"Io mi devo difendere."
Questa frase detta dal personaggio di Michele Apicella in Bianca, descrive molto bene la maggioranza di uomini e donne che hanno deciso di vivere nell'insofferenza, diffidenza, in una solitudine tanto esibita, quanto nel profondo subita. Perché, non dimentichiamolo "la vera libertà è stare in due" Questa volta a parlare è Don Giulio. Il film quel capolavoro che è La messa è finita.
Ci sono tanti discorsi che pretendono la nobiltà della filosofia o del grande pensiero intellettuale, votate a dar credito a tutto ciò che è pessimista, rancoroso, debole, egoistico, con la scusa che la vita è dura, il mondo fa schifo, l'amore è una sciocca illusione. Uomini e donne fieri di non essere consolatori, come se consolare fosse una cosa ignobile e meschina, ma che nella verità si nascondono, fuggono, dietro alibi, giustificazioni, due soldi di cultura buttati via. Non credete a chi vi dice che siamo soli, che gli altri sono un ostacolo alla nostra felicità. Sono parole per salvarsi da un dolore che non sappiamo gestire, per cui comprensibile, ma non sono vere. Col tempo quasi tutti ce ne accorgiamo.
Perché ha ragione Derek, la gentilezza è fondamentale e importante, e a parte certi irrecuperabili - per cui attuiamo con gentilezza la giustizia proletaria- la maggior parte delle persone se trattate con rispetto, attenzione, affetto, si dimostrano meglio di quello che sono.
Il giorno della nostra morte arriverà implacabile. Una seccatura, come quando sei costretto, da piccolo, ad andar a pranzo dai parenti. A noi piacerebbe un finale in grande stile, perché in fin dei conti la vita è una meravigliosa recita ed è venuto il momento di salutare il pubblico. Purtroppo non per tutti è possibile andarsene con stile, dicendo le ultime famose parole. Si boccheggia, nella semi incoscienza, in un letto che non è il vostro, un anonimo giorno di pioggia feriale. La gente lavora, si perde in mille scemenze, ha paura di tutto, non si fida di nessuno. E voi morite.
Per cui potreste dirmi: vedi che muori solo? Lo diciamo perché diamo per scontato le cattiverie ed assenze altrui. Dando poco peso a tutto il bene, le attenzioni, la mano che ci sfiora prima di morire, donata a noi dagli altri.
Ci siamo abituati che esser sinceri significa essere teste di cazzo. Ci siamo abituati ad ascoltare per far polemiche sterili, che dobbiamo blasterare, mi raccomando! Negli altri vediamo il nemico, colui che ci impedisce di essere felici. E allora ditemi, quale felicità vi ruba una persona che si mostra gentile con voi? Le piccole esigenze personali, la vigliacca fuga da una analisi lucida e spietata dei nostri problemi, tutte cose che ci servono per resistere ai duri colpi della vita.
Ci vuole troppa disciplina, fermezza, decisione, organizzazione per essere teneri, affettuosi e gentili con noi stessi e gli altri. Troppa. Meglio consolarci con i nostri disastri, le mancanze, le ossessioni, che pretendiamo di normalizzare.
Lo so, perché lo faccio anche io. Mi sento inadeguato, stanco, sono convinto di essere sempre e comunque un peso, il peggiore dei peggiori, e allora mi lascio andare. Mi scorre addosso la vita, la gioia, il dolore, tutto. Lontano dal mondo, da ogni essere vivente. Perché? Anche io devo difendermi. Da chi? Da me, dai miei disastri, dal coro greco di persone che nella mia testa me ne dice di tutti i colori. Mi limito a osservare il disastro che sono, che è il mondo in cui vivo. Detto questo, ho anche cominciato un lungo percorso di miglioramento personale, vado in terapia, faccio piccoli e significativi passi in avanti, che poi nego a me stesso quando "sto male", ma li faccio per quanto trascurabili agli occhi degli altri. Li faccio perché ho capito che intorno a me ci sono molte persone che mi vogliono bene e che ognuna di loro con gesti piccoli o grandi mi rende la vita migliore, degna di essere vissuta.
Che nessuno uomo è un'isola. Certo, ho dovuto incontrare mia moglie, il faro illuminante della mia vita. La persona che ha dato inizio alla mia rinascita.
Perché esistono persone stupende come Derek che non ha alibi, giustificazioni, non campa di masturbazioni mentali. Riconoscono il dolore, la sofferenza, ma cercano di accompagnarci nella nostra vita piena di tribolazioni con la loro gentilezza, generosità, amore. Lo fanno perché sanno che ognuno di noi merita di uscire dalla scena con qualcuno che applaudi alla sua vita, a quello che ha sognato, desiderato, perduto.
Dietro alle risate ( e in questa serie si ride tantissimo) c'è la malattia, la morte, le vite colpite e spezzate dei perdenti. Uomini sconfitti e non come succede nei film americani, cioè rielaborati affinché il pubblico benestante possa rendersi conto che esistano gli altri, ma che costoro sono solo un po' particolari e fondamentalmente comici. Qui ridiamo delle battute e per le situazioni, ma i personaggi sono tutti tragici. Sopratutto non addomesticati, ripuliti. Sono squallidi, ripugnanti, osceni, volgarissimi e odiosi. Eppure sono proprio loro che meritano la carezza, l'abbraccio, il sostegno totale e assoluto casino dopo casino.
Tutto questo lo noti nel bellissimo, meraviglioso, straordinario personaggio di Kevin - interpretato benissimo da David Earl- un alcolizzato senza gloria, un viscido e squallido maniaco sessuale, un uomo volgarissimo. Uno che non fa nulla, beve e dice cose sessualmente imbarazzanti . Eppure in tutto questo orrore di uomo c'è una cosa che io ho colto al volo, ma l'avranno colta tutti quelli che pensano di non meritare nessun tipo di amore, cioè un fortissimo desiderio d'amore, la voglia di esporla alla luce del sole tutto l'affetto, la dolcezza di cui è capace. Per questo il rapporto con Derek è fondamentale, lo aiuta a non sprofondare di più. In una serie in cui, come pubblico, siamo portati a piangere moltissimo, il personaggio di Kevin è quello che mi ha commosso di più in assoluto. Mi ha ricordato quel passo delVangelo, forse di Luca, in cui parlando delle opere di bene, del far del bene per gli altri, ci esorta a farlo per chi odiamo, i nostri nemici. Perché quello è il gesto che dona davvero importanza a far il bene: essere disinteressati e muoversi solo per evitare che gli altri stiano rinchiusi nel loro dolore.
Kevin è il personaggio verso cui il bene che fa Derek diventa azione quasi mistica, quasi divina.
C'è anche un bellissimo discorso sulla vecchiaia e gli anziani. Proprio ora che sono tra i più colpiti dal Covid-19, in un momento in cui nazioni che di solito stanno al primo posto tra gli esterofili di sta cippa, in cui ritenendo che la vita non sia sacra- che enorme cazzata- si reputa che la perdita di persone che comunque hanno già vissuto la loro vita, sia una perdita accettabilissima.
Derek va controcorrente. Ci rammenta che c'è vita fino all'ultimo, che gli anziani hanno il diritto e il dovere di vivere serenamente i loro ultimi anni su questo pianeta, di ridere e scherzare, forse anche innamorarsi, aver qualcuno che li ascolti e li accolga con trasporto e una esibizione cristallina delle emozioni.
La casa di riposo gestita benissimo da Hanna, bravissima Kerry Godlman, è la rappresentazione dell'ostinazione, l'amore per la sua professione, della donna e dell'amore purissimo che Derek riesce a dar a ogni ospite, collega, persona ed essere vivente che incontra nella sua via.
Quando riesci a far ridere, piangere, rendere i personaggi non degli stereotipi senza vita, ma persone a cui ti affezioni, vuol dire che stai facendo davvero un ottimo lavoro.
Gervais si conferma, dopo After Life e un buon numero di film riusciti, come uno tra i migliori autori di commedie venate di dramma, attualmente operativi.
Consiglio questa serie tv che non teme di essere sentimentale.
Opera melodrammatica, volgare e comica, mantiene sempre un livello alto; la consiglio perché sarebbe un grosso errore perderla. Derek non ha paragoni di sorta, è altro e oltre.
Vita rappresentata con dolore, partecipazione, umanità.
Penso che tutti abbiamo bisogno di queste cose. Di toglierci il peso della sofferenza fine a sé stessa e puntare a una sana e reale redenzione.
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mercoledì 20 maggio 2020
venerdì 19 gennaio 2018
ELLA E JOHN di PAOLO VIRZì
Noi viviamo in mondo che ha scordato l'empatia. Disinteressato al dolore degli altri, poco rispettoso verso la morte o la malattia. Crediamo che una battuta cinica ci salverà.
Un mondo sotto la dittatura degli infelici che si sentono pure tanto cool.
Per questo ci viene naturale criticare ogni forma di compassione, bontà, interesse, nei confronti degli altri, come : buonismo. Un gesto generoso, occuparsi di un'altra persona, la generosità? Tutta roba ipocrita e politicamente corretta.
I film con valori e sentimenti positivi? Sentimentalisti, ruffiani, "ricatto morale!"
Chiaro che vivo circondato da teste di cazzo. E infatti ridono quando sentono battute penose! ( satira!)
Io credo invece che la capacità di prestare attenzione alla vita e al dolore altrui, aiutare come possiamo qualcuno che sta male, siano cose importanti.
Come, lo sono per me, anche la tenerezza e la dolcezza.
Molti scrivono e pensano che questo sia il primo film "americano" di Virzì. In realtà aveva già girato una pellicola nella terra dei "bombardiamo per la vostra libertà. Che poi è la nostra di fregarvi le materie prime": My Name Is Tanino. Un film quasi mai citato, quando si scrive o parla del cinema di questo straordinario regista.
Comunque, in questa nuova pellicola, il livornese ha a disposizione due grandissimi attori: Donald Sutherland e Helen Mirren. La loro recitazione , in questo film, è davvero deliziosa e commovente.
Non è facile recitare con tatto, ma senza voler essere trattenuti, un ruolo come quello del malato di demenza senile. Sutherland dona la suo John, una tenerezza, un smarrimento infantile e dolce, per nulla lezioso o costruito. C'è un uomo, il quale ha vissuto una tranquilla vita da professore universitario, che una malattia odiosa e feroce, sta distruggendo pezzo dopo pezzo. Non c'è nulla di peggio che vedere una mente brillante disperdersi, fissare gli occhi di una persona che non sa più dove si trova, chi è. Vederlo scomparire giorno dopo giorno, mentre tu sai benissimo chi è lui. Tuo padre, tuo nonno, tuo marito. Cercare di stare calmi quando va in escandescenza, quando si sporca come un neonato, quando ti prende a parolacce
Tutto questo è un dramma devastante, che non puoi affatto nascondere.
Però puoi decidere come metterlo in scena.
Puoi decidere cosa mostrare: l'orrore della malattia (solo quello) oppure lasciar intravedere qualcosa di dolce e tenero, dietro a tutta quella sofferenza.
Io sono un sostenitore della seconda scelta. Non dico che sia vietato mostrare gli effetti della malattia, anche quelli pesantissimi. Va benissimo, ma l'essere umano non deve mai scomparire
E sapete una cosa? Come esseri umani, noi amiamo
L'amore che trova il suo manifestarsi più giusto e consono nel rapporto di coppia. Lo so, non va troppo di moda nei tempi in cui preferiamo lamentarci che non troviamo nessuno, piuttosto che impegnarci a portare avanti una relazione
Però sono sicuro che l'abbiate capito: " La vera libertà sta nell'essere in due" Forse libri, film, convenzioni sociali, ci fan apparire esso come un ostacolo difficilissimo da sostenere, o qualcosa di così perfetto, che noi poveri mortali non possiamo gestire ed apprezzare. Per i pigri, c'è in offerta la promozione: l'amore non esiste e noi siamo destinati alla solitudine
Ella e John ci mostrano il contrario. Paolo Virzì, di nuovo vi mostra quanto mendaci e fallaci siano le vostre teorie negazioniste; cari miei nazisti sentimentali
L'amore sta nei gesti quotidiani, in certi viaggi lungo l'autostrada dove non serve nemmeno parlarsi. Perché non sono le parole dell'altro, a farci sentire bene. Ma la sua presenza.
L'amore è anche routine, così la chiamano i mai contenti a prescindere, invece essa non è altro che stabilità. Sapere che se il mondo intorno ci spaventa, angoscia, a casa ci sarà qualcuno in grado di farci sentire bene e al sicuro
Costa fatica e bestemmie, si paga in lacrime e sangue, però vale sempre la pena passare un nuovo giorno colla persona che abbiamo scelto e sposato.
Non è per i vigliacchi e le codarde, non appartiene a chi scappa a gambe levate. Non l'avranno mai chi è terrorizzato da aver problemi.
Costoro, pur ritenendosi liberi e troppo avanti rispetto alle "persone comuni", non capiranno mai una cosa semplice: tutto il dolore e la sofferenza, svaniranno di fronte al sorriso e all'aiuto che riceverai da tua moglie o tuo marito.
L'amore è prendere un vecchio camper e fare un ultimo viaggio insieme. Prima che la malattia ( demenza senile per lui, tumore per lei) possa piegare e distruggere per sempre quello che si era, quello che si è ancora.
Il tema è un classico del cinema americano: il viaggio, o la fuga, alla ricerca di una felicità perduta. Non finiremo mai di elencare film, canzoni, libri su questo tema. Per cui questo film non vi conquisterà, sicuramente, per via della sua "originalità"
Ma come ebbe a dire Quentin Tarantino, nel finale di "Tutto può accadere a Broadway": "L'originalità non esiste. Fanculo l'ossessione per l'originalità, essere alternativi, disturbanti, devastanti.
La cosa difficile è mantenersi umani, misericordiosi, compassionevoli, mai paternalisti, quando affronti certi temi.
Ella e John sono due persone. Non santi, non eccezionali, una coppia come tante. Chi lo dice che essere come tanti, significhi non aver storie che valgano la pena di essere narrate?
Il cinema per me è : personaggi, storia, messaggio. Qui i personaggi son descritti talmente bene, sono così vivi, che si passa sopra a una serie di situazioni ripetitive; tipiche del genere portato sullo schermo.
Il tema è quello della morte e della malattia, che ci portano a ripensare alla nostre vite. Trovo bellissimo che costoro ogni sera rivedano le diapositive della loro relazione. Da fidanzati, freschi sposi, genitori. Le foto non mentono, le foto ci donano l'effimero dono della eternità. Sono le ultime cose che lasceremo agli altri e le prime che corriamo a vedere, quando ci sentiamo tristi. I nostri amici, i nostri amori, ognuno di noi ha delle foto a cui tiene in modo particolare. Non tutti la possibilità di aver delle diapositive, ma vabbè il ragionamento è lo stesso
Io e mia moglie abbiamo amato molto questo film. Vuoi perché buonisti e politicamente corretti, vuoi perché abbiamo il dono dell'empatia, vuoi perché Virzì ci garba assai. Io in realtà, lo ammetto, per un periodo assai disgraziato della mia vita, lo contestavo, ma è stato assai breve! Per fortuna.
Ho amato questo film per il rispetto, il tatto, l'umana delicatezza, con cui mette in scena due vecchi, ormai giunti alla fine delle loro esistenze. Mi è piaciuto perché mostra il dolore, la solitudine e il peso che comporta invecchiare e ammalarsi, ma senza dimenticare una soffusa tenerezza. Perché da qualche parte, la persona che abbiamo amato, non ci ha abbandonato del tutto, rimane con noi. A sprazzi, brevi istanti, però vive ancora con noi.
Non condivido la scelta finale dei protagonisti, ma la comprendo e capisco. Così come comprendo e capisco che possa non piacere. Non mi interessa
Per l'ennesima volta devo ringraziare Virzì e i suoi collaboratori: Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, per l'ottimo lavoro fatto
Perchè fanno cinema per chi non si vergogna di commuoversi e piangere per la felicità di due persone qualsiasi, ma che terremo nel nostro cuore a lungo.
domenica 28 maggio 2017
7 minuti dopo mezzanotte di Juan Antonio Bayona
Lascia che ti dica una cosa: se questo film ti dovesse piacere tanto, talmente tanto da farti dimenticare imbarazzo e altre sciocchezze, per cui ti ritrovi a piangere per la commozione e l'emozione, ecco amico/a mio/a ... Benvenuti nel Club Dei Cuori Teneri.
Voi sapete che di questi tempi va di moda essere cinici, lo sono un po' tutti anche il salumiere sotto casa. La debolezza delle persone le spinge a trovar nemici fantomatici nel "buonismo", come se sparare cazzate, fare battute su un regista a cui è morta la figliola, deridere , così perché fa tanto personaggio, donne o uomini con problemi, fosse una cosa normale.
Io non so quando abbiamo smesso di restare umani, come ci ricordava il buon Vittorio, ma piano piano, senza accorgerci, dimentichiamo l'empatia per strada
O ci viene richiesta solo se dobbiamo "vendere" qualcosa.
Però questo discorso lo voglio sviluppare meglio, quando parlerò di 13.
Trattenere. Questo è l'imperativo categorico di molto cinema. Ti viene spacciato come cinema essenziale, ma riesce a pochissimi, per lo più è quel sublime atto di codardia che ti spinge a non mostrare, svelare, far toccare con mano, quelle cose che ciascuno di noi teme: la vecchiaia, la malattia, la morte. In particolare queste ultime due cose Per cui i malati fino all'ultimo sono un po' magri, ma non vedi nessun segno di decadimento. Non si entra nella stanza di ospedale mostrando quello che accade, dai te lo suggerisco. Così stai tranquillo. Ci si ferma sempre un attimo prima che la situazione degeneri in pianti, ti concedo una lacrimuccia, che fa tanto " ah, che grande attore! Col minimo riesce a .."Dai che le sapete tutte, codeste cazzate terribili sul trattenere, l'anti retorica, il ricatto morale.
Ok, vi avverto: in questo film si piange e piangono molto. Perché è giusto farlo. Forse vi par un po' strano: d'altra parte a noi maschietti, ci hanno sempre detto di non far le femminucce, che i bambini non devono piangere. Col risultato che quando arriva il momento trattieni per prima cosa il pianto e a ruota molte altre cose, sentimenti.
Con questa pellicola non vi sarà possibile.
La storia è quella di Connor, un ragazzino di dodici anni che vive colla madre: malata terminale di cancro. Il padre è partito per l'America, si è rifatto una famiglia e l'unica altra presenza fissa è la nonna.
Connor è un ragazzino con tanta immaginazione. L'ha preso dalla madre che voleva studiare arte, ma la nascita del figliolo l'ha spinta a fare altro, ma quando hai una passione che ti brucia l'anima e fa esplodere scintille di felicità, non sarà sicuramente una laurea non avuta a cambiare la tua vita.
Così lei insegna al suo bambino la gioia di disegnare e lasciarsi trasportare dalla fantasia.
Ma come ci insegna Guccini, la fantasia è una cosa seria. Lo sappiamo benissimo noi che per non finire come Hanna Becker, o far stragi o morire di noia, ci siamo inventati un nostro bellissimo mondo: di racconti, film, canzoni, eroi personali. Io per tutta l'adolescenza ho avuto come amico Michele Apicella, tanto per dire!
Chissà perché la gente ci detesta tanto: si viene scherniti, sottovalutati, passiamo per fannulloni. Ma chi ci dice queste cose? I pirla. Lasciamoli al loro mondo concreto di affari, profitto a ogni costo, donne e uomini come burattini o giocattoli, da usare e gettare.
Noi amiamo la vita, il mondo, l'umanità e la fantasia ci spinge a sopravvivere a tutto e tutti.
Questo è il rifugio di Connor. Bullizzato a scuola, troppo solo, con domande troppe grandi, e risposte, da parte degli adulti, che non sempre riesci a capire, a quella età
La svolta avviene col palesarsi di un mostro: un gigantesco uomo albero Il quale per tre notti racconterà tre storie al ragazzino.fino a quando sarà la sua di volta a raccontargli la verità.
Le favole del uomo albero, non sono edificanti. Spinge Connor a riflettere su come la vita e le persone siano complicate e complesse, come da azione orribili si possa giungere a qualcosa di buono, che il bene e il male non sono così netti e separati - io a questa cosa non ci credo, ma me la metti giù cosi bene che ti dico : ok- sopratutto lo spinge a far i conti con sé stesso.
E svelare la sua verità: terribile e umanissima. Sommersa dalla colpa e dalla vergogna, ma che appena liberata, si mostra una cosa preziosa e utile.
Questo è un film di sentimenti, e come tale, è ricco di possanza, le emozioni sono forti e vi colpiscono in pieno. Dimenticate quello che vi hanno sempre detto e piangete pure quando ne sentirete il bisogno, quando una mamma abbraccia suo figlio e un mostro gentile li osserva, o una nonna comprende che sta perdendo la figlia e si deve occupare di un ragazzino, lasciando un po' da parte il suo carattere di donna pratica e precisa.
Sopratutto: immaginate, sognate, raccontate e raccontatevi tante belle storie.
Il segreto della vita è tutto lì.
Voi sapete che di questi tempi va di moda essere cinici, lo sono un po' tutti anche il salumiere sotto casa. La debolezza delle persone le spinge a trovar nemici fantomatici nel "buonismo", come se sparare cazzate, fare battute su un regista a cui è morta la figliola, deridere , così perché fa tanto personaggio, donne o uomini con problemi, fosse una cosa normale.
Io non so quando abbiamo smesso di restare umani, come ci ricordava il buon Vittorio, ma piano piano, senza accorgerci, dimentichiamo l'empatia per strada
O ci viene richiesta solo se dobbiamo "vendere" qualcosa.
Però questo discorso lo voglio sviluppare meglio, quando parlerò di 13.
Trattenere. Questo è l'imperativo categorico di molto cinema. Ti viene spacciato come cinema essenziale, ma riesce a pochissimi, per lo più è quel sublime atto di codardia che ti spinge a non mostrare, svelare, far toccare con mano, quelle cose che ciascuno di noi teme: la vecchiaia, la malattia, la morte. In particolare queste ultime due cose Per cui i malati fino all'ultimo sono un po' magri, ma non vedi nessun segno di decadimento. Non si entra nella stanza di ospedale mostrando quello che accade, dai te lo suggerisco. Così stai tranquillo. Ci si ferma sempre un attimo prima che la situazione degeneri in pianti, ti concedo una lacrimuccia, che fa tanto " ah, che grande attore! Col minimo riesce a .."Dai che le sapete tutte, codeste cazzate terribili sul trattenere, l'anti retorica, il ricatto morale.
Ok, vi avverto: in questo film si piange e piangono molto. Perché è giusto farlo. Forse vi par un po' strano: d'altra parte a noi maschietti, ci hanno sempre detto di non far le femminucce, che i bambini non devono piangere. Col risultato che quando arriva il momento trattieni per prima cosa il pianto e a ruota molte altre cose, sentimenti.
Con questa pellicola non vi sarà possibile.
La storia è quella di Connor, un ragazzino di dodici anni che vive colla madre: malata terminale di cancro. Il padre è partito per l'America, si è rifatto una famiglia e l'unica altra presenza fissa è la nonna.
Connor è un ragazzino con tanta immaginazione. L'ha preso dalla madre che voleva studiare arte, ma la nascita del figliolo l'ha spinta a fare altro, ma quando hai una passione che ti brucia l'anima e fa esplodere scintille di felicità, non sarà sicuramente una laurea non avuta a cambiare la tua vita.
Così lei insegna al suo bambino la gioia di disegnare e lasciarsi trasportare dalla fantasia.
Ma come ci insegna Guccini, la fantasia è una cosa seria. Lo sappiamo benissimo noi che per non finire come Hanna Becker, o far stragi o morire di noia, ci siamo inventati un nostro bellissimo mondo: di racconti, film, canzoni, eroi personali. Io per tutta l'adolescenza ho avuto come amico Michele Apicella, tanto per dire!
Chissà perché la gente ci detesta tanto: si viene scherniti, sottovalutati, passiamo per fannulloni. Ma chi ci dice queste cose? I pirla. Lasciamoli al loro mondo concreto di affari, profitto a ogni costo, donne e uomini come burattini o giocattoli, da usare e gettare.
Noi amiamo la vita, il mondo, l'umanità e la fantasia ci spinge a sopravvivere a tutto e tutti.
Questo è il rifugio di Connor. Bullizzato a scuola, troppo solo, con domande troppe grandi, e risposte, da parte degli adulti, che non sempre riesci a capire, a quella età
La svolta avviene col palesarsi di un mostro: un gigantesco uomo albero Il quale per tre notti racconterà tre storie al ragazzino.fino a quando sarà la sua di volta a raccontargli la verità.
Le favole del uomo albero, non sono edificanti. Spinge Connor a riflettere su come la vita e le persone siano complicate e complesse, come da azione orribili si possa giungere a qualcosa di buono, che il bene e il male non sono così netti e separati - io a questa cosa non ci credo, ma me la metti giù cosi bene che ti dico : ok- sopratutto lo spinge a far i conti con sé stesso.
E svelare la sua verità: terribile e umanissima. Sommersa dalla colpa e dalla vergogna, ma che appena liberata, si mostra una cosa preziosa e utile.
Questo è un film di sentimenti, e come tale, è ricco di possanza, le emozioni sono forti e vi colpiscono in pieno. Dimenticate quello che vi hanno sempre detto e piangete pure quando ne sentirete il bisogno, quando una mamma abbraccia suo figlio e un mostro gentile li osserva, o una nonna comprende che sta perdendo la figlia e si deve occupare di un ragazzino, lasciando un po' da parte il suo carattere di donna pratica e precisa.
Sopratutto: immaginate, sognate, raccontate e raccontatevi tante belle storie.
Il segreto della vita è tutto lì.
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