Questa pellicola ha assolutamente diviso in due il grande pubblico amante e possibilmente esperto dei film de paura.Chi lo considera na cazzatona estrema,girata in povertà ,con una colonna sonora assurda,temibili stacchi nel montaggio,recitazione non brillante e invece chi la trova una pellicola certamente girata con un budget che definire ristretto è poco,ma anche inquietante,disturbante,con buoni momenti di tensione.
Fa parte di quei film del cofanetto Cult Horror,e che devo dire?A un certo momento il disco si blocca e me lo so pijiata in saccoccia.Nondimeno devo dire che i tre quarti d'ora visionati non mi hanno schifato.Il film è opera di due disperati totali,talmente tanto che si dimentica sempre del secondo,che poi attenzione nei titoli di testa viene anche prima di quello che tutti accreditano come unico responsabile di questa zombata tra amici:Robert Voskanian.Il dimenticato perenne è invece:Robert Dadashian.Curano anche il montaggio e altro.
La trama è semplice:Alicianne arriva alla casa dei Nordan per assistere la piccola Rosalie,una bambina viziata e non certo simpatica,rimasta orfana di madre.Appena giunta ha il classico incidente con la macchina e il classico incontro con la vecchia rinco di turno,che le fa le classiche raccomandazioni.E qui,da cinofilo,voglio scagliarmi contro sta vecchi cogliona:ma come?????Meni e meni per ore alla giovine ospite che ci sono delle strane creature nel bosco le quali divorano gli animali e che fai?Lasci il tuo cane-si il tuo cane puttana -incatenato e fuori da casa.Poi quando la povera bestiola muore ,tu da stronza vecchiaemmerda ti lamenti con i vicini,a rincojionita ripijiate!Bè,anche la vecchia muore.Devo dire che la scena è ben diretta,almeno per me che capisco poco di horror e di montaggio.Però c'è una certa tensione,ammetto.
In poche parole Aliceanne capisce che la colpa di certi strani fenomeni è della bambina,la quale ha il potere di comandare alcuni morti viventi che lei usa per uccidere le persone che reputa siano colpevoli della morte della madre.Chiaramente ci sarà una strage finale,dove però anche la bimba avrà la fine che si merita ,una bella asciata in testa.
Non parliamo di capolavoro,ha sicuramente dei limiti,ma a me non è dispiaciuto assai.Riesce ad essere inquietante,non è malissimo nella recitazione,certo il basso budget e una certa aria di film fatto alla cazzo di cane rovinano il risultato finale,ma per me vale la pena
Ringrazio wiki e youtube che mi han permesso di finire la visione!^_^
giovedì 12 gennaio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
QUADROPHENIA di FRANC RODDAM
Bè,non avevano certamente le capacità melodiche e le indianate dei beatless,mancava a loro anche la sensualità strafottente ed ammiccante dei Rolling Stones,eppure -credetemi- a mio avviso The Who erano,anzi sono,la band più importante che la terra di Albione abbia mai avuto.Perchè questa sparata da imbonitore di fiera ammmeregggana der cazzo?Eh,perchè si.
Insomma date un'occhiata a quello che hanno fatto,mentre alcuni canticchiavano robe tipo-e dio li fulmini e poi perdoni- "lei mi ama ye ye ye",questi tipi cantavano di "meglio morire prima di diventare vecchi"o robe simili.In ogni caso cosa succedeva in Inghilterra dopo la guerra?Che c'erano i giovani a casa.In un paese che si riprendeva dagli eventi bellici e dall'aver causato con i loro amichetti ammmereggggani,una delle più temibili sciagure di guerra:parlo di Dresda,do you remember?Le altre ?Hiroshima e Nagasaki.
Ok,ma torniamo a quel periodo:ci sono i giovani,che irrompono prepotentemente sulla scena della vita pubblica nazionale.Vogliono vivere e alla grande,tutto subito,i corpi desideranti,e insomma i giovani degli anni 60 e 70,prima dell'eroina e della tv commerciale .
The Who erano quelli che sapevano parlare a questi ragazzi,divisi in bande che oggi fanno ridere,ma che allora avevano tutto il loro perchè- e comunque meglio mods e rockers che grungers e numetalkids-attraverso la musica ,l'abbigliamento,le motociclette ,si dividevano ed esprimevano una rabbiosa e confusa aggressione alla vita.Cosa che se penso agli emo ...Maronna,ma che abbiamo fatto di male noi porelli 30/40enni?Quindi il giovane era una figura importante,sotto molto aspetti.Politici,sociali,culturali,musicali.Chiaramente anche di marketing,come oggi i gay e le donne.Poi ,si dai,ci mettiamo 4 stronzate in croce sui diritti,ma rimane il fatto che oggi omosessuali e donne sono il target giusto per il mondo delle comunicazioni e dell'effimero,(poi quando si tratta di argomenti seri e giusti come il massimo rispetto per le coppie gay,uguali assolutamente a una coppia come me e la mia signorina,se ci fosse,ecco che la gggente democratica e liberale si mette a dire:che schifo-come è successo di vedere e udire a un mio amico durante la visione di J.Hoover. Magari quella massa di coglioni poi applaude una Platinette e o un Signorini,cioè i gay da salotto tv),insomma i gggiovani allora tiravano e non solo la cocaina,ma un sacco di cose.Facevano tendenza ed erano sinceramente ribelli.Questo viene cantato e proposto nell'epocale e leggendario album degli Who:Quadrophenia.
La storia di Jimmy un mod e il suo malessere giovanile contro un mondo vecchio e borghese,la parte fondamentale che gioca per ogni ragazzo il gruppo e il modo esteriore-superficiale forse,ma importante- di esporsi nei confronti degli altri.Quando si può,anzi di deve far guerra a chi è dell'altro gruppo,anche solo perchè ha una maglietta di un gruppo sbagliato.Non è solo questo chiaramente è molto di più
Roddam gira un capolavoro e un classico,il film è sottotitolato e ci fa entrare direttamente nella londra anni 60/70,recitato assai bene e scritto con la dovuta attenzione psicologica nel descrivere i personaggi. L'amicizia,l'amore ,il sesso,i tradimenti,gli scontri con le autorità,il lavoro ,la fuga dalla quotidianità,l'amarezza finale e forse una nuova vita alla fine,ma forse
Un bellissimo film che non smette mai di appassionare.
Poi vi rammento che sempre dagli Who,Ken Russel ha tratto Tommy,tanto per dire
Comunque guardatelo Quadrophenia,è un cult assoluto.
Insomma date un'occhiata a quello che hanno fatto,mentre alcuni canticchiavano robe tipo-e dio li fulmini e poi perdoni- "lei mi ama ye ye ye",questi tipi cantavano di "meglio morire prima di diventare vecchi"o robe simili.In ogni caso cosa succedeva in Inghilterra dopo la guerra?Che c'erano i giovani a casa.In un paese che si riprendeva dagli eventi bellici e dall'aver causato con i loro amichetti ammmereggggani,una delle più temibili sciagure di guerra:parlo di Dresda,do you remember?Le altre ?Hiroshima e Nagasaki.
Ok,ma torniamo a quel periodo:ci sono i giovani,che irrompono prepotentemente sulla scena della vita pubblica nazionale.Vogliono vivere e alla grande,tutto subito,i corpi desideranti,e insomma i giovani degli anni 60 e 70,prima dell'eroina e della tv commerciale .
The Who erano quelli che sapevano parlare a questi ragazzi,divisi in bande che oggi fanno ridere,ma che allora avevano tutto il loro perchè- e comunque meglio mods e rockers che grungers e numetalkids-attraverso la musica ,l'abbigliamento,le motociclette ,si dividevano ed esprimevano una rabbiosa e confusa aggressione alla vita.Cosa che se penso agli emo ...Maronna,ma che abbiamo fatto di male noi porelli 30/40enni?Quindi il giovane era una figura importante,sotto molto aspetti.Politici,sociali,culturali,musicali.Chiaramente anche di marketing,come oggi i gay e le donne.Poi ,si dai,ci mettiamo 4 stronzate in croce sui diritti,ma rimane il fatto che oggi omosessuali e donne sono il target giusto per il mondo delle comunicazioni e dell'effimero,(poi quando si tratta di argomenti seri e giusti come il massimo rispetto per le coppie gay,uguali assolutamente a una coppia come me e la mia signorina,se ci fosse,ecco che la gggente democratica e liberale si mette a dire:che schifo-come è successo di vedere e udire a un mio amico durante la visione di J.Hoover. Magari quella massa di coglioni poi applaude una Platinette e o un Signorini,cioè i gay da salotto tv),insomma i gggiovani allora tiravano e non solo la cocaina,ma un sacco di cose.Facevano tendenza ed erano sinceramente ribelli.Questo viene cantato e proposto nell'epocale e leggendario album degli Who:Quadrophenia.
La storia di Jimmy un mod e il suo malessere giovanile contro un mondo vecchio e borghese,la parte fondamentale che gioca per ogni ragazzo il gruppo e il modo esteriore-superficiale forse,ma importante- di esporsi nei confronti degli altri.Quando si può,anzi di deve far guerra a chi è dell'altro gruppo,anche solo perchè ha una maglietta di un gruppo sbagliato.Non è solo questo chiaramente è molto di più
Roddam gira un capolavoro e un classico,il film è sottotitolato e ci fa entrare direttamente nella londra anni 60/70,recitato assai bene e scritto con la dovuta attenzione psicologica nel descrivere i personaggi. L'amicizia,l'amore ,il sesso,i tradimenti,gli scontri con le autorità,il lavoro ,la fuga dalla quotidianità,l'amarezza finale e forse una nuova vita alla fine,ma forse
Un bellissimo film che non smette mai di appassionare.
Poi vi rammento che sempre dagli Who,Ken Russel ha tratto Tommy,tanto per dire
Comunque guardatelo Quadrophenia,è un cult assoluto.
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W I CRITICI:TULLIO CHE NON CAPISCE UN CAZZO DI CINEMA
AVVERTENZA
questo post è la riscrittura di uno precedente,che è andato cancellato per intervento paterno.Manco c'è bisogno di dire che era uno dei miei migliori scritti,quelle cose che ti capitano una volta ogni 500. Il lavoro intellettuale vive di intuizioni,arguzie,riflessioni e rivelazioni che non possono tornare una volta lasciata scadere l'occasione o qualora fossero perdute.Quindi mi dispiace,ma leggerete qualcosa di differente e insipido,un brutto post.Perchè la particolare fortuna/occasione è andata persa.Sarà comprensibile la mia linea ,la mia idea,ma non spiegata bene e in modo interessante.Questo però mi porta a una considerazione altra e diversa rispetto all'originale-oh vi avverto che sarà probabilmente un post lungo,l'originale lo era,ma poi se non trovo l'ispirazione giusta,magara concludiamo con 4 fregnacce der cazzo e morta lì,peccato perchè era l'apoteosi dell'apoteosi dell'occhialutismo-cioè come sia importante il lavoro intellettuale e come in una certa misura costi anche quella fatica e impegno.Mi direte:e la fabbrica..Lo so,non sono figlio o parente di intellettuali,faccio prima a dire chi non ha lavorato in fabbrica tra me e i miei genitori e parenti vari.Tuttavia creare un articolo,un post,un libro,un film,una canzone,una poesia,un quadro,una scultura,una giusta interpretazione è LAVORO.E mentre un pezzo metallico lo puoi riparare,un'idea che vive ancora meno delle farfalle no.
Vabbè,ora cercando di riprendere l'idea di base apriamo la riflessione sul cinema.Sarà debole e forse non proprio riuscita,non ho l'ispirazione giusta,ma è la traccia,la linea ,l'idea che io ho sul cinema e l'arte.Che poi essendo occhialuto,stalinista,e avendo in forte odio la tamarragine..bè il titolo è ironico ok?
Leggenda narra che fin dall'alba del genere umano,se ne trovano testimonianze di graffiti disegnati sulla parete delle caverne, lo scontro tra critica e pubblico era praticato naturalmente tra una caccia al mammuth e una simpatica clavata in testa alla donzella di turno.Immagini mostrano strani esseri con più occhi presi a sassate da gente lampadata e con tagli di capelli assurdi.
Tuttavia il cinema che cosa è?Qualcuno dice che sia un'industria e come dargli torto.Questo presuppone che il film sia nè più nè meno che un prodotto ,il quale dovrà fare cassa e quindi necessariamente legato ai gusti delle masse amorfe e di facilissima comprensione per tutti.Un prodotto commerciale come tanti altri.Naturalmente vi diranno che grazie a questi film che poi si possono produrre anche quelli per i critici espertoni,intelligentoni,occhialuti.Non è una balla.Però questo riduce il lavoro del fare cinema a seguire le mode,a essere in futuro un curioso prodotto datato,a non dare nulla di più al pubblico che deve solo rilassarsi e trovare prevedibilità e conformismo ben serviti.D'altronde come industria mi interessa che il prodotto funzioni,che vi sia del buon marketing,che raggiunga un numero vasto di persone.Non si vive di nuvole e poesia,quindi è fattibile che una verità -per quanto non piacevole - vi sia. Tuttavia è anche innegabile che il cinema seppure fatto con la fortissima e preziosissima assistenza di operai,elettricisti,manovali,stagisti perennemente tartassati e quindi usando materiale umano da ditta o fabbrica,ha a che fare non con la catena montaggio del ferro e delle automobili,ma con qualcosa di più urgente e importante,ha a che fare-e perdonatemi se uso codesta parola- nonostante tutto con L'ARTE. Si perchè a parte il cinema fatto alla cazzo di cane,con l'intenzione di fare soldi sfruttando mode passeggere,con puppazzoni de gomma fraccica e due lire de pietà cristiana,(che poi è il cinema tanto difeso da certuni ,che la menano con la genialità nostra perchè con due lire abbiamo fatto roba che gli ammmereggani,fatto non sempre veritiero e sopratutto oggettivamente imbarazzante quanno che se 'ffa er cinema de paura o de fantascienza),dicevo il cinema nasce sempre da una sana urgenza di raccontare qualcosa.E il racconto al di là dei risultati ottenuti è sempre una questione che prende in considerazione l'arte.Quindi il cinema è anche fare dell'arte.Spingere oltre ,fare evolvere,costruire strade meno edificanti e tranquille,per porre lo spettatore davanti a qualcosa che lo impegnerà.Massimo esempio di rispetto che qualsiasi "artista" dovrebbe avere per il pubblico.Trattarlo non come un bimbo che va accontentato se no fa i capricci, o abbandonato davanti all'ovvio e alla luce che se no se mette a frignà.No,il cinema come arte vuole prendere lo spettatore e portarlo in terre lontane,forse desolate e desolanti,ma sicuramente è un viaggio che nel suo essere impegnativo è istruttivo per chi lo vive ed appagante per chi lo fa. Giustamente ,si fa per dire,essendo la nostra vita dura e faticosa,resa pesante dalla dittatura dei mercati e dei regimi liberali,si cerca il disimpegno assoluto,l'effimero del momento.Per questo la critica è utilissima e fondamentale.Non ti dice le cose che vuoi sentire per comodità, non ti lascia nel tuo mondo confortante,ma anche con una certa stronzaggine e non essendo immune di difetti clamorosi ,essa cerca di aprire diverse strade.
Per chi vuole mettersi in viaggio e non tutti hanno tempo e voglia per farlo..Però sai una cosa,mo mi è venuto in mente che codesto pezzo veniva dopo un'altra considerazione su cosa sia il cinema:industria di prodotti di consumo,arte o.....Divulgazione.
Esiste un tipo di cinema che io amo particolarmente e prediligo sugli altri due paradigmi ,che è appunto quello di divulgazione. Cioè il mezzo cinematografico cerca di proporre spunti di riflessione nuda e cruda sul mondo che tu vivi.Non è popolato di principesse e milionari da sposare,non ha sottilissime riflessioni esistenziali,è un mondo dominato dal colonialsimo euroatlantista,di ristruttura del capitale che i capitalisti fanno pagare alle classi meno abbienti,è un mondo in cui il lavoratore e il lavoro sono merci di scambio e non basi della produzione,dove i borghesi medio bassi hanno paura della proletarizzazione.Questo tipo di cinema glorioso e necessario ti mostra tutto.Si puoi e devi sognare,ma il tuo è appunto un sogno,guarda cosa cazzo ti circonda.Non zombi,non principesse,non c'è magia.No,caro mio:vivi in questa merda.
Il cinema dei Rosi,Petri,Lizzani,e dei miei amatissimi fratelli Dardenne è tutto e assolutamente qui:divulgazione sociale senza inodorare la pillola di merda e rabbia che devi ingoiare.Un cinema sicuramente non amato da tutti. Chi pensa che esso sia solo industria,troverà questo modo di fare film una menata pallosa dei soliti comunisti,chi invece vive il cinema come arte troverà questo modo di fare cinema un attacco di materialismo gretto che non considere l'individuo e le sue paturnie,ma solo l'aspetto economico e sociale e che comunque quella al massimo è tv e non cinema.
Insomma questo terzo modo di intendere cinema è quello che ha maggiore ostacoli.Purtroppo,almeno per me.
Però come si fa parlare di cinema senza almeno una volta usare il termine magia?Cosa è infatti la prima visione di una pellicola su grande schermo?Ricordate da piccoli l'emozione e il salto nel buio,con relativa mancanza di respiro-vabbè io ero asmatico quindi non c'entra un cazzo la poesia della sala eh?-prima della proiezione.E poi perdersi nella storia e lasciarsi trasportare verso quel mondo,quel piccolo universo che per un dato tempo ci diverte,ci spaventa,ci commuove,ci tiene compagnia. Provi anche affetto e amore per certe pellicole ,manco fossero dei tuoi famigliari o amici di lunghissima data.Eppure ogni volta che ti ricapita di rivederlo,quel film, emozioni e gioia non mancano.Lo sai a memoria,non è sopresa,ma è qualcosa di meglio:è avere qualcuno che ha capito cosa volevi e forse anche chi sei.Il cinema dovrebbe dividersi su questi presupposti:quello che diventa parte della nostra memoria e quello effimero.Potrebbe essere una sorta di spiegazione al mistero su celluloide.Questo chiaramente vale anche per le altre forme di arte o presunta tale.
Il mio primo incontro con esso è stato a sei anni,nel lontano 1982,in quel di Molveno paese di montagna e delle dolomiti. Un ricordo legato al mio primo film:Ricomincio da tre,che mi ha visto cadere nelle braccia di orfeo dopo poco-è un bellissimo film ,ma non per bimbi-poi un pomeriggio a vedere uno dei pochissimi cartoon disney da me visti,cioè Gli Aristogatti.Una piccola gioia,dimenticata con la crescita eppure nascosta nel profondo della memoria. Rammento,e il fatto è assai strano, che alle elementari il sabato si vedeva un film nel "cinemino" interno alla scuola-che poi mi sa era la palestra o roba simile-la cosa strana e buffa è che la maggior parte di queste pellicole erano film per l'infanzia girati nei gloriosi paesi pre Havel e Walesa e Gorbaciov.Spesso cecoslovacchi.Notare che la mia maestra era una ex suora di clausura,potrebbe essere materia di un film- magari il mio Postcards from DDR,prodotto da Von Trier e diretto da Yimou-non credete?
Si,l'educazione cinematografica per noi avveniva grazie alla famiglia.Popolare e schietta,storie con cattivi e buoni,arrivano i nostri,bacia la bella,sposa il giovine di bella presenza,cuore d'oro e tanti soldi.Era la festa dei lavoratori e del popolo senza nessuna ideologia di sorta. Detesto e amo questa cosa, le mie "animacce loro" si scontrano su questo terreno.Non penso che arriverò mai a trovare un equilibrio su questa follia.
Però chi si è davvero occupato di far nascere e crescere quel piccolo spettatore delle classi medio basse?Chi mi ha aperto gli occhi su qualcosa di altro e non sempre comprensibile o amabile,ma senza ombra di dubbio su qualcosa di nuovo e stimolante per il mio pensiero?Chi mi ha fatto si soffrire per la demolizione delle mie certezze e sulla mia idea di bellezza cinematografica,ma in compenso mi ha reso più ricco il mio immaginario?Chi è?Chi sarà?No,non è Goldrake,ma è IL CRITICO.
Da bambino aspettavo come dono natalizio le recensioni di Morando Morandini.Le collezionavo tutte,avevo otto raccoglitori che spesso rileggevo per vedere cosa non avevo capito,quale parte,cosa mi procurava fastidio e se quel fastidio era per il fatto che mi avesse mostrato la mia pochezza in fatto di senso critico o se fosse un attacco sconsiderato di snobbismo da parte sua.E ma erano parole che avevano un fortissimo significato per il piccolo bimbo e poi maldestro giovincello-ma fighissimo quando toglievo gli occhiali-che aveva voglia e desiderio di sapere,conoscere,migliorare il suo pensiero.
Ovviamente non è mai mancata la lotta contro la critica da parte di settori del pubblico e di lavoranti,spesso sconsiderata per me e a volte a ragione invece.Si dice che Tullio Kezic non capisca un cazzo di cinema,talmente nulla che ha lavorato a stretto contatto firmando la sceneggiatura di alcune pellicole con certi grandi maestri della celluloide.Si parla di parrucconi e paludati,anche a ragione a volte,ma si dimentica che sono impegnati nel proporre certi tipi di fare cinema spesso non popolari e che non hanno mezzi per farsi conoscere .Il critico non tratta il pubblico come bambini,questa è una falsificazione indotta anche in buona fede,esso scrive per fare imparare alla massa qualcosa di più.Porre attenzione a un cinema non facile,non ortodosso,significa dare alla gente un grande rispetto e una missione difficile,ma anche fondamentale:la crescita di gusto e aspirazioni,il ruolo di chi non vede passivamente una storiella che lo lega a vivere e rivivere le stesse emozioni.Nel loro spirito settario e aristocratico il critico sta lanciando verso il pubblico una sfida.E di solito le sfide si raccolgono.Viceversa chi parla sempre di popolo,sovranità popolare,il popolo ha deciso, è a parole con noi,ma nei fatti ci è totalmente nemico.Ci obbliga a noi che siamo "semplici" a vivere per sempre in questo modo,a illuderci di avere un potere super figo quando è solo una fregatura.Rimanere immobili nella non crescita,nel volere storie ed emozioni precotte.Disprezzando chi ha la sventura di saperne di più e ingiustamente magari ha atteggiamenti di amarezza e settarismo nei confronti del popolo.Così ci piace dare retta ai falsi amici e ai loro miti di cartone,mentre perdiamo l'occasione di scoprire con difficoltà dei grandi tesori.
Durante la mia gioventù spensierata ho sposato per ribellismo,tipico passaggio dell'età,la scuola revisionista.Aveva un suo senso per un brevissimo periodo.Si diceva che qualcosa-ricordate questo:qualcosa- di buono è stato fatto anche nel cinema di genere.Per un po' di tempo quindi ho aspramente criticato i Morandini e compagnia.Mi credevo portavoce popolare,una sorta di Trockji dei poveri in salsa brianzola.Il movimento però per me è finito ancora prima di quella cazzata del "movimento dei movimenti" di memoria bertinottiana.Perchè come al solito non si è compreso che tutto,ma proprio tutto,è classificabile ,etichettabile,e divisibile. Cari compagne e compagni,il centralismo democratico non è come credono i frichettoni dell'estrema sinistra extraparlamentare,un luogo dove ognuno dice quel cazzo che gli pare,dove tutto è relativo a seconda del momento,dove tutti sono uguali.Ecco,sta storia dell'uguaglianza per me è terreno assai scivoloso . Nel senso che esiste e non possiamo negarlo:un segretario,un direttivo,un'avanguardia e poi la base .Quando che uno è segretario dovrebbe avere conoscenze politiche più approfondite del pischello appena iscritto,(questo effettivamente non è valido nel periodo bertinottiano,ma è altra storia),lo stesso vale per il cinema.Un conto è il gusto soggettivo e relativo altro è la potenza di fare cinema.
Il critico serve per mettere in evidenzia queste cose:che sono da festival,na rottura di coglioni,ma esistono.Il movimento revisionista invece che sbava per il cinema di genere in sè,che si esalta per la trashata che è anni 70,che usa paroloni e fantasie sprecate per trovare il valore in tutte le cinematografie di serie b e anche c è niente altro che il figlio ribelle della critica palludata e parrucona.Come tutti i ribelli appena hanno smesso di urlare per dar fastidio ,troveranno lavoro nella ditta di papi.Ora però non è nemmeno da buttare via tutto quello che è stato un buon movimento di riscoperta popolare e anche loro ,insieme ai morandini,mi sono stati di aiuto all'interno della mia crescita come spettatore.
Infine scriverò qualcosa di breve su Kezic,mi perdonino quelli che l'hanno stimato e conosciuto,qualora dovesse essere un pessimo ricordo.Mi piace però difendere la memoria di un uomo che per quanto si possa anche criticare è stato un grande intellettuale e ha dato al cinema moltissimo e di prezioso,più di certi scribacchini osannati per qualche trashata di passaggio.
Ecco a voi due parole su Tullio Kezic
Nasce a Trieste,d'altronde il cognome non può mentire, il 17 settembre 1928 e muore nel 2009.
Uno tra i critici più conosciuti della nostra nazione ,è stato anche sceneggiatore di alcuni film,commediografo e come "attore" compare nel capolavoro di Olmi :il Posto.
Il suo esordio come critico sai come avviene?Mica per meriti nobiliari o altro,ma perchè lui era come te un grandissimo appassionato di cinema e tenne una lunga corrispondenza con alcune riviste del periodo.Come fai tu con il tuo blog,eh?
Debutta nel mondo radiofonico,su radio trieste nel 1946 come recensore e si occuperà di questo per tutti gli anni 50.Sopratutto del festival di venezia. Sarà direttore negli anni 70 della rivista sipario e poi collaborerà con corsera e repubblica.
Dalle sue recensioni vengono tratti dei libri,tra cui rammento con piacere Cento Film ,edizione Laterza.
Usando un modo di scrivere retorico e forse inopportuno potrei dire che di strada l'ha fatta il ragazzino che cominciò il suo viaggio e la sua professione attraverso la corrispondenza con le riviste Cinema e Film.
Tanto che non a torto è giudicato un nome di grande importanza all'interno della nostra storia cinematografica.
"Non capisce un cazzo di cinema",questa la frase usata da Fulci,quanto pare,parlando di Kezic.
Qui si nota lo scontro che da sempre c'è stato tra la critica della vecchia guardia e il cinema giudicato di serie b e artigianale.Io sinceramente non pendo nè da una parte nè dall'altra.Certamente la critica "accademica" in qualche caso-ripeto e sottoscrivo :qualche caso- non ha compreso l'importanza del cinema popolare più verace e certe sue implicazioni politiche o di ricerca cinematografica.Questo è vero,ma vale per pochi nomi.E tra questi pochi nomi non mancano all'interno della loro cinematografia pellicole a dir poco imbarazzanti.Per cui la critica non ha esagerato,come faranno anni dopo i Giusti e affini,nel mitizzare un certo mondo.Tuttavia questa posizione giusta,ha però in qualche caso-ripeto qualche caso- sbagliato per un certo spirito spocchioso che sicuramente non fa bene.
Tuttavia mostra come l'arrabbiatura dei registi nei confronti dei critici,sia segnale che questi registi volevano comunque un certo riconoscimento e anche con l'odio davano ad essa una certa importanza.Non è pensabile un mondo senza di essa,perchè ci porta anche a riflettere su alcuni errori e sciatterie,poi ci sono i pistola in ogni categoria,ma...Davvero Kezic non capiva il cinema?Oppure è una frase che considerata senza essere un fan,ma uno spettatore qualsiasi ,ha dalla sua una grave lacuna?
Eh,si perchè il critico triestino non è uno di quelli che i film li ha visti solo su uno schermo e magari ha scaricato la sua frustrazione contro chi il cinema lo faceva,/cito una delle più abusate critiche fatte contro i recensori),perchè andiamo bene a vedere cosa ha scritto e per chi Kezic
Lo troviamo come segretario di produzione sul set di Cuore senza frontiere di Luigi Zampa,quindi un ruolo dove un minimo di conoscenza cinematografica si dovrebbe avere o no,dal 61 al 65 si occupa di produzione con la sua 22 dicembre,fra i film prodotti il bellissimo e duro film sulla Resistenza "Il Terrorista" di De Bosio,con un grande Volontè.Analisi durissima e amara della lotta partigiana,tra scontri con i fascisti e divisioni nel cnl
Una delle opere migliori sul tema,senza ombra di dubbio,sul tema della guerra partigiana delle sue glorie e dei suoi errori.Altra pellicola interessante è l'età del ferro di Rossellini,ma non per il grande schermo,bensì per il piccolo
Sempre per il piccolo schermo scrive un classico di Olmi:I Recuperanti.La storia è un'altra volta una profonda analisi sul dopoguerra. Un uomo torna dalla guerra al paese,sopravissuto alla guerra in Russia.Tuttavia l'entusiasmo dura poco perchè manca il lavoro e lui non trova altro da fare che il recuperante delle mine e delle bombe inesplose sui monti.Un film straordinario nel suo rappresentare senza eccessiva faciloneria,indigesta indignazione populista,ma con una radicale e radicata rappresentazione assai veritiera delle difficoltà che incontrano le classi medio basse,la differenza fra una vita anarchica e le regole del lavoro e del progresso.Chiaramente parliamo di un prodotto superiore a molti altri.Tornerà a lavorare con il maestro bergamasco per il classico La leggenda del santo bevitore.Forse l'ultima grande interpretazione di Rutger Hauer.
E poi lo splendido e crudele nel suo essere beffardo Venga a prendere il caffè da noi,di Lattuada con un immenso Tognazzi.
Tullio Kezic è stato il Cinema,ne ha fatto la storia e ha un posto di rilevanza al suo interno.Certo possiam anche non condividere certe cose,ma a mio avviso le persone come lui sono utilissime e vanno tramandati i ricordi e i suoi lavori.
questo post è la riscrittura di uno precedente,che è andato cancellato per intervento paterno.Manco c'è bisogno di dire che era uno dei miei migliori scritti,quelle cose che ti capitano una volta ogni 500. Il lavoro intellettuale vive di intuizioni,arguzie,riflessioni e rivelazioni che non possono tornare una volta lasciata scadere l'occasione o qualora fossero perdute.Quindi mi dispiace,ma leggerete qualcosa di differente e insipido,un brutto post.Perchè la particolare fortuna/occasione è andata persa.Sarà comprensibile la mia linea ,la mia idea,ma non spiegata bene e in modo interessante.Questo però mi porta a una considerazione altra e diversa rispetto all'originale-oh vi avverto che sarà probabilmente un post lungo,l'originale lo era,ma poi se non trovo l'ispirazione giusta,magara concludiamo con 4 fregnacce der cazzo e morta lì,peccato perchè era l'apoteosi dell'apoteosi dell'occhialutismo-cioè come sia importante il lavoro intellettuale e come in una certa misura costi anche quella fatica e impegno.Mi direte:e la fabbrica..Lo so,non sono figlio o parente di intellettuali,faccio prima a dire chi non ha lavorato in fabbrica tra me e i miei genitori e parenti vari.Tuttavia creare un articolo,un post,un libro,un film,una canzone,una poesia,un quadro,una scultura,una giusta interpretazione è LAVORO.E mentre un pezzo metallico lo puoi riparare,un'idea che vive ancora meno delle farfalle no.
Vabbè,ora cercando di riprendere l'idea di base apriamo la riflessione sul cinema.Sarà debole e forse non proprio riuscita,non ho l'ispirazione giusta,ma è la traccia,la linea ,l'idea che io ho sul cinema e l'arte.Che poi essendo occhialuto,stalinista,e avendo in forte odio la tamarragine..bè il titolo è ironico ok?
Leggenda narra che fin dall'alba del genere umano,se ne trovano testimonianze di graffiti disegnati sulla parete delle caverne, lo scontro tra critica e pubblico era praticato naturalmente tra una caccia al mammuth e una simpatica clavata in testa alla donzella di turno.Immagini mostrano strani esseri con più occhi presi a sassate da gente lampadata e con tagli di capelli assurdi.
Tuttavia il cinema che cosa è?Qualcuno dice che sia un'industria e come dargli torto.Questo presuppone che il film sia nè più nè meno che un prodotto ,il quale dovrà fare cassa e quindi necessariamente legato ai gusti delle masse amorfe e di facilissima comprensione per tutti.Un prodotto commerciale come tanti altri.Naturalmente vi diranno che grazie a questi film che poi si possono produrre anche quelli per i critici espertoni,intelligentoni,occhialuti.Non è una balla.Però questo riduce il lavoro del fare cinema a seguire le mode,a essere in futuro un curioso prodotto datato,a non dare nulla di più al pubblico che deve solo rilassarsi e trovare prevedibilità e conformismo ben serviti.D'altronde come industria mi interessa che il prodotto funzioni,che vi sia del buon marketing,che raggiunga un numero vasto di persone.Non si vive di nuvole e poesia,quindi è fattibile che una verità -per quanto non piacevole - vi sia. Tuttavia è anche innegabile che il cinema seppure fatto con la fortissima e preziosissima assistenza di operai,elettricisti,manovali,stagisti perennemente tartassati e quindi usando materiale umano da ditta o fabbrica,ha a che fare non con la catena montaggio del ferro e delle automobili,ma con qualcosa di più urgente e importante,ha a che fare-e perdonatemi se uso codesta parola- nonostante tutto con L'ARTE. Si perchè a parte il cinema fatto alla cazzo di cane,con l'intenzione di fare soldi sfruttando mode passeggere,con puppazzoni de gomma fraccica e due lire de pietà cristiana,(che poi è il cinema tanto difeso da certuni ,che la menano con la genialità nostra perchè con due lire abbiamo fatto roba che gli ammmereggani,fatto non sempre veritiero e sopratutto oggettivamente imbarazzante quanno che se 'ffa er cinema de paura o de fantascienza),dicevo il cinema nasce sempre da una sana urgenza di raccontare qualcosa.E il racconto al di là dei risultati ottenuti è sempre una questione che prende in considerazione l'arte.Quindi il cinema è anche fare dell'arte.Spingere oltre ,fare evolvere,costruire strade meno edificanti e tranquille,per porre lo spettatore davanti a qualcosa che lo impegnerà.Massimo esempio di rispetto che qualsiasi "artista" dovrebbe avere per il pubblico.Trattarlo non come un bimbo che va accontentato se no fa i capricci, o abbandonato davanti all'ovvio e alla luce che se no se mette a frignà.No,il cinema come arte vuole prendere lo spettatore e portarlo in terre lontane,forse desolate e desolanti,ma sicuramente è un viaggio che nel suo essere impegnativo è istruttivo per chi lo vive ed appagante per chi lo fa. Giustamente ,si fa per dire,essendo la nostra vita dura e faticosa,resa pesante dalla dittatura dei mercati e dei regimi liberali,si cerca il disimpegno assoluto,l'effimero del momento.Per questo la critica è utilissima e fondamentale.Non ti dice le cose che vuoi sentire per comodità, non ti lascia nel tuo mondo confortante,ma anche con una certa stronzaggine e non essendo immune di difetti clamorosi ,essa cerca di aprire diverse strade.
Per chi vuole mettersi in viaggio e non tutti hanno tempo e voglia per farlo..Però sai una cosa,mo mi è venuto in mente che codesto pezzo veniva dopo un'altra considerazione su cosa sia il cinema:industria di prodotti di consumo,arte o.....Divulgazione.
Esiste un tipo di cinema che io amo particolarmente e prediligo sugli altri due paradigmi ,che è appunto quello di divulgazione. Cioè il mezzo cinematografico cerca di proporre spunti di riflessione nuda e cruda sul mondo che tu vivi.Non è popolato di principesse e milionari da sposare,non ha sottilissime riflessioni esistenziali,è un mondo dominato dal colonialsimo euroatlantista,di ristruttura del capitale che i capitalisti fanno pagare alle classi meno abbienti,è un mondo in cui il lavoratore e il lavoro sono merci di scambio e non basi della produzione,dove i borghesi medio bassi hanno paura della proletarizzazione.Questo tipo di cinema glorioso e necessario ti mostra tutto.Si puoi e devi sognare,ma il tuo è appunto un sogno,guarda cosa cazzo ti circonda.Non zombi,non principesse,non c'è magia.No,caro mio:vivi in questa merda.
Il cinema dei Rosi,Petri,Lizzani,e dei miei amatissimi fratelli Dardenne è tutto e assolutamente qui:divulgazione sociale senza inodorare la pillola di merda e rabbia che devi ingoiare.Un cinema sicuramente non amato da tutti. Chi pensa che esso sia solo industria,troverà questo modo di fare film una menata pallosa dei soliti comunisti,chi invece vive il cinema come arte troverà questo modo di fare cinema un attacco di materialismo gretto che non considere l'individuo e le sue paturnie,ma solo l'aspetto economico e sociale e che comunque quella al massimo è tv e non cinema.
Insomma questo terzo modo di intendere cinema è quello che ha maggiore ostacoli.Purtroppo,almeno per me.
Però come si fa parlare di cinema senza almeno una volta usare il termine magia?Cosa è infatti la prima visione di una pellicola su grande schermo?Ricordate da piccoli l'emozione e il salto nel buio,con relativa mancanza di respiro-vabbè io ero asmatico quindi non c'entra un cazzo la poesia della sala eh?-prima della proiezione.E poi perdersi nella storia e lasciarsi trasportare verso quel mondo,quel piccolo universo che per un dato tempo ci diverte,ci spaventa,ci commuove,ci tiene compagnia. Provi anche affetto e amore per certe pellicole ,manco fossero dei tuoi famigliari o amici di lunghissima data.Eppure ogni volta che ti ricapita di rivederlo,quel film, emozioni e gioia non mancano.Lo sai a memoria,non è sopresa,ma è qualcosa di meglio:è avere qualcuno che ha capito cosa volevi e forse anche chi sei.Il cinema dovrebbe dividersi su questi presupposti:quello che diventa parte della nostra memoria e quello effimero.Potrebbe essere una sorta di spiegazione al mistero su celluloide.Questo chiaramente vale anche per le altre forme di arte o presunta tale.
Il mio primo incontro con esso è stato a sei anni,nel lontano 1982,in quel di Molveno paese di montagna e delle dolomiti. Un ricordo legato al mio primo film:Ricomincio da tre,che mi ha visto cadere nelle braccia di orfeo dopo poco-è un bellissimo film ,ma non per bimbi-poi un pomeriggio a vedere uno dei pochissimi cartoon disney da me visti,cioè Gli Aristogatti.Una piccola gioia,dimenticata con la crescita eppure nascosta nel profondo della memoria. Rammento,e il fatto è assai strano, che alle elementari il sabato si vedeva un film nel "cinemino" interno alla scuola-che poi mi sa era la palestra o roba simile-la cosa strana e buffa è che la maggior parte di queste pellicole erano film per l'infanzia girati nei gloriosi paesi pre Havel e Walesa e Gorbaciov.Spesso cecoslovacchi.Notare che la mia maestra era una ex suora di clausura,potrebbe essere materia di un film- magari il mio Postcards from DDR,prodotto da Von Trier e diretto da Yimou-non credete?
Si,l'educazione cinematografica per noi avveniva grazie alla famiglia.Popolare e schietta,storie con cattivi e buoni,arrivano i nostri,bacia la bella,sposa il giovine di bella presenza,cuore d'oro e tanti soldi.Era la festa dei lavoratori e del popolo senza nessuna ideologia di sorta. Detesto e amo questa cosa, le mie "animacce loro" si scontrano su questo terreno.Non penso che arriverò mai a trovare un equilibrio su questa follia.
Però chi si è davvero occupato di far nascere e crescere quel piccolo spettatore delle classi medio basse?Chi mi ha aperto gli occhi su qualcosa di altro e non sempre comprensibile o amabile,ma senza ombra di dubbio su qualcosa di nuovo e stimolante per il mio pensiero?Chi mi ha fatto si soffrire per la demolizione delle mie certezze e sulla mia idea di bellezza cinematografica,ma in compenso mi ha reso più ricco il mio immaginario?Chi è?Chi sarà?No,non è Goldrake,ma è IL CRITICO.
Da bambino aspettavo come dono natalizio le recensioni di Morando Morandini.Le collezionavo tutte,avevo otto raccoglitori che spesso rileggevo per vedere cosa non avevo capito,quale parte,cosa mi procurava fastidio e se quel fastidio era per il fatto che mi avesse mostrato la mia pochezza in fatto di senso critico o se fosse un attacco sconsiderato di snobbismo da parte sua.E ma erano parole che avevano un fortissimo significato per il piccolo bimbo e poi maldestro giovincello-ma fighissimo quando toglievo gli occhiali-che aveva voglia e desiderio di sapere,conoscere,migliorare il suo pensiero.
Ovviamente non è mai mancata la lotta contro la critica da parte di settori del pubblico e di lavoranti,spesso sconsiderata per me e a volte a ragione invece.Si dice che Tullio Kezic non capisca un cazzo di cinema,talmente nulla che ha lavorato a stretto contatto firmando la sceneggiatura di alcune pellicole con certi grandi maestri della celluloide.Si parla di parrucconi e paludati,anche a ragione a volte,ma si dimentica che sono impegnati nel proporre certi tipi di fare cinema spesso non popolari e che non hanno mezzi per farsi conoscere .Il critico non tratta il pubblico come bambini,questa è una falsificazione indotta anche in buona fede,esso scrive per fare imparare alla massa qualcosa di più.Porre attenzione a un cinema non facile,non ortodosso,significa dare alla gente un grande rispetto e una missione difficile,ma anche fondamentale:la crescita di gusto e aspirazioni,il ruolo di chi non vede passivamente una storiella che lo lega a vivere e rivivere le stesse emozioni.Nel loro spirito settario e aristocratico il critico sta lanciando verso il pubblico una sfida.E di solito le sfide si raccolgono.Viceversa chi parla sempre di popolo,sovranità popolare,il popolo ha deciso, è a parole con noi,ma nei fatti ci è totalmente nemico.Ci obbliga a noi che siamo "semplici" a vivere per sempre in questo modo,a illuderci di avere un potere super figo quando è solo una fregatura.Rimanere immobili nella non crescita,nel volere storie ed emozioni precotte.Disprezzando chi ha la sventura di saperne di più e ingiustamente magari ha atteggiamenti di amarezza e settarismo nei confronti del popolo.Così ci piace dare retta ai falsi amici e ai loro miti di cartone,mentre perdiamo l'occasione di scoprire con difficoltà dei grandi tesori.
Durante la mia gioventù spensierata ho sposato per ribellismo,tipico passaggio dell'età,la scuola revisionista.Aveva un suo senso per un brevissimo periodo.Si diceva che qualcosa-ricordate questo:qualcosa- di buono è stato fatto anche nel cinema di genere.Per un po' di tempo quindi ho aspramente criticato i Morandini e compagnia.Mi credevo portavoce popolare,una sorta di Trockji dei poveri in salsa brianzola.Il movimento però per me è finito ancora prima di quella cazzata del "movimento dei movimenti" di memoria bertinottiana.Perchè come al solito non si è compreso che tutto,ma proprio tutto,è classificabile ,etichettabile,e divisibile. Cari compagne e compagni,il centralismo democratico non è come credono i frichettoni dell'estrema sinistra extraparlamentare,un luogo dove ognuno dice quel cazzo che gli pare,dove tutto è relativo a seconda del momento,dove tutti sono uguali.Ecco,sta storia dell'uguaglianza per me è terreno assai scivoloso . Nel senso che esiste e non possiamo negarlo:un segretario,un direttivo,un'avanguardia e poi la base .Quando che uno è segretario dovrebbe avere conoscenze politiche più approfondite del pischello appena iscritto,(questo effettivamente non è valido nel periodo bertinottiano,ma è altra storia),lo stesso vale per il cinema.Un conto è il gusto soggettivo e relativo altro è la potenza di fare cinema.
Il critico serve per mettere in evidenzia queste cose:che sono da festival,na rottura di coglioni,ma esistono.Il movimento revisionista invece che sbava per il cinema di genere in sè,che si esalta per la trashata che è anni 70,che usa paroloni e fantasie sprecate per trovare il valore in tutte le cinematografie di serie b e anche c è niente altro che il figlio ribelle della critica palludata e parrucona.Come tutti i ribelli appena hanno smesso di urlare per dar fastidio ,troveranno lavoro nella ditta di papi.Ora però non è nemmeno da buttare via tutto quello che è stato un buon movimento di riscoperta popolare e anche loro ,insieme ai morandini,mi sono stati di aiuto all'interno della mia crescita come spettatore.
Infine scriverò qualcosa di breve su Kezic,mi perdonino quelli che l'hanno stimato e conosciuto,qualora dovesse essere un pessimo ricordo.Mi piace però difendere la memoria di un uomo che per quanto si possa anche criticare è stato un grande intellettuale e ha dato al cinema moltissimo e di prezioso,più di certi scribacchini osannati per qualche trashata di passaggio.
Ecco a voi due parole su Tullio Kezic
Nasce a Trieste,d'altronde il cognome non può mentire, il 17 settembre 1928 e muore nel 2009.
Uno tra i critici più conosciuti della nostra nazione ,è stato anche sceneggiatore di alcuni film,commediografo e come "attore" compare nel capolavoro di Olmi :il Posto.
Il suo esordio come critico sai come avviene?Mica per meriti nobiliari o altro,ma perchè lui era come te un grandissimo appassionato di cinema e tenne una lunga corrispondenza con alcune riviste del periodo.Come fai tu con il tuo blog,eh?
Debutta nel mondo radiofonico,su radio trieste nel 1946 come recensore e si occuperà di questo per tutti gli anni 50.Sopratutto del festival di venezia. Sarà direttore negli anni 70 della rivista sipario e poi collaborerà con corsera e repubblica.
Dalle sue recensioni vengono tratti dei libri,tra cui rammento con piacere Cento Film ,edizione Laterza.
Usando un modo di scrivere retorico e forse inopportuno potrei dire che di strada l'ha fatta il ragazzino che cominciò il suo viaggio e la sua professione attraverso la corrispondenza con le riviste Cinema e Film.
Tanto che non a torto è giudicato un nome di grande importanza all'interno della nostra storia cinematografica.
"Non capisce un cazzo di cinema",questa la frase usata da Fulci,quanto pare,parlando di Kezic.
Qui si nota lo scontro che da sempre c'è stato tra la critica della vecchia guardia e il cinema giudicato di serie b e artigianale.Io sinceramente non pendo nè da una parte nè dall'altra.Certamente la critica "accademica" in qualche caso-ripeto e sottoscrivo :qualche caso- non ha compreso l'importanza del cinema popolare più verace e certe sue implicazioni politiche o di ricerca cinematografica.Questo è vero,ma vale per pochi nomi.E tra questi pochi nomi non mancano all'interno della loro cinematografia pellicole a dir poco imbarazzanti.Per cui la critica non ha esagerato,come faranno anni dopo i Giusti e affini,nel mitizzare un certo mondo.Tuttavia questa posizione giusta,ha però in qualche caso-ripeto qualche caso- sbagliato per un certo spirito spocchioso che sicuramente non fa bene.
Tuttavia mostra come l'arrabbiatura dei registi nei confronti dei critici,sia segnale che questi registi volevano comunque un certo riconoscimento e anche con l'odio davano ad essa una certa importanza.Non è pensabile un mondo senza di essa,perchè ci porta anche a riflettere su alcuni errori e sciatterie,poi ci sono i pistola in ogni categoria,ma...Davvero Kezic non capiva il cinema?Oppure è una frase che considerata senza essere un fan,ma uno spettatore qualsiasi ,ha dalla sua una grave lacuna?
Eh,si perchè il critico triestino non è uno di quelli che i film li ha visti solo su uno schermo e magari ha scaricato la sua frustrazione contro chi il cinema lo faceva,/cito una delle più abusate critiche fatte contro i recensori),perchè andiamo bene a vedere cosa ha scritto e per chi Kezic
Lo troviamo come segretario di produzione sul set di Cuore senza frontiere di Luigi Zampa,quindi un ruolo dove un minimo di conoscenza cinematografica si dovrebbe avere o no,dal 61 al 65 si occupa di produzione con la sua 22 dicembre,fra i film prodotti il bellissimo e duro film sulla Resistenza "Il Terrorista" di De Bosio,con un grande Volontè.Analisi durissima e amara della lotta partigiana,tra scontri con i fascisti e divisioni nel cnl
Una delle opere migliori sul tema,senza ombra di dubbio,sul tema della guerra partigiana delle sue glorie e dei suoi errori.Altra pellicola interessante è l'età del ferro di Rossellini,ma non per il grande schermo,bensì per il piccolo
Sempre per il piccolo schermo scrive un classico di Olmi:I Recuperanti.La storia è un'altra volta una profonda analisi sul dopoguerra. Un uomo torna dalla guerra al paese,sopravissuto alla guerra in Russia.Tuttavia l'entusiasmo dura poco perchè manca il lavoro e lui non trova altro da fare che il recuperante delle mine e delle bombe inesplose sui monti.Un film straordinario nel suo rappresentare senza eccessiva faciloneria,indigesta indignazione populista,ma con una radicale e radicata rappresentazione assai veritiera delle difficoltà che incontrano le classi medio basse,la differenza fra una vita anarchica e le regole del lavoro e del progresso.Chiaramente parliamo di un prodotto superiore a molti altri.Tornerà a lavorare con il maestro bergamasco per il classico La leggenda del santo bevitore.Forse l'ultima grande interpretazione di Rutger Hauer.
E poi lo splendido e crudele nel suo essere beffardo Venga a prendere il caffè da noi,di Lattuada con un immenso Tognazzi.
Tullio Kezic è stato il Cinema,ne ha fatto la storia e ha un posto di rilevanza al suo interno.Certo possiam anche non condividere certe cose,ma a mio avviso le persone come lui sono utilissime e vanno tramandati i ricordi e i suoi lavori.
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martedì 10 gennaio 2012
ATTO D'AMORE : H.G.CLOUZOT
Quando si parla di cinema poliziesco e del mistero solitamente è prassi comune citare i grandi maestri come Hitchcock o rimanendo in Francia :Melville,ad esempio.Nomi prestigiosi e fondamentali che meritano il plauso e l'approvazione generale di ogni spettatore-esiste qualcuno che non sappia apprezzare il lavoro del regista britannico o del maestro francese?-tuttavia a me preme far conoscere o riscoprire un nome ,a mio avviso, importante ma non troppo citato o conosciuto ,parlo di :Henri-Georges Clouzot
Chi è costui?Nato a Niort il 20 novembre ed è morto a Parigi 12 gennaio 1977,si specializza in polizieschi sottilmente crudeli.Bazzica anche il mondo della musica ,come chansonnier-toh come il nostro giovine premier!-tanto che a questo mondo dedicherà anche un suo film Legittima Difesa,ne parleremo dopo,debutta nel 1942 con il film "L'assassino abita al 21",l'anno dopo gira un capolavoro assoluto come Il Corvo,film cupo che rappresenta una provincia sotto occupazione nazista assai soffocante e nerissima.Pellicola che gli portò numerosi problemi dopo la liberazione,tanto che finì epurato.Quanto pare questo ritratto non piaceva per nulla ai liberali e democratici francesi. Solo nel 1947,prorprio grazie a Legittima difesa sarà riabilitato a clamor di pubblico e critica.Giustamente,perchè Clouzot ha uno stile riconoscibile e una sua urgenza di fare film popolari,ma costruiti benissimo .Attenzione alla trama,alla recitazione,al montaggio e fotografia.Veri e propri film fatti per chi ama il cinema e non lo usa come riempi buchi.Temo che la sua poetica anche ai giorni nostri possa non essere compresa o piacere poco,ma l'inquietudine,l'angoscia,una certa sporca realtà seppure filtrata dall'estetica cinematografica sono ancor oggi punti di massimo interesse per gli spettatori coscienziosi e attenti.
Clouzot ha diretto almeno tre pellicole entrate nella leggenda e che andrebbero assolutamente viste e riviste:I Diabolici,Vite vendute,Il corvo
I DIABOLICI è un film che reputo assai macabro e angosciante. Ritratto sarcastico del microcosmo dabbenista della provincia e dei collegi ,e anche giallo ad alta tensione che il regista domina con straordinario intuito per la suspance e la paura.
Una donna è co direttrice di un austero collegio insieme al marito.L'uomo è crudele e dispotico,con lei ,i colleghi e i ragazzi a loro affidati. Lei vorrebbe ribellarsi,ma ha un carattere debole e un fisico provato dalla malattia,così cerca di sopportare il consorte. Tuttavia un piccolo aiuto lo riceve da un'insegnante.Giovane donna spregiudicata,sicura di sè,aggressiva e forte.Le due stringono un fortissimo rapporto di amicizia,(anche se ci fanno intendere che potrebbe trattarsi di qualcosa di più complesso),decidono di eliminare l'uomo.Con una scusa il sadico direttore finisce in un alberghetto della provincia,dove dopo essere stato narcotizzato viene fatto affogare in una vasca da bagno.
Trasportato il cadavere in colleggio viene affondato in piscina.Tuttavia strani segnali mettono in agitazione la moglie del direttore,a stento la sua amica la controlla.La situazione peggiora con la scoperta che il cadavere sia scomparso.
Un vero trattato su come si gira un film giallo,trhiller,con grande vigore e attenzione .La capacità di terrorizzare e mettere tensione solo con una piscina ricoperta di fogliame,e sotto che ci sarà?Uno splendido bianco e nero e due straordinarie attrici:Simone Signoret e Vera Clouzot,e sopratutto un finale macabro e aperto da antologia.
Purtroppo rovinato da un remake ammmmeregggano che sciupa tutto con soluzioni che tecnicamente potremmo definire: ma va a morì ammazzato!
Vite vendute è un altro ottimo film e ne parlerò in altri contesti,ricordo che ha avuto un remake per me non da buttare fatto dal genio William Friedkin:il salario della paura ,del 1977.
Prima avevamo citato il film della sua riabilitazione di fronte alla Francia democratica.Si chiama LEGITTIMA DIFESA ed è un ottimo noir.
Il film è ambientato nel mondo della canzonetta e dell'avanspettacolo,che il regista conosceva abbastanza bene,essendo stato un chansonnier tra le altre cose.Maurice è un compositore e pianista assai geloso della bella moglie Ginette.Lei figlia di povera gente cerca in tutti modi di fare tantissimi soldi e diventare una stella dello spettacolo,per questo non perde occasione di farsi notare dagli uomini potenti.Nonostante la sua cara amica Dora le dica di stare lontana da un laido e porco capitalista ,uomo di banca e potere ,ma sopratutto viscido puttaniere che sfrutta ragazzine in cerca di gloria,la donna accetta di uscire con questo individuo.
Maurice però scopre la tresca e minaccia il fetente riccastro.Resosi conto che sua moglie però ha di nuovo un appuntamento con il potente uomo di affari,si crea degli alibi utili da usare con la polizia per uccidere il suo rivale.
Giunto sul posto lo trova già morto,scappa terrorizzato.Non è il solo perchè anche Ginette si reputa responsabile del delitto,confessa a Dora che cerca di proteggere i due amici. Interviene però un disincantato,duro,malinconico e arguto ispettore di polizia,come finirà?
Godibilissimo noir del 47,una trama ben costruita e ottimi attori,tra cui Bernard Blier poi notissimo da noi per la serie Amici Miei,un gioiello di tensione girato benissimo dal maestro francese.Si partecipa attivamente alle traversie del povero Maurice, si cercano indizi,ha anche una certa vena politica polemica anti borghese e capitalista.Un film semplicemente grandioso
Personaggi scritti benissimo non i soliti stereotipi,ma ritratti magistrali e memorabili come lo sbirro ad esempio
Quindi:guardate i suoi film e riscopritelo,vale la pena assolutamente.
Questo è il primo capitolo di una rubrica dedicata a quelli che sono i miei maestri.Veri atti d'amore nei confronti del cinema e dei suoi protagonisti.Il prossimo?Dovessi aver il coraggio,bè..è un danese,anzi è Il Danese del cinema mondiale.Capito no?
Chi è costui?Nato a Niort il 20 novembre ed è morto a Parigi 12 gennaio 1977,si specializza in polizieschi sottilmente crudeli.Bazzica anche il mondo della musica ,come chansonnier-toh come il nostro giovine premier!-tanto che a questo mondo dedicherà anche un suo film Legittima Difesa,ne parleremo dopo,debutta nel 1942 con il film "L'assassino abita al 21",l'anno dopo gira un capolavoro assoluto come Il Corvo,film cupo che rappresenta una provincia sotto occupazione nazista assai soffocante e nerissima.Pellicola che gli portò numerosi problemi dopo la liberazione,tanto che finì epurato.Quanto pare questo ritratto non piaceva per nulla ai liberali e democratici francesi. Solo nel 1947,prorprio grazie a Legittima difesa sarà riabilitato a clamor di pubblico e critica.Giustamente,perchè Clouzot ha uno stile riconoscibile e una sua urgenza di fare film popolari,ma costruiti benissimo .Attenzione alla trama,alla recitazione,al montaggio e fotografia.Veri e propri film fatti per chi ama il cinema e non lo usa come riempi buchi.Temo che la sua poetica anche ai giorni nostri possa non essere compresa o piacere poco,ma l'inquietudine,l'angoscia,una certa sporca realtà seppure filtrata dall'estetica cinematografica sono ancor oggi punti di massimo interesse per gli spettatori coscienziosi e attenti.
Clouzot ha diretto almeno tre pellicole entrate nella leggenda e che andrebbero assolutamente viste e riviste:I Diabolici,Vite vendute,Il corvo
I DIABOLICI è un film che reputo assai macabro e angosciante. Ritratto sarcastico del microcosmo dabbenista della provincia e dei collegi ,e anche giallo ad alta tensione che il regista domina con straordinario intuito per la suspance e la paura.
Una donna è co direttrice di un austero collegio insieme al marito.L'uomo è crudele e dispotico,con lei ,i colleghi e i ragazzi a loro affidati. Lei vorrebbe ribellarsi,ma ha un carattere debole e un fisico provato dalla malattia,così cerca di sopportare il consorte. Tuttavia un piccolo aiuto lo riceve da un'insegnante.Giovane donna spregiudicata,sicura di sè,aggressiva e forte.Le due stringono un fortissimo rapporto di amicizia,(anche se ci fanno intendere che potrebbe trattarsi di qualcosa di più complesso),decidono di eliminare l'uomo.Con una scusa il sadico direttore finisce in un alberghetto della provincia,dove dopo essere stato narcotizzato viene fatto affogare in una vasca da bagno.
Trasportato il cadavere in colleggio viene affondato in piscina.Tuttavia strani segnali mettono in agitazione la moglie del direttore,a stento la sua amica la controlla.La situazione peggiora con la scoperta che il cadavere sia scomparso.
Un vero trattato su come si gira un film giallo,trhiller,con grande vigore e attenzione .La capacità di terrorizzare e mettere tensione solo con una piscina ricoperta di fogliame,e sotto che ci sarà?Uno splendido bianco e nero e due straordinarie attrici:Simone Signoret e Vera Clouzot,e sopratutto un finale macabro e aperto da antologia.
Purtroppo rovinato da un remake ammmmeregggano che sciupa tutto con soluzioni che tecnicamente potremmo definire: ma va a morì ammazzato!
Vite vendute è un altro ottimo film e ne parlerò in altri contesti,ricordo che ha avuto un remake per me non da buttare fatto dal genio William Friedkin:il salario della paura ,del 1977.
Prima avevamo citato il film della sua riabilitazione di fronte alla Francia democratica.Si chiama LEGITTIMA DIFESA ed è un ottimo noir.
Il film è ambientato nel mondo della canzonetta e dell'avanspettacolo,che il regista conosceva abbastanza bene,essendo stato un chansonnier tra le altre cose.Maurice è un compositore e pianista assai geloso della bella moglie Ginette.Lei figlia di povera gente cerca in tutti modi di fare tantissimi soldi e diventare una stella dello spettacolo,per questo non perde occasione di farsi notare dagli uomini potenti.Nonostante la sua cara amica Dora le dica di stare lontana da un laido e porco capitalista ,uomo di banca e potere ,ma sopratutto viscido puttaniere che sfrutta ragazzine in cerca di gloria,la donna accetta di uscire con questo individuo.
Maurice però scopre la tresca e minaccia il fetente riccastro.Resosi conto che sua moglie però ha di nuovo un appuntamento con il potente uomo di affari,si crea degli alibi utili da usare con la polizia per uccidere il suo rivale.
Giunto sul posto lo trova già morto,scappa terrorizzato.Non è il solo perchè anche Ginette si reputa responsabile del delitto,confessa a Dora che cerca di proteggere i due amici. Interviene però un disincantato,duro,malinconico e arguto ispettore di polizia,come finirà?
Godibilissimo noir del 47,una trama ben costruita e ottimi attori,tra cui Bernard Blier poi notissimo da noi per la serie Amici Miei,un gioiello di tensione girato benissimo dal maestro francese.Si partecipa attivamente alle traversie del povero Maurice, si cercano indizi,ha anche una certa vena politica polemica anti borghese e capitalista.Un film semplicemente grandioso
Personaggi scritti benissimo non i soliti stereotipi,ma ritratti magistrali e memorabili come lo sbirro ad esempio
Quindi:guardate i suoi film e riscopritelo,vale la pena assolutamente.
Questo è il primo capitolo di una rubrica dedicata a quelli che sono i miei maestri.Veri atti d'amore nei confronti del cinema e dei suoi protagonisti.Il prossimo?Dovessi aver il coraggio,bè..è un danese,anzi è Il Danese del cinema mondiale.Capito no?
lunedì 9 gennaio 2012
CULT HORROR:PATRICK di RICHARD FRANKLIN
Mini speciali di quattro titoli che posterò probabilmente uno dietro l'altro,per celebrare un'iniziativa presente nelle edicole di tanto in tanto,cioè dei cofanetti con sfiziosi titoli di filmetti adorabilmente di serie b e dell'orrore,Tante pacchianate,forse,ma anche piccole gemme ed opere interessanti.
Questo film ci viene direttamente dall'Australia,dove comunque un certo cinema di genere ha sempre avuto un suo spazio-pensiamo ai film di Miller su Mad Max-e anche un certo horror più raffinato-vedi l'Ultima Onda,a firma di Peter Weir,presente tra i film recensiti in questo blog-il film di Franklin è una via di mezzo spostata verso lo stile dell'autore di Witness,ma senza la maestria di Pietruccio caro.
Richard invece è stato,quanto pare,assistente di Hitchcock sul set di Psycho e anche autore del seguito del noto capolavoro del Maestro Inglese.Diciamo che come regista ha alcune idee buone :le immagini che riflettono nella pupilla di Patrick,i segnali e le percezioni di pericolo,la preparazione e l'esecuzione dell'omicidio della caposala.A suo favore anche la costruzione dei personaggi sopratutto quello della protagonista:Kathy.Un' infermiera separata,donna normale in ogni aspetto,ma non scialba o marionetta insignificante.Vi è una certa verità,diciamo.
La storia è tuttosommato semplice:un ragazzo uccide la madre e l'amante,poi cade in coma.Una giovane infermiera trova lavoro presso la clinica dove da tre anni questo giovane ,Patrick,giace pressochè insensibile ai richiami del mondo.Strani fenomeni e incidenti,ci portano a credere che in realtà il ragazzo possa dialogare attraverso poteri telecinetici e con questi si mette in contatto con Kathy,attaccando i suoi spasimanti per gelosia.Acerrima nemica della ragazza e di Patrick una stronzissima caposala che fa una fine orribile e meritata
Quanto pare questo film ebbe un suo effimero e importante successo,legato ai tempi forse.Certo ha delle buone musiche elettroniche di Brian May,qualcosa di buono nella regia,e una storia-in fin dei conti una storia d'amore- di un qualche interesse.Nondimeno appare anche un po' datato.
Vale comunque la visione
ps:c'è pure un ridicolissimo e bruttissimo falso sequel italiota che si chiama Patrick..vive!Una idiozia che molto probabilmente farà orgasmare i revisionisti estremisti del cinema bis
Questo film ci viene direttamente dall'Australia,dove comunque un certo cinema di genere ha sempre avuto un suo spazio-pensiamo ai film di Miller su Mad Max-e anche un certo horror più raffinato-vedi l'Ultima Onda,a firma di Peter Weir,presente tra i film recensiti in questo blog-il film di Franklin è una via di mezzo spostata verso lo stile dell'autore di Witness,ma senza la maestria di Pietruccio caro.
Richard invece è stato,quanto pare,assistente di Hitchcock sul set di Psycho e anche autore del seguito del noto capolavoro del Maestro Inglese.Diciamo che come regista ha alcune idee buone :le immagini che riflettono nella pupilla di Patrick,i segnali e le percezioni di pericolo,la preparazione e l'esecuzione dell'omicidio della caposala.A suo favore anche la costruzione dei personaggi sopratutto quello della protagonista:Kathy.Un' infermiera separata,donna normale in ogni aspetto,ma non scialba o marionetta insignificante.Vi è una certa verità,diciamo.
La storia è tuttosommato semplice:un ragazzo uccide la madre e l'amante,poi cade in coma.Una giovane infermiera trova lavoro presso la clinica dove da tre anni questo giovane ,Patrick,giace pressochè insensibile ai richiami del mondo.Strani fenomeni e incidenti,ci portano a credere che in realtà il ragazzo possa dialogare attraverso poteri telecinetici e con questi si mette in contatto con Kathy,attaccando i suoi spasimanti per gelosia.Acerrima nemica della ragazza e di Patrick una stronzissima caposala che fa una fine orribile e meritata
Quanto pare questo film ebbe un suo effimero e importante successo,legato ai tempi forse.Certo ha delle buone musiche elettroniche di Brian May,qualcosa di buono nella regia,e una storia-in fin dei conti una storia d'amore- di un qualche interesse.Nondimeno appare anche un po' datato.
Vale comunque la visione
ps:c'è pure un ridicolissimo e bruttissimo falso sequel italiota che si chiama Patrick..vive!Una idiozia che molto probabilmente farà orgasmare i revisionisti estremisti del cinema bis
domenica 8 gennaio 2012
SHENANDOAH -la valle dell'onore di ANDREW V MACLAGEN
Storia della famiglia Anderson,degli allevatori ,durante la guerra di Seccessione.Loro non vogliono avere nulla a che fare con gli eventi bellici,perchè pur essendo virginiani,non sono concordi con lo schiavismo tipico del sud.
Per un tragico errore ,però,il figlio minore viene fatto prigioniero.Così il padre con i fratelli parte alla sua ricerca,venendo coinvolti loro malgrado nella guerra
Un robusto e classico western diretto dal mestierante Andrew V Maclagen,il quale affronta il tema del dovere del cittadino durante la guerra ,sposando la tesi che sia il destino e tutta una serie di eventi esteriori ed indipendenti all'uomo a dare sbocchi improvvisi verso la tragedia per molti e una gloria effimera per altri.
Un ottimo James Stewart nel ruolo del caparbio padre di famiglia dona spessore a una meravigliosa e gradevole pellicola da rivedere
Per un tragico errore ,però,il figlio minore viene fatto prigioniero.Così il padre con i fratelli parte alla sua ricerca,venendo coinvolti loro malgrado nella guerra
Un robusto e classico western diretto dal mestierante Andrew V Maclagen,il quale affronta il tema del dovere del cittadino durante la guerra ,sposando la tesi che sia il destino e tutta una serie di eventi esteriori ed indipendenti all'uomo a dare sbocchi improvvisi verso la tragedia per molti e una gloria effimera per altri.
Un ottimo James Stewart nel ruolo del caparbio padre di famiglia dona spessore a una meravigliosa e gradevole pellicola da rivedere
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POLLICE DA SCASSO di WILLIAM FRIEDKIN
Quando uno è veramente un uomo di cinema riesce a passare da un genere all'altro senza problemi.
Prendete una leggenda del cinema americano:Friedkin. Ti gira un film cupo e disperato come Cruising e anche una commedia come questo bel film tratto da una storia vera.
Tony Pino,il fratello e alcuni amici decidono di rapinare una società che si occupa di smistare i soldi che servono per gli stipendi delle ditte e fabbriche della zona di new york e zone limitrofe.Il film segue questi personaggi nelle loro disavventure e nell'attuazione del piano con uno stile ironico e scanzonato,ma senza scadere nella farsa volgare e sciatta.
Bel film di Friedkin che sa manovrare bene anche la commedia,aiutato da un ottimo gruppo di attori tra cui spiccano Peter Falk ,Peter Boyle,Warren Oates.
Prendete una leggenda del cinema americano:Friedkin. Ti gira un film cupo e disperato come Cruising e anche una commedia come questo bel film tratto da una storia vera.
Tony Pino,il fratello e alcuni amici decidono di rapinare una società che si occupa di smistare i soldi che servono per gli stipendi delle ditte e fabbriche della zona di new york e zone limitrofe.Il film segue questi personaggi nelle loro disavventure e nell'attuazione del piano con uno stile ironico e scanzonato,ma senza scadere nella farsa volgare e sciatta.
Bel film di Friedkin che sa manovrare bene anche la commedia,aiutato da un ottimo gruppo di attori tra cui spiccano Peter Falk ,Peter Boyle,Warren Oates.
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