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mercoledì 11 novembre 2015

PALOMBELLA ROSSA di NANNI MORETTI

Non è facile, non lo è per niente! Cosa? Vi chiederete voi, ma niente: essere di sinistra. Esserlo in un paese meravigliosamente assurdo, ferocemente menefreghista, placidamente pressapochista, e letalmente lamentoso come il nostro. Tanto che a volte mi chiedo pure: Ma che è sta sinistra?Che c'entra con l'italiano? Cioè con uno che è estremista, duro  e puro a parole, ma anche tanto servizievole, tanto porta borse per istinto. Rassegnato ai suoi guai, uno che prega per il campionato o per le sue piccole soddisfazioni, che rifiuta ogni cosa possa portarlo a ragionare troppo, che detesta l'arte e la cultura, ma ci vive immerso. Uno che idolatra a caso e per convenienza. Eppure.. Ma sai, potrei dirti che sono di sinistra per via dei partigiani. Non tutti, quelli comunisti. Quelli come Giovanni Pesce e non Edgardo Sogno, ecco. Potrei dirti che sono di sinistra e comunista, per via di Luigi Longo, Teresa Noce, per le lotte operaie, per le rivendicazioni di certi diritti sociali-civili.
Certo, ero piccolo nel 1989, avevo 13 anni. Mi piaceva la politica, ma non avevo coscienza: né immacolata, né di classe. Ma non è questo...Insomma, ma lo avete capito che nel 1989, avete festeggiato come dei pirla la fine del comunismo, perché finalmente avremmo vissuto tutti più liberi e felici, e così non è stato? Ora che siete precari nel lavoro e nei sentimenti, che non contate un cazzo come classe lavoratrice, che la gloria economica è per pochissimi  e gli altri a sbronzarci da pistola di sogni sgangherati di assurde ricchezze consumistiche? Ma non vi viene voglia di sputarvi in faccia e dirvi; ma che cazzo abbiamo combinato?



Fu un momento quello, e lo posso comprendere, di grandi e imprevisti cambiamenti e non fu per nula facile cercare di uscirne senza spezzarsi troppo. Alcune cose andavano scordate, altre perfezionate, sai quelli che ti diranno poi:e ma che schifo,che roba! Hanno ragione, ma non hanno mai avuto la forza di poter cambiare nulla. Nulla. Quindi la fine del pci e tutto il resto è un fatto storico. Anche politico, ma non quella da bar. Si, dai! Quella dove uno arriva dice cose, anche di un certo peso, poi esce e la rivoluzione è rimasta lì, sul bancone, in forma di briciole di brioche. Non è nemmeno in quelli che hanno le visione come sciamani, La storia è stata. Punto. Molti compagni si sono impegnati in una parte o in un'altra, hanno sofferto, si sono scazzati, Non è stato semplice, facile, indolore. E abbiamo sbagliato.
Però io, pur incazzandomi, ecco.. La gente di sinistra non potrò mai odiarla. Che poi finisci per far critiche da sinistra e alla fine ti ritrovi con le destre che ti fanno i complimenti. Ma non solo: che poi dare la colpa alle minoranze è anche idiota. Sono le maggioranze che perdono. Noi abbiamo un grossissimo problema con esse. Fin dal dopo 1989. La smania di governare ci ha fatto dimenticare come.



Però io credo che esser di sinistra sia anche un modo di vivere. Sia urlare : "Ma come parli?" Il non abituarsi al luogo comune, avere appunto una coscienza immacolata, essere primi nel torneo della questione comune. Sia anche amare l'umanità, voler per essa un mondo migliore, appunto più umano.
Esser di sinistra significa aver perso la memoria.

Come succede a Michele Apicella   funzionario del P.C.I.  che a causa di un incidente automobilistico perde la memoria. Si ritrova così arruolato all'interno di un team di giocatori della pallanuoto. Disputerà una partita mentre cercherà di ritrovare la memoria e un centro di gravita permanente che non gli faccia cambiare idea sulle cose e sulla gente. Mentre intorno si agitano personaggi alla deriva, tragicamente "macchiette" con grande spessore umano. La piscina come simbolo della Nazione, dei tempi, la memoria come elemento non tanto da ritrovare, quanto da conviverci, le colpe, i ricordi che cambiano con gli anni, il paese che diventa sempre più cialtrone, la sinistra che perde contatto con il mondo, vista come cosa perdente, come la versione politica dell'Inter. Sono interista, non è uno sfottò
Così vedi i due con i dolci che cercano di scappare dalla loro solitudine, emblema di una sinistra invadente, parolaia, in perenne crisi di affetto e di rivendicazioni infantili. E tantissimi altri personaggi.
Palombella Rossa , ci spiega tutto ciò attraverso la metafora dello sport. Moretti è stato dal 65 al 70 un validissimo giocatore di codesta disciplina, giocando in serie A. Poi, come dice lui nei contributi speciali, ha smesso per dedicarsi alla politica. Ha ripreso più tardi giocando per una squadra di serie c, che sarebbe arrivata in b, e da quell'ambiente ha tratto ispirazione per certi personaggi e situazioni.
Il film è stato girato tra il settembre e novembre del 1988, quindi anche profetico per molti versi, in una piscina vera. Le ultime scene, quelle della partita notturna, sono rammentate anche per esser state girate al freddo, o quasi. Per la famosa scena dello schiaffo, se ne son girate diverse e come sempre ci dice il regista, alla fine la povera Mariella Valentini,  si rinchiuse negli spogliatoi e pianse a lungo. Quante sberle si era presa per l'arte !



Il film segna anche il debutto della collaborazione e amicizia tra Nanni Moretti e Silvio Orlando. Vede una giovanissima Asia Argento nel ruolo della figlia,e rimane tra le miglior politiche a tema "politico" di quel periodo, dove nascevano le basi e regole del cinepanettone, della battuta volgare, della volontà di rendere coglioni e volgari i pubblici, di negare alla massa di elevarsi attraverso mezzi di comunicazione e spunti come il cinema o altro. Brutto periodo che non abbiamo ancora superato. E in tutto questo una sinistra smemorata, impreparata, divisa al suo interno, bisticciona, certo, Ma che io preferirò sempre in confronto anche alla miglior destra possibile.

domenica 27 aprile 2014

DOPPIA RECENSIONE: IL CAIMANO di NANNI MORETTI

Il film della crisi , legato a un periodo in cui io misi sotto accusa il cinema di Moretti e il suo stesso autore. Spinto da una militanza politica fortemente derivativa,versione aggiornata- sopratutto nelle cavolate di spiccio moralismo- delle politiche messe in atto dai gruppettari degli anni 70. I quali se da giovani erano ribelli e anti conformisti, invecchiando sono diventati petulanti dabbenisti,immobilisti nella loro visione antiquata del tempo.
Roba da  museo della militanza,che invece deve evolversi e combattere quello che i tempi odierni ci mettono in campo: il capitalismo finanziario,l'imperialismo ed espansionismo euroatlantista e sionista,e invece...Vabbè,
Era un periodo però bello. Vivo. Penso di aver dato e fatto cose davvero buone,insieme ai miei compagni. C'era sincerità,passione, con metodi e temi non sempre giusti, con zone di pressapochismo abbondante, ma ripeto umanamente quel periodo lo ricordo con grande commozione. 
Non comprendo quelli che si vergognano delle loro azioni nel passato, se le hai fatte in quel momento andavano bene.
Così avevo messo in discussioni Moretti,che fino a quel periodo invece era uno dei miei miti cinematografici. Il verdetto: fa film piccoli borghesi , bla bla bla.


Il Caimano quindi non mi piacque. Ritenevo debole la critica a Berlusconi,perché basata su fatti noti e sopratutto si critica un capitalista,senza dire che certe cose sono possibili perché c'è il sistema capitalista.
Del quale egli è l'aspetto più ripugnante,viscido, mostruoso, ma ancora rammento le lodi a un altro capitalisra come Della Valle, il compagno Della Valle,perchè criticò il Silvio. Senza comprendere che erano scazzi tra padroni e che nelle fabbriche di Della Valle non è che vi siano così tanti diritti sindacali.
La rovina non è stata tanto l'avanzata del berlusconismo,quanto che questa avanzata sia stata fortemente aiutata dalla scomparsa della sinistra. Impegnata nell'allontanarsi sempre di più dalle sue masse di riferimento, dalle sue istanze,sempre più impegnata ad arrivare a Renzi e ad affidare le proteste alla ciurma di disadattati grillini. Per servire il capitale. Servirlo bene,ma per fare questo e niente altro.
Berlusconi ha trovato terreno fertile: enfatizza la mediocrità,propone sogni materialisti grezzi di goduria immediata, (donnine allegre,cene eleganti,la metà della popolazione maschile non saprebbe dire no), fonda il successo con il calcio,l'unica religione seria in italia.  Egli ha saputo gestire benissimo tutto lo squallore ottuso delle masse amorfe italiche.Ha vinto facile,non c'è un gran stratega. C'è solo uno furbo,e in questo paese di imbecilli vocianti,di pappamagna,mortozombi, di fai girare,lui trova terreno facile
Macerie, ecco cosa ha lasciato l'unione becero berlusconismo e scomparsa della sinistra per donarci il Pd e compagnia.
La situazione politicamente è peggiorata,perchè se contro questo odioso,orribile,insostenibile, ometto c'erano comunque partiti comunisti,girotondi,movimenti dei movimenti,ora contro il nuovo capitalismo europeo,internazionale,guerrafondaio,abbiamo Grillo . Tanto per dire. 
Ha ragione un personaggio di questo film: "Quando pensi che gli italiani abbiano raggiunto il fondo,eccoli che si impegnano a scavare di nuovo"

 

Però rivisto il Caimano mi è piaciuto tantissimo. Certo ho fatto pace definitivamente con il cinema di Moretti, (grandissimo e fondamentale autore, se non vi piace ..Va c'è uno bravo che si occuperà di voi), anche perché la mia militanza è diventata con il tempo più lucida.
Quali sono i punti di forza di questa interessantissima pellicola? Il suo essere prima di tutto un amarissimo e tenerissimo omaggio al cinema . Al prima e al dopo. Agli anni Settanta sgangherati,di opere girate in fretta e furia ,prive di qualsiasi bellezza o pretese autoriale, cinema da prendi i soldi e scappa e gli anni 90-2000 dove si parla tanto di cinema,ma sopratutto di rapporti con la Rai. Di difficoltà  a cercare finanziamenti , di proporre idee , di fare cinema militante o comunque che voglia davvero rappresentare il Reale di un Paese epico nella sua tragicommedia costante.
E qui Moretti è davvero formidabile: già dal prologo,con il matrimonio in salsa pmli, e la presentazione del personaggio di Bruno. Produttore di mediocri e maldestre pellicole che il revisionismo becero,ostentato,popolan chic, (la piaga, il male assoluto in termini di critica cinematografica,per questo me magno le mani di non aver rapito Giusti a Roma per rivenderlo ai cinema di periferia siberiani. Luogo dove deve stare . Democraticamente,civilmente), quella critica che ha enfatizzato ed intellettualizzato il cinema di genere italiano,senza un serio discorso di critica , cioè mostrando quanto di buono sia stato fatto,ma dividendolo dal tantissimo, moltissimo,dalla maggioranza di operine scialbe,mediocri,pleonastiche. Il tutto usando un modo snob e reazionario di attacco al cinema di eccellenza, di qualità, per un sostegno al populismo,qualunquismo,reazione sulla celluloide.

La colpa maggiore di questi critici è quella di mascherare la loro provenienza borghese e spocchiosa,dietro a un sostegno alla "cultura popolare",ma in sostanza il punto del loro lavoro è: "tu proletario rimani cafone,guarda la merda e sguazzaci,quello è il tuo posto,il tuo livello,vai orgoglioso e vantati della tua ignoranza , della tua mediocrità" perchè se cominci ad istruirti,a sapere, a conoscere, noi finiamo di esistere.
 Gran parte della borghesia italica è così. 


Quindi questo aspetto del film mi piace ancora oggi. Affetto e feroce critica, malinconia  e sberleffo, sono ben equilibrati. Rinasce un mondo, rinascono i personaggi e il lavoro per nulla naif o artistico di chi faceva cinema in italia. Di una buona parte,perlomeno.

Bruno è un grande personaggio,come sempre Silvio Orlando si dimostra uno dei nostri attori migliori.  Come anche Margherita Buy, si vabbè non mancano i bloghettari de noantri che hanno da ridire, ma forse dovrebbero seguire i critici petulanti anti moretti,da quello bravo. Ne hanno bisogno.

Perchè loro sono un altro punto di forza del film. La storia della loro separazione è dura, emotivamente forte,descritta con rigore,ma senza tralasciare le bassezze, le piccole cattiverie. Alternando una falsa felicità di facciata per i figli e il dolore della loro separazione.
L'uomo non accetta per nulla questa situazione, e i motivi non ci sono spiegati da parte del personaggio della moglie La lunga scena di lui che trova la moglie insieme a un altro in un bar,che corre a casa, che taglia il maglione e poi la terribile sceneggiata al telefono. Sono forti,reali,figlie di un malessere totale e vero.
Fanno davvero male.


Ecco il film a mio avviso funziona benissimo nel descrivere senza idolatrie facili e imbarazzanti, senza intellettualismi sul nulla, il mondo del cinema di un certo periodo,ma sopratutto è davvero ottimo e imperdibile quando si occupa dei personaggi. Che sono scritti benissimo,e interpretati magnificamente.
 La crisi quindi, ci avverte Moretti, non è solo avere un ladro,corrotto,personaggio odioso e insopportabile, ma è nei rapporti delle persone che preferiscono troncare,abbandonarsi,piuttosto che riscoprirsi,aiutarsi,sostenersi. La libertà è stare in due. Questa è la verità. Invece la gente nel partner cerca l'immagine riflessa di se, dei suoi ideali nati su stupide riviste,programmi idioti,luoghi comuni beceri. Tanto poi divorzio,che sarà mai.
Moretti mostra anche questo vuoto spaventoso di sentimenti, e ci rendiamo conto che siamo condannati
A esser ascari dell'imperialismo con i loro maggiordomi vari, l'ultimo fiorentino,a esser gestiti da guitti, ad aver avuto per oltre 30 anni un tizio orribile che ha rincoglionito un popolo già portato al rincoglionimento, che abbiamo la lega e ora il m5s stolti qualunquisti, la fine dell'opposizione,  l'attacco allo stato , che ci arrubbba quando te non paghi le tasse e ti lamenti anche.
Crisi politica,di sentimenti, di idee, di tutto.

Certo,otto anni dopo pare un'altra storia. Il berlusconismo è archiviato,politicamente non ha più la sua forza originaria. La crisi del 2008 serviva per far piazza pulita di un capitalismo transitorio e ora si sta riformando su altre istanze e direttive, temo che piacciano assai anche al Pd. ( Ecco odierò sempre Grillo perchè per colpa delle sue cazzate non posso più criticare come merita sto partito...),e quindi anche le paure espresse nel finale ,sono esagerate e un po' ridicole. La parte che funziona meno è infatti quella dedicata a Berlusconi,ma serve 
Per la memoria,visto che noi italiani giustifichiamo il fascismo e quindi anche tutte le altre pagine oscure.
 Il berlusconismo è stato un lungo e terrificante periodo di mediocrità,reazione,devastazione morale e culturale del paese. Dobbiamo sempre condannarlo.Sempre

Per il resto invece il film è davvero ottimo. Da notare le tante apparizioni di registi e attori , in piccoli ruoli.

Film che parla di noi e delle nostre sconfitte.

E ORA LA RECENSIONE DI VALENTINA

Dalla sua uscita al cinema ho visto Il caimano svariate volte ma poi, ad un certo punto, è uno di quei film che non ho avuto più voglia di rivedere.In qualche modo, nel ricordo, mi appariva troppo datato, troppo esplicito ma, nello stesso tempo, poco politico, poco uniforme. La visione condivisa di ieri sera, invece, ha smentito molte di queste impressioni.
Prima di tutto Il caimano è una specie di riunione di vecchi amici (o, almeno, a me è quella l’impressione che ha fatta). Pare che ci siano tutti: da Virzì a Sorrentino, da Tatti Sanguineti a Jerzy Stuhr e ognuno appare in maniera perfettamente funzionale ed integrata alla storia, anche quando compare per pochi minuti.
Il film ha momenti di assoluto genio nella riscostruzione del cinema di genere degli anni 70 (solo i titoli dei film menzionati sono esilaranti! Stivaloni porcelloni, Mocassini assassini, Cataratte…) e nella chiara presa di posizione da parte di Moretti riguardo alla diatriba tra cinema di genere e cinema impegnato nell’affermare che, alla fine, si tratta solo di una differenza di linguaggio nel fare, comunque, lo stesso mestiere. E la grandezza autoriale di Moretti si vede prorpio da qui, dal fatto che non sente il bisogno di sottolineare ed evidenziare un concetto ma sembra quasi buttarlo lì, accennarlo soltanto, ma il modo in cui lo fa, le parole che usa e che mette in bocca ai suoi attori hanno quell’incisività che contribuisce a farlo emergere, a dargli valore senza bisogno di farne una battaglia ideologica.
La stessa cosa avviene, sempre in questo film, con la parte, a mio parere, più riuscita, ovvero tutta la vicenda privata di Bruno (Silvio Orlando) che scorre parallela alla produzione della pellicola su Berlusconi, Il caimano, appunto. Il protagonista, parallelamente, alla grossa crisi lavorativa, vive una crisi familiare molto forte che lo sta portando a separarsi dalla moglie (una sempre splendida e necessaria Margherita Buy) e, di conseguenza, ad affrontare anche la separazione dai due figli. Le scene familiari sono toccanti e commoventi e, anche in questo caso, con pochi accenni Moretti riesce a ricreare la tristezza e la malinconia della fine di una storia, ancora più tragica, paradossalmente, perché finisce con una separazione consensuale (anche se Bruno non vorrebbe fino all’ultimo ma non ha il carattere per opporsi, per scegliere una strada alternativa). Perché quando ti accorgi che in una coppia c’è ancora un grande affetto stenti, inevitabilmente, ad accettare che si possa spezzare. Ed è delicatissimo Moretti nel far emergere, senza mai calcare la mano, i problemi e le insicurezze del figlio maggiore, simboleggiate dalla ricerca disperata e vitale di un mattoncino di Lego, ricerca nella quale coinvolge tutta la famiglia come se questo potesse contribuire a tenerli uniti, ad impedire l’inevitabile allontanamento.
Alla fine la parte più debole della pellicola è il finale, con la comparsa di Moretti come protagonista de Il caimano. Ed è debole proprio perché in questa parte l’ideologia è fin troppo scoperta. Moretti perde la sua consueta misura e, a mio parere, vuole strafare e, proprio per questo, perde di incisività e di convinzione.
Ma a parte questo il film rivela un ritratto dell’Italia che, anche se storicamente superato, restituisce in maniera evidente tutto lo squallore di quel periodo, l’approssimazione, l’irresponsabile leggerezza, la mancanza di prospettiva politica e il totale egocentrismo di un Paese che nasconde dietro all’arroganza una profonda crisi morale ed umana da cui tuttora non ci siamo ancora risollevati.

sabato 26 aprile 2014

LA SCUOLA di DANIELE LUCHETTI

La frase suona più o meno così: " sono nervoso..Ho voglia di litigare con qualcuno! Devo litigare con qualcuno! A Roma Lucchetti sta girando uno spot..." Moretti cosi si presenta sullo set dello spot per litigare ,a prescindere, con il povero Lucchetti.

Ecco questa frase evidenzia benissimo il mio rapporto complesso con il cinema di questo noto regista italiano. Ho sempre preferito Mazzacurati a costui,nonostante entrambi abbiano in un qualche modo segnato la mia giovinezza cinefila.


Scuola-film95.jpg


La Scuola si basa su due lavori dello scrittore-insegnante Domenico Starnone : Sotto banco ed Ex Cattedra, oh mi raccomando di costui non lasciatevi scappare il bellissimo romanzo Via Gemito, e presenta sotto forma umoristica le problematiche interne del sistema scolastico nazionale.
Una pellicola di enorme successo di pubblico e anche di critica, proprio per la sua freschezza, allegria e per l'abile costruzione di personaggi e dialoghi.

Tutti ci siamo passati, tutti abbiamo affrontato le ore spese tra gli ingranaggi del sistema scolastico. Interrogazioni,compiti in classe,primi amori, amicizie che dovevano durare una vita, professori da odiare e altri che erano quasi delle leggende, e io che scrivevo temi per me e per le compagne. L'unica cosa che mi riusciva  e mi piaceva fare a scuola.
Come era cominciata la mia avventura? Alle elementari con una severissima maestra ,ex suora, con le preghiere prima di cominciare la lezione, le braccia conserte,il grembiule . Mi sentivo prigioniero,io che ero abituato a correre per i cortili della cascina donde ero cresciuto in libertà.

Poi : alle superiori il disastro,ma lasciamo perdere va .


  

L'opera di Luchetti vista da studente delle superiori,pareva un piccolo e meraviglioso miracolo. Ti rivedevi e riconoscevi i tuoi compagni e le tue compagne. Le piccole beghe, le gite eccetera eccetera
Il merito principale di questo film è però la descrizione dei personaggi che spesso sono macchiette,ma umanizzate,rese quasi credibili ,a far da contorno all'ottimo trio di protagonisti: Silvio Orlando, Anna Galiena, Fabrizio Bentivoglio.
I primi due sono professori progressisti che pensano agli alunni come persone,con le loro problematiche e cercano di aiutarli a superare momenti difficili della loro vita. Quindi una scuola atta all'educazione e alla comprensione del soggetto non tanto quanto alunno da valutare , ma di persona da sostenere e aiutare , da far crescere con erudizione e non solo.

Questo scontro si paleserà totalmente durante la riunione per lo scrutinio finale. Dove vengono fuori le miserie umane,la stanchezza, la disillusione,le piccole e innocue meschinità, sullo sfondo l'Italia degli anni 90 che si preparava a diventare il paese in difficoltà che è oggi.

Il mestiere del professore è fondamentale,importante e io li sostengo. Gli imbecilli parlano male di questa classe di lavoratori che devono far il loro lavoro spesso in situazioni di degrado voluto dalla incapacità di qualche ministra o ministro.
L'istruzione deve essere rigorosamente pubblica,nazionalizzata e statale. Tutti devono istruirsi, la cultura non è solo sapere a memoria date e formule,per un buon voto,ma crescita personale. Chi sa non si lascia inculare da 4 slogan gentisti volgari e  populisti,ma comprende il tempo e il contesto storico in cui vive,ne valuta le risorse e gli ostacoli.
Non commette errori di pensiero.

Per questo credo che la scuola meriti sempre massima attenzione e vada aiutata a migliorare. E che i professori ,professoresse ,vengano valorizzati per il loro costante impegno,per il lavoro più complesso,difficile e bello che si possa fare.

Il film di Luchetti ne denuncia i limiti,ma c'è un umorismo che tende ad umanizzare ogni situazione. C'è empatia ed affetto per gli alunni, per chi cerca di rendere migliore quel luogo. Ci dice che dietro a un alunno pessimo che fa la mosca,c'è un essere umano. Come dietro a dei professori stressati,disincantati,ci sono degli idealisti,progressisti.

Non solo: ci rammenta che un tempo la commedia aveva cose da dire, mostrava aspetti reali -seppure enfatizzati- del paese. Si rideva amaro,si rifletteva un po'. Poi le tenebre ...

mercoledì 26 ottobre 2011

IL PAPA' DI GIOVANNA di PUPI AVATI

Durante il fascismo,un modesto professore ha un rapporto assai solido e forte con la figlia,ragazza forse troppo timida e in un certo senso diversa dalle altre.Quando viene uccisa una sua compagna di scuola per il povero uomo cambierà la vita.Rimarrà accanto alla figlia,verrà abbandonato dalla moglie,scoprirà che l'amico poliziotto è innamorato ricambiato dalla sua consorte,si attaccherà alla figlia custodendola e aiutandola.

Ottimo film,una grande opera degna di un vero autore come Avati.Talora incline a scrivere e dirigere troppe cose,per questo in un certo senso discontinuo,ma questa pellicola meritatamente presente a Venezia dove si è presa la coppa volpi consegnata a un magnifico e memorabile Orlando,è davvero una delle sue migliori prove dell'ultimo periodo.Un toccante film sul rapporto padre e figlia ,mentre l'italia attraversa il fascismo e la liberazione,in sottofondo quasi fossero due cose diverse e separate,il declino della dittatura e l'isolamento del professore.Avati descrive personaggi che non paiono mera finzione:Francesca Neri è una donna incapace di essere madre,ma non è sgradevole come personaggio,si comprende il suo dramma,Silvio Orlando è possente e commovente nella sua figura paterna del tutto normale,piccola,eppure gigantesca nel suo stare vicino alla figlia folle e omicida.Sottolineo persino come Ezio Greggio abbia dato un buon contributo ,il suo sbirro fascista giustamente fucilato alla fine è un buon personaggio che il comico televisivo-perchè al cinema non mi ha mai fatto ridere- sa descrivere e interpretare molto bene.
Questo è Avati come mi piace e vorrei che si mantenesse sempre a questo livello,magari calibrando uscite e sceneggiature.Comunque sia uno degli ultimi autori di cinema,di quello classico e solido.Cosa davvero rara nell'epoca dei fighetti da happy hour alternativo