Compassione.
Non è una parolaccia, non è una bestemmia, non ti assicuro che ti faccia aumentare i like o le condivisioni, molto probabilmente ti beccherai del buonista, per cui ipocrita. Tutto questo per la compassione, certo, e per la sensibilità, l'empatia, il fatto che pensi di non esser solo o sola con la tua libertà, le tue soddisfazioni, perchè gli altri non ti fanno paura, non sono nemici da battere o da metter al rogo.
Tu pensi che bene o male siamo tutti esseri viventi, soggetti alla legge del dovere e responsabilità verso noi stessi e gli altri, e che essendo umani siamo anche fragili e pronti prender la strada sbagliata, così, per un momento di miseria, di solitudine, di amarezza.
Possiamo aver ben chiara la nostra vita ma non è detto che essa prenda davvero la direzione che vogliamo ed è facile trovarsi con gli altri
Narrare questi esseri umani, narrare le debolezze e mancanze, ma senza condannarli con cinismo, senza disprezzarli e godere delle loro sofferenze, perché il genere umano fa schifo, non è cosa così facile e semplice. Lo mostrano tutti quelli che davanti a un film di Virzì si fermano al dito, il solito e ridicolo "buonismo", e non vedono che è tra i pochi a descrivere con partecipazione affettiva la varia e disgraziata umanità. Un personaggio non va caricato perché così il popolo capisce: quello è il cattivo, quello è il laido, quello è il buono. Veder la luce dentro il buio, così dice il regista. Operazione intellettuale nobilissima che non tutti siamo in grado di sostenere , ma non per questo è sbagliata.
La differenza tra mestierante e autore è proprio questa: il primo è il galloppino dei produttori, gli affidano lavoro , spesso fatto benissimo, per un sicuro tornaconto quanto meno delle spese, il secondo ha un suo tema. Come Virzì, Moretti, Von Trier. Poi possono anche non piacere,ma non vanno nemmeno liquidati con accuse ridicole.
Di cosa parla "La pazza gioia" ? Di un incontro, un'amicizia, tra due donne, le quali per motivi diversi si ritrovano in una specie di clinica psichiatrica, ma non di quelle ignobili dove si pratica la violenza su soggetti bisognosi di attenzioni, una, al contrario, dove si cerca un certo recupero e reinserimento, laddove possibile, di queste donne nella società. Secondo le loro possibilità.
Un giorno Beatrice e Donatella, scappano. Inseguendo un sogno di libertà, una piccola e fragile promessa di felicità. Perché essa esiste, è a portata di mano, ma sfugge sempre e per alcuni "sempre"
Una è logorroica, impicciona, si crede una contessa, non ama l'ineleganza e i sottoposti, l'altra è chiusa dentro un dolore fortissimo e un marchio di condanna che non le dà pace. Non c'è bisogno di grandi tragedie, o di caricare nulla. La vita è un saliscendi di disastri e piacere, questo mostra il film. Due disadattate, che rimarranno così per tutto il film, che forse alla fine un loro piccolo equilibrio lo trovano. Quelle mezze vittorie, ma nemmeno, che però hanno il potere di renderti sopportabile e degna di esser vissuta, la tua esistenza. Matta o no.
Intorno a loro infermieri, psicologi e pure il direttore che cercano di aiutarle, padri e madri sciagurate, ( che bello rivedere Marco Messeri e Anna Galiena, hanno piccoli ruoli, ma incisivi), taxisti che al momento si rendono protagonisti di un grande atto di solidarietà, e uomini odiosi, squallidi, che rovinano la vita degli altri. Ma su tutto Paolo Virzì e Francesca Archibugi pongono un'amarissima e dolorosa tenerezza. Che non è falsa perché non dice che queste persone grazie all'amore o amicizia si salveranno, non è "il lato positivo", ma ci mostra solo che condannarle e isolarle dal basso del nostro pregiudizio è esecrabile. Amano e vogliono amore come tutti, perché fanno parte di questa difettosa, e a tratti odiosa umanità, ma che la compassione, come scrivevo all'inizio, e l'empatia possono portarci a capire, non giustificare o chiudere un occhio, le vite così segnate e dure.
Ci si commuove vedendo codesta opera. Tanto. C'è un monologo della Ramazzotti , splendida e toccante, conferma le sue enormi doti recitative, che è duro da sostenere. Duro e impossibile, anche se il gesto che compierà, sarà filmato come un atto di infinita dolcezza, cosa che non è. Si piange di rabbia, per colpa di quelle bestie che sono i maschi. Anzi: una ben precisa categoria di teste di cazzo che sono maschi, poi ci siamo anche noi che non siamo affatto male.
Ed è bello e giusto fare questo: piangere di commozione e divertirsi nello stesso tempo e film. Perchè la commedia, tanto detestata e insultata, è tra i generi non solo il migliore, per me, ma anche quello più complesso e ricco di sfumature. A volte hai zalone, altre volte opere come queste.
La pazza gioia è sapersi emozionare e saper emozionare il proprio pubblico.
mercoledì 18 maggio 2016
lunedì 25 aprile 2016
WELCOME di Philippe Lioret
Lo vuoi vedere un super eroe? Ti piacerebbe vederne uno vero? Dai vieni con me. Non dobbiamo viaggiare molto. Si, è vero che questi super eroi mica vanno in giro a fermare i tram in pieno giorno, non penso proprio. Sai i cattivi danno la caccia a loro. I cattivi credono in una cosa chiamata "decoro cittadino". Ora fai attenzione: il decoro cittadino è strano. Se la prende con quella gente che è colpita in pieno dalle politiche scelte dai bravi cittadini. E a esser colpiti sono sempre i super eroi, figlia mia è così.
Da dove vengono? Da paesi lontani. Colpiti da una terribile magia. Vuoi sapere come si chiama questa terribile magia: Democrazia. In nome suo, come per incanto compaiono ribelli pacifici che tagliano la gola a destra e manca, ad esempio o aerei senza piloti, mi pare che si chiamino droni, e bombardano.
Devono cacciare i cattivi regnanti di quei paesi lontani. i bravi cittadini non sanno un cazzo di quei regni, e si illudono di spiegare agli altri cosa è la libertà. Alcuni basta veder della gente in piazza e vengono tra orgasmi di libertà e civiltà. Dai, l'hai capito anche te: siamo delle teste di cazzo presuntuose, che si permettono di rovinare la vita agli altri. Ed è colpa loro se le cose sono andate come vanno. I progressisti insisteranno sulle rivolte che si accendono e spengono di colpo, che le cose cominciano bene e poi...i reazionari ti diranno che mo vengono le armate degli straccioni. ti spiegheranno che rubano, violentano, portano via il lavoro, che poi parlano di quei lavoretti con contratti ignobili e a scadenza che farai per tutta la vita eh, c'è il loro capo che parla di ruspe: le teste di cazzo applaudono.
Si, ma ti parlavo di super eroi. Giusto? E tu come lo spieghi un essere umano che attraversa deserti, mari, città, violato, picchiato, derubato, umiliato, che arriva da noi? Dopo tutto questo? Per te c'è qualcosa di umano in quello che subisce? Per te è normale resistere così tanto? E poi quando pensa di esser salvo: la polizia, i centri di prima accoglienza, l'espulsione. Si nascondono sotto i camion, non solo. Molti muoiono, così, come se ti parlassi di mosche schiacciate. Altri resistono e continuano. Non sono forse super eroi? Non hanno forse dei poteri o cosa simile?
Ma se è vero, ed è verissimo, che non abbiamo bisogno di eroi, figurati di super eroi. Li lascio a chi non è in grado di sistemare la sua vita, e si nasconde nell'infanzia sognata e non vissuta. Li lascio ai cittadini che delegano, ci pensa bat man non io. Ma se tu un giorno dovessi nascere, carissima Anna Jane Eponine, ecco il tuo papà ti dirà solo una cosa: è compito tuo. Stare con gli umani o con le teste di cazzo. Guardale bene le teste di cazzo, talora si travestono anche da gente progressista, ma se vedi o senti che puntano a un loro e noi, non avere dubbi. Allontanali o tienili per il tuo divertimento. Però, carissima, tieniti questa semplice regola: siamo umani. i paesi non contano un cazzo.
Da dove vengono? Da paesi lontani. Colpiti da una terribile magia. Vuoi sapere come si chiama questa terribile magia: Democrazia. In nome suo, come per incanto compaiono ribelli pacifici che tagliano la gola a destra e manca, ad esempio o aerei senza piloti, mi pare che si chiamino droni, e bombardano.
Devono cacciare i cattivi regnanti di quei paesi lontani. i bravi cittadini non sanno un cazzo di quei regni, e si illudono di spiegare agli altri cosa è la libertà. Alcuni basta veder della gente in piazza e vengono tra orgasmi di libertà e civiltà. Dai, l'hai capito anche te: siamo delle teste di cazzo presuntuose, che si permettono di rovinare la vita agli altri. Ed è colpa loro se le cose sono andate come vanno. I progressisti insisteranno sulle rivolte che si accendono e spengono di colpo, che le cose cominciano bene e poi...i reazionari ti diranno che mo vengono le armate degli straccioni. ti spiegheranno che rubano, violentano, portano via il lavoro, che poi parlano di quei lavoretti con contratti ignobili e a scadenza che farai per tutta la vita eh, c'è il loro capo che parla di ruspe: le teste di cazzo applaudono.
Si, ma ti parlavo di super eroi. Giusto? E tu come lo spieghi un essere umano che attraversa deserti, mari, città, violato, picchiato, derubato, umiliato, che arriva da noi? Dopo tutto questo? Per te c'è qualcosa di umano in quello che subisce? Per te è normale resistere così tanto? E poi quando pensa di esser salvo: la polizia, i centri di prima accoglienza, l'espulsione. Si nascondono sotto i camion, non solo. Molti muoiono, così, come se ti parlassi di mosche schiacciate. Altri resistono e continuano. Non sono forse super eroi? Non hanno forse dei poteri o cosa simile?
Ma se è vero, ed è verissimo, che non abbiamo bisogno di eroi, figurati di super eroi. Li lascio a chi non è in grado di sistemare la sua vita, e si nasconde nell'infanzia sognata e non vissuta. Li lascio ai cittadini che delegano, ci pensa bat man non io. Ma se tu un giorno dovessi nascere, carissima Anna Jane Eponine, ecco il tuo papà ti dirà solo una cosa: è compito tuo. Stare con gli umani o con le teste di cazzo. Guardale bene le teste di cazzo, talora si travestono anche da gente progressista, ma se vedi o senti che puntano a un loro e noi, non avere dubbi. Allontanali o tienili per il tuo divertimento. Però, carissima, tieniti questa semplice regola: siamo umani. i paesi non contano un cazzo.
Questo è un film: solo un film. Eppure ci dice cose che accadono ogni giorno, parla delle distanze, della cecità della legge, del piccolo cittadino che si reputa nel giusto se denuncia un suo simile. Ci parla di uomini che scappano, fuggono, soffrono e muoiono. Per vivere meglio , perché si illudono che l'occidente sia un posto migliore.Lo stesso occidente che li bombarda e li spinge a scappare. Ci parla di un uomo che fa la scelta giusta e di come nella democrazia liberal-capitalista, le scelte libere si pagano sempre. Ah, come siamo bravi a vender la favola della libertà di pensiero, parola, espressione. Favolette per coglioni. E infatti tutti a dire: figo qui. Posso dire quello che voglio. E non conti nulla, ma è un dettaglio.
Welcome è cinema fondamentale e necessario. Non potete né dovete perderlo. Ci sono super eroi che vengono da lontano, e i cattivi così idioti che solo un comic movie...Forse è vero: viva i super eroi.
venerdì 8 aprile 2016
VELOCE COME IL VENTO di MATTEO ROVERE
Come si intitolava quel film di 007 degli anni 80? Mai dire mai?Sì, giusto proprio quello! Ecco, sarebbe un motto, una legge che dovrei tener in considerazione. Perchè, faccio un esempio, io non amo affatto i film sui motori. Quelle pellicole dedicate a gare automobilistiche e menate simili. Non guido, non mi intendo di macchine, non me ne frega proprio niente. Mi rendo conto di perdere anche dei bellissimi film, ma velocità e motori è materia che mai mi ha destato interesse, un po' come i film dedicati ai super eroi. Così, per curiosità, ieri con mia moglie sono andato a veder questa pellicola italiana: Veloce come il vento.
Opera davvero molto interessante.
Matteo Rovere è un giovane regista e produttore italiano. Come produttore si è occupato della pellicola, considerata da molti "cult", "Smetto quando voglio", ha diretto altre pellicole in cui l'adolescenza difficile e il rapporto con adulti, vuoi un professore o un fratellastro, sono al centro dei drammi. Dovrò recuperarli, perché questa sua pellicola mi ha entusiasmato assai.
Non tanto, ripeto, per le corse -anche se le scene di gara son ben girate ed avvincenti- quanto per il dramma, l'analisi dei rapporti fra una ragazzina e il suo fratellino alle prese con un fratello maggiore mai visto per dieci anni che si ripresenta per il funerale del padre. Fratello con problemi di droga, un irresponsabile, a tratti assai sgradevole. Costui, però, un tempo era un asso del volante, e saranno proprio le gare, la macchina, a riaprire una possibile nuova via. Forse.
Quello che ho amato è proprio la descrizione dei personaggi. Non sono mai stereotipati, o meglio c'è un uso di certi stereotipi che non teme il melodramma, perché a mio avviso per me questo è il film, di mostrare, ma sempre salvandosi un attimo prima del ridicolo. Ci sono delle persone: i fratelli Di Martino. Loris, personaggio memorabile in bilico tra il lasciarsi andare, vivere da tossico reietto, contro tutto e tutti e la sua voglia di riscatto di far vedere a tutti che non è finito, non è un pirla. Incapace di gestirsi, ma che a modo suo ama profondamente la sorella, il fratello e la sua donna "Annarella", tossica come lui. Il film vola alto quando ci presenta e segue questi personaggi. Tra chi non riesce a liberarsi dalle catene della sua tossica schiavitù e chi disperatamente oscilla tra inferno e riscatto. Molta attenzione viene anche data al rapporto tra fratelli, orfani, alle prese con la conoscenza di un nuovo fratello, che con l'inganno per sistemarsi in casa diventa loro tutore, in quanto la ragazza è minorenne. Lei è una brava pilota, cerca di vincere il campionato perché dovesse perderlo, la casa dove vive con il fratellino finirà nelle mani di un ricco e cinico uomo di affari non sempre chiari. Che poi è anche il loro sponsor!
Nella difficoltà di stare insieme, odiandosi, scontrandosi, cercheranno di conoscersi e amarsi. Loris, un tossico a cui uno sano di mente non affiderebbe nemmeno il cane, mostra a modo suo un attaccamento per i ragazzi, cade moltissime volte, sbaglia quasi sempre, fa cose imperdonabili, non è un personaggio simpatico, anche se fa molte battute ed ha un atteggiamento emiliano che suscita una minima simpatia, ma non è sicuramente descritto come un personaggio positivo.
Ora, Stefano Accorsi sta antipatico a molti. Forse non a torto, ma qui offre una buonissima interpretazione. Fa vivere il personaggio sullo schermo, segui Loris e non Accorsi. Capite cosa intendo?
Certo vi sono forzature e alcune debolezze, ma è un possente melodramma per cui certe scelte e certe cadute son dovute alla storia, al genere, e al come si raccontano, ma sono cose piccole e minime.
Si respira passione, sofferenza, riscatto e gioia, perché i personaggi sono davvero ben scritti e non puoi far a meno di amarli e tifare per loro. Lo fai nella bellissima scena del bagno tra Loris e Annarella, quando vedi come le persone saranno anche devastate da droghe e vite orribili, ma l'amore e la disperazione per la paura di perder una persona che ami è la stessa di chi si ritiene normale. Ti affezioni a Giulia, brava e in parte Matilda De Angelis, credo al suo debutto, ma una presenza sicuramente forte , la sua Giulia è determinata,ma anche fragile come una ragazzina. Deve crescer in fretta per proteggere il fratellino, ma è ancora piccola ed ha bisogno di esser rassicurata. infine il piccolo Nico, testimone silente e malinconico della morte del padre, dell'arrivo del fratello e della sua donna, bambino che si chiude in sé stesso, ma che conoscerà la gioia di sorridere grazie a Loris.
Il film si ispira, romanzando parecchio, alla vita vera di Carlo Capone, un validissimo pilota che per problemi con la sua scuderia e nonostante prestigiose vittorie, è stato emarginato e allontanato dal giro delle gare. Guai con la droga, pesanti drammi famigliari, quanto pare oggi vive in una struttura per persone con problemi psichiatrici. Una storia che ignoravo e ho conosciuto grazie al film, peccato che nella vita vera non si possano, sempre, sistemare le cose.
Opera davvero molto interessante.
Non tanto, ripeto, per le corse -anche se le scene di gara son ben girate ed avvincenti- quanto per il dramma, l'analisi dei rapporti fra una ragazzina e il suo fratellino alle prese con un fratello maggiore mai visto per dieci anni che si ripresenta per il funerale del padre. Fratello con problemi di droga, un irresponsabile, a tratti assai sgradevole. Costui, però, un tempo era un asso del volante, e saranno proprio le gare, la macchina, a riaprire una possibile nuova via. Forse.
Quello che ho amato è proprio la descrizione dei personaggi. Non sono mai stereotipati, o meglio c'è un uso di certi stereotipi che non teme il melodramma, perché a mio avviso per me questo è il film, di mostrare, ma sempre salvandosi un attimo prima del ridicolo. Ci sono delle persone: i fratelli Di Martino. Loris, personaggio memorabile in bilico tra il lasciarsi andare, vivere da tossico reietto, contro tutto e tutti e la sua voglia di riscatto di far vedere a tutti che non è finito, non è un pirla. Incapace di gestirsi, ma che a modo suo ama profondamente la sorella, il fratello e la sua donna "Annarella", tossica come lui. Il film vola alto quando ci presenta e segue questi personaggi. Tra chi non riesce a liberarsi dalle catene della sua tossica schiavitù e chi disperatamente oscilla tra inferno e riscatto. Molta attenzione viene anche data al rapporto tra fratelli, orfani, alle prese con la conoscenza di un nuovo fratello, che con l'inganno per sistemarsi in casa diventa loro tutore, in quanto la ragazza è minorenne. Lei è una brava pilota, cerca di vincere il campionato perché dovesse perderlo, la casa dove vive con il fratellino finirà nelle mani di un ricco e cinico uomo di affari non sempre chiari. Che poi è anche il loro sponsor!
Nella difficoltà di stare insieme, odiandosi, scontrandosi, cercheranno di conoscersi e amarsi. Loris, un tossico a cui uno sano di mente non affiderebbe nemmeno il cane, mostra a modo suo un attaccamento per i ragazzi, cade moltissime volte, sbaglia quasi sempre, fa cose imperdonabili, non è un personaggio simpatico, anche se fa molte battute ed ha un atteggiamento emiliano che suscita una minima simpatia, ma non è sicuramente descritto come un personaggio positivo.
Ora, Stefano Accorsi sta antipatico a molti. Forse non a torto, ma qui offre una buonissima interpretazione. Fa vivere il personaggio sullo schermo, segui Loris e non Accorsi. Capite cosa intendo?
Certo vi sono forzature e alcune debolezze, ma è un possente melodramma per cui certe scelte e certe cadute son dovute alla storia, al genere, e al come si raccontano, ma sono cose piccole e minime.
Si respira passione, sofferenza, riscatto e gioia, perché i personaggi sono davvero ben scritti e non puoi far a meno di amarli e tifare per loro. Lo fai nella bellissima scena del bagno tra Loris e Annarella, quando vedi come le persone saranno anche devastate da droghe e vite orribili, ma l'amore e la disperazione per la paura di perder una persona che ami è la stessa di chi si ritiene normale. Ti affezioni a Giulia, brava e in parte Matilda De Angelis, credo al suo debutto, ma una presenza sicuramente forte , la sua Giulia è determinata,ma anche fragile come una ragazzina. Deve crescer in fretta per proteggere il fratellino, ma è ancora piccola ed ha bisogno di esser rassicurata. infine il piccolo Nico, testimone silente e malinconico della morte del padre, dell'arrivo del fratello e della sua donna, bambino che si chiude in sé stesso, ma che conoscerà la gioia di sorridere grazie a Loris.
Il film si ispira, romanzando parecchio, alla vita vera di Carlo Capone, un validissimo pilota che per problemi con la sua scuderia e nonostante prestigiose vittorie, è stato emarginato e allontanato dal giro delle gare. Guai con la droga, pesanti drammi famigliari, quanto pare oggi vive in una struttura per persone con problemi psichiatrici. Una storia che ignoravo e ho conosciuto grazie al film, peccato che nella vita vera non si possano, sempre, sistemare le cose.
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domenica 3 aprile 2016
FUOCOAMMARE di GIANFRANCO ROSI
Su questo preuspposto Gianfranco Rosi, il regista del film avrebbe potuto girare un film- verità utile e didascalico, educativo.Perché il popolo occidentale, addormentato e anestetizzato verso il mondo "altro e oltre" per riscoprirlo solo per i suoi elementi più nocivi, ha bisogno di educarsi all'apertura e amore verso il "diverso" che tanto diverso in fondo non è. Avrebbe potuto far incontrare al giovane Samuele, un ragazzino arabo o africano, costruire un rapporto di amicizia. Non avrebbe assolutamente sbagliato, intendiamoci, ma il cinema non lo decide lo spettatore o le nostre aspettative. Il cinema, certo meraviglioso cinema, lo decide il suo autore.
Così mi piace pensare a questa pellicola come a un'opera geometrica, di linee parallele, di storie che seppure hanno un luogo in comune non si incontrano mai. Due film, due esperienze, due mondi. Davvero la vita degli altri ci tocca in automatico? Davvero sappiamo dell'esistenza e tocchiamo con mano le esperienze altrui? Cosa ci divide? Ci tiene lontano?.
Eppure nel paese si vive di fatica, si vive di mare. Vedi che è proprio l'acqua, il mare "che fa bestemmiare", come cantava Pierangelo Bertoli, l'elemento in comune. Mare che devasta vite colpite da guerre, miserie, scontri espansionistici imperialisti o di bande di criminali che si nascondono dietro la religione. Che raccontano di viaggi nel deserto, di prigionia in Libia, quella che è stata liberata dal "feroce dittatore" per esser devastata da bande di fanatici e assassini, vittime dell'incapacità occidentale. delle sue guerre democratiche, bombe civili, rivoluzioni colorate . Uomini e donne, che non hanno altro che la loro vita da difendere.
Il film ci mostra codeste vite: sono uomini che non riescono a stare in piedi, sono donne che piangono, sono uomini radunati in gruppo che in un canto collettivo sfogano la paura e la rabbia di esser vivi. Le immagini sono lì. Nude e crude. Nessun primo piano è sciupato. Perché il cinema è rappresentazione del reale, ogni storia e di qualsiasi genere, dal momento che la riprendo, è vera/verosimile. Figurati il documentario.
Ogni uomo è cinema. Ogni storia è letteratura, ogni parola musica. L'ESSERE UMANO è opera d'arte. Lo si rammenti fino alla morte eh!
E poi esiste il mare come fonte di lavoro, di mesi in mezzo al mare, sottocoperta, come ci stanno gli altri, per soldi, per campare. Un mare venerato perché fonte di sostegno economico, ma anche detestato perché ti lega totalmente ad esso.
Questo forse il punto in comune, che ci spiazza e unisce le storie, oppure è l'illusione del cinema e della nostra comprensione ed è vera la teoria delle linee parallele.
La vita semplice del giovanissimo Samuele, i suoi giochi così antichi, fuori dal mondo tecnologico che conoscono benissimo bimbi anche più piccoli di lui, una certa chiusura e incapacità intellettuale che rende puri o quanto meno simpatici al pubblico borghese che tanto ama i piccoli e buoni selvaggi,ma Rosi rende un piccolo miracolo anche la vita di questo ragazzino e dei suoi parenti, Ci fa sentire l'essenza del vivere di immigrati, pescatori, abitanti dell'isola.
Ed è cinema: grande, possente, travolgente cinema. Riconosciuto all'estero, non dai soliti pirla di casa nostra, ma voglio bene anche a loro eh!
Film fondamentale, importante, necessario.
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gianfranco rosi
mercoledì 30 marzo 2016
I PIU' GRANDI DI TUTTI di Carlo Virzì
Basta chiedere, non ci vuole molto, andate dal vostro collega più taciturno, meticoloso. quello che par felice di lavorare in azienda, alla catena, in cantiere, e chiedetegli se non ha mai avuto il desiderio furioso e idiota di essere la cosa più ridicola del mondo: una rockstar. Era il tempo di quando eravamo stupidi, ma con un brio degno del celebre trio di Daitan 3. Ci bastava una canzone con un riff che ti facesse venire voglia di saltare e darci sotto con l'air guitar. Ci bastava un testo volgare e dozzinale, di orribile sessismo, ma che ci dava l'illusione di essere dei rocco siffredi di provincia. C'è della sacralità ubriaca e malinconica nell'idiozia del rock e di voler fare la rockstar. Certo. Però vi è anche una tale furiosa, scintillante, possente, meravigliosa voglia di vivere. Da andar oltre ad essa, con una bella fiammata di eterna gloria.
Tu sei un ragazzino nato in un posto noioso, senza riferimenti politici forti, con un'idea repressiva di religione, la prospettiva di una vita a vantarti della tua fatica, in una fabbrica o azienda, non conta, ma conta che hai solo quella vita a disposizione. Il rock è un meraviglioso "vaffanculo" a tutto questo. E pensa manco devi spender soldi per comprare il dvd di quel " Vaffanculo". Il rock è meglio del m5s !
Eravamo così o no? E in fondo lo siamo ancora oggi. Perché, per quanto si possa rispettare e amare profondamente l'onesto padre di famiglia felicissimo della sua vita regolare - e io amo costoro, veri eroi dei nostri tempi- cazzo, non proviamo una simpatia istintiva per un Bobo Rondelli? Non ci piacerebbe stare con lui al bar, a ubriacarci e dire cazzate? Poi torni alla tua bella vita, seria e piena di gioie, ma una sera con Bobo...
Sarà forse anche la tenerezza per il Davide con il chiodo, i capelli lunghi, le canzoni dei Dogs D'Amour, Whitesnake, Faster Pussycat, e così via. Come è giusto, il tempo mi ha cambiato e sono fiero di codesto cambiamento, ma allo stesso tempo vado fiero di quel ragazzino. Se lo merita, è giusto che lo sappia.
I più grandi di tutti, è una bellissima commedia umana, troppo umana, sul tema abusato e visto molte volte, di una band che si riforma dopo tanti anni. Ancora una volta non è l'originalità, il vero fattore di successo di un film, ma la sua storia e i suoi personaggi, anzi il come questi vengono messi in scena.
Pluto, così si chiama la band protagonista di questa pellicola, si riformano dopo dieci anni del loro scioglimento per volere di un loro accanito fan. Il quale organizza un'intervista ai 4 membri della band, o dell'orchestrina - come dice il padre di uno di loro- e anche un concerto per farli tornare sulla grande scena, dove peraltro non ci sono mai stati.
Il risultato è una commedia dolce amara, un film costellato da perdenti, persone che con la vita hanno perso più volte, ma vi è una ruvida compassione, una pietà tipica di quel grandissimo popolo che sono i LIVORNESI, che si evita ogni sorta di "poverino", ma si vedono persone reali, vere, che fanno cose orribile e dopo poco ti commuovono per un gesto o una parola. In più il film, ironicamente, smitizza l'idea che i fans hanno della vita di chi fa rock. Spesso piena di figuracce, di insuccessi catastrofici, di paure. Questo a mio avviso è la carta vincente del film. Quello che crede il loro ammiratore, e la realtà dei fatti - taciuti- della band.
Io amo i film che parlano di musica rock, perché amo il rock - nonostante ora io lo valuti per quello che è: il figlio ribelle, ma che torna a casa la sera, del capitale e quindi nulla di rivoluzionario o puro- mi sento di consigliare questa opera perchè Virzi ci ha messo una tenerezza, una malinconia, precisione nel descrivere i personaggi, la loro storia, che difficilmente vi stancherete durante la visione. Anzi, alla fine vi verrà voglia di cantare. " In estate mi rompo i coglioni, mi faccio i cazzi miei"
Bravissimi tutti gli attori presenti, in particolare io sottolineo il personaggio di Alessandro Roja, diviso tra il passato e la sua vita attuale. Ricco di sfumature e malinconie, davvero un grande personaggio.
Tu sei un ragazzino nato in un posto noioso, senza riferimenti politici forti, con un'idea repressiva di religione, la prospettiva di una vita a vantarti della tua fatica, in una fabbrica o azienda, non conta, ma conta che hai solo quella vita a disposizione. Il rock è un meraviglioso "vaffanculo" a tutto questo. E pensa manco devi spender soldi per comprare il dvd di quel " Vaffanculo". Il rock è meglio del m5s !
Eravamo così o no? E in fondo lo siamo ancora oggi. Perché, per quanto si possa rispettare e amare profondamente l'onesto padre di famiglia felicissimo della sua vita regolare - e io amo costoro, veri eroi dei nostri tempi- cazzo, non proviamo una simpatia istintiva per un Bobo Rondelli? Non ci piacerebbe stare con lui al bar, a ubriacarci e dire cazzate? Poi torni alla tua bella vita, seria e piena di gioie, ma una sera con Bobo...
Sarà forse anche la tenerezza per il Davide con il chiodo, i capelli lunghi, le canzoni dei Dogs D'Amour, Whitesnake, Faster Pussycat, e così via. Come è giusto, il tempo mi ha cambiato e sono fiero di codesto cambiamento, ma allo stesso tempo vado fiero di quel ragazzino. Se lo merita, è giusto che lo sappia.
I più grandi di tutti, è una bellissima commedia umana, troppo umana, sul tema abusato e visto molte volte, di una band che si riforma dopo tanti anni. Ancora una volta non è l'originalità, il vero fattore di successo di un film, ma la sua storia e i suoi personaggi, anzi il come questi vengono messi in scena.
Pluto, così si chiama la band protagonista di questa pellicola, si riformano dopo dieci anni del loro scioglimento per volere di un loro accanito fan. Il quale organizza un'intervista ai 4 membri della band, o dell'orchestrina - come dice il padre di uno di loro- e anche un concerto per farli tornare sulla grande scena, dove peraltro non ci sono mai stati.
Il risultato è una commedia dolce amara, un film costellato da perdenti, persone che con la vita hanno perso più volte, ma vi è una ruvida compassione, una pietà tipica di quel grandissimo popolo che sono i LIVORNESI, che si evita ogni sorta di "poverino", ma si vedono persone reali, vere, che fanno cose orribile e dopo poco ti commuovono per un gesto o una parola. In più il film, ironicamente, smitizza l'idea che i fans hanno della vita di chi fa rock. Spesso piena di figuracce, di insuccessi catastrofici, di paure. Questo a mio avviso è la carta vincente del film. Quello che crede il loro ammiratore, e la realtà dei fatti - taciuti- della band.
Io amo i film che parlano di musica rock, perché amo il rock - nonostante ora io lo valuti per quello che è: il figlio ribelle, ma che torna a casa la sera, del capitale e quindi nulla di rivoluzionario o puro- mi sento di consigliare questa opera perchè Virzi ci ha messo una tenerezza, una malinconia, precisione nel descrivere i personaggi, la loro storia, che difficilmente vi stancherete durante la visione. Anzi, alla fine vi verrà voglia di cantare. " In estate mi rompo i coglioni, mi faccio i cazzi miei"
Bravissimi tutti gli attori presenti, in particolare io sottolineo il personaggio di Alessandro Roja, diviso tra il passato e la sua vita attuale. Ricco di sfumature e malinconie, davvero un grande personaggio.
giovedì 3 marzo 2016
LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di GABRIELE MAINETTI
Famo a capisse: come si chiama sto blog? Spettatore. Certo pure indisciplinato,ma che significa? Che non sono uno che di professione fa cinema e nemmeno uno che ha studiato cinema e lo può spiegare con cognizione di causa e laurea. Perlomeno non lo sono ancora, poi raga so cazzi eh!
Sicché nel blog ci metto la mia personalissima idea di cinema, arte e tanti cazzi mia. Ma tantissimi eh!
Mi spiego meglio: indisciplinato in che senso? Nel senso che non seguo nessuna disciplina se non quella di rivedere le mie idee e migliorarle o cambiarle e di considerare il cinema molto più di una semplice questione industriale.
Indisciplinato e anche contraddittorio, incasinato, amante della discussione anche fine a sé stessa. Per cui ci sta che io pecchi di ingenuità, amore e altro. Ce sta, ce sta. Però, ecco, come dirlo? Ma sai che sta crisi del cinema italiano, a livello di pellicole, interpreti, registi, mica la vedo eh. Entrando nello specifico posso dire che alcune pellicole non mi garbano e che escano commedie un po' troppo banalotte. Ma è colpa della commedia? Non direi. Poi se vediamo meglio: quante commedie, quanti filmetti stranieri ci facciamo piacere perché "leggeri, divertenti" e allora? Sono forse meglio le parodie "pecorecce" americane dei nostri cinepanettoni o fanno pena entrambi?
Io credo che ogni paese abbia le sue radici cinematografiche ben salde e precise: le nostre sono le commedie e il neo realismo. Dopodiché siamo capacissimi di fare altro, proprio per l'entusiasmo di navigare a mare aperto, veder che effetto che fa metter su un film di altra natura. Anche lì abbiamo qualche ottima opera, molto meno rispetto a quelle tanto blasonate dai revisionisti.
La commedia è un genere difficile, che mette in evidenza ogni pecca di sceneggiatura e regia. Tratta di esseri umani e delle loro debolezze o felicità. Una commedia brutta è una bestemmia contro il dio della celluloide. Dite a Veronesi di smetter di bestemmiare!
Però non solo di commedie e drammi si vive, per cui a volte capita che un film ti colpisca totalmente. Dico totalmente perché non te lo aspetti.
Ecco una regola che seguo sempre: qualora un film che tratti una materia di cui non te ne possa fregare di meno, ti conquista, ti emoziona, ti rimane negli occhi e nell'anima, ci puoi scommettere: quel film è eccezzziunale veramente!
Cosa ha di eccezionale e memorabile codesta pellicola? i personaggi, principalmente. Facile farsi prender la mano e sacrificare la costruzione e psicologia del personaggio, dando più spazio all'azione e alla spettacolarità. Facile e anche giusto. Manetti, ricordiamolo: regista, compositore delle musiche insieme a Michele Braga e produttore della pellicola, mostra di saper gestire benissimo ogni ingrediente: dall'analisi sociale dove vivono i tre protagonisti, alla loro psicologia e sfaccettature, fino a stupende scene d'azione, vedi tutta la parte finale.
Il film usa un aggancio generazionale, citando un notissimo cartone animato giapponese, però non - o non è solo- una cosa per nostalgici e nerds. Voglio dire, ha conquistato anche me, che son lontano da certe cose. Proprio per la storia piena di spettacolo e quella giusta umanizzazione e introspezione, le quali ci permettono di affezionarci ai protagonisti e alle loro vite.
Giganteggia, entra nell'olimpo delle leggende, un attore davvero bravo e intenso come pochi Luca Marinelli, uno che passa da Lo Zingaro a un personaggio timido e tenerissimo come il protagonista di Tutti i santi giorni. In questo film è un classico cattivo. Cioè un personaggio di quelli che ti rimangono impressi a memoria. Fondamentale, per aver un buon film di genere, sono proprio i villains, boh si scrive così? Comunque : loro. Rimembro sempre con gioia i cattivi dei polizieschi populisti e reazionari italici! Purtroppo c'erano pure i vari commissari, ma che Bellezza devastante, liberatoria, che selvaggia corsa con Caronte, quando arrivavano loro. Come Dei Antichi e Malvagi, ma anche tanto cool, li temevi e adoravi. Ecco: Lo Zingaro mi rammenta un Giulio Sacchi, un Gobbo, quei grandissimi eroi delle tenebre interpretati da Tomas Milian. In sala aspettavo che apparisse lui,le sue parrucche, la sua istrionica interpretazione di Un 'emozione da poco e giù a maledirlo e a provare una strana complicità con costui! Un masnadiero di ogni risma, oibò, ma potentissimo nel suo delirio di fama e gloria. Qui sta il salto di qualità della sceneggiatura: esser contemporanei e usare un omaggio, una citazione, in modo personale. Per quanto possa esser personale il cinema eh! Ripeto: bravissimi e meravigliosi tutti, un applauso allo sceneggiatore e soggettista Nicola Guaglianone. Anzi co sceneggiatore con il regista.
Ogni film di genere, cosa ha? Un eroe, un antagonista e poi? La principessa. Ora non vorrei stupirvi, ma sapete che mi commuovo per le vicende dei personaggi, il loro destino, lo sapete? Sapete che abbatto ogni razionale barriera tra me e il film e quindi ogni cosa capiti a un personaggio, è come se la vivessi sulla mia pelle?Bene : questo personaggio mi ha commosso profondamente. Una ragazza segnata dalla vita, dalla violenza, dal degrado materiale che poi diviene morale, ( fate vivere i rozzi sottoproletari in ambienti degni di nota, date a loro la cultura che volete solo per voi, siamo sicuri che tutti finirebbero a far i malviventi?) ciò nonostante ha trovato un tenero rifugio: il suo lettore dvd con le avventure di Jeeg. La bravura del regista è anche quella di farmi commuovere solo con le immagini e Alessia che guarda felice un cartone animato è quanto di più potente e vicino alla purezza della felicità si possa mostrare al cinema. Felicità folle, deviata da una vita bastarda e crudele, ma la sua voglia di amore per l'essere umano, pure un padre decisamente rivoltante, è qualcosa di così profondamente umano, spirituale, cristiano, immenso, che si spendono le lacrime per la sua felicità e la sua pace. Ilenia Pastorelli è così "disarmatamente " cristallina e pura nella sua interpretazione, che non posso non augurarle una felice carriera.
Infine: l'eroe. No, peggio: il super eroe. Ora con tutto il bene che voglio al film, il scivolone finale un po' popolan chic, "i benpensanti dicono che sia meglio un popolo senza eroi" e ragazzi, mi dispiace: trattasi di Brecht ed ha ragione assoluta.
La figura del super eroe è né più né meno che una delega popolare a un entità superiore, spesso vestita in modo imbarazzante, che attraverso i super poteri salva l'umanità. Le masse perdono ogni responsabilità, scelta, giudizio, tanto poi arriva lui. Pigrizia più idolatria. Non amo, quindi, fumetti e film sulle figure dei super eroi. Si, sono arretrato e gne gne , son proprio un radical chic. Va che per me sono solo complimenti,eh! Ripeto: l'eroismo non appartiene a un singolo, ma alle masse che si compattano magari seguendo un uomo al comando, ma con lo stesso spirito temerario. Per cui facendo scelte precise, militando, non rimanendo sullo sfondo, che tanto che possono fa?
Detto questo: complimenti anche per come hanno costruito la figura del super eroe in questione. Ora aver un fuori classe, nonché doppiatore di Batman, quello vero, quello bello bello in modo assurdo, quello di Nolan,come Claudio Santamaria vuol dire tanto. Il suo Enzo, è un piccolo ladro, uomo solo, sconfitto, che vive solo per veder porno e mangiare budini .Non appena comprende di aver dei poteri non li usa per far del bene e con Alessia sbaglia tutto. Lui, come tanti di noi, vive solo. Solo per sé stesso e così agisce per buona parte del film. Certo, difende la ragazza dai cattivi, ma non riesce a sfogare a dar peso al suo sentimento. Troppi film porno, troppa idea che la donna sia uno sfogatoio. Che nasconde insicurezza, debolezza, paura di mostrare il buono e bello che ha.
La sua trasformazione è descritta benissimo e mette in evidenza quel discorso sulla responsabilità dell'individuo che sta a cuore a me e al mio amico spilby.
Ecco, basterebbero questi tre personaggi per rendere il film leggendario. E che volete fare? Non volete partecipare alla leggenda.
Dettaglio personale, sempre brava Antonia Truppo. La scena che vede lei e Marinelli protagonisti sulle note di una canzone di Nada, eh.....roba buona assai !
Sicché nel blog ci metto la mia personalissima idea di cinema, arte e tanti cazzi mia. Ma tantissimi eh!
Mi spiego meglio: indisciplinato in che senso? Nel senso che non seguo nessuna disciplina se non quella di rivedere le mie idee e migliorarle o cambiarle e di considerare il cinema molto più di una semplice questione industriale.
Indisciplinato e anche contraddittorio, incasinato, amante della discussione anche fine a sé stessa. Per cui ci sta che io pecchi di ingenuità, amore e altro. Ce sta, ce sta. Però, ecco, come dirlo? Ma sai che sta crisi del cinema italiano, a livello di pellicole, interpreti, registi, mica la vedo eh. Entrando nello specifico posso dire che alcune pellicole non mi garbano e che escano commedie un po' troppo banalotte. Ma è colpa della commedia? Non direi. Poi se vediamo meglio: quante commedie, quanti filmetti stranieri ci facciamo piacere perché "leggeri, divertenti" e allora? Sono forse meglio le parodie "pecorecce" americane dei nostri cinepanettoni o fanno pena entrambi?
Io credo che ogni paese abbia le sue radici cinematografiche ben salde e precise: le nostre sono le commedie e il neo realismo. Dopodiché siamo capacissimi di fare altro, proprio per l'entusiasmo di navigare a mare aperto, veder che effetto che fa metter su un film di altra natura. Anche lì abbiamo qualche ottima opera, molto meno rispetto a quelle tanto blasonate dai revisionisti.
La commedia è un genere difficile, che mette in evidenza ogni pecca di sceneggiatura e regia. Tratta di esseri umani e delle loro debolezze o felicità. Una commedia brutta è una bestemmia contro il dio della celluloide. Dite a Veronesi di smetter di bestemmiare!
Però non solo di commedie e drammi si vive, per cui a volte capita che un film ti colpisca totalmente. Dico totalmente perché non te lo aspetti.
Ecco una regola che seguo sempre: qualora un film che tratti una materia di cui non te ne possa fregare di meno, ti conquista, ti emoziona, ti rimane negli occhi e nell'anima, ci puoi scommettere: quel film è eccezzziunale veramente!
Cosa ha di eccezionale e memorabile codesta pellicola? i personaggi, principalmente. Facile farsi prender la mano e sacrificare la costruzione e psicologia del personaggio, dando più spazio all'azione e alla spettacolarità. Facile e anche giusto. Manetti, ricordiamolo: regista, compositore delle musiche insieme a Michele Braga e produttore della pellicola, mostra di saper gestire benissimo ogni ingrediente: dall'analisi sociale dove vivono i tre protagonisti, alla loro psicologia e sfaccettature, fino a stupende scene d'azione, vedi tutta la parte finale.
Il film usa un aggancio generazionale, citando un notissimo cartone animato giapponese, però non - o non è solo- una cosa per nostalgici e nerds. Voglio dire, ha conquistato anche me, che son lontano da certe cose. Proprio per la storia piena di spettacolo e quella giusta umanizzazione e introspezione, le quali ci permettono di affezionarci ai protagonisti e alle loro vite.
Giganteggia, entra nell'olimpo delle leggende, un attore davvero bravo e intenso come pochi Luca Marinelli, uno che passa da Lo Zingaro a un personaggio timido e tenerissimo come il protagonista di Tutti i santi giorni. In questo film è un classico cattivo. Cioè un personaggio di quelli che ti rimangono impressi a memoria. Fondamentale, per aver un buon film di genere, sono proprio i villains, boh si scrive così? Comunque : loro. Rimembro sempre con gioia i cattivi dei polizieschi populisti e reazionari italici! Purtroppo c'erano pure i vari commissari, ma che Bellezza devastante, liberatoria, che selvaggia corsa con Caronte, quando arrivavano loro. Come Dei Antichi e Malvagi, ma anche tanto cool, li temevi e adoravi. Ecco: Lo Zingaro mi rammenta un Giulio Sacchi, un Gobbo, quei grandissimi eroi delle tenebre interpretati da Tomas Milian. In sala aspettavo che apparisse lui,le sue parrucche, la sua istrionica interpretazione di Un 'emozione da poco e giù a maledirlo e a provare una strana complicità con costui! Un masnadiero di ogni risma, oibò, ma potentissimo nel suo delirio di fama e gloria. Qui sta il salto di qualità della sceneggiatura: esser contemporanei e usare un omaggio, una citazione, in modo personale. Per quanto possa esser personale il cinema eh! Ripeto: bravissimi e meravigliosi tutti, un applauso allo sceneggiatore e soggettista Nicola Guaglianone. Anzi co sceneggiatore con il regista.
Ogni film di genere, cosa ha? Un eroe, un antagonista e poi? La principessa. Ora non vorrei stupirvi, ma sapete che mi commuovo per le vicende dei personaggi, il loro destino, lo sapete? Sapete che abbatto ogni razionale barriera tra me e il film e quindi ogni cosa capiti a un personaggio, è come se la vivessi sulla mia pelle?Bene : questo personaggio mi ha commosso profondamente. Una ragazza segnata dalla vita, dalla violenza, dal degrado materiale che poi diviene morale, ( fate vivere i rozzi sottoproletari in ambienti degni di nota, date a loro la cultura che volete solo per voi, siamo sicuri che tutti finirebbero a far i malviventi?) ciò nonostante ha trovato un tenero rifugio: il suo lettore dvd con le avventure di Jeeg. La bravura del regista è anche quella di farmi commuovere solo con le immagini e Alessia che guarda felice un cartone animato è quanto di più potente e vicino alla purezza della felicità si possa mostrare al cinema. Felicità folle, deviata da una vita bastarda e crudele, ma la sua voglia di amore per l'essere umano, pure un padre decisamente rivoltante, è qualcosa di così profondamente umano, spirituale, cristiano, immenso, che si spendono le lacrime per la sua felicità e la sua pace. Ilenia Pastorelli è così "disarmatamente " cristallina e pura nella sua interpretazione, che non posso non augurarle una felice carriera.
Infine: l'eroe. No, peggio: il super eroe. Ora con tutto il bene che voglio al film, il scivolone finale un po' popolan chic, "i benpensanti dicono che sia meglio un popolo senza eroi" e ragazzi, mi dispiace: trattasi di Brecht ed ha ragione assoluta.
La figura del super eroe è né più né meno che una delega popolare a un entità superiore, spesso vestita in modo imbarazzante, che attraverso i super poteri salva l'umanità. Le masse perdono ogni responsabilità, scelta, giudizio, tanto poi arriva lui. Pigrizia più idolatria. Non amo, quindi, fumetti e film sulle figure dei super eroi. Si, sono arretrato e gne gne , son proprio un radical chic. Va che per me sono solo complimenti,eh! Ripeto: l'eroismo non appartiene a un singolo, ma alle masse che si compattano magari seguendo un uomo al comando, ma con lo stesso spirito temerario. Per cui facendo scelte precise, militando, non rimanendo sullo sfondo, che tanto che possono fa?
Detto questo: complimenti anche per come hanno costruito la figura del super eroe in questione. Ora aver un fuori classe, nonché doppiatore di Batman, quello vero, quello bello bello in modo assurdo, quello di Nolan,come Claudio Santamaria vuol dire tanto. Il suo Enzo, è un piccolo ladro, uomo solo, sconfitto, che vive solo per veder porno e mangiare budini .Non appena comprende di aver dei poteri non li usa per far del bene e con Alessia sbaglia tutto. Lui, come tanti di noi, vive solo. Solo per sé stesso e così agisce per buona parte del film. Certo, difende la ragazza dai cattivi, ma non riesce a sfogare a dar peso al suo sentimento. Troppi film porno, troppa idea che la donna sia uno sfogatoio. Che nasconde insicurezza, debolezza, paura di mostrare il buono e bello che ha.
La sua trasformazione è descritta benissimo e mette in evidenza quel discorso sulla responsabilità dell'individuo che sta a cuore a me e al mio amico spilby.
Ecco, basterebbero questi tre personaggi per rendere il film leggendario. E che volete fare? Non volete partecipare alla leggenda.
Dettaglio personale, sempre brava Antonia Truppo. La scena che vede lei e Marinelli protagonisti sulle note di una canzone di Nada, eh.....roba buona assai !
venerdì 26 febbraio 2016
L'ULTIMA PAROLA - TRUMBO di JAY ROACH
Qualcuno diceva che ripetendo più volte una bugia, alla fine essa diventa verità. Un dannato nazista, uno di quelli che hanno passato la loro vita al servizio della repressione di gente che non era come loro.
Per fortuna, però, che ci sono terre note a tutte per esser democratiche, libere, civili. Prendi l'America, ma si prendila! L'America è una grande democrazia, non si manda in galera la gente perché ha delle idee che non piacciono allo Stato o alla borghesia locale. Una terra piena di opportunità dove un afro americano può diventare presidente. Terra che non si intromette mai negli affari di altri stati, che non invade, non fa guerre, ma porta solo tanta pace e umanità.
Libertà, opportunità, ricchezze, diritti civili, quanto è bella l'america vista dai filo americani o dai drogati di imbecillità <3 div="" nbsp="">
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Ma l'America non è tanto una nazione, non è la sua storia e la sua cultura. L'America che tanto amiamo e ci piace non è nemmeno una nazione e le sue città, non sono vere città. L'America è un immagine, una folgorazione in 70mm, l'America è un posto bellissimo che sta nella nostra mente. E se ci sta è perché l'abbiamo vista al cinema.
Il cinema è America.
Il cinema in America è principalmente propaganda. Fatto per il popolo delle classi basse affinché pensino di vivere in un bellissimo posto, fatto per le colonie sparse all'estero e in particolare per la sua migliore colonia, la nostra Italia. Noi amiamo un paese che non esiste, ma che crediamo sia vero perché visto nei films di Hollywood
Il luogo dei sogni che ci strappa dalle lande desolate delle nostre brutte province per portarci in California. Solo che nella realtà l'America è piena zeppa di orribili paesini. Ma non ditelo agli americani e americanine di casa nostra eh!
Trumbo è stato un grandissimo sceneggiatore. Ma non solo: era un comunista. Uomo di fortissimi ideali socialisti, dalla parte dei lavoratori ( all'inizio del film lo vediamo sostenere lo sciopero degli scenografi con passione e sincera partecipazione), ha scritto quel libro meraviglioso che è E Johnny prese il fucile, da cui lui stesso diresse la versione cinematografica.
Uomo felice sia nella professione che nella vita privata. Fino a quando vide il suo lavoro e la sua vita rovinata da una campagna d'odio immotivato portato avanti per ragioni reazionarie e patriottiche, sostenuta da alcuni suoi colleghi, rammentiamo codesti squallidi infami: Sam Wood, Robert Tayolor e quel grande pirla di John Wayne.. Quale la colpa? Essere comunisti. Avere un 'idea diversa dal resto della nazione. Con lui finirono sotto torchio della commissione e della stampa più becera altri suoi colleghi. Dieci che si rifiutarono di testimoniare di fronte alla commissione per attività anti americane.
Trumbo pagò con la galera. E poi quando uscì scrisse molti film usando i nomi più fantasiosi, coinvolgendo anche altri suoi colleghi. Nel film lo vediamo lavorare per un produttore di bruttissimi film di serie z , il quale rimane sconvolto da come un valido sceneggiatore sappia trasformare un brutto film in qualcosa di meraviglioso. Personaggi, storia...Ve l'ho già detto, vero?
La pellicola mostra bene chi ha ragione e chi no. Potete dire: troppo didascalico. No, signori miei. Questa accusa vale per un argomento che la maggior parte del popolo conosce e sa benissimo chi aveva torto e chi no. Tipo i campi di concentramento nazisti. Ma quando più di un popolo è convintissimo che una data nazione sia il massimo della democrazia, quando vedendo un attore in tv dice : che brava persona, bè allora serve fare un po' di ordine . Il film lo fa e anche bene.
Ci dice questo: la dittatura usa i soldati, la tortura, la morte. La democrazia ti offre libertà effimere che tu bevi e attua la morte bianca di non farti lavorare, di emarginarti dalla società, poi pallottole e altro sono per le classi più deboli e per i neri. L'America è una democrazia per ricchi, bonapartismo moderno. Ha le sue cose magnifiche, i suoi grandi uomini, le sue storie emozionanti, ma è anche altro. Dovete saperlo.
L'opera ci mostra persone: chi non si arrende, chi continua a battersi per poter scrivere la storia dei suoi ideali, chi per lavorare tradisce i suoi amici, ma rimane segnato da tutto questo.
Ci mostra che i reazionari si vestiranno bene, avranno i soldi, ma sono quaquaraqua e per questo valga la scena dove Trumbo rammenta che i rossi traditori erano sul fronte della seconda guerra mondiale per combattere contro il nazismo, lui stesso c'era, mentre John Wayne, che aveva appena fatto un discorso in favore della guerra e dell'eroismo dei soldati, era impegnato sul fronte ad Hollywood a fare pessimi film di propaganda.
La cosa che più mi ha colpito del film è il nome del regista, Un mestierante dedito a commedie anche molto divertenti, ma leggere. Non mi sarei aspettato di vederlo dirigere un film che , pur con qualche difetto, non è senz'altro buono con gli Stati Uniti, con Hollywood.
Insomma una pellicola che a me è piaciuta tanto. Perché ci porta a ragionare e dubitare dei miti di seconda o terza mano, come quello che hanno alcuni sull'America.
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