mercoledì 19 maggio 2021

Love and Monsters di Micheal Matthews

 La regola d'oro dei cinefili è la seguente: film decisamente ben fatto, ma con tendenze a rappresentare gli esseri umani come animali sociali, che traggono forza dalle relazioni e dal sostenersi a vicenda, cazzata buonista. Come tutti i film che, orrore degli orrori, mettono in scena i temutissimi buoni sentimenti. Opera demmerda ma che fa tanto cinema della crudeltà, con tanto di conformistico "fa tutto schito", capolavoro.

Già mi immagino cosa possano mai dire o pensare di codesto buonissimo film. 

Per quanto mi riguarda amo il genere post apocalittico. Offre la possibilità di creare un nuovo mondo, una nuova società, e hai a disposizione un numero infinito di nemici da inventare. Che siano zombi, bande di punk cannibali,  o semplicemente l'aria radioattiva dopo lo scoppio della bomba. Tante storie, che si assomigliano come capita quando affronti il genere. Ritorniamo di nuovo al discorso del come. Io non credo nell'originalità a tutti i costi, ancor meno a dover sovvertire le regole  solo per far veder a tutti quanto siamo ribelli. Puoi fare pessimi film anche con un ottimo messaggio o con idee innovative. Credo e sostengo il caro, vecchio cinema fatto di personaggi, storia, atte anche a farti passare un buon pomeriggio domenicale. senza per forza dichiarare guerre al mondo.
Anche perché molte pellicole, apparentemente facili  e di poca sostanza, riescono a dire o mostrare cose che in altri lidi mancano del tutto. E non per un discorso estetico/artistico, ma per inerzia, perché fa figo e non impegna far il poser del cinismo un tanto al chilo.  Love and Monsters racconta di uno sparuto gruppo di sopravvissuti, noi esseri umani, dopo che la distruzione di un asteroide, per mano degli eserciti, ha causato mutazioni a diversi animali, sopratutto a sangue freddo, creando insetti giganti e altre simpatiche bestiole modificate e tanto affamate.

Tuttavia anche nel buio e nella disperazione dell'apocalisse, l'uomo ama e pensa all'amore della sua vita.

Come fa il giovane e un po' goffo, Joel Dawson. Il ragazzo è l'unico a non aver con sé la propria amata, nella colonia in cui vive, intrappolato sotto terra (perché insetti e bestie varie si sono impadronite delle zone all'aria aperta), si sente sottovalutato e non apprezzato da tutti, perché non è affatto portato per combattere. Da un po' di tempo ha ripreso a sentirsi tramite  messaggi via radio, con il suo primo e unico amore, Ameee. Sono passati sette anni, ma lui l'ama ancora tantissimo. Convinto di essere ricambiato dalla fanciulla.


Per questo, nonostante gli altri gli dicano di non farlo, egli parte per un lungo viaggio da costa a costa per rivedere il suo amore.

Possiamo considerare Love and Monsters, un film sentimentale perché affronta il tema dell'amore in tutte le sue varianti. O quasi. Il cane che non vuole separarsi dal brandello di vestito appartenente  alla sua padrona,  l'uomo che ha perso un figlio e prende con sé una giovanissima orfana, persino un androide,  compassionevole nei confronti degli umani. Non è strillato, non ha bisogno del crescendo orchestrale o di rallenty. Perché non ha nulla di epico, eroico, siamo solo noi.

Noi esseri umani che abbiamo il coraggio e la forza di essere umani. Nonostante la nostra sia una società che celebra l'infelicità, la discordia, l'odio verso il debole, non possiamo far a meno di pensare all'amore della nostra vita, ai nostri animali domestici e al loro affetto, alle relazioni famigliari. Si potrà dire che sia banale e scontato, ma certo! Nondimeno anche i discorsi cinici, spesso accompagnati da un uso improprio dell'ironia - la pretesa di far ridere è la scappatoia dei vigliacchi. Così io butto il sasso e nascondo la mano- o una visione a tutti costi negativa, perché ci fa comodo pensare che noi esseri umani facciamo pena e schifo, e non fidarti di nessuno, bla bla bla.

 In realtà penso che siamo sinceri sia quando ci lasciamo travolgere da rabbia e odio, sia quando invece diamo libero sfogo alla nostra gentilezza, generosità.  bontà. Ecco questo film ha fatto una scelta per nulla scontata. Molti sono i post apocalittici che mostrano il peggio delle persone, con la scusa che non ci sono regole diamo sfogo al peggio del peggio, ma qui si va controtendenza.  L'umanità vuole vivere e per farlo deve convivere, cooperare, sostenersi. Non manca il cattivo fetente di turno, ma appunto è una parte minoritaria, il vero problema è la paura, la diffidenza, l'abbandonarsi alla solitudine. 

Inoltre fa un bellissimo discorso sulla differenza tra ciò che ricordiamo e la vita che scorre, che va avanti. Sono proprio le piccole cose sparse lungo una pellicola di puro intrattenimento, che la rendono piacevole e a tratti anche commovente.  Le frasi di supporto che non ti aspetti, il coraggio di agire, la voglia di vivere che batte ogni ostacolo. Che ci sono, non sono bazzecole, ma non devono essere il pretesto per arrendersi. Ed è questo perfetto equilibrio tra malinconia, dolore,  e ricerca di una possibile, futura felicità, che rende la pellicola assolutamente apprezzabile e da vedere.


Anche solo per gli occhi dolci del granchio gigante!

martedì 18 maggio 2021

Le paludi della morte di Ami Caanan Mann

 Ami Caanan Mann è la figliola del leggendario Micheal. Attiva come sceneggiatrice e regista in televisione, gira nel 2011 codesto ottimo thriller ispirato ad eventi reali.


Memore dello stile ruvido e senza fronzoli di Kathryn Bigelow,  Ami firma un'opera cupa, violenta, opprimente. Filmando un ambiente desolato, povero, misero, in cui gli uomini sono più vicini alle bestie che agli esseri umani. In questo contesto di degrado morale, avvengono dei brutali omicidi che coinvolgono delle ragazze.  A indagare due poliziotti profondamente diversi tra di loro, ma che trovano comunque un modo per lavorare bene insieme,  Brian viene da New York, è un cattolico, ha una bella famiglia, si prende cura di Anne una ragazzina appena uscita dal riformatorio. Costei vive una situazione davvero pesante con la sua famiglia, la madre è una prostituta che scatena sulla ragazzina tutta la sua rabbia e la manda via di casa quando riceve i clienti. Nella loro casa passa il peggio del peggio della fuana maschile locale, e la ragazzina è sola di fronte queste cose, ad aiutarla ci pensa Brian.  Mike invece è un detective nato e cresciuto in Texas, dai modi spicci e violenti, come la ex moglie Pam. La donna chiede all'ex marito e al suo socio di darle una mano su alcuni delitti che sembrano identici a quelli su cui indagano i due uomini.


 Tutti i cadaveri sono abbandonati in una zona paludosa dove nessuno vuole entrarci, perché c'è l'altissimo rischio di perdersi e di morirne affondando nel pantano e nell'acqua putrida


Tuttavia i nostri eroi cominciano a indagare a fondo. Questo li porta a scontrarsi con la feccia criminale del paese. Papponi,  spacciatori, uomini violenti di ogni risma.  La visione d'insieme è quella di un posto dimenticato da dio, ad un passo dall'inferno.  Dove a rimetterci sono gli innocenti.


 Opera che suscita attenzione e coinvolgimento grazie alla ottima ambientazione. Un paese della profonda provincia americana,  brutto e squallido, come sanno essere certi paesini di provincia, abitato da persone tanto disperate quanto crudeli.  Sopra a tutto questo brilla il rapporto tra il poliziotto di New York e la ragazzina. C'è tenerezza, amore paterno, attenzione, il desiderio di salvare una giovane vita dal buio totale. Loro due cercano di uscire e non lasciarsi coinvolgere dal male che li circonda, ma è durissima. Non è detto funzioni.


Il resto riguarda una lotta senza speranza per fermare la follia, per impedire che altre giovani donne trovino una morte orribile.  La regista ci lascia intendere che tanta crudeltà e deviazione siano frutto dell'ambiente sociale, che trasforma le vite degli uomini e delle donne, creando vittime e carnefici. Un film per me assai valido, tra i migliori thriller che mi sia capitato di veder.

lunedì 17 maggio 2021

Massacro al Central College di Renè Dealder

 Le note di una canzonetta pop intitolata " Crossroads" accompagnano le immagini dei titoli di testa. Mentre il cantante ci canta del bivio che ogni giovane si trova ad affrontare nella vita, con tanto di immagini retoriche e dolci sul crescere ed esser giovani,  noi vediamo scene di morte, violenza, intervallate da qualche breve attimo di tregua.

Un inizio folgorante e geniale, che ci racconta/mostra tutto quello che vedremo nel film.

Un film a modo suo tanto grezzo e selvaggio, quanto illuminante sui pericoli di una società gerarchica. Opera che trasuda pessimismo cosmico e rabbia furiosa e incontrollabile contro un sistema feroce, oppressivo, il quale si cela dietro alla ricchezza, la bellezza, la forza, l'istruzione.

David giunge alla nuova scuola,  qui incontra un amico di vecchia data, Mark. Costui frequenta un terzetto di rampolli dell'alta borghesia locale, costoro hanno come abitudine quella di tormentare i più deboli e indifesi. Li picchiano nei corridoi, distruggono le loro macchine- perché i catorci dei poveracci fanno sfigurare la scuola  e quindi anche loro-  se la prendono con chi non eccelle nello sport, distruggono la biblioteca della scuola, per arrivare infine al tentativo di stupro. David a questo punto interviene, non ha mai amato i metodi di quei farabutti, e li picchia selvaggiamente. Questo atto arriva a minare la credibilità del trio. Come le bestie ferite che possono esser attaccate dal resto del branco, visto che hanno mostrato debolezza, ma sopratutto che qualcuno sia più forte di loro.


Per questo, nonostante un riluttante Mark, decidono di farla pagare a David. Gli causano un incidente che lo rende zoppo a vita. Non hanno fatto i conti però con chi hanno a che fare. La risposta durissime e le morti violente, non mancheranno. Come non mancherà la nostra esultanza per la dipartita di tre figli di puttana senza redenzione. Per cui ci troviamo alle prese con un normale, per quanto ben fatto, revenge movie. No, l'opera non si ferma qui. E ci mostra altro.

Infatti dopo che i padroni della scuola sono morti, le loro vittime cominciamo a bramare di prender loro il posto vacante. Si dimostrano ostili e violenti con altri- nuovi deboli- odiano quelli che vanno in giro con macchine da poveri,  pretendono il controllo su tutto e tutti. David, distrugge anche essi, arrivando a pensare di distruggere l'intera scuola. Istituzione marcia, colpevole di crescere dei futuri tiranni, arroganti, figli di puttana  classisti. 

Tuttavia il nostro David, vuol bene a Teresa e a Mark? Che farà?

Il film dietro il suo aspetto trasandato, feroce, crudo, mette in scena personaggi per nulla banali, anche se  ovviamente accennati, tratteggiati. Il suo protagonista è un serial killer che ha come missione la morte di tutti i bulli, un angelo della morte che crede in un mondo in cui i cattivi non devono vivere. La sua amicizia con Mark  nasce proprio perché David interviene e lo salva da un pestaggio. 

David stesso confessa di aver un grosso problema a gestire la rabbia, vorrebbe fermarla, ma non ci riesce. Poi si vergogna di quello che fa.

L'analisi dei rapporti di forza è perfetta, lo sguardo è duro, ma anche dolente. Si pensa, visto la struttura, che il film abbia anche influenzato Schegge di Follia,  opera indimenticabile degli anni 90, con Christian Slater.

Ed ora il colpo di genio italico.

Come snaturare un'opera? Mah, non saprei...ecco! Inserendo immagini hardcore - interpretate da altri attori- per rendere un durissimo film sui rapporti di forza, opera sovversiva e punk, in un film porno con una storia di omicidi in una scuola.  Gli metti il titolo Sexy Jeans e il gioco è fatto. Ovviamente nel resto del mondo, circola la versione senza sequenze porno, tranne da noi in Italia. Perché il distributore all'epoca ebbe codesta meravigliosa pensata, come se fosse un Malabimba qualsiasi.
Ho visto entrambe le versioni, ed è chiaro che quella intitolata Massacro al Central College, sia la migliore, anche perché capra di un distributore, c'è un tentativo- drammatico e durissimo- di violenza, non cinque che si accoppiano come se non ci fosse un domani. Distrugge l'intera struttura del film. Come se film porno ad ambiente scolastico non ce ne fossero.
Che tristezza.

Su Youtube c'è la versione senza scene hardcore, ve la consiglio.


venerdì 14 maggio 2021

TRAGCA NOTTE AL BOWLING di David DeCoteau

 Un purissimo, cafonissimo esempio di horror/b movie anni 80. Non vi è traccia alcuna di critica sociale, vietato prendersi sul serio, la pellicola avanza in bilico tra la commedia vagamente erotica di ambiente scolastico, i tanti nipotini arrapati e sfigati di Porky's,  e l'horror, portando sullo schermo lo spassosissimo personaggio di The Imp, un logorroico demone che ha il potere di esaudire i desideri delle persone, ma a carissimo prezzo.

Vi è da dire che a un certo punto si abbandona per strada la storia dei desideri e si punta su alcune ragazze trasformate in demoni a caccia di vittime. 

Il film narra la storia di tre giovani amici che trascorrono una serata noiosa a casa di uno di loro. Bevono birra, leggono riviste porno, guardano scadenti horror. Dopo una raffinata chiacchierata sulle ragazze decidono di recarsi nella casa di una confraternita femminile, al fin di spiare le ragazze sottoposte ai sadici giochi inflitti per poter far parte delle Triple D.  Ovviamente vengono scoperti e costretti a intrufolarsi nel bowling e rubare un trofeo. I tre ragazzi e le due ragazze arrivati a destinazione fanno la conoscenza con Spider, una giovane ladra dai modi spicci. Per caso si lasceranno cascare dalle mani un trofeo, liberando un demone di nome The Imp. Costui, come si vanta egli stesso, è un demone di bassa lega, loquace, ironico, ma bastardo come pochi. Da quel momento per i poveri ragazzi le cose si metteranno malissimo.

David DeCoteau è uno dei tanti registi lanciati da Roger Corman. Ha diretto moltissimi film,  un paio di serie tv e tanti film per la televisione. Le sue opere sono quasi tutte uscite direttamente per il video. Erotismo, un po' di violenza, umorismo non proprio raffinato, questi sono gli elementi delle sue opere. Non un cinema di qualità, che rivendica ad alta voce, come un Renè Ferretti qualsiasi, che "la qualità ha rotto i coglioni", per cui donnine discinte, maschi eccitati e cretini, il tutto in sospeso tra commedia di grana grossa e omaggi al cinema horror da drive in.  Regista, produttore, sceneggiatore, direttore della fotografia e, occasionalmente, attore.   Potremmo definire i suoi film spazzatura? Certo, di quelli visti non ho ricordi piacevoli, ma devo ammettere che questo non è affatto male.
Il tono leggero non è fastidioso, anzi sembra- senza volerlo- come una sorta di riflessione ironica sul genere. Basti pensare, ad esempio, come i ragazzi non siano per nulla spaventati durante il primo incontro con il loquace demone. Non mancano momenti di puro orrore, di impatto violento anche se non si vede nulla, per via di un budget ridicolo.  Tuttavia il film è simpatico, cattura l'attenzione dello spettatore e la brevissima durata, poco meno di un'ora, lo rende sostenibile. 

L'opera si avvale della presenza della celeberrima Scream Queen, Linnea Quigley, una leggenda vivente per il genere horror e affini.  Attrice, musicista e cantante- ha fondato due band punk rock al femminile-  è una vera e propria icona per tutti gli amanti del cinema di mostri e demoni.  In questa pellicola interpreta l'eroina che darà filo da torcere al demone. Spider è un bel personaggio. Una ladruncola, scaltra, capace di uscire da qualsiasi guaio. È lei a difendere e prendersi cura del povero occhialuto Calvin, the final occhialuto, e ad innamorarsene. Al tempo penso che molti ragazzini con occhiali e complessi di varia natura, abbiano pensato di recarsi di notte nei bowling, sai mai chi potresti incontrare.


In realtà questa pellicola riunisce tre celebri reginette del genere horror, e all'occasione pellicole softcore o commedie demenziali, tra queste anche Michelle Bauer. Dopo un inizio carriera nel mondo del cinema a luci rosse, costei passa a interpretare diversi horror  e pellicole softcore.  Tra questi Evil Toons, la Tomba, non quella di Mattei, e Hollywood Chainsaw Hookers,  A completare questa pellicola troviamo anche Brinkie Stevens, anche lei nota per aver girato diversi horror a basso budget. Rispetto alle sue colleghe prima di far cinema era una biologa marina, oltre che come attrice è anche una scrittrice.


Un film che punta, quindi, sul cast femminile, abbastanza noto al pubblico di appassionati, che saranno accorsi a vedersi il film in casa degli amici per godere della presenza delle loro beniamine.  In ogni caso, la pellicola è divertente, spigliata, ci regala dei personaggi comunque non proprio scritti coi piedi, in modo particolare il cattivissimo The Imp e Spider.. Un tuffo nel cinema più povero, disastroso, rozzo, orgogliosamente sciocco, eppure non ci si sente presi in giro e non si piange sangue dagli occhi per l'eccessiva bruttezza o stupidità dell'opera.

Lo trovate su Youtube.


giovedì 13 maggio 2021

FINO ALL'ULTIMO INDIZIO di JOH LEE HANCOCK

 John Lee Hancock è uno sceneggiatore e regista  che vanta due straordinarie collaborazioni con Clint Eastwood. Per costui ha scritto quelle due formidabili opere che rispondono al nome di : Un mondo perfetto e Mezzanotte nel giardino del bene e del male. Come regista ha debuttato nel 2002 con la pellicola "Un sogno, una vittoria", già in questo debutto getta le basi per quelle che sono le tematiche affrontate nelle sue opere: biografie di personaggi più o meno importanti nella storia americana. Come se volesse scrivere una narrazione per immagini dedicata alla sua nazione. Film con un impianto classico, robusto, solido, scevro da ogni virtuosismo che sia di ostacolo alla storia. In questo si vede la sua provenienza, più che ai giochi di regia, egli bada sopratutto alla storia, al suo sviluppo e ai personaggi.

Io ho amato molto alcuni suoi film: Saving Mr Banks, The Founder, The Highwaymen. Opere trascinanti, emozionanti, come si facevano una volta, almeno così si dice. Mi piacciono le cose di una volta. Certo ci sono registi formidabili e con una regia estetizzante, barocca, che mi garbano parecchio, ma a un certo punto sento il bisogno di rifugiarmi nel mondo dei poliziotti contro i criminali, dei cowboy, personaggi poco inclini a nevrosi borghesi, diretti e forti.

Trenta lunghi anni ci ha messo codesto ottimo thriller, prima di giungere sui nostri schermi.  La sceneggiatura è passata tra le mani di diversi registi ( Spielberg non l'ha voluto fare perché la storia è troppo cupa) prima che Hancock si decidesse di far da solo.  Meglio così, perché anche in un'opera di pura finzione se la cava benissimo.

 Il film è ambientato durante gli anni 90,  narra la caccia a un pericoloso e sadico serial killer. Un uomo che gode ad uccidere giovani donne. Sul caso torna per caso l'ex detective Joe Deacon. L'uomo ha avuto la carriera e vita distrutta da un oscuro fatto capitatogli proprio mentre indagava sull'assassino, che continua a terrorizzare la cittadinanza. A dargli una mano c'è il giovane e ambizioso Jim Baxter. I due uomini sono assolutamente diversi, ma si ritrovano ben presto a collaborare e a stringere una sorta di amicizia, un legame padre- figlio, allievo- maestro, vabbè una cosa tipicamente maschile E bella,
Joe è un uomo che non riesce a liberarsi dalla colpa, non ha fede in nulla, ma non è cinico; Jimmy è un credente,  ha una bella famiglia e fiducia nella giustizia. Il bene e il male, la più classica delle lotte. Dove ogni cosa è messa nel punto giusto, senza incidenti di percorso, dubbi. Alla fine si prende il cattivo e lo si sbatte in galera. Tutto qui.


Le cose sembrano mettersi davvero molto bene quando i due mettono le mani su Albert Sparma. Un tizio sospetto, che si diverte a deridere i poliziotti, decisamente non impressionato dalle fotografie dei corpi delle povere ragazze, anzi eccitato.  Un tizio che vive da solo, appassionato di crimini. Ci sono molti indizi a suo carico, ma non abbastanza. Sarà davvero lui l'assassino?


The Little Things, le piccole cose, questo il titolo originale del film.  Lo ripete spesso Deacon, sono le piccole cose che ti condannano. Ma non sempre ad esser condannato è il cattivo ragazzo, a volte sono le nostre certezze, le nostre verità.  Ed è questo il punto di forza di un film assolutamente debitore ai thriller di quel periodo (anzi è proprio un thriller degli anni 90 portato sullo schermo oggi) con un elemento di amarezza, incertezza, che non è abituale trovare nelle pellicole americane di questo genere. Anche le più inquietanti come Seven, giungono a una chiarezza totale ne finale. 

Hancock ci arriva attraverso altre vie, perché in realtà non è interessato a un classico scontro tra sbirro tormentato,  giovane idealista e folle maniaco. Questo è il mezzo che usa per portarci verso il suo fine: una amarissima indagine sulla colpa e su come superarla.

Uno dei due poliziotti farà un gesto di puro amore per il collega, evitandogli una inesorabile discesa verso gli inferi, dove i fantasmi delle vittime non ti lasciano in pace.  Alla fine ti ritrovi a pensare, riflettere, qualcuno a dubitare- sia mai prendere una posizione decisa- dando spazio a discussioni che porteranno anche a uno scontro/dibattito, dipende con quale punto di vista guarderete codesto buonissimo film.

Io sono della scuola Dirty Harry e Paul Kersey, per cui ho una mia idea a riguardo. Che non è detto sia quella del regista, anzi mi sa che proprio il film voglia dir cose più profonde e sottili.

Sicuramente ci sono dei piccoli spostamenti, degli interrogativi senza risposta, che rendono la pellicola degna di esser vista. Inoltre abbiamo un terzetto di ottimi attori. Denzel Washington dona sottigliezze al suo personaggio solo con la sua iconica presenza.  Rami Malek, è un credibile giovane uomo che smania per far carriera, ma sopratutto uno che crede davvero possibile dividere il mondo in bene e male, infine Jared Leto, perfetto nel ruolo del viscido, sarcastico, odioso, Albert Sparma, una prova davvero eccellente la sua.

Per cui se amate i thriller robusti, solidi, classici, ecco questa opera vi garberà sicuramente.


mercoledì 12 maggio 2021

DETOUR di Edgar G. Ulmer

 Ulmer è uno di quelli che ci piace definire "uomini di cinema", non solo perché ci hanno lavorato a lungo, ma per via della sua capacità di ricoprire moltissimi ruoli. Regista, scenografo, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, costumista e altro. Non c'è ruolo, o quasi, che non lo abbia visto all'opera. Denota un amore totale per il cinema e un modo di lavorare tipico degli artigiani, in particolare quelli legati a Hollywood, anche quando di fatto, sono relegati ai margini; nel mondo della serie B.  Infatti il nostro è uno dei tanti che hanno avuto una rivalutazione del proprio lavoro postuma.  Tanto che oggi molti suoi film sono considerati dei classici, in particolare codesto capolavoro che in poco più di un'ora scrive il manifesto del cinema noir. Per carità ci sono state altre pellicole prima di questa che trattavano esistenze ai margini, crimini, destino fatale, ma a mio avviso in questa pellicola la forza espressiva/espressionistica, del film dona una luce oscura e malata. Tra discesa agli inferi e malinconia dolente.

L'opera è tratta dall'omonimo romanzo scritto dallo sceneggiatore del film, Martin Goldsmith. Narra la vicenda (raccontata in un lungo e tormentato flashback) di Al Roberts, un pianista che si esibisce con la propria compagna Sue. I due, in particolare la giovane donna, aspirano a un futuro d'oro nel meraviglioso del mondo di Hollywood, per questo Sue lascia New York, Al dovrebbe raggiungerla più tardi. L'uomo per mettersi in moto decide di far autostop. Da questo momento cominciano una serie di guai che non lo lasceranno mai. Fino all'inevitabile finale.


Angoscia, ecco cosa si prova assistendo alla condanna di un uomo, che non voleva far nulla di male.  In questa opera, più che la trama complessa, conta la inesorabile discesa agli inferi di un gruppo di perdenti. L'uomo che offre il passaggio al povero Al è un piccolo e disgraziato criminale.  La donna di costui, Vera, una persona assetata di denaro, impossessata dal sogno americano nella sua variante criminale. Tuttavia si prova pena e compassione per questi criminali. Proprio perché la loro amoralità non li premia in nessun modo e non li rende personaggi epici o straordinari, ma piccoli, scontenti, in un continuo mentire e mentirsi. In mezzo Al Roberts, inetto, mediocre, che sbaglia mossa dopo mossa cercando di lasciarsi alle spalle incidenti causati senza volerlo. 

In fin dei conti è quello che gli uomini non accettano: il senso di colpa, la punizione, la condanna. Come se non esistesse qualcosa di superiore, implacabile, che spinge per farci crollare.  Meglio continuare a mentire, delinquere, dar la colpa al fato, quando ci stiamo scavando da soli la nostra tomba.


Il film ha uno stile particolarmente crudo, che sporca anche i suoi protagonisti. La dark lady non ha il sex apeal tipico del ruolo, è una donna normale che pretende di far il colpo grosso, si lascia suggestionare dal denaro, dalla ricchezza.. In un mondo in cui gli ambienti circostanti sono polverosi, deserti, lugubri. I personaggi sono già all'inferno senza saperlo. Si danno da fare per scappare alla propria fine, ma inutilmente. Al Roberts in questo senso è un angelo della morte del tutto casuale, vittima lui stesso delle scelte errate che fa per tutto il film.

Tuttavia se in altre pellicole di fronte a questi personaggi, il moralista forcaiolo, degno del Texas, che c'è in me esulta per la condanna mortale che si attirano, in questa opera ho provato una potente e radicata pietà per il povero Al Roberts. Un uomo innamorato profondamente della propria donna, che la perde definitivamente senza smetterla non solo di amarla, ma anche di esserle fedele. Vederlo tremante, sporco, sfinito, al bancone di un'anonima tavola calda, mette davvero un enorme tristezza addosso.

martedì 11 maggio 2021

C.H.U.D. di Douglas Cheek

A New York alcune persone scompaiono. Creature deformi escono dai tombini delle fogne rapendo ignari cittadini, per poi divorarli vivi . Un fotografo, che è attento a immortalare la vita dei senzatetto, la sua fidanzata, uniti a un detective- che per colpa dei misteriosi cannibali ha perso la moglie- e uno strano individuo, chiamato Il Reverendo, che si occupa di sfamare i clochard, indagano per scoprire la causa di questi delitti.


Film che è diventato ben presto un cult per gli amanti del genere, C.H.U.D. è diretto da un tizio che ha lavorato principalmente come montatore di documentari, dirigendo tre film- questo è il secondo- vincendo premi importanti del settore, grazie a una ottima sceneggiatura ad opera dello scrittore Parnell Hall (uno che ha scritto molti libri nessuno tradotto da noi, quanto pare)e a un buon cast, in cui mi piace segnalare Daniel Stern per via del personaggio del Reverendo, un ex delinquente che ora si occupa di sfamare i poveri e i dimenticati. 

L'opera riesce in pieno clima reaganiano, a creare una narrativa sovversiva e critica sul sistema economico e capitalista americano. In fin dei conti fino a quando scompaiono gli ultimi, non interessa a nessuno, le cose cambiano quando vengono aggrediti cittadini rispettabili. Seppure le autorità fanno di tutto per evitare che la notizia trapeli e mettono i bastoni fra le ruote al rude, ma sagace, detective Bosch. Colpevoli di questi omicidi sono dei mutanti cannibali, mostri una volta forse umani, prodotti per via di una grossa quantità di rifiuti radioattivi versati nelle fogne, per risparmiare.

Lo scontro dei nostri eroi è proprio contro questi uomini d'affari, che non ci pensano troppo a inquinare la città e a metter in pericolo la vita delle persone. Basta risparmiare o guadagnare. Tutto qui.


Il film ha anche alcuni brevi momenti abbastanza gore, ma si regge sopratutto sulla tensione dei possibili attacchi da parte dei mostri e grazie a dei personaggi scritti davvero bene, in quanto- anche se ripetono degli stereotipi e non rivoluzionano quasi nulla- sono scritti con partecipazione umana, ci affezioniamo a loro, per via anche del fatto che le relazioni d'amore (il fotografo e la modella) o di amicizia ( Bosch e il Reverendo) sono ben descritte. Sincere, concrete, vere.  Inoltre l'opera mescola bene una certa denuncia allora anche di moda (la paura di una guerra nucleare ha generato diverse pellicole durante gli anni ottanta) con momenti puramente horror (il sangue che spruzza dalla doccia e il lungo assedio in casa da parte dei mostri ai danni della modella) che reggono ancora oggi. 

Ve lo consiglio. Si trova completo- con parti recitate in lingua originale- su youtube.