un'opera assai importante dal punto di vista televisivo,perchè parte di una tv che prende dal cinema e offre un servizio realmente pubblico e culturale.
La storia ha l'andamento delle saghe popolari e contadine e si pone come riflessione sociale e politca non banale
Con questa opera televisiva,lontanissima da tante fiction odierne. racconta il canto del cigno della cultura contadina-mondo e cultura narrati benissimo in film quali NOVECENTO o L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI-attraverso le vicissitudini di una famiglia di contadini del ferrarese.
Mestieri e professioni scomparsi ormai da tanto tempo,tradizioni e valori modificati e in peggio dai decenni e dalla dittatura fascista ,la nascita delle leghe contadine e del socialismo,la rivolta proletaria e i conflitti dentro il movimento-che rimangono tali e quali ancora oggi-seguiti con un metodo assai legato alla realtà e alla sua rappresentazione,con concessioni romanzesche nei lutti e negli amori-ma anche questi assai credibili perchè ben contestualizzati,
Un'opera assai importante dal punto di vista televisivo,perchè parte di una tv che prende dal cinema e offre un servizio realmente pubblico e culturale.
La storia ha l'andamento delle saghe popolari e contadine e si pone come riflessione sociale e politca non banale
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