In tempi emotivamente stitici, nell'impero del cinema trattenuto, resistendo a chi teme di lasciarsi travolgere dalle emozioni e per questo pretende opere distaccate, pulite, rassicuranti (vantandosi di non cedere a una cosa irreale come il ricatto morale), c'è qualcuno che ha il coraggio di girare ancora dei melodramma.
Certo siamo lontanissimi dai capolavori di un Raffaello Matarazzo o alla grana grossa di un Negulesco. Figuriamoci se raggiungiamo la perfezione di Sirk.
Non sono tempi, cosa possiamo farci? Tuttavia per gli estimatori del genere non mancano una manciata di pellicole che rielaborano il genere, mescolandolo ad altri, donandoci opere a cui si vuol bene proprio perché vanno controcorrente.
La Fidèle è pura manna per chi ama il genere, in virtù del fatto che Roskam mescola benissimo vari ingredienti e generi senza che si perda il gusto di ognuno di essi. C'è alla base il meldoramma ( cola sua storia d'amore disperata, sfortunata destinata alla tragedia e a superarla, in un certo senso) ci troviamo il classico polar francese (la banda di rapinatori, i criminali tanto crudeli quanto umanissimi nelle relazioni tra di loro) un pizzico di film sportivo ( la protagonista come seconda professione fa corse automobilistiche). Come vedete siamo immersi in un universo cinematografico di puro genere.
Tuttavia non è un film citazionista, non si piega su sé stesso attraverso personaggi che vivono in un contesto senza nessun aggancio sociale. Il regista, anche sceneggiatore del film, ci mostra la povertà di Gino, l'adolescenza difficile, la sua voglia di vivere una vita tranquilla che si scontra con la decisione del suo amico fraterno di continuare a far rapine. Non mancano nemmeno zampate contro le grandi famiglie capitaliste, tanto pulite all'esterno quanto marce nei loro rapporti col crimine organizzato.
Gigi e Bibi, i due personaggi principali, sono degli anti eroi che, in nome dell'amore, sfidano il destino, la legge e persino ( in un certo senso) la morte.
In particolare il personaggio di Gino, detto Gigi, è scritto benissimo. Un uomo nato e cresciuto in un mondo di violenza, capace di metter a nudo tutta la sua dolcezza e tenerezza. Matthias Schoenaerts, ci dona una grande interpretazione. Molto convincente tanto da essere la forza del film. Altro punto di forza, a mio avviso, sono le atmosfere che rimandano ai classici degli anni 70 francesi di questi generi, non mi stupirebbe veder spuntare un Lino Ventura, in certi momenti della pellicola.
Purtroppo non ha una buona distribuzione, anche se in certe città potreste vederlo anche al cinema, come abbiamo fatto io e mia moglie a Firenze.
Un peccato perché pellicole del genere sono puro cinema che sa unire in modo equilibrato il genere ad annotazioni sociali. Certo in questi tempi, in cui il romanticismo viene visto come una cosa stupida, un'opera simile ha vita dura.
Insistiamo tanto su piaceri effimeri vissuti in modo meccanico giusto per far veder agli altri quanto siamo trasgressivi, forti, ribelli e poi di fronte alla potenza dei sentimenti crolliamo come giganti d'argilla. No, un film simile ( che ci dice come l'amore superi ogni avversità anche la più implacabile e inevitabile) non lo meritiamo proprio.
Visualizzazione post con etichetta melodramma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta melodramma. Mostra tutti i post
martedì 18 settembre 2018
sabato 20 novembre 2010
LO SPAVENTAPASSERI di JERRY SCHARTZBERG
max e francis sono due vagabondi che uniscono le proprie forze per raggiungere i loro scopi.Il primo vuole aprire un autolavaggio a Pittsburg e il secondo vedere il figlio che non ha mai visto.
Lungo il viaggio incontreranno molta gente e passeranno diversi guai,fino a quando..
Jerry Schartzberg è un regista pressochè dimenticato al giorno di oggi,ma negli anni 70 aveva diretto almeno due pellicole notevoli:questa e sopratutto panico a needle park.
Film che vedono la presenza di un giovane e come sempre bravissimo Al Pacino.
Questa pellicola è abbastanza bizzarra:i due protagonisti sembrano dei vagabondi da film sulla depressione degli anni 30 e invece la storia si svolge nei 70.Film a corrente alternata ,pieno di luci e ombre,ma che ha nei due protagonisti -Gene Hackman e Al Pacino-due punti di forza e sopratutto una parte finale straziante e amarissima
Film e regista son da recuperare
Lungo il viaggio incontreranno molta gente e passeranno diversi guai,fino a quando..
Jerry Schartzberg è un regista pressochè dimenticato al giorno di oggi,ma negli anni 70 aveva diretto almeno due pellicole notevoli:questa e sopratutto panico a needle park.
Film che vedono la presenza di un giovane e come sempre bravissimo Al Pacino.
Questa pellicola è abbastanza bizzarra:i due protagonisti sembrano dei vagabondi da film sulla depressione degli anni 30 e invece la storia si svolge nei 70.Film a corrente alternata ,pieno di luci e ombre,ma che ha nei due protagonisti -Gene Hackman e Al Pacino-due punti di forza e sopratutto una parte finale straziante e amarissima
Film e regista son da recuperare
sabato 28 marzo 2009
DALLA TERRAZZA di MARK ROBSON
Un classico drammone famigliare tipico del cinema americano degli anni 50/60. Un giovane torna dalla guerra,ma non è felice il suo arrivo:il padre è un uomo privo di sentimenti,legato all'immagine del fratello del protagonista morto giovane per malattia,la madre è un'alcolizzata e ninfomane.
Il ragazzo cerca il successo non nella fabbrica di famiglia,ma con un amico nel campo degli aeroplani.Purtroppo la cosa non funziona come vuole lui,va meglio in amore perchè sposa una donna che fa parte di una ricchissima e potentissima famiglia.Dopo il matrimonio ,per caso, salva la figlia di un potente e affermato magnate di wall-street.Grazie a questo entra a far parte dell'azienda del vecchio. Il lavoro lo allontana dalla viziatissima e infedele moglie,ma lui non può chiedere il divorzio perchè il suo capo è un moralista e bigotto che non tollera queste cose.
Grazie a un viaggio però conosce un'altra persona e dopo svariate sitauzioni troverà il coraggio di lasciare moglie e vecchio bigotto e iniziare una nuova e serena vita.
Classico film hollywoodiano che attraverso il dramma affronta la vita degli americani facenti parte della buona società. Dietro l'immagine di uomini affermati e di successo,il dramma di esistenze corrotte e devastate dalla cupidigia,dal potere autorappresentativo e accumulatorio,dalla ipocrisia religiosa,dall'appartenenza che conta più della sostanza.
Un bellissimo film perchè in grande parte ancora oggi in certi ambienti funziona così, o no?
Il ragazzo cerca il successo non nella fabbrica di famiglia,ma con un amico nel campo degli aeroplani.Purtroppo la cosa non funziona come vuole lui,va meglio in amore perchè sposa una donna che fa parte di una ricchissima e potentissima famiglia.Dopo il matrimonio ,per caso, salva la figlia di un potente e affermato magnate di wall-street.Grazie a questo entra a far parte dell'azienda del vecchio. Il lavoro lo allontana dalla viziatissima e infedele moglie,ma lui non può chiedere il divorzio perchè il suo capo è un moralista e bigotto che non tollera queste cose.
Grazie a un viaggio però conosce un'altra persona e dopo svariate sitauzioni troverà il coraggio di lasciare moglie e vecchio bigotto e iniziare una nuova e serena vita.
Classico film hollywoodiano che attraverso il dramma affronta la vita degli americani facenti parte della buona società. Dietro l'immagine di uomini affermati e di successo,il dramma di esistenze corrotte e devastate dalla cupidigia,dal potere autorappresentativo e accumulatorio,dalla ipocrisia religiosa,dall'appartenenza che conta più della sostanza.
Un bellissimo film perchè in grande parte ancora oggi in certi ambienti funziona così, o no?
Etichette:
capitalismo,
Mark Robson,
melodramma,
Paul Newman
domenica 15 marzo 2009
LO SPECCHIO DELLA VITA di DOUGLAS SIRK
Negli anni 50 hollywood viveva sotto la morsa del senatore macharty, un grandissimo pirla che ha rovinato la vita di molti tra i migliori scrittori e registi della città del cinema.
Nonostante questo,è da sottolineare come proprio in questo decennio filtrati da melodramma e spirito yankee ,si cominciasse a parlare di problemi riguardanti la società americana. Certo vi erano registi come Martin Ritt e altri che puntavano direttamente alla denuncia e altri che invece se la cavavano nascondendosi dietro a generi di sicuro successo popolare.
Un esempio è proprio questo film:Lo specchio della vita. Storia di quattro donne-madri e figlie- che vivono in modo diretto e indiretto la problematica del colore della pelle. Alla base un rapporto di amicizia e lavoro che spinge una donna afro-americana senza casa e con una figlia dal colore della pelle decisamente vicino al bianco,a cercar lavoro presso una attrice in cerca di affermazione. Le due donne si conoscono perchè le figlie in spiaggia legano una profonda amicizia.
Crescendo la ragazza ,figlia della cameriera, vive sempre più a disagio il suo avere una madre nera.Questo crea forti problemi sui posti di lavoro e nei rapporti con i ragazzi.Mentre l'altra ragazza si innamora del bello di sua madre.
Alla fine un funerale metterà tutto a posto,con il trionfo dell'amore e della comprensione.
Un buon film che oltre al melodramma in voga proprio in quel periodo,ci racconta cose niente affatto banali e che pur mutando il soggetto ci descrivono problematiche ancora attuali:il difficile rapporto con le altre popolazioni-anche senza essere neri,ora i rapporti difficili sono con il mondo arabo e con i romeni,mai una volta che i "buoni e bravi" cittadini italici e statunitensi facciano ammenda delle loro violenze e dei loro lati più oscurantisti- la difficoltà di controllare le proprie pulsioni sentimentali che ci portano spesso a innamorarci di persone non adatte ,la solidarietà che dovrebbe essere alla base del rapporto tra uomini.
Insomma un flm che nonostante tutto ci fa ancora riflettere a lungo!
Nonostante questo,è da sottolineare come proprio in questo decennio filtrati da melodramma e spirito yankee ,si cominciasse a parlare di problemi riguardanti la società americana. Certo vi erano registi come Martin Ritt e altri che puntavano direttamente alla denuncia e altri che invece se la cavavano nascondendosi dietro a generi di sicuro successo popolare.
Un esempio è proprio questo film:Lo specchio della vita. Storia di quattro donne-madri e figlie- che vivono in modo diretto e indiretto la problematica del colore della pelle. Alla base un rapporto di amicizia e lavoro che spinge una donna afro-americana senza casa e con una figlia dal colore della pelle decisamente vicino al bianco,a cercar lavoro presso una attrice in cerca di affermazione. Le due donne si conoscono perchè le figlie in spiaggia legano una profonda amicizia.
Crescendo la ragazza ,figlia della cameriera, vive sempre più a disagio il suo avere una madre nera.Questo crea forti problemi sui posti di lavoro e nei rapporti con i ragazzi.Mentre l'altra ragazza si innamora del bello di sua madre.
Alla fine un funerale metterà tutto a posto,con il trionfo dell'amore e della comprensione.
Un buon film che oltre al melodramma in voga proprio in quel periodo,ci racconta cose niente affatto banali e che pur mutando il soggetto ci descrivono problematiche ancora attuali:il difficile rapporto con le altre popolazioni-anche senza essere neri,ora i rapporti difficili sono con il mondo arabo e con i romeni,mai una volta che i "buoni e bravi" cittadini italici e statunitensi facciano ammenda delle loro violenze e dei loro lati più oscurantisti- la difficoltà di controllare le proprie pulsioni sentimentali che ci portano spesso a innamorarci di persone non adatte ,la solidarietà che dovrebbe essere alla base del rapporto tra uomini.
Insomma un flm che nonostante tutto ci fa ancora riflettere a lungo!
Iscriviti a:
Post (Atom)

