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mercoledì 20 maggio 2020

DEREK di Ricky Gervais

"Io mi devo difendere."
Questa frase detta dal personaggio di Michele Apicella in  Bianca, descrive molto bene la maggioranza di uomini e donne che hanno deciso di vivere nell'insofferenza, diffidenza, in una solitudine tanto esibita, quanto nel profondo subita. Perché, non dimentichiamolo "la vera libertà è stare in due" Questa volta a parlare è Don Giulio. Il film quel capolavoro che è La messa è finita.
Ci sono tanti discorsi che pretendono la nobiltà della filosofia o del grande pensiero intellettuale, votate a dar credito a tutto ciò che è pessimista, rancoroso, debole, egoistico, con la scusa che la vita è dura, il mondo fa schifo,  l'amore è una sciocca illusione. Uomini e donne fieri di non essere consolatori, come se consolare fosse una cosa ignobile e meschina,  ma che nella verità si nascondono, fuggono, dietro alibi, giustificazioni, due soldi di cultura buttati via.  Non credete a chi vi dice che siamo soli, che gli altri sono un ostacolo alla nostra felicità.  Sono parole per salvarsi da un dolore che non sappiamo gestire, per cui comprensibile, ma non sono vere. Col tempo quasi tutti ce ne accorgiamo.
Perché ha ragione Derek, la gentilezza è fondamentale e importante, e a parte certi irrecuperabili - per cui attuiamo con gentilezza la giustizia proletaria- la maggior parte delle persone se trattate con rispetto, attenzione, affetto, si dimostrano meglio di quello che sono.
Il giorno della nostra morte arriverà implacabile. Una seccatura, come quando sei costretto, da piccolo, ad andar a pranzo dai parenti.  A noi piacerebbe un finale in grande stile, perché in fin dei conti la vita è una meravigliosa recita ed è venuto il momento di salutare il pubblico. Purtroppo non per tutti è possibile andarsene con stile, dicendo le ultime famose parole. Si boccheggia, nella semi incoscienza, in un letto che non è il vostro, un anonimo giorno di pioggia feriale. La gente lavora, si perde in mille scemenze, ha paura di tutto, non si fida di nessuno. E voi morite.
Per cui potreste dirmi: vedi che muori solo? Lo diciamo perché diamo per scontato le cattiverie ed assenze altrui. Dando poco peso a tutto il bene, le attenzioni, la mano che ci sfiora prima di morire, donata a noi dagli altri.
Ci siamo abituati che esser sinceri significa essere teste di cazzo. Ci siamo abituati ad ascoltare per far polemiche sterili, che dobbiamo blasterare, mi raccomando!  Negli altri vediamo il nemico, colui che ci impedisce di essere felici. E allora ditemi, quale felicità vi ruba una persona che si mostra gentile con voi? Le piccole esigenze personali, la vigliacca fuga da una analisi lucida e spietata dei nostri problemi, tutte cose che ci servono per resistere ai duri colpi della vita.
Ci vuole troppa disciplina, fermezza, decisione, organizzazione per essere teneri, affettuosi e gentili con noi stessi e gli altri.  Troppa. Meglio consolarci con i nostri disastri, le mancanze, le ossessioni, che pretendiamo di normalizzare.
Lo so, perché lo faccio anche io.  Mi sento inadeguato, stanco, sono convinto di essere sempre  e comunque un peso, il peggiore dei peggiori, e allora mi lascio andare. Mi scorre addosso la vita, la gioia, il dolore, tutto.  Lontano dal mondo, da ogni essere vivente. Perché? Anche io devo difendermi. Da chi? Da me, dai miei disastri, dal coro greco di persone che nella mia testa me ne dice di tutti i colori. Mi limito a osservare il disastro che sono, che è il mondo in cui vivo. Detto questo, ho anche cominciato un lungo percorso di miglioramento personale, vado in terapia, faccio piccoli e significativi passi in avanti, che poi nego a me stesso quando "sto male", ma li faccio per quanto trascurabili agli occhi degli altri. Li faccio perché ho capito che intorno a me ci sono molte persone che mi vogliono bene e che ognuna di loro con gesti piccoli o grandi mi rende la vita migliore, degna di essere vissuta.
Che nessuno uomo è un'isola. Certo, ho dovuto incontrare mia moglie, il faro illuminante della mia vita. La persona che ha dato inizio alla mia rinascita.
Perché esistono persone stupende come Derek che non ha alibi, giustificazioni, non campa di masturbazioni mentali. Riconoscono il dolore, la sofferenza, ma cercano di accompagnarci nella nostra vita piena di tribolazioni con la loro gentilezza, generosità, amore.  Lo fanno perché sanno che ognuno di noi merita di uscire dalla scena con qualcuno che applaudi alla sua vita, a quello che ha sognato, desiderato, perduto.
Dietro alle risate ( e in questa serie si ride tantissimo) c'è la malattia, la morte, le vite colpite e spezzate dei perdenti. Uomini sconfitti e non come succede nei film americani, cioè rielaborati affinché il pubblico benestante possa rendersi conto che esistano gli altri, ma che costoro sono solo un po' particolari e fondamentalmente comici.  Qui ridiamo delle battute e per le situazioni, ma i personaggi sono tutti tragici. Sopratutto non addomesticati, ripuliti. Sono squallidi, ripugnanti, osceni, volgarissimi e odiosi. Eppure sono proprio loro che meritano la carezza, l'abbraccio, il sostegno totale e assoluto casino dopo casino.
Tutto questo lo noti nel bellissimo, meraviglioso, straordinario personaggio di Kevin - interpretato benissimo da David Earl-  un alcolizzato senza gloria, un viscido e squallido maniaco sessuale, un uomo volgarissimo. Uno che non fa nulla, beve e dice cose sessualmente imbarazzanti . Eppure in tutto questo orrore di uomo c'è una cosa che io ho colto al volo, ma l'avranno colta tutti quelli che pensano di non meritare nessun tipo di amore, cioè un fortissimo desiderio d'amore, la voglia di esporla alla luce del sole tutto l'affetto, la dolcezza di cui è capace. Per questo il rapporto con Derek è fondamentale, lo aiuta a non sprofondare di più. In una serie in cui, come pubblico, siamo portati a piangere moltissimo, il personaggio di Kevin è quello che mi ha commosso di più in assoluto. Mi ha ricordato quel passo delVangelo, forse di Luca, in cui parlando delle opere di bene, del far del bene per gli altri, ci esorta a farlo per chi odiamo, i nostri nemici. Perché quello è il gesto che dona davvero importanza a far il bene: essere disinteressati e muoversi solo per evitare che gli altri stiano rinchiusi nel loro dolore.
Kevin è il personaggio verso cui il bene che fa Derek diventa azione quasi mistica, quasi divina.
C'è anche un bellissimo discorso sulla vecchiaia e gli anziani. Proprio ora che sono tra i più colpiti dal Covid-19, in un momento in cui nazioni che di solito stanno al primo posto tra gli esterofili di sta cippa, in cui ritenendo che la vita non sia sacra- che enorme cazzata- si reputa che la perdita di persone che comunque hanno già vissuto la loro vita, sia una perdita accettabilissima.
Derek va controcorrente. Ci rammenta che c'è vita fino all'ultimo, che gli anziani hanno il diritto e il dovere di vivere serenamente i loro ultimi anni su questo pianeta, di ridere e scherzare, forse anche innamorarsi,  aver qualcuno che li ascolti e li accolga con trasporto e una esibizione cristallina delle emozioni.
La casa di riposo gestita benissimo da Hanna, bravissima Kerry Godlman,  è la rappresentazione dell'ostinazione, l'amore per la sua professione, della donna e dell'amore purissimo che Derek riesce a dar a ogni ospite, collega, persona ed essere vivente che incontra nella sua via.
Quando riesci a far ridere, piangere, rendere i personaggi non degli stereotipi senza vita, ma persone a cui ti affezioni, vuol dire che stai facendo davvero un ottimo lavoro.
Gervais si conferma, dopo After Life e un buon numero di film riusciti, come uno tra i migliori autori di commedie venate di dramma, attualmente operativi.
Consiglio questa serie tv che non teme di essere sentimentale.
Opera  melodrammatica, volgare e comica, mantiene  sempre un livello alto; la consiglio perché sarebbe un grosso errore perderla. Derek non ha paragoni di sorta, è altro e oltre.
Vita rappresentata con dolore, partecipazione, umanità.
Penso che tutti abbiamo bisogno di queste cose. Di toglierci il peso della sofferenza fine a sé stessa e puntare a una sana  e reale redenzione.

martedì 26 maggio 2015

YOUTH di PAOLO SORRENTINO

Cosa sei, Giovinezza? Sono la caccia al dragone, la principessa da conquistare, il Regno fatato dove prosperare. Sono anche la rockstar sul palcoscenico, il famoso regista sul tappeto rosso, lo scrittore che vende troppi libri, il pornostar da video su youporn. E poi mi ascolterai cantare. Posso cantare le tue gesta leggendarie per obiettivi unici al mondo. Ecco, uomo, volevi sapere cosa sono? La gloria che diventa leggenda. Questa sono. Mitizzata da tutti, disperatamente sognata e pregata di tornare per gran parte del resto della vostra vita. Io e la morte siamo le vostre uniche certezze. Tutti siamo stati giovani e tutti moriremo.
E la vecchiaia? Perché? Figliolo mio, lo so. Non piaccio a nessuno. Certo, ora dicono che siamo sempre giovani. Ma è un trucco. Li vedi quei disperati? Vestiti giovanili, operazioni per non lasciare le rughe, ma credimi. Sono vecchi. Parlano di quante volte vanno a pisciare, di vecchie fiamme, non rammentano il presente e hanno un ricordo non vero del passato.
La vecchiaia è solo il riassunto delle puntate precedenti. Prima che finisca la trasmissione.

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La storia. Possiamo fare film senza storia? Non so. Andrei contro al secondo punto fondamentale, per me, di far buon cinema. Ricordate? Personaggi, storia, messaggio. Questo è il cinema che piace a me. Però mi son scordato di mettere la cosa principale: emozioni, empatia, sentimenti. La cosa e ne scrivi tre? Si, perché a mio avviso fanno parte di una stessa cosa. Non puoi divider questi tre elementi. Il tutto è come le filmiamo codeste cose? Esiste un modo giusto o uno sbagliato? Quello sbagliato è il metodo del regista o nostro? Non ho le idee chiare in proposito. So solo, e di questo ne sono più che certo, che una volta acquistato il biglietto, accetto le regole del gioco volute dal regista e da chi ha scritto quel film. Non sono le mie. Io mi ci devo perdere nel film. Devo fare questo.

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Le suggestioni, le percezioni, sono importanti. Razionalizzare tutto, fermarsi a un tecnicismo che ci faccia da scudo, o pretendere frasi altissime, anche quando parliamo di gente che non ricorda quando ha pisciato l'ultima volta, è un modo che rispetto e trovo giusto, ma non mio. Non per quanto riguarda l'idea chiarissima che ho del cinema e di cosa mi piace.
Sorrentino lascia che siano le immagini a parlarci e ad emozionarci. Più che le parole, più che un pensiero pedante, didascalico, e guardando: noi comprendiamo.
La giovane massaggiatrice che balla davanti a un video gioco, la baby prostituta così fragile, timida, persa, Diego Maradona sfatto, con sulle spalle il peso dei chili in più e di un mito che non può far morire, ma anche così puro e infantile da palleggiare con una pallina da tennis.  E poi un bravissimo Paul Dano, attore che riflette amaramente, facendo autocritica, sulla sua fama. Una gloria effimera avuta con un film di grande incasso, mentre i suoi film più personali e amati quasi nessuno li rammenta.
Infine i due protagonisti: Fred e Mike. Amici da una vita. Vite vissute in modo assolutamente opposto. Egoista, apatico, uomo che ha tradito ripetutamente la moglie, che ha vissuto solo per la musica, "le emozioni sono sopravvalutate",  padre che non sa come gestire il dolore profondo della figlia, abbandonata dal marito, musicista che non vuole più suonare da quando la moglie si è ammalata. Nemmeno se lo desiderasse la regina. Questo è  Fred.
E Mike? Lui pensa che le "emozioni sono le uniche cose vere che abbiamo"  lo dice prima di prendere una decisione importante per lui, che risulterà fondamentale per l'amico. Mike è un regista che ha avuto un buon passato, ma ultimamente è in forte declino. Lui vuole solo girare il suo testamento. Comprende il peso della vecchiaia, l'arrivo della fine e vuole lasciare qualcosa di suo. Per sé stesso e per gli altri. Perché i films, le canzoni, i libri, non li creiamo per noi. Ma per qualche anima vagante , qualche sconosciuto "così famigliare", per questo. Un biglietto per l'immortalità.
Mike vive di sentimenti, emozioni, cristallino e limpido. Indifeso. Questi due uomini vivono in estremo la loro vecchiaia e la loro vita: a entrambi manca qualcosa. Quel qualcosa che trovano l'un nell'altro.
Youth è un viaggio emozionale al rallentatore. I nostri occhi e le sensazioni che proviamo durante la visione, sono la forza del film.

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D'altronde noi come viviamo e cosa diciamo? Abbiamo una storia solida, robusta, o sono momenti, percezioni, suggestioni, ma sopratutto: emozioni. Sono queste cose a dominare la nostra vita, sempre in bilico sul chaos.
E cosa diciamo? Parliamo seriamente del tempo, ce la prendiamo con i tempi cattivi, frasi fatte. La morte e la vecchiaia producono tante frasi fatte. Tantissime
Non la reputo banale la scena in cui Keitel spiega la gioventù e la vecchiaia , usando un cannocchiale. Dice cose vere. E la verità spesso è scontata e banale. Inoltre serve al pubblico per comprendere, visto che non vanno solo gli imparati al cinema.

A me questo film è piaciuto tantissimo. Mi è entrato sotto pelle, mi ha toccato l'anima, mi ha sfiorato il viso come una carezza tenerissima e incerta. Si, una pellicola fragile, incerta, slegata,ma non è un difetto.
Trovo bellissimo quello che dice e come lo dice. Prendi, ad esempio, la scena in cui Paul Dano dice: puoi narrare l'orrore o il desiderio. Io scelgo che non voglio parlare dell'orrore. Ma del desiderio: del tuo , del mio.
Un inno alla vita, possente e assoluto. In un dialogo.
Bellissimo anche il dialogo tra Fred e Mike, quando si domandano cosa rammentano i figli di loro. Tema autobiografico, nel quale Sorrentino si mette a nudo e ci svela una sua paura: che i figli possano dimenticare chi siamo e perché abbiamo fatto alcune cose per loro. Nasce da una bruttissima e dolorosissima esperienza del regista, Noi gli siamo grati di averci voluto far partecipare.

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Un flusso di coscienza woolfiano in immagine e movimento. Bisogna abbandonarsi, bisogna accettare le premesse, quello che un Autore vuole raccontarci o suggerirci, Dobbiamo esser meno egoisti ed egocentrici, al cinema, di fronte a un film, non siamo nulla. Solo vasi da riempire.
A me codesta opera ha dato tantissimo: riflessioni sul rapporto padre e figlio, paura della morte, incertezza su come vivrò la mia vecchiaia e delle persone che amiamo. Mi ha emozionato, commosso, mi sono perso sulle strade di montagna con i due protagonisti. Ed ha un finale di rara e assoluta bellezza.
Grazie.

sabato 11 maggio 2013

UOMINI E NO : maschi che odiano gli uomini che odiano le donne

RIFLESSIONI INDISCIPLINATE

Non capisco la moda dell'acido,dello stupro,della vigliacca violenza quotidiana che colpisce le donne da parte degli ex o da parte di qualche coglione. La guerra dei sessi che è stata alimentata da settori precisi della borghesia e dalle loro quinte colonne con la separazione e l'eterno conflitto tra maschile e femminile,colpevolizzando uno perchè nato maschio e usando con violenza l'altra perchè femmina,da una parte fa in modo che non si ponga la propria rabbia in lotte che devono vedere uomini e donne uniti per riaffermare i propri diritti:lavoro,salute,casa,istruzione. Cose che si trovano in altri sistemi e altre nazioni ,quelle che noi riteniamo inferiori.
Ma quando critichiamo la situazione della donna in altri paesi,abbiamo in testa quello che succede da noi?Io credo che la balla della libertà individuale debba essere superata parlando di responsabilità ed educazione collettiva.
Non è un corpo del paginone centrale,l'eterna posa" hot" come scrivono sui giornali della borghesia,creatori di un immaginario collettivo di erotizzazione forzata e banalizzata , di desideri martellanti,ma non esaudibili,di donne siliconata e pseudo trasgressive e accessibili,sui mentecatti ha un suo effetto. Come l'idea cretina della proprietà assoluta.
Dal momento che per mille motivi una relazione finisce che volete fare?Ma andate al bar a ubriacarvi ,tirate le madonne,e poi arriverà un'altra.E sopratutto fatelo sto esame di coscienza eh
Che magari l'acido ve lo gettate addosso da soli,coglioni!
Non è facile convivere con noi stessi,figuriamoci con gli altri o altre,non siamo perfetti o perfette. Facciamo male e lo subiamo,ma nei limiti consentiti da una intelligenza normale e media.Oltre la quale non ci possono essere difese o scusanti.
Non ho mai sostenuto l'idea errata di mascolinità che potremmo definire un rutto nell'universo,la sua squallida volgarità,l'azione cretina e smargiassona che gli altri vedano quanto sono uomo,anzi me ne son sempre fregato alla grande. Solitamente sono eiaculatori precoci del pensiero,della ragione e anche del cazzo.Pezzenti. Altro è la caciara,la bolgia,il casino tipicamente sbruffone maschile che è un ritorno all'eterno fanciullino che è in noi,ma non è nulla di pericoloso.
Lo spirito machista e fascista è ben altro. Mortificare e usare violenza sui deboli,risolvere tutto con la violenza,perchè altrimenti scopro che sono un gran coglione.
E questo lo vedi in questi tempi imbecilli.

Oggi par normale pagare qualcuno, e quindi pure vigliacchi , per sfregiare con l'acido l'ex . Pare normale che se son in compagnia di ragazzi che stuprano una ragazza non chiamo la polizia ,ma no...uniamoci anche noi va.

Chiaro che questo non può essere giustificato,tollerato,condiviso,non solo dalle donne,ma per prima da noi uomini. E non solo per quanto riguarda le donne,ma per i diversi,i deboli,gli animali,dobbiamo riscoprire la fierezza e il coraggio di batterci contro gli aguzzini e i cretini,non confondere la pirlaggine di esser teste di cazzo da decapitare con il esser uomini,quelli sono solo coglioni da eliminare e basta

giovedì 20 dicembre 2012

ATTO D'AMORE:LO SPETTATORE INDISCIPLINATO.

Uh..quindi domani sarà la fine del mondo?Buono.Non credo che il genere umano occidentale abbia da dire e fare molto.Debosciati tristi,minchioni reazionari,euroatlantisti sionisti colonialisti  e imperialisti, gente idiota idolatrata e insomma ci mancherà tutto questo?No.
E allora che fare?Scrivere un'ultima lettera?Sai,un'operazione che non serve a un cazzo,ma va benissimo in questo nostro mondo del cazzo.
Immagino che qualcuno scriva alla ragazza,altri al loro eroe dello sport,io mi limiterò a parlarvi di un tipo che alla fine stimo molto.Perchè talora dopo aver analizzato bene tutte le cose,oh..è gajardo assai.
Quindi caro Spettatore Indisciplinato che l'ultimo giro di valzer,l'ultimo assolo di chitarra,la musica di John Coltrane,la battaglia finale del mucchio selvaggio,l'acqua pura che nasce sul luogo del delitto della vergine,Cho Yun Fat, il grande cinema sovietico e Stalin,sian per te.Tutto per te. Lo meriti..Si,non è che tu sia particolarmente "colorato" o che tu possegga la dote di quella sana paraculaggine che ti trasforma nel nuovo idolo stagionale delle folle,ma è giusto così. C'è tanta sincerità nella tua proposta,c'è ironia e autoironia, e senso critico,del reale,(nel senso che conosci i tuoi limiti e talora essi coincidono con i tuoi pregi).
Uno spettatore.Non uno che fa il critico cinematografico perchè ha i dvd a casa.O per altri e più nobili motivi.Uno spettatore.
Sai,quelli che vanno a vedere i film?O comprano i dvd. Figura bella e importante,degna di nota. Nella nostra permanente insoddisfazione dobbiamo sempre essere qualcosa o qualcuno che esca dalla normalità,che cerchi una gloria artificiale,un gruppetto di adulatori,non vogliamo essere solo lo spettatore.No,il critico,il produttore,il regista,l'attore.Senza averne il talento o le potenzialità.La rete ,bontà sua, ci offre questa illusione e allora approfittiamone va....Sono quelle che io chiamo basse libertà.Quelle che in un primo momento per smania ribellistica alla cazzo di cane, ti fan credere di essere un alfiere del progresso contro i matusa,ma poi dopo un po' scopri che sei il solito pirla,magari più tecnologico.
La democratizzazione è di per se un male,che si manifesta all'inizio come un atto di bontà dove tutti possono compiere atti che di loro natura son per pochi.Scrivere,cantare,suonare.La balla del talento che ogni anno ne scovano a dozzine,ma col cazzo. I talenti sono Poe,Hendrix,Stratos. Gli altri fanno numero,magari anche buon numero.
Tu caro Spettatore sei un ottimo,meraviglioso Numero ad esempio.Guarda non hai nessun tipo di specialità,talento,non hai nulla che serva per farti ricordare.Non dedicheranno a te un ultimo pensiero,non lo faranno mai.Ed è questo tuo portare con grande dignità che poi si palesa in una robusta megalomania ,il peso di una mediocrità davvero mediocre che ti rende unico e speciale.Te lo scrivo.E pensare che potresti dare lezione di politica a metà mondo e anche nel cinema...Ad esempio,dio delle tenebre ti abbia in gloria perchè non sei assolutamente come gli altri che scrivono di cinema.Non c'è mai stata una tua scivolata in quella minchiata squallida,pesante,insopportabile,insostenibile,odiosa che è la Nostalgia del Cinema dei Nostri Tempi. L'ultima moda della tua stupidissima generazione, ( lo so te ne andrai ridacchiando per la fine di questo flagello che tanto non ha forza e voglia di sopravvivere, è incapace di lottare,ha ridicole crisi esistenzialiste da ..ma va la,quale piccoli borghesi..no peggio.E una risata ancora più acida per la generazione che ha partorito la tua.Rompicoglioni cronici con i loro noiosi racconti di reduci,quelli che di tutte le cose potenzialmente buone ti han lasciato: il fumo,sesso,disimpegno perle della nostra eredità.Come cantava il grande Pierangelo.), questa droga pesante che fa scrivere cazzate enormi. Stuporismo spielberghiano, ( e ce li togliamo dai piedi e vai), fascismo sionista di merda della Cannon,( nooooooo,ma non fanno politica eh..oh ,certo i cattivi sono tutti nemici delle politiche imperialiste americane ed sioniste,ma ...Ma un cazzo via anche voi e due!Olè),e poi non c'era altro.Per loro. Tu però non stai da quelle parti. Sei lucido e lo sei sempre stato,per questo ti toccherà la solitudine. Lo so, lo sai. Questi che si sentono liberi e democratici lo mostrano quando ti guardano e rispondono con la sufficienza degli inferiori che prendono due scale per raggiungerti.Tu non difendi l'america, non sostieni la loro democrazia dal basso e della rete,guardi con interesse ma senza deliri inopportuni le novità.Eh,sei un pirla. E lo pensano,sopratutto quelli e quelle che magari ti rispondono con ironia e amicizia.E sai anche questo.Tu sei uno spettatore,che vuol dire :assisti e guardi la vita altrui,alla fine siccome son sempre le stesse repliche le conosci le persone,no?Avresti tanti motivi per mandarli a fanculo senza ritorno.Non lo fai, e sai perchè?Ti conosco,eh?Sei buono. Toh,lo scrivo e non devi vergognarti a leggerlo. Sei talmente buono che ti incazzi, lanci maledizioni,conosci anche il senso alto della cattiveria,ma sei quello che si perde nei film ,che si commuove,ma cazzo ti commuovi anche guardando Wallander ti rendi conto?Quello che crede nel mezzo artistico per esprimere opinioni,idee,che AMA IL SENTIMENTO E ODIA LO STUPORISMO. Bellissima questa tua splendida e gloriosa guerra solitaria, bellissimo questo tuo voler ribadire la potenza  e urgenza del melodramma,del pessimismo realista,della magnificenza di un sentimento potente e reale. Niente bambini e alieni gne gne, niente episodi ridicoli e squallidi con i bambini e i vecchi gne gne, niente oooohhhh per epocali cazzate. Solo il sentimento tondo,robusto,certo incontrollabile e a rischio del ridicolo,ma sentimento.L'altro lo lasciamo agli americani e agli americanini di casa nostra che ti fanno ancora più pena.
Te non ci sei mai,caro Spettatore. Non ti vedo con i buffoni di corte mentre festeggiano fragili dei di cristallo e cattiveria da happy hour, mentre innalzano inni a chi vuol fare del cattivismo spicciolo il marchio di un'alternativa che in realtà è il figlio discolo dello stuporismo yankee. Sai già quello che ti rispondono,ma tanto si perderanno nel tempo come tutti quando viene la fine del mondo. Tu preferisci andare oltre,dove la gente fa cinema non seguendo la scena del momento,ma il bisogno di raccontare per immagini delle storie. di qualsiasi tipo.
Che se nostalgia dovesse essere è per quel cinema che tu guardavi da piccolo,con quei cowboy solitari e poliziotti e banditi,uomini soli ,eroi per scelta,ma non per gli altri.Bronson,Eastwood,e tutta quella gente lì. Scorre nel sangue il cinema di Peckinpah,Hill,Aldrich, fa bene ai tuoi pensieri quello di Bergman, ti dona sette vite quello di Von Trier,Zhang,Kitano,Wes e Paul Anderson.Ti fa sentire uomo tra gli uomini quello glorioso dei fratelli Dardenne. E così se dovessi dire cazzate,sono tue:brillanti,originali,spettacolari.Di questo non posso che farti i complimenti. Indisciplinato per questo, per il tuo carattere pieno di contraddizioni :ora amabile ora detestabile nella stessa ora.Megalomane,ma anche ...no,va...Megalomane e basta. Vedi film che ti piacciono e non quelli che si devono vedere perchè li vedono tutti
Sai ti accusano,come comunista, di essere un tipo inquadrato,non libero:ma guarda i coglioni e le stupidine,tutte e tutti verso lo stesso posto,pensando di camminare da soli,o al massimo con qualche amico.Peggio delle pecore,che il pecorino almeno è un buon formaggio  e la pecorina una buona posizione.
Non li sopporti vero?Non lo dirai mai,lo so. Te devi sempre cercare un happy end.E trovare scuse per tutti e tutte. Tu lo ami questo genere umano,e non capisco perchè. Capace che ti troverai in grossa crisi perchè vorresti salutare per l'ultima volta questo o questa,ma lascia perdere non sei nell'elenco delle personalità ok?Tu però non mi ascolti,mai.Questo mette in crisi il mio lavoro di Demone del Deserto,perchè quando sono pronto a portarti via con me,che fai?Te ne esci con una immotivata e feroce gioia.La stessa che vedo nei tuoi occhi quando ti perdi nei film,nella retorica della politica,nella lettura di un libro.Ti volevano cretino,rozzo,analfabeta,perchè sei figlio della classe meno abbiente.Ti volevano così,ma tu lotti per migliorarti,fai ridere quando non capisci un filosofo o ti perdi in certe visioni di film sperimentali,ma tu vuoi sapere.E questo ti rende unico e migliore: non sei uno di quelli che ,di buona famiglia, fanno i popolani.Giocano a interpretare un preciso ruolo sociale che non gli compete. Certo, la nostra borghesia è da sempre squallida e idiota, pagherà anche lei. Tu invece ascolti con passione le parole di chi potrebbe insegnarti  qualcosa, leggi tanto,sei sospeso tra Realismo socialista e fantasia sfrenata. Scrivi molto,ma non sei uno scrittore lo sai, vedi in giro troppi che pensano di esserlo ,con risultati davvero ..Hai coscienza di te ,certo come tutti sei propenso a cantartele e suonartele da solo e fai benissimo,ma lo sai.
Per questo la fine del mondo non ti tocca,ti toccherebbe la fine del capitalismo e sopratutto del colonialismo culturale americano,che genera grossi guai tra bloghettari e popolazione.
Sai,una cosa?Ti ho scritto questa lettera, perchè penso che pur con i tuoi grandissimi difetti sei meglio di tanti ,hai una strana forza spettatore indisciplinato. Può anche non piacere,ma non è un male.Le grosse cazzate  e le mode becere le hai sempre evitate. Come Lisa Simpson dovrai scontare il peso della solitudine intellettuale e umana,di chi è troppo avanti,altro,oltre.Va bene così.
Io mi metto qui sulla strada,affiderò a un corvo questa lettera.Tu continuerai a vivere ,indisciplinato e normale,come sai fare.
E io aspetterò la prossima vittima,magari mi racconterà di quanto siano rivoluzionari i bloghettari,di quanta genialità è capace spielberg,della genialità dei cattivisti,e tanta nostalgia per i bei tempi andati.
Ciao Spettatore,che Chtulu sia con te,se proprio non potesse :Rhona Mitra.O qualche eroina grosse tette eh!


L'uomo si allontana,fischietta una vecchia canzone di quelle che un tempo gli innamorati sapevano cantare,si ferma sulla strada.Un cielo grigio e lontano impercettibile per l'orecchio umano, un suono cupo e basso come una sorta di preghiera mormorata a più voci. Gli Antichi stanno arrivando.
Immagina la faccia della gente quando li vedranno marciare per le strade.Si stupiranno?Ride.L'unica volta che forse lo Spettatore non avrà da ridire.
In lontananza una macchina arriva.Da tempo si cercavano,ora è tempo di affidare al deserto l'anima infelice della giovane guidatrice.

martedì 20 dicembre 2011

ROSETTA dei FRATELLI DARDENNE

Bè,io ho questo brutto difetto-mica per me,ma per la maggioranza delle persone.Credo-io amo la politica.Si,nel senso che la vivo,la respiro,la sento come parte assolutamente importante per me.Tutto ha a che fare con essa,non ci sono vie di fuga.Vedi la gente si assolve,si giustifica,robe tipo non c'ero,non riguarda me,che noia queste menate e così via.Detesto profondamente questo tipo di vivacchiare,di elemosinare secondi di vizio scadente,trasgressione facilona,amorali da operetta,menefreghisti da avanspettacolo.Io non credo affatto nell'assoluzione e nelle giustificazioni,solo nella responsabilità che io ho verso me stesso e verso gli altri.Verso lo Stato e quindi la società. Quelli che dovrebbero tirarci fuori dalla crisi sono gli autori della crisi stessa,naturale del sistema capitalistico e delle nostre democrazie:colonialismo ed espansionismo all'estero con la scusa dei diritti civili,ridurre a stato di schiavi terrorizzati i lavoratori all'interno di questa cosa chiamata democrazia.Alla quale non credo,cioè si bella favola,bella davvero,ma non ci credo.
La politica mi serve per non affondare nell'apatia,non voglio fare parte della massa amorfa,ma di un Popolo,non sono un Consumatore che ha diritto solo di consumare,cazzo io sono un Cittadino.
E faccio parte di una Classe,non che non sono scomparse.Modificate,ma non scomparse.Che pensi di vivere in democrazia,ma come fai se il tuo lavoro è precario?Vita instabile quindi.E se la tua vita è instabile tu come sei?Certo ti devo togliere quello che loro ti concedono per farti pensare ganzo e figo,ma lascia stare la roba,dimme te come essere umano cosa sei?Non lotti nemmeno,fa tutto schifo vero?Ok.Ti capisco,che posso dirti?Io ho questa cosa..Il comunismo,tanti ne parlano malissimo e io me ne fotto.Piace a me,mi da soddisfazione.Mettere i fighetti che non hanno problemi di danaro,di cosa mai farò tra un mese,si metterli a zappare da qualche parte o soffocare dentro a una fabbrica.Ce l'hanno fatta quelli della mia classe,perchè i Marchionne non dovrebbero riuscirci o i pusillanime ,i mediocri come Ichino?
Il lavoro è fondamentale,importante,quando ce l'hai è tutto diverso.Sei utile,sei qualcuno.Lo vedi quell'occhialuto lì?Egli è un giornalaio.Si l'hai visto per dieci anni lavorare da precario con contratti di merda,prendere uno stipendio di 3oo euro dopo tre mesi e altre cazzate:la flessibilità,la modernità,baby!Bè,mo c'ha sta cazzo di edicola.Signori ho un lavoro.Non saranno le vostre liberalizzazioni alla cazzo di cane a farmi perdere questa unica e buona occasione.

Il cinema ha il dovere anche di parlare di questo.Il cinema che mi piace è urgente,necessario,importante,perchè parla di noi.Non dei nostri cuoricini infranti e dei problemi di maschi o femmine,chi se ne fotte cazzo!Ma di come ci rubino la vita e dignità,di come noi siamo classi in conflitto,perchè la vita è guerra e allora buon natale,ma per una di queste classi deve anche finire per sempre.

Rosetta è tutto questo.Un film sconvolgente,disturbante,fa male,malissimo e senza enfasi e cattivisimo da happy hour,solo con la forza dell'immagine nuda e cruda,della vita spietata e troia come è.Solo questo.
Eppure è grandissimo cinema:Rosetta che vive con la madre alcolizzata,in lotta contro tutti e tutto,che tradisce il suo unico amico per lavorare,sola e disperata.Lo è perchè così vanno le cose,perchè le differenze sociali sono fortissime e ce ne sbattiamo i coglioni di questo
Rosetta è vita che diventa cinema,e anche il suo contrario.Splendida pellicola,che io amo e mi disturda allo stesso modo
Non è solo cinema non è solo vita:è l'arte scomposta che siamo noi:La storia

sabato 20 novembre 2010

I GIORNI CONTATI

Cesare è un idraulico che si avvia verso la vecchiaia-parliamo di inizi anni 60 e lui ha 54 anni-un giorno sul tram vede un uomo,un suo coetaneo morire.Per questo decide -capendo che ha i giorni contati- di non lavorare più e di "godersi la vita",ma tutti i suoi esperimenti-tentativo di ritornare con una vecchia fiamma,di tornare al paese di origine e altro-falliscono brutalmente e amaramente.Tornerà a lavorare,fino a quando...

Splendido è dir poco,e allora diciamo splenido elevato alla potenza di due, film del mai fin troppo compianto elio Petri..Che dirige benissimo con uno stile ora secco e stringato,quasi documentaristico,ora visionario-il finale- un ottimo film sulla morte ,la vecchiaia,la vita in generale.Asciugando le possibile derive retoriche e sentimentaliste,ma con un linguaggio tagliente e preciso ci porta a diretto contatto con l'amarezza di vivere e il dolore di morire.
Bravissimo salvo randone

domenica 8 febbraio 2009

L'OSPITE DI INVERNO di ALAN RICKMAN

A me piacciono i film -e le canzoni- tristi,malinconici, che mi fanno gonfiare e bruciare la gola per il pianto trattenuto.Fa parte del mio carattere malinconico e riflessivo,fa parte del fatto che uno dei miei pensieri fissi e temi ricorrenti è quello della morte.mi affascina pensare alla scomparsa,all' oblio. Questo magnifico film-tratto da un 'opera teatrale e si sente e vede- è uno dei miei film preferiti.Perchè in punta di piedi,delicatamente ,teneramente parla di perdite,di fragili rapporti,delle stagioni della vita,di amicizia e amore e sopratutto di morte-l'ospite di inverno,cioè la signora con la falce. Una madre anziana che non accetta di invecchiare e la figlia vedova che è indecisa tra ricordo doloroso e dimenticare il lutto,il figlio timido alle prese con il primo amore,la ragazza del giovane che non si sente femminile e desiderabile, due ragazzini alla presa con la presa di coscienza della vita:nasci,studia, produci,muori e una fuga lontana verso il nulla,due anziane che esorcizzano la fine andando ad altrui funerali.Un grande film commovente,che scava dentro,fa riflettere e pensare,il finale con il ragazzo che si allontana con la gattina sul mare ghiacciato verso il nulla è uno dei più strazianti che mi sia capitato di vedere Ma alla fine moriranno i due ragazzini?Un tributo,un sacrificio dovuto alla morte ,ma per cosa?