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venerdì 14 febbraio 2020

Gli anni più belli di Gabriele Muccino

Noi ci teniamo tanto a dire che viviamo in un mondo migliore rispetto a chi non è occidentale. Un mondo pieno di libertà,  benessere,  in cui sei perennemente giovane, dove puoi fare tutto quello che vuoi. Un posto in cui sei sempre il cliente che ha ragione.  Superiori ai barbari che da fuori tentano di entrare in occidente e metter in pericolo i "sacri valori occidentali", come scrisse una volta uno di Fcebook, e rido ancora oggi per questa meravigliosa battuta.
Eppure io una società che giudica l'amore, la felicità, la bontà,  la responsabilità nei confronti dei sentimenti altrui,  cose per sciocchi,  ipocriti, e invece si vanta delle proprie debolezze e meschinità normalizzandole,  giudicandole come unico modo per essere sinceri, mi fa schifo e la detesto. Peggio dei commercianti che monetizzano un giorno dedicato all'amore, come San Valentino.
Il fatto di essere incapaci di amare, di coltivare amicizie serie e di essere fedele alla propria donna,  che tanto nessuno può giudicarci e criticarci, mi pare il vero fallimento della mia generazione. Per carità cominciata con alcune scemenze negli anni 70, ma noi ci siamo impegnati davvero a fondo pur di essere liberi da qualsiasi dovere nei confronti di chi diciamo di amare.
Amare è un atto naturale, normale, vitale per ogni essere vivente,  ma non è facile. Ci piacerebbe davvero essere quegli amici o compagni su cui puoi contare ed aver la massima fiducia, tuttavia non sempre ci riusciamo.  Facciamo male e ne riceviamo.
Alcuni si attaccano a questa verità, una delle tante sul tema dell'amore, per intellettualizzare, fare filosofia spiccia da social, esaltando il fatto che ci bastiamo a noi stessi. In fin dei conti è la via moderna e meno complicata per non sporcarci le mani col probabile dolore per una sconfitta o un tradimento. Siamo dei passatisti D.O.C. sempre a rompere le palle agli altri con le cose che ci sono andate male. Dando la colpa a chiunque tranne che a noi.
L'amore è fatto di vertiginosi alti e paurosi bassi, poi si stabilizza e diventa quella cosa meravigliosa che ci permette di vivere. La nostra vita brilla insieme a quelle degli altri. Che vita sarebbe senza una famiglia, un gruppo di amici, una donna da amare anche( e sopratutto) quando le cose vanno male o diventano riti quotidiani. Ci si fa male, ma è ben poca roba. L'unica resurrezione in cui ho cominciato a credere è proprio quella dei nostri cuori. Ammaccati, ingannati, a volte colpevoli e a volte vittime, ma la voglia di rinascere (pure cervi a primavera) e di riprenderci il nostro posto al caldo sole di una relazione umana profonda e duratura, è la cosa migliore che ci possa capitare.
La cosa che in un certo senso capita ai protagonisti del nuovo film di Muccino.
Io sono un sentimentale. Fossimo in un regime comunista sarei l'agente dell' N.K.V.D. più sdolcinato e romantico della caserma. Per fortuna vostra non siamo in quel regime, ma in uno assolutamente ridicolo, per cui vi tenete il sentimentale. Certo, sono anche un uomo e in particolare ( che non è da poco) un settentrionale. Per cui prima di incontrare mia moglie, raramente dicevo a qualcuno che gli volevo bene, Ero uno di quelli che si imbarazzavano durante le scene romantiche nei film, o che non aveva il coraggio di dire che a volte preferiva ascoltare "Margherita" piuttosto che le canzoni militanti degli anni 70, stonate e con un accordo.  Tuttavia grazie al mio SuperIo mi son sempre tenuto sotto controllo. Quello che provavo e mi capitava veniva svuotato di ogni potenza. Non provavo troppo dolore, ma nemmeno troppa gioia.
Muccino se ne frega e mette in scena un grande atto d'amore per l'amicizia, le relazioni di coppia, in un film che non trattiene nulla, non cerca di apparire intellettuale per gli scapoli e zitelle di quasi cinquanta anni, perché non c'è niente di peggio che voler sottomettere alle seghe mentali, la forza e le contraddizioni dolorose dell'amicizia e dell'amore.
 Il film narra la storia di tre amici, da quando sono adolescenti agli inizi degli anni 80 fino ai giorni nostri. In sottofondo la storia italiana, ma non è tempo di grandi passioni politiche o lotte rivoluzionarie, per cui i fatti storici rimangono a debita distanza. Toccano i protagonisti, ma non hanno un effetto determinante, a parte il personaggio interpretato benissimo da Favino.
Durante questi anni la loro amicizia conoscerà brusche interruzioni, scontri, saranno travolti dalla morte delle loro madri, matrimoni falliti. Qualcuno si troverà ad abbandonare ideali nobili per vivere una vita di rivalsa economica, nella ricchezza e corruzione.  Altri dovranno confrontarsi con lavori mal pagati o quasi inesistenti,  o cercare di dar un po' di sé ai propri alunni.
Sono tutti sopravvissuti ( non solo il personaggio interpretato da un magnifico Claudio Santamaria) come lo siamo noi. In fin dei conti avendo deciso di non combattere lotte troppo dure e complicate, ci ritroviamo a esser precari e spaventati nei sentimenti e nella prospettiva del futuro. Mentre le altre generazioni si attaccavano al ricordo della Resistenza o delle lotte del 68, noi abbiamo i cartoni animati, i film della nostra infanzia ( che per alcuni viene uccisa dai cattivoni con i loro remake) e poco altro. Questa generazione, che va dai trenta ai cinquanta, è quella più nuda di tutte.
Fragile, eppure a modo suo imprevedibile.
Tutto questo viene mostrato benissimo nel film di Muccino. Sono tre uomini che nonostante tutto cercano di essere amici, di non perdersi e nel finale, di farsi forza a vicenda.
Prima ho scritto che sono un sentimentale, giusto? Lo ribadisco, lo sottolineo e lo metto agli atti. Perché di codesto film porterò sempre con me il bellissimo personaggio di Paolo ( immenso Kim Rossi Stuart) perché è proprio l'uomo che tento di essere.  Uno che ama ed ama per sempre, uno che ha degli ideali magari alla buona e nonostante tutto continua a crederci. La sua storia con Giulia, Micaela Rammazzotti brava come sempre, è tra le più commoventi e toccanti che abbia visto nel cinema italiano negli ultimi anni.
Certo lo schema si rifà ad "C'eravamo tanto amati" il capolavoro di Scola, ma per fortuna non vuol essere un remake.  D'altronde quando si parla di cinema corale e generazionale, quella pellicola è l'ispirazione migliore per ogni nuova opera. Scola guardava alla società attraverso tre amici, qui la società conta poco, è un film che parla di sentimenti comuni a tutti noi. La storia piccola di personaggi piccoli che rappresentano le loro vite e basta.
Scola vedeva le ombre del riflusso e quindi il finale amarissimo era la pietra tombale su ogni sogno di cambiamento e rivoluzione. Noi siamo cresciuti apolitici e individualisti. Al massimo ci vanno bene le lotte sui diritti, solo se siamo protagonisti di quelle lotte, ma raramente prendiamo in considerazione i diritti sociali. I personaggi di Scola si confrontavano con il Pci e la sinistra di classe e lotta, noi con le Sardine, per cui è meglio puntare sull'essenza della nostra generazione: la difficoltà ad avere dei rapporti duraturi e profondi.
Lo sguardo di Muccino è pieno di affetto ed empatia per i suoi personaggi. Non nega a loro momenti difficili e tragici, ma non li vuole lasciare  morire nel loro vittimismo, o in un cinismo di seconda mano.
In fin dei conti quando hai un amico non puoi dirti davvero sconfitto. Perché c'è sempre una cena in cui ubriacarsi, ridere di tutto e tutti, come facciamo benissimo noi uomini ( d'altra parte quando per secoli lasci la tua vita in guerra, quando hai sulle spalle il peso della famiglia e di mantener il lavoro, capisci bene che la vita va sdrammatizzata e non riempirla di fuffa e inutili pensieri) c'è sempre il momento di riappacificarsi e ricominciare.
Perché una vita senza amici o senza un unico e grande amore, non è nemmeno vita.

martedì 29 ottobre 2019

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE di GABRIELE SALVATORES

Sono un uomo (e uno spettatore) sentimentale. Mi piacciono le storie che parlano d'amore,  di amicizia, di famiglie. Mi commuove vedere sullo schermo delle persone che non sono risolte ed hanno difficoltà a vivere normalmente, che cercano di cambiare, prendersi cura di sé e degli altri, perché le cose non possono andare sempre male.
Ho perso ore e ore delle mie giornata estive, quando durante le vacanze stavo a casa da solo, a guardare le coppie al ristorante, o in giro per il centro, in particolare quelle anziane, aspirando a poter vivere anche io un giorno un rapporto così semplice e profondo, come quelli che vivono migliaia di persone.
Certo è vero che l'amore non ferma le guerre, non risolve il problema della fame nel mondo, ma ci rende più coraggiosi, ci costringe a non giustificare i nostri errori e debolezze, al contrario ci sprona a rivedere le nostre scelte, anzi ci spinge proprio a scegliere.
Grazie ad esso comprendiamo di poter farcela, almeno abbiamo tentato. Ovviamente non è solo questo,  credo che aver la presunzione di spiegarlo, catalogarlo, riempirlo di regole, sia una delle classiche devianze mentali tipiche dei nostri tempi.
Dobbiamo controllare ogni cosa, darci da fare con ogni mezzo per trovare la felicità, far sapere a tutti che siamo persone soddisfatte perché abbiamo una vita piena di sballi,  sesso occasionale,  contro ogni regola, come se vivessimo in un'adolescenza eterna e senza scampo. Desideri e modi di esprimerli sono pressoché gli stessi.  L'amore ha a che fare con la crescita,  la responsabilità, la condivisione, è un passo nel buio verso un'altra persona che ci sta aspettando, ma di cui forse conosciamo solo l'idea che ci siamo fatti su di lui o lei.
Capisci quanto impegno ci si debba mettere per amare qualcuno? Non parlo solo di una relazione amorosa tra un uomo e una donna, ma anche quella- forse la più difficile e complicata- tra genitori e figli.
Cosa ci rende un buon padre? Cosa ci prende quando scopriamo che abbiamo dato vita a un altro essere umano, nato da noi, ma così diverso?  Mi piace citare spesso Alice Miller perché sono convinto che spesso l'idea che la società impone di buon genitore sia del tutto mendace e fallace.
Nei suoi libri,  la psicanalista svizzera,  mette sempre in allarme circa la pedagogia nera, cioè quel modo di educare il bambino attraverso punizioni, educazione, regole imposte, che è alla base di molti disastri invisibili. Sì, quelli in cui a un certo punto uno si chiede dove avrà mai sbagliato? Quelli che il ceffone è per il tuo bene ( mi rattrista notare quanti siano di questa idea così cretina) o che il figlio e la figlia debbano crescere come i genitori hanno pianificato, spesso vuol dire ottimi voti, buon lavoro, una famiglia solida con poco amore ma tanta roba da metter in evidenza.
Ci vuole poco per combinare disastri, ma altrettanto ce ne vuole per far del bene. La risposta è banale, a noi non piace perché siamo talmente liberi e moderni da non aver nulla da ridire sui tempi carichi di odio e malessere che viviamo, ma per favore... non si dia mai importanza o peso all'amore! Sono smancerie per buonisti.
Invece alla base di qualsiasi buon rapporto c'è l'affetto e l'amore. Vuoi da parte dei testimoni soccorrevoli o consapevoli, come li chiamava Alice Miller,  tuttavia basta davvero poco per capire come le cose vadano meglio quando non ti vergogni di amare e di dare/ricevere affetto. Il resto segue a ruota.
Io per anni ho vissuto difendendomi dall'amore, respingendo ogni tipo di contatto fisico o spirituale.  una profonda disistima? Probabile. Fatto sta che ho sempre vissuto una dinamica contraddittoria tra la mia vita in un mondo tutto mio ( fatto da canzoni d'amore e tanto musical dove vivevo intensamente ogni sentimento o relazione) e quello con cui mi scontravo/vivevo nella realtà.
Sono una persona che di fronte alle cose che ama si blocca. Fisicamente e moralmente.  Amo cantare, ma uso la scusa che sono stonato per non cantare, mi piace ballare, ma mi dico sembro uno scemo e sto fermo, mi piace scrivere, ma mi dico faccio troppi errori di grammatica e mollo tutto.  Vorrei esprimere con abbracci e baci il mio affetto e vicinanza agli altri, ma mi blocco perché non so mai come e cosa devo fare, e non amo essere toccato, a volte ho come l'impressione che mi vogliano fare del male.
Tutto questo lo sto superando grazie all'amore che mia moglie mi dona ogni giorno. Ci sono stati dei passaggi chiari e forti in cui ho capito che le cose sono tutte molto più semplici.
Pensa, questo anno mi sono esibito al Karaoke, cantando la mia canzone preferita " Don't Stop believin'" dei Journey. Certo, ho stonato e sono stato decisamente ridicolo, ma ero vivo e felicissimo.
Per una volta l'uomo pieno di folle amore per gli altri, la vita,  che vede la bellezza e bontà intorno a lui, era libero. Senza vergogna.
Se avessi un figlio, vorrei solo insegnarli questo: ama ogni cosa che ti dà gioia e donala agli altri.
Come ci insegna questo meraviglioso film, tutti siamo in grado di dar amore, riceverlo, come per ciascuno di noi è possibile dar il meglio di sé a qualcun altro, migliorarsi.
Salvatores con questo film torna a certi suoi lavori dove il viaggio, la fuga, sono elementi fondamentali, non tanto per la meta quanto per il percorso di crescita che ogni personaggio alla fine ha fatto.  C' era uno sguardo divertito e partecipe in quelle opere, che mi commuoveva e divertiva.  Da ragazzo mi vedevo Marracheck Express o Turnè,  una volta ogni mese. Erano film che mi mettevano in pace col mondo.  In fin dei conti, nel mio Es, ho sempre amato i registi che hanno cura, rispetto, empatia per i loro personaggi. Quelli che non giocano a fare Dio in preda alla rivalsa e al rancore per una vita piena di sofferenze, ma che al contrario stanno nei loro film come uomini tra uomini.  Per questo amo follemente il cinema di Virzì,Archibugi, e tutti quelli che vengono condannati per eccesso di umanità.
In questa nuova pellicola torna il tema del viaggio come riscoperta di sé e dell'altro, come modo per prendersi le proprie responsabilità di padre e ritrovare la serenità, uno scopo, la voglia di amare un figlio troppo complicato come una madre può fare.C'è la voglia di dar a ciascuno dei personaggi la propria importanza, la propria musica e canzone che segna il loro destino ( la scelta che sembra casuale di accompagnare il viaggio di Mario ed Elena usando le note della magnifica  Diamonds on the inside di Ben Harper si rivela come un modo per farci capire quella che è la natura del personaggio della Golino e cosa le succederà nel finale. Cosa significhi vivere con i diamanti dentro e non rendersene conto) si riflette su cosa significhi essere padre e lo fa mettendo in scena due personaggi maschili straordinari e recitati benissimo da Claudio Santamaria e un memorabile, commovente, immenso Diego Abantantuono.  Il personaggio dell'attore milanese mi ha toccato e commosso perché è un uomo che sceglie di vivere una vita con una donna non risolta, ferita per l'abbandono di un uomo che ha amato troppo intensamente e brevemente per poter capire quel sentimento, e prendersi cura di lei e del figlio che ha problemi psichici, un ragazzo dolcissimo ma molto faticoso da gestire. Abantantuono trasmette benissimo allo spettatore il senso di amore pratico, quotidiano, normale, fatto di cose eccezionali, come le favole che inventa per il ragazzo, i travestimenti che fa per divertirlo e farlo sentire bene.
Mi piace che Mario non sia il rivale, il borghese ricco senza cuore, ma che sia un uomo affettuoso, forse troppo preso dal lavoro ma che non dimentica di aver una compagna e un figlio che hanno bisogno di lui.
 Allo stesso modo il padre cantante e girovago, non ci viene mostrato come un uomo spregevole che non ha una sua etica e vive a cazzo di cane giorno dopo giorno, una vita misera e bassa.  Certo è una persona con problemi,  forse non ti affidi a lui per superare i problemi grossi, ma a modo suo è un uomo che cerca di aiutare il figlio, che intavola con lui un lungo discorso di amore paterno, uno dei  più belli mai visti sullo schermo. Sicuramente quello che rammenterò più a lungo.
Infine un plauso al giovane debuttante Giulio Pranno, il suo Vincent è tenerissimo  e puro, nonostante la malattia lo renda anche pesante e difficile da sostenere. C'è un rispetto nel metter in scena questo personaggio così complesso da gestire, perché facile scadere nella macchietta e nel ridicolo.
Certo stiamo vedendo un film e come tale cerca la commozione e partecipazione del pubblico ma si concede il giusto equilibrio, la giusta distanza tra la scena che cattura l'attenzione dello spettatore e una riflessione più sottile, fatta passare con l'aiuto della musica spesso.
Ecco, per me i film riusciti sono quelli in cui la musica è protagonista, accompagna le scelte dei personaggi, li descrive, perché nulla mi commuove e colpisce come una bella canzone d'amore e non solo. In questa pellicola un ruolo fondamentale c'è l'ha la stupenda Vincent ( starry starry night) di Don Mclean, dedicata a Van Gogh. Eccola
La canzone è presente nel film perché il ragazzo si chiama Vincent, in quanto questo brano era la canzone preferita del suo babbo biologico e di sua madre, ma è anche la rappresentazione in musica di quello che è il giovane, una persona con grossi problemi e che non riesce a comunicare i sentimenti e le cose che prova agli altri.
Questo uso delle canzoni, delle musiche è una marcia in più per questo meraviglioso film.
Salvatores è un regista coraggioso e che azzarda, spesso prendendo spunto dai colleghi o da generi che hanno un certo seguito. Ha diretto opere come Nirvana così uniche e folli, che me lo rendono sempre molto simpatico e da seguire, anche quando fa film più brutti e non riusciti c'è sempre una scena, un personaggio, qualcosa che val la pena rammentare.
In conclusione, vi chiedo di vedere questo film ed amare i personaggi,  per chi volesse conoscere la fonte da cui è tratto questa ottima opera cinematografica vi  lascio un link .http://www.marcosymarcos.com/libri/se-ti-abbraccio-non-aver-paura/

giovedì 3 marzo 2016

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di GABRIELE MAINETTI

Famo a capisse: come si chiama sto blog? Spettatore. Certo pure indisciplinato,ma che significa? Che non sono uno che di professione fa cinema e nemmeno uno che ha studiato cinema e lo può spiegare con cognizione di causa e laurea. Perlomeno non lo sono ancora, poi raga so cazzi eh!
Sicché nel blog ci metto la mia personalissima idea di cinema, arte e tanti cazzi mia. Ma tantissimi eh!
Mi spiego meglio: indisciplinato in che senso? Nel senso che non seguo nessuna disciplina se non quella di rivedere le mie idee e migliorarle o cambiarle e di considerare il cinema molto più di una semplice questione industriale.
Indisciplinato e anche contraddittorio, incasinato, amante della discussione anche fine a sé stessa.  Per cui ci sta che io pecchi di ingenuità, amore e altro. Ce sta, ce sta. Però, ecco, come dirlo? Ma sai che sta crisi del cinema italiano, a livello di pellicole, interpreti, registi, mica la vedo eh. Entrando nello specifico posso dire che alcune pellicole non mi garbano e che escano commedie un po' troppo banalotte. Ma è colpa della commedia? Non direi. Poi se vediamo meglio: quante commedie, quanti filmetti stranieri ci facciamo piacere perché "leggeri, divertenti" e allora? Sono forse meglio le parodie "pecorecce" americane dei nostri cinepanettoni o fanno pena entrambi?
Io credo che ogni paese abbia le sue radici cinematografiche ben salde e precise: le nostre sono le commedie e il neo realismo. Dopodiché siamo capacissimi di fare altro, proprio per l'entusiasmo di navigare a mare aperto, veder che effetto che fa metter su un film di altra natura. Anche lì abbiamo qualche ottima opera, molto meno rispetto a quelle tanto blasonate dai revisionisti.
La commedia è un genere difficile, che mette in evidenza ogni pecca di sceneggiatura e regia. Tratta di esseri umani e delle loro debolezze o felicità. Una commedia brutta è una bestemmia contro il dio della celluloide. Dite a Veronesi di smetter di bestemmiare!

Però non solo di commedie e drammi si vive, per cui a volte capita che un film ti colpisca totalmente. Dico totalmente perché non te lo aspetti.
Ecco una regola che seguo sempre: qualora un film che tratti una materia di cui non te ne possa fregare di meno, ti conquista, ti emoziona, ti rimane negli occhi e nell'anima,  ci puoi scommettere: quel film è eccezzziunale veramente!



Cosa ha di eccezionale e memorabile codesta pellicola? i personaggi, principalmente. Facile farsi prender la mano e sacrificare la costruzione e psicologia del personaggio, dando più spazio all'azione e alla spettacolarità. Facile e anche giusto. Manetti, ricordiamolo: regista, compositore delle musiche insieme a Michele Braga e produttore della pellicola, mostra di saper gestire benissimo ogni ingrediente: dall'analisi sociale dove vivono i tre protagonisti, alla loro psicologia e sfaccettature, fino a stupende scene d'azione, vedi tutta la parte finale.
Il film usa un aggancio generazionale, citando un notissimo cartone animato giapponese, però non - o non è solo- una cosa per nostalgici e nerds. Voglio dire, ha conquistato anche me, che son lontano da certe cose. Proprio per la storia piena di spettacolo e quella giusta umanizzazione e introspezione, le quali ci permettono di affezionarci ai protagonisti e alle loro vite.


Giganteggia, entra nell'olimpo delle leggende, un attore davvero bravo e intenso come pochi Luca Marinelli, uno che passa da Lo Zingaro a un personaggio timido e tenerissimo come il protagonista di Tutti i santi giorni. In questo film  è un classico cattivo. Cioè un personaggio di quelli che ti rimangono impressi a memoria. Fondamentale, per aver un buon film di genere, sono proprio i villains, boh si scrive così? Comunque : loro. Rimembro sempre con gioia i cattivi dei polizieschi populisti e reazionari italici! Purtroppo c'erano pure i vari commissari, ma che Bellezza devastante, liberatoria, che selvaggia corsa con Caronte, quando arrivavano loro. Come Dei Antichi e Malvagi, ma anche tanto cool, li temevi e adoravi. Ecco: Lo Zingaro mi rammenta un Giulio Sacchi, un Gobbo, quei grandissimi eroi delle tenebre interpretati da Tomas Milian.  In sala aspettavo che apparisse lui,le sue parrucche, la sua istrionica interpretazione di Un 'emozione da poco e giù a maledirlo e a provare una strana complicità con costui! Un masnadiero di ogni risma, oibò, ma potentissimo nel suo delirio di fama e gloria. Qui sta il salto di qualità della sceneggiatura: esser contemporanei e usare un omaggio, una citazione, in modo personale. Per quanto possa esser personale il cinema eh! Ripeto: bravissimi e meravigliosi tutti, un applauso allo sceneggiatore e soggettista Nicola Guaglianone. Anzi co sceneggiatore con il regista.



Ogni film di genere, cosa ha? Un eroe, un antagonista e poi? La principessa. Ora non vorrei stupirvi, ma sapete che mi commuovo per le vicende dei personaggi, il loro destino, lo sapete? Sapete che abbatto ogni razionale barriera tra me e il film e quindi ogni cosa capiti a un personaggio, è come se la vivessi sulla mia pelle?Bene : questo personaggio mi ha commosso profondamente. Una ragazza segnata dalla vita, dalla violenza, dal degrado materiale che poi diviene morale, ( fate vivere i rozzi sottoproletari in ambienti degni di nota, date a loro la cultura che volete solo per voi, siamo sicuri che tutti finirebbero a far i malviventi?) ciò nonostante ha trovato un tenero rifugio: il suo lettore dvd con le avventure di Jeeg. La bravura del regista è anche quella di farmi commuovere solo con le immagini e Alessia che guarda felice un cartone animato è quanto di più potente e vicino alla purezza della felicità si possa mostrare al cinema. Felicità folle, deviata da una vita bastarda e crudele, ma la sua voglia di amore per l'essere umano, pure un padre decisamente rivoltante, è qualcosa di così profondamente umano, spirituale, cristiano, immenso, che si spendono le lacrime per la sua felicità  e la sua pace. Ilenia Pastorelli è così "disarmatamente " cristallina e pura nella sua interpretazione, che non posso non augurarle una felice carriera.


Infine: l'eroe. No, peggio: il super eroe. Ora con tutto il bene che voglio al film, il scivolone finale un po' popolan chic, "i benpensanti dicono che sia meglio un popolo senza eroi" e ragazzi,  mi dispiace: trattasi di Brecht ed ha ragione assoluta.
La figura del super eroe è né più né meno che una delega popolare a un entità superiore, spesso vestita in modo imbarazzante, che attraverso i super poteri salva l'umanità. Le masse perdono ogni responsabilità, scelta, giudizio, tanto poi arriva lui. Pigrizia più idolatria. Non amo, quindi, fumetti e film sulle figure dei super eroi. Si, sono arretrato e gne gne , son proprio un radical chic. Va che per me sono solo complimenti,eh! Ripeto: l'eroismo non appartiene a un singolo, ma alle masse che si compattano magari seguendo un uomo al comando, ma con lo stesso spirito temerario. Per cui facendo scelte precise, militando, non rimanendo sullo sfondo, che tanto che possono fa?
Detto questo: complimenti anche per come hanno costruito la figura del super eroe in questione. Ora aver un fuori classe, nonché doppiatore di Batman, quello vero, quello bello bello in modo assurdo, quello di Nolan,come Claudio Santamaria vuol dire tanto. Il suo Enzo, è un piccolo ladro, uomo solo, sconfitto, che vive solo per veder porno e mangiare budini .Non appena comprende di aver dei poteri non li usa per far del bene e con Alessia sbaglia tutto. Lui, come tanti di noi, vive solo. Solo per sé stesso e così agisce per buona parte del film. Certo, difende la ragazza dai cattivi, ma non riesce a sfogare a dar peso al suo sentimento. Troppi film porno, troppa idea che la donna sia uno sfogatoio. Che nasconde insicurezza, debolezza, paura di mostrare il buono e bello che ha.
La sua trasformazione è descritta benissimo e mette in evidenza quel discorso sulla responsabilità dell'individuo che sta a cuore a me e al mio amico spilby.
Ecco, basterebbero questi tre personaggi per rendere il film leggendario. E che volete fare? Non volete partecipare alla leggenda.
Dettaglio personale, sempre brava Antonia Truppo.  La scena che vede lei e Marinelli protagonisti sulle note di una canzone di Nada, eh.....roba buona assai !

mercoledì 1 aprile 2015

I PRIMI DELLA LISTA di ROAN JOHNSON

Lo so che sembrerà strano, ma una volta i giovani avevano grandi obiettivi e sogni, tipo: la rivoluzione.
Una rivoluzione giovanile che voleva rompere con il mondo dei padri, una rivolta borghese,ma che coinvolse ogni classe sociale, ognuna con le sue rivendicazioni e lotte. L'autunno caldo operaio e studentesco è stata la punta di diamante di quel periodo. Troppo complesso, contraddittorio, epico, leggendario, per esser riportato alle cronache della memoria corta nazionale.

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Un flusso di coscienza e di barricate, di bizzarri sogni ribelli e concrete strategie politiche, troppo grande e bello per esser accettato dalle bestie mediocri. Le quali, solitamente, bivaccano in Destrolandia o nella Democrazia dei padroni.
E infatti....

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Sai, ora ti fanno credere che il male siano state solo le Brigate Rosse. Prima c'era iil Bengodi e poi : toh,il terrorismo. Figli di puttana.
No,lo ripeto perché ci tengo che si chiamino con il loro nome: figli di puttana. Perché si sono venduti alla leggenda metropolitana voluta dalle destre vincitrici e a capo chino : avete ragione voi. Eravamo noi e solo noi  i cattivi. Nulla di peggio degli ex.
Non è stata così. La storia, se guardi bene, comincia da prima. Dal fatto che già nel dopo guerra servizi segreti americani e italiani erano pronti a far scattare colpi di stato contro l'avanzata comunista. I miti consigli e le politiche riformiste tanto odiate dai rivoluzionari da bar, è il prezzo salatissimo che si è pagato.  Creando un distacco tra richieste della base e dei militanti e Il Partito.In compenso abbiamo evitato la fine della Grecia.
Così gli anni 50 sono scivolati via con la classe operaia e il proletariato a testa china. Fino al 68.
E poi: le bombe. Usando servizi deviati, e manodopera fascista. Lo stragismo nero. Sarebbe bello ricordarlo ogni tanto, rammentare chi si cela dietro alle sanguinose stragi che hanno colpito il paese in quei tempi.
Un paese che cercava il riscatto nel progresso sociale, magari alla cazzo di cane, ( visto le puttanate che sono rimaste ancora oggi),ma era un paese che combatteva. E chi ha perso, per la rivoluzione o per evadere da un patriarcato soffocante, ha il mio sostegno. Critico e aspro, ma il mio sostegno ce l'ha.

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In questo clima , nel 1970, un rifiuto umano del peggior fascismo , volle organizzare un colpo di stato. Il famoso : Golpe Borghese. Bloccato all'ultimo momento, divide in due l'opinione pubblica: golpe barzelletta, improvvisato, finito nel ridicolo o un colpo di stato serissimo , una tragedia sfiorata?

Una cosa all'italiana: tutte e due. Però, provate ad aver 20 anni e un vostro compagno vi avvisa di scappare : c'è il golpe.

Questo è quello che capitò in quel lontanissimo 1970 a tre ragazzi pisani. Uno di questi è il celebre Pino Masi, cantastorie delle lotte degli studenti e lavoratori. Sue canzoni immortali come La Ballata Del Pinelli, L'ora del fucile, l'inno di Lotta Continua.
Terrorizzati dal ritorno del fascismo decidono di scappare dall'Italia. Prima destinazione : Jugoslavia. Poi per un imprevisto, si decide di puntare sull'Austria. Tanto dicono e tanto fanno che finiscono in prigione e diventano un caso diplomatico. Oltre a farsi ridere a dietro da tutta  Pisa

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L'opera di Johnson è in bilico fra buffoneria, ruffianeria, semplicismo storico,ma evita accuratamente il disastro. Grazie a una sana lezione di empatia e tenerezza Virziniana. I protagonisti sono dipinti come sprovveduti, certo,ma non a torto . Visto che il golpe non era un'invenzione e visto che molti in quel periodo si son ritrovati a vivere la stessa situazione, meno caciarona,ma sai ....Son pisani!

Così grazie anche ai tre ottimi protagonisti assistiamo a una commedia "politica", raccontata con partecipazione e dolcezza, con estrema simpatia per i suoi tre protagonisti. Certo si tende a dipingere quei ragazzi come della gente non proprio sana di mente e pasticcioni, confusionari, ma questo è dovuto anche a un auto compiacimento da scimmie urlatrici , che dai film scritti da Paul Laverty, ( l'uomo dietro il declino del compagno Ken), fino ai peggiori sceneggiati italiani,è diventato l'unico modo di descrivere i compagni. Infatti questo è il grosso limite di un film,che comunque val la pena vedere.
Poi documentatevi seriamente.

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Siamo operai, compagni, braccianti e gente dei quartieri siamo studenti, pastori sardi, divisi fino a ieri! Lotta! Lotta di lunga durata, lotta di popolo armata: lotta continua sarà! L'unica cosa che ci rimane è questa nostra vita, allora compagni usiamola insieme prima che sia finita! Lotta! Lotta di lunga durata... Una lotta dura senza paura per la rivoluzione non può esistere la vera pace finchè vivrà un padrone! Lotta! Lotta di lunga durata...

Toccante il finale sulle note di Quel che non ho : incontro silente tra attori e protagonisti reali.