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giovedì 9 maggio 2013

FEARLESS di PETER WEIR



Scampato a un incidente aereo Max Klein vede la su vita rinnovarsi e sconvolgersi del tutto. In lui nasce un distacco verso la famiglia e gran parte delle persone,ma anche una profonda sensazione di onnipotenza. Ed è proprio questa che lo spinge ad aiutare Carla, una giovane donna di origine messicane che nel tragico incidente ha perso il suo bambino di appena un anno.
Sono due modi diversi di affrontare la sciagura che si incontrano e cercano faticosamente una sorta di equilibrio, un tentativo di ritorno alla vita, (Max parla spesso di "scomparire,siamo già morti,siamo fantasmi"),ma mentre l'uomo ha trovato una dimensione di esclusione e "strafottenza" quasi noncuranza nei confronti della vita e della morte, (ad esempio mangia fragole, frutto per lui pericoloso in quanto allergico),la donna si abbandona totalmente a un straziante dolore e un feroce senso di colpa.

Max è circondato dai media,da un avvocato delle assicurazioni cinico e invadente,da un bambino che ha salvato e che non lo molla mai,da un psichiatra abbastanza goffo che vuole psicanalizzarlo e sta vivendo una grossa crisi matrimoniale. La salvezza da una morte certa in realtà la legato fortissimamente alla stessa morte. Nel suo rapporto con Carla ritrova un vero motivo di esistenza, un reale scopo.

Peter Weir è un grande regista, sopratutto nel suo periodo iniziale in Australia ha diretto dei classici legati a un cinema d'atmosfera inquietante come L'Ultima Onda tanto per citarne uno, in America si è sempre comportato più che bene: Witness, ad esempio.



Questa pellicola del 1993 per me è tra le sue migliori,un film complesso  e intelligente sul lutto,la sopravvivenza a un grosso disastro,la perdita di un figlio,lo scontro e incomprensione tra chi è sopravissuto e gli altri,ma anche tra gli stessi che son usciti salvi dal funesto e terribile incidente,la casualità della vita,il senso di impotenza di fronte alla morte dei cari e quello di onnipotenza,il cinismo della società che sfrutta una vita per riempire giornali e tv o per prendere più soldi dall'assicurazione

Tratto da un romanzo di Raffael Yiglesias che firma anche la sceneggiatura della trasposizione cinematografica è un 'opera di lucidissimo dolore,che evita quasi sempre facili scivoloni nel sentimentalismo o nel ricatto emotivo, un'attenta indagine psicologica non solo dei due protagonisti,ma anche del mondo che li circonda

Il tema della morte per me è fondamentale,amo i film che l'affrontano e sopratutto quello che come si vive o supera un lutto,che trasformazione porta nelle persone e nella cerchia famigliare o il rapporto con la società. E questo lavoro del regista australiano, grazie a una buona sceneggiatura, affronta questi temi con la giusta misura di melodramma e dramma ,sa quando spinger un po' di più e quando fermarsi.

E poi è Cinema;grande Cinema. La scena iniziale con Jeff Bridges che esce dal campo di granoturco ha una potenza visiva meravigliosa,esattamente come l'incidente aereo che ci viene mostrato nel finale. Pare di essere su quel maledetto aeroplano, (io ho paura di volare e questo film mi conferma tutto eh!), ci si commuove anche per quella gente che muore o quella che sopravvive,per le mani che si cercano e non si trovano,veramente un pugno nello stomaco.
Il rapporto tra Max e Carla che non sfocia mai nella inutile sequenza di sesso o nella storiella sentimentale,ha un rigore morale raro nei film che in un modo o nell'altro sono comunque non relegati alla nicchia del cinema d'autore, ( e io amo le nicchie eh!),così come la scena dell'incidente di macchina che Max si procura per eliminare il senso di colpa a Carla è un momento di grandissimo cinema, per montaggio,suono,recitazione,tutto.


Fearless ha un grande cast che funziona alla meraviglia,da due memorabili e indimenticabili:Jeff Bridges e Rosie Perez, fino a Isabella Rossellini, John Torturro,Benicio Del Toro,Tom Hulce

Opera forse dimenticata e trascurata,ma validissima,da rivedere..Portate i fazzolettini perchè si piange e tanto eh!

ps : ringrazio tantissimo il mio amico Stefano Fallotico che ha postato sul suo blog la mia recensione,è un piacere sopratutto perchè il buon Stefano è un grande scrittore eh

http://www.geniuspop.com/blog/index.php/2013/05/fearless-di-peter-weir-recensione-di-davide-vigano/

martedì 6 dicembre 2011

MOSQUITO COAST di PETER WEIR

Quanto conta uno sceneggiatore in un film?Dipende.Per me moltissimo,tanto che molti film li riconosco proprio per lo stile dello sceneggiatore.Il braccio e la mente:un regista e uno scrittore,i quali se ben affiatati sono alla base del successo critico di un film.Come in questo caso:impeccabile la sceneggiatura di Paul Schraeder e ottima la regia di Peter WeirIl tema è quello dell'abbandono della civiltà ormai decadente americana e occidentale,per avventurarsi in africa e formare un nuovo modo di vivere.Il protagonista infatti è un inventore che si sente a disagio nell'america reaganiana ,vede la sua nazione ormai proiettata verso la fine e così prende la famiglia e va a vivere in una zona sperduta del continente nero.Con passione e dedizione costruisce una cittadella.Il problema scatta quando per sua manifesta stupidità libera tre mascalzoni ,per liberarsene sarà costretto a distruggere il suo sogno.Impazzendo e delirando. Un bellissimo e amarissimo film dove il rapporto uomo e natura è assai complesso e pessimistico.Non ispira sempre simpatia il personaggio principale ben interpretato da Harrison Ford,anzi è lo specchio della megalomania e presunzione alla base della formazione umana occidentale.Sia che viva da americano in america,che faccia l'americano con gli indigeni.In realtà non ha abbandonato nulla,è lui stesso che non funziona.L'Africa non è ripresa con lo sguardo danzereccio e colorato di molte pellicolo colonialiste,è un ambiente selvaggio e a tratti ostile,perchè questa è La Natura.Per me un capolavoro,certo Herzog avrebbe fatto scintille con un tema simile,ma Weir è davvero un grande regista

martedì 14 aprile 2009

PIC-NIC A HANGING ROCK

Uno dei migliori film di Peter Weir,con quel suo sottile e inquietante senso di mistero e morte che attraversa tutta la pellicola.

Tratto da una storia realmente accaduta in Australia nel 1900,il film narra le vicende di alcune studentesse scomparse durante una gita in una zona di montagna . Le ricerche partono subito e coinvolgono emotivamente , oltre che l'inflessibile direttrice, anche un giovane benestante inglese e il suo stalliere. Nonostante che due ragazze-una l'unica tornata dalla scampagnata e l'altra trovata dal giovane britannico- siano salve ,da loro non arriva nessun indizio prezioso.
Non si saprà mai cosa sia realmente successo.

Weir dirige un film tra il dramma e il misterioso,a suo modo carico di tensione e inquietante. Lascia intendere un discorso legato all'amore tra donne-nei personaggi di Miranda e Sara- traccia un delicato poema sulla morte,la scomparsa,la fragilità dell'esistente che si perde nei confronti di una natura criptica.

Lo stile lento e preciso,la recitazione fatta di piccoli sussulti emotivi e raggelanti inquadramenti etici e sociali,la disperazione della direttrice che vede crollare il suo college e la fine tristissima che farà. Uno di quei film che vivono oltre i generi e gli anni

mercoledì 1 aprile 2009

UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE di PETER WEIR

In Indonesia vi è stata una delle più terribili dittature di natura repressiva e fascista che la storia ricordi.Milioni di comunisti uccisi,fame,corruzione.Il tutto benedetto dalle forze occidentali-tanto che persino i feroci musulmani all'epoca potevano andare bene in ottica anti-comunista.

Un giornalista australiano si trova lì perchè il paese è ormai sull'orlo della guerra civile,il leader Sukarno pare una marionetta opportunista,e quindi l'uomo vorrebbe sfruttare la situazione per fare un grosso scoop. Nel frattempo fa amicizia con il fotografo di origini cinesi Billy,e si innamora di una donna inglese.Il suo spirito da avventuriero conservatore-moderato cambierà quando capirà la giustezza della causa comunista,che però subirà una grossa sconfitta,a segnarlo è anche la morte dell'amico billy.

Un film intenso,che sa coniugare molto bene sentimento e denuncia. Bravo Gibson e un plauso a Linda Hunt vincitrice di un oscar come non protagonista, in un ruolo maschile!

sabato 28 marzo 2009

L'ULTIMA ONDA di PETER WEIR

Uno strano film tra il trhiller e il genere horror-apocalittico. Una piccola opera che manifesta però una grande perizia tecnica e una certa ricerca di rappresentazione da parte del famoso regista australiano.
David è un giovane avvocato che accetta la difesa di un gruppo di aborigeni accusati di avere ucciso uno di loro. Strani sogni ed eventi inquietano l'uomo di legge,fino a che arriva alla sconcertante verità:lui è un messagero della fine del mondo,che arriverà tramite una gigantesca onda che sommergerà il pianeta,o quantomeno l'Australia.

Il film ha uno stile raggelante e quasi documentaristico,che mantiene volutamente sottotono la materia-gli americani fracassoni come sono avrebbero riempito il tutto da musiche stile gregoriano,riprese alla cazzo di cane di statue e chiese,dialoghi pompatissimi e scleri dei protagonisti,d'altronde devono spiegare le cose a un popolo tra i più ignoranti del mondo..Quindi il linguaggio deve essere sempre sopra le righe e filo-bigotto- il che non è un difetto,anzi:sottolinea ancora di più la tragedia di questo uomo ,della sua solitudine,del fatto che è semplicemente un mezzo senza forza alcuna per bloccare la fine in arrivo.
Si parla tanto di fine del mondo,un argomento che rende benissimo ai sciacalli menagrami di tutte le chiese e religioni,penso sia un modo buono per tenere a freno la popolazione e con la paura si governa meglio.Il tema però ,è di per se affascinante e ricco di sfumature interessanti.Se verrà questa fine del mondo sarà per colpa collettiva,per collasso finanziario,perchè berlusconi perde i capelli?Per quale motivo un mondo dovrebbe finire?Non esistono tante piccole apocalissi che hanno trasformato violentemente le nostre società?