venerdì 16 maggio 2014

I FIORI DELLA GUERRA di ZHANG YIMOU

Finalmente , dopo tanti rinvii, ho visto questa pellicola di Zhang Yimou. Ammiro tantissimo questo regista cinese, infatti durante gli anni 90 - anni cinematograficamente splendidi per un certo tipo di cinema- è stato uno dei miei due maestri di cinema , di educazione alla visione, alla base di questo splendido spettatore indisciplinato. L'altro, non c'è bisogno di dirlo era : Lars.
Fiori della guerra? Possibile? Un ossimoro di cattivo gusto? Un pessimo modo per caricare di sentimentalismo una pellicola che dovrebbe essere dura e scioccante?A un occhio distratto e quindi occidentale senza ombra di dubbio parrebbe così.
Invece anche in questo titolo vi trovo una certa struggente verità. Cosa sono delle ragazzine, poco più che bambine , al centro di quella cosa orribile e feroce, eppure così necessaria per imperialismi e colonialismi vari, che è la guerra? Dei fiori. Il loro candore , la loro purezza, entra sempre in contrasto con l'orrore della guerra,e penso anche sia una cosa tipicamente femminile. Qualsiasi uomo,anche quello più mite , a un certo punto scende a patti con l'orrore della guerra. In un modo o nell'altro entra a farne parte.Combatte da una parte o dall'altra,  diserta, si unisce ai ribelli,collabora. Le donne , ma no che dico? C'erano le ausiliare del fascismo e le collaboratrici!
Sentimentalismo femminista interrotto a metà,olè!

The Flower of War.jpg

Nel 1937 , l'esercito giapponese avanza sul territorio cinese. Sono massacri,violenza sulla popolazione inerme,atti di sadismo incontrollati .Si sa poco di questa storia,perchè nella nostra presunzione non riteniamo di conoscere le vicende degli altri paesi e popoli,se non attraverso luoghi comuni e un filo di razzismo. Questa è la natura della maggioranza degli europei e degli americani.
Queste amarissime storie sono presenti anche in quel capolavoro della letteratura che è : Sorgo Rosso, di Mo Yan. Da quel libro Zhang Yimou ha tratto il suo debutto.
Quindi con questo film torna a parlare di un evento tragico per la sua Nazione e il suo Popolo: la seconda guerra mondiale e l'occupazione giapponese.



La pellicola parla di un americano, beone e un po' pirla, di nome John. Un becchino che per caso si ritrova in quella parte del mondo.Dovrebbe sotterrare un prete morto. Egli, il defunto,era il rettore di un collegio cattolico situato in una cattedrale a Nanchino,la capitale della giovane Repubblica Cinese. La guerra però divampa e troppi morti , macerie,tensione palpabile , cozzano con la sua indifferenza occidentale.
In questo collegio-cattedrale si ritrovano un gruppo di giovanissime fanciulle e un ragazzino che dovrebbe occuparsi di loro. Ma è chiaro che non sono altro che vittime destinate a una brutta fine. L'invasore non si fa troppi scrupoli e stupri e violenze di ogni tipo non risparmiano nessuno.



Convinte di aver trovato un rifugio sicuro, alcune prostitute cercano riparo nella cattedrale. Nasceranno, inevitabilmente scontri tra due mondi diversissimi. .E in questo contesto nascerà anche una nuova coscienza di John. Davanti ai tentativi di stupro ad opera dei giapponesi,l'uomo spacciandosi per prete tenterà di salvare le ragazzine. Sarà il prezioso intervento di un eroico soldato cinese ad allontanare la marmaglia fascista nipponica.
 Coraggio,valore,lealtà.onestà,sacrificio per difendere i deboli,sono tutte qualità tipicamente comuniste. Anche i viaggi in siberia,se è per questo.Anzi,questi ultimi sono quelli che maggiormente apprezzo.



Da questo momento il film diventa l'epica storia di un sacrificio,di una redenzione. Anzi,a esser precisi :la redenzione, è il tema portante. C'è John che da beone idiota si trasforma in uomo coscienzioso,dolorosamente umano, ci sono le prostitute , che rappresentate come donne civettuole si riscattano con un finale che davvero fa sciogliere lacrime e sangue . Il piccolo e fragile George che si offre al sacrificio per salvare le sue ragazzine.
 Zhang ci mostra l'Umanità. Non ci lascia naufragare nella violenza insistita e scioccante , giusto per scandalizzare,ma dopo ogni atto di miserabile bassezza ,ecco lo splendore degli esseri umani. Non eroi, nessuno di loro lo è, (forse solo il compagno soldato con la sua morte eroica,ma è dettata dalle circostanze. Comunque gli tributato applausi e lacrime a non finire !), sono persone e anche tra le non migliori della società che trovano un riscatto perchè nonostante tutto: restano umani.

Per cui il film  è molto commovente,a tratti quasi fastidioso , perchè la violenza sulle donne è una cosa repellente e inqualificabile. E quando ci vengono mostrate certe crudeltà è difficile resistere.



Quindi opera da vedere, più di una volta, altro film importante nella carriera di Zhang Yimou e con uno straordinario,bravissimo, Christian Bale. Che si conferma essere Zeus, ( una storia lunga ,ma qualche amico e amica di facebook capirà), un ottimo attore.

lunedì 12 maggio 2014

DOPPIA RECENSIONE LA BELLA VITA DI PAOLO VIRZI'


Sabato per il Cinema Condiviso, io e Valentina abbiamo rivisto l'opera di debutto di Paolo Virzì: La Bella Vita. 
Questo che segue è il suo contributo,peraltro già esauriente, in conclusione alcune mie considerazioni.






In Italia abbiamo una manciata di registi che sanno ancora fare film che raccontano la realtà per quella che è senza giudicarla ma con una partecipazione emotiva e un amore per i propri personaggi che ne rende perfettamente l'umanità. Uno di questi è Paolo Virzì. So di essere di parte e lo ammetto tranquillamente, anzi, lo sottolineo sempre. Ma Virzì, per me, è uno dei pochissimi che ha saputo raccogliere ed attualizzare la tradizione tutta italica della commedia dolceamara, quella che da Scola a Monicelli, passando per Germi e Risi, ci ha sempre regalato un sorriso amaro e la possibilità di riflettere sui nostri vizi e le nostre virtù.

Ecco, Virzì, per me, ha ripreso questa tradizione e l'ha assorbita completamente ma ha fatto un passo in avanti perché è riuscito a calarla completamente nell'attualità del tempo che stiamo vivendo, un tempo di precarietà, in cui la mancanza si sicurezza economica mette in crisi e rende fragili pure i sentimenti e i legami. Ma tutto questo non diventa mai cinismo in Virzì. Lo sguardo che ha sui suoi personaggi è sempre delicato ed empatico; verso di loro ha quella compassione che, secondo il significato etimologico del termine, significa soffrire insieme.

E questo film è uno di quelli che lo dimostra in maniera più convincente e forte.

La storia si potrebbe riassumere facilmente come una mera storia di corna in cui un matrimonio stanco viene improvvisamente distrutto dalla passione che la moglie scopre di nutrire per il conduttore di un'emittente televisiva locale. In realtà il film ci regala una profonda analisi sociale che parte dalla disgregazione di un'identità che è quella della figura dell'operaio e del lavoratore in generale per arrivare alla perdita completa di punti di riferimento emotivi che porta all'incomunicabilità totale e ci allontana l'uno dall'altro chiudendoci in un individualismo che sta diventando, sempre di più, connotazione del periodo storico in cui viviamo. E Virzí pare dimostrare come avviene tutto questo e come è possibile che due persone, che in fondo si amano, possano arrivare a ferirsi, a distruggersi, a non avere più niente da dirsi. Se prendiamo un uomo comune che lavora in fabbrica (bellissima l'ambientazione all'Ilva di Piombino), che è sposato con una donna altrettanto comune che lo ama, con dei genitori fieri di appartenere a quella classe proletaria e cumunista tanto diffusa in Toscana e di aver trasmesso questa appartenenza al figlio (il personaggio del padre che afferma che gli fa schifo l'idea di avere un figlio industriale è bellissimo e commovente), con una solidarietà sviluppata tra amici e vicini di casa (trovarsi la sera a guardare insieme la tv, andare qualche volta a teatro, essere tesserati al partito e iscritti al sindacato perché insieme siamo più forti... tutte cose che, tristemente, si stanno perdendo...) e lo priviamo delle sicurezze con cui è nato e vissuto fino a quel momento togliendogli il lavoro, rendendolo un inoccupato, facendolo sentire inutile, superfluo, senza futuro, quale sarà la sua reazione? E la reazione di Bruno (un bravissimo Claudio Bigagli, assolutamente perfetto per la parte) è quella di chiudersi in se stesso, di non riuscire più a vedere ciò che gli succede intorno, di perdere ogni possibile senso all'interno della società e, di conseguenza, della propria vita. E anche qui Virzì è abilissimo a mostrarci le possibili reazioni come quella del vicino di casa, apparentemente sereno avendo trovato il modo di riempire le improvvise giornate vuote dedicandosi al suo hobby, la caccia, ma che finisce per uccidersi, rendendo palese un malessere tenuto nascosto a tutti, o quella dei colleghi del protagonista che decidono di mettersi in proprio improvvisandosi imprenditori senza rendersi conto che la deriva capitalista di questa società non perdona chi non ha le risorse (economiche, professionali e (a)morali) per sopravvivere (il self made man è e rimane un sogno americano, anche se, negli anni 90 abbiamo tentato di importarlo realizzando soltanto una sequela di fallimenti e disfatte). In tutto questo il protagonista tenta di sopravvivere con quello spirito naïf che quasi sempre hanno tutti i protagonisti dei film del regista labronico. Purtroppo la precarietà lavorativa finisce per trasformarsi anche in precarietà sentimentale e Bruno sembra non accorgersi a lungo che la moglie Mirella (una Sabrina Ferilli mai stata così brava) porta avanti da tempo una relazione sessuale con Gerry Fumo, noto conduttore di una televisione locale (Massimo Ghini, attore spesso sfruttato malissimo ma capace di dare buonissime prove recitative come in questo caso). Una relazione sessuale perché tra Gerry e Mirella tutto si connota con l'attrazione, la pulsione sessuale, la passione fisica. Gli incontri che Virzì ci mostra fra i due sono esclusivamente di questo tipo anche se entrambi finiranno per scambiarli per altro, come spessissimo avviene in queste situazioni. Ma il senso di colpa di Mirella e l'affetto profondo mai messo in dubbio nei confronti del marito non basteranno a ricucire un rapporto che si è irrimediabilmente incrinato. E anche quando i due protagonisti tentano di tornare insieme finiscono per scoprirsi due estranei, per non avere più niente da dirsi, per perpetrare quel muro di incomunicabilità che, ormai, è diventato ua caratteristica del loro rapporto. E questa è la vera tristezza e tragedia del film perché ogni cosa che vedi accadere sullo schermo sai già che porterà alla distruzione, alla separazione, all'allontanamento inequivocabile. E vorresti gridare, fermarli prima che sia troppo tardi. Ma non puoi farlo. E non perché sei, semplicemente, uno spettatore ma perché la disgregazione sociale data dalla precarietà non si limita la mondo del lavoro ma penetra, come un virus mortale, all'interno della vita delle persone e finisce per trasformarsi in incomunicabilità, distanza, individualismo. E non c'è niente da fare. Ma, come dicevo all'inizio, Virzì non è, per sua natura, un cinico disfattista e nel bellissimo e malinconico finale pare aprire alla speranza di una ricostruzione, di un cambiamento di rotta. Ma il resto è un'altra storia che i tempi in cui viviamo non sono ancora maturi per ascoltare.

Valentina




Opera anomala e particolare , a mio avviso, nel panorama vasto del cinema di Virzì. Il quale già con la seconda pellicola - Ferie d'Agosto - avrebbe giocato con una certa "paraculaggine" rielaborando i tipi di destra e sinistra presenti sul nostro territorio nazionale. Lasciando in disparte un'umanissima malinconia assolutamente amara,per quanto aperta - come il finale sottolinea- a diverse possibilità non per forza tragiche.
LA BELLA VITA, è una tipica ossessione occidentale, che poi esportiamo con successo nel resto del mondo. Cosa sarebbe codesta "bella vita" che tutti bramano? Cosa è questa vergogna ben installata nella testa dei pirla- come Gerri Fumo- o di gente allo sbaraglio senza più radici e con la crisi nelle coppie ,segnali di quello che sarebbe avvenuto dopo.
Ora siamo precari nel lavoro e nei sentimenti. Bruno aveva almeno un passato di gloria operaia,e solidarietà sociale,partitica,sindacale,umana. La disgregazione del posto di lavoro,di unità dei lavoratori ha portato alla luce la Grande Illusione: tutti fanno i soldi. Ma tutti chi?E questa per molti è la bella vita: soldi,sesso - possibilmente con tanti partners diversi- sballo ,lusso. Il berlusconismo avrebbe poi peggiorato il tutto. Così si sono evoluti e moltiplicati i Gerri Fumo: gente vuota,pleonastica, fighetta,costruita sull'immediata piacioneria,ma fragili,idioti,squallidi. Questo è un personaggio che rappresenta il futuro del paese, quel tipo di persona che ti chiedi: ma davvero siamo così ? Come è stato possibile? Il crollo dell'ideologia. L'allontanamento dalla radice classista della nostra vita, la perdita da parte del proletariato di coscienza di classe, diventata ignoranza da plaudire e reazione mortificante da esibire o corsa all'arricchimento. La stessa natura dei piccoli padroncini,con la loro visione miope in campo politico ed economico. Sai quelli convinti che il capitalismo ti  dia solo danaro e benessere ,e poi quando scoprono il gioco al massacro se la prendono con la casta,gli stranieri, i comunisti, le tasse
Questo di Virzì è l'addio malinconico prima dell'apocalisse. Qui vediamo ancora operai come organizzazione sociale e politica, come appartenenza e fierezza,ma già il pre finale con le ex tute blu che aprono una piccola industria balneare sfruttando manodopera straniera,fa ben veder dove saremmo finiti.
Testimone di questa disgrazia in arrivo è Bruno, uno splendido personaggio , interpretato benissimo da Claudio Bigagli. Uomo normale,lavoratore,marito, leale  ed onesto.Medio,certamente non un eroe, non uno di quelli che paiono darvi una vita di lussi sfrenati ed materialisti,cosa che invece potrebbe offrire Gerri Fumo, piccolo divo di una tv locale. Ottimo come sempre il buon Massimo Ghini, spesso usato per ruoli non facili e gradevoli,ma che ricordo anche nel bellissimo L'Isola di Lizzani,donde lui interpretava un giovane Amendola, noto leader del Pci.
Lo scontro tra due uomini: quello del passato con la sua ben disegnata identità umana e lavorativa e quello del presente-futuro: un pirla che vivacchia una vita effimera di bassi piaceri. Incapace di amare,infantile e ricattatorio. Vuoto,disarmante vuoto di pensiero,carattere. Eppure anche per lui Virzi, vorrebbe che provassimo un po' di empatia. Perchè appunto  non è cinema bacchettone, moralistico,non ci sono tesi,ma solo persone e il loro destino.
Particolare attenzione è riservata al personaggio di una strepitosa Sabrina Ferrilli prima del suo ruolo da oscar...quella della giudice nel talent Amici. Bravissima nel rappresentare il conflitto del suo personaggio tra fedeltà al suo uomo e alla sua classe e l'attrattiva verso il nulla ricoperto d'oro.

La Bella vita è l'opera forse migliore di Virzì,autore discontinuo verso il quale ho un rapporto cinefilo di amore e odio. Uno dei migliori debutti nella storia del cinema italiano



giovedì 8 maggio 2014

Ragguagli librosi



L'amica Valentina Orsini lancia sul suo blog CriticissimaMente una iniziativa dedicata ai libri e alla sana attività di leggere. Cosa avete letto in questo mese? Cosa vi ha lasciato queste letture?
Quindi ecco i libri che ho letto e suggerisco.

MURAKAMI  KAFKA SULLA SPIAGGIA

Una splendida scoperta , avvenuta per caso. Un cliente mi lascia codesto libro per porlo tra quelli di "scambio", ( nella mia edicola c'è questo servizio : se avete libri che non leggete me li portate e vi prendete qualcuno di quelli messi a disposizione),io cor cazzo che lo  lascio in mezzo agli altri e comincio a leggerlo.
Splendido:doloroso,epico,commovente,surreale.



http://bookkakelibriinfaccia.blogspot.it/2014/04/kafka-sulla-spiaggia-di-murakami-haruki.html

la mia recensione, nel mio blog dedicato ai libri


PUSKIN- LA FIGLIA DEL CAPITANO

Breve,ma avvincente romanzo d'amore ambientato in un contesto politico ben preciso , quello della rivolta d Pugacev. Una grande storia di amore,lealtà,coraggio, di riscatto da parte del personaggio protagonista. Lettura rapida,che conquista. Un grande classico



JULIE MAROH IL BLUE  E' UN COLORE CALDO



Graphic novel,o romanzo a fumetti- che è meglio,è italiano- alla base di quell'immenso capolavoro che è La Vita di Adele, è la storia tragica di un amore tra due donne.  Ingenuo, appassionato, toccante.

GIORGIO CAPRONI- TUTTE LE POESIE




Grazie alla "mia" Valentina, ho scoperto la poesia. Caproni è una scoperta avvincente,emozionante,splendida.  958 poesie che spaziano dai ricordi della madre,alla sua vita a genova,a dio e a tanto altro.
Difficile spiegare un libro di poesie..si vivono!

E le vostre letture?
Segnatele nei commenti,o mettetele nei vostri blog!

martedì 6 maggio 2014

NEBRASKA di ALEXANDER PAYNE

La vecchiaia è un po' come tornare all'infanzia: i capricci, la dipendenza ,il confine reale e immaginario labile, le difficoltà nei movimenti ,la purezza  e la voglia di dire tutto quello che si pensa o no. Solo che per l'infante tutto questo prelude alla vita, per il vecchio, alla nostra unica certezza: la morte.
Non è facile vivere con gli anziani, nè per noi nè per loro.  L'idea stessa di vita produttiva , tanto propagandata nei paesi occidentali, è assolutamente negativa per essi.  Qui conti se sei carne da macello per produrre e far fare soldi a chi ne ha già tanti. Poi cosa sei? Il fatto di essere inoccupati e non più fisicamente spremibili, li rende inutili per molti.
Non ho un bellissimo rapporto con la vecchiaia, ma la accetto come evento- spesso tragico- della vita. Non voglio rimanere sempre giovani e disprezzo i vecchi giovanili. Non nel senso di quelli che tengono allenata la mente,gli interessi culturali,la socialità,ma quelli pacchiani e ridicoli,tipo il nano di arcore ok?Spesso appartenenti alla media borghesia decomposta e destronza. Ok,ci siamo compresi? Per tanti anni ho pensato che se fossi invecchiato solo e mi fossi ammalato ,bè mi sarei suicidato. Un bel pensiero,non c'è che dire. Chiaro che gli ultimi avvenimenti nella mia vita, mi han fatto accantonare questa idea. Perchè forse esiste una vecchia serena e accettabile: quella che si vive in coppia.
Ecco,ieri sera sono andato a vedere un buon film sulla vecchiaia e altro.
Questo



Ora sapete ultimamente c'è in giro un virus che ha colpito i baldi censori. Sono tutti portati a veder solo capolavori e quindi un film ben fatto,gradevole, piacevole,ma che cazzo non è un capolavoro,viene abbandonato in un angolo. Lasciamo perdere che poi quando si trovano davanti un capolavoro non lo riconoscono e si accaniscono contro,tornano buoni  e remissivi alla presenza di mattcoso o di uno di quelli alla moda.
Per avallare sta tesi,a "quarcheduno ", ha tirato in ballo il film di Lynch con il vecchio che attraversa l'america per incontrare il fratello: Una storia vera.
Lo dico subito: non c'entra un cazzo. Roba da critica del Fatto Quotidiano,mi sa.
L'opera in questione è un buon film medio, sicuramente non un capolavoro,ma nemmeno mediocre o pleonastico. Una pellicola che tratteggia degli ottimi personaggi. Perchè ottimi? Perché credibili.



Non è sicuramente un film originale, sperimentale,non lo è. Ma nemmeno è sciatto,risaputo, stucchevole. Vi è un'urgente desiderio e volontà di far risaltare il lato umano, e non "positivo" a tutti i costi, dei personaggi e questo crea empatia tra me e loro. La storia di Woody e suo figlio David, del loro viaggio dal Montana al Nebraska per ritirare un premio milionario, del tutto fasullo, è ben raccontata e diretta. Non siamo ai livelli altissimi di "A proposito di Schmidt",ma è pur sempre un film valido
Per come viene portata in scena la vecchiaia: senza drammi eccessivi,ma senza - nemmeno- troppa faciloneria, gaiezza spropositata, con un tocco lieve eppure profondo e tanto rispetto per i personaggi



Payne parla dei penultimi,che sono ancora più sfigati degli ultimi,perché del tutto ignorati . Sono la gente invisibile che ha lavorato e forse amato,ma senza picchi ,senza gloria,senza troppo entusiasmo. Hanno vissuto placidamente la loro mediocrità, sono la maggioranza di noi. Siamo noi.  E anche qui ci mostra un personaggio memorabile: Woody, interpretato benissimo da Bruce Dern- icona e grande attore della new holliwood radical e indimenticabile degli anni 70,padre di una bravissima attrice come Laura Dern-  Questo uomo è stato alcolizzato, non molto amato dalla famiglia, certamente non rammentato e rispettato dalla collettività.  Eppure partendo dal pretesto del biglietto vincente della lotteria, un po' alla volta ci affezioniamo a questo uomo. Che se all'inizio gioca a fare il baldanzoso e sboccato ,finisce per dimostrarsi fragile e candido di fronte alla bramosia di danaro dei famigliari, agli attacchi della moglie, al rancore del bastardissimo ex socio- un grande Stacy Keach , attore che io adoro fin dai tempi di Città Amara di Houston e poi della serie Mike Hammer- e viene fuori tutta la fragilità che non è cosa da vergognarsi . Da nascondere
Vabbè,altri diranno il contrario. Quelli che di professione fanno i Profeti di sventura,di cinismo piccolo borghese,magara pure ritenendosi grandi scrittori. Grazie a Stalin li ignoro.



Così il biglietto vincente scatena i rapporti tra famigliari,conoscenti e Woody. Il film sta in bilico anche qui: non è un feroce attacco all'arretratezza di un popolo arretrato come quello americano,ma nemmeno uno scomposto inno al nido famigliare. Ci sono delle persone , mediocri,normali,portate alcune a una naturale idiozia e altri più simpatici,ma è proprio questa capacità di creare personaggi così reali e credibili,che mi porta ad amare questo piccolo film
Oltretutto viene molto ben sviluppato e scritto il rapporto tra Woody e David, suo figlio. Ecco il personaggio di questo ultimo è ben realizzato e interpretato da Will Forte. Un uomo normale,con un lavoro che - intuiamo - non ama tanto, una relazione fallita alle spalle,la quale pesa ancora tanto E questo padre che assiste,non sempre comprende,ma non cerca la rottura,il non abbiamo nulla da dirci. Tutte cose che vanno per la maggiore oggi,dove è facile dividersi,farsi stupide guerre e ben più difficile costruire rapporti amichevoli,duraturi,di rude e forte confronto.
David è un bel personaggio proprio per questo.



Nebraska è un film acustico e minimale,come l'ottimo lavoro di Bruce Springsteen, buon cinema medio,che parla di umanità piccola e fragile,con empatia e senza stucchevolezza .
Per me merita

domenica 4 maggio 2014

AIR DOLL di HIROKAZU KOREEDA

La bambola gonfiabile, per me, è simbolo di una solitudine feroce, totale, assoluta. Se ,ad esempio, il vecchio e classico puttaniere ricerca, con metodi del tutto esecrabili e condannabili, il calore umano, lo scambio di un superficiale contatto umano, comunque voluto e ricreato artificialmente, colui che usa una bambola gonfiabile elimina la parte "umana" e gode del proprio esser solo. Perchè teme talmente tanto l'altro essere umano da usare un surrogato,un sostituto, che coscientemente sa , non esser reale e vero.Priva di partecipazione, emozione.
Una tragedia assoluta per me.




E si vede anche per il regista di questo dramma agrodolce. Visto che egli si chiede: ma una "cosa", che ha fattezze umane, non è forse in qualche modo - per riflesso,anche- umana pure lei?  D'altronde il suo padrone le ha dato un nome, forse quello di un suo lontano amore,e le si richiede di ripetere una certa intimità, comunque umana. Alla base la storia è tratta in un popolare manga,che io chiaramente non ho letto . Non amando e non capendo il mondo dei fumetti.

Così un giorno, la nostra air doll, si anima. Si alza dal letto. Si veste con un improbabile completino da cameriera ammiccante,e scopre la città. Il mondo.



Sottolineato da una colonna sonora minimale,ma capace di emozionare, seguiamo la protagonista che con il suo candore,purezza,fa da contraltare alla solitudine e amarezza degli esseri umani. Quasi sempre accennata con piccoli esempi, sotto voce,ma avvertiamo tutti la desolante sensazione di abbandono, di chiusura , che gli umani hanno tra di loro. Non si incontrano mai,ad esempio. Se non il titolare del negozio di noleggio dvd e il giovane aiutante,ma non gli altri. Chiusi nel loro abbandono. Quasi normale,quasi scontato. La signora che teme il posto di lavoro, quella che gira ringraziando e con forse- non l'ho capito bene,ammetto- un passato di perdita della famiglia per colpa di un assassino, un vecchio solitario che passa le giornate su una panchina, ex supplente per tutta la vita.



E poi c'è lei: cosi dolce,ingenua,pura. Che si diverte a volteggiare leggiadra,che scopre la carezza del vento, così altruista. Che non conosce i film, impreparata di fronte allo squallore e all'amarezza. Lei che si interroga su cosa sia un compleanno. Un personaggio meraviglioso. Sempre in bilico sul disastroso patetismo,ma superato senza ombra di dubbio. Sempre che voi non siate di quelli che devono fare i cinici 24 h su 24, perchè da tempo non sapete confrontarvi con la parte più dolce di voi. Si,hai presente quelli che giudicano ipocrita ogni buon sentimento. Bè,dai quelli lì Ma se voi invece siete persone normodotate e con un briciolo  di capacità di gestire le emozioni, anche male,ma comunque le vivete e non vi spaventate a manifestarle,ecco non potreste non amare alla follia questo personaggio e provare una pietà adulta, matura,per i personaggi di contorno . E per noi.



L'opera dopo una partenza leggera,dolce, malinconica, finisce in aperto dramma. Radicale e amarissimo, ma dopo un fatto di sangue ,la pellicola prende un'altra direzione. Fino a un finale bellissimo,dolcissimo,tenero e commovente ,ma davvero tanto-dico solo che alla scena del compleanno ero in lacrime e piagnucolante come non mai- finale che seppure nato da una tragedia conferma l'Umanità, La Vita, quella piccola ,labile,fragile ,gioia di "esserci", come l'elemento naturale dell'essere umano

E tutto questo grazie a una bambola gonfiabile,senza scadere in scandali o provocazioni gratuite. Solo mostrando quella cosa che per codardia,desolazione,pigrizia,teniamo sempre nascosta: L'Umanità, la nostra dolce voglia di gioire della vita con e per gli altri.