venerdì 20 giugno 2014

IL MALEDETTO UNITED di TOM HOOPER

Non ho mai avuto una grande passione per lo sport, mai sostenuto - se non con un tiepido tifo poiché certe eccellenze comunque van rispettate- atleti di ogni risma e disciplina, no anzi : me ne frego allegramente di costoro.
Non è tanto lo sport in sé a dispiacermi, quanto il contorno di smodata passione, di competizione aspra , di affari e marketing. Lo sport da noi è solo un'altra voce del capitalismo e del suo modus operandi.  Difficile quindi che mi appassioni tutto questo
Tanto per dire non seguo i mondiali, per noia principalmente. E non seguo nemmeno il campionato.
Per lavoro ho imparato a parlare di calcio,a simulare dispiacere e partecipazione, ma rimango sul vago perché non conosco i giocatori e me ne faccio una ragione, pazienza.
Però...c'è un però: la mia insana passione per questa squadra.




e la mia grandissima passione per questo Dio caduto in terra,al fine di far capire a certi antonioconte che al massimo possono potare le piante nel loro giardino



Perché qui si parla di Letteratura, Arte,conquista anche chi non è per nulla "popolano",ma profondamente radical chic come me. L'Inter e Mourinho hanno a che fare con la Leggenda, L'Epica,la Gloria, la Poesia e il Valhalla Rising.
Qui finisce il mio esser tifoso, distaccato e moderato, il resto sono mutandari poco scolarizzati, orribili parrucchini, "agnello,abbberluscona compraci", altro stile quello nero azzurro . Siamo nobili.

Vabbè ho anche una grande simpatia per la Roma, amo la città e quel popolo.

Comunque , ora, lasciatemi parlare un po' di questo godibilissimo film.



Un film sul calcio? Ah, si ? E perché non farmi vedere uno con protagonista dei super eroi di quella cazzo di Marvel? Cosa potrebbe rientrare meravigliosamente nella voce : ma che me ne frega? Se non un film che parla di pallone.  La tentazione è quella di passare oltre,ma il nome del regista e la partecipazione del mio adorato Timothy Spall, mi ha convinto a dargli una possibilità. Ed ho fatto benissimo.

La pellicola racconta la vera storia di Brian Clough, giocatore di qualche successo passato poi ad allenare piccole squadre di seconda divisione. Il suo nome si lega a quello del Derby County, che grazie alle brillanti idee del suo vice Peter Taylor , porta ai massimi livelli.
La sua ossessione , però, è il Leeds United che negli anni 70 era una squadra ammiratissima e piena di vittorie,ma ottenute con un gioco falloso e scorretto, secondo l'ottica di Brian. Il tutto parte dalla scarsa considerazione che Don Revie. considerato il miglior allenatore inglese, ha per lui durante una partita tra le due squadre.
Il maledetto United.jpg

Così Clough vive la sua vita nell'ossessione di sconfiggere l'eterno rivale. L'occasione si prospetta quando gli offrono la panchina del Leeds.

Hooper dirige una bellissima commedia umana e sportiva. Un film che parla di uomini ricchi di talento, ma rovinati da una smodata ambizione  che li porta dai fasti del Derby alla rovina del Leeds,per errori di arroganza, presunzione, scarsa attenzione per gli altri, ( tanto che la sua rovina comincerà proprio quando lui si allontana dal suo amico e fidatissimo collaboratore Peter Tayolor. Cioè l'uomo che vivendo nell'ombra di Clough gli ha permesso di vincere tutto),ed è proprio la scoperta che il successo non è mai dovuto a un singolo,ma al collettivismo e la collaborazione con altri, la svolta decisiva del film.



Un'opera che riesce farti appassionare a uno sport che non ami molto e non segui, è sicuramente una grande pellicola. Perché il sottoscritto ha tifato Derby e Clough per tutto il film, si è emozionato, ha gioito per le loro imprese e mi son commosso per il modo in cui il regista descrive con massima empatia i suoi personaggi.
Che sono umanissimi, pronti a sbagliare,a crollare e a rialzarsi . Capendo che condividere un sogno e una gloria con un fedele amico è fondamentale nella vita, e che se una cosa dovrebbe insegnarci il calcio - e talora come l'Unica,Leggendaria, Immortale, Inter di Mourinho ha dimostrato a gobbi e bilanisti - è proprio che la vera forza è nella squadra, non nel singolo.

Mi viene da pensare che in Italia nemmeno siam capaci di fare un film sul mondo del calcio di questo spessore, certo c'è Ultimo Minuto di Avati che non è male, ma non gioca sui ritmi e tempi di una commedia agrodolce e popolare. Eppure ne abbiamo di storie meravigliose  : andiamo dalla gangster story degli scudetti juventini,alla magia della passione e onestà interista del mitico Mou. Storie ne avremmo , ma non ci va di narrarle. Anche perché si scatenerebbe il peggior tifo : sguaiato, ottuso,da sottoproletari analfabeti e privi di buone maniere. Noi italiani spesso diamo un cattivo spettacolo come tifosi, e non solo nello sport.

Invece Hooper ci mostra come si possa girare un grande film di sentimenti, con personaggi che ti sanno catturare ed entusiasmare anche se non ti interessa nulla del loro mondo,e questo non è poco.
Una solida sceneggiatura, ottimi attori, ( straordinario Timothy Spall, magnifico Micheal Sheen, e tutto il resto del cast.), cura della regia e della fotografia.



Ma sopratutto, ripeto: empatia, amore per i personaggi che porti sulla scena. Che sia un allenatore, un re, o una povera fanciulla francese di nome Eponine
 Questa è la grandissima qualità di un regista che stimo tantissimo: Tom Hooper.  Il cinema dal volto umano, dei sentimenti universali, che in questi tempi cretini dominati da cinici incapaci di gestir i propri sentimenti,sarà visto come "buonismo", l'alibi dei cretini.
Invece è una grandissima lezione sportiva,cinematografica,umana.
Viva Peter Taylor Viva  Clough!


ps: nei commenti potete anche migliorare questa recensione. Scarsa assai dal punto di vista calcistico. Quindi invito appassionati e appassionate ad aggiungere aneddoti e altro.


martedì 17 giugno 2014

CORPO CELESTE di ALICE ROHRWACHER

Opera prima imperfetta ,ma proprio per questo vera e sincera, esordio di una giovane autrice che questo anno a Cannes , con la sua nuova pellicola : Le Meraviglie, ha portato a casa riconoscimenti importanti. Non sono il classico italiano che grida al miracolo, ma nemmeno un disfattista che a prescindere deve criticare il nostro cinema. Sono felicissimo che vi siano autori più o meno giovani , capaci di girare film che prendono parte,che narrano  , ( usando lo stile che più garba alla loro sensibilità), il nostro paese e la vita concreta, reale, pulsante della nazione. Tenendo conto che da noi la nazione non è una patria unita,ma le Regioni e il Nord o il Sud. Il centro serve come scenario di fondo per don matteo.
Segnali che pesano assai anche sulla narrazione e l'epopea, l'epica di un paese. Ognuno così chiusi nel difendere idioti localismi e folklorismi.
Proprio per questo i premi al nostro cinema mi rendono felice: per un attimo siamo italiani. Gli oligofrenici esterofili rimangano della loro provincia , non ne sentiremo la mancanza.



Torniamo alla nostra Alice, di cosa parla codesta pellicola? Di una crescita, dello smarrimento che si prova quando , nella difficile età della pubertà, ti ritrovi tra gente che non conosci e a dover sottostare a leggi e tradizioni che non capisci.
Quindi il primo tema potrebbe essere la religione , anzi la pratica religiosa,come specchio delle difficoltà di integrazione nel mondo di una ragazzina. La giovane Marta, infatti, si ritrova in un contesto alieno e degradato/ degradante. Di gente che usa un credo per mascherare un ambizione smodata e auto distruttiva, il parroco, o per riempire pulsioni sentimentali, difficoltà a vivere , bigottismi stanchi, insane passioni , come la terribile catechista.
Per cui è un film anti religioso,come si potrebbe pensare, o è un film che ci mostra come la religione sia mal interpretata e usata da certa gente?


il confine tra superstizione folkloristica e Fede, tra un nascondersi nei rituali e comprenderli , penso sia un grande tema e molto italiano. Su questa base di partenza ci mettiamo anche la vita e il punto di vista : staccato , talora, dolente a sprazzi, di una giovanissima.
Oggetto sfuggente lei stessa, come ci suggerisce  Rohrwacher, inquadrandola spesso di spalle e tenendo una certa distanza, seppure partecipe, dalla sua protagonista.
Forse certi personaggi son troppo caricati , come se la tesi diventasse più importante della rappresentazione, ma per me non è sempre un difetto.
Non in questo caso almeno.

Il film infatti parla del degrado sociale che colpisce sicuramente una zona d'italia,ma che a conti fatti è un problema che si manifesta ovunque . Una grettezza, un senso pesante di sconfitta morale, etica, ideologica, di fede vissuta . Così la religione diventa un tramite per mostrarci anche altro e andare oltre.
La bruttezza della mediocrità, ecco cosa mostra veramente. E che appartenga a un parroco , o a un parente non importa.


Lo stile essenziale, freddo, quasi documentaristico, che potrebbe rimandare ai Dardenne, aiuta a mantenere una certa "giusta distanza", ( per citare il mai troppo compianto Carlo Mazzacurati), dalla materia trattata e questo pudore a me piace assai. In questo caso.
Ci sono imperfezioni, ci si disperde nel finale,ma a conti fatti è un buonissimo film, decisamente riuscito: nel trattare gli scontri tra sorelle, nella descrizione della difficoltà a crescere e nella amarissima rappresentazione del degrado religioso e civile del nostro paese. 

venerdì 13 giugno 2014

WINDSTRUCK di JAE YOUNG KWAK

L'amore cambia tutto. Si, lo so pare una frase banale, da baci perugina, o da pessima "telenovela.", roba fatta per dar spazio al sarcasmo dei cinici chic e alla moda.
Però, sono convinto, spesso le grandi verità sono anche semplici e "banali". Problema però che io reputo di comprensione dell'esistenza e dei termini. La sostanziale differenza tra banalità e semplicità, è bene evidente in codesta pellicola.

Quando ti innamori lo sai. Ti rendi conto che le cose pensate prima erano solo la tua umanissima difesa. Un modo per non pensare alla tua solitudine. Certo la società attuale : viziosa, decadente, indifferente, ti farà credere che gli uomini o le donne che cambiano partner a ogni sborrata siano degni di considerazione. La lista della spesa dei presunti orgasmi, delle penetrazioni e del sesso orale, diventa il metro di un successo che ben rappresenta i nostri tempi: volgari ed effimeri.
 Molta gente ci rimane male perchè non fa parte di questo magnifico giro . E molti invece cercano la donna o l'uomo perchè è convenzione sociale, perchè cercano un 'immagine di perfezione che esiste nella loro fantasia satura di stupide regole da magazine e pessimi telefilm. Altri ancora si innamorano dell'immagine riflessa negli altri delle proprie qualità.
 La tristezza è infinita in questo campo. Io però ci ho sempre creduto.
A cosa? Ma non dicevi che eri ateo? Si, lo sono. Però io ho sempre creduto all'amore e sopratutto al/ nel romanticismo.
 Ma va là: sdolcinato,smielato, sentimentalista! Queste le accuse a mio, nostro carico. Ma va bene, lo sono.
Se questo vuol dire alzarsi e addormentarsi con una sottile e profonda gioia nel cuore perchè in un'altra città, in un altro posto , c'è una persona che è la nostra vita, la nostra morte e la nostra resurrezione, va bene.
Perché la felicità di questo momento è talmente intensa che francamente mi rende libero di esprimere anche in modo infantile,naif, ingenuo, la mia natura. Sono lunghi 37 anni, durante i quali devi far lo slalom tra le esigenze di un cuore che non vuole abituarsi alla solitudine, al cieco e sordo rancore di chi è solo e quindi cerca di abituarsi di tenere a bada quel vulcano di sentimenti ,passioni,voglia di donarsi totalmente all'altra, di appartenere a lei.
Sono libero perchè la mia libertà l'ho regalata al mio amore e non perché ella mi faccia suo schiavo,ma per dar più potenza alla nostra unione.
Essere liberi di amare una donna, ecco : altro che libertà americane a colpi di bombe, guerre, e rivoluzioni farlocche,
Tutto questo delirio per parlarvi di questo magnifico film




Tutto parte da quel capolavoro assoluto che è My Sassy girl . Una commedia romantica spiritosissima e commovente , di rara pulcretudine . Nella quale vi è sempre una figura femminile aggressiva e determinata, e una maschile goffa e succube,ma questi caratteri daranno vita insieme a una scoperta dell'amore profondo ed eterno proprio condividendo le loro debolezze.
Film che consiglio assolutamente di vedere .

Grazie a facebook vengo a sapere che esiste una sorta di seguito,che seguito non è affatto,ma usa Gianna Yun, indimenticabile protagonista di My Sassy Girl, e un canovaccio che pare molto simile al film precedente.

L'opera comincia come una scatenata commedia mescolata al poliziesco. Lei è una sbirro poco ortodossa e dai modi spicci che si imbatte in un maldestro insegnante di fisica., scambiato dalla ragazza per un pericoloso malvivente. Questi primi minuti di film sono all'insegna della comicità: la scena dell'identikit e altre sono davvero assai gustose.



Poi, come potete notare da questa immagine, scoppia l'amore .  Kwak ha un modo leggero, vivace, sbarazzino di parlare di questo sentimento fondamentale, questo pilastro della nostra vita  Con una delicatezza e un pudore , un romanticismo travolgente ed allegro che ti fa venir voglia di amare qualcuno o , come nel mio caso, se lo sei, di tener quella persona a lungo con te.

Mi piace questo modo di mostrare l'amore con leggerezza, empatia, eppure non risulta mai stucchevole come nei prodotti americani Non so da che dipenda,ma a mio avviso è così.

Però il buon Jae Young deve aver parlato con Lars Von Trier di questo suo film, perchè infatti a un certo punto: LA TRAGEDIA!!!!!
Arriva la morte, arriva la disperazione, arriva la difficoltà totale e totalitaria di superare il lutto, di come si suol dire : " andare avanti".
Perché l'aria che respiri, la terra che cammini, il sole che ti scalda parlano del tuo amore. Non puoi farci nulla. Così le tenti tutte, la morte può sembrare l'unica alternativa possibile,ma per un motivo o l'altro non riesci mai a farla finita.



La solitudine è pesantissima,sai gli altri potranno starti accanto e tutto il resto,ma lo stomaco urla di dolore inconsolabile e le lacrime non bastano mai.
Fino a quando, camminando in città, un aeroplanino di carta che vola leggiadro e quasi rassicurante , ti fa pensare alla persona amata.
Non aveva detto che sarebbe bellissimo tornare dopo la morte sotto forma di vento?
E così è.

Il film prende dopo un'ora di visione una direzione melodrammatica e commovente molto marcata e travolgente. Ma tutto gestito secondo il gusto coreano . La sofferenza, il lutto, diventano mezzi per arrivare a una piena consapevolezza di sé, del superare il dolore , grazie al ricordo di chi ci ha lasciato . Sopratutto dopo aver sofferto. Non puoi cacciare via da te la sofferenza, non puoi fare finta, non puoi evitare di toccare abissi nerissimi di malessere,di disperazione e dopo,quando il tempo del tuo lutto sarà finito: tornare a rivivere.



Prima però , caro spettatore e carissima spettatrice, dovrai piangere molto . E senza vergogna. Lo so, a noi maschietti insegnano che non è virile,ma se ben vedi nel nome di una male interpretata virilità, divenuta con il tempo il tratto che la contraddistingue, sono state combinate tante cazzate. Invece abbandonarsi totalmente al sentimento,alla commozione, non fa male per nulla.
Sopratutto quando ci viene mostrato con quelle immagini, narrato con quelle parole, e con quella musica in sottofondo
Se vuoi però hai sempre a disposizione la scusa del ricatto morale.  Per sviare l'attenzione, per difenderti,ma ti consiglio di accettarlo sto cazzo di ricatto. Ti farà bene.
Perché la storia che vedrai sul tuo schermo è una di quelle che abbattono ogni barriera tra te spettatore e il film. La naturalezza, il romanticismo pulito,solido,faranno il resto.

Se c'hai un amore tu puoi capì. Così cantava tanti anni fa il mitico Antonello e nessuna citazione è più adatta per codesta pellicola.
L'amore cambia tutto


giovedì 12 giugno 2014

Doppia recensione: LADY VENDETTA di PARK CHAN WOOK

Siamo giunti, infine, all'atto conclusivo della celeberrima trilogia sulla vendetta. Opera , vista nel suo insieme, di inestimabile  valore. Perché in tutti e tre i casi, si riflette profondamente sul genere umano,le sue debolezze, le sue miserie , prigionieri di un Male sottile e profondo che investe le scelte dei protagonisti. La vendetta non risolve i problemi, non porta nessun riscatto- tranne forse in questo ultimo capitolo che ha decisamente un finale forse più positivo-ma accumula violenza e desolazione. Non c'è, sempre tranne in questo caso, una vera e propria salvezza.
Cinema di altissima qualità che attraverso le storie dei suoi personaggi getta un'ombra sul sistema della società coreana, del capitalismo, e si interroga sulla decadenza,smarrimento, dell'umanità. La sua incapacità di governare reazioni, sentimenti, di comprendere l'altro , di prendersi le proprie responsabilità.
Ecco a  voi quindi l'atto conclusivo con la consueta doppia recensione ad opera mia e di Valentina.




LADY VENDETTA di Valentina Nencini

Il capitolo conclusivo della Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook è, sicuramente, il capitolo visivamente più elegante e raffinato, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista tecnico, per le scelte di regia, fotografia e colonna sonora.
Il regista coreano riesce qui a regalarci un’ulteriore sfaccettatura del tema della vendetta rispetto a quanto già declinato nei due precedenti capitoli (Mr. Vendetta e Old Boy). Il carattere quasi mistico della pellicola è già evidente dalla bellissima locandina che raffigura la protagonista come un’icona sacra, quasi una Madonna seppure impassibile e sanguinaria. In questo ultimo capitolo la vendetta è, infatti, associata al tema della redenzione  e vendetta e giustizia finiscono per fondersi quasi in un unico concetto inserendo il film nel filone del revenge movie di matrice statunitense in cui vendetta e giustizia sono quasi sempre rappresentate come due facce della stessa medaglia, cosa che nella filmografia orientale non accade quasi mai, basti pensare anche soltanto ai due precedenti capitoli della trilogia di Park.
La storia è quella della detenuta Geum-ja (la bellissima ed altrettanto brava Lee Yeong-ae) che, dopo essere stata incarcerata per tredici anni, esce di prigione con la ferma intenzione di vendicarsi di colui che, ricattandola, l’ha costretta a confessare un delitto che non ha mai compiuto. Ma questo intento strettamente personale si trasformerà presto in un qualcosa di più universale quando Geum-ja si imbatterà nel responsabile del delitto di cui è stata accusata (il sempre immenso Choi Min-sik) che si è macchiato di numerosi omicidi di bambini. E’ a questo punto che la vendetta personale si trasformerà in una sorta di catarsi collettiva regalandoci uno dei migliori finali mai scritti e mai girati.
Come già sottolineato Lady Vendetta è la pellicola più occidentale della Trilogia proprio per il modo di affrontare il tema della vendetta, che si fa meno sfumato e complesso che nei precedenti capitoli. E questo, benché lo renda più incisivo e potente agli occhi di uno spettatore occidentale quali noi siamo, è anche ciò che lo rende più debole perché la vera forza del cinema orientale sta nelle sfaccettature, nel sottolineare come la vita non sia mai una cosa così definita come ci piace credere per non smarrire la strada sicura delle nostre certezze. La vita è un fiume in movimento e, come diceva saggiamente Eraclito, è impossibile bagnarsi due volte nella stessa acqua. Questo è ciò che il cinema orientale ha sempre colto in maniera così evidente lasciando quasi sempre allo spettatore il compito di confrontarsi e, spesso, di fare i conti con le proprie emozioni e le proprie contraddizioni. Difficilmente si esce fuori dalla visione di un film orientale con delle risposte; ma se ne esce quasi sempre con delle domande. Ed è proprio per questo che io, personalmente, amo tantissimo questa cinematografia.
Tutto questo per dire che Lady Vendetta è sì un film esteticamente affascinante, molto incisivo e denso ma sembra quasi voler riappacificare lo spettatore con se stesso, collocando il male che ognuno di noi ha dentro di sé in una dimensione ben precisa che tende a giustificarlo, esattamente come in occidente siamo tanto bravi a fare. Al cinema e nella vita.

 

La Versione di Babordo 76

Redenzione e purificazione del peccato, ricongiungersi con l'amata figlia, lasciarsi alle spalle quanto di brutto fatto. Espellere le proprie colpe. Quanto costa? Sono cose che puoi ottenere attraverso le strade comode di una confessione a qualche prete e con dieci ave maria, oppure ci vuole un sacrificio? Ci vuole dolore? E per arrivare a tanto, cosa dobbiamo perdere?
Noi stessi. La capacità di provare compassione, pietà, di sapersi dare un limite e limitare la nostra bestialità. Che è naturale. E qui dovremmo anche interrogarci sul significato di : " è naturale". In tempi dove mancano le risposte andiamo a ricercarle alla cazzo nella natura. Come mero giustificazionismo. Eppure la trilogia ci dice e mostra altro: il fatto che sia naturale è un'aggravante. E pesante. 
Perchè l'uomo come essere pensante, razionale, lucido, dovrebbe esser capace di gestire la sua rabbia violenta e disciplinare la sua ira feroce , anche quando subisce un torto pesante. Per fare questo, però, ci rammenta , deve funzionare la società
In questo film, come nelle pellicole precedenti, invece vediamo proprio questo: la vendetta è causa dell'istinto dell'uomo, ma è sopratutto dovuto alla mancanza di forza delle autorità - qui lo sbirro aiuterà addirittura la donna ad auto denunciarsi e alla fine non potrà fare altro che assistere e dar il suo consenso alla vendetta. Ma non perchè si senta il bisogno del consenso della legge,ma proprio perchè sconfitto e pesantemente- e delle istituzioni di difendere e prevenire.
Non c'è quello spirito di protezionismo nei confronti della protagonista e della vendetta come si vede nelle pellicole americane. Lo si nota,certamente, ma è filtrato dal pessimismo coreano. Non c'è eroina o eroe che tenga, non c'è giustificazione che non sia passata attraverso un fortissimo e violento dolore.
Se , ad esser sincero, per più di metà film ero conquistato più dalla tecnica sbalorditiva di Park, non riuscivo più di tanto a sentirmi coinvolto emotivamente dall'opera. Ma la parte finale, i lunghissimi ultimi 30 minuti sono quanto di più straziante si possa costruire intorno al tema della vendetta, forse meno dirompente di Old Boy e meno implacabile -fatalista di Mr Vendetta, ma in quel lungo finale si avverte il peso gravoso e insostenibile di compiere un massacro sul corpo di un uomo tenuto prigioniero. Per quanto infame egli possa essere e per quanto meriti di morire nel peggiore dei modi.
Ma io , a freddo, avrei coraggio di farlo? E infatti il regista non ci porta subito all'esecuzione,ma ci gira intorno mostrando i modi di reagire delle persone coinvolte. Talora gente devastata, distrutta, disumanizzata.  Lupi che attaccano un lupo ferito.
Ed è feroce, poco consolatorio quanto ci viene mostrato.
 Poi sul finale arriva la dolcezza o la sua percezione,ma non ci si dimentica che per quel tipo di redenzione ,una donna ha perso la sua umanità E cosi chi l'ha seguita.




martedì 3 giugno 2014

DOPPIA RECENSIONE:OLD BOY di PARK CHAN WOOK

Aspetto sempre con impazienza il sabato perchè è il momento del cinema condiviso: io e Valentina ci guardiamo dei film,commentandoli tramite sms,e questa cosa per me è fondamentale. Commentando un film ,un libro ,una canzone, credo che tu possa conoscere meglio le persone. Credo sia stato proprio questo vedere i film insieme che poco a poco mi son innamorato di lei
 Atto intimo di scoperta del sé e dell'altro. Condivisione e riflessione personale.
Ora stiamo vedendo la famosa e celebre trilogia della vendetta del buon Park, l'altra volta vi ho parlato di Mr Vendetta e oggi affrontiamo il suo capolavoro della madonna e degli angeli in colonna: Old Boy.

Vi lascio con la sua recensione e poi quattro parole mie.


Con Old Boy Park Chan-wook realizza il secondo capitolo della Trilogia della Vendetta e segna, in un certo senso, lo sdoganamento del cinema coreano anche qui da noi. E’ grazie ad Old Boy, prima, e a Lady Vendetta, subito dopo, che anche in Italia recupereremo la visione del primo capitolo della trilogia, rappresentato da Mr. Vendetta.
Ad oggi, però, per quanto mi riguarda, Old Boy resta il capolavoro indiscusso del regista coreano. Mai come in questa pellicola Park Chan-wook è riuscito a riunire e a rendere in maniera evidente gli elementi chiave della sua filmografia, che poi sono, in parte, anche elementi caratteristici della cinematografia coreana.
Old Boy racconta di un uomo, Dae-su (un immenso Choi Min-sik, capace di passare dal registro drammatico a quello più leggero e quasi comico con una facilità impressionante) che viene rinchiuso per quindici anni in una stanza senza che gli sia data alcuna spiegazione e poi, improvvisamente, liberato e della ricerca dei responsabili della sua prigionia. Il fatto che nel titolo della trilogia si faccia riferimento alla vendetta, in un certo senso, mette in secondo piano l’argomento principale del film che non è tanto la vendetta di Dae-su nei confronti del suo secondino, quanto piuttosto l’ossessiva ricerca della verità, di una spiegazione plausibile per il gesto di cui è stato vittima. E questa ricerca lo porterà a ripensare al suo passato e ad analizzare tutta la sua vita sotto una nuova luce, costantemente provocato e sollecitato dall’uomo che lo ha tenuto prigioniero e che lo guida e lo indirizza verso la spiegazione finale.
In pratica non abbiamo più una vittima ed un carnefice ma Dae-su e colui che lo ha imprigionato si fronteggiano in un gioco delle parti che porta, inevitabilmente, lo spettatore ad interrogarsi su cosa significhi vendetta e quale sia il senso della giustizia e sul fatto che un dolore profondo può consumare un uomo fino a farlo diventare un qualcosa che va contro la sua stessa natura.
E Park Chan-wook possiede un’abilità straordinaria nel raccontare i suoi personaggi senza schierarsi mai dalla parte dell’uno o dell’altro ma partecipando emotivamente alle sofferenze di entrambi, coinvolgendo così lo spettatore in un gioco al massacro intriso di una violenza a tratti insostenibile ma che non è mai auto compiaciuta o fine a se stessa ma diventa sempre espressione palpabile di un dolore immenso ed incomunicabile.
Il regista non si preoccupa minimamente di guidare lo spettatore nella visione del film che si presenta come una narrazione discontinua ed emozionale più che logica, e non insiste mai nel dare una spiegazione o sottolineare un fatto determinante quando questo può essere tranquillamente intuito ed interpretato dallo spettatore stesso. Ed in questo risiede la grandezza di un po’ tutto il cinema orientale che coinvolge totalmente il pubblico nella visione della pellicola e lo rende parte attiva per la comprensione della storia che si sta svolgendo sullo schermo che deve essere, in parte o del tutto, decodificata e che può essere tranquillamente interpretata a seconda delle inclinazioni del singolo individuo. Per quanto mi riguarda, ad esempio, non riesco a parteggiare per nessuno dei personaggi che sono presenti nella storia, ognuno di loro mi suscita la stessa pena e di ognuno mi preoccupa la sorte. Persino il coraggiosissimo finale che fa intuire uno sviluppo moralmente riprovevole della vicenda finisco per vederlo come uno struggente ed intenso atto d’amore.
Una menzione particolare va fatta alla regia di Park Chan-wook che regala delle inquadrature meravigliose che amplificano il senso della vicenda proprio perché implicano un forte coinvolgimento emotivo (una su tutte quella di Lee Woon-jin che trattiene la sorella sul parapetto del ponte) e alla meravigliosa colonna sonora di Jo Yeong-wook che gioca abilmente con la musica classica (Vivaldi in primis) creando delle suggestioni sonore innegabili che raggiungeranno il suo apice –a mio personale parere- nella successiva colonna sonora di Lady Vendetta



Old boy di Babordo 76

Cosa scordiamo sempre , noi occidentali? Va che c'è una cosa in particolare, fra le tante. Non ci arrivi? Ecco noi dimentichiamo sempre : la responsabilità. Si,magari ne parliamo pure. Magari la chiediamo agli altri, quando ci feriscono direttamente,ma la nostra ? Non esiste. Secondo noi la parola non conta nulla. Ci siamo rovinati attraverso l'esaltazione di slogan idioti come : fatti non parole. Non comprendendo che sono proprio esse l'artefice dei nostri fatti, delle nostre azioni.
Così il protagonista di questa pellicola imparerà sulla sua pelle cosa significhi esser una persona che non vuole responsabilità, che vive una vita leggera, senza impegni, come ci appare nei primissimi minuti di film, e come ci viene fatto intuire durante il proseguimento della visione.
A volte capisci che ti trovi di fronte a dei capolavori,altre che non sono solo dei capolavori: ma pellicola assolute,totali, senza barriere di sorta.
Park inzia subito benissimo la sua storia. Con l'uso della pura macchina - cinema ci regala la sofferta reclusione di un uomo medio,anzi mediocre, uno come tanti, dentro un appartamento anonimo. Non sa perchè si trova lì,per quale motivo. Chiaramente è furioso ed arrabbiato, vuole vendicarsi,ma questo potrebbe esser un depistaggio. La vendetta c'è , ma non è un film occidentale. Da noi questa scusa sarebbe stata usata per botte da orbi, violenza e alla fine: bè lui è l'eroe è giusto che si vendichi. Per fortuna questa è una pellicola orientale e quindi seppure usa generi e temi tanto amati anche dai loro padroni yankee,ma li riscrive e li rielabora mostrando prima di tutto il dolore e lo smarrimento del protagonista e del suo antagonista, in un certo senso  ,( come in mr vendetta), non comprendiamo più chi sia il "buono" e il "cattivo", e anche la causa scatenante , sono sicuro, da noi potrebbe esser vista come qualcosa di "sciocco". Solo una parola,detta da un ragazzino un po' pirla, senza cattiveria. Ma da quella parola sono successe tante cose, conclusa con una tragedia. Due uomini con la vita spezzata e l'unico scopo di far male,vendicarsi.
Quindi la vendetta non conclude nessun dolore, non è atto di catarsi, di redenzione,purificazione, non migliora nulla.
La vita del protagonista senza ombra di dubbio e quella del suo antagonista sono rovinate da essa. Anche se Park conclude genialmente la vicenda con un happy end che definire ambiguo e oltraggioso è forse troppo poco,eppure ci commuoviamo tantissimo per quelle ultime immagini,per quel sorriso di rinascita.. Proprio dopo uno dei confronti più drammatici,duri,insostenibili sotto ogni punto di vista.
Film imperdibile per i temi affrontati,per la regia particolarmente ispirata di Park e per la suggestiva colonna sonora. Opera che entra a pieno nella leggenda ,più che la storia, del cinema