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lunedì 3 febbraio 2020

iI Due Papi di Fernando Meirelles

Qualche tempo fa avevo preso la decisione di scrivere post su film visti in sala.  Tralasciando le opere guardate sul nostro telo in salotto, legate a Netflix e Amazon Prime.  Pigro come sono ho scritto meno della metà su tutte i film visti al cinema. La pigrizia è uno dei miei peggiori difetti, sicuramente il più duro da gestire.
Anche questo anno ho ripreso fiducioso lo stesso schema:  scrivere di tutti i film visti in sala.  Più o meno i risultati sono gli stessi.
Tuttavia farò uno strappo a questa regola perché il film di cui vi parlerà è tra i miei preferiti della scorsa stagione ed è quello per cui tifo nella competizione per gli Oscar. Perché far un film sul Vaticano, il Papa, senza scadere in papismo estremo o (peggio ancora) in critiche tanto cattive quanto scialbe ed idiote, non è operazione facile. Questo ottimo film riesce a trovare un giusto equilibrio tra finzione e attinenza a una certa realtà che non santifica nessuno.

L'opera è tratta da una pièce teatrale The Pope, del 2017, sceneggiata dallo stesso autore Anthony McCarten,  ed è una riflessione molto acuta sulle divisioni della e nella chiesa. Non vista come un corpo unico sotto un pensiero dominante, ma come tutti i posti in cui viene gestito un potere, piena di correnti e opinioni distanti.
Il che non vuol dire che siano tutti degli atei mascherati ossessionati dalla gloria e dalla potenza che il ruolo e il suo prestigio donano a chi è Papa, neppure martiri della fede con l'espressione assente per via di visioni e lunghe notti in chat con Dio.
La fede è una cosa seria e complessa purtroppo spesso infangata da rancorosi buoni a nulla, che col pretesto del Vangelo ( senza conoscerlo)  si lanciano in linciaggi morali di rara idiozia.  Non sono frasi imparate a memoria e scollegate dal loro contesto, non sono visioni e ambizioni terrene nascoste sotto le vesti pregiate e i gioielli,  tutto questo è il mercato della fede, Sono come quei venditori al tempio scacciati in malo modo da Gesù.
Per colpa loro, del loro bigottismo squallido molti si sono allontanati dalla chiesa o come me non avvicinati.
Per cui se per caso voleste veder un film che attacca duramente il Vaticano, irriverente, scandaloso e provocatorio, non è questa l'opera giusta.
Non è nemmeno un'agiografia pomposa e triste, di quelle in cui i protagonisti dicono solo cose belle con in sottofondo un John Williams dei poveri che ci dà dentro con musiche zuccherose e spacca timpani.  Non si vuol parlare di due santi, sopratutto su Papa Francesco, non si fanno sconti.

L'opera mischia abilmente realtà e finzione senza che questi elementi pregiudichino il valore del film, non è un documentario storico ma nemmeno l'opera di fantasia in cui si inventa di sana pianta un fatto piuttosto che un evento.  I ricordi argentini di Papa Francesco, compreso anche il suo ruolo durante la dittatura e di come il suo tentativo di voler dialogare con alcuni membri della giunta militare abbiano portato solo danni ai suoi colleghi ed amici, tanto che qualcuno non l'ha mai perdonato.  Il film mostra e lascia spazio al nostro intervento su questi fatti, ti offre l'occasione di una riflessione partendo da un'accusa oppure (dipende da come la vedete voi) un tentativo di analisi su come sia difficile far le scelte giuste sotto dittatura. Non tutti siamo eroi, in particolare quelli che diranno subito: " ah, ma che codardo il Papa." Vorrei davvero vedervi in caserma sotto tortura o in una situazione in cui potreste far una brutta fine, andar a rompere le palle a un pezzo grosso della giunta non è cosa da poco. Certo, i suoi colleghi hanno avuto più coraggio a far certe scelte, infatti l'opera non dà medaglie al valore, mostra la crisi, gli errori fatti anche in buona fede.
Potremmo allora dire che sullo schermo vediamo i due uomini dietro al loro esser Papi? In parte.  Bergoglio  e Ratzinger sono persone agli opposti su tutto e per tutto. Tanto Papa Francesco è umanissimo, ancorato nel mondo reale e con passioni terrene molto da uomo comune, quanto Papa Benedetto XVI è uomo di rigore, regole, teoria, gusti classici, poco propenso alla battuta, serio, forse un po' rigido.
Il film ci mostra un grande studioso che aveva anche colto il problema dei nostri tempi, il relativismo. Tanti sono convinti che si tratti di progresso e invece è solo la debolezza di non accettare responsabilità, di non aver coraggio di scelte definitive.  Questo argomento sarebbe assai interessante anche per noi agnostici e i laici.  L'idea che non esista bene o male, nero e bianco ma che sia tutto basato sul grigio, su un individualismo massificato che giustifica a prescindere i capricci di un momento, non sono certo segnali di progresso. Il progresso che invece io trovo nel diritto delle donne a non dover aver stipendi minori rispetto agli uomini e di vivere come persone pari al resto del mondo, o nelle leggi sui matrimoni per i gay e anche le adozioni, questi sono esempi di progresso laico in una società giusta.
No, vabbè per me il massimo del progresso sarebbe la dittatura del proletariato e il ritorno del socialismo reale, ma credo che sia decisivo per tutti ( liberali e comunisti laici e credenti) sconfiggere e superare il relativismo e le sue storture.
Tutto questo discorso per dire che se anche non ho mai amato più di tanto la figura di Papa Benedetto XVI perché in un certo senso forse un po' troppo teorico, distante, slegato dal contesto e conservatore, credo sia una mente brillante e un acuto osservatore. Dovrò leggere qualche suo libro.
In poche parole questo film riesce a parlare di fatti importanti e poco allegri per il vaticano e il papato, senza mancar di rispetto a nessuno. Ma non nel modo ipocrita e borghese del cercar di proteggere la facciata delle istituzioni e dei suoi uomini, ripeto non si negano le responsabilità che hanno avuto nel loro passato o sotto il loro papato, ma il tutto è fatto con rigore, forza, capacità di conquistare il pubblico con momenti leggeri e altri più sferzanti, e anche alti, nel senso che non ci viene presentata una fede precotta e facile da digerire, ma una sagace e arguta riflessione su di essa.
Oltre a un'ottima regia e una solida ed efficace sceneggiatura, il film si tiene in piedi anche grazie alla bravura straordinaria dei suoi magnifici e memorabili interpreti.
Anthony Hopkins fa di Benedetto XVI un uomo certo severo e vissuto sempre dentro alla teoria, allo studio, lontano dalle masse, ma non troppo chiuso mentalmente, anzi grazie alla sua cultura riesce ad imbastire discorsi complicati e complessi, mentre Jonathan Pryce ci offre una splendida interpretazione di Papa Francesco. Tormentato da certi rimpianti, uomo che ama la vita,  e ha una visione della chiesa non chiusa nelle regole dei libri sacri, ma ancorata nella realtà.
Questo è il film per cui faccio il tifo per gli Oscar. Per il resto non li seguo da tempo, mi limito a leggere i vincitori il giorno dopo. Anzi no, leggo quelli che devono subir lo smacco della vittoria di un film che non hanno amato.
Matte risate, ve lo assicuro <3 nbsp="" p="">

lunedì 16 gennaio 2017

SILENCE di MARTIN SCORSESE

La risposta di Dio è il suo silenzio.
Potrebbe esser questa una buona riflessione da parte di uno spettatore all'uscita della visione di questo ottimo, meraviglioso, straordinario film.
Qualcuno dice il migliore di Scorsese, non lo so. Sai, è un po' come con i nuovi dischi: ogni volta l'ultimo è il migliore.  Quelle sono cazzate dette per vendere un mero prodotto, come da sempre sono i dischi di rock o pop, ma questo fatto di reputare l'ultimo film di un immenso maestro del cinema, come quanto di meglio abbia mai realizzato fin ad oggi, ecco mi par esagerato.
Parliamo di uno che ha fatto la storia del cinema e che si conferma di nuovo, non rammento film davvero orribili o sbagliati ad opera di costui,  come uno che è in grado di girare benissimo dando al pubblico emozioni ed occasioni profonde di riflettere.
Il tema della fede è importante per me. Non credo nel paradiso, pur sforzandomi dio mi pare una buona idea, una saggia  e giusta idea per mille ragioni (la morte e il dolore ci distaccano a volte dal resto della comunità, la prima in modo particolare, e per non sentirci del tutto inutili, mucchio di carne ed ossa destinati all'oblio ci siamo inventati le divinità) ma molto lontana. Nondimeno gran parte degli atei, dei laici, mi sembrano che siano fin troppo dozzinali nel criticare la fede, la chiesa, la comunità religiosa. Sopratutto non indicano una via di vita decisamente migliore, si limitano ad attacchi, giusti ma scritti con troppo adolescenziale rancore e nessuna conoscenza vera del nemico, al clero, a ribadire che non esiste nessun dio e poi si limitano a una sorta di celebrazione dell'individuo non come essere pensante, ma come mezzo di sporadici godimenti ed effimere soddisfazioni. Non  mancano moltissimi che rendono l'argomento più profondo, sono gli atei che piacciono a me, dai quali comunque imparo sempre qualcosa.
Il punto è che non siamo in grado di parlare del tema religione. Scoppia la consueta tifoseria, le solite critiche e prese di posizioni troppo urlate per essere davvero sentite.
Peccato, perché dovremmo porci la domanda, l'interrogativo, sulla sua esistenza. Io rispetto profondamente le persone che credono, come ammiro chi ha un'adesione profonda con la sua ideologia. Anche quando i fatti magari non gli siano del tutto a sostegno della loro tesi. Non amo il disfattismo cinico e pigro, di chi pensa solo a sé, criticando gli altri, ma vivendo nella più totale infelicità non avendo nulla in cui credere o per cui combattere.  Persone che si nascondono dietro a proclami, slogan, parole di rivoluzione e di fede tuonanti quando sono al sicuro, ma che scompaiono appena i tempi diventano cattivi.
In fin dei conti è quello che capita in questo film: sotto la pressione della repressione, in Giappone, alcuni preti cattolici, dei gesuiti, cominciano a veder crollare la loro fede. La certezza che vi sia un dio, e che pensi a loro, alla loro salvezza.
L'ossessione umana per una risposta, l'idea errata che io debba ricevere un premio, un segno per il mio impegno. Alla fine i supplizi, i sacrifici dei poveri contadini, fanno sorgere dubbi, la contraddizione si fa strada attraverso il dogma della fede. Si vacilla, si cerca una conferma
Avere conferme, da dio o da un nostro simile, ci rovina la vita. Perché mette in tavolo e bene certe carte: quanto siamo superficiali e deboli noi uomini quando il male, l'orrore, la paura, arrivano ad assediare la nostra presunta forza etica, morale, spirituale.
"Silence" potrebbe far cadere in errore molti di noi. Potremmo pensare che Scorsese, utilizzando un libro di S. Endo del 1966, voglia fare un discorso di dura accusa sulla natura pleonastica della fede, colpevole di spingere alla morte e al martirio dei poveracci o degli invasati. Una presa di posizione contro la bugia dell'esistenza di Dio.
Questa idea, a mio parere , però è del tutto errata. Non è in discussione affatto dio, lui si manifesta attraverso il suo silenzio, che non è distacco, ma partecipa a stretto contatto con la fine dei suoi adepti, è la voce della coscienza profonda che ci parla, a volte pare ingannarci, ma a volte ci inganniamo da soli. In realtà Dio è presentissimo nel film. Anzi, mo azzardo -scusate non ho studiato con nessun blasonato professore e sicché codesta l'è una pensata mia, maremma ora e pronobis-  a mio avviso noi assistiamo e vediamo la storia proprio attraverso lo sguardo di Dio, come alcune inquadrature rigorose e con un certo distacco compassionevole, fanno intuire.
Forse il silenzio di Dio è la voce di una compassione e pietà  troppo grandi e possenti per esser compresi dai contadini, dai gesuiti e dai loro assassini.
Rimane il fatto che la lunghissima lotta che sostiene Padre Rodriguez, giunto in Giappone con un fratello per ricercare un gesuita che par abbia rinnegato dio e si sia rifatto una vita in quelle terre, è straziante, non ha che fare con essere credenti o no, o solo in  parte ; visto che io e mia moglie abbiamo discusso a lungo circa il significato di certe scene o scelte fatte dai protagonisti. Lei da cattolica osservante seria, non una di quelle fanatiche che molti pensino siano le persone religiose, e io come agnostico che propende più per l'ateismo, ma che comunque non sono certo di nulla e mi pongo diverse domande.
Ecco questo film è magnifico perché ti spinge a farti domande, a evitare assolutismi e ragionare sulla umanissima debolezza che ci rende umani, basti vedere il magnifico personaggio del giapponese che guida i due gesuiti diventandone "amico". Un uomo vile, ributtante, un personaggio respingente, eppur quanta pietà sentiamo per lui. Non possiamo condannarlo, perché lui porta al massimo quello che siamo anche noi: deboli, miseri, in cerca di una salvezza, di un perdono che non meritiamo perché non c'è mai una vera voglia di cambiare.  Lui dice: "sono un uomo debole, quale è il posto di un uomo debole?" Frase che mi ha commosso tantissimo
Il posto di un uomo debole è in prima fila, a combattere contro le sue debolezze. Perderà, ma cadrà una volta. Non morirà troppe volte, tante volte, perché la fuga verso la libertà è ingannevole e immeritata.
"Silence" ci spiega come siano fondamentali i rapporti di forza. In quel periodo storico, in Europa, la Chiesa mandava al rogo gente che sapeva troppo.  Il potere marcio e squallido dell'Inquisizione, che non ha nulla di santo, torturava, seviziava e uccideva in modi sempre più cruenti migliaia di innocenti. O di persone che mettevano un po' di dubbio in un mondo dove il dogma regnava e comandava. In Giappone, questi preti hanno avuto modo di vivere sulla loro pelle il dolore inflitto ai miscredenti, visto che l'accusa rivolta a loro è simile.
Non giustifica nulla e non ci rallegra di nulla, ancora una volta Scorsese indaga sul tema della violenza, di come essa diventi istituzione e metodo "civile e quotidiano", ci dimostra che la Fede non è una passeggiata e non deve essere giudicata attraverso le speranze dell'individuo, ma su un piano più generale e vasto, ci assorda il cuore e gli occhi con la maraviglia delle immagini e i volti dolenti dei suoi protagonisti.
Insomma fa cinema ai massimi livelli. Ci viene quasi voglia di pregarlo e venerarlo come un  dio!



mercoledì 30 aprile 2014

DIES IRAE di CARL THEODOR DREYER

Credo non esista nulla di più malvagio del bigottismo. Questo annebbiamento totale della ragione, questa cupa auto flagellazione che i deboli e chi è incapace di Amare, di Godere della Vita, usa per trascinare nel dolore le loro vittime. E chi sono queste vittime? Cosa fanno? Loro diranno: peccatori e streghe. Ma quale il loro peccato? Quale la loro stregoneria?Se un Dio davvero esistesse vorrebbe veramente che degli scellerati vittime di gravi frustrazioni facessero processi sommari, portati avanti con metodi totalmente disumani,al fine di mandare una donna al rogo?
Il punto è che la gioia,la felicità, l'allegria della dolcezza, della tenerezza,dell'amore,spaventa la gente grigia  e mediocre. Per questo loro, in nome di un dio, faranno di tutto per strapparvi quella gioia ,quella voglia di ridere perchè hai trovato un uomo,un ragazzo, Martin, che con la sua giovinezza ti ridona la speranza in una vita diversa da quella di donna sottomessa,schiacciata dalla presenza di una suocera incapace di donare un minimo di affetto al figlio,figurati a te Anne.



Nel 1623 doveva essere durissima la vita per una giovane donna, sposata con un anziano pastore rimasto vedovo. La suocera donna rigidissima e per nulla incline ai sentimenti è un tormento che subisci ogni giorno,così come il distacco del marito. L'uomo in passato aveva salvato la madre di Anne dal rogo,intenzionato  a sposarne la giovane donna. Anni dopo una povera anziana accusata di stregoneria tenta di usare questa storia per avere clemenza dal pastore. Ma lui ,uomo di fede e frustrato asessuato orribile esecutore di delazioni e superstizioni altrui non farà nulla per salvarla dal rogo.



L'idea di morte come sublime estasi, e la vita come una lunga e tenebrosa condanna da scontare tentando di rimanere puri agli occhi di un dio lontano che tanto piace al vecchio pastore non è per nulla accettata da Anne che diverrà l'amante del giovane Martin,figlio di primo letto dell'uomo
Rinascerà, l'amore , la gioia della fisicità di un bacio,un abbraccio,una passeggiata romantica in barca, la porteranno a riscoprire da una parte le antiche usanze della madre,l'avvicinarsi alla magia come ribellione all'atmosfera tetra della casa e del suo villaggio,ma sopratutto ad amare totalmente e profondamente

Una ribellione umanissima,contro quella cupezza opprimente ,ottusa,che vorrebbe punire il male e far trionfare il bene imponendo un regime di terrore continuo, di strage degli innocenti,di caccia alla strega .



Proprio questo scontro tra la repressione del proprio istinto a vivere e godere di un amore forte e della vita ,e la voglia di Anna di non lasciar che la sua esistenza si sciupi in tutto quell'odio, dolore,senso di colpa soffocante, è il fulcro del film
Vorrei ipotizzare che si possa anche leggere come il desiderio di una nazione di ritornare libera,viva,lontana dalle grinfie del male nazista. Visto che l'opera è stata girata sotto l'occupazione.

Il senso di Morte, Punizione,Colpa,è soffocante in questo film, ogni fotogramma e dialogo portano in un modo o nell'altro a questi temi. Come se l'unico scopo dell'essere umano sia snaturarsi in un perpetuo dolore e condanna ,ricerca del perdono ,perchè l'uomo è sporco è l'unica sua salvezza, è una purezza imposta e mal vissuta e appunto perire.




Ma non è una lezione a non desistere a combattere per vivere la lezione finale di Anna capace di affrontare il suo destino amarissimo,mentre Martin si rifugerà nella vigliaccheria e nella codardia? Non vi è una forza così potente e devastante nel sacrificio di questa donna che ama,che vive, tanto da sembrar condannare le anime pie,i devoti, marci e morti dentro?

Questa pellicola , giustamente,considerata tra le migliori opere mai girate, un capolavoro assoluto, è anche tra le preferite del mio amatissimo Lars Von Trier. In un certo senso i temi di questa pellicola e il personaggio straziante,titanico,potente,gigante di Anne, assomiglia decisamente a certe figure femminili del cinema di Von Trier.



Film che sconvolge,scuote, inquieta e spaventa, nella sua freddezza formale e nel "fuoco" che cela , la sua forza  e potenza che gli ha fatto passare i decenni per arrivare a noi come capolavoro da tenere in serbo per le generazioni di cinefili a venire.

martedì 19 marzo 2013

RED STATE di KEVIN SMITH

Immagino che i bloggers seri ci mettano un giorno intero per scrivere su questo film. Mettendo foto,traducendo da siti inglesi o americani qualche notizia che ..Sai,fa tipo quello professionale che usa il blog non per sua gloria personale,ma cazzo per il vostro bene  fratelli e sorelle! Tipo una di quelle missioni dove uno che ha una grande spiritualità si dà da fare per i poveri indigeni.
Quindi ora tu staresti leggendo la biografia del regista ,  spiegazione di cosa cazzo sia un Red State, e tanta altre cose.Bello avere il tempo a disposizione,ma noi fratelli e sorelle siamo Mestieranti.
Certo lo avevamo già detto tempo fa.siamo Mestieranti della Parola. Non abbiamo i miglior predicatori, non vi incantiamo con i miglior sermoni e non abbiamo nessun fottutissimo cazzo di coro. Di città in città,fabbrica in fabbrica, piccola e buia bottega del cazzo,ecco ci trovi lì.Non siamo i gai profeti delle libertà individuali,non teniamo grosse confusioni di identità, non siamo altro che Mestieranti. Rubiamo dei minuti al nostro lavoro ed è buona la prima.  Perchè sinceramente non abbiamo tempo per rileggere. Ti offriamo un sincerissimo piatto caldo,veloce,semplice e alla buona.Il lavoro ci porta via la nostra libertà,ma va bene così.Non studiamo non siamo abbastanza volenterosi sai?Pigri .Lavoriamo in quartieri che han deciso di cambiare classe sociale e in peggio quando tu apri un negozio.
Quindi non sarà mia intenzione dirvi nulla di speciale su questa opera ,ok?Non vi cambio la vita perchè ,come sempre , tirerò fuori le mie impressioni. Che l'inglese lo capisco poco e non mi va di tradurre.
Bè,quindi cosa ha compreso di tutto ciò questo Mestierante?
La religione è una brutta bestia,ma cosa non lo è? Partiamo dall'inizio. Un ragazzo prima di arrivare a scuola si imbatte in una manifestazione di fanatici religiosi durante il funerale di un gay ammazzato brutalmente.
A scuola con altri due amici decide di andare nella tenuta del temutissimo reverendo cooper, un fondamentalista cristiano,per un'avventura di sesso con una donna.
Capite quanto sono idioti,ecco..Non che mi venga voglia di piangere una lacrima per loro,no signore non ho intenzione di sprecare una lacrima per loro.
Durante il viaggio hanno un piccolo incidente con una macchina parcheggiata. Scendono per valutare i danni e scoprono che a bordo c'è un uomo.Fuggono spaventati.
Chi è costui?Lo sceriffo che si fa spompinare da un clandestino messicano.
Ora torniamo ai ragazzini ok?Trovano la donna e pensano di spassarsela con una bella orgia. E invece finiranno drogati e immobilizzati.
Entra in scena quindi il predicatore Cooper .il quale tiene il suo bel sermone,( utile per i giovani eh) e poi così, tanto per fare un'azione caritatevole e cristiana fa ammazzare un giovane omosessuale legato a una croce.
Solo che a quanto pare Dio si è stancato di loro e una serie di situazioni farà in modo che arrivi un'unità dell'anti terrorismo,assediando il predicatore e la sua famiglia all'interno della loro fattoria.
Ci saranno morti,problemi , e una stanza dove pregare dio a lungo.

Ho letto in giro cose cattive e brutte su questo film e un po' ci ho creduto. Non mi piace Smith,tolto Clerks che rimane un grandissimo lavoro e un debutto davvero con i contro cazzi atomici eh!Poi un sacco di roba fighetta alternativa,infantile,noiosa.
Quindi capirai con quanta voglia mi sia avvicinato a questa sua opera. E invece devo ricredermi. Si,fratelli e sorelle,dio mi è testimone: devo ricredermi halleluja gente!
Ho letto , e non ricordo dove, critiche per le scene d'azione mal girate , di scarsa violenza, di pistolotti politici.
Questo ..queste parole sono vere?Si,se non avete capito cosa state guardando.
Smith gira un piccolo film anti spettacolare,che frammenta il climax e le aspettative dello spettatore medio.Ti aspetti un torture porn?Certo è possibile,ma poi diventa un film d'assedio. Quindi ti aspetti chissà quale deriva spara e scappa e invece si sceglie una strada essenziale,che destruttura l'azione tipica di questi film,per rapide e incisive incursione nel dramma dei cattivi e della loro unica vittima superstite.Niente drammi estremi,poche battute,e senti il peso della morte.Cambia prospettiva anche.A un tratto li vedi come una famiglia schiacciata dalla violenza dello stato.Però Smith non esagera,ti mostra un punto di vista,ma non diventano improvvisamente buoni eh.
Il film risulta diseguale,imperfetto,come tantissime altre pellicole che però vengono recensite bene. Alla cazzo di cane,anche dai non Mestieranti.Perchè ci va.
E allora a me va di difendere un piccolo film di acuta drammaticità,seppure non troppo strillata. Un film che rappresenta con pochi passaggi personaggi veri . Lo sceriffo che vive male la sua omosessualità,sposato e adescatore di clandestini è a suo modo un buon personaggio. Scorretto,ma non pacchiano.Umano. Un uomo di legge che oltre tutto uccide uno degli ostaggi per sbaglio, non merita simpatia alcuna,eppure Smith è bravo a non farcelo odiare.
L'agente delle forze speciali uomo tormentato da quello che gli si richiede- sterminare tutti quelli assediati nella fattoria- interpretato da un validissimo John Goodman rappresenta un'umanità dolorosamente inadatta a vivere in un mondo allo sfascio. Dove religione e stato non rendono un servizio al cittadino di pace e tranquillità,ma sono armi in mano ai fanatici.
La famiglia del predicatore :pazzi eppure capaci di suscitare un minimo di commozione per i loro rapporti così forti e la loro voglia di sopravvivere lottando contro un mondo marcio.Lo fanno con il metodo e per la causa sbagliata,questo ci rammenta Smith.Tuttavia non sono psicopatici,è gente normale. Questo dovrebbe farci riflettere.
Sono tutte cose che troverete in questa pellicola.Un mondo dominato dagli istinti più bassi,dall'erotizzazione forzata del quotidiano,da una sessualità meccanica e fatta solo per dar segno della propria presenza al mondo,vizi di seconda mano,trasgressioni becere e facilone,ma dall'altra parte cosa abbiamo?Folli fondamentalisti religiosi,pazzi scatenati con orribili,ignobili idee in testa. E lo stato?Presente solo per reprimere,senza distinzione.

A suo modo questo film, che ripeto non è sicuramente un capolavoro,è un ritratto amarissimo e ferocemente pessimista del nostro mondo. Non mi è dispiaciuto affatto. Documentaristico nella realizzazione,semi-documentaristico direi,buona recitazione ,(Micheal Parks nel ruolo del Predicatore, bravissimo nel rappresentare il Male e la cattiveria ottusa e squallida ma senza volgarità di sorta, Melissa Leo che è una grande attrice e quindi va bene così,John Goodman sempre una garanzia eh),e si vabbè:Red State, non è stato rosso nel senso di comunista e nemmeno rosso di vergogna per quello che fanno. Sono gli stati repubblicani,ultraconservatori,terre di predicatori e povertà morale e spirituale,visto l'idea che quelli dei Five Points hanno dei peccatori.
Si, mi è piaciuto e credo che certe critiche sian abbastanza immotivate.Possiam dire che sia fragile,che magari qualche minuto in più non sarebbe guastato,ma va bene così.Per me va bene così come è stato fatto.

E perdono quel grillino convinto che la Perestroika sia opera di Stalin!
Perdonalo Padre,perchè non sanno quello che fanno!

domenica 6 gennaio 2013

THE MASTER di PAUL THOMAS ANDERSON

Ci sono film che non lasciano sconti ,non sono lì pronti a farsi accarezzare da tutti,non sorridono accomodanti,non ti sparano cose alte per poi darti il dizionario della filosofia spicciola di modo che anche tu possa andar in giro a vantarti di aver visto un film d'essai. No,ci sono film fatti e nati con uno scopo solo:piacere agli spettatori e alle spettatrici indisciplinati e indisciplinate..Cioè i guerriglieri dell'immaginario su grande schermo,che non si accontentano di patine di democretinismo,filmetti carini,polpettoni di fantascienza e filosofia spicciola e tanta retorica sentimentalista.Noi abbiamo bisogno di sfide,di cinema che richiede massima attenzione,partecipazione cerebrale e poi forse anche umana,che ci tratta come Uomini e come Donne,quindi capaci di relazionarsi con le immagini ,le parole,la poetica dell'opera.Gli altri si fermeranno al risolino di scherno che solitamente si fa quando non capisci un cazzo,ma non hai il coraggio di dire che non capisci un cazzo.
La cosa preoccupante è che vedo molti Occhialuti,cioè parlo di noi Sacri Custodi della Bellezza Assoluta e Assolutista del Grande Cinema,impoverirsi e diventare alla stregua di un tamarro qualsiasi.Brutti tempi.
Nondimeno ci troviamo di fronte a un film eccezionale,a una strepitosa lezione di recitazione corale,(con anche i piccoli personaggi assai ben delineati),con una sceneggiatura assolutamente perfetta e una regia che insolitamente per Anderson,abbandona il furore della mdp che talora sovrastava i personaggi e dava l'impressione di un intervento dall'Alto del Regista, (un precisare che il cinema è fatto dai registi che sadicamente si scatenano movimentando la vita dei personaggi),con invece una regia minimalista,semi nascosta,statica,opprimente Perchè sia ben chiaro che parliamo di oppressione.E qui non ci sono come in altri film ammmmereggggani ,possibilità di fuga verso la libertà di qualche eroe individuale che nel nome della sana tradizione liberale scopre l'amore e combatte la tirannide.No,perchè qui l'oppressione è stato di vita naturale,essa forma le tue ossa, scorre nel tuo sangue,è la tua carne.La setta è una prigione,ma il mondo fuori?Davvero aver combattuto per la libertà e democrazia ti ha salvato?No.E qui comincia il grande dramma di Freddy. Lo vediamo e lo vedremo sempre sul bilico e oltre del disastro umano.Quando questo ragazzo è stato felice?Quando la rabbia e la follia che nasce dalla vita quotidiana e dalla natura umana ,non da traumi, l'ha lasciato in pace.Forse solo quando incontra Lancaster. Forse solo quando sente parlare della Causa,forse in quella famiglia,ma è un inganno.Il regista e sceneggiatore ci dirà che forse non è così.Stai vedendo il film di una condanna, stai vedendo il film di un'apocalittica fine umana e non serve una setta ,una causa,non serve credere in un Padrone,anzi nel tuo Dominatore, (master),perchè sei solo gioco e passatempo,sei lo specchio che riflette la sua voglia assoluta di essere idolatrato.Riempi la solitudine di un uomo che nonostante si sforzi di avere potere,rispetto,non è altro che un povero egocentrico in cerca di fortuna  e polli da spennare.
In questo, però, Anderson ci vede anche qualcosa di sottilmente tenero.Nella scena della prigione dove la rabbia atroce lascia spazio a piccole tenerezze,(con Lancaster -Hoffman- che dice al suo Freddy- Phoenix- che lui gli vuole bene e che lui si interessa del povero marinaio senza radici e in balia di una rabbia senza fine),c'è anche il sadismo assoluto e totale ,il plagio consenziente ,l'abbandonarsi nelle mani della persona sbagliata.. C'è un discorso sulla solitudine cattiva,universale,totale che colpisce questi due uomini.Uno ha bisogno della sua setta,di gente debole da plagiare e l'altro ha bisogno del suo padrone,figura paterna e punto di riferimento.La via scelta da Anderson però è spiazzante,evita la tensione drammatica spicciola e melodrammatica spinta che potrebbe dare una storia come questa,portando il suo film sui territori sicuri del filmone "impegnato",ma per tutti.Lui invece chiede moltissimo e pretende moltissimo perchè ti offre tantissimo.Non è cinema,è vita che scorre in immagini,ma filtrata dal cinema e dai suoi mezzi,difficile che la maggioranza sappia stare al passo di questa opera,ma gli altri e le altre avranno da gioire infinitamente.
Phlip Seymour Hoffman si mostra un grandissimo attore,non sbaglia film da quando lo conosco e anzi pure se il film non è il massimo lui è sempre un mostro di bravura.Sempre. Joacquin Phoenix più che recitare qui è una maschera,un simbolo che diventa carne e uomo e la sua sofferenza pesa e disturba.Non è un film consolatorio e a parte il suo unico sbaglio cinematografico- ubriaco d'amore,che rimane sempre un gioiello i  confronto alla merda che circola-anche questo prosegue un discorso amarissimo e a suo modo malinconico,straziante,persino tenero sul fallimento umano e un senso di riscatto rimandato,abbandonato,o vissuto come liberazione attraverso il dolore.
La storia di Freddy che tornando dalla guerra spezzato e perso trova rifugio nella setta dello scrittore e tante altre cose,a sentire lui,Lancaster è una storia universale sul potere,la solitudine,la vita,ma raccontata con uno stile personalissimo,e innovativo per lo stesso regista che abbandona lo stile possente e movimentato per concentrarsi freddo e disilluso su due uomini alla deriva,ma uno si salva con l'inganno e la  manipolazione,l'altro con un abbraccio a una donna immaginaria fatta di sabbia su un spiaggia,abbandonato alla sua fine.

Capolavoro assoluto di inizio anno.

ps:ringrazio il grande Stefano per aver pubblicato questa mia recensione sul suo bellissimo,folle,surreale,spettacolare sito.

http://www.geniuspop.com/blog/index.php/2013/01/the-master-di-paul-thomas-anderson-recensione-di-davide-vigano/

martedì 15 maggio 2012

LA MAZURKA DEL BARONE,DELLA SANTA E DEL FICO FIORONE di PUPI AVATI

Stando a un'intervista che vidi qualche anno fa su Rai Storia,uno speciale dedicato a Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi,questo film non ha avuto una vita facile.In particolare all'inizio,in quanto il regista,(Pupi Avati),veniva da due pellicole di scarsissimo successo,quindi c'era pochissima voglia di affidargli un nuovo progetto.Una piccola odissea,interrotta proprio dall'intervento del celeberrimo attore di Cremona,al quale piacque la sceneggiatura del film e decise di dar una mano al giovane regista.La carriera di Avati nel tempo ha subito diversi cambiamenti,è passata attraverso diversi stili,tanto che a veder questo film,le Strenne nel Fosso, o Una gita scolastica,quasi si fa fatica a creder che sia dello stesso autore.Qui ci troviamo nei paraggi di un regista dissacrante,irriverente,un fellinismo boccaccesco,dirompente,un grottesco da battaglia e lo sberleffo graffiante.Film che ha uno stile ben preciso, di rappresentazione della mostruosità umana.Non c'è tenerezza per nessun personaggio,tutti coinvolti in disgrazie tragicomiche ,una galleria di piccoli e squallidi mostri.In sostanza dietro a questo stile "brillante e chiassoso",vi è uno sguardo duro e amarissimo sulla fauna di bestiacce che è quella umana.
Tanto che improvvisamente l'opera nel secondo tempo diventa un dramma anche toccante  e spiazzante,beffardamente malinconico e triste,senza speranze.

La storia:Il barone Anteo Pellacani è un misantropo beffardo e sprezzante che porta lo scandalo arrivando nel paese natio di Bagnacavallo,in Romagna.Qui da giovane era caduto da un albero,un fico fiorone,rompendosi la gamba.Da allora ,al fine di dar sfogo alla sua rabbia per una vita da atleta fallita,diventa un feroce anti clericale.Tanto da tentare,senza riuscirci di ammanettare il papa,recandosi in Vaticano travestito da Cardinale.Il suo odio per la religione deriva dal fatto che quel maledetto albero,da cui è cascato è considerato da secoli e secoli sacro,dedicato a Santa Girolama.La quale venne violentata da un gruppo di barbari al fine di salvare le sue compagne.Il Barone ereditando la villa e il terreno,eredita anche l'ingombrante albero.Nel frattempo la cittadina,in particolare i suoi maledetti bigotti orripilanti schifosi borghesi parenti, si barrica contro il barone che non smette di far parlare di sè-insulti pesantissimi al prete durante la video confessione,colpi di mitragliattrice contro i pellegrini,tentativo di far saltare l'albero con una bomba-fino a quando una sera trova su di esso una donna:lui la prende per la Santa!Invece è una prostituta giunta in città con una collega di colore e il loro "magnaccia" un venditore di materiale pornografico di nome Checco"Biancone" Coniglio.Essere sordido,volgare,manipolatore,per quanto perso e solitario.Uno sfigato cattivo,insomma.Il quale sfrutta questa conversione del barone per farsi passare come angelo e derubarlo di ogni bene,con lo scopo di aprire un Casino a Vigevano.Ormai impazzito,mal tollerato dai parenti che son diventati proprietari di tutto,l'uomo rivede una notte ancora la santa.La giovane donna però è incinta e partorisce,un parto doloroso dalle tragiche conseguenze.Il finale è malinconico,disperato,colpo finale del regista che prima ci diverte con questi personaggi bizzarri e pittoreschi,poi ne svela la dolentissima umanità

Una pellicola a suo modo "contro",certo che pensare ad Avati in questi abiti ,stupisce moltissimo.Ma credo che la critica ai cambiamenti sia quanto di più banale si possa fare a un artista.Pure Ferretti che mi sta sulle palle,ha fatto cose meravigliose  e per questo ascolto ancora le sue canzoni.Avati invece mi piace assai in tutte le sue varie anime artistiche,sono un suo ammiratore.Questo periodo grottesco e spietato è sicuramente prezioso come testimonianza artistica di quel periodo.La critica alla religione intesa come superstizione e affarismo,alla piccola e squallida alta borghesia provinciale,alle debolezze umane.al paese disastrato,si stempera nella seconda parte nel racconto pieno di pietà per la condanna alla solitudine che colpirà il Barone.
Nel cast segnalo un gigantesco e titanico Ugo Tognazzi ,come sempre straordinario nel descrivere personaggi stranissimi eppure umanissimi.Paolo Villaggio il cinico magnaccia,figura rivoltante e meschina come poche,lontanissimo dai suoi Fracchia.Cameo per Lucio Dalla.
Film davvero notevole,uno dei miei preferiti.

giovedì 15 marzo 2012

MAGNIFICAT di PUPI AVATI

Se fossi un grande intellettuale,cosa che a me piacerebbe assai,vi potrei spiegare in profondità la profonda,cristallina,limpida,pulcretudine di codesta pellicola.Non lo sono quindi vi dovrete sorbire dei pleonastici commenti da cvitico allo sbaraglio,(San Morandini aiutami tu!),per tentare di invogliarvi alla visione di questo capolavoro di Avati.Parto facendovi una piccola confessione:io ammiro tantissimo il cinema del Maestro bolognese.Un cinema ricco,vario,vivo,fecondo,mai domo,che ha cambiato parecchie tematiche e stili di fare film,oltretutto Avati ha diretto pellicole horror davvero degnissime di nota e malinconici e pudichi,o pudici?,drammi che ancora oggi mi emozionano.A mio modestissimo parere con questo film inizia poi una carriera basata su film decisamente più popolari e diretti.Non sempre riusciti,ma a me piacciono a prescindere.

Quale è la trama di codesto film?Durante la settimana santa della Pasqua nell'alto medioevo, del 976 o una data simile,la vita di alcuni personaggi. Un boia che cerca un aiutante e lo trova in un ragazzo figlio di contadini,una bambina ceduta dalla famiglia a un convento-monastero- di suore,un frate che percorre a piedi valli e monti per scrivere i nomi dei deceduti nei conventi e monastero,una coppia che si fidanza e sposa,un cavalliere morente che dona la terra ai suoi figli,una prostituta che ingravidata da un nobile cerca di dare alla luce il bambino.Un racconto che mette al centro l'uomo con le sue difficoltà e il divino che sia quello delle preghiere,liturgie,chiuso nelle chiese e nei monasteri,ma che è anche presentissimo nella natura dando così l'idea di una religiosità misteriosa,ma umana e naturale in un certo senso,dove l'uomo,le piante,i fiumi,le montagne e le bestie sono quasi una cosa sola,vabbè banalizzo il pensiero di avati e il film,ma sono uno spettatore per quanto indisciplinato anche abbastanza normale e alcune cose non riesco a metterle bene su carta.Esiste anche la visione feroce e atroce del periodo,ma non solo di quel periodo visto come funziona ancora oggi la giustizia e la somministrazione di pene,messa in scena dalle figure del boia e del suo aiutante.I quali prima uccidono una donna accusata di stregonerie e il giovine è assai turbato dall'esecuzione,poi prendono in consegna un uomo accusato di uxoricidio.Questo segnerà il passaggio del giovane da una sorta di umana pietà a una ferocia bestiale che lascerà basito anche il maestro.
Un film bellissimo,vero cinema d'autore refrettario alle mode,alla faciloneria,all'intellettualismo debole e borghese.Una piccola e rigorosa lezione di storia

giovedì 7 ottobre 2010

L'ASSOLUZIONE DI ULU GROSBARD

Un ottimo film,di quelli che si facevano fino a 30 anni fa più o meno.Cioè:regia attenta a non strafare,ma a dar peso e sostanza alla storia,sceneggiatura di ferro,grandi interpreti.Prima che tutto diventasse post citazionismo e robe varie.
Questo film è la storia di due fratelli:uno è uno sbirro e l'altro un monsignore.Il secondo è in combutta con un individuo non proprio raccomandabile,un costruttore molto influente e potente
Come prete è decisamente tagliato per fare affari più che occuparsi delle anime dei credenti.Il fratello indagando sull'omicidio di una giovane massacrata crudelmente scopre la colpevolezza di certi amici del prete.
Un bellissimo film ,assolutamente ben girato e scritto.Con due attori veramente straordinari come robert duval e robert de niro

sabato 28 marzo 2009

L'ORA DI RELIGIONE di MARCO BELLOCCHIO

Un pittore in rotta con la moglie e profondamente ateo,viene contattato da un prete che lo avvisa di una richiesta di santità della madre,assassinata tempo prima da un fratello malato di mente,servirebbe anche la sua testimonianza per sapere la verità
Il tutto è una diabolica macchinazione della sua famiglia caduta in disgrazia per avere tramite questa santa . un tornaconto di potere economico e sociale. Una garanzia per l'aldilà,come spesso viene definita la religione in questo splendido film
L'uomo resiste alle bassezze di questi credenti e della macchina religiosa.contrapponendo una laica e atea verità.Appare molto più in linea lui con le istanza cattoliche che il suo parentado interessato solo al prestigio che una simile occasione potrebbe dare alla famiglia.
Il pittore non cederà e difenderà l'integrità morale ed etica anche del suo figlio piccolo,mentre l'armata dei speculatori e creduloni andrà in udienza dal papa.

Bellocchio nel bene e nel male è un regista importante per la nostra cinematografia. Non facile e avvicinabile nel suo percorso di artista,ha donato al pubblico pellicole eterne e che hanno il gusto del linguaggio cinematografico di ricerca e una spiccata tendenza sociale e politica. Certo il tempo passa per tutti,qualcuno rivede in modo abbastanza rude il suo passato,ma alla fine rimangono le opere e non gli artisti,quindi diamo atto del percorso interessante e stimolante di Bellocchio,anche se non sempre condivisibile.

Questo film è uno tra i migliori del regista,ma anche in genere sul tema della religione.
Sopratutto sul mercato e la mercificazione dei santi e dei miracoli,temi che tanto piacciono alle pecore che popolano lo stivale . L'egemonia attraverso le loro superstizioni,folklorismi,giudizi,condanne , che la chiesa mostra nei confronti dei cittadini non solo italiani. La religione oppio dei popoli è una celeberrima e azzecatissima frase di Marx,d'altronde questi parassiti che si arrichiscono senza lavoro,che hanno amici immaginari e cercano attraverso le loro panzane inventate di sana pianta di dominare la vita dell'uomo,con un atteggiamento degno dei peggiori regimi fascisti su cosa basano il loro potere?Sulla paura,sul dolore,che colpisce l'uomo in terra,ma che se subite senza rompere i coglioni..Poi vedi che ti premia in cielo.
Onde evitare che le masse prendano il potere e la loro dignità perduta con la sacrosanta forza,meglio inventare un paradiso e un inferno,casomai la tua vita finisca in pareggio:al purgatorio ,che è un po' la panchina dell'aldilà.Il mercato dei miracoli e dei santi è poi quanto di più nauseabondo possa essere inventato e mercificato,un linguaggio bassissimo e volgare di eventi eccezionali e paranormali.Un assicurarsi futuro economico stabile e florido attraverso immagini della santa,donazioni,fondazioni e quanto altro.
Si,sono ateo e me ne vanto!